28 febbraio 2011

Briatico. Decine di proiettili nel cassetto del comodino: denunciato un uomo

I proiettili sequestrati a Briatico

Briatico (Vibo Valentia). Nascondeva dentro un cassetto del suo comodino ben 40 proiettili con ogiva blindata  calibro 7.65. A trovarli sono stati i carabinieri della stazione di Briatico che ieri hanno fatto irruzione nell’abitazione di R.N., soggetto con precedenti di polizia, residente nella piccola cittadina costiera. I militari della Compagnia di Vibo Valentia, che da settimane stanno battendo a tappeto tutti gli abitati della costa, da tempo sorvegliavano l’uomo e ieri hanno deciso di intervenire passando al setaccio la sua abitazione ed alcuni terreni. La perquisizione è durata alcune ore e si è conclusa con la denuncia dell’uomo per detenzione illegale di munizionamento. I proiettili, tutti perfettamente tenuti ed efficienti, sono stati sequestrati dai militari. È la seconda volta in pochi giorni che i carabinieri rinvengono in un’abitazione una riserva illegale di munizioni che, fortunatamente, è stata eliminata dalla circolazione prima che potesse essere utilizzata.

fonte: http://www.newz.it/2011/02/27/briatico-decine-di-proiettili-nel-cassetto-del-comodino-denunciato-un-uomo/88217/

27 febbraio 2011

Legalità, i giovani trovino il coraggio di scegliere e dire no alla 'ndrangheta

di Francesca Durante

Scegliere, questa la parola d'ordine. Che si tratti di piccole infrazioni, "deroghe" a quella che dovrebbe essere la "normalità" o favori a parenti e amici, è sempre una questione di scelta. Bianco o nero. Il grigio non è un colore che può star bene a chi vuol vivere nella luce della legalità, perché tacere e far finta che nulla sia accaduto serve solo a dare maggior forza a chi ha fatto della prepotenza e della violenza il proprio stile di vita.
È da qui che ha origine la legalità ed è da qui che deve partire la lotta alle mafie. Lo hanno affermato ieri a gran voce i rappresentanti istituzionali riuniti nell'aula magna dell'Istituto "Vito Capialbi" in occasione della conclusione del progetto regionale Zep (Zone di educazione prioritarie), un intervento firmato "Gerbera Gialla" volto alla diffusione della cultura dell'antimafia e del rispetto della libertà individuale nelle zone ad alto rischio di criminalità. Insieme a loro lo hanno gridato con forza gli studenti del liceo "Capialbi", della scuola media "Amerigo Vespucci" di Vibo Marina e dell'istituto professionale "De Filippis", che attraverso fotografie, spot ed illustrazioni hanno mostrato quale sia il significato che attribuiscono alla parola "mafia".
Omertà, inganno, timore. «Fino a marzo scorso, quando ha avuto inizio il progetto – hanno spiegato – non sapevamo realmente cosa volesse dire "crimine" e cosa significasse "fare antimafia", ma adesso ci rendiamo conto che ognuno di noi può combattere per la giustizia anche semplicemente rispettando le regole della società civile. La mafia – hanno aggiunto attraverso un filmato – è paura, la mafia fa schifo. Noi non vogliamo vivere nel terrore e saremo sempre a fianco di chi è vessato dalle intimidazioni e di chi ha deciso di denunciare». Affermazioni significative, che hanno colpito il prefetto Luisa Latella, il questore Giuseppe Cucchiara e il giudice Fabio Regolo, invitati a prendere parte all'incontro dal coordinatore dell'associazione nazionale Riferimenti Adriana Musella. «Le dichiarazioni di oggi – hanno affermato ad un'unica voce i rappresentanti della giustizia rivolgendosi agli studenti – sono espressione di grande civiltà e di un senso critico che speriamo non perdiate mai. Siate consapevoli del vostro presente, formatevi, conoscete quanto più possibile e studiate per essere sempre in grado di capire se chi vi trovate di fronte agisce per il bene comune e secondo le regole o se sta tentando di raggirarvi. Chiedetevi che fine fanno i fondi pubblici e non accettate mai di camminare a testa bassa e di vivere nel disfattismo e nella rassegnazione e se nel sistema della giustizia possono esserci delle mele marce abbiate fiducia nelle istituzioni».
«Non posso esprimermi per il passato – ha aggiunto il giudice Regolo – ma oggi a Vibo avete a disposizione funzionari capaci e presenti, che lavorano in squadra e questa è una situazione che non so se si ripeterà. Adesso siete chiamati a decidere se subire in silenzio oppure affiancarci nel nostro lavoro, perché la fase repressiva tocca a noi, ma la lotta alla criminalità organizzata parte da voi. Sappiate dire di no – ha aggiunto – decidete di opporvi alla 'ndrangheta e alla massoneria che fa il bello e il cattivo tempo spartendosi posti di lavoro e ruoli di prim'ordine anche all'interno della sanità, questo è l'unico modo che avete per essere cittadini e non sudditi». Un'esortazione accolta tanto dai giovani del progetto quanto da Giovanni Policaro, Michele Piraino e Maria Salvia, dirigenti degli istituti coinvolti, a cui al termine della manifestazione è stata consegnata una targa di ringraziamento da parte dell'associazione Riferimenti.

25 febbraio 2011

Abusivismo edilizio, sequestri a Tropea, Zambrone e Ricadi


TROPEA Nove persone sono state denunciate dai carabinieri della Compagnia di Tropea, diretti dal tenente Francesco Di Pinto, nell'ambito di un servizio finalizzato alla prevenzione e repressione nel settore dell'inquinamento ambientale e dell'abusivismo edilizio. Il servizio, oltre ai militari dell'Arma della cittadina tirrenica, ha visto impegnate le stazioni di Zungri, Ricadi e Zambrone, tutte località che in virtù delle loro risorse paesaggistiche costituiscono centri di altissima vocazione turistica.
In particolare, i militari di Zungri diretti dal maresciallo Dario Randazzo, hanno denunciato un imprenditore edile, S.G. di 36 anni, per essersi reso responsabile del reato di inquinamento ambientale e attivazione di discarica di rifiuti pericolosi. All'interno di un suo cantiere edile sono stati rinvenuti numerosi pannelli di cemento amianto (eternit) in fase di forte deterioramento. L'area è stata sottoposta a sequestro.
A Tropea, invece, i militari della Compagnia hanno denunciato un commerciante, C. S. di 49 anni, del luogo, un ingegnere M. D.di 48 e un geometra di 33 anni di Zambrone, poichè resisi responsabili del reato di abusivismo edilizio. I tre stavano realizzando, all'interno di una nota struttura ricettiva ubicata a Zambrone, località Priscopio, muri in pietra finalizzati a lavori di lottizzazione senza le previste autorizzazioni. I manufatti sono stati sottoposti a sequestro.
Sempre i militari di Tropea hanno denunciato un impiegato di 44 anni, L.P., del luogo, unitamente a V.R., classe 46 anni ed una casalinga, A.J. di 61, D.V.S., 60 anni, operaio, sempre per reati di abusivismo edilizio. I soggetti sono stati sorpresi ad eseguire lavori di ristrutturazione in un condominio sito nel centro di abitato di Tropea, senza le previste autorizzazioni.
A Ricadi, infine, i militari dell'Arma di Spilinga diretti dal maresciallo Vincenzo Boerio hanno denunciato un operatore turistico, L. M. di 66 anni, responsabile del reato di abusivismo edilizio. È stato sorpreso mentre all'interno della propria struttura ricettiva realizzava una superficie di 250 metri quadri in legno in assenza delle previste autorizzazione. La struttura ricettiva è stata sottoposta a sequestro.


24 febbraio 2011

Briatico. Colpi di pistola esplosi contro la stazione

BRIATICO Diversi colpi di arma da fuoco sono stati esplosi all'interno della stazione ferroviario di Briatico. È accaduto qualche giorno fa, ma solo ora se ne è avuta notizia. I proiettili hanno centrato le porte, le pareti e la facciata della stazione. Danneggiato anche il monitor delle informazioni su arrivi e partenze dei convogli in transito lungo la linea Eccellente-Rosarno, via Tropea.
Difficile comprendere i motivi dell'assalto. La direzione delle Ferrovie dello Stato di Reggio Calabria pensa a un atto vandalico fine a se stesso, anche se l'utilizzo di armi da fuoco lascia aperto qualsiasi scenario. Saranno le indagini della magistratura a chiarire meglio i contorni di un episodio comunque inquietante e che non può essere sottovalutato.
Vandali scatenati anche nella stazione di Tropea, colpita per la terza volta in questi primi due mesi del nuovo anno. Anche in questo caso viene difficile decifrare la portata dell'episodio. Ancora una volta, sono stati infranti i vetri della bacheca sul primo binario. Danneggiate anche le porte della sala d'attesa e dei servizi igienici.
I danni complessivi nelle due stazioni ammontano a oltre duemila euro, a cui si aggiungono quelli di immagine per il gruppo delle Ferrovie dello Stato.
Nella stazione di Tropea, nel corso del 2009 a fronte dei continui atti vandalici, sono stati investiti 158 mila euro per interventi di ristrutturazione dell'impianto e per attività di manutenzione ordinaria. Tutto vano.

fonte: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=28293&Edizione=11&A=20110224

23 febbraio 2011

Blocco dell'edilizia, la crisi incalza ma c'è chi preferisce non vedere


La crisi c'è, la si tocca con mano e la si sbandiera all'occorrenza. I dati, soprattutto quelli relativo al settore edile, hanno ormai il tono di un vero e proprio de profundis ma, nonostante tutto, c'è chi ancora fa finta di non vedere e di non sentire.
Altrimenti, infatti, non si spiegherebbe il silenzio tombale di parlamentari, consiglieri regionali, presidente della Regione e alcuni sindaci del Vibonese, a seguito della grande manifestazione promossa al'inizio del mese dal Partenariato economico e sociale dell'edilizia, che raggruppa ben 17 sigle.
Ed è proprio una nota del "movimento" (Ance, Confindustria, Cna, Confartigianato Casartigiani, Legacoop, Confcooperative, Ordini degli Architetti, Ingegneri, Geologi, Collegio dei geometri, Cgil, Cisl, Uil, Fillea, Filca e Feneal) a denunciare il «silenzio eloquente e quanto mai assordante» dietro cui la classe politica ha preferito trincerarsi, mentre chi ha a cuore la problematica cerca di passare concretamente ai fatti. «Il ruolo a cui è chiamato chi amministra – sottolinea la nota – non deve essere solo quello delle campagne elettorali, ma soprattutto quello di tutelare gli interessi e la qualità della vita dei cittadini tutti. È necessario ripristinare un rapporto di reciproca lealtà tra chi governa e le imprese – prosegue il documento – occorre fare chiarezza sui fondi disponibili per gli investimenti strutturali, attivando da subito tutto ciò che è disponibile per la modernizzazione del territorio e la sua sicurezza, eliminando le situazioni di stallo che penalizzano l'economia "del mattone" e del suo indotto».
E per chi lo avesse dimenticato il Partenariato economico e sociale dell'edilizia, ri-snocciola i dati del tracollo, cominciando dal 17% del decremento degli investimenti nell'edilizia registrato in Calabria nell'ultimo anno, mentre le ore di cassa integrazione nel 2010 sono aumentate del 58% rispetto al 2009. Per quanto riguarda il Vibonese nel 2010 è stata registrata una flessione degli addetti del 14% rispetto all'8,5% regionale. Inoltre, sempre in provincia, nel 2009 è scomparso il 15% delle imprese edili e «ancora non si conosce il numero di quante hanno chiuso i battenti nel 2010», ma il numero dei Durc emessi qualche segnale lo dà e sono ancora dolori, perché nel 2010 è risultato inferiore del 10% rispetto all'anno precedente.
Insomma la situazione ha assunto i connotati di una vera e propria emergenza – considerate anche le ripercussioni provocate sul settore da una serie di altre problematiche (ritardi nei pagamenti dei lavori, pessimo utilizzo delle risorse pubbliche disponibili, fisco nemico dello sviluppo, credito inaccessibile...) non ultima la criminalità – che avrebbe dovuto far superare steccati ideologici, politici e sindacali.
Associazioni, Ordini professionali, categorie datoriali e sindacati la loro parte l'hanno fatta e continuano a farla, ma per uscire fuori dal tunnel è necessario anche il coinvolgimento attivo di chi invece si è trincerato dietro l'assordante silenzio.
«Le priorità del settore delle costruzioni contenute nel documento che le 17 sigle organizzatrici la manifestazione del 4 febbraio hanno redatto e consegnato a politici, agli organi di stampa e alle televisioni, merita una seria e responsabile analisi», rimarca ancora la nota. «Imprese, professionisti e lavoratori non chiedono vantaggi o privilegi per la categoria – viene ribadito – ma chiedono alla classe politica di guardare in faccia la crisi per riuscire a mettere in campo azioni concrete e risolutive, per costruire insieme il futuro, senza attendere passivamente che diventi soltanto passato».(m.c.)


