
Le classi deboli della società in piazza per raccontare la Calabria che non va. Le diverse rappresentanze sociali hanno dissentito dal governo regionale e dal governo nazionale. Calabria al collasso, Calabria sempre più povera.
Metalmeccanici, universitari, lavoratori del porto Gioia, immigrati, movimenti civili. Tutti uniti per la stessa causa: dissenso. La piazza è piena di tutte queste categorie sociali che invocano "maggiore rispetto per la dignità delle classi deboli", perchè questo Governo, così come questo neo consiglio regionale, altro non fanno che indebolire, con i vari tagli orizzontali, tutti coloro i quali oggi sfilano. Parafrasando Peppino Lavorato , sfila “ la Calabria migliore”. E per Calabria migliore, il grande e valoroso ex sindaco di Rosarno intende “quelli che lavorano, i disoccupati, la povera gente e gli studenti, gli immigrati, i quali rappresentano la colonna vertebrale della dignità e dei diritti di questa terra martoriata. La lotta – continua ancora Lavorato- ha un colore solo, perché la lotta è di stampo internazionalista, così come testimoniato oggi dagli immigrati della Piana venuti qui a manifestare insieme agli operai calabresi”. Dal palco poi, i vari delegati sindacali e le rappresentanze operaie e sociali venuti a Vibo da tutta la regione, incalzano i “poteri forti del sistema Italia”. A turno, come dei cecchini appostati, colpiscono duramente a parole gli attori politici del nostro paese, mentre sullo sfondo, gruppi svariati di studenti e della Fiom, chiedono a gran voce “lo sciopero generale”. Dopo Pomigliano e Mirafiori, gli operai hanno ripreso a cavalcare il mito della resistenza, perché, come sostiene nel suo concitato discorso Filippo Sestito del circolo Arci di Crotone “oggi l’attacco ai diritti dei lavoratori è arrivato al culmine. Ora è il momento di reagire”. E difatti la segretaria provinciale della Cgil di Vibo Donatella Bruni, tocca i punti cardine del dissenso, sostenendo come “è vero che servono riforme, ma è altresì vero che non bisogna svendere. L’idea della destra è quella di creare più flessibilità, più competitività e più deroghe. In pratica – continua Bruni – un modo per dare mano libera ai padroni di sfruttare il lavoratore a proprio piacimento, perché ad esempio è inaccettabile che si vuole togliere una figura importante come gli Rsu ed è ancora più inaccettabile che si vuole punire chi intende avvalersi del diritto allo sciopero. Il vero problema dell’Italia – conclude la sindacalista vibonese – non sono i cinque minuti di pausa. Il vero problema del’Italia è la corruzione”. Sergio Genco, segretario della Cgil, invoca da par suo “maggiore unione operaia sotto la stessa bandiera”, non dispensandosi dal lanciare stoccate al governatore della Regione Scopelliti: “Basta con i set televisivi, con la politica spot – tuona Genco – Basta con il dire che in Calabria tutto va bene quando invece tutto va drasticamente male”. E le condizioni imposte dagli strateghi dell’industria e della politica calabrese confermano impietosamente questo trend negativo, fatto di scelte che minano fortemente la vita delle classi deboli, come nel caso “Gioia Tauro” ad esempio, o come nel caso degli immigrati, i quali “sono costretti a vivere e a lavorare in condizioni di sfruttamento senza che nessuno della politica cerchi quanto meno di prendere posizioni in merito”. Gli immigrati chiedono solo dei posti decenti dove dormire, perchè è inaccettabile che in un paese civile e sviluppato, come si considera l'Italia, ancora oggi, ed in Calabria specialmente, persone che fuggono da realtà disastrose, vengano trattati da schiavi e da animali. “In nome della competitività – afferma poi Ilaria Floccari, rappresentante dei lavoratori del porto di Gioia – i nostri politici e i nostri industriali stanno mettendo a rischio i posti di lavoro. Noi non possiamo permettere che passi il modello “Marchionne”; noi non possiamo permettere una scelta giocata al ribasso, perché quello che i lavoratori del porto di Gioia riescono ad offrire in termini di qualità e produttività non può essere comparata a quella dei porti nord-africani. Noi siamo un punto di eccellenza e lo abbiamo dimostrato. Questa è la competitività”. “Vi siete chiesti – domanda Lello Signorello, Rsu fiom crotonese – perché attaccano in continuazione i lavoratori? Ