Era già nell'aria da tempo. Mercoledì c'è stata l'ok del consiglio durante l'assise. Il revisore unico, Francesco Tigani: "Impossibilità di gestire l'ingente debito pregresso".
| Il Municipio di Briatico |
Per iniziare a leggere il papello del disastro, il revisore dei conti Francesco Tigani, ha chiesto gentilmente all'aula il permesso di potersi togliere la giacca, tanto la questione che si sarebbe affrontata da li a poco sarebbe stata lunga e delicata. Riassumendo, un intero pomeriggio di convocazione di assise è stato utilizzato per dire semplicemente una cosa: il Comune di Briatico è
collassato. Parafrasando invece il sindaco Franco Prestia, non si sa bene se definire il crack “un matrimonio o un funerale”. Ciò che da subito, specialmente per quei pochi cittadini presenti al consiglio di mercoledì sera, è balzato agli occhi con profondo spirito di incredulità, è il lento ed implacabile sviscerarsi del disavanzo di 6.114.999,00 euro, cui si aggiungono i debiti fuori bilancio di 2.678.967,74 euro e l'anticipazione di cassa di 1.806.439,20 euro, prodotti da anni e anni di di mala gestione e poca trasparenza. Si, perchè visto quello che è contenuto nelle 40 pagine della relazioni stilate da Tigani e dai nuovi addetti dell'ufficio finanziario del Comune, bisognerebbe non solo indignarsi per la solita malagestione della amministrazione pubblica, ma anche e soprattutto per la condotta inusuale e tante volte impropria dello stesso ente, come successo in alcune occasioni.
Quelle anticipazioni fuorilegge...
Ad esempio, una delle anomalie più gravi riscontrate da Tigani durante la sua “settimana di passioni” tra la carte del Comune, è quella che riguarda un'anticipazione di cassa, calcolata sulla base dei dati in bilancio del 2009. La filiale Ubi banca Carime di Tropea, ha stranamente concesso al Comune di Briatico un'anticipazione di cassa di gran lunga superiore a quella spettante secondo quanto disposto dall'articolo 222 del Tuel, che fissa “un limite massimo di anticipazione pari ai tre dodicesimi delle entrate accertate nel penultimo anno precedente”. I vertice della filiale Ubi tra l'altro, non negano "di aver concesso erroneamente un non meglio specificato extra-fido", non esibendo poi "alcuna documentazione in merito, seppur richiesta". Traducendo, qualcuno dal Comune ha chiesto ed ha ottenuto di più di quanto consentito, dunque, “in palese violazione dell'articolo”. Questa “manovrina”, evidentemente, ha permesso al Comune, già in disavanzo da diversi anni, di posticipare quella che mercoledì si è rivelata la resa dei conti. Neanche a dirlo, la colpa, per almeno il 90%, ricade sulla passata amministrazione, quella cioè che si fregiava di aver mantenuto i conti a posto, di avere crediti da recuperare e di conseguire addirittura consistenti avanzi di amministrazione pari a circa 1 milione di euro. Oggi quindi, i vecchi amministratori, di cui due (Andrea Niglia e Agostino Vallone) appartenenti all'attuale minoranza dimissionaria, e scomparsi dalle scene della politica locale, hanno ben altro di cui poter andare fieri. Un debito abnorme come questo, di sicuro non può essersi creato da solo. Ci vuole mestiere e soprattutto collaborazione attiva di molti soggetti competenti, a livello politico e a livello amministrativo.
Il dissesto e i creditori alla porta
Abusi che oggi costano cari alla collettività. Anzi, carissimo. “La dichiarazione – afferma il revisore unico, il quale intende sottolineare come la stessa non sia “completamente esaustiva”, facendo intendere quanto altro ancora ci sia da scoprire - dei dati che sono emersi dalla situazione complessiva, è tale che non vi siano le condizioni per l'adozione dei provvedimenti necessari al ripiano dei debiti fuori bilancio”. In parole povere, il documento redatto con “particolare attenzione al grado di attendibilità delle previsioni”, verrà trasmesso al Ministero degli Interni, al quale spetterà l'ingrato compito di decretare formalmente il dissesto finanziario. I creditori, puntuali come svizzeri, bussano ogni giorno alla porta chiedendo il proprio onesto denaro per le prestazioni svolte. Tra questi, non vi sono solamente grandi realtà aziendali, come la Sorical, la Sicilia verde, l'Enel, Ato e Regione, banche e Cassa depositi e prestiti, ma anche piccoli commercianti e imprenditori che si sono trovati nella spiacevole situazione di servire il Comune senza mai essere stati ripagati di un solo centesimo. E questo da anni, tanto che, come da prassi in questi casi, il Comune ha collezionato diversi atti ingiuntivi, precetti e pignoramenti, per un valore di 435.886,98 euro.
Matrimomio o funerale?
“Un quadro di insieme -per dirla alla Tigani – estremamente deteriorato”, dove la dichiarazione del dissesto a questo punto appare necessaria, oppure come recita una nota del Dipartimento degli Affari Interni e Territoriali, “un atto dovuto nel ricorrerne dei presupposti”, visto che, qualora non si scelga di adottare tale drastica misura, il Comune e la collettività rischierebbero seriamente di vedere depennati i cosiddetti servizi essenziali, quali acqua, depurazione ed illuminazione pubblica, raccolta rifiuti e refezione scolastica, che l'Ente in teoria avrebbe dovuto garantire. Che si tratti di matrimonio o di funerale non si sa ancora. Briatico da oggi ha messo un punto ed è richiamata a riorganizzarsi. Di sicuro pagheranno i cittadini onesti i costi in aumento dei servizi essenziali, Ici esclusa visto che comunque risulta essere già al massimo. Ma è altresì vero che pagheranno anche gli evasori totali, i quali non potranno più furbescamente esimersi dal mancare un pagamento. E a Briatico ce me sono tantissimi. Si ristabilisce l'ordine insomma. Del resto, è proprio in questi casi estremi che si capisce quanto la politica sia davvero una cosa seria, anche se fatta di uomini sbagliati.







