31 gennaio 2011

IL GIORNO DEL DISSENSO.


Le classi deboli della società in piazza per raccontare la Calabria che non va. Le diverse rappresentanze sociali hanno dissentito dal governo regionale e dal governo nazionale. Calabria al collasso, Calabria sempre più povera.


Metalmeccanici, universitari, lavoratori del porto Gioia, immigrati, movimenti civili. Tutti uniti per la stessa causa: dissenso. La piazza è piena di tutte queste categorie sociali che invocano "maggiore rispetto per la dignità delle classi deboli", perchè questo Governo, così come questo neo consiglio regionale, altro non fanno che indebolire, con i vari tagli orizzontali, tutti coloro i quali oggi sfilano. Parafrasando Peppino Lavorato , sfila “ la Calabria migliore”. E per Calabria migliore, il grande e valoroso ex sindaco di Rosarno intende “quelli che lavorano, i disoccupati, la povera gente e gli studenti, gli immigrati, i quali rappresentano la colonna vertebrale della dignità e dei diritti di questa terra martoriata. La lotta – continua ancora Lavorato- ha un colore solo, perché la lotta è di stampo internazionalista, così come testimoniato oggi dagli immigrati della Piana venuti qui a manifestare insieme agli operai calabresi”. Dal palco poi, i vari delegati sindacali e le rappresentanze operaie e sociali venuti a Vibo da tutta la regione, incalzano i “poteri forti del sistema Italia”. A turno, come dei cecchini appostati, colpiscono duramente a parole gli attori politici del nostro paese, mentre sullo sfondo, gruppi svariati di studenti e della Fiom, chiedono a gran voce “lo sciopero generale”. Dopo Pomigliano e Mirafiori, gli operai hanno ripreso a cavalcare il mito della resistenza, perché, come sostiene nel suo concitato discorso Filippo Sestito del circolo Arci di Crotone “oggi l’attacco ai diritti dei lavoratori è arrivato al culmine. Ora è il momento di reagire”. E difatti la segretaria provinciale della Cgil di Vibo Donatella Bruni, tocca i punti cardine del dissenso, sostenendo come “è vero che servono riforme, ma è altresì vero che non bisogna svendere. L’idea della destra è quella di creare più flessibilità, più competitività e più deroghe. In pratica – continua Bruni – un modo per dare mano libera ai padroni di sfruttare il lavoratore a proprio piacimento, perché ad esempio è inaccettabile che si vuole togliere una figura importante come gli Rsu ed è ancora più inaccettabile che si vuole punire chi intende avvalersi del diritto allo sciopero. Il vero problema dell’Italia – conclude la sindacalista vibonese – non sono i cinque minuti di pausa. Il vero problema del’Italia è la corruzione”. Sergio Genco, segretario della Cgil, invoca da par suo “maggiore unione operaia sotto la stessa bandiera”, non dispensandosi dal lanciare stoccate al governatore della Regione Scopelliti: “Basta con i set televisivi, con la politica spot – tuona Genco – Basta con il dire che in Calabria tutto va bene quando invece tutto va drasticamente male”. E le condizioni imposte dagli strateghi dell’industria e della politica calabrese confermano impietosamente questo trend negativo, fatto di scelte che minano fortemente la vita delle classi deboli, come nel caso “Gioia Tauro” ad esempio, o come nel caso degli immigrati, i quali “sono costretti a vivere e a lavorare in condizioni di sfruttamento senza che nessuno della politica cerchi quanto meno di prendere posizioni in merito”. Gli immigrati chiedono solo dei posti decenti dove dormire, perchè è inaccettabile che in un paese civile e sviluppato, come si considera l'Italia, ancora oggi, ed in Calabria specialmente, persone che fuggono da realtà disastrose, vengano trattati da schiavi e da animali. “In nome della competitività – afferma poi Ilaria Floccari, rappresentante dei lavoratori del porto di Gioia – i nostri politici e i nostri industriali stanno mettendo a rischio i posti di lavoro. Noi non possiamo permettere che passi il modello “Marchionne”; noi non possiamo permettere una scelta giocata al ribasso, perché quello che i lavoratori del porto di Gioia riescono ad offrire in termini di qualità e produttività non può essere comparata a quella dei porti nord-africani. Noi siamo un punto di eccellenza e lo abbiamo dimostrato. Questa è la competitività”. “Vi siete chiesti – domanda Lello Signorello, Rsu fiom crotonese – perché attaccano in continuazione i lavoratori? Ci attaccano continuamente perché sanno che noi siamo l’argine oltre il quale i padroni possono trovare campo libero. Per vincere le nostre battaglie occorre avere un sindacato che abbia la schiena dritta. La lotta paga solo se si è uniti”.

Angelo De Luca

"LAVORATORI DI TUTTO IL MONDO, UNITEVI"


A Porto Salvo la manifestazione regionale della Fiom e della Cgil. 700 tra operai e comitati cittadini hanno chiesto "più dignità e rispetto per i lavoratori e per le classi deboli". Duro attacco del sindacato a Scopelliti e Governo.

“Lavoratori di tutti il mondo, unitevi”. Potrebbe essere questo lo slogan in stile marxista a margine della manifestazione regionale indetta ieri dalla Cgil e dalla Fiom nella zona industriale di Porto Salvo a Vibo Valentia, luogo, secondo gli organizzatori “scelto ad hoc perché simbolo della speranza di industrializzazione tradotta solo in illusione”. Tutti uniti per la stessa causa: dissenso. Dissenso da questo Governo, dal modello “Marchionne”, dai tagli orizzontali delle nuove riforme targate “Gelmini” e “Sacconi”, da Scopelliti, dagli ormai “nemici” di Uil e Cisl, che altro non fanno che “indebolire le classi deboli per dare sempre più poteri ai padroni”. Lungo un corteo di bandiere rosse e colorate, sfila, come dice Peppino Lavorato “ la Calabria migliore”. E per Calabria migliore, il grande e valoroso ex sindaco di Rosarno intende “quelli che lavorano, i disoccupati, la povera gente e gli studenti, i quali rappresentano la colonna vertebrale della dignità e dei diritti di questa terra martoriata”. Non moltissime le presenze, ma del resto, si sa, la Calabria non risponde quasi mai “presente” ad eventi di questo genere e di questa importanza. Non saranno di certo la sparuta centinaia di persone a sminuire il senso della manifestazione di ieri, perché se i numeri fossero stati altri, sarebbe “altra” anche la situazione dei lavoratori calabresi. Ma di parole cariche di sgomento, gli intervenuti, ne hanno dispensate egualmente. Parole dette con la stessa intensità che si avrebbe se si parlasse ad una platea imponente. Dal palco, i vari delegati sindacali e le rappresentanze operaie e sociali venuti a Vibo da tutta la regione, incalzano i “poteri forti del sistema Italia”. A turno, come dei cecchini appostati, colpiscono duramente gli attori politici del nostro paese, mentre sullo sfondo, gruppi svariati di studenti e della Fiom, chiedono a gran voce “lo sciopero generale”. Dopo Pomigliano e Mirafiori, gli operai hanno ripreso a cavalcare il "mito" della resistenza, perché, come sostiene nel suo concitato discorso Filippo Sestito del circolo Arci di Crotone “oggi l’attacco ai diritti dei lavoratori è arrivato al culmine. Ora è il momento di reagire”. E difatti la segretaria provinciale della Cgil di Vibo Donatella Bruni, tocca i punti cardine del dissenso, sostenendo come “è vero che servono riforme, ma è altresì vero che non bisogna svendere. L’idea della destra è quella di creare più flessibilità, più competitività e più deroghe. In pratica – continua Bruni – un modo per dare mano libera ai padroni di sfruttare il lavoratore a proprio piacimento, perché ad esempio è inaccettabile che si vuole togliere una figura importante come gli Rsu ed è ancora più inaccettabile che si vuole punire chi intende avvalersi del diritto allo sciopero". “Tutti uniti sotto la bandiera della Cgil per vincere la lotta”, è il monito di Sergio Genco, segretario regionale della Cgil, che non si risparmia dal criticare sfacciatamente il governatore Scopelliti, reo di “usare troppi salotti mediatici per parlare di una Calabria dove tutto va bene, mentre la realtà che vivono sulla pelle i calabresi è drasticamente diversa”. E le condizioni imposte dagli strateghi dell’industria e della politica calabrese confermano impietosamente questo trend negativo, fatto di scelte che minano fortemente la vita delle classi deboli, giocando molto, come dice la delegata nazionale della Fiom Pettine, “sull’idea tutta moderna del o ti adegui o sei fuori”. Vedi il caso “Gioia Tauro” ad esempio, dove “in nome della competitività stanno mettendo a rischio i posti di lavoro, dimenticandosi che in termini di qualità e produttività, i porti nord-africani non garantiscono la stessa eccellenza”. Ma in Italia, purtroppo, la qualità del lavoro oramai non è più la priorità. Figurarsi in Calabria.

Angelo De Luca

Attentati, parole e attestati di solidarietà

In Procura solo due magistrati dopo gli ultimi trasferimenti. Le cosche tornano a rialzare la testa 
di Nicola Lopreiato

La 'ndrangheta mentre decapita lo Stato con l'aiuto dell'omertà

Attentati e attestati di solidarietà. È un rituale che va avanti da tempo. Ma di fronte agli attacchi della criminalità nessuno sembra preoccuparsi più di tanto o ritiene di intraprendere azioni concrete per fronteggiare un fenomeno che continua a pesare, e non poco, sul già debole tessuto socio-economico del territorio. Si assiste solo a parole, a documenti, attestati di solidarietà (quelli recenti riguardano l'imprenditore Pippo Callipo), a convegni e così via. Chi subisce, invece, purtroppo, non può che continuare a svolgere il ruolo della vittima e dichiararsi sempre pronto a gettare la spugna.
E non sono stati sufficienti neanche gli ultimi attentati all'imprenditore Vincenzo Restuccia e al titolare di un autosalone di Pizzinni di Filandari, Giuseppe Maccarrone a porre con forza all'attenzione del governo il "caso Vibo". Una realtà dove regna una criminalità sempre più arrogante e spavalda, che trova sempre più terreno fertile nelle zone grige, che continua ad agire e colpire quando e come vuole e senza essere disturbata più di tanto. È veramente sconcertante dover registrare che a nessuno abbiano fatto specie le cifre tirate fuori da Restuccia e Maccarrone, imprenditori che hanno collezionato oltre 100 attentati a testa da quando hanno messo in piedi le loro attività. Ciò significa che qui ci si abitua a tutto, a convivere pure con la 'ndrangheta. Una situazione imbarazzante per chiunque, probabilmente anche per le stesse istituzioni che dovrebbero pure dare una risposta, uscendo fuori da questo perenne atteggiamento d'attesa.
La sfiducia prende sempre il sopravvento. Gli inviti alla denuncia rischiano di infrangersi sempre contro un muro di gomma: quello dell'omertà. E coloro i quali trovano il coraggio di denunciare fenomeni di usura ed estorsioni, finendo nella lista dei testimoni di giustizia vengono derisi e isolati, se non ritenuti dei veri e propri approfittatori.
Perché stupirsi di un attentato nei confronti di un grande o piccolo imprenditore? Varrebbe la pena cominciare a chiedersi cosa è stato fatto in questi anni per debellare il fenomeno della criminalità, quali iniziative lo Stato abbia messo in campo per spazzare le cosche che operano sul territorio e di cui le cronache giorno per giorno indirettamente ne sono i diretti testimoni. Semmai accade il contrario, i magistrati antimafia vengono spesso scoraggiati e, per certi aspetti, costretti a intraprendere altre strade mentre gli investigatori sono chiamati ad operare con carenza di uomini e mezzi.
Da mesi, forse da anni, il procuratore Mario Spagnuolo aveva messo in guardia tutti: «Fra non molto questo ufficio resterà senza magistrati». Cosa che puntualmente si è verificata per via del trasferimento di alcuni sostituti. Ma quella denuncia è rimasta lettera morta. E in queste situazioni la lotta contro la violenza criminale diventa sempre meno incisiva al punto che lo Stato appare addirittura "tollerante" con le organizzazioni mafiose e l'escalation di violenza di questi ultimi tempi: gli attentati, le estorsioni, il narcotraffico, l'usura e le rapine. Difficile, infine, poter sperare nella volontà della politica. Sono di pochi mesi fa gli slogan di chi predicava riforme radicali e persino la la «certezza della pena». Questioni che di questi tempi sono caduti nel dimenticatoio. E allora meglio continuare a non perdere le abitudini agli attestati di solidarietà. Ce ne sarà bisogno

29 gennaio 2011

La Provincia si mette in ascolto contro lo stalking

di Giuseppe Baglivo



Sbarca anche in provincia l'osservatorio nazionale stalking che dal mese di febbraio offrirà ascolto, consulenza psicologica e legale a tutti coloro che, vittime o autori di atti persecutori e molesti, si ritrovano a fare i conti con la triste realtà dello stalking. Un centro di ascolto specialistico, il primo del genere in Calabria, voluto dall'Amministrazione provinciale rappresentata dagli assessori Michelangelo Mirabello e Pasquale Fera, rispettivamente, assessore alle Politiche del lavoro ed alle Politiche sociali.
Uno sportello antistalking, finanziato dalla Provincia e curato dall'Associazione italiana di psicologia e criminologia (Aipc) in collaborazione con il Coisp, il sindacato di polizia. «Con tale iniziativa – ha spiegato l'assessore Mirabello – intendiamo offrire un supporto legale, tecnico e di qualità alle vittime dello stalking, aiutando la comunità a debellare un fenomeno sempre più diffuso e sommerso al tempo stesso. Un supporto che crediamo possa incentivare la cultura della denuncia e favorire la crescita di una cultura rispettosa delle regole e della legalità».
Lo stalking configura condotte persecutorie essenzialmente psicologiche, che colpiscono in maggioranza le donne (75% dei casi) e spesso sono il prologo ad azioni più violente. In Calabria, ha spiegato, ieri, Massimo Lattanzi, coordinatore e fondatore dell'Osservatorio sullo stalking, l'incidenza del fenomeno nel 2007 è stata pari al 24%, un dato leggermente al di sopra della media nazionale. L'Istituto di ricerca psico-sociale, sulla base dei dati raccolti, ha poi tracciato sullo stalking quattro macro contesti: il 55% dei casi avviene all'interno delle relazioni di coppia; il 25% nei condomini; il 15% sul posto di lavoro o a scuola; il 5%, in famiglia. L'apertura di un centro di consulenza psicologica e legale mira, quindi, ad offrire anche percorsi di risocializzazione agli stalker, oltre che sostegno alle vittime. Per mettersi in contatto con l'equipe multidisciplinare di volontari fatta da psicologi, psicoterapeuti, consulenti legali, sociologi, medici e criminologi, basterà chiamare il numero unico nazionale 0644246573 che indirizzerà le chiamate alla sede di competenza, la quale a sua volta provvederà a prenotare incontri e colloqui, del tutto gratuiti, con gli interessati.
Per le urgenze nei giorni di sabato e domenica è stato attivato anche il numero 3274660907. «La volontà di creare una rete specifica sullo stalking e di aprire uno sportello a Vibo, così come già fatto a Roma, Pescara, Cagliari – ha sottolineato l'assessore Fera – costituisce un ulteriore tassello posto dall'Amministrazione provinciale in un settore che ha visto l'inaugurazione nella nostra provincia, qualche mese fa, del Centro antiviolenza femminile». Il progetto, voluto anche dal direttore generale dell'ente, Ulderico Petrolo, è destinato pure alle scuole. Infatti, il 25 febbraio, nell'ambito della "settimana di prevenzione nazionale sullo stalking", si terrà un incontro all'istituto Magistrale finalizzato ad informare i giovani sugli atti persecutori, puniti dal 2009 con una specifica previsione normativa disciplinata dall'articolo 612 bis del codice penale. L'iniziativa, infine, è stata accolta favorevolmente dalla consigliera di Parità, Teresa Blandino, e dalla collega Nella Percivalle. «La previsione del reato di stalking nella nostra legislazione penale – ha rimarcato la Blandino – è stata possibile grazie alle direttive dell'Unione Europea. L'auspicio è che ora ci sia la collaborazione di tutti per l'avvio di una nuova cultura, all'insegna della non violenza e del rispetto delle persone e della legalità».

Briatico. Dipendenti Sicilia Verde senza stipendio


Il gruppo di operatori ecologici di Briatico 
mentre protestano davanti al Municipio

fonte: Luigi Barillari

26 gennaio 2011

Il 4 febbraio Giornata della Memoria a Briatico



Una giornata dedicata al ricordo della Shoah, un'occasione per celebrare il Giorno della Memoria, anniversario dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, che si commemora ogni anno, un appuntamento fisso per tutti coloro che non intendono dimenticare la grande tragedia del secolo scorso. Quest'anno anche l''Amministrazione Comunale di Briatico ha organizzato, per venerdì 4 febbraio e presso l'aula magna del Centro di Formazione Professionale Anap Calabria, una interessante iniziativa celebrativa che non vuole avere soltanto una valenza di tipo commemorativo ma che, nei suoi intendimenti, vuole rileggere profondamente un periodo così tragico della storia e del passato. Il titolo scelto per il convegno di Briatico è : "Giornata della memoria, per non dimenticare". L'evento storico culturale prevede la presenza di numerose autorità civili e religiose, tra gli altri sono attesi il vescovo della diocesi, mons. Luigi Renzo; il prefetto di Vibo Valentia, Luisa Latella; il questore di Vibo Valentia; il presidente dell'Amministrazione Provinciale Francesco De Nisi; il sindaco di Briatico, Francesco Prestia; di Tropea Adolfo Repice; di Parghelia, Maria Brosio; di Zambrone, Pasquale Landro; di Cessaniti, Nicola Altieri; il presidente del Consiglio del Nucleo Industriale di Vibo Valentia, Pippo Bonanno; il consigliere provinciale, Gianfranco La Torre e il senatore Francesco Bevilacqua. L'appuntamento è per le ore 9,30 con il saluto delle autorità presenti, alle ore 10.15 è invece prevista l'apertura ufficiale dei lavori del convegno da parte del presidente del Consiglio Comunale di Briatico, Carlo Staropoli e, a seguire, gli interventi dell'antropologo Luigi M. Lombardi Satriani; di Giancarlo Mancini, docente di storia della medicina presso l'Università di Tor Vergata; di Galileo Violini, docente presso l'Università della Calabria e delegato dal rettore per i rapporti internazionali; di Alessandro Gaudio, docente di letteratura italiana presso l'Unical; del consigliere regionale Alfonsino Grillo; dell'assessore Regionale alla Cultura Mario Caligiuri e dell'Ispettore Onorario per i Beni Artistici Culturali e Paesaggistici di Briatico, Salvatore Parisi. A moderare i lavori il docente di storia e filosofia, Tommaso Fiamingo. Durante la giornata, sempre nei locali dell'Anap Calabria, verrà allestita una mostra di arti visive degli allievi del Liceo Artistico di Vibo Valentia, coordinati dal docente Giancarlo Staropoli.

Franco Vallone

25 gennaio 2011

Spaccio di droga a Vibo: Operazione “Ghost”, 39 arresti. I DETTAGLI

L’operazione della polizia scattata alle prime luci dell’alba a Vibo Valentia ha portato all’esecuzione di 39 arresti nei confronti dei partecipanti ad un'associazione a delinquere dedita allo spaccio di droga. In tutto quaranta le misure cautelari emesse dal Tribunale di Catanzaro, all’appello manca una sola persona attualmente ricercata dagli agenti. L’inchiesta, condotta dalla squadra mobile di Vibo Valentia diretta da Maurizio Lento e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, ha portato all'identificazione degli autori di centinaia gli episodi di spaccio di cocaina, marijuana e hascisch, nelle aree di Pizzo, Soriano, Sorianello e Gerocarne. I dettagli dell'operazione, denominata “Ghost”, sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa, in questura, alla presenza del procuratore della Repubblica di Catanzaro Vincenzo Antonio Lombardo e del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli. La droga arrivava a Vibo dal nord Italia, veniva trasferita in un capannone a Gerocame, dove veniva shakerata e divisa in dosi pronte allo spaccio. La filiera criminosa avveniva tutta all’interno del laboratorio di confezionamento, dove andavano a rifornirsi i pusher della zona. Ruolo predominante hanno avuto le donne, esse non solo erano delegate allo spaccio, ma fungevano anche da vedette per un controllo serrato sul territorio. Alcune delle donne sono attualmente agli arresti domiciliari perché incompatibili col regime carcerario avendo figli piccoli. Il giro d’affari rendeva in media 5mila euro al giorno, l’indagine durata un anno e condotta con sofisticate apparecchiature moderne oggi ha portato allo smantellamento della filiera e al sequestro di 1 kg e mezzo di cocaina purissima pronta per essere immessa sul mercato.
GLI ARRESTATI | Promotore dell'organizzazione, secondo l'accusa, era Piero Sabatino, 29 anni, residente a Gerocarne (VV), attualmente sottoposto agli arresti domiciliari, promotore dell'associazione. Gli altri destinatari delle misure sono Antonino Zupo, di 29 , residente a Gerocarne, gia' sottoposto agli arresti domiciliari, promotore dell'associazione; Giuseppe Bertucci, di 42 anni, residente a Pandino (CR), Nazzareno Caglioti, 26 anni ,residente a Gerocarne, Giuseppe Capomolla, 30 anni, residente a Soriano Calabro, Maria Giovanna Capomolla, 29 anni, residente a Gerocarne, sottoposta al regime degli arresti domiciliari; Vincenzo Capomolla, 35 anni, residente a Gerocarne, Gianfranco Ceravolo, 30 anni, residente a Soriano Calabro ,Bruno Chiera 43 anni, residente a Soriano; Domenica Cocciolo , 25 anni, residente a Gerocarne, sottoposta al regime degli arresti domiciliari; Giosue' Cosentino, 33 anni, residente a Dasa'; Giuseppe De Masi, 28 anni, residente a Sorianello, Danilo Donato , 33 anni , residente a Vibo Marina, Giovanni Emmanuele , 22 anni, residente a Gerocame, Caterina Granato, 27 anni, residente a Pizzo, Francesco Ida' , 31 anni, residente a Gerocarne , Rosaria Iennarella, 45 anni, residente a Sorianello, Rosaria, La Manna , 34 anni, residente a Soriano, Vincenzo La Manna, 40 anni residente a Soriano Calabro, Giuseppe Lapietra,73 anni ,residente a Pizzo, Antonino Macri', 38 anni, residente a Gerocarne, Girolamo Macri', 32 anni, residente a Soriano Calabro gia' detenuto per altra causa; Filippo Mazzotta, 32 anni, residente a Soriano Calabro, Giuseppe Mazzotta, 32 anni, residente a Gerocame, Domenico Monardo, 37 anni , residente a Gerocame, gia' detenuto per altra causa; Alfonso Namia , 37 anni,residente a Pizzo Calabro, Pietro Nardo, 41 anni, residente a Sorianello , Daniele Pulitano , 26 anni, residente a Pizzo Calabro, Francesco Romano, 24 anni,, residente a Briatico, Bruno Sabatino, 31 anni, residente a Gerocame ,Vincenzo Sabatino, 22 anni, residente a Gerocarne, Francesco Sciarrone, 38 anni, residente a Pizzo, Stefano Serravite, 31 anni, residente a Soriano Calabro, Menno Nicodemo Adorisio, 45 anni, residente a Ciro' Marina (KR) a cura della Squadra Mobile della Questura di Crotone; Gabriele Carnovale, 61 anni, nato a Vibo Valentia e residente a Firenze Bruno Ciconte, 20 anni, residente a Sorianello a cura della Squadra Mobile della Questura di Cosenza; Luigi Giampa', 38 anni, residente a Lamezia Terme (CZ), Domenico Grillo, 24 anni residente a Pizzo, Salvatore Francesco Mazzotta , 20 anni, residente a Pizzo. Risulta ricercato Vincenzo Brogna, 27 anni, residente a Vibo Valentia.


28 GENNAIO: CALABRIA IN SCIOPERO

Nella zona industriale di Porto Salvo arriveranno tutti gli operai e le categorie sociali deboli dell'intera regione, per dire "NO" a questa Italia precaria che non lascia spazio e futuro alle nuove generazioni. SCIOPERO GENERALE. Fiom-Cgil capofila del dissenso.


Dopo le note vicende di Pomigliano e Mirafiori, che hanno visto la Fiom lottare e battersi per i diritti dei lavoratori, i membri dello stesso sindacato dei metallurgici e della Cgil hanno deciso che è arrivato il momento di continuare la resistenza. Sarà dunque sciopero. Il 28 di questo mese infatti, in tutta Italia, gli operai che aderiranno liberamente alle manifestazioni della Fiom-Cgil, si fermeranno 8 ore per far capire a tutti gli attori politico-industriali, che “il lavoro è un bene comune”. Forti di quel 46 per cento ottenuto lo scorso 14 gennaio a Mirafiori, che se da una parte ha decretato la scontata, ma non poi così netta, vittoria dei “Marchionne&friends”, dall’altra ha sicuramente rafforzato la coscienza di tutti i lavoratori, i quali hanno ritrovato nuova linfa grazie alla superba azione di tutela della Fiom, decidendo così di continuare a “resistere”. Così, anche in Calabria gli operai incroceranno le braccia. Lo faranno nella zona industriale di Porto Salvo, luogo scelto ad hoc dal sindacato, perché “per decenni simbolo della speranza di industrializzazione della regione, che così come in altre realtà, si è tradotta solo in illusione”. Nella conferenza di presentazione alla manifestazione, che si è svolta ieri nella sede della Cgil di Vibo, gli esponenti del sindacato provinciale e regionale, hanno spiegato il perché di questa adesione. Tutti concordi su di un punto fondamentale: il contratto nazionale dei lavoratori non si deve toccare. E i motivi alla base sono parecchi. Ad esempio, Mario Sinopoli, segretario regionale della Fiom, rivede nel contratto nazionale “ancora l’unico strumento di coesione sociale di questo paese. Smantellarlo – continua il sindacalista - sarebbe un irresponsabilità, un ritorno ai patti corporativi dell’epoca pre-fascista”, perché si stratta “di difesa di diritti costituzionalmente inviolabili”. In pratica, tutti gli esponenti dell’importante sindacato condannano apertamente la scelta del governo di voler commutare lo status del contratto, adeguandolo alle logiche aziendali. “In Calabria –sostiene Donatella Bruni, segretario provinciale della Cgil - la situazione sarebbe ancora peggiore, perché qui, più che in ogni altra parte del paese, i contratti non vengono già oggi quasi mai rispettati, figurarsi dunque se divenissero aziendali”. E’, secondo Sergio Genco, segretario regionale della Cgil, “un modello da contrastare fortemente per la difesa dei posti di lavoro e degli apparati produttivi”. La vittoria dei “si” a Mirafiori dunque, potrebbe essere il monito per tutti i grandi gruppi industriali del Paese, i quali, impuntandosi alla stregua della Fiat, distruggerebbero volta per volta i diritti dei lavoratori, “annullando 50 anni di lotte e di conquiste sindacali”. E questa non sembra poi essere una fantasia troppo lontana, specie se, come afferma ancora Bruni, “il contratto nazionale verrà miscelato all’idea leghista del federalismo fiscale spinto, che non farò altro che creare le gabbie salariali”. Parafrasando Sinopoli, si potrebbe dire tranquillamente che siamo di fronte ad una“roba da medioevo”. La Fiom dopo non è più semplicemente il sindacato dell’ala “metallurgici” della Cgil. Dopo i “fatti” di Pomigliano e Mirafiori ha potenziato il suo status di “difensore” del lavoro, proponendosi di diventare la bandiera della resistenza nazionale. Un movimento che non cede alle mediazioni, attuate invece dagli altri organismi sindacali. Un movimento che mantiene salda la propria identità “a difesa dei diritti dei lavoratori”. Di tutti i lavoratori e delle classi deboli. Di fatti giorno 28 parleranno diverse rappresentanze sociali, come ad esempio i lavoratori del porto di Gioia, gli studenti e gli immigrati.


Angelo De Luca

Guglielmo Satriani, il medico e l'uomo amante del mare

Il ricordo



Il medico Guglielmo Satriani, classe 1952, scomparso prematuramente qualche giorno fa a Briatico, ha voluto tra sue ultime volontà, prima dell'ultimo saluto in chiesa, essere “portato alla sua marina”. Un volere mirato, un vero estremo atto d'amore verso uno dei suoi luoghi preferiti. Guglielmo Satriani nella sua vita, con la marina e con le barche, con la pesca e con il mare, ha avuto sempre un legame forte e viscerale. Lui, semplicemente Guglielmo, il medico, discendente della nobile antica famiglia dei Satriani, era un uomo di grande cultura. E al di là  della sua professione - lavorava come direttore sanitario presso una struttura geriatrica di Monterosso, la casa protetta Villa delle Rose, e come guardia medica a Briatico - Satriani era una persona buona, amata da tutti, sensibile, modesta come poche, amante della grande storia raccontata dai libri e delle tante storie più piccole e sconosciute e da recuperare, dei misteri e delle conoscenze dell'astronomia, del fascino della simbologia araldica e delle ricerche genealogiche di tante famiglie nobiliari del vibonese. Tra i suoi tanti amici di sempre, quelli più "amici amici", l'avvocato Giacomo Franzoni, Antonio Ventrice, Giacomo Vallone  e Pasquale Borello, con loro amava passare la domenica mattina, in un appuntamento fisso con  sane discussioni in piazza, tra una passeggiata e l'altra, a parlare solo del più e del meno come traccia di consuetudine. Lui il dottore, umile e modesto, era il saggio del gruppo, con l'inseparabile sciarpa rossa al collo, con la sua filosofia di vita che affascinava i grandi e affabulava i piccoli. Ed ora, come tiene a  sottolineare Antonio Ventrice, “piazza IV Novembre    sente tanto l'assenza di Guglielmo, e, purtroppo, non potrà mai più essere la stessa piazza”.
Franco Vallone

23 gennaio 2011

Italcementi fabbrica "pulita"?


Quale impatto può avere una fabbrica altamente inquinante nei confronti del territorio? Ecco alcuni dati.


Secondo l’autorevole istituto americano EPA (environmental protection agency) “i cementifici sono la seconda fonte di diossine e furani grazie alla scelta di utilizzarli per bruciare rifiuti industriali”*. La prima fonte di diossina, manco a dirlo, è la scelta di bruciare rifiuti urbani. Dati della Italcementi alla mano, notiamo come per trasformare il cosiddetto “clinker” in cemento e calcestruzzo, la temperatura di cottura del prezioso materiale è di circa 1500 gradi. A quanto pare il principale problema imputabile all’inceneritore non sta nella trasformazione del clinker, quanto piuttosto nella modalità di bruciatura del materiale. Infatti per alimentare la sua fabbrica, l’Italcementi brucia combustile derivato dai rifiuti, ovverosia “cdr”. Come spiegato dall’emerito professore di chimica Connet, “il cdr è un pericoloso composto di carta e plastica che genera la diossina”, dove “tanto è migliore il processo di incenerimento tanto più tossiche saranno le ceneri prodotte”. I dati della stessa cementeria, fermi al 2006 e pubblicati sul sito della stessa fabbrica, sottolineano come per la produzione di clinker vengono immesse nell’aria sostanze tossiche. Per quanto riguarda le emissioni di gas serra, su una produzione ad esempio di 495 mila tonnellate di clinker, attestati nel 2006, vengono immesse nell’aria 822 kili di Co2 per ogni tonnellata di clinker prodotto. Per quanto riguarda le emissioni in atmosfera, notiamo come su 495 mila tonnellate di clinker prodotto sempre nel 2006, abbiamo avuto 6,5 grammi di polvere per ogni tonnellate di clinker prodotto, 1445 grammi di ossidi di azoto, 68 grammi di biossido di zolfo, 20 milligrammi di mercurio e 19 nanogrammi di diossina per ogni tonnellata. L’EPA però, che di sicuro non conosce la situazione Italcementi nello specifico, ha stimato che, per i cementifici che usano rifiuti come combustibile, l’emissione di diossine è pari a 24,34 nanogrammi per kilo*, dunque ben diversa dalla stima della Italcementi, che al contrario lo calcola per tonnellate.
*(dati ricavati dal sito www.circoloambiente.org)
Angelo De Luca

Lezioni di ambiente con Paul Connet


L'emerito professore di chimica della università di New York a Vibo Marina per parlare di ambiente e futuro. "It's incredible", commenta quando spiega la situazione Italcementi.


