
In occasione del compleanno di Federica Monteleone, i familiari delle vittime di malasanità si sono ritrovati assieme alla politica, ai medici e ai cittadini per discutere del problema. Unico obiettivo: il diritto di avere una buona sanità.
Sono l’immagine del dolore e della sofferenza, di un copione che si è ripetuto tante, troppe volte. Sono l’immagine della forza che non si è fermata nemmeno davanti all’atrocità del fatto accaduto, che ha portato via figli e persone care, che hanno pagato colpe non imputabili alla mala sorte, ma solo alle negligenze di mani, che al contrario, avrebbero dovuto prestare il giusto soccorso. Dietro quelle perdite, i familiari delle vittime presenti ieri al convegno “Sanità malata: monopolio o responsabilità condivisa”, nell’auditorium di Vibo Marina, organizzato dai coniugi Monteleone, genitori della compianta Federica, si sono ritrovati per capire se davvero qualcuno sta insistendo per voler cambiare rotta. In verità, nessuno potrà più riportare indietro quelle vite troppo precocemente spezzate. “Quando la tua vita viene investita da un dolore così grande – commenta Mery Sorrentino, madre di Federica – ti senti dilaniato. Io ho fatto una promessa a mia figlia. Le ho promesso che non mi sarei mai fatta schiacciare dal dolore”. Ed è questo l’insegnamento più lungimirante che una mamma possa dare: il coraggio di lottare affinchè nessun’altro sia vittima della mala sanità. Lottare con forza, cercando quella verità che nessuno ancora è riuscita a restituirle del tutto. Lottare per cambiare. Tristi e rabbiose testimonianze di altre mamme, scippate dei loro beni più preziosi, trovano forza solo nella condivisione e nell’unione del dolore, perché la tragedia nella tragedia, è vedere pure, come dice Giovanna, mamma di Eva Ruscio, “come molte persone non riescano a capire il dolore”. Dietro quelle parole, la signora Giovanna intende accusare il sistema nel suo complesso. Un sistema che non punisce chi sbaglia e che, cosa ancora più grave, lascia molte volte al proprio posto quei medici che si sono macchiati nel corso della loro carriera professionale di crimini. Gli spunti per parlare in maniera diversificata ci sono tutti. Del resto, le testimonianze dei familiari delle vittime non lasciano spazio ad ulteriori pensieri, perché chiunque di loro è stato più volte oltraggiato oltremodo della scomparsa del proprio caro. Il senso del convegno, dopo le doverose testimonianze, lascia spazio ai commenti degli ospiti presenti. Moderati da un incalzante Paola Bottero, che mette a dura prova “chi ha avuto il coraggio di metterci oggi la faccia”, come ad esempio il presidente dell’ordine dei medici Michele Soriano o il consigliere Nazzareno Salerno, i relatori sono stati chiamati ad esprimere il proprio punto di vista sul tema della giornata. Non un compito facile, specie quando le vittime, sedute di fronte, implorano verità, giustizia e cambiamento. Ma il senso del convegno è stato proprio questo. Mettere di fronte “vittime” e “carnefici”, in modo da creare, come ha sostenuto in apertura Giovanna Fronte dell’associazione “Libera”, “il dialogo tra le parti”, perché “non è con i monologhi che si può tentare di spezzare questa cordina di silenzio”. A poco a poco, tutti danno il proprio il contributo, non cogliendo del tutto il monito dei familiari. Sono state le cause, più che le soluzioni, ad essere analizzate. Michele Soriano ad esempio ha espresso la sua idea in merito alla carenza di professionalità in ambito medico, imputando alle mancanze di strumentazioni basilari e ai modi di accreditamento, alcune delle cause del fenomeno mala sanità. Secondo il presidente dell’ordine dei medici vibonese, “le anomalie risiedono principalmente nel richiesta di accreditamento, che oggi, al contrario di una volta, è richiesto al politico”. Già, la politica, la punta dell’iceberg. Nel sistema piramidale della sanità calabrese, la politica gioca il ruolo del collante, che assieme a ‘ndrangheta e massoneria, “gestisce – come afferma decisa Angela Napoli – il monopolio condiviso della sanità”. I numeri, come al solito impietosi, parlano di una mortalità altissima in regione per casi di mala sanità. Il 40,65% del totale su scala nazionale. Cosa nota, come note ad esempio sono le spese della sanità, dove la Calabria siede stabile al secondo posto. Primati di morte. E allora, parafrasando Mario Spagnuolo, “il potere va caricato di responsabilità, perché senza di esso lo stesso diventa libero arbitrio”. Ecco ad esempio una soluzione. Soluzione che diventerebbe più efficace qualora, come sostiene a maggior ragione ancora Giovanna Fronte, “al concetto spesso troppo vuoto di legalità, si affianca quello di responsabilità, perché il diritto alla sanità, come recita l’articolo 32 della Costituzione, va tutelato”. Insomma, si deve ancora molto per restituire alla sanità calabrese la dignità perduta e all’orizzonte non sembrano poi esserci così tanti margini di miglioramento, perché come dice Nazzareno Salerno, presidente tra l’altro della commissione sanità regionale, “possiamo sperare di veder migliorato il sistema se ci verranno sbloccati quegli 830 milioni di euro oggi fermi perché indebitati dalle precedenti amministrazioni che hanno, negli anni, fatto della Calabria una regione non virtuosa. Noi –continua Salerno – siamo ottimisti, ma se non ci riusciremo saranno lacrime e sangue”. E allora bisogna incrociare le dita e sperare che il miracolo si possa realizzare, perché a queste condizioni, con uno Jazzolino ad esempio, che come afferma Soriano “manca persino di disinfettanti per lavare le padelle”, di certo non resta che andare altrove. Per chi può. Intanto Federica oggi compie 20 anni. Giulia, Eva ed Eleonora sono invitate alla sua festa. E a quelli ancora sulla terra non resta che immaginare.
Angelo De Luca