30 aprile 2011

Iconografie della Calabria Ultra

Il bibliofilo Romano Carratelli recupera un prezioso manoscritto del ‘500


La torre di difesa costiera di Briatico in un dipinto ritrovato nel libro del 1500
Domenico Romano Carratelli, calabrese, avvocato civilista, è un noto personaggio della politica regionale e nazionale che ha scritto, negli anni, tante importanti pagine di impegno civile, politico e sociale. Già deputato, sottosegretario ai Lavori pubblici, presidente del consiglio regionale della Calabria, sindaco di Tropea, la sua attività politico-istituzionale è stata sempre costellata da incarichi autorevoli e di grande prestigio, con un serio impegno, sul territorio e tra la gente, con il suo studio legale di piazza Garibaldi, vero punto di riferimento sociale e culturale a Vibo Valentia. Pochi sanno però che Domenico Romano Carratelli è anche un esperto e appassionato bibliofilo, un amante del libro antico, di carte e pergamene, di volumi con le pagine ingiallì te, le fioriture, le ossidazioni dell’inchiostro e l’odore di antico. Un vero cacciatore di pagine perse ma anche di stampe antiche e incisioni d’epoca, di scrittura amanuense, di archivi e biblioteche sconosciute. L’onorevole è un vero cultore del libro raro e le sue ricerche in fondi, mercatini, case d’asta, biblioteche nobili e archivi privati, oggi non si contano e sono state recentemente premiate da un’acquisizione davvero speciale.
Si tratta di un volume manoscritto straordinariamente unico e irripetibile, (è stato denominato “Codice Romano- Carratelli” - Fortezze, apprestamenti difensivi e territorio della Calabria Ultra alla fine del ‘500), ed è una scoperta che sconvolge bibliografie e iconografie consolidate da secoli. Da oggi sarà impossibile effettuare una seria ricerca storica sulla Calabria senza tenere conto dei contenuti descrittivi e iconografici di quest’opera. Carratelli indossa i guanti bianchi quando apre il prezioso libro, ogni pagina è un vero e proprio tesoro, testimone del profondo passato; si sfoglia e si scende, indietro nel tempo, di ben cinquecento anni. Il volume si compone di 99 pagine con disegni acquerellati dai colori freschissimi, che raffigurano le fortezze calabresi, le città fortificate del tempo; un vero e proprio censimento delle opere presenti sul territorio della Calabria Ultra, c’è Tropea, Pizzo, Nicotera, ci sono anche Scilla e Bagnara, solo per anticipare qualche località, ci sono le torri, i castelli e il sistema difensivo costiero. Sotto i disegni tante descrizioni, un’infinità di notizie su quanto rilevato direttamente in loco, in una sorta di approfondito inventario, uno studio scientifico commissionato dal vice re alla fine del 1500, con tanti rilievi grafici a colori che toccano aspetti di ingegneria e architettura, le distanze dal mare, la descrizione del territorio. La scoperta, con il piano dell’opera e una mostra documentaria e iconografica, verrà presentata ufficialmente a Roma in prima nazionale, e poi successivamente in Calabria nelle città di Catanzaro, Crotone, Vibo Valentia e Reggio Calabria. Domenico Romano Carratelli per festeggiare i quattrocento anni della presenza della sua famiglia a Briatico, ricordando i suoi avi, Pietro Carratelli e Dianora Satriano, (che si sposarono proprio a Briatico Vecchia), ha voluto concedere la pubblicazione di una delle raffigurazioni del volume. Si tratta de “La rochetta de Briatico che sta in uno scoglio a mare”, una struttura difensiva della Costa degli dei che oggi conosciamo in tutt’altre forme. Ma nel volume, ancora inedite al nostro sguardo, ci sono immagini e descrizioni di altre tre torri della stessa Briatico: c’è la torre di San Nicola del Porto, quella dell’Imperatore e la torre di Sant’Irene con vista dall’alto sull’antica peschiera romana con le vasche del vivarium e sul paesaggio che vi era attorno. Tanti bellissimi inediti particolari, tutti da studiare, da confrontare e da ammirare.

Franco Vallone


fonte: Calabria Ora (30 aprile 2011, p 34)

29 aprile 2011

Vibo: lettera minatoria al giornalista di 'Calabria Ora' Pietro Comito

Pietro Comito, vero giornalista
Una lettera contenente minacce di morte e' stata inviata al giornalista del quotidiano 'Calabria Ora' Pietro Comito. La notizia, tenuta riservata dallo stesso giornalista e dagli inquirenti, si e' appresa solo nella mattinata odierna. La lettera e' stata recapitata alla redazione di Vibo Valentia e faceva riferimento ad alcuni articoli realizzati dallo stesso giornalista sui condizionamenti mafiosi in un comune calabrese. Il fatto e' stato denunciato ai carabinieri di Vibo Valentia che hanno avviato le indagini unitamente alla squadra mobile e alla Digos. Il prefetto di Vibo Valentia Luisa Latella d'intesa con la Questura di Vibo Valentia ha ripristinato nei confronti del giornalista i dispositivi di vigilanza. Lo stesso Pietro Comito, gia' nel mese di luglio, proprio in ragione della sua attivita' professionale, era stato oggetto di altre minacce. "Sono preoccupato - ha dichiarato il giornalista che ha confermato la notizia - non solo per questo nuovo inquietante messaggio ma soprattutto per la condizione di solitudine che avverto. Ringrazio i colleghi, del mio e degli altri giornali che, vivendo come me quotidianamente sui territori mi hanno manifestato la loro vicinanza. Ringrazio la Fnsi calabrese che si e' attivata interessando perentoriamente le autorita'. Ringrazio il prefetto Latella ed il procuratore Spagnuolo per l'attenzione da subito dimostrata. Un'attenzione che altre persone, che dovrebbero essere ancor piu' interessate alla vita che noi giornalisti sopportiamo in certi contesti, non hanno saputo dimostrare".

fonte: http://www.strill.it (http://tinyurl.com/3j2knhm)

“Fox”, una bomba prima del Tdl

Trovata durante una perquisizione delle Mobili di Catanzaro e Vibo


Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha rigettato il primo dei ricorsi presentati dai legali dei tre arrestati nell’ambito dell’operazione denominata “Fox”. Entro oggi è attesa la decisione per gli altri due. L’11 aprile scorso erano finiti in carcere, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Gabriella Lupoli su richiesta del pm Santi Cutroneo, Michele Purita, 44 anni, di Briatico, titolare dell’istituto di vigilanza Sud Security, ed un suo sodale, Vincenzo Dentato, 41 anni, originario di Crucoli ma residente a Ricadi. E’ per loro che il Tdl, discussi ieri i ricorsi, deciderà entro stamani. Sono indagati per i reati di tentata estorsione e tentato danneggiamento in concorso: parti offese la Snam Rete Gas e il concorrente istituto di vigilanza Sudpol di Vibo Valentia. Ai domiciliari era finito invece Pasquale D’Andrea, 26 anni di Vibo, indagato per detenzione di armi clandestine, conte- stazione che viene mossa anche a Dentato. Sul ricorso di D’Andrea il Riesame ha sciolto la riserva ieri mattina. I primi due indagati sono difesi dall’avvocato Francesco Stilo, il terzo, invece, dall’avvocato Francesco Sabatino.
L’indagine aveva rivelato come un istituto di vigilanza, per definizione preposto ad esorcizzare la mano violenta del racket, fosse dedito alle estorsioni, con i modi, ed i mezzi, che appartengono a chi il racket lo pratica. Attraverso l’uso di esplosivo e progetti incendiari, il titolare Purita ed il sodale Dentato avrebbero elaborato strategie per sbaragliare la concorrenza e per condizionare le scelte imprenditoriali della Snam Rete Gas. In sostanza la Sud Security intendeva accaparrarsi l’appal- to di vigilanza che la Snam aveva assegnato al- la concorrente Sudpol. E la notte tra il 23 ed il 24 gennaio scorsi Purita e Dentato, secondo l’accusa, piazzarono una bomba davanti alla sede dell’azienda: confezionata dalle sapienti mani di un artigiano di Soriano - noto ma ancora formalmente non indagato - era imbottita di esplosivo, ma anche di bulloni e pezzi metallici contundenti. Doveva esplodere e provocare un disastro, ma la miccia, accesa, venne spenta dalla pioggia. Era un modo per persuadere la Snam che quelli della Sudpol non andavano bene e che era necessario rivolgersi ad altri per avere una vigilanza più efficace. Attentato fallito, ma con alcune telefonate rivendicato come la dimostrazione che «non stiamo scherzando». Quindi solo «un avvertimento», alla Snam ma anche alla Sudpol, oggetto di altre telefonate di minaccia e, soprattutto, di un progetto criminale ben più pesante: volevano incendiargli tutto il parco auto.
Dentato, in particolare, si dice pronto a tutto. Ad incendiare vetture, a disotterrate pistole, a sparare col fucile. Tra un’idea e l’altra, buttata lì, ci mette pure una questione che non c’entra. Lui è imparentato coi fratelli Severi- no, quelli di Ricadi, quelli finiti alle Iene perché avevano estorto un terreno ad una famiglia napoletana: «Ci stiamo organizzando per andare a Napoli questo sabato... Adesso hanno rotto i coglioni... si sta impegnando mio cognato». E a Napoli ci sta la famiglia costretta a chiamare le Iene per riappropriarsi di un suo diritto.
Non è però finita, perché «le indagini - aveva spiegato in conferenza stampa il procuratore Mario Spagnuolo - sono foriere di sviluppi. Perché questo degli istituti di vigilanza è un mondo sommerso, che ci ha amaramente offerto tante sorprese».
E che non sia finita lo dimostra la perquisizione eseguita nei giorni scorsi dagli agenti della Squadre mobile di Vibo Valentia assieme a quella di Catanzaro, accompagnata dal dirigente dell’ufficio Rodolfo Ruperti in perso- na. Perché sulla Sud Security non ci sarebbe solo l’ufficio guidato da Spagnuolo, ma anche quello del capoluogo di regione. E, al termine della perquisizione, gli agenti di Ruperti e dei colleghi dirigenti vibonesi Maurizio Lento ed Emanuele Rodonò, hanno trovato ciò che probabilmente cercavano: una bomba.

fonte: http://web.calabriaora.it/ (29 aprile 2011, p.33)

28 aprile 2011

Briatico. Sequestrata dai carabinieri l'eco-piazzola comunale

Briatico (Vibo Valentia). La eco-piazzola comunale in località Piana di Briatico era stata realizzata quale  sito di stoccaggio per rifiuti non pericolosi in attesa di essere smaltiti, così come previsto dalla legge. Tuttavia, quella che avrebbe dovuto essere un sito in cui far confluire rifiuti del tutto inoffensivi si è trasformato, in breve, in un ricettacolo di ogni sorta di rifiuto speciale altamente pericoloso per l’uomo e l’ambiente. I carabinieri della stazione di Briatico hanno, infatti, accertato come gli oltre 400 metri quadri del sito erano disseminati di batterie esauste, elettrodomestici, lastre di eternit ed altri rifiuti speciali, in parte addirittura carbonizzati ed i cui liquami si riversavano sul terreno, peraltro privo di qualsiasi sistema di impermeabilizzazione ed isolamento dei reflui. Gli uomini della Compagnia carabinieri, appena hanno accertato l’incredibile situazione, hanno immediatamente informato l’autorità giudiziaria che ha disposto il sequestro preventivo dell’intero sito ed il suo affidamento al sindaco. Ora dovranno essere esaminate eventuali responsabilità in ordine alla vicenda e si dovrà provvedere all’immediata bonifica della zona prima che altri reflui possano defluire nel terreno o disperdersi nell’aria.