Chi ha avuto la fortuna di assistere all’incontro di martedì, presso l’auditorium della chiesa parrocchiale di Vibo Marina, sul tema ambientale “Una soluzione sostenibile per la gestione dei rifiuti”, sarà ritornato a casa con rinnovate convinzioni. Si è parlato di tutto, analizzando problemi ed eventuali soluzioni. Si è parlato di inceneritori e alternative. Si è parlato di responsabilità civile, politica ed industriale. Si sono mostrate tabelle, valori e dati. A margine, cercando di lavare i panni in famiglia, la domanda sorge spontanea: ma chi sono i catastrofisti? Sono coloro i quali credono che chiudere l’Italcementi sia la soluzione migliore per una vita migliore, oppure sono quelli che ancora pensano che il colosso del cemento di Bergamo sia in realtà una vera opportunità di crescita economica “pulita” che produce solo utili? In realtà Paul Connet non dice nulla di nuovo alla popolazione, perché la popolazione conosce già molto bene le dinamiche politico-industriali e le conseguenze derivate. Ma è chiaro che se a sostenerlo è un professore emerito di chimica americano, ulteriori certezze vanno ad arricchire lo sdegno popolare, che dopo l’incontro di martedì, si fa ancora più corposo. Volendo rimanere in buona fede, vuoi perché Connet non è mai venuto nelle nostre zone, vuoi perché comunque rimane un autorevole voce imparziale, se c’è qualcosa che stupisce è vedere come sia lui quello più stupito. Se non altro perché Connet di posti ne ha girati parecchi e di situazioni critiche ambientali ne ha viste altrettante. 2000 in 25 anni per la precisione. Ma Vibo Marina, evidentemente, lascia il segno. Il noto professore ambientalista rimane letteralmente estere fatto dalla triste visione di un agglomerato urbano con al centro una bella fabbrica di cemento. “It’s incredibile”, commenta allibito. Non si capacita e non lo reputa possibile. Sviscera dati su dati, di come ad esempio “le nano particelle contenute nelle ceneri del cemento e immesse nell’atmosfera dagli inceneritori, sono altamente tossiche perchè, frequentemente riciclate, distruggono il sistema di filtraggio dell’aria”. E se a questo si aggiunge che tutto quello che viene bruciato si chiama “cdr”, ovverosia “un pericoloso composto di carta e plastica che genera la diossina”, il gioco è fatto. D’altra parte, il professore capisce bene l’importanza dell’Italcementi in ottica “posti di lavoro”, e sforzandosi di trovare soluzione a questo problema aggiuntivo, che ad ogni modo reputa “ egualmente insufficiente” perché “tentativo di perfezionare una pessima idea”, si appresta a commentare dicendo: “Se proprio volete bruciare qualcosa negli inceneritori fatelo. Ma fatelo almeno con i combustibili migliori, non con quelli più sporchi e pericolosi, come il cdr appunto”. “L’incenerimento – continua l’emerito professore – è una perdita di opportunità e uno spreco di energia”. E le tabelle mostrate lo chiarificano: l’incenerimento non è perseguibile nemmeno dal punto di vista dell’energia recuperata. L’incenerimento non è una pratica sostenibile. Punto. Se si considerano le emissioni tossiche poi, “si è particolarmente preoccupati in quanto ci sono degli elementi che non è possibile distruggere. La cosa peggiore è che tali elementi, i metalli ad esempio, si disperdono nell’atmosfera finendo nelle ceneri; e tanto è migliore il processo di incenerimento tanto più tossiche saranno le ceneri prodotte”. Si tratta, dunque, “di sostanze estremamente tossiche mai create nemmeno in un laboratorio chimico, le quali vengono buttate fuori dall’inceneritore sotto forma di particelle estremamente sottili che possono penetrare profondamente all’interno dei nostri polmoni entrando rapidamente nella circolazione sanguigna”. Le conseguenze? Malattie cardiovascolari, tumori, malattie respiratorie. Niente di nuovo per Vibo Marina e dintorni, appunto. La lezione del professore americano è chiara, asettica, scorrevole. Non vuole mettere apprensioni o paure alla gente. Lui è stato chiamato semplicemente per far capire a tutti cosa significhi un impatto ambientale di questo tipo. Nulla più. Dall’alto del suo pensiero ambientalista, vorrebbe vedere più responsabilità, perché potrebbero essere appunto le responsabilità di ogni singolo cittadino a fare la differenza. Raccolta differenziata, porta a porta, riciclo, compostaggio, selezione alla fonte, sostenute a loro volta da incentivi economici, nuove politiche industriali e speciali centri di ricerca. Sembrano cose lontanissime dal pensiero comune, soprattutto dalla politica dei nostri giorni. In realtà, come dice lo stesso Connet, “si tratta semplicemente di copiare la natura, perché la natura non produce rifiuti che non si possono smaltire“. Un’utopia, specie se si pensa a Vibo Marina, città dell’abbandono e dell’illusione per eccellenza. “Se in altri posti del mondo ce l’hanno fatta, perché voi non ce la potete fare?”, domanda Connet alla platea. Già, perché? E intanto da qualche giorno l’Italcementi ha ripreso a bruciare cdr. Ma nemmeno questa è più una novità.

Angelo De Luca

Briatico. Alba sullo Scoglio della Catena

Alba sullo Scoglio della Catena di Briatico
fonte: Giorgia Grasso


22 gennaio 2011

ASP Vibo. L'illegalità ha favorito l'ingresso delle cosche

L'accusa: dirigenti amministrativi e sanitari con precedenti penali frequentavano esponenti dei clan 
di Giuseppe Baglivo

È stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il decreto con cui il Presidente della Repubblica ha disposto il 23 dicembre scorso lo scioglimento dell'Asp per infiltrazioni mafiose, affidandone l'amministrazione, per la durata di diciotto mesi, ad una commissione straordinaria. La relazione del ministro dell'Interno, che accompagna il decreto, svela particolari sin qui inediti sui motivi che hanno portato al commissariamento dell'Azienda sanitaria.
Il lavoro della commissione di accesso, nominata dal prefetto, Luisa Latella, il 13 febbraio 2010 e prorogata il 13 maggio successivo, è infatti noto come si riagganci alle risultanze dell'Alto commissario contro la corruzione che, già nel 2007, aveva evidenziato le ingerenze dei clan nella gestione dell'Asp. Meno noto è, invece, che l'organo ispettivo nominato dal prefetto abbia attualizzato i risultati del precedente lavoro focalizzando l'attenzione sugli anni 2008, 2009, e 2010. Una fotografia recentissima, insomma, che mette in luce «la sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi sul condizionamento della criminalità mafiosa nei confronti dei vertici dell'Asp».
A favorire la penetrazione mafiosa nell'Azienda sanitaria sarebbe però stato «un contesto generale di illegalità», dal personale all'affidamento degli appalti. Per spiegare meglio il concetto, la relazione rimarca come dal 2005 al 2010 l'Asp «ha vissuto un periodo di incertezza sulla sua gestione che ne ha pregiudicato la credibilità e la funzionalità. Il 23 luglio scorso, infatti, è stato nuovamente preposto al vertice dell'Azienda un commissario, ma tutti i rapporti di successione sono sempre stati contrassegnati da contrasti». Non solo mafia, dunque, perché in una situazione del genere « l'elemento di continuità è rappresentato dalla presenza costante di alcune figure di dirigenti sanitari che, anche per la loro collocazione strategica, hanno assunto nel tempo un ruolo di preminente importanza, tradottasi in situazioni conflittuali che hanno acuito le tensioni, pregiudicando la funzionalità delle strutture». Una gestione dell'Asp, caratterizzata da «disordine organizzativo, mancanza di rispetto delle procedure amministrative, corruzione e turbative d'asta», avrebbe dunque permesso l'ingresso dei clan nella gestione della sanità. Una situazione di illegalità diffusa che – per dirla con le parole della relazione – «ha fatto da schermo all'infiltrazione delle cosche locali». Così, se provata appare «la presenza di esponenti della criminalità organizzata tra il personale dipendente dell'Asp ed in quello in servizio nelle ditte del servizio mensa e ristorazione», altrettanto provata è la presenza di «dirigenti amministrativi e sanitari con precedenti penali e frequentazioni con esponenti dei clan».
Gli uni e gli altri, colletti bianchi e mafiosi, avrebbero quindi «favorito l'aggiudicazione di appalti a ditte riconducibili ad elementi di spicco delle cosche» anche col 50% di ribasso. La relazione, sul punto, non manca infatti di evidenziare come « i componenti della commissione di gara erano, unitamente ad altri, l'allora direttore amministrativo ed un dirigente condannato nel 2009 ad un anno e sei mesi ed all'interdizione perpetua dai pubblici uffici per fatti attinenti alle gare d'appalto».
Emblematica è, a tal proposito, la fornitura degli impianti di climatizzazione che – come risulta dalla relazione della Guardia di finanza del 20 ottobre 2010 – sono stati aggiudicati ad una ditta «il cui titolare ha legami di parentela con soggetti indiziati per associazione a delinquere e concorso in omicidio».
Segni evidenti di infiltrazioni mafiose sono poi emersi dal «ricorso sistematico a soggetti privati, che peraltro si avvalgono di medici in organico presso l'Asp, per i servizi sanitari di emergenza – ambulanze, sebbene per il servizio ambulanze esista una struttura interna». Tutto ciò ha portato ad «imprese di onoranze funebri che hanno costituito delle Onlus e gestiscono il servizio ambulanze», con chiaro riferimento a quanto emerso nella recente operazione "The Goodfellas" contro il clan Lo Bianco. La relazione rimarca, infine, come «una delle suddette associazioni è rappresentata da un infermiere dipendente dell'Asp, mentre a carico di molti componenti dei consigli di amministrazione delle organizzazioni affidatarie, anche associazioni di volontariato, gravano precedenti penali tra i quali l'associazione per delinquere».