19 febbraio 2011

Riflessi di luce, un libro di Francesco Riggio musicista controcorrente di Briatico



Si intitola "Riflessi di luce" il nuovo volume di Francesco Antonio Riggio, ottanta pagine, una raccolta di poesie ma anche di pensieri, canzoni, riflessioni, aforismi,  preghiere e tanto altro ancora. Artisticamente conosciuto come Fog, Riggio è principalmente un paroliere cantante musicista  controcorrente. In questo volume di miscellanea ha un forte bisogno di comunicare, l'autore cerca di delineare, di chiarire e di illustrare al meglio il suo stile poetico, un'impronta artistica tutta personale nel comporre versi poetici, ma anche il pensiero sulla realtà che ci circonda. Riggio scrive nell'introduzione alle pagine e si presenta al lettore: "sono un artista povero perché seguo i miei ideali, senza farmi contaminare dalle mode passeggere, dalle correnti filosofico-mondane, dal fai come fanno tutti".  Francesco Riggio, Fog, è un giovane con tante idee in testa che da anni porta avanti grazie, principalmente, alla profondità della sua fede. Nato a Tropea, oggi vive e lavora a Briatico dove ha cominciato a studiare batteria, poi, successivamente, tanti altri strumenti, la chitarra, il basso, il piano ed anche il canto. Anni e anni a cantare e suonare tutti i giorni e a comporre, a scrivere le sue canzoni. Ad oggi Francesco Riggio ha pubblicato ben nove album e la sua speranza più grande è quella che la sua inedita testimonianza di scrittura e di musica possa “aiutare la gente ad aprire gli occhi su ciò che la circonda e sull'immensa pressione del sistema chiamato mondo! La vera libertà - aggiunge- consiste nel non farsi soggiogare dal male, ma nel vivere i propri ideali, soprattutto nell'amore. La fede e l'amore sono le chiavi della libertà dell'uomo!”.  Il suo personale obiettivo è quello di “liberare la musica dalle catene che la legano al conformismo e al mercato, diffondendo un genere di musica  senza fini di lucro. Suonare deve essere prima di tutto una passione che va esercitata liberamente- continua- permettendo così all'artista di esprimere il proprio talento senza alcun vincolo dovuto ad un resoconto economico". Riggio afferma di non prediligere un solo tipo di musica, ma molti generi che vanno dal Rap al Rock, dal Blues al Folk, dal Jazz all'elettronica, il tutto unito ad un pizzico di Psichedelica, uno stile di musica atmosferica tutto personale. Oltre alla passione per la musica Francesco Riggio ama le arti visive, la natura, la preghiera, la storia... Ha un forte dissenso per la televisione che considera ormai solo come "uno strumento di commercio, senza più contenuti educativi, che potrebbe e dovrebbe veicolare cultura e invece non fa altro che plagiare la mente delle persone con programmi scandalistici e privi di pudore". La sua è una vera e propria corsa controcorrente e forse, aggiungiamo, anche contromano. 
Franco Vallone

Un accordo tra Comuni per rilanciare il tessuto economico provinciale

Un accordo tra Comuni per rilanciare il territorio provinciale dal punto di vista socio-culturale ed economico. È questo il motivo per cui l'assessore comunale agli Affari istituzionali, Nicolino La Gamba, ha incontrato ieri mattina, a palazzo "Luigi Razza", i sindaci Michele Pannia (San Gregorio D'Ippona), Saverio Franzè (Stefanaconi), Nazzareno Fialà (Ionadi), Domenico Borello (San Costantino Calabro), nonchè il rappresentante del comune di Briatico, Domenico Marzano.
L'incontro è stato incentrato sostanzialmente sull'analisi e sull'approfondimento di tematiche comuni, al fine di raggiungere un'intesa capace di attivare il Sistema di progettazione integrata. In particolare i sindaci dovranno realizzare un elenco di priorità e criticità del proprio comune da valutare, unitamente a quello degli altri primi cittadini, al fine di stilare un documento unitario che permetta di attivare quel meccanismo virtuoso attraverso il quale si potrà partecipare ai Bandi regionali e all'utilizzo dei Fondi Por. «Il primo passo – ha detto l'assessore Nicolino La Gamba – sarà dunque quello di stilare un documento congiunto che verrà sottoscritto da tutti i partecipanti il 25 febbraio prossimo, alle ore 10, nella sala giunta di palazzo "Luigi Razza"».
Vari gli argomenti trattati nel corso della riunione: dall'ambito culturale, turistico e sportivo (si è proposto di organizzare eventi e manifestazioni itineranti che coinvolgano tutti i comuni della provincia), a quello ambientale (con particolare attenzione alla depurazione e ad una piattaforma ecologica) e al settore urbanistico e della viabilità (creazione di piste ciclabili, sblocco della circonvallazione est e allargamento del Piano regolatore comunale).
I sindaci hanno, pertanto, unanimamente accettato la proposta avanza dall'assessore comunale La Gamba, affrontando anche il problema legato all'aspetto economico e di conseguenza ai problemi infrastrutturali, sociali e culturali presenti in ogni realtà provinciale. Mettersi insieme significa avere una forza contrattuale anche più ampia: motivo per cui tutti hanno espresso la disponibilità a valutare ogni soluzione possibile, consapevoli però che unificare le prospettive è assolutamente necessario. «Con questo incontro – ribadisce l'assessore La Gamba – e con il potenziamento dei soggetti istituzionali che ne consegue, stiamo cercando di unire le forze al fine di risolvere i problemi che gravano sul territorio a beneficio dell'intera popolazione sostenendo così anche quei comuni piccoli che spesso sono tra i più penalizzati della provincia».
Soddisfazione per l'iniziativa anche il sindaco Nicola D'Agostino il quale ha sollecitato il suo assessore ad andare avanti per creare nuove occasioni di sviluppo.(l.f.)