26 aprile 2011

Fango dai rubinetti, i cittadini di Bivona chiedono verifiche

Mentre a Vibo centro l'emergenza acqua sembra rientrata e l'incubo del trasporto di bidoni per l'approvvigionamento idrico finito, pare si stia aprendo un nuovo capitolo "acqua" nelle frazioni marine.
Ad accorgersi che giorno di Pasquetta dai rubinetti di alcune abitazioni di Bivona scorreva fango misto a vermi il sindacalista dello Slai-Cobas Giovanni Patania che ha immediatamente riempito una bottiglia con l'intento di consegnare la stessa ai carabinieri di Vibo Marina per poi sporgere querela.
«Che l'acqua non sia buona – ha osservato Giuseppe Colace di Bivona – lo sappiamo da un pezzo. Infatti, non la usiamo nè per bere, nè per cucinare. La acquistiamo da un signore che la porta da fuori Vibo con un camion».
Lo stesso inconveniente riscontrato da Patania pare sia stato rilevato anche da altri residenti di Bivona che, nei giorni scorsi, nello sciacquare le pentole hanno visto muoversi nell'acqua alcuni insetti. Ma naturalmente questo è tutto da accertare.
Ecco perchè, aldilà dell'acquedotto di via Tiro a segno che di recente è stato oggetto di lavori di sistemazione e pulitura, per Patania bisognerebbe verificare se anche i pozzi che forniscono di acqua domestica le frazioni marine siano mai stati controllati e se vengono monitorati costantemente effettuando come per Vibo le analisi del caso.
Sulla potabilità dell'acqua, per i residenti della zona, occorre che il sindaco allerti gli uffici competenti prima che anche su Vibo Marina si verifichi la stessa emergenza che per mesi e mesi ha attanagliato la città. Un'emergenza che in vista dell'imminente stagione estiva potrebbe creare non pochi disagi alla popolazione. Disagi che si ripercuoterebbero anche sul turismo che già di per sè negli ultimi anni ha subìto un calo generalizzato. «Non si può giocare con la salute dei cittadini. – ha aggiunto l'esponente dello Slai-Cobas – Bisogna che i controlli da Vibo centro vengano estesi anche alle frazioni marine che costituiscono una fetta importante del territorio comunale».(v.s.)

23 aprile 2011

Venerdì Santo. La donna con le Stigmate a Briatico

Briatico, la donna con le stigmate

Briatico, paese della provincia di Vibo Valentia, ore 15.00 di ieri, venerdì santo 2011. Il rione è il  più antico del paese, proprio alle spalle del calvario a tre croci ancora allestito con palme e rami d'ulivo benedetto. Lei, la signora dalla pelle rosea con le stigmate rosse e scure è a letto, incosciente di tutto ciò che le succede attorno, dentro una delle piccole case basse del rione. La sua casa è aperta, la porta spalancata al mondo che una volta l'anno l'invade completamente e la fa diventare il luogo speciale da visitare. La gente arrivata a Briatico per essere vicina alla donna con le stigmate quest'anno è davvero tanta e la piccola casa non riesce a contenerla tutta. Sono arrivati in tanti, puntuali come al solito, ed anche da lontano. Amici paesani, parenti e conoscenti, poi ci sono i fedeli credenti ed anche numerosi altri arrivati solo per curiosità, ci sono fotografi, qualche operatore video che immortala il tutto e poi ricercatori, psicologi, alcuni medici ed anche don Salvatore, il giovane prete del paese. Tutti assieme, stretti stretti dentro la piccola casa, per osservare, in silenzio e con tanto  rispetto, e per cercare di comprendere il perché di questo grande mistero e di tutti quei  segni sulla pelle. Poi lei, la donna di Briatico dalla pelle rosea, si risveglia con la puntualità di un orologio biologico, stanchissima e provata racconta a tutti i presenti, con voce flebile, del suo lungo viaggio, delle sue visioni, dei suoi incontri onirici, dei luoghi e dei tempi del sacro visitati e dei messaggi ricevuti dall'alto.  Poi, ancora più lentamente, riacquista le forze, recupera vitalità e a sera riprende la vita quotidiana di sempre, con i suoi rituali nelle processioni della Settimana Santa, i suoi canti nelle processioni dietro il Cristo e la Madonna ammantata di nero, i santi, le messe e la sua intima cristianità. Quello che anche quest'anno possiamo mostrarvi sono le foto della sua mano, del suo braccio con le stigmate e quello che possiamo  raccontarvi è che anche in questo pomeriggio lei ha accolto con un sorriso e un saluto tutti coloro che hanno, in qualche modo, saputo lo stesso. Le porte della sua casa aperte ai tanti che  hanno voluto essere testimoni della sua sofferenza intima ma visibile, collettiva, tangibile anche attraverso i segni che le si manifestano ritualmente sulle sue mani e su altre parti del corpo. Lei, la donna di Briatico, ha oggi sessantadue anni, è una nonna, una madre e una sposa normale, ed è straordinario detentore umano, una volta l'anno, di stigmate e ulcerazioni dalle simbologie cristiane dove forme di grani di rosario, di una croce e altri disegni sacri si materializzano lentamente nelle sette settimane di Quaresima per uscire fuori, sanguigni e scuri sulla sua pelle rosea, il venerdì prima di Pasqua. Anche per quest'anno non possiamo mostrarvi il suo volto,  sempre sereno, carico di misticismo e di straordinaria accettazione per quello che annualmente le accade e per adesso non possiamo nemmeno dirvi il suo nome e cognome, per rispetto alla sua volontà di sempre, quella di essere discreta e silenziosa testimone della sofferenza cristiana. 

Franco Vallone

Pasqua e pasquetta a Favelloni di Cessaniti tra murales, tradizione e Opera Buona

Demetrio Sorace

Favelloni, frazione del comune di Cessaniti, torna a far parlare di se attraverso una ulteriore e singolare iniziativa di Demetrio Rosace. L'idea è denominata “Opera Buona” ed è una grande raccolta di alimentari e capi di vestiario da destinare alle persone più bisognose. Dal primo aprile di quest'anno l'ideatore dei “Murales di Favelloni”, presidente dell’associazione Favelloni Murales Onlus, ha voluto far partire questa utile iniziativa a sostegno delle famiglie in difficoltà. Un progetto    umanitario con uno sguardo rivolto ai poveri e alle persone più bisognose della provincia di Vibo Valentia, un aiuto concreto che Rosace vuole concretizzare chiedendo aiuto e bussando anche a numerose aziende che si occupano di distribuzione, a commercianti del settore alimentare e di vestiario. A loro ha chiesto di offrire e di donare prodotti, anche in minime quantità.  Intanto per Pasqua e Pasquetta a Favelloni sono previste  visite guidate e gratuite al Villaggio dei Murales di numerose comitive di turisti che si trovano in questi giorni nel vibonese. Il paese dei Murales si è arricchito recentemente di altri dodici grandi murales, con soggetti legati alla tematica della tradizione e della cultura contadina del piccolo borgo, realizzati da importanti artisti italiani e stranieri. Per ogni informazione e guida gratuita ai murales ci si può rivolgere direttamente a Demetrio Rosace, presso la sede dell'associazione, ai numeri telefonici 0963301229  o  3701189370 mentre il contatto mail per il progetto umanitario è: operabuona@libero.it 

Franco Vallone

22 aprile 2011

Nel verde del Parco una "boccata" di legalità Dal prefetto Luisa Latella l'invito a puntare sui giovani per evitare la desertificazione del territorio

di Lino Fresca
Gli studenti che hanno ricevuto l'attestato di merito
Legalità, legalità, legalità. Per riaffermare questo valore inalienabile in un territorio soffocato dalla criminalità organizzata Prefettura e scuole di ogni ordine e grado hanno stretto un patto indissolubile che li vedrà, anche in futuro, lavorare insieme per contrapporre la cultura del rispetto all'arroganza mafiosa. Merito di questa ritrovata collaborazione il prefetto Luisa Latella la quale, da quando si è insediata alla guida dell'Ufficio territoriale di governo, ha dichiarato guerra totale alla cultura della sopraffazione e dell'arroganza presenti in ampi strati della società vibonese.
Frutto di questa sinergia tra Prefettura e scuole il progetto denominato "L'Isola della legalità" che ha visto in prima linea gli studenti delle scuole superiori e numerosi docenti referenti i quali dopo un lungo lavoro di confronto hanno proposto la realizzazione al Parco delle rimembranze di un monumento a forma di "L" per simboleggiare la parola legalità.
Ieri mattina nell'auditorium della Scuola allievi agenti di polizia è avvenuta la consegna degli attestati di merito ai 40 studenti vincitori del progetto "L'Isola della legalità". Ad aprire i lavori è stato il primo dirigente alla guida della Scuola di polizia Salvatore Barilaro il quale ha colto l'occasione per salutare gli studenti vincitori del progetto e i giovani partecipanti al corso di polizia "in itinere".
Alla cerimonia di consegna del premio ha portato i suoi saluti anche il sindaco Nicola D'Agostino il quale ha manifestato il suo compiacimento per il nuovo corso allievi di polizia. Il primo cittadino ha auspicato che tutti i partecipanti al corso «trovino il tempo per visitare il territorio vibonese che nonostante le criticità, risulta essere tra i più ricchi di storia e luoghi di indubbia bellezza. La vostra presenza non può che essere accolta con piacere, perchè infonde maggiore sicurezza in tutti noi visto che viviamo in un territorio che, non possiamo nasconderlo, è difficile. Il progetto per il quale premiamo i vincitori – ha concluso – è uno dei tanti avviati sul tema della legalità che vedono la provincia vibonese emergere e primeggiare. Una serie di iniziative alle quali il Comune è particolarmente interessato e vicino».
Il prefetto, dal canto suo, ha ringraziato gli studenti vincitori del premio che hanno ricevuto l'attestato inviato direttamente dal capo della polizia Antonio Manganello. La dottoressa Latella ha inoltre lanciato un monito ai sindaci affinchè si attivino e aiutino il processo di legalità puntando sui giovani, pena la desertificazione del territorio. «Oggi (ieri per chi legge) – è una giornata di festa per i ragazzi che rappresentano il fiore all'occhiello della provincia».
A premiare gli studenti sono stati oltre al prefetto Latella, i sindaci Nicola D'Agostino (Vibo Valentia), Francesco Prestia (Briatico), Vincenzo Varone (Mileto), Francesco Bartone (Soriano), Pasquale Landro (Zambrone), Nino Mirenzi (Vazzano) e i commissari di Ricadi, Serra San Bruno e Tropea. Un ruolo particolarmente importante nella realizzazione del progetto l'ha svolto la dottoressa Marisa Romano della Prefettura.