20 gennaio 2011

I Germanesi in una mostra a Cariati



Lo scrittore Carmine Abate ritrova alcuni protagonisti delle sue opere nell’esposizione di antropologia visiva curata da Assunta Scorpiniti
Non c'è cosa più bella, per uno scrittore, riconoscere, per strada e tra la gente, persone e personaggi, protagonisti e comparse di un proprio romanzo, di un personale racconto, di uno scritto. É come in un incontro d'amore, un ri-solcare profondamente le proprie pagine ed è questo quanto è realmente successo a Carmine Abate, scrittore calabrese di successo, che ha potuto incontrare alcuni suoi personaggi, leggere le strade lontane da casa e i tanti percorsi calabresi ritrovati attraverso gli sguardi ri-incontrati nelle immagini di una mostra di antropologia visiva, fotografica e documentaria, curata dalla scrittrice e ricercatrice Assunta Scorpiniti e dal titolo i “Germanesi”. La mostra di Scorpiniti ripercorre le “Storie e le immagini della Calabria altrove, tre generazioni di emigrati nel cuore dell’Europa” e  continua, in questi giorni, ad essere al centro dell’attenzione di studiosi, dei tanti visitatori e degli studenti delle scuole con esposizione permanente nel centro storico di Cariati, nelle sale dell’antico palazzo vescovile. La mostra- dicevamo- è stata recentemente visitata anche dallo  scrittore Carmine Abate, che vi ha ritrovato temi (e icone) a lui cari, tracce vive e presenti nelle sue opere a partire da “Il muro dei muri”, opera d’esordio come narratore, pubblicata per la prima volta in tedesco nel 1984, in italiano, da Argo editore nel 1993 e riproposta da Mondadori nel 2006, e avente per protagonisti proprio gli immigrati italiani in Germania. La mostra, inaugurata nell’ambito di alcune iniziative realizzate in collaborazione con la locale sezione Fidapa, è costituita da numerosi  pannelli aventi per soggetto una ricca e inedita collezione d’immagini relative, appunto, all’emigrazione calabrese in Germania che, nel caso specifico, viene indicata come fenomeno-simbolo dei movimenti migratori dal Sud dell’Italia e da ogni Sud del mondo, nel suo forte riferimento all’attualità dell’immigrazione nel nostro Paese.Frutto della lunga esperienza dell’autrice a diretto contatto col mondo delle migrazioni e, in particolare di studi accurati sull’emigrazione calabrese in Germania, che hanno già avuto come esiti varie pubblicazioni, tra cui il volume Calabria altrove. Storie, emozioni, sogni e ricordi di emigrati di tre generazioni (Cosenza, Progetto 2000, 2005), è ispirata ai temi dell’accoglienza, della solidarietà e del dialogo tra i popoli. La stessa autrice, vera narratrice della terra di Calabria, ha all’attivo numerose pubblicazioni e realizzazioni di carattere etno-socio-antropologico, e ne illustra il significato storico: “A partire dall’Accordo bilaterale siglato nel 1955, che ha consentito l’ingresso di forza-lavoro italiana nel grande paese tedesco, intenzionato a rinascere dopo le devastazioni della seconda guerra mondiale, c’è stato un esodo massiccio, che ha portato migliaia di nostri lavoratori nelle miniere del bacino carbonifero della Ruhr, nei cantieri stradali della Vestfalia, o nelle grandi industrie del Baden Württemberg; negli anni Sessanta, sono arrivate le mogli, successivamente i figli e  oggi, in condizioni di stabilità e integrazione sociale la terza generazione di calabresi nasce lì in Germania”.  Tutto questo, con i suoi risvolti umani, socio-culturali e i fatti di costume, è raccontato, “con” le immagini e “attraverso” le immagini, con l’obiettivo, spiega la curatrice, “di dare un ulteriore contributo alla conoscenza di una storia finora ignota ai più, o rimasta nella cerchia familiare; una vera e propria epopea che rischia di essere dimenticata col ricambio generazionale”. L’intento è anche quello di “descrivere lo sguardo positivo che, con reale desiderio di progresso, i nostri emigrati, i primi costruttori dell’Europa dei popoli, hanno rivolto sulla nuova realtà con cui il passaggio migratorio li ha portati a confrontarsi contribuendo ai processi di sviluppo socio-economico”. Il percorso fotografico, modulato, tra memoria e presente, sulle tre generazioni di calabresi in terra tedesca e accompagnato da brani tratti dalle loro testimonianze, propone, infatti, il mutamento di condizione da “gasterbeiter” (“lavoratori ospiti”, ritratti in suggestive immagini in bianco e nero) a cittadini europei, oggi integrati nei paesi ospitanti e, in molti casi, partecipi della vita civile e sociale;  un’attenzione particolare è stata riservata al vissuto dei ‘figli’ dell’emigrazione (uno “specchio” delle mode e del costume anni Settanta), al ruolo delle donne in emigrazione e al fenomeno dell’immigrazione dai paesi extracomunitari e dell’Est europeo che oggi tocca da vicino i nostri paesi: “Le ‘carrette’ del mare di oggi – commenta ancora la Scorpiniti -  sono cariche di speranza come una volta i nostri treni, per questo  ho dedicato questo racconto alle nuove generazioni  perché possano recuperare il senso della storia comune e una maggiore consapevolezza civile, fondamentale per vivere, operare e confrontarsi in una società complessa com’è quella di oggi”.  La mostra è stata presentata presso l’Istituto di Cultura Italiana a Bruxelles ed esposta in numerose località della Germania, nell’area di Stoccarda, dov’è molto forte la presenza italiana.
Franco Vallone

19 gennaio 2011

La scomparsa di Rita De Luca Bagnato

Rita De Luca Bagnato, poetessa.

Nata a San Giovanni in Fiore, Rita De Luca Bagnato ha vissuto per oltre quarant'anni a Briatico dove si era sposata, dove viveva e dove scriveva. Tracciava le sue poesie in silenzio Rita De Luca Bagnato, una poesia forte e prorompente, che urlava e che negli anni ha fatto soffermare, sui suoi versi, tanti critici letterari, altri poeti, grandi scrittori come Sharo Gambino, giornalisti come Domenico Zappone e cultori dell'arte calabrese come Emilio Frangella. Ieri mattina la poetessa De Luca Bagnato si è spenta a Cosenza, ma per l'ultimo saluto, e per sempre, ritorna nella sua Briatico. Poetessa, paroliere, membro di tante accademie e della commissione del Premio di poesia e fiaba che si tiene ogni anno a Briatico, da sempre collaboratrice appassionata di “Calabria Letteraria” la Bagnato è inclusa in numerose antologie letterarie ed ha ottenuto diversi riconoscimenti per la poesia. Ha pubblicato "Lacrime allo specchio", per l'editore Rebellato, e successivamente “Il segreto dell'aquilone”. Lo scrittore Sharo Gambino mettendo a confronto le due pubblicazioni colse il grado di maturità artistica raggiunto dalla poetessa. Ecco un frammento tratto dal testo critico di Gambino: “Ne "Il segreto dell'aquilone" versi di riflessione sulla condizione femminile e sull'aspirazione della donna ad avere riconosciuto il suo ruolo attivo nella società... La De Luca Bagnato ha affinato le naturali, istintive capacità d'analisi, e di sintesi, ma anche sul piano creativo, perché s'è liberata di talune sovrabbondanze romantiche e s'è accostata, con più convinzione e partecipazione, alla storia, al reale quotidiano sociale entro cui ha affondato più salde radici. (…) Confesso di aver stentato a ritrovarla qual era nella mia memoria in questa sua nuova raccolta poetica  (“Il segreto dell'Aquilone” ndr) e mi domandavo cosa poteva esserle accaduto, quale dolorosa esperienza poteva averle spento quasi del tutto il sorriso nei versi ora tutti improntati a pessimismo, a sofferenza, a delusioni, nei quali ricorre spesso il richiamo alla morte, fine soprattutto di speranze e del senso di giustizia. Ho cercato. Ed ho trovato le chiavi di lettura per arrivare alle origini di questo stato d'animo, di tanta tristezza. Esse non stanno nei fatti autobiografici quanto invece all'esterno, nelle tragedie degli altri e che influiscono sul nostro stato d'animo e ci condizionano nostro malgrado. Una realtà che fiacca e disperde le forze della nostra speranza ed alimenta invece la sfiducia in un positivo divenire dell'umanità, che viaggia nel degrado e non le riesce di trovare la via dell'ascesa, catturata, impigliata tra i pruni spinosi d'una dantesca selva popolata di fiere dal vello maculato di vizi e peccati”. 


Franco Vallone

17 gennaio 2011

Imprenditori distrutti dall'attacco dei clan

Incendi, bombe, colpi di pistola contro gli operai e tiro a segno su porte, finestre e mezzi meccanici 
di Nicola Lopreiato




Storie di ordinaria violenza criminale. Sono quelle che le cosche della 'ndrangheta molto spesso mettono in atto per spremere le imprese e nello stesso tempo per spedire messaggi diretti esclusivamente a chi deve capire. È quanto accade in questi giorni in una realtà amara e degradata quale quella vibonese dove la tracotanza mafiosa continua a imporre le proprie regole. Il coraggio della denuncia viene meno giorno per giorno, la sfiducia nelle istituzione è in aumento e le leggi dello Stato molto spesso sembrano del tutto insufficienti a contrastare la nuova ondata di violenza. Le cosche, dopo lo sbandamento delle grandi operazioni della Dda di Catanzaro assestati negli anni tra il 2003 e il 2008, ora si riposizionano. Le nuove leve avanzano, i vecchi equilibri, probabilmente, sono mutati e nuovi capi giovani e rampanti cercano spazi. Le reazioni del mondo politico, sempre più tollerante, e dell'associazionismo in genere si esauriscono semplicemente in formali messaggi di solidarietà.
Il caso Restuccia«Sono stanco, ho subìto 101 attentati, non chiudo per non mettere sulla strada 220 operai». È lo sfogo, amaro, dell'altro ieri di Vincenzo Restuccia, imprenditore che opera nel campo del movimento terra e delle grandi costruzioni. L'ennesimo attentato ai danni della sua impresa è avvenuto nella notte tra venerdì e sabato scorsi su un piazzale di Viale della Pace. Ignoti hanno dato alle fiamme due mezzi meccanici. Sulla 606 provinciale che collega la città con lo svincolo autostradale di Sant'Onofrio l'impresa è alle prese con l'asfalto del manto stradale. «Mi colpiscono – aggiunge Restuccia, che è stato anche presidente di Confindustria provinciale – perché non pago...».
Attentato a MaccarroneNella notte del 19 dicembre scorso ad Arzona di Filandari un ordigno ad alto potenziale fa saltare in aria l'autosalone di Giuseppe Maccarrone. «Meglio andar via, qui ha vinto la mafia, non c'è speranza», dichiara l'imprenditore ai giornalisti, visibilmente provato per l'ennesimo attacco criminale. Poi aggiunge: «Mi hanno distrutto, ho denunciato sempre tutto. Anche se nessuno si è mai presentato per chiedermi la mazzetta. Comunque le mie denunce sono rimaste lettera morta. Ed ogni volta che denunciavo seguiva un altro attentato. Come per dire: devi subire e stare zitto». Trenta attentati negli ultimi cinque anni, oltre cento da quando Maccarrone ha messo in piedi la sua attività commerciale. «Abbiamo subìto di tutto: attentati dinamitardi, incendi, colpi di fucile e di pistola alle porte di casa e alle finestre. Qui le nostre famiglie, la mia e quella dei miei fratelli – dice Maccarrone – non possono più vivere con il timore di saltare per aria da un momento all'altro» Duecento attentati Difficile trovare due aziende che nel giro di trent'anni abbiano collezionato un numero così alto di attentati. L'impresa Restuccia e quella di Giuseppe Maccarrone messi insieme ne hanno contati oltre duecento. Troppi. La Solidarietà di D'AgostinoAll'imprenditore Vincenzo Restuccia ha espresso solidarietà il sindaco Nicola D'Agostino: «Le vicende che lo vedono coinvolto – ha detto tra le altre cose il sindaco – spingono le istituzioni e noi amministratori a registrare una situazione che certo non incita né aiuta l'emersione della Calabria e di Vibo Valentia in particolare».