17 febbraio 2011

‘Ndrangheta: beni per 6 mln confiscati al clan La Rosa


I finanzieri del Gico del nucleo di polizia tributaria di Catanzaro hanno confiscato beni per un valore di circa 6 milioni di euro. Il provvedimento riguarda alcuni esponenti di spicco del clan mafioso La Rosa, operante sul territorio della città di Tropea (Vv) e sulle zone limitrofe e strettamente collegato alla cosca Mancuso dominante sull'intera provincia vibonese. I provvedimenti, emessi dalla corte d'appello di Catanzaro, hanno inferto un duro colpo al patrimonio del sodalizio criminoso e, in particolare, a quello di Antonio La Rosa condannato nel luglio del 2010, con sentenza definitiva, a 8 anni di reclusione per associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione e trasferimento fraudolento di valori. Nei suoi confronti le fiamme gialle hanno proceduto a confiscare un ingente patrimonio di beni mobili ed immobili ed attività commerciali, tutti ubicati nel comune di Tropea, costituito da due ditte individuali operanti nel campo della vendita al dettaglio di abbigliamento ed articoli da regalo; Un immobile in corso di costruzione, di circa 6.000 mq., destinato ad ospitare un albergo; un appartamento; un immobile ad uso commerciale; un appezzamento di terreno edificabile ed una autovettura. Nel corso della stessa operazione sono stati confiscati beni (una ditta individuale operante nel campo del commercio all'ingrosso di prodotti ortofrutticoli ed un immobile ad uso industriale sito a Briatico) anche in capo a Domenico Salvatore Polito, stretto collaboratore di Antonio La Rosa ed anch'egli condannato con sentenza definitiva a 5 anni e sei mesi di reclusione, che - secondo gli inquirenti - aveva il compito di reinvestire i proventi derivanti dalle attività illecite dell'organizzazione operante nel territorio di Tropea. I beni in questione avevano formato oggetto di sequestro preventivo da parte della stessa Guardia di Finanza in quanto ritenuti frutto del reimpiego di capitali di provenienza illecita.

fonte: http://www.cn24.tv/news/20075/ndrangheta-beni-per-6-mln-confiscati-al-clan-la-rosa.html

Cocaina, libero Francesco Romano


Accolto dal Tribunale del riesame di Catanzaro anche il ricorso dell'avv. Giuseppe Bagnato, per cui è ritornato libero pure Francesco Romano, 24 anni, di San Leo di Briatico.
Lo scorso 25 gennaio il giovane era rimasto implicato nell'operazione "Ghost" e, pertanto, era stato fermato con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata alla detenzione e spaccio di cocaina. Fermi operati dalla Squadra mobile e poi tramutati in custodia cautelare in carcere da parte del gip.
Nei confronti del ventiquattrenne di San Leo di Briatico non è stata applicata alcuna misura cautelare, per cui Romano ha potuto lasciare il carcere e ritornare a casa liberamente senza dover assolvere ad alcun altro obbligo.

15 febbraio 2011

Una frana inghiottisce la strada che da Briatico conduce a Mesiano

La frana che ha colpito la Briatico-Mesiano 

Una frana di notevoli proporzioni sta interessando in questi giorni la strada che da Briatico conduce a Mesiano. L'asfalto, in più punti, è rimasto letteralmente vuoto della terra sottostante che è scivolata a valle con tutto il guardrail. La strada è stata comunque prontamente transennata e adeguatamente segnalata dagli enti preposti al fine di evitare possibili pericolosi incidenti. Percorrendo la stessa strada, in territorio comunale di Cessaniti, si incontra un altro grosso smottamento che ha inghiottito completamente il manto stradale in più punti, poco prima degli abitati di San Cono e San Marco. Salendo ancora verso Mesiano, un altro smottamento prima di entrare nell'abitato di Papaglionti, in territorio comunale di Zungri e sulla strada, tutt'ora interrotta, che conduce a Potenzoni di Briatico. Con questa ennesima frana continuano, e si acutizzano, i disagi e i pericoli per i tanti automobilisti e camionisti che quotidianamente effettuano questo tragitto stradale della provincia di Vibo Valentia.

Franco Vallone

12 febbraio 2011

Maierato un anno dopo l'imponente frana

Il sindaco Sergio Rizzo: nonostante tutto le risorse assegnate per la ricostruzione sono ancora insufficienti 
di Raffaele Lopreiato