I magnifici 40 che hanno progettato l'Isola 

Questi i nomi degli studenti che con la loro idea progettuale sperano di contribuire a riaffermare la cultura della legalità in un territorio come quello vibonese ad alto rischio mafioso: Ermina Ariganello, Pietro Bagnato, Cristian Bianco, Bruna Campese, Domenico Casuscelli, Giuseppe Crudo, Adriana De Nardo, Francesca Di Costa, Giuliana Euticchio, Angela Fazio, Federica Fogliaro, Margherita Froggio, Giovanni Garufi, Rocco Gian Lorenzo, Valeria Giofrè, Luca Giuliano, Fortunato Grillo, Federica Landro, Caterina Lo Parco, Domenico Lorenzo, Luana Lucisano, Vito Malfarà, Milena Mammoliti, Annamaria Mesiano, Umberto Militari, Alice Mirabelli, Mariastella Monardo, Giuseppe Montesanto, Rosa Morabito, Maria Rosa Orecchio, Debora Pandolfini, Rosa Maria Pantano, Vincenzo Polito, Francesco Pontoriero, Andrea Proto, Francesco Rodolico, Anna Sammarco, Stefano Sardanelli, Rosa Maria Scidà, Michele Scrugli, Marina Sicari, Francesco Tamburro, Giulia Timpano, Diego Tripodi, Albachiara Viafora.

21 aprile 2011

Omicidio Conocchiella, ancora un caso aperto


Giancarlo Conocchiella
Fu Mariangela, la figlia ancora adolescente dell’unico, ad oggi, condannato per il sequestro Conocchiella, a riconoscere la voce di quel sedicente “Omero”, autore di quelle telefonate che chiedevano, in uno strano miscuglio dialettale calabro-romanesco, il riscatto per la liberazione. Omero, altri non era che il padre di Mariangela, quel Carlo Vavalà, condannato a 26 anni di carcere e, dopo la testimonianza coraggiosa della figlia, collaboratore di giustizia. Carlo Vavalà sapeva tutto di Giancarlo Conocchiella. Era un suo paziente da anni. Non solo lui. Lui ed altri personaggi trascinati da Vavalà nell’inchiesta sul sequestro. Come ad esempio Nicola Candela, forse uno degli esecutori materiali, oggi scomparso per via, si sospetta, di un caso di lupara bianca. Anche qui, decisiva la testimonianza di un familiare, che, sentendo le parole del cugino - «sì è tutto apposto lo abbiamo ammazzato subito e cementato» - non ha esitato a riferire agli inquirenti quella macabra frase detta in una conversazione “tra amici”. La banda, dunque, conosceva le abitudini del noto dentista di Briatico, nonché giovane politico di belle speranze. Pare addirittura che la sera del sequestro, Vavalà e Candela si fossero intrattenuti qualche momento al bar con il loro dottore. Dopo poche ore, vittime e carnefici, si sarebbero di nuovo incontrati. Scatta il rapimento. In tarda serata, mentre Conocchiella era a Vibo Marina a bordo della sua Autobianchi “Y10”, i due (o più) balordi mercenari, avrebbero svolto il loro compito. Da qui, da quel 19 aprile 1991, inizierà il periodo di carcerazione per Conocchiella, che tornerà a casa solo da morto quasi tre anni dopo. E dopo un primo periodo di silenzio, Vavalà, incastrato e schiacciato dall’evidenza delle prove a suo carico, inizia a parlare. Fa nomi. Nomi e cognomi. Lucidamente analizza il movente, la modalità del sequestro e il luogo della sepoltura. Ma ancor di più, Vavalà, tira fuori mandanti ed esecutori. Lo stesso descriverà gli attimi che hanno preceduto l’esecuzione. In una sua deposizione davanti ai giudici e davanti agli occhi della madre che nella disperazione grida a squarciagola «assassini», spiegherà la terribile scena: «Lo abbiamo messo in ginocchio e gli abbiamo sparato cinque colpi in testa. Poi abbiamo messo il corpo in una carriola e lo abbiamo portato in una cava». Era il 16 aprile del 1994. Ed è proprio in una cava, a Cessaniti, che il 17 dicembre del 1996 viene ritrovato in un pozzo il corpo senza vita di Giancarlo Conocchiella. Proprio come riferito dal Vavalà. Da qui, da questa confessione e dalle convinzioni dei familiari della vittima, che da sempre hanno spinto la Procura di Vibo, diretta all’epoca da Bruno Scriva, a fare luce sulla vita di Vavalà per arrivare alla verità, la chiusura del cerchio pareva essere vicina. Ma diversi intoppi e, forse, depistaggi architettati strategicamente da menti perverse interne a logiche politico-mafiose, hanno fatto sì che il sequestro Conocchiella rimanesse, dopo vent’anni, insoluto. Addirittura, il pentito Vavalà, in una sua seconda deposizione, mise sotto accusa la vita di Conocchiella, dichiarando che il dentista è stato ucciso perchè «voleva un delitto». In altre parole avrebbe assoldato, secondo la testimonianza di Vavalà, due latitanti per far fuori niente meno che Nicola Tripodi, boss reggino che, sempre secondo quella vecchia testimonianza del pentito, taglieggiava da tempo Conocchiella. Una richiesta pagata a caro prezzo. Ma chi ha avuto modo di conoscere Giancarlo Conocchiella questa eventualità non la prende nemmeno in considerazione. E poi, arrivare ad assoldare due latitanti per uccidere un boss, a cosa avrebbe portato? Non di certo alla tranquillità. La famiglia del compianto Giancarlo, a vent’anni dalla sua morte, invoca verità, giustizia e ricordo. Chiede la riapertura del caso. Già, perché dopo anni di indagini «sommarie», tutto è finito lentamente nel dimenticatoio. Persino Vavalà è scomparso dalle scene. Gli unici liberi, e di questo ne sono certi i familiari della vittima, sono gli esecutori materiali e i mandanti, che «vivono la loro vita come se nulla fosse mai accaduto». 

Angelo De Luca

Storia di due comunità isolate

Esistono, in questa provincia, due paesini isolati. Da tempo immemorabile. San Cono e San Marco, frazioni del Comune di Cessaniti, convivono ormai da diversi anni con un problema, dove più passa il tempo e più questo diventa grande. Le strade di comunicazione con gli altri paesi limitrofi (Briatico a nord, Zungri a ovest, Cessaniti a est) sono ormai, se non interrotte, in cattivo stato. Per non dire pessimo. La gente del luogo, già stanca e spossata per via dei difficili e tortuosi percorsi che ogni giorno è costretta comunque ad affrontare per portare ad esempio i figli a scuola, o magari per poter andare dal medico, o più semplicemente per andare a comperare il pane, è oltretutto costretta a fare i conti con una questione, che, in verità dei fatti, è quella più amara e, purtroppo, quella decisiva. L’indifferenza istituzionale condanna questa gente ad una vita “ad ostacoli”. Nessuna risposta sostanziale da parte degli enti interessati e nessun progetto in vista. Forse qualche lavoretto infrastrutturale pare che sia in cantiere. Da indiscrezioni raccolte dai cittadini delle piccole frazioni, i quali continuamente fanno andirivieni dai Comuni e dalla Provincia, si è appreso che presto, o magari tardi visto che, da quanto accertato, non si è pensato di fare un appalto per i lavori, bensì una determina, il Comune di Cessaniti, con l’aiuto del Comune di Briatico, la Provincia e la Italcementi, metteranno in parte, poiché i lavori non verranno eseguiti in tutto il tratto interessato, mano al disagio. In pratica, Cessaniti e Briatico con appena 2 mila euro sistemeranno, con l’aiuto della ditta Romano di Mileto gestrice tra le altre cose della rete idrica fognaria per il Comune di Cessaniti, le fogne; la Provincia rifarà la bitumazione;  l’Italcementi farà il riempimento. Piccolezze, che di sicuro non faranno altro che tamponare la situazione per qualche tempo, fino a quando, in definitiva, le prossime piogge non riporteranno tutto alla consueta anormalità. I problemi più gravi di comunicazione, si registrano nella strada di collegamento tra San Cono e Briatico. Qui, il manto stradale è in alcuni punti completamento divelto e franato. Per di più, in una zona precisa ricadente nelle competenze del Comune di Cessaniti, le tubazioni fognarie sono andate distrutte, con la conseguenza che un fiumiciattolo artificiale, il quale ovviamente non conosce siccità, si riversa lungo la strada, passando lungo alcune abitazioni, la quali sono costrette a vivere (e convivere) non solo con il disagio di non vedersi mai passare ad esempio lo scuola-bus, visto che lo stesso non può accedervi per l’interruzione, ma soprattutto con l’odore nauseante dei liquidi rilasciati dai pozzetti tracimanti. Ovviamente, le segnalazioni di accesso vietato sono presenti sia all’inizio che alla fine del percorso, ma, per ragioni varie, tra cui il passaggio forzato degli autoarticolati della Italcementi che devono raggiungere le cave di estrazione di argilla presenti in loco, la strada viene ad ogni modo percorsa da tutti. Le due piccole comunità collinari, rassegnate da tempo, avvertono abbandono e distacco da parte degli attori della politica, i quali, secondo loro “sono buoni solo a venire durante le elezioni a chiedere voti”. Ma d’altra parte, ottanta abitanti non fanno rumore e non sono proficui sotto il profilo percentuale. Dunque, come palesemente dimostrato da questa ennesima storia calabrese di “dimenticanze istituzionali”, le minoranze non vengono quasi mai tutelate. I classici cittadini di “serie b”. 