16 gennaio 2011

Vibo. Acqua non potabile, i motivi restano oscuri

L'assessore Bulzomì ringrazia i volontari della Croce Rossa che continuano a sostenere disabili e anziani 


L'ultimo consiglio comunale di Vibo Valentia, tanto affollato quanto inefficace

Dodici giorni senza acqua potabile, un serbatoio sotto sequestro in via Tiro a Segno, prelievi e analisi in diversi punti della città, risultati che arrivano col contagocce, spiegazioni poco convincenti, un tasso di disinteresse piuttosto elevato da parte di chi è preposto alla tutela della salute pubblica nonché della gente che preferisce continuare a subire, un'indagine della magistratura che, paradossalmente, potrebbe essere percepita come un "paravento" per l'amministrazione comunale. Inoltre, nessun piano organico per andare a fondo e scoprire la causa dell'inquinamento, nonché una politica litigiosa che non riesce a produrre altro che un documento per avviare iniziative contro la Sorical.
Per il resto il nulla. Il sindaco indossa i panni della vittima al punto che in consiglio comunale venerdì pomeriggio è arrivato a sfoggiare una maglietta con il "bersaglio". Una trovata geniale per qualcuno, nella speranza di deviare gli attacchi di questi giorni ma che, inevitabilmente, contribuisce a rendersi conto che in questo momento sulla vicenda dell'acqua l'amministrazione naviga a vista.
Le spiegazioni fornite in Consiglio non hanno convinto nessuno, in assenza dei risultati delle analisi D'Agostino non si è sbilanciato. Ma è chiaro che difficilmente l'acqua potrà tornare potabile se ancora non è stata individuata la causa che ha portato all'inquinamento. E siamo a dodici giorni dall'ordinanza di divieto assoluto dell'utilizzo. I ritardi, in questo caso, sono da ricondurre in particolare al servizio sanitario che ha ritenuto di mettersi in moto solo dopo il periodo delle festività. Ma anche in questo specifico settore c'è da ricordare che il sindaco è la prima autorità sanitaria della città e di fronte ad uno stato di emergenza la responsabilità e le leggi dello stato in materia di Protezione civile impongono che bisogna agire subito.
Invece nulla di tutto ciò, ai ritardi si è sommata pure la scarsa incisività, forse la scarsa competenza. L'acqua pertanto, continua ad essere non potabile con il rischio che i prelievi fatti in prossimità dei vari serbatoi diano risultati non soddisfacenti al punto che l'ordinanza del sindaco rischia di rimanere in vigore per chissà quanto tempo ancora.
Nel frattempo l'assessore alle politiche sociali, Salvatore Bulzomì ha sentito il dovere di ringraziare i volontari della Croce Rossa Italiana per il lavoro svolto in questi giorni di grandi disagi.
«Per il servizio di consegna a domicilio dell'acqua, tempestivamente attivato – afferma l'assessore – ritengo doveroso ringraziare il presidente della Cri provinciale, Maria Silvestro e rivolgere un plauso ai volontari da lei coordinati, per l'impegno profuso in questi ultimi giorni, per la collaborazione e per essersi prodigati con abnegazione nell'aiuto dei cittadini in difficoltà; nello specifico persone non autosufficienti ed impossibilitate nel raggiungere e rifornirsi, autonomamente, del prezioso liquido messo a disposizione dall'Amministrazione comunale, attraverso le autobotti e le fontanine disposte nei pressi della piscina comunale. Per l'Amministrazione, anche il supporto della Croce Rossa si sta dimostrando importante ed efficace al fine di alleviare i disagi che i cittadini di Vibo Valentia stanno vivendo a causa del problema idrico».
Uno sforzo lodevole quello messo in campo tra volontari della Croce Rossa, assessorati alla Protezione civile e alle Politiche sociali che di contro non trova la stessa attenzione per quanto concerne l'individuazione delle fonti di inquinamento e la risoluzione di un problema che sta mettendo in ginocchio la città.(n.l.)


15 gennaio 2011

Briatico. In manette dopo il pieno fai-da-te

Un pensionato di 60 anni, M.M., è stato arrestato dai carabinieri della compagnia di Vibo Valentia Vibo Valentia, con l'accusa di furto di gasolio. L'uomo, incesurato e del tutto insospettabile, per far fronte ai continui aumenti del carburante aveva pensato di rifornirsi anzichè alle colonnine, ai serbatoi degli automezzi che si trovavano in una cava per l'estrazione di materiale inerti. Il fatto è avvenuto a San Leo, una frazione di Briatico, in località La Monaca, dove i militari dell'Arma, diretti dal maresciallo Antonio Alaia, lo hanno sorpreso mentre stava aspirando con un tubo di gomma dal serbatorio di un mezzo per riempire il bidone che si era portato dietro. Il titolare dell'impresa aveva denunciato gli ammanchi: un continuo stillicidio che si stava mutando in un salasso e che era diventato intollerabile. Per poter sorprendere l'anonimo ladruncolo, i militari dell'Arma si sono allora appostati nelle vicinanze. Ed è stato così che nella serata di giovedì lo hanno sorpreso in flagranza di reato.
A nulla è valso l'aiuto del cane che il pensionato era solito portarsi appresso per farsi avvisare se si fosse avvicinato qualcuno. Tutti gli accorgimenti non sono valsi a nulla davanti all'abilità dei militari che lo hanno sorpreso e ammanettato con l'accusa di furto aggravato e continuato.


Premio Internazionale Limen Arte

Sabato prossimo la cerimonia di premiazione a Vibo Valentia



Il Premio Internazionale Limen, promosso dalla Camera di Commercio di Vibo Valentia, si conferma, anche quest'anno, uno dei più importanti eventi culturali in Calabria. Giunto alla sua seconda edizione, il Premio Limen è un importante veicolo di promozione del territorio attraverso l'attrattiva del messaggio estetico dell'arte, con percorsi di lettura e decodificazione di linguaggi che spesso, ai più, appaiono tanto stravaganti e incomprensibili. Limen Arte intente dare al territorio una sorta di guida, di un vero e proprio approccio didattico e pedagogico nei confronti dell'arte contemporanea. Come ha sottolineato il commissario della Camera di Commercio di Vibo Valentia, Michele Lico, “con Limen Arte si propone l'arte come luogo di incontro e di relazione, dove sviluppare un'etica del confronto, del dialogo e dell'integrazione, dove potenziare l'offerta culturale, sociale ed economica del territorio partendo da una comune contemporaneità che, sebbene diversamente interpretata e diversamente comunicata dalle varie anime che interagiscono - artisti da un lato e osservatori dall'altro- trova proprio nell'arte uno spazio privilegiato libero da qualsiasi possibilità di contrapposizione e dove solo ciò che ha valore sopravvive al tempo".  La mostra del Premio Limen è davvero ben organizzata, curatissima nei particolari di allestimento, con le sale espositive all'interno del prestigioso Palazzo Comunale E. Gagliardi di Vibo Valentia e con l'autorevole presenza, all'inaugurazione, del critico d'arte Vittorio Sgarbi.  La mostra che si è aperta l'11 dicembre ha registrato la presenza di tantissimi i visitatori, autorevoli le firme esposte, bello e raffinato il catalogo  curato da Aleph Arte di Lamezia Terme e stampato da Romano Arti Grafiche di Tropea.  Il catalogo contiene tra l'altro interessanti testi critici di Giorgio Di Genova –direttore artistico del Premio-, Toti Carpentieri, Claudio Cerritelli, Enzo Le Pera e Nicola Miceli. Le sezioni della mostra sono varie e suddivise in moduli espositivi, "L'opzione monocromatica: dal tutto bianco al tutto nero", con la presenza di autori come Angelo Savelli, Giulio Turcato, Augusto Sciacca, Max Marra, Maria Baldan, solo per fare qualche nome, vi è poi la sezione "Artisti Italiani" con artisti del calibro di Nik Spatari, Giovanna Fra, Lorenzo D'Angiolo, Stefano Tonelli  ed altri; quindi la sezione "Artisti Stranieri" con artisti del calibro di Gabriela Bernales, Emil Ciocoiu, Greta Frau, Pierre Hamon, Fathi Hassan, Fukushi Ito, Nataly Maier, Shuhei Matsuyama, Mikulas Rachlik, Tetsuro Shimizu e Zhu Ye.  Per la sezione scultura  segnaliamo la presenza, tra gli altri, di Filippo Malice, Claudio Capotondi, Cesare Baccelli. Interessanti, e da seguire nei prossimi anni, le presenze della sezione "Calabresi Emergenti" con Maurizio Cariati, Pasquale Maria Cerra, Antonello Curcio, Francesca De Bartolo, Pasquale De Sensi, Elena Diaco Mayer, Salvatore Falbo, Alejandro Garcia, Andrea Grosso Ciponte, Alessandro Lato, Elda Longo, Mario Loprete, Vincenzo Marsiglia, Marcello Montoro, Giuseppe Negro, Fabio Nicotera, Katia Perna, Ernesto Spina, Sonia Talarico e Luca Valotta. Il Premio Internazionale Limen Arte della Camera di Commercio di Vibo Valentia è giovane ma è partito alla grande e con tutte le carte in regola per divenire il punto di riferimento ufficiale dell'arte contemporanea in Calabria. Sabato 15 gennaio, la cerimonia di premiazione del prestigioso evento nelle sale di Palazzo Gagliardi, alle ore 17.00. La mostra si chiuderà invece il prossimo 23 gennaio.
Franco Vallone

14 gennaio 2011

Recupero della grotta Azzurra, indagini chiuse

Cinque indagati: l'assessore regionale Stillitani, il sindaco Nicotra e tre professionisti 