Quindici febbraio 2010. Le immagini in presa diretta girate in quel drammatico pomeriggio dal cameraman di una tv locale fanno subito il giro del mondo. Consegnando per sempre alla storia il ricordo di una comunità in fuga, che vede letteralmente mancarsi la terra da sotto i piedi.
Un anno è ormai trascorso da quel tragico giorno che ha cambiato per sempre il volto di Maierato e la vita dei maieratani. Che ancora oggi non riescono a dimenticare, dietro l'apparenza di una ritrovata "normalità", le sconvolgenti immagini della grande frana, con la collina che scivola giù come un fiume in piena trascinando violentemente con se tutto ciò che trova sul suo cammino.
Un evento rarissimo, definito da Guido Bertolaso "liquefazione della frana", e al tempo stesso imponente. Nell'arco di pochi secondi, infatti, il 15 febbraio dello scorso anno a Maierato sono scivolati dalla collina ben quaranta ettari, cioè oltre due milioni di metri cubi di terreno. Una gigantesca onda di fango – così chi viveva ai piedi della collina la descriveva nelle ore immediatamente successive – che in un sol colpo ha cancellato ben tre strade provinciali. Un movimento "pericoloso e lento" che oltre all'allontanamento dalle proprie abitazioni delle circa 400 persone residenti nell'area vicino alla frana, il giorno successivo determinò lo sgombero dell'intero paese. Per dieci giorni Maierato si trasformò in un paese fantasma, dove neppure cani e gatti si vedevano in giro. Un paese deserto e blindato dove i pochi autorizzati ad accedervi potevano farlo soltanto se accompagnati dai vigili del fuoco, forze dell'ordine o dai volontari della Protezione civile.
A gestire le fasi di quella drammatica emergenza, furono sin dal primo momento il prefetto di Vibo Valentia Luisa Latella ed il sindaco di Maierato Sergio Rizzo. E proprio con quest'ultimo proviamo a tracciare un bilancio della difficile ricostruzione, ancora ben lontana dal dirsi conclusa, nonostante «le tante cose già realizzate o in fase di realizzazione, frutto della cooperazione sinergica con Prefettura, Provincia, Regione e Commissario delegato all'emergenza idrogeologica».
Di fondamentale importanza, per il sindaco del piccolo centro del Vibonese, la collaborazione con il Dipartimento di ingegneria idraulica e ambientale del Politecnico di Milano che «ha portato all'elaborazione di uno studio completo del fenomeno ed alla analisi geologica delle cause e dei possibili scenari evolutivi futuri, consentendo il varo di una serie di misure per la graduale messa in sicurezza del territorio prontamente approvate dalla struttura tecnica regionale e già mandate in appalto».
Nello specifico, gli interventi più consistenti, sia dal punto di vista tecnico che finanziario, riguardano la messa in sicurezza della cosiddetta "zona rossa", la mitigazione del rischio idrogeologico attraverso la canalizzazione delle acque sorgive e piovane, la realizzazione di due nuove arterie che andranno a sostituire le strade provinciali inghiottite dalla frana.
Già in fase di realizzazione è anche il sistema di monitoraggio del territorio predisposto nell'ambito del piano di protezione civile, mentre ulteriori interventi potranno essere attuati appena sarà possibile utilizzare anche i 700mila euro messi a disposizione dal ministero dell'Ambiente. Anche gli interventi finalizzati all'assistenza socioeconomica sono in fase di realizzazione ed a tal fine Rizzo ricorda «la prima tranche già erogata del contributo all'autonoma sistemazione degli abitanti, mentre già nei prossimi giorni prenderà il via la liquidazione della seconda tranche, per un importo complessivo liquidato di 250mila euro». Pure le aziende danneggiate riceveranno gli aiuti necessari per il rilancio della produttività appena si concluderà la fase istruttoria delle istanze di risarcimento.
Alla luce di tutte queste considerazioni, il sindaco Rizzo si mostra cautamente ottimista. «Superate le iniziali incomprensioni ed i rimpalli di responsabilità – sottolinea il primo cittadino di Maierato – il rapporto di sincera cooperazione instaurato con gli organi istituzionalmente preposti a gestire queste situazioni di rischio ha comportato una reale accelerazione delle procedure di intervento e l'abbattimento degli ostacoli burocratici. Certo – aggiunge Rizzo – le risorse assegnate per la ricostruzione sono ancora insufficienti, e pertanto chiediamo al governo nazionale una assunzione diretta di responsabilità, anche perché noi faremo di tutto per non privare i nostri figli del sacrosanto diritto a vivere in totale sicurezza nel paese dei loro padri».
Per Rizzo, comunque, anche piccoli gesti possono contribuire al recupero di una «tranquillizzante normalità» per la comunità. Per tale ragione sollecita «un rapido accoglimento dell'istanza a favore dello sblocco della viabilità sul tratto di strada che dal centro abitato porta alla città capoluogo» ed auspica altresì «la riapertura dello stabile che ospita la banca di Credito cooperativo, fiore all'occhiello di Maierato e volano indispensabile per il rilancio economico».

11 febbraio 2011

Candidati collusi, un rapporto allarmante

Le forze politiche aprono la caccia agli infiltrati ma nessuno pensa di fare pulizia al proprio interno 
di Nicola Lopreiato

Politica e mafia, il legame è sempre più saldo. L'allarme del presidente della commissione parlamentare antimafia Giuseppe Pisanu, tutto teso a sottolineare i pericoli di infiltrazioni all'interno delle amministrazioni locali, pertanto, è più che fondato. A testimoniarlo non sono solo i Comuni sciolti per forti condizionamenti che subiscono, ma anche il numero delle violazioni al codice di autoregolamentazione approvato dalle stesse forze politiche alle ultime elezioni amministrative.
Ad essere colti con le "mani nella marmellata", in questa lunga lista di violazioni sono state anche forze politiche di «rilevanza nazionale» che, guarda caso, coinvolgono sia la maggioranza di centrodestra che quella del centrosinistra, e in particolare Pdl, Pd e Udc. Sotto osservazione sono finiti tre candidati non eletti nelle rispettive liste. In questo caso si tratta, effettivamente, di persone la cui posizione non era in linea con le regole previste dal codice di autoregolamentazione incentrato sulla trasparenza.
Violazioni bipartisan, quindi, come per dire che quando si tratta di andare alle urne il colore politico e le "regole" antimafia contano ben poco. I partiti guardano solamente al consenso, costi quel che costi, altro che codice di autoregolamentazione e lotta alla mafia. In quel momento vige solo la regola del consenso e questo si ottiene anche con il sostegno delle cosche.
Da quanto emerge dalle risultanze della commissione parlamentare, che ha acquisito i rapporti di tutte le Prefetture, a livello nazionale le violazioni hanno riguardato 11 consiglieri eletti, e 34 candidati non eletti. Sullo stato dei procedimenti, risulta che 25 sono definitivi, ovvero già accertati, 15 non definitivi e 5 da approfondire. A palazzo "Luigi Razza" un candidato è risultato nella liste del Pdl e un altro nella lista del Partito democratico. Il rapporto della commissione parlamentare va oltre e non manca di passare in rassegna anche i candidati regionali, in questo caso non ne esce immune neanche l'Udc.
Un bilancio per nulla rassicurante non solo perché vengono compromesse le regole della democrazia quanto diventa sempre più difficile poter immaginare gli enti locali quali riferimenti di democrazia e legalità.
Lo stesso presidente della commissione Pisanu, commentando il rapporto, ha voluto sottolineare con forza che il fenomeno è particolarmente radicato al Sud e in particolare in Calabria. Non bisogna dimenticare, infatti, l'alto numero di Comuni sciolti per mafia. Da ultima l'Asp di Vibo Valentia all'interno della quale uomini della 'ndrangheta avevano di fatto messo le mani su appalti e subappalti all'interno dell'ospedale Jazzolino.
Attorno alle violazioni del codice di autoregolamentazione da parte dei partiti e di loro candidati (che bisogna ricordarlo per il momento non sono equiparabili a reati) la politica ha avviato la classica caccia all'uomo. Come se in questo momento fosse più importante andare alla scoperta di chi potrebbe essere stato individuato con qualche macchia addosso e non avviare invece, in maniera seria, una riflessione cominciando a fare pulizia al proprio interno.
Fino a quando la politica non troverà il coraggio di spezzare il filo delle collusioni cercando di uscire definitivamente dalla zona grigia, che in genere si allarga nell'humus dei poteri forti, il rischio di convivere con sistemi collusi e corrotti è sempre più reale. Al Sud più che altrove, ha messo in evidenza il presidente della commissione parlamentare antimafia, questi fenomeni attecchiscono più facilmente che altrove. Ecco perché il livello di guardia dev'essere alto. In caso contrario le amministrazioni saranno risucchiate e soffocate dai tentacoli di quella piovra che giorno per giorno lavora attraverso collusioni e poteri forti nel tentativo di impossessarsi non solo degli enti pubblici ma anche della politica.