Angelo De Luca

20 aprile 2011

Vibo. Le autobotti possono abbandonare la città

E si spera in maniera definitiva. Perché il sindaco Nicola D’Agostino ha deciso di revocare l’ordinanza di divieto di utilizzo dell’acqua per fini alimentari

in vigore dal 4 gennaio scorso. Dire che fosse una notizia attesa - a centocinque giorni di distanza - è un eufemismo. Ma finalmente è arrivata. Dopo lunghi travagli e non poche polemiche. Nella serata di ieri è pervenuta una nota, nelle redazioni dei giornali, con la quale si informava che la decisione è stata assunta dal primo cittadino «sulla base delle analisi effettuate sull’acqua dall’Azienda sanitaria provinciale, che confermano parametri dello stesso liquido rientranti nei criteri di potabilità previsti dalle norme vigenti». Come si ricorderà, i fatti hanno origine il 3 gennaio, quando la Procura decide di apporre i sigilli al serbatoio di località “Tiro a segno” dopo aver rilevato all’interno dell’impianto, a seguito di un’analisi eseguita da un perito incaricato appositamente, parametri non conformi alle normative di legge. Il giorno successivo la famigerata ordinanza. Da allora una serie di iniziative, di incontri, intimazioni alla Sorical, lettere di protesta. Ma di risultati nulla. Fino a qualche settimana fa, quando, seduti attorno a un tavolo in Prefettura, i soggetti interessati hanno individuato la soluzione: bypassare l’impianto incriminato (sul quale, per altro, da ieri sono iniziati i lavori di ristrutturazione) e fare in modo che l’acqua arrivi direttamente dalla condotta centrale dell’Alaco ai rubinetti delle case. Operazione che ha richiesto ancora tempo, ma che, a quanto pare, ha dato, questa sì, i suoi frutti. Sulla condotta, infatti, sono stati effettuati gli ultimi controlli. Tutto nella norma. Cosa che non accadde in precedenza, quando l’amministrazione - sindaco e dirigente erano stati nominati custodi giudiziari dalla Procura - dispose lo svuotamento delle vasche per effettuare una pulizia e disinfezione dell’intero impianto. Anche in quel caso le analisi dissero che l’acqua non era buona. Sui “modi” si innescò una forte polemica. Per la società che gestisce le risorse idriche i parametri del liquido sono sempre stati «conformi alla normativa». Di parere diverso il perito della Procura. La differenza di vedute era, ed è, riconducibile alla differenza nella modalità di prelievo: la Sorical lo ha sempre effettuato in entrata e in uscita, dove pare l’acqua sia sempre risultata buona. La Procura, invece, lo ha effettuato all’interno del serbatoio, in superficie, con il risultato che è noto. Un muro contro muro, con l’amministrazione che si è riconosciuta nelle posizioni della magistratura, senza apparenti sbocchi. D’altronde, lo stesso sindaco aveva ammesso che, «in entrata o in uscita, all’interno o altrove, noi ci ritroviamo con l’acqua non potabile». Da qui anche la prudenza di D’Agostino - che molti hanno definito «incapacità nella gestione dell’emergenza» - con la quale si è giunti, a centocinque giorni di distanza, a ristabilire una condizione di normalità. Sulla quale, però, per quanto è stato possibile apprendere, nessuno è pronto a scommettere che durerà per molto tempo. Perché il caso, apparso già nel mese di agosto dello scorso anno, non ha mai avuto una origine (o causa) ben definita. Le diverse ordinanze sindacali, infatti, sono state determinate da problemi di volta in volta differenti. Sui quali, però, l’amministrazione non è mai stata sufficientemente chiara. Tant’è vero che, ora che l’emergenza sembra passata, non si conosce ancora il tipo di inquinamento che era (era?) presente nella preziosa sostanza. Da oggi, quindi, l’acqua torna ad essere utilizzabile per fini «alimentari e umani», strana formula per dire che ci si può fare di tutto.

Giuseppe Mazzeo

fonte: http://web.calabriaora.it/vibo/3408-revocata-l%E2%80%99ordinanza-l%E2%80%99acqua-torna-potabile.html

18 aprile 2011

Venti anni dal sequestro Conocchiella e non sappiamo ancora chi siano i colpevoli !!

E' il 19 aprile del 1991 e a Briatico faceva tappa la "Marcia per la Vita" che, partita dalla Sicilia, risaliva la Penisola. Dopo la manifestazione in piazza, mia Moglie, verso le 18, incontrava e salutava, vicino al Municipio, mio cugino Giancarlo: sarebbe stata l'ultima volta che Lo avrebbe visto ! Anche gli Amici che lo aspettavano alla sede del suo partito, lo avrebbero atteso invano ! Comunque gli ultimi a vederlo, avendolo dichiarato, erano i Familiari di una sua Paziente che era stato chiamato a visitare, nella frazione San Leo, verso le ore 20: da quel momento di Giancarlo, per anni, nessuna traccia!! La sera tarda, verso le 22, ci veniva comunicata telefonicamente la notizia della sua "scomparsa": subito, insieme a tanti Altri, uscivamo alla sua ricerca. Sarebbe stata la prima nottata di tante altre e di altre intere giornate, di settimane, di mesi, di anni passati inutilmente all sua ricerca: quasi subito, ci era stato detto che era già arrivata una telefonata che comunicava dello stato di Giancarlo in "mano" a dei delinquenti. Non una semplice scomparsa, quindi, bensì un sequestro !! Facendo mente locale, qualcuno di noi, ricordava gli "strani" movimenti di andirvieni in auto di certi "individui", davanti alla abitazione di Giancarlo, a Vibo Marina, che aveva notato da parecchi giorni: i nomi dei due in auto, tali Vavalà Carlo e Candela Francesco, considerato ciò che era avvenuto, venivano fatti il giorno dopo,con richiesta puntuale di verificarne il comportamento e l'eventuale coinvolgimento nel sequestro, al procuratore della repubblica di Vibo Valentia, Bruno Scrivo, che, come verrà verificato successivamente, poco o nulla fece per interrogare i due sunnominati! Come scoperto, qiuando, ormai, era troppo tardi, avevamo colpito nel segno: Carlo Vavalà era proprio il telefonista deilla "banda" dei sequestratori ! Lo avevano inchiodato le ns testimonianze ed il riconoscimento della sua voce, nelle intercettazioni degli investigatori, da parte della stessa sua Figlia: se lo avessero fermato subito, il procuratore Scrivo e gli investigatori ai suoi ordini, forse Giancarlo sarebbe potuto essere ancora tra noi !! Al processo il Vavalà, unico elemento della banda dei sequestratori accertato come tale, fino ad oggi, veniva condannto a 26 anni di carcere, pena confermata in appello: fino ad allora nient'altro si riuscì a sapere di Giancarlo !! Se fosse ancora vivo, se già morto, dove fosse, chi fossero stati gli organizzatori, chi gli esecutori del suo sequestro !!.......... continua........

17 aprile 2011

Vibo. Perseguita e molesta una donna: arrestato un 28enne



Dopo che l’aveva conosciuta nel bar presso cui lavorava, Francesco Virdò, 28enne di Vibo Marina, si era perdutamente invaghito di lei. Messi in atto i primi tentativi di instaurare una relazione duratura, l’uomo, sottoposto all’obbligo di dimora nel Comune di residenza per una precedente vicenda giudiziaria, si era dovuto scontrare con il secco rifiuto della donna, in seguito al quale ha iniziato a perseguitare la propria vittima telefonandole anche per 20-30 volte al giorno, appostandosi sotto casa e davanti al luogo di lavoro e pedinandola per ore. Un sopruso che che era arrivato fino all’interno delle pareti domestiche, con continui assalti notturni alla porta di casa della donna. La vittima, una donna bulgara di 31 anni, perseguitata e terrorizzata dall’uomo, che l'aveva costretta non solo a cambiare le proprie abitudini, ma ad uscire di casa solo accompagnata da qualcuno per paura di essere aggredita, ha deciso, dopo che l'uomo è passato dalle molestie verbali alle vie di fatto,  di rivelare tutto ai carabinieri della stazione di Vibo Marina. Da qualche tempo, infatti, Virdò non si limitava più a bloccarle la strada ed a tentare di convincerla ad avere una relazione con lui, ma era addirittura arrivato, in più occasioni, a molestarla fisicamente, scagliandosi contro di lei e palpandola in tutto il corpo, tentando contemporaneamente di baciarla. I militari dell’Arma si sono allora appostati davanti al negozio di Vibo dove la donna lavora aspettando  che il persecutore si facesse vivo. Attesa durata pochi minuti, giacché l’uomo si è presentato puntuale davanti al negozio per aspettare  che la donna uscisse da sola al momento della chiusura. Così ,mentre Virdò aveva gli occhi fissi sulla sua vittima, i carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia, a non più di 5 metri, li avevano fissi su di lui. Una situazione che è andata avanti sino alle 20.30, quando la giovane bulgara è uscita per tornare a casa e lui, dopo aver occupato il centro della strada per impedirle di allontanarsi, ha tentato di salire sul veicolo per aggredirla nuovamente. Un'azione  fallita grazie al pronto intervento dei carabinieri che  lo hanno estratto a forza dall’abitacolo in cui si trovava la donna terrorizzata e lo hanno ammanettato dichiarandolo in arresto con le accuse di violenza privata, atti persecutori e violenza sessuale. Ora  Virdò si trova rinchiuso nel carcere di Vibo in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria.

Briatico. Scoglio della Catena


fonte: http://www.flickr.com/photos/lu_la/5529910263

16 aprile 2011

A una cooperativa reggina l'uliveto confiscato. In provincia di Vibo nessuna associazione o società si è fatta avanti

di Nicola Rombolà

La ridente cittadina di Limbadi, capoluogo di provincia
Trovata finalmente una soluzione alla gestione di un terreno confiscato alla 'ndrangheta in località "Gurnera". Un appezzamento di quattro ettari coltivato a uliveto, il cui proprietario è uno degli esponenti di spicco del noto clan dei Mancuso. Ieri, alla presenza del prefetto Luisa Latella, la firma di una convenzione tra il commissario del Comune di Limbadi, Marco Oteri, e la società cooperativa Giovani in vita", che ha assunto la gestione del bene.
Si chiude così un capitolo spinoso dopo che, nel 2004, l'Agenzia del demanio aveva consegnato al Comune il terreno confiscato per finalità di carattere sociale. Nel 2006 il Comune affidò la gestione al consorzio "Crescere insieme" che però, nel 2008, lo restituì in quanto per ben tre volte le gare esperite per la gestione erano andate deserte. Una situazione che si è trascinata fino a quando, su preciso impegno del prefetto Latella, è stata individuata la cooperativa che opera nel reggino, la quale si è resa disponibile a prendersi carico dei terreni confiscati.
«Su Vibo nessuna associazione o cooperativa si è resa disponibile per farsi carico della gestione» ha sottolineato Oteri.
Nei giorni scorsi, la cooperativa ha concluso la prima importante attività di recinzione del terreno e adesso si potrà avviare la vera e propria fase della gestione, che grazie alla convenzione siglata proprio ieri nella sede del Municipio, può essere avviata.
La firma della convenzione è stata preceduta dalla delibera del 18 novembre 2010, quando allora era commissario straordinario Saverio Ordine (rimasto in carica fino alla fine del 2010, mentre Oteri da vicecommissario ha potuto seguire passo dopo passo la vicenda), con la quale si assegnava il terreno alla cooperativa reggina.
Oteri ha spiegato che si rispetterà quella che è la principale vocazione agricola del terreno, vale a dire si continuerà a coltivare gli ulivi. Questo ultimo atto, insieme alla consegna dei lavori dei due fabbricati e una villetta confiscati, avvenuta il 29 marzo (i lavori sono stati già appaltati, attraverso la Suap, Stazione unica appaltante provinciale, alla ditta «Melita» di Enna), rappresentano i momenti più qualificanti della fase commissariale, portando così a compimento due importanti atti che verranno lasciati in eredità all'amministrazione che dovrà uscire dalle prossime urne del 15 e 16 maggio, vale a dire, la "Lista civica democratica" con candidato a sindaco Pino Morello e quella che appoggia Francesco Crudo, "Orizzonti nuovi per Limbadi".
Come si ricorderà, è proprio sulla mancata sorveglianza di questi beni da parte del Comune che l'ex sindaco Rosario Spasari è stato costretto a rassegnare le dimissioni oltre un anno addietro. Fabbricati assegnati dal consorzio "Crescere insieme" all'associazione "Riferimenti" destinati per la istituzione di un "Centro studi italiano sull'antimafia e sulla cultura della legalità", un progetto molto ambizioso di rilevanza internazionale voluto dalla presidente Adriana Musella e fortemente appoggiato dal prefetto Latella. Intanto per il 2 maggio, ci sarà una importante manifestazione nell'ambito delle giornate della Gerbera Gialla, con la presenza della stessa Musella e del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso.