PIZZO L'assessore al lavoro della Regione Calabria, Francescantonio Stillitani, nella sua qualità di presidente del Consiglio comunale di Pizzo con delega ai lavori pubblici, è indagato, insieme con altre quattro persone, dalla Procura di Vibo Valentia nell'ambito dell'inchiesta sui lavori di riqualificazione ambientale in un'area adiacente la Grotta azzurra di Pizzo che avrebbero provocato un presunto pericolo per l'incolumità e la sicurezza pubblica.
L'inchiesta aveva portato, il 24 maggio scorso, al sequestro della Grotta Azzurra che è stato confermato dalla Cassazione dopo un pronunciamento contrario del Tribunale del riesame (25 giugno).
Stillitani, ieri, è stato sentito, insieme agli altri indagati, nella caserma dei carabinieri di Pizzo, dagli investigatori dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Reggio Calabria e del Nucleo tutela patrimonio culturale di Cosenza che conducono le indagini. Gli indagati, infatti, hanno già ricevuto l'avviso di conclusione indagini con contestuale invito a comparire.
Gli altri indagati sono il sindaco di Pizzo, Fernando Nicotra; il responsabile dell'Ufficio lavori pubblici di Pizzo, Francesco Alessandria; Giuseppe Pitt e Francesco Sacchinelli, tecnici incaricati di redigere la relazione paesaggistica sui lavori. I primi tre sono indagati per omissione di atti d'ufficio e gli altri due di falso.
Secondo l'accusa, Stillitani, Nicotra e Alessandria non avrebbero sospeso, nonostante le sollecitazioni pervenute da soggetti pubblici e privati, i lavori di riqualificazione ambientale dell'area. Pitt e Sacchinelli, invece, avrebbero attestato falsamente, nella loro relazione, che sull'area non c'era alcun vincolo mentre invece, per l'accusa, esisteva un vincolo in quanto a massimo rischio frana.
Lo stop ai lavori era stato disposto dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia, che aveva aperto, nella scorsa primavera, un fascicolo per accertare la compatibilità dell'opera, in seguito all'esposto denuncia presentato dal geometra Gerlando Gioffrè. Durante l'udienza di convalida del sequestro del 3 giugno scorso, erano finiti sul registro degli indagati anche i due progettisti dell'opera. Nei loro confronti veniva ipotizzato il reato di falso ideologico in quanto avrebbero affermato «falsamente», che «l'area d'intervento, così come l'intero territorio, non è sottoposto a vincolo di tutela paesaggistica e ambientale».
I lavori di riqualificazione della Grotta azzurra erano stati appaltati nel gennaio dello scorso anno dall'amministrazione comunale, che era riuscita a reperire un milione e 400mila euro dalla Regione. Secondo quanto contenuto nell'esposto denuncia e successivamente accertato dalla Procura, l'area interessata dai lavori, era soggetta a plurimi vincoli ambientali. In particolare, il costone di roccia tufacea dove poggia buona parte del rione Carmine è classificato dal Pai regionale, R4, massimo rischio frana.
A occuparsi della vicenda era stata per prima l'Autorità di bacino, che, il 9 agosto scorso esprimendosi sulla compatibilità dell'opera, aveva accertato la persistenza di pericoli di crolli di piccole dimensioni, che avrebbero potuto interessare il costone, il piede della rupe e la Grotta stessa. Per queste ragioni la stessa Autorità, nel formulare il parere favorevole con riserva, aveva sollecitato il Comune a interdire al pubblico l'area della rupe.


12 gennaio 2011

Scompare Pasquale Merlino la storica icona di Briatico

Pasquale Merlino sulla guida tedesca Kalabrien


E' scomparso, all'età di ottant'anni, Pasquale Merlino, personaggio briaticese d'altri tempi, persona affabile, disponibile e cordiale con tutti. Calzolaio figlio del mastro calzolaio del paese con  bottega accanto al lavatoio, Merlino in gioventù era emigrato al nord e, successivamente, era rientrato a Briatico.  Socializzava facilmente Pasquale Merlino e  si prestava, con piacere, ad essere immortalato in scatti fotografici e riprese con, sullo sfondo, le bellezze della sua Briatico. Alcune volte intratteneva i turisti nell'area della marina con le sue storie, era un vero raccontatore di fatti e di memorie inedite. La sua immagine, la sua fisicità, i suoi baffi, icona di identità meridionale, è stata ripresa e pubblicata più volte da reporter, troupe televisive, giornalisti stranieri di passaggio. Modesto, amico di tutti, aveva anche un suo luogo  preferito Pasquale Merlino, amava da sempre lo spiazzo attorno alla vetusta torre Rocchetta, alla Marina di Briatico, stava spesso accanto alla sua auto verde ad osservare, per intere ore, il mare, sotto il suo personale e ombroso albero di acacia o ad un vicino pino marittimo. Oggi l'albero di acacia e il pino marittimo non ci sono più alla marina e nemmeno quel simpatico omone tanto fotografato da turisti, viaggiatori e reporter a caccia della tipicità del Sud. La foto più emblematica della sua figura resterà sicuramente quella scattata intorno al 2000 da Ilona Witten e pubblicata sull'autorevole guida  turistica in lingua tedesca  Kalabrien, delle edizioni Dumont di Colonia, scritta e curata dalla stessa Witten nelle edizioni italiane e tedesche. La bella foto, solare e colorata di estate, lo ritrae di spalle Pasquale, mentre ammira la sua antica torre della memoria, costume a righe, paglietta in testa, abbronzatissimo e mani sui fianchi, fiero della sua appartenenza e delle sue origini briaticesi, come sempre. 
Franco Vallone 

11 gennaio 2011

Vibo. Contributi per l'affitto, il Comune indica tutti i requisiti necessari

Rimane ancora un mese e mezzo di tempo, circa, per la presentazione delle domande finalizzate a ottenere un contributo a integrazione dei canoni di locazione relativi al 2010. Il termine ultimo, infatti, scadrà il 24 febbraio prossimo.
I contributi a integrazione degli affitti vengono erogati dal Comune attraverso fondi regionali. È, infatti, l'Ufficio dei servizi sociali a interessarsi dei procedimenti, tant'è che dalla data di pubblicazione del bando (27 dicembre 2010) emesso dalla dirigente Adriana Teti, è attivo un servizio di assistenza per la compilazione delle domande di contributo. In particolare il servizio è attivo tutti i giorni dal lunedì al venerdì (dalle ore 10 alle 12), mentre martedì e giovedì lo sportello è aperto anche nelle ore pomeridiane (dalle 15,30 alle 17). Inoltre chiunque ne fosse interessato può chiedere ulteriori informazioni rivolgendosi alla signora Annamaria Romano (tel. 0963 599517).
Ma per poter essere ammessi al bando e, quindi, poter accedere al contributo è indispensabile essere in possesso di ben definiti requisiti. Non averli comporterà l'esclusione. Innanzitutto bisogna avere la cittadinanza italiana o quella di uno Stato dell'Unione europea, però con residenza nella città capoluogo e frazioni. Inoltre per accedere al bando altro requisito è rappresentato dal certificato storico di residenza, da almeno 10 anni, nel territorio nazionale e da almeno 5 anni nella stessa regione. Un punto quest'ultimo che riguarda tutti i cittadini immigrati.
E ancora l'ammissione al bando è subordinata anche alla titolarità di un contratto d'affitto – contratto che deve essere regolarmente registrato – di un alloggio di proprietà privata che corrisponde alla propria residenza anagrafica, nonché alla «non titolarità, da parte di nessuno dei componenti dello stesso nucleo familiare, del diritto di proprietà, usufrutto, uso o abitazione su un altro alloggio». In merito a questo punto l'assessorato ai Servizi sociali, guidato da Salvatore Bulzomì, chiarisce che non rappresentano causa di esclusione dal contributo le seguenti condizioni: «Titolarità di un diritto reale di nuda proprietà; titolarità di una quota su un alloggio non superiore al 50%; titolarità di una quota su più alloggi, purché le singole quote non siano superiori al 50%; proprietà di un alloggio accatastato come inagibile, oppure oggetto di un'ordinanza del sindaco che ne attesti l'inagibilità».
Tra i requisiti di cui ogni richioedente deve essere in possesso figurano pure: la non titolarità, dei singoli componenti un nucleo familiare, di altro beneficio pubblico erogato a titolo di sostegno abitativo; non essere assegnatario di un alloggio di edilizia residenziale pubblica; non essere assegnatario di un alloggio comunale e avere un valore Ise (Indicatore della situazione economica) non superiore ai 17mila euro.


09 gennaio 2011

Vibo. Acqua inquinata i cittadini denunciano: il Comune non riesce a fornire i servizi primari

Il grave problema, a fasi alternate, va avanti da circa sei mesi creando grossi disagi a tutti 
di Vittoria Sicari



Acqua inquinata: continuano i disagi e cresce la protesta. Dopo un'intera estate consumatasi tra le corse per l'approvvigionamento idrico e l'altalenarsi delle ordinanze di non potabilità, la città è di nuovo alle prese con il divieto di utilizzo dell'acqua. «Una vicenda già nota – osserva Francesco Messina, nel trasportare acqua dal negozio vicino casa – è da agosto che la città vive questo inconveniente. Mi chiedo a cosa serva parlare ogni giorno di cultura se poi non si riesce a fornire neanche i servizi di primaria necessità. Nella cloaca africana può essere ancora accettabile, ma non nella modernissima Europa».
Ormai è l'agitazione a prevalere tra la gente che accusa l'Amministrazione comunale di incapacità nella gestione di questa emergenza, soprattutto perché a distanza di sette mesi ancora non è stata in grado di mettere la parola fine ad «un incubo interminabile». Così viene definita la "vicenda acqua" da Milena Pappatico che, nell'invocare informazioni certe e dati attendibili, riprende il discorso sull'utilità degli artisti di strada e delle luci colorate quando poi ai cittadini viene negato l'uso di un bene essenziale: l'acqua. «Ma se per bere e per cucinare in casa ci riforniamo di acqua minerale – evidenzia – le mense, i ristoranti, le panetterie ci siamo chiesti come possano fronteggiare una simile situazione?».
La domanda frulla da settimane nella testa dei vibonesi che sul piatto già colmo dell'emergenza idrica aggiungono giorno dopo giorno altra carne al fuoco: «Si stava meglio quando il servizio era gestito completamente dal Comune. La privatizzazione oltre a far lievitare i costi, ha influito negativamente sotto il profilo dell'efficienza». Il dato è anche questo, secondo molti cittadini, che addebitano una buona fetta delle colpe agli apparati farraginosi e sovradimensionati di enti e società che lucrano sull'acqua. «Se i tecnici non sono all'altezza di risolvere i problemi – rimarca Franca Ruffa – che si provveda a destituirli. Non ci vuole la laurea per capire che l'acqua in questi mesi non è mai stata pulita. Puzza, è giallognola e non dovrebbe essere usata nemmeno per far la doccia». E mentre continua l'approvvigionamento idrico attraverso le autobotti della Protezione civile i dubbi e le perplessità dei cittadini aumentano: «Sarà possibile lavarsi i denti o fare il bagno ai bambini? Come si sta tutelando il diritto alla salute, all'integrità fisica e alla dignità dei tanti soggetti in difficoltà come i pensionati, i disabili, gli indigenti che non possono da soli gestire l'emergenza?». E non è il solo costo giornaliero d'acqua a comportare sacrifici. «Dovremmo ribellarci tutti – ha detto Rocco Schiavello – ho la schiena a pezzi a furia di prelevare acqua dall'autocisterna e trasportarla a casa». Un'odissea senza fine, insomma, che si sta trasformando in una vera e propria tragedia.