In sintesi
Certificate dalla Commissione antimafia le violazioni al codice di autoregolamentazione fotografano una situazione allarmante: dal Pdl al Pd fino all'Udc non sembrano esserci distinzioni di colore e barricate quando si va alle urne. Nessun codice antimafia, quindi, a livello trasversale è stato adottato. In particolare, a finire sotto la lente d'ingrandimento in città sono due candidati a palazzo "Luigi Razza", rispettivamente del Pdl e del Pd. Alla Regione, invece, il candidato appartiene alle liste dell'Udc.
In totale comunque le violazioni hanno riguardato 11 consiglieri eletti e 34 candidati non eletti.

08 febbraio 2011

"Sanità malata: monopolio o responsabilità condivisa?"


In occasione del compleanno di Federica Monteleone, i familiari delle vittime di malasanità si sono ritrovati assieme alla politica, ai medici e ai cittadini per discutere del problema. Unico obiettivo: il diritto di avere una buona sanità.

Sono l’immagine del dolore e della sofferenza, di un copione che si è ripetuto tante, troppe volte. Sono l’immagine della forza che non si è fermata nemmeno davanti all’atrocità del fatto accaduto, che ha portato via figli e persone care, che hanno pagato colpe non imputabili alla mala sorte, ma solo alle negligenze di mani, che al contrario, avrebbero dovuto prestare il giusto soccorso. Dietro quelle perdite, i familiari delle vittime presenti ieri al convegno “Sanità malata: monopolio o responsabilità condivisa”, nell’auditorium di Vibo Marina, organizzato dai coniugi Monteleone, genitori della compianta Federica, si sono ritrovati per capire se davvero qualcuno sta insistendo per voler cambiare rotta. In verità, nessuno potrà più riportare indietro quelle vite troppo precocemente spezzate. “Quando la tua vita viene investita da un dolore così grande – commenta Mery Sorrentino, madre di Federica – ti senti dilaniato. Io ho fatto una promessa a mia figlia. Le ho promesso che non mi sarei mai fatta schiacciare dal dolore”. Ed è questo l’insegnamento più lungimirante che una mamma possa dare: il coraggio di lottare affinchè nessun’altro sia vittima della mala sanità. Lottare con forza, cercando quella verità che nessuno ancora è riuscita a restituirle del tutto. Lottare per cambiare. Tristi e rabbiose testimonianze di altre mamme, scippate dei loro beni più preziosi, trovano forza solo nella condivisione e nell’unione del dolore, perché la tragedia nella tragedia, è vedere pure, come dice Giovanna, mamma di Eva Ruscio, “come molte persone non riescano a capire il dolore”. Dietro quelle parole, la signora Giovanna intende accusare il sistema nel suo complesso. Un sistema che non punisce chi sbaglia e che, cosa ancora più grave, lascia molte volte al proprio posto quei medici che si sono macchiati nel corso della loro carriera professionale di crimini. Gli spunti per parlare in maniera diversificata ci sono tutti. Del resto, le testimonianze dei familiari delle vittime non lasciano spazio ad ulteriori pensieri, perché chiunque di loro è stato più volte oltraggiato oltremodo della scomparsa del proprio caro. Il senso del convegno, dopo le doverose testimonianze, lascia spazio ai commenti degli ospiti presenti. Moderati da un incalzante Paola Bottero, che mette a dura prova “chi ha avuto il coraggio di metterci oggi la faccia”, come ad esempio il presidente dell’ordine dei medici Michele Soriano o il consigliere Nazzareno Salerno, i relatori sono stati chiamati ad esprimere il proprio punto di vista sul tema della giornata. Non un compito facile, specie quando le vittime, sedute di fronte, implorano verità, giustizia e cambiamento. Ma il senso del convegno è stato proprio questo. Mettere di fronte “vittime” e “carnefici”, in modo da creare, come ha sostenuto in apertura Giovanna Fronte dell’associazione “Libera”, “il dialogo tra le parti”, perché “non è con i monologhi che si può tentare di spezzare questa cordina di silenzio”. A poco a poco, tutti danno il proprio il contributo, non cogliendo del tutto il monito dei familiari. Sono state le cause, più che le soluzioni, ad essere analizzate. Michele Soriano ad esempio ha espresso la sua idea in merito alla carenza di professionalità in ambito medico, imputando alle mancanze di strumentazioni basilari e ai modi di accreditamento, alcune delle cause del fenomeno mala sanità. Secondo il presidente dell’ordine dei medici vibonese, “le anomalie risiedono principalmente nel richiesta di accreditamento, che oggi, al contrario di una volta, è richiesto al politico”. Già, la politica, la punta dell’iceberg. Nel sistema piramidale della sanità calabrese, la politica gioca il ruolo del collante, che assieme a ‘ndrangheta e massoneria, “gestisce – come afferma decisa Angela Napoli – il monopolio condiviso della sanità”. I numeri, come al solito impietosi, parlano di una mortalità altissima in regione per casi di mala sanità. Il 40,65% del totale su scala nazionale. Cosa nota, come note ad esempio sono le spese della sanità, dove la Calabria siede stabile al secondo posto. Primati di morte. E allora, parafrasando Mario Spagnuolo, “il potere va caricato di responsabilità, perché senza di esso lo stesso diventa libero arbitrio”. Ecco ad esempio una soluzione. Soluzione che diventerebbe più efficace qualora, come sostiene a maggior ragione ancora Giovanna Fronte, “al concetto spesso troppo vuoto di legalità, si affianca quello di responsabilità, perché il diritto alla sanità, come recita l’articolo 32 della Costituzione, va tutelato”. Insomma, si deve ancora molto per restituire alla sanità calabrese la dignità perduta e all’orizzonte non sembrano poi esserci così tanti margini di miglioramento, perché come dice Nazzareno Salerno, presidente tra l’altro della commissione sanità regionale, “possiamo sperare di veder migliorato il sistema se ci verranno sbloccati quegli 830 milioni di euro oggi fermi perché indebitati dalle precedenti amministrazioni che hanno, negli anni, fatto della Calabria una regione non virtuosa. Noi –continua Salerno – siamo ottimisti, ma se non ci riusciremo saranno lacrime e sangue”. E allora bisogna incrociare le dita e sperare che il miracolo si possa realizzare, perché a queste condizioni, con uno Jazzolino ad esempio, che come afferma Soriano “manca persino di disinfettanti per lavare le padelle”, di certo non resta che andare altrove. Per chi può. Intanto Federica oggi compie 20 anni. Giulia, Eva ed Eleonora sono invitate alla sua festa. E a quelli ancora sulla terra non resta che immaginare.