15 aprile 2011

Briatico. Arriva la commissione d’accesso

La terna, guidata dal viceprefetto Rosa Caracciolo, passerà al setaccio gli atti amministrativi
di Nando Scarmozzino


BRIATICO - Dopo le indiscrezioni dei giorni scorsi, nella tarda mattinata di ieri si è effettivamente insediata la commissione d'accesso agli atti presso il Comune di Briatico. Erano, infatti, circa le 13 quando la terna guidata dal viceprefetto Rosa Caracciolo e composta dal maggiore dei carabinieri Vittorio Carrara e dal capitano della guardia di finanza Luca Bonatesta, si presentava in Municipio, ricevuta dal sindaco Francesco Prestia, nel frattempo rientrato in sede dopo essere stato ricevuto per un breve colloquio (peraltro preventivato in data 28 marzo scorso) dal prefetto Luisa Latella a Vibo. Mentre si rincorrono in paese a vari livelli gli interrogativi sul provvedimento della Prefettura, questo è stato il commento a caldo del sindaco Prestia: «Sono sereno. Non abbiamo nulla da temere. Già nei giorni scorsi ho detto che mi avrebbe fatto piacere l'arrivo della commissione d'accesso. Ci tengo a sottolineare - ha prose- guito - che abbiamo particolare rispetto per il lavoro della magistratura e della prefettura, e il provvedimento appena adottato rappresenta per noi un'ulteriore garanzia».
Stando a quanto appurato, l'esame degli atti del Comune, teso ad individuare eventuali irregolarità o possibili ingerenze da parte della criminalità organizzata è basato su un arco temporale che va da gennaio 2007 ad oggi. In pratica sotto la lente di ingrandimento degli “007” finisce la gestione amministrativa sotto il mandato dell’ex sindaco Andrea Niglia ed il primo anno di quella targata Francesco Prestia. Quest'ultimo, secondo quanto lo stesso ha dichiarato al cronista, ha voluto scambiare dal canto suo «qualche battuta con i tre commissari sui debiti del Comune». Tutti quanti torneranno ad incontrarsi nei prossimi giorni (venerdì, con ogni probabilità). Il sindaco di Briatico Francesco Prestia si è premurato da subito di garantire la propria “massima disponibilità”. E’ cosa certa, tuttavia, che sarà lui stesso il solo ed unico interlocutore con i componenti della commissione d'accesso. L'attuale amministrazione si era insediata circa un anno fa. Francesco Prestia l’aveva spuntata, dopo una campagna elettorale accesa, sul diretto avversario, l'uscente Andrea Niglia (Democratici briaticesi), vincendo le elezioni con 1360 voti, appena 38 in più. Alla guida della lista “Rinnoviamo la nostra città”, Prestia ha continuamente rivendicato dalla sua un percorso all'insegna della trasparenza e della legalità. Nel contempo ha lasciato intendere di volere imprimere una svolta al paese. Adesso, con l’insediamento della commissione d’accesso il progetto di Prestia e compagni di viaggio potrebbe subire una brusca quanto inaspettata battuta d'arresto. Finora ha potuto amministrare, come ha più volte sottolineato in diverse circostanze, tra tante difficoltà a causa di una situazione debitoria del Comune, ritenuta pesante. Il clima non ha mai cessato di essere come quello elettorale, culminando nella decisione da parte della minoranza, arrivata qualche settimana addietro, di dimettersi in massa. Una strategia? E qual è il motivo, se ce n’è? Interrogativi, che con ogni probabilità troveranno risposta dal lavoro che la commissione d’accesso si accinge a fare al Comune e che, salvo altre proroghe, si protrarrà per tre mesi, a partire da ieri. Per dovere di cronaca va detto che il consiglio comunale di Briatico venne sciolto nel 2003. Nel frattempo, una nota di agenzia parla dell’insediamento di una commissione anche a Nardodipace, ma il sindaco Romano Loielo ieri ha fermamente smentito la notizia.

fonte: Il Quotidiano della Calabria (13 aprile 2011, p26)

Briatico. 10 milioni di debiti?

L'avviso è diponibile in rete dall'8/4/2011 sull'albo pretorio on-line del Comune di Briatico:

Suggerisco di visitare più spesso l'albo pretorio del Comune.
Antonio Esposito
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Caro Fajettu:
ti scrivo per segnalarti che le strade le piazze e tutti i posti dove si è potutto affiggere, sono ricoperte di questo " avviso pubblico ".
Credo che chi lo ha voluto abbia dimenticato te ed il mondo della rete in generale come fonte di informazione.
Voglio citarti le testuali parole della piccola locandina.


IL SINDACO DI BRIATICO

RENDE NOTO

CHE, A SEGUITO DI UNA DETTAGLIATA RICOGNIZIONE DEI DEBITI DELL'ENTE,
RISULTA CHE L'AMMONTARE DEL REALE DEBITO ALLA DATA DEL 31/03/2011, RISULTA
PER COME DI SEGUITO SPECIFICATO:

- DEBITI VERSO FORNITORI DI BENI E SERVIZI : €  5.774.282,73


- MUTUI CDP E MEF:                                  € 3.204.936,78

- ANTICIPAZIONI DI CASSA :                      € 1.576.991,26

- PER UN TOTALE DI:                               € 10.592.210,77



EQUVALENTE IN LIRE                                   20.509380.000


FIRMATO IL SINDACO



Gentimente abbiamo bisogno di un chiarimento che significa? Ti prevo di volerlo publicare almeno chi di competenza ci può dare spiegazioni. I crediti come i debiti sono soldi nostri che paghiamo noi. Vogliamo sapere cosa si fa con i nostri soldi.




Grazie

Fiori d'Azzurro il 16 e 17 Aprile a Vibo Valentia

Con la collaborazione de L'Isola che non c'è




Si ripete, come ogni anno, l'iniziativa solidale denominata "Fiori d'azzurro", durante la quale, in 2500 piazze di tutt'Italia, sarà possibile acquistare le raffinate ortensie azzurre per offrire un contributo alle molteplici attività esercitate da Telefono Azzurro in favore dei bambini. A Vibo Valentia il gazebo con le ortensie azzurre verrà aperto in Piazza Municipio, dalle 9.00 alle 20.00, nelle giornate del 16 e 17 Aprile. A gestire la postazione di Vibo i soci dell'Associazione “l'Isola che non c'è” che, in aggiunta alle tradizionali ortensie azzurre e al materiale informativo di Telefono Azzurro, distribuiranno le bellissime orchidee giapponesi coltivate nel "giardino dell'Isola". La manifestazione prevede la raccolta fondi che finanzia la linea telefonica SOS gratuita per i bambini.  Telefono Azzurro Onlus, come si ricorderà, è nato nel lontano 1987 come vera prima linea di prevenzione dell'abuso dell'infanzia ed ora è al fianco di tanti progetti innovativi intrapresi per tutelare i diritti dei bambini e degli adolescenti italiani e stranieri e si batte affinché gli enunciati della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza del 1989 divengano realtà concrete, in una società che rispetti davvero i bambini e gli adolescenti. Ben oltre il Centro Nazionale di Ascolto dell’19696, Telefono Azzurro è oggi una associazione che ha investito nei progetti sperimentali delle strutture Tetto Azzurro e dei Team d’Emergenza che intervengono nelle situazioni di gravi eventi che coinvolgano bambini; ha preso in carico la gestione del servizio telefonico nazionale per le emergenze dell’infanzia, il 114, e quello per la segnalazione dei minori scomparsi, il 116.000; interviene nelle scuole, nella formazione degli operatori; collabora con le Istituzioni per garantire in tutti gli ambiti il rispetto dei diritti dei bambini. L'Associazione è impegnata nella prevenzione e nella cura delle situazioni di disagio anche mediante il coinvolgimento della comunità, affrontando i problemi dell’infanzia in un’ottica nazionale, europea e internazionale. Telefono Azzurro Onlus è anche un osservatorio permanente dell’infanzia in Italia, pubblicando annualmente un Rapporto Nazionale sulla Condizione dell’infanzia e dell’adolescenza in collaborazione con Eurispes. 

Franco Vallone

14 aprile 2011

ANCORA UNA COMMISSIONE DI ACCESSO AL COMUNE DI BRIATICO!!

Abbiamo appreso dai "massmedia" che il Prefetto di Vibo Valentia, ha nominato una Commissione di Accesso per svolgere indagini presso il Comune di Briatico. Già circa dieci anni fa, nel dicembre del 2002, l'Amministrazione Comunale del tempo, era stata oggetto di attenzionamento da parte della Prefettura e le indagini svolte dalla Commissione incaricata, aveva portato allo scioglimento della "compagine" che amministrava l'Ente. Certamente i Residenti  della ridente cittadina turistica, ed anche i numerosi Visitatori che la conoscono si starnno chiedendo come mai ci sia questo altro provvedimento. Forse il precedente scioglimento, non è servito a fare "pulizia" completa del "marcio" che, si suppone, fosse stato trovato, o forse, la "malajierba" del condizionamento ha ripreso, dopo quell'intervento, a rinascere e ricrescere. Di sicuro, il comportamento amministrativoi della terna commissariale di allora, che "gestì" il Comune dopo lo "scioglimento", non fu di quelli molto apprezzati dlla Comunità: più che alleviare gli atavici problemi dei Cittadini, con il loro comportamento amministrativo, ma anche personale tra gli stessi Componenti, li aggravarono facendo trasparire più interessi personali che interessi pubblici. L'auspicio è che questa nuova Commiissione riesca a "collegare" i fatti e gli eventuali "misfatti" a partire da quella amministrazione straordinaria fino ad oggi, andando a spulciare i vari atti "importanti" che sono stati adottati in questo lasso di tempo: la Variante al Piano Regolatore, i Lavori Pubblici, le Lottizzazioni, le Concessioni Edilizie o d'altra natura, le Convenzioni, i Condoni Edilizi, gli accertamenti e l'eventuale evasione dell' ICI e della TARSU, la gestione dell'acqua e della cosiddetta "depurazione", la gestione del personale, nonchè eventuali "sprechi" pubblici caricati sulle, già oberate, spalle del soliti Cittadini comuni., 
I cittadini, non vorrebbero una Commissione o, peggio, uno "scioglimento" ripetuto, ma se dovrà accadere, vogliono che tutti i problemi e/o reati eventuali, "scoperti", vengano perseguiti e puniti naturalmente a carico di coloro che ne siano gli autori. Buon lavoro, quindi, alla Commissione Prefettizia.