07 gennaio 2011

DIS.....servizi POSTALI A BRIATICO

Ormai da diversi giorni, a partire da prima di Natale, dalla Località Vrace, in cui abito insieme alla mia Famiglia, è sparito.....il Portalettere!!
E con Lui, di conseguenza, è scomparsa pure la corrispondenza !!
Poichè alcuni Clienti e, anche, alcuni Fornitori, della ns piccola azienda di Famiglia, mi hanno contattato, sorpresi della mancata risposta a loro 
comunicazioni scritte inviataci, già da parecchi giorni, per lettera, mi sono recato all'Ufficio Postale di Briatico per accertarmi di quanto stesse avvenendo.
Alle mie richieste di chiarimenti, mi veniva risposto da Dipendenti dell'Ufficio, essendo assente il responsabile, che il portalettere della ns zona, Sig. Fusca, 
era assente giustificato, da circa venti giorni, per malattia e che, nonostante debitamente informato, l'Ufficio delle Poste Italiane SpA, pur avendo comunicato
che avrebbe provveduto mandando un sostituto, lo aveva fatto soltanto per pochi giorni, lasciando poi il servizio di distribuzione della corrispondenza, nella mia 
come in tante altre zone del Territorio Comunale, cioè in tutte quelle di competenza dell'Assente per malattia, scoperto.
Ecco come viene erogato il servizio, di sua competenza, da  POSTE ITALIANE SpA !!
Ecco, e non è la prima volta, come veniamo trattati noi Cittadini-Utenti !!
Ecco come ottiene gli utili di gestione la società Poste Italiane SpA, che da ex azienda pubblica è stata privatizzata, con ingenti danni per la Comunità: gli utili
li ottiene, non dalla ottimizazione della gestione e dell'offerta, ma, soltanto, purtroppo per i Cittadini, dalla riduzione degli Addetti e dalla.....sospensione dei servizi 
pubblici di sua competenza, in barba ad ogni legge e o etica e in direzione esattamente opposta a quella di una vera promozione sociale !!
Ora se i servizi postali, quale la distribuzione della corrispondenza, sono servizi pubblici, perchè, nonostante le ripetute pubbliche denunce di disservizi che avvengono
da anni, a causa della pessima gestione dell'Ufficio Postale di Briatico, fatte proprio dal sottoscritto ed accompagnate, spesso, dall'intervento dei Carabinieri, fino ad 
oggi non hanno sortito effetto alcuno e, credo, nessuno abbia preso provvedimenti finalizzati a risolvere o, quantomeno alleviare, la vergognosa situazione locale !!
Perchè, chi di dovere, non si adopera nello  svolgimento del suo compito !!
Forse perchè pensa di essere "intoccabile" dalla legge e di poter fare ciò che vuole, percependo lo stesso lo stipendio, anche senza "guadagnarselo" risolvendo i problemi
che gli competono !!
Come mai al numero telefonico del responsabile del servizio postale di Tropea, cioè al 377 160 36 81, risponde ......la segreteria telefonica !!??
I Cittadini devono fare i propri Doveri, ma, fatti questi, dovrebbero poter usufruire anche dei loro DIRITTI !!
Le Istituzioni, se ancora sono presenti, non dovrebbero controllare che questo equilibrio sia in essere !!??
Allora che Qualcuno intervenga, secondo quanto prevede la legge, a far sì che questa umiliante situazione da quarto mondo, abbia termine, perseguendo, anche penalmente, 
se ricorrono i termini, il o i responsabili di Poste Italiane SpA, che, facendo "orecchi da mercante", da anni, non assicura, A Briatico, servizi postali, quantomeno "decenti" !!  

Nicola Conocchiella
S.S. 522 Km 21-Loc. Vrace
Briatico

06 gennaio 2011

Tropea 1922


Tropea - 1922
Kurt Hielscher 
(1881-1948)

fonte: Franco Vallone

05 gennaio 2011

Un 2010 di passioni.


Un anno di Briatico, tra elezioni, sogni di cambiamento, ritrovato dialogo politico e maggiore presa di coscienza popolare. Prestia e Niglia protaganisti assoluti.

BRIATICO- Il 2010 per la cittadina della “Torretta” è stato un anno particolare, contrassegnato certamente dal passaggio di consegne politiche da uno schieramento ad un altro. Di sicuro questo fattore ha per certi versi migliorato la vita politica del paese, essendo passati da un’amministrazione Niglia, priva di minoranza, dunque di dialogo, ad un’amministrazione Prestia, dove la stessa è sembrata essere molto aperta ai dialoghi, spesso anche molto concitati, di questi primi mesi di nuova amministrazione. Il 2010 è stato l’anno dei grandi sogni per Briatico, dove memorabile, e ancora per nulla tramontato, è stato il “sogno porto” messo al bando nel pre-elezioni da Andrea Niglia. Chi non ricorda le enormi gigantografie esposte in tutte il paese? Le strategie elettorali dell’allora sindaco più giovane d’Italia si concentravano essenzialmente su progetti in pompa magna da un lato e sulla ritrovata verve politica degli ultimi tempi dall’altra, il tutto, per come dichiarato al tempo da Niglia “nel segno della continuità”. Di fatti, è merito della sua amministrazione se molte strade oggi sono state rimesse a nuovo, come ad esempio la “D’Annunzio” a Briatico, riasfaltata e impreziosita da nuovi marciapiedi e le strade nel piccolo centro di San Leo. E’ altrettanto merito della giunta “Niglia” se varie piazze e varie piccole altre opere pubbliche disseminate tra il paese capoluogo e le sue frazioni, sono oggi usufruibili dalla popolazione. Ma nè queste infrastrutture e nè tanto meno il sogno di una nuova Briatico versione “Portofino”, sono bastate all’ex democrat per essere rieletto per la seconda volta. Ha vinto Prestia. Il buon vecchio medico dall’aria pacchiana e dai metodi più popolari del suo predecessore. Riparte una nuova era amministrativa a Briatico, una nuova stagione del cambiamento e del confronto. Le premesse ad oggi, checché ne se ne dica, sono state rispettate in pieno. Assistiamo puntualmente ad un intenso dibattito, sia interno che esterno. Minoranza e maggioranza vivono comunque la situazione delle fratture interne. Fratture che non sembrano poi così deleterie per la stabilità del bipolarismo locale. Di fatti, per chi credeva che la minoranza ad esempio, potesse ritrovarsi più debole all’indomani della scissione tra Niglia e Vallone, si è dovuto invece ricredere, visto che i due “moschettieri” della democrazia oppositiva, tutto fanno, tranne che essere divisi. Almeno sul piano dell’attacco alla maggioranza. Discorso simile per i “rinnovatori”, i quali, superate ben presto le questioni interne di spartizioni di deleghe ed assessorati, si sono ritrovati tutti separati in gruppini, gruppetti e grupponi. Tutti a remare per la stessa barca, dicono. Ed è proprio per questi motivi che volente o nolente si può parlare di ritorno della politica, perché ognuno sta scegliendo apertamente con chi stare e cosa fare, cosa proporre e di conseguenza su cosa dissentire. Dunque il 2011 sarà forse l’anno buono: per chi, come Prestia, ha da adesso il dovere morale di tener fede ai suoi ambiziosi progetti di cambiamento tanto sbandierati in campagna elettorale e per chi, come il duo Niglia-Vallone, saranno sempre attenti a tutti i movimenti in seno alla “cosa pubblica”, migliorandone gioco forza la “vita natural durante”. C’è spazio per tutti insomma. Come democrazia comanda.

Angelo De Luca a.deluca@rossofajettu.org

04 gennaio 2011

Nuovo Questore. «Non faremo mancare agli onesti la fiducia»

Ha accolto con entusiasmo questa sede nonostante le ferite sanguinanti e le insidie del territorio 

Il nuovo questore dott. Giuseppe Cucchiara e il capo di Gabinetto dott. Livio Petrali

Primo giorno di «lavoro vero» ieri per il nuovo questore Giuseppe Cucchiara, dopo il suo insediamento avvenuto il giorno di Capodanno.
E nel suo primo giorno di «lavoro vero» il nuovo Questore, l'ottavo di Vibo Valentia, ha voluto conoscere i giornalisti. L'ha fatto non soltanto per guardare in faccia quanti, assieme agli investigatori, prima o poi si ritroveranno a battere gli stessi luoghi "caldi", ma innanzitutto per mandare attraverso loro il suo saluto alla città. Un saluto che promette bene considerato che il dott. Cucchiara – diretto ed essenziale nel linguaggio – ha ribadito più volte di porsi sin da subito al fianco delle persone oneste, di chi lavora e opera nel rispetto della legalità. «Attraverso voi abbraccio la città e l'intero territorio vibonese – ha detto – assicurando il mio impegno affinché la legalità possa essere la protagonista della vita di tutti noi. Io la distinzione tra "buoni e cattivi" la faccio – ha aggiunto il Questore – e i buoni, cioè gli onesti, che ritengo siano la stragrande maggioranza dei vibonesi mi vedranno sempre al loro fianco. La criminalità offende soprattutto la dignità di queste persone, pertanto il mio obiettivo è di dare fiducia alla gente onesta». Un dare fiducia che, per il dott. Cucchiara, passa, anche e soprattutto, attraverso l'attenzione che alle singole richieste di "aiuto" provenienti dal territorio si dovrà dare allo scopo di far sì che nessuno possa sentirsi isolato, abbandonato perché se così fosse sarebbe «una grande sconfitta dello Stato».
Un lavoro che l'ottavo Questore di Vibo Valentia è intenzionato a portare avanti avvalendosi dell'aiuto e del supporto di tutta la Questura; un «gruppo di ottime qualità – ha rilevato – che dimostra altrettante ottime capacità professionali».
Al tempo stesso il dott. Giuseppe Cucchiara, che ha già avuto modo di tastare il polso e misurarsi con le dinamiche criminali calabresi avendo diretto la Squadra mobile di Reggio Calabria dal 2000 al 2002, ha posto in risalto le difficoltà che caratterizzano il Vibonese esasperate, particolar modo in questo periodo, dalla strage consumata a Scaliti di Filandari. «Ho accolto la sede di Vibo Valentia con grande entusiasmo – ha sottolineato – consapevole di arrivare in una zona complessa, in un territorio che ha profonde ferite ancora sanguinanti. Ma tutto ciò per un investigatore deve rappresentare uno stimolo e certamente non un ostacolo».
Con al suo fianco il capo di Gabinetto, dott. Livio Petralia, il Questore – durante la conferenza stampa di presentazione – ha anche posto in evidenza l'impressione positiva colta andando a passeggio per le vie della città «sebbene capisca molto bene – ha ribadito – che sia in città, sia in provincia si nascondono insidie e problematiche».
Giuseppe Cucchiara, 54 anni, originario di Agrigento, al suo primo incarico come questore, succede a Filippo Nicastro. Sposato e padre di due figlie è in Polizia dal 1985. In città è arrivato al culmine di un percorso professionale che lo ha portato a ricoprire impegnativi e prestigiosi incarichi svolti, prevalentemente, in Sicilia e in Calabria. Dirigente della Mobile di Agrigento, nei primi anni '90 – nel momento in cui in quel territorio esplodeva una cruenta guerra di mafia con oltre duecento vittime – nel 1992, dopo le stragi siciliane, viene trasferito alla Squadra mobile di Palermo come dirigente della Sezione antimafia. Successivamente, dopo un altro periodo trascorso alla Questura di Agrigento in qualità di capo di Gabinetto del questore, il dott. Cucchiara dal 2000 al luglio del 2002 ha diretto la Mobile di Reggio Calabria acquisendo così una importante conoscenza del territorio e delle dinamiche criminali di quella zona della regione. Nel luglio del 2002 il suo ritorno a Palermo, alla guida della Squadra mobile per circa tre anni. E sempre nel capoluogo siciliano ha svolto l'incarico di capo di Gabinetto e, da ultimo, di vicario del questore. Un bagaglio di esperienza e professionalità che oggi il dott. Cucchiara mette a disposizione della comunità vibonese.(m.c.)

LinkWithin

Related Posts with Thumbnails