Angelo De Luca

06 febbraio 2011

A Vibo Marina inaugurato il piccolo eliporto.


Dopo un anno di lavori la fatiscente "Sovrana plastic" di via Vespucci lascia il posto ad un importante area soccorso della Prociv. Peppe Scopelliti: "Sono queste le risorse spese meglio per la popolazione".


E’ destinata a lasciare il segno, perché senza dubbio, l’opera pubblica inaugurata ieri a Vibo Marina è una di quelle per cui vale la pena di sottolinearne aspetti e contenuti di una buona politica, fatta soprattutto di sinergia tra le parti. Laddove c’era una vecchio stabile abbandonato alle intemperie del tempo, laddove ormai da troppo tempo imperversava il degrado assoluto, oggi sorge un’importante area di soccorso della protezione civile, con al centro un pista atterraggio per elicotteri. Negli anni passati si sono susseguite moltissime iniziative tese a cercare di sensibilizzare gli attori della politica locale, al fine di abbattere l’ecomostro denominato “Sovrana plastic”, a pochi passi, per giunta, dalle spiagge della città “portolana”. Così, grazie alle frequenti denunce delle associazioni, con Mino De Pinto del sindacato dei balneari in testa, che con la successiva presa di posizione della Capitaneria di Porto, si è riusciti a portare a termine il lavoro nel giro di pochi anni. Di fatti, l’abbattimento dello stabile era iniziato nel 2009, con la presenza sul “cantiere” dell’allora presidente del Consorzio industriale Gaetano Bruni e dell’ingegnere Filippo Valotta, che, come menzionato dal comandante della Capitaneria Piccioli, “è riuscito con pochi soldi e con tante idee a riqualificare un importante area del paese abbandonata da decenni”. Il comandante Piccioli poi, dopo il doveroso excursus storico, ha inteso precisare l’importanza che assume un’opera di questo genere, la quale “non è solamente un atto di riqualificazione, ma è anche un’opportunità di crescita del territorio nel suo complesso”. Un segnale, che seppur impercettibile, ridà dignità e speranza ad una città che ha sempre dato e mai ricevuto. Un segnale che fa ben capire come una buona politica del fare diventi proficua solo quando vi è unione di intenti tra tutte le parti in gioco. Una giornata intensa che ha visto coinvolto un parterre ricco di personaggi della politica “nostrana”, tra cui il governatore Peppe Scopelliti, venuto a Vibo per portare a nome della Regione il plauso per l’ottima riuscita del progetto. Ad onor del vero, il presidente non ha voluto prendersi meriti specifici, perché come da lui stesso sostenuto “non c’è nulla della mia opera perché sono solo venuto a presenziare all’inaugurazione di questo lungimirante lavoro. Penso – ha aggiunto - siano le risorse spese meglio per la cittadinanza”. Il governatore poi, ha colto l’occasione per parlare di fondi destinati alle persone colpite dall’alluvione del 2003, giurando che “impegneremo altre risorse per quelle persone che ancora oggi ne hanno diritto e tuttavia non ne hanno mai usufruito”. Un Peppe Scopelliti dunque che inevitabilmente ha rubato la scena un po’ a tutti gli altri ospiti della giornata, focalizzando la sua attenzione su Vibo, sul vibonese e sulla posizione che dovrebbe assumere il territorio soprattutto nel settore turismo, dove, secondo la sua idea “è essenziale rendere centrale questa realtà”. Quindi Scopelliti non manca di spronare gli amministratori locali, invitandoli a “presentare quanti più progetti in Regione, perché noi saremo entusiasti di prenderli in esame e tentare di recuperare soldi per attuarli”. E a questo proposito, la rinnovata richiesta fatta dal comandante Piccioli, è sembrata essere quella più interessante. Infatti, il governatore ha promesso il suo impegno al fine di poter rendere realmente fruibili, quei famosi 20 milioni di euro necessari per l’allargamento del porto, che, qualora finanziati, potrebbero davvero cambiare le sorti di Vibo Marina.