Nicola Conocchiella - http://nicolaconocchiella.wordpress.com

Ci sono i ricordi di San Nicola da Crissa nella nuova Treccia di Pasqua di Sara Papa



In tema con l'attuale periodo c'è anche una bellissima e gustosa treccia di Pasqua, un pane ripieno e con le uova sode incastonate come perle in un prezioso gioiello di oro giallo. Esteticamente questa treccia ricorda tradizionali dolci, i “campanara” o i pani votivi che si regalavano in Calabria durante la Settimana Santa per essere consumati soltanto dopo il suono delle campane a gloria, la mattina del giorno di Resurrezione. Nella reinvenzione di Sara Papa è un pane speciale con ripieno di tante cose calabresi, una gustosa anima di olive verdi schiacciate, caciocavallo silano e soppressata calabrese, decorato con con semini di papavero, di zucca e di sesamo. É una delle tante specialità reinventate dalla Maestra de “La prova del cuoco”. Lei, Sara Papa, la biondissima scrittrice chef, è calabrese di San Nicola da Crissa, anche se da tanti anni vive a Roma dove è docente presso alcune scuole di cucina e fa parte della Federazione Nazionale Cuochi. La sua grande passione per la cucina affonda le radici proprio nell'infanzia calabrese, quando aiutava la madre, nei giorni di festa, a preparare dolci e prelibatezze, piatti della tradizione che oggi recupera sapientemente riproponendoli e realizzandoli con tanta creatività e un tocco tutto  personale di modernità. Nella sua ultima pubblicazione, il volume dal titolo "Tutta la bontà del Pane", edito da Gribaudo di Milano, ci sono più di cinquanta ricette che tracciano un vero e proprio itinerario nel mondo del pane, un percorso che parte proprio dai ricordi autobiografici dell'infanzia vissuta a San Nicola da Crissa. La bella ricerca sul pane è stata stimolata da un fatto negativo realmente accaduto: una mattina, aprendo la dispensa nella casa di Roma, Sara Papa si ritrova del pane avanzato ricoperto da una strana muffa color salmone e da una sostanza granulosa bianchiccia... a questo punto l'autrice si pone una domanda: “Ma la muffa una volta non era verde? Che cosa sto mangiando?”.  La chef  telefona all'anziana madre per chiedere lumi sullo strano fatto ed è a questo punto, stimolata da questo accadimento, che decide di partire per un lungo e affascinante viaggio che la porterà molto lontano. É un viaggio della memoria con un percorso a ritroso, all'indietro, nel tempo delle origini, dei ricordi sul suo pane vero fatto in casa, nel suo paese calabrese d'origine. In questo vero e proprio scavo dell'archeologia alimentare Sara Papa recupera non solo memoria di fatti e antiche procedure tradizionali di lavorazione ma prima di tutto le sensazioni emozionali che  lo scegliere gli ingredienti e il fare il pane accompagnava profondamente. Odori, profumi, sapori, procedure in disuso, a volte arcaiche e antiche, ritualità e simbolismo, lo scavo archeogastronomico di Sara Papa porta al recupero di tesori bellissimi, di sapori e odori che sembravano scomparsi per sempre e che invece adesso lei riporta alla luce, li rivede e li inserisce in ricette più adatte ai nostri giorni che attualizza. Dalle diverse tipologie della farina del mulino al prezioso lievito madre, dall'impasto al forno... oggi Sara Papa si riappropria, sotto la guida antica della propria mamma, di quella tradizione del fare il pane autentico e genuino. La Papa, nel suo libro, spiega i motivi del perché fare il pane in casa, poi analizza, uno ad uno, gli elementi e gli aspetti più importanti per la buona riuscita del pane e dell'utilizzo di ingredienti di ottima qualità: della farina di frumento, del grano duro, della segale, del mais e del farro, poi descrive i diversi tipi di lievito, quelli chimici, il lievito compresso, o di birra, e, principalmente e più approfonditamente, il lievito madre.  Sara Papa lo definisce un vero “processo miracoloso”, lo descrive ed insegna a tutti il “come si prepara e come si conserva”. La sua memoria calabrese conserva antichi elementi tramandati dalla tradizione. Nelle numerose ricette che si trovano nel volume ci sono tante specialità rivisitate, reinventate, ritrovate, fatte rinascere e con gli ingredienti calabresi inseriti in modo davvero inedito, mantenendo il rispetto della ricetta originale. Accanto alle ricette di tipo internazionale ( c'è il pane tedesco con i semi di girasole e di lino, il sesamo e il miele, c'è il chapati, i panini con l'uva passa di Corinto, le baguette al cacao e uva passa), ci sono le ricette con contenuti prettamente calabresi, una ciambella al pecorino, il pane con olive e provolone, i limoncini, le zeppole di tonno, il pane con le olive ed i pomodori secchi, e poi ancora, i quadrotti all'origano, quiche di pasta fillo con tonno pizzitano e scarola croccante, la pitta ripiena con olive schiacciate, pomodori, cipolle e provola silana,  la ciambella di tonno pizzitano con 'nduja e cipolle di Tropea.

Franco Vallone

13 aprile 2011

Commissioni d’accesso a Briatico e Nardodipace. Istituite dal prefetto viste le sospette infiltrazioni mafiose

di Pietro Comito

Arrivano le commissioni d’accesso nei Comuni. Sono due (e probabilmente ce ne saranno altre): una a Briatico, l’altra a Nardodipace. Passeranno al setaccio gli atti amministrativi per accertare le presunte infiltrazioni mafiose ravvisate dalle pregresse attività infoinvestigative condotte dalle forze dell’ordine.
A Briatico pesa come un macigno un’informativa redatta dai carabinieri, i quali hanno monitorato la situazione politico-amministrativa locale sin dalla campagna per le elezioni del marzo 2010, che avevano decretato la vittoria del sindaco Francesco Prestia.
A Nardodipace, invece, si tratta di un ritorno. L’ex prefetto Ennio Mario Sodano, infatti, aveva già nominato una commissione d’accesso; i lavori si conclusero dopo l’insediamento del prefetto Luisa Latella, che chiese al Viminale il commissariamento dell’ente; la pratica però venne congelata a Roma passando in cavalleria. L’esito della maxioperazione “Crimine”, che ha fatto luce sull’influenza della ’ndrangheta anche nel contesto politico di Nardodipace, ha reso necessario il ritorno dell’organismo ispettivo.
Il caso Briatico
A Briatico la commissione d’accesso si è insediata ieri mattina alle 13. E’ presieduta dal viceprefetto Maria Stefania Caracciolo, che sarà affiancata dal maggiore dei carabinieri Vittorio Carrara, comandante del Reparto operativo provinciale, e dal capitano della Guardia di finanza Luca Bonatesta, comandante della Compagnia di Vibo Valentia. L’attività infoinvestigativa pregressa svolta dai militari della Benemerita aveva rivelato un particolare interesse, da parte dei presunti vertici della malavita locale, alle elezioni comunali del 28 marzo 2010. Vinse con 1.362 voti, pari al 50,52%, il candidato a sindaco Francesco Prestia, alla testa della lista “Rinnoviamo la nostra città”. Superò di misura il sindaco uscente Andrea Niglia, che si attestò a 1.332 preferenze, guidando la lista “Democratici briaticesi”, con una percentuale del 49,48% dei consensi. In un clima di grande tensione, segnato da intimidazioni dirette nei confronti di alcuni candidati, gli inquirenti hanno ravvisato un’attiva partecipazione dei presunti capimafia locali che non avrebbero esitato a dimostrare pubblicamente il loro sostegno ad alcuni candidati della compagine premiata alle urne.
Nell’insieme dell’attività di monitoraggio condotta è stata rilevata, in particolare, la frequentazione di alcuni amministratori con pluripregiudicati, imputati o indiziati per reati di mafia. Mentre le acquisizioni pregresse hanno riguardato anche alcuni atti amministrativi, appalti, servizi e lottizzazioni sulle quali la commissione d’accesso è ora chiamata a fare piena luce.
Briatico, d’altro canto, aveva visto la sua amministrazione comunale sciolta per infiltrazioni mafiose già nel 2003, con decreto del presidente della Repubblica datato 17 marzo. L’allora sindaco Costantino Massara rimase in carica per appena dieci mesi. Della sua giunta facevano parte sindaco e vicesindaco dell’attuale amministrazione. La commissione d’accesso agli atti all’epoca mise in luce - rivelò l’allora ministro dell’Interno Beppe Pisanu - «collegamenti tra alcuni degli amministratori rieletti ed i clan dominanti che nella passata consiliatura, attraverso imprese proprie o comunque ad essi contigue, si erano aggiudicati la maggior parte degli appalti. Una fitta ed intricata rete di parentele, affinità, amicizie e frequentazioni - si legge nella relazione del Viminale - è stato il contesto nel quale taluni amministratori si sono legati ad esponenti vicini alle organizzazioni criminali locali, i quali, in tal modo, si sono inseriti negli affari dell’ente, strumentalizzandone le scelte e sottomettendole ai propri interessi». Appalti, piano regolatore, disinvolto ricorso agli affidamenti diretti... Un quadro inclemente quello che, appena otto anni addietro, condusse al primo commissariamento.
Il caso Nardodipace
Commissione d’accesso anche a Nardodipace. Istituita ufficialmente ed in attesa d’insediamento. L’ente nel 2010 era stato già graziato dal ministro dell’Interno Roberto Maroni. La storia è complessa ed è bene ricostruirla. «Dalla relazione in data 11 gennaio 2010 predisposta dal prefetto di Vibo Valentia per attualizzare il quadro conoscitivo degli elementi acquisiti nel corso delle attività di accesso, alla luce delle disposizioni introdotte dalla legge 15 luglio 2009 n. 49, non emergono elementi concreti, univoci e rilevanti tali da determinare un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi ed amministrativi dell’ente». Il decreto dell’apri- le 2010 recava la firma del capo dell’Interno che così dichiarava «concluso» il procedimento a quasi due anni dalla delega d’accesso agli atti conferita - con decreto del 24 giugno 2008 all’allora prefetto Ennio Mario Sodano.
Le verifiche si erano concentrate su delibere, determine e altre pratiche amministrative adottate sin dall’insediamento della nuova amministrazione comunale, dopo le elezioni del 27 e 28 maggio del 2007. Il sindaco Romano Loielo, alla testa della lista civica “Uniti per Nardodipace”, allora vinse con 552 voti pari al 54,2% dei consensi, superando Cosmo Rocco Salvatore Monteleone, che si attestò a 465 voti pari al 45,7%. Il 9 aprile 2009 la commissione concluse i lavori con una prima relazione trasmessa al Viminale, che però chiese all’Ufficio territoriale del governo un’attività integrativa condensata nella relazione conclusiva datata 11 gennaio 2010 a firma del nuovo prefetto Luisa Latella. Poi, nell’aprile successivo, l’archiviazione.
Nardodipace, però, ripiombò nell’occhio del ciclone antimafia nel luglio 2010, quando scattò da Reggio Calabria la maxioperazione “Crimine”. Finirono in manette Rocco Bruno Tassone e Damiano Ilario Tassone, rispettivamente padre e primo cugino del vicesindaco Romolo Tassone. Parentele scomode, da una parte: il padre considerato come il presunto capo della ‘ndrina di Cassari, il cugino che si presentava al cospetto del boss di Siderno Giuseppe Commisso “u Mastru” qualificandosi come «sgarrista». Intercettazioni compromettenti, dall’altra: quelle tra lo stesso Damiano Ilario ed il capomafia sidernese, oltre i colloqui tra Rocco Tassone ed il “capo dei capi” della ‘ndrangheta don Micu Oppedisano.
L’inchiesta “Crimine” rivelò anche il presunto condizionamento dello scenario politico da parte della mala locale. «Pensa tu che Romolo è riuscito con 55 voti vicesindaco, pensate voi... (risata)... con 55 voti, con 55 voti è vicesindaco al Comune...». A Nardodipace, 552 voti furono sufficienti al sindaco Loielo per vincere le elezioni, a Romolo Tassone ne bastarono 55 per diventarne il numero due. Domenico Ilario Tassone, nipote di zio Rocco e cugino di Romolo il vicesindaco, di quell’elezione riferiva a “u Mastru”, quando il 3 febbraio 2010 si recò a Siderno per avere consiglio e benedizione dopo un problema di «rispettanza» con «uomini d’onore di Fabrizia». Due mesi dopo il Viminale avrebbe decretato il “non luogo a procedere” sul Comune; cinque mesi dopo quelle intercettazioni, ora pubbliche, consolidarono il quadro indiziario sulla ‘ndrina di Cassari, frazione di Nardodipace, ammanicata direttamente con il «Crimine di Polsi».
Poche settimane dopo la maxiretata Romolo Tassone si dimise dalla carica di vicesindaco e rimase consigliere. Gli atti di “Crimine”, però, sono stati sufficienti a giustificare il ritorno della commissione d’accesso agli atti alla quale, una volta insediatasi, non rimane altro che aggiornare il lavoro lasciato in sospeso un anno addietro.