Angelo De Luca

05 febbraio 2011

Vibo. Branco di "picchiatori" in azione, studente liceale finisce in ospedale

di Pino Brosio

La furia del "branco" s'abbatte su uno studente liceale diciottenne che, aggredito e malmenato davanti scuola, finisce in ospedale. Tutto è successo ieri mattina, poco prima del suono della campanella d'ingresso.
Il ragazzo s'è visto improvvisamente piombare addosso una ventina di coetanei provenienti da una scuola vicina che, senza preambolo alcuno, hanno cominciato a spintonarlo e menarlo. Per lui la situazione s'è fatta subito pericolosa. D'istinto ha cercato di sottrarsi alla morsa violenta dei teppisti infilandosi all'interno del cortile del Liceo classico. Ma neppure questo ha indotto il manipolo di picchiatori a desistere dall'assalto. Lo studente liceale è stato nuovamente raggiunto e sopraffatto da una gragnuola di calci e pugni.
Quando tutto lasciava temere il peggio, dall'interno della scuola sono schizzati fuori i bidelli e il dirigente scolastico Raffaele Suppa. Con coraggio e determinazione si sono buttati nella zuffa urlando e spintonando i componenti del branco fino a riuscire a sottrarre dalle loro feroci "attenzioni" il liceale ormai ridotto a malpartito. Nello stesso tempo, il dirigente scolastico, preoccupato per le condizioni del suo studente, non ha esitato a richiedere l'intervento della polizia e di un'ambulanza.
Gli aggressori intuivano che era il momento di battere in ritirata e lo facevano velocemente disperdendosi in più direzioni mentre sul posto si fiondavano le pattuglie della Volante e gli uomini della Mobile. Arrivava con grande tempestività anche il 118. Il ragazzo veniva soccorso e trasportato subito al pronto soccorso, dove si è recato pure il preside. Qui i medici di guardia lo sottoponevano ad attenta visita e ad accertamenti al fine di rilevare ogni eventuale trauma. Non emergendo problemi di sorta, il liceale, seppur dolorante, chiedeva e otteneva di essere riaccompagnato a scuola.
La buona notizia raggiungeva subito dirigente scolastico, docenti, personale e alunni che potevano, tutti assieme, tirare un grosso sospiro di sollievo. Nel frattempo, i poliziotti, assunte tutte le necessarie informazioni, partivano alla caccia dei picchiatori. Le indagini andavano subito nella direzione giusta. I ragazzi sono stati, infatti, tutti identificati e, ora, loro la bravata apre le porte alle immaginabili conseguenze giudiziarie. Gli investigatori hanno anche cercato di risalire al movente della spedizione. Dalle prime testimonianze tutto sarebbe riconducibile a banali motivi la cui portata, come spesso accade in simili circostanze, sarebbe stata amplificata a dismisura sino a scatenare l'ira del branco.
La condanna per il brutto episodio è arrivata compatta tanto da parte del dirigente scolastico Suppa che dal personale docente e Ata, nonchè dagli alunni. Quanto accaduto non può che aprire opportune riflessioni su quello che avviene attorno agli istituti cittadini soprattutto all'ora di entrata e d'uscita. Il pestaggio di ieri va, infatti, ad aggiungersi a tanti altri verificatisi, nel tempo, in più parti della città. Non a caso più volte s'è levata la voce preoccupata dei dirigenti scolastici che hanno spesso invocato una maggiore vigilanza, nelle fasce orarie critiche, davanti agli istituti da parte delle forze dell'ordine. Appello che era partito anche da parte del dirigente Raffaele Suppa evidentemente preoccupato dall'affollarsi di studenti provenienti da altre istituzioni scolastiche davanti alla sua scuola. Una cosa è certa: nessun dirigente da solo potrà mai risolvere il problema della violenza di frange isolate di "baldi" giovani che spesso non hanno manco a che fare con la scuola. Un tavolo attorno a cui sedersi assieme ai responsabili dell'ordine e della sicurezza potrebbe essere per i dirigenti scolastici un punto di partenza per cercare soluzioni appropriate e far fronte comune contro un fenomeno non facile da debellare.

fonte: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=18969&Edizione=11&A=20110205

01 febbraio 2011

Le priorità di Prestia


I "rinnovatori" guidati dal loro sindaco Prestia si apprestano a ridisegnare l'anno 2011. Tanti progetti, tante aspettative. Chi vivrà vedrà!

BRIATICO- Un 2011, tante risposte. A buon diritto si potrebbe pensare che l’anno in corso sia quello buono per Briatico. Una “mission” che dev’essere per forza di cose “possible”, perché oramai è evidente che l’amministrazione ha gli occhi puntati addosso. Tutti, i cittadini in primis, sono in attesa di veder messo in pratica il “piano Prestia”, che, come promesso a più riprese dallo stesso sindaco, dovrebbe iniziare a vedere la luce proprio nell’anno in corso. Compito non facile, ma nemmeno poi così difficile, perché è questa la vita che attende un amministratore della cosa pubblica. “Di certo non ci aspettavamo di faticare così tanto – sostiene Franco Prestia -. Abbiamo dovuto lavorare parecchio per riuscire a mettere ordine alle cose, così che ora possiamo iniziare a sviluppare volta per volta il nostro programma”. Nella “lista della spesa” il primo cittadino briaticese ha messo in evidenza diverse priorità da attuare entro quest’anno, tra cui le infrastrutture, l’ambiente, le nuove lottizzazioni e le riorganizzazioni interne. Priorità che, qualora portate a termine, miglioreranno la vita sociale e strutturale del paese. In cima ai pensieri di Prestia, il porto sembra essere quello più insistente, o consistente che dir si voglia. Un’idea nata e progettata dal suo predecessore Andrea Niglia e che ora può dirsi prossimo all’arrivo. “Tramite il project financial – dichiara il sindaco - stiamo portando avanti questo progetto della passata amministrazione, dove nel giro di due anni contiamo di veder realizzata a Briatico una importante infrastruttura che di sicuro darà nuova linfa e nuova ricchezza al paese”. Un altro punto in agenda sarà il nuovo bando per la raccolta porta a porta e conseguente raccolta differenziata. “L’intenzione di questa amministrazione –dice Prestia – è di potenziare il sistema di raccolta dei rifiuti, perché noi crediamo che il miglioramento e la vivibilità della città passi proprio da questo sistema”. I “rinnovatori” sono dunque decisi a cambiare marcia e sono consapevoli che il non raggiungimento di tali obiettivi possa essere inteso come un fallimento amministrativo. “Ad esempio – continua - si sta lavorando per sbloccare l’accordo, fermo all’82, delle lottizzazioni di via Solaro, e che interesserà 30 famiglie e si lavorerà ancora intensamente per cercare di riordinare e riorganizzare il personale interno e conseguenti servizi, perché è importante rendere più efficiente la macchina burocratica”. Insomma, per un 2010 di passioni lasciato alle spalle, eccone arrivare un altro altrettanto carico di lavoro da sbrigare. I “rinnovatori” sono pronti, l’opposizione sembra pure e la cittadinanza, sormiona, aspetta di giudicare.

Angelo De Luca

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