fonte: http://web.calabriaora.it (13 aprile 2011, p.31)

Prefetto dispone accesso agli atti a Briatico e Nardodipace



Il prefetto di Vibo Valentia, Luisa Latella, ha disposto l'accesso agli atti in due comuni del vibonese. Si tratta di Briatico, un centro turistico sulla costa vibonese, gia' sciolto per mafia nel 2003, e di Nardodipace, piccolo centro montano nelle Serre vibonese, oggetto del secondo accesso negli ultimi due anni.

fonte: http://www.cn24.tv/news/23511/prefetto-dispone-accesso-agli-atti-a-briatico-e-nardodipace.html

Amministrative 2011. Chiamati alle urne 33.065 elettori

Tra venerdì e il mezzogiorno di sabato il deposito delle liste e dei simboli 
di Alessandro Bongiorno

Il test elettorale del 15 e 16 maggio rinnoverà otto amministrazioni comunali (Filadelfia, Gerocarne, Joppolo, Limbadi, Maierato, Ricadi, Sant'Onofrio, Serra San Bruno). Alle urne saranno chiamati poco più di 33 mila elettori (33.065) e tra loro vi saranno anche 70 cittadini provenienti da paesi dell'Ue (che potranno contribuire a eleggere sindaci e consiglieri, ma non potranno, invece, essere eletti o candidati).
La realtà con il maggior numero di aventi diritto è Serra San Bruno (7274 elettori), ma il test politico più importante è probabilmente quello che riguarda Filadelfia (6777 elettori) trattandosi del comune che sino a oggi è retto nelle vesti di primo cittadino dal presidente della Provincia, Francesco De Nisi.
A completare naturalmente il proprio mandato sono state le amministrazioni di Filadelfia, Joppolo, Maierato, mentre a Gerocarne il mandato avviato da Alfonsino Grillo è stato completato (dopo l'elezione a consigliere regionale) dal vice sindaco Paolo Crispo. Commissari sono invece in carica a Sant'Onofrio (dove nel 2007 il comune venne sciolto per infiltrazioni mafiose), Serra San Bruno e Limbadi (dove si sono manifestate difficoltà politiche che hanno indotto i sindaci alle dimissioni), e Ricadi dove il sindaco Rosario Spasari ha lasciato l'incarico il giorno dopo aver ricevuto un avviso di garanzia.
Già venerdì sarà possibile depositare, simboli e candidature e per completare queste operazioni ci sarà tempo sino a sabato a mezzogiorno. Poi sarà campagna elettorale sino alla vigilia del 15 maggio.
Le alleanze con le quali si andrà alle urne risentono inevitabilmente delle situazioni locali. Il caso più emblematico è quello di Serra San Bruno, dove il Pd e il centrodestra si sono spaccati e attualmente i candidati a sindaco sono quattro: Bruno Rosi (Pdl), Rosanna Federico ("Città degli Abeti"), Giuseppe Raffele ("La Serra"), Mirko Tassone ("Scopelliti presidente"). A Filadelfia, il Pd riparte da Maurizio De Nisi, il centrodestra punta su Antonio Zoccali e la civica "Uniti per cambiare", mentre Gaetano Walter Caglioti guiderà "Inizia con noi". Tre liste anche a Gerocarne, dove il centrodestra sostiene la civica "Progetto Gerocarne" con Paolo Crispo, il centrosinistra convergerà su Rocco Catania, mentre un'area moderata pare decisa a puntare su Nunzio Armentaro. A Joppolo, il sindaco uscente Salvatore Vecchio (eletto con una lista civica di centrosinistra), troverà sulla sua strada Peppe Dato. Si profilano tre candidati a sindaco a Limbadi: Pino Morello ("Lista civica democratica"), Francesco Crudo (con una lista civica di centrodestra) e un'espressione del movimento Noi Sud. A Maierato, il sindaco uscente Sergio Rizzo (che ha aderito al movimento "Avvenire e libertà" e guiderà la lista civica "La Campana") ci riproverà e l'opposizione dovrebbe alla fine convergere su Domenico De Renzo. A Ricadi si profilano tre schieramenti guidati da Nicola Tripodi ("Ricadi libera"), Pino Giuliano e Franco Saragò. A Sant'Onofrio, in attesa che il centrosinistra ufficializzi le sue scelte, sono già in campagne elettorale Nino Pezzo (espresso dall'Udc) e l'ex presidente provinciale dell'Ordine dei medici, Tito Rodà. Si tratta di situazioni ancora in evoluzione e che potrebbero ancora mutare, disegnando anche nuovi scenari politici.

12 aprile 2011

Operazione Fox. Vigilanza, i piani per eliminare la concorrenza

Gli indagati "raccontano" la pianificazione della potente bomba alla Snam inesplosa a causa della pioggia 
di Marialucia Conistabile

Michele Purita, Vincenzo Dentato, Pasquale D'Andrea

Storie di ordinarie estorsioni per il Vibonese, territorio definito, dal procuratore Mario Spagnuolo, in alcune situazioni simile al Far West. Storie di intimidazioni e pressioni questa volta non a firma del racket, ma da chi sicurezza avrebbe dovuto garantire con l'obettivo di estromettere dal mercato istituti concorrenti.
Nell'inchiesta "Fox" condotta dalla Squadra mobile, infatti, è finito il titolare di un Istituto di vigilanza, un suo dipendente-collaboratore e un giovane loro vicino. Tentata estorsione è il reato contestato a Michele Purita, 44 anni, originario di Cessaniti e residente a Paradisoni di Briatico (titolare della Sud Security) e a Vincenzo (Enzo) Dentato, 42 anni, originario di Crucoli e residente a Ricadi il quale svolgeva attività di vigilanza pur non essendo guardia particolare giurata. Per entrambi è stata disposta dal gip, Gabriella Lupoli, su richiesta del procuratore Spagnuolo e del sostituto Santi Cutroneo, la custodia cautelare in carcere. Inoltre Dentato con Pasquale D'Andrea (detto Pasquale Coscia d'agneju), quest'ultimo si trova ai domiciliari, risponde di detenzione e porto in luogo pubblico di armi comuni da sparo.
Secondo quanto emerso nel corso di una conferenza stampa – presenti oltre al procuratore Spagnuolo e al sostituto Cutroneo anche il questore Giuseppe Cucchiara, il capo della Mobile Maurizio Lento e il vice Emanuele Rodonò – a dare il via alle indagini è stata la denuncia di un danneggiamento a un'auto di servizio (centrata da alcuni colpi di pistola) fatta lo scorso giugno dal titolare della Sud Security. Denuncia che per Purita si è rivelata però un vero e proprio boomerang nel senso che il monitoraggio ambientale di alcune utenze telefoniche e della stessa auto (una Fox) ha consentito agli investigatori della Mobile di scoprire che il grave danneggiamento in realtà non c'era mai stato e che a idearlo sarebbero stati Purita e Dentato per gettare discredito su un istituto di vigilanza concorrente a Tropea. Un filone investigativo quello avviato a seguito della denuncia del "danneggiamento" che, a distanza di qualche mese, si è intrecciato con quello aperto a seguito del pacco bomba – ad alto potenziale – rinvenuto davanti alla sede della Snam progetti rete gas. Ordigno non esploso a causa delle piogge che ne hanno spento la miccia. Due episodi apparentemente scollegati ma che alla fine sono risultati essere il prodotto di un'unica strategia della tensione: quella che sarebbe stata ideata dal titolare della Sud Security e dal suo dipendente-collaboratore e che avrebbe avuto come obiettivo principale l'istituto di vigilanza concorrente Sud Pol (titolare dell'appalto con la Snam) che avrebbe rischiato anche l'incendio del parco auto.
A delineare i contorni della "strategia" le intercettazioni ambientali. Soprattutto dai colloqui tra Purita e Dentato e di questi con D'Andrea emergono circostanze inquietanti, come la volontà di liberare il campo dalle ditte concorrenti.«Ce la dobbiamo studiare come si deve Michele...perché qua dobbiamo prendere provvedimenti, perché qua la gente si sta allargando un poco troppo», avrebbe detto Dentato a Purita aggiungendo: «Quindi dobbiamo vedere cosa cazzo dobbiamo fare...per forza...secondo me si sono stancati di vivere questi cristiani».
Ancora il racconto fatto dagli indagati avrebbe permesso di fare luce anche sulla bomba alla Snam, annunciata da una telefonata anonima: «C'è una sorpresa per voi». Inoltre altri elementi sarebbero emersi sulla fase di preparazione dell'ordigno – fase questa che aveva coinvolto, come indagato, il titolare di una ditta di fuochi pirotecnici di Soriano – con Dentato che avrebbe chiesto a Purita il costo della bomba e si sarebbe informato se la«miccia era stata comprata». Sempre relativamente all'episodio legato alla Snam sarebbe lo stesso Dentato a "raccontare" il tenore delle telefonate anonime sia a Giuseppe La Grotteria (dipendente Snam e responsabile del procedimento per l'appalto della vigilanza) sia a Paolino Galloro Corigliano e alla figlia Roberta, rispettivamente titolare e collaboratrice della Sud Pol. E dopo le pressioni e l'iniziale blocco del contratto con la Sud Pol (per "sopraggiunti problemi" da parte di quest'ultima) Purita e Dentato avrebbero anche pensato di rassicurare La Grotteria così «il cristiano può camminare tranquillamente».
Circostanziata anche la pianificazione dell'attentato al parco auto della Sud Pol per il quale Purita e Dentato avrebbero svolto sopralluoghi rendendo partecipe del piano D'Andrea. Attentato che gli indagati avrebbero pensato di compiere con l'uso di benzina o esplosivo mettendo nel conto – a causa della presenza di telecamere – anche un possibile scontro a fuoco con i vigilanti della Sud Pol: «Si deve sparare figlioli, si deve sparare perché se quelli escono con la pistola ci impiombano». Nel sopralluogo sarebbe stata valutata anche l'ipotesi di sparare contro le auto con un fucile «uno passava e li scotoliava tutti», resa vana dalla presenza delle telecamere.
Nel corso della conferenza stampa, inoltre, gl'inquirenti hanno posto in risalto il lavoro di "squadra" attivato da Procura, Questura e Prefettura al fine «di bonificare il settore della vigilanza privata» a dimostrazione «che lo Stato c'è in tutte le sue articolazioni».

Affruntata, solidarietà ai due dirigenti della società sportiva

Sostegno e vicinanza alla parroco don Franco Fragalà e a tutte le associazioni sportive e di volontariato che si sono dichiarate disponibili a partecipare all'Affrontata. È quanto espresso dal prefetto Luisa Latella ieri alle persone finite sotto il tiro delle minacce e delle intimidazioni dopo aver dato tutta la loro disponibilità a portare in processione le statue dei santi nel giorno di Pasqua.
L'incontro si è svolto in Prefettura intorno a mezzogiorno. Nel corso del faccia a faccia è stato espresso tutto il sostegno al presidente della società Sportiva "Sant'Onofrio calcio", Franco Petrolo, che era stato raggiunto da una telefonata minatoria attraverso la quale qualcuno gli avrebbe intimato: "tirati fuori dall'Affruntata".
Mentre all'allenatore della squadra di calcio della stessa società erano state tagliate le gomme del suo furgoncino. Il tutto, secondo gli inquirenti, per indurli a fare marcia indietro ed a non partecipare alla rappresentazione dalle profonde connotazioni religiose.
Il coinvolgimento dei giovani delle parrocchie, nonché delle associazioni sportive e di volontariato, era stato suggerito nelle settimane scorse dal vescovo mons. Luigi Renzo a tutti i parroci allo scopo di tenere lontane le ingerenze della criminalità organizzata, in particolar modo dall'Affruntata.
A Sant'Onofrio don Franco Fragalà aveva subito ottenuto la partecipazione suoi giovani e tra questi anche i rappresentanti delle associazioni sportive. Ma, evidentemente, a qualcuno tutto ciò non è piaciuto, così come non è piaciuto la proposta, ma è stata solo una risposta a quanti pensano di impedire l'Affruntata e nient'altro, l'idea del Prefetto di mettere a disposizione della Confraternita polizia e vigili del fuoco per portare a spalla le statue dei santi. In tal senso molti i parrocchiani che ieri si sono sentiti particolarmente colpiti: «L'Affruntata è della comunità parrochiale e tale deve rimanere, altrimenti è meglio non farla, se dovesse perdere questo connotazione». (n.l.)

11 aprile 2011

Vibo Marina. Pulizia delle spiagge, la palla passa ai volontari

L'opera di bonifica per stigmatizzare il forte ritardo dell'Amministrazione comunale 
di Lino Fresca

Il gruppo di volontari che hanno ripulito le spiagge

Incuranti del sole che picchiava duro si sono dati appuntamento sulla spiaggia di Bivona per ripulirla, provocatoriamente, da cima a fondo. Orario di avvio della bonifica perfettamente rispettato. Alle ore 9,30 una squadra di "salute pubblica", armata di rastrelli scope e buste di plastica di grosse dimensioni, è entrata in azione cominciando a rastrellare il lungo arenile che da Bivona porta al Pennello.
Ogni metro di spiaggia era invaso da cumuli di rifiuti, una parte portata dal mare e l'altra prodotta dalle attività distruttive dell'uomo. I rastrelli, nonostante fossero spinti da braccia forzute, a stento riuscivano a rompere il muro di canne depositate da alcune settimane sulla battigia. Per nulla scoraggiata la squadra di volontari, messa in campo da Giovanni Patania (Slai Cobas), ha lavorato per ore riuscendo a strappare al degrado decine di metri di arenile. Per sfinimento hanno deposto le armi della loro "ribellione pacifica" (rastrelli e scope) solo al calar del sole.
«È un'impresa titanica – ha sottolineato Giovanni Patania – ripulire tutta questa spiaggia. Con il nostro intervento di bonifica abbiamo volutamente e provocatoriamente stigmatizzare il forte ritardo accumulato dell'amministrazione di palazzo "Luigi Razza" nell'avvio degli interventi di pulizia degli arenili che attualmente sono impraticabili per le tonnellate di immondizie portate dal mare. L'esecutivo comunale dovrebbe soltanto vergognarsi per quello che ancora non è riuscito a fare. Una Circoscrizione come la nostra vive soprattutto di turismo. Senza le spiagge pulite i turisti scappano a gambe levate».
Nella "squadra di salute pubblica" ieri mattina c'era tanta rabbia. «Per rimuove tutto questo degrado – ha urlato in coro – occorre che il Comune metta in campo le ruspe. Le nostre braccia non sono in grado di rimuovere tutti questi rifiuti che si sono accumulati nel periodo invernale. Se la nostra amministrazione vuole lo sviluppo turistico del litorale cittadino deve programmare per tempo le cose da fare. Solo così si possono attirare quei turisti che scelgono da tempo altri centri del litorale vibonese per fare le loro vacanze. Molti commercianti – ha continuato – di Vibo Marina, Bivona e Portosalvo sono molto arrabbiati perchè c'è poca gente in giro. Con queste spiagge sporche anche se il tempo è bello ce poco da fare».
Mentre il gruppo di volontari faticosamente cercava di pulire la spiaggia molti cittadini, intenti a passeggiare sul lungo mare di Bivona, hanno solidarizzato con loro. «Altro che sviluppo turistico – ha affermato un insegnante –. in questa condizioni non andremo da nessuna parte. Con le spiagge che abbiamo non riusciamo a creare neanche un nuovo posto di lavoro. Gli arenili di Bivona e Vibo Marina sono unici per la loro bellezza. Basterebbe una maggiore attenzione da parte degli amministratori per renderle più decorose. Speriamo che si volti pagina». Giovanni Patania dopo una giornata di lavoro ha invitato il sindaco ha interessarsi un pò di più delle frazioni marine.

10 aprile 2011

Allarme della Cisal: le spiagge del litorale invase dall'immondizia

di Lino Fresca


«Spiagge sporche e invase da rifiuti di ogni genere». È quanto denuncia il segretario della Cisal, Nicola Maria Cavallaro il quale sollecita gli amministratori ad avviare la bonifica degli arenili. «Il primo biglietto da visita – afferma il segretario della Cisal – per i turisti che sono arrivati lungo il litorale vibonese non è stato dei più graditi. Ancora una volta il nostro meraviglioso panorama turistico viene intaccato dalla presenza di rifiuti sulle spiagge che nessuno sembra vedere nonostante siamo alla vigilia della stagione estiva. Rifiuti – aggiunge – che provengono dal mare o che talvolta cittadini imprudenti e irresponsabili scaricano incautamente sulla stessa spiaggia finendo per deturparla e renderla impraticabile. Permanendo questa situazione si rischia di abbrutire il panorama costiero che è tra i più belli al mondo».
Il segretario della Cisal non si limita a stigmatizzare il degrado che regna sovrano sugli arenili vibonesi. «A completare questi primi disagi – sostiene il segretario Cavallaro – anche le strutture turistiche chiuse che, fatta qualche debita eccezione, ancora non aprono i battenti neanche nei weekend. Intanto la pericolosa presenza di rifiuti genera malumore tra la popolazione e tra gli stessi imprenditori turistici. A Briatico, tanto per citare un esempio, fanno bella mostra sulla spiaggia elettrodomestici in disuso e rifiuti di ogni genere. Stessa situazione sulle altre spiagge del litorale».
La Cisal Calabria denuncia senza mezzi termini questo grave stato di degrado ed invita gli enti preposti a promuovere tutte le iniziative utili per avviare una strategia capace di assicurare, in tempi brevi, un programma per presentare al meglio l'arrivo della stagione estiva 2011. «Tanto per incominciare – ribadisce il segretario Cavallaro – è già tempo per sollecitare la Regione ad avviare il Piano spiagge pulite cercando di coinvolgere tutti i comuni del litorale. La cultura dell'accoglienza, che dovrebbe essere uno dei principali obiettivi per dare ossigeno all'economia e al mondo della disoccupazione inizia già a manifestare le proprie difficoltà. La vigilia delle festività pasquali, che rappresenta un pò il banco di prova per l'estate che incombe, evidenzia i primi disagi per quanti hanno deciso di trascorrere sulle spiagge vibonesi una prima vacanza. Naturalmente piovono già le prime proteste all'indirizzo di chi è preposto alla garanzia delle politiche turistiche».
Per avviare la stagione balneare con il piede giunto occorre programmare, in via prioritaria, i primi interventi di pulizia per rendere gli arenili fruibili. Ce da augurarsi che dopo l'appello lanciato dal segretario della Cisal gli amministratori mettano mano alla pulizia degli arenili. Nei giorni scorsi sul litorale tropeano una comitiva di turisti non ha potuto fare il bagno perchè il mare era sporco. Queste prime avvisaglie devono far riflettere gli amministratori. Se non si interviene con celerità c'è il rischio che la stagione turistica 2011 venga compromessa. Sarebbe un vero peccato alla luce delle difficoltà economiche che attanagliano l'intero territorio vibonese. L'industria turistica funziona se il mare e le spiagge sono puliti.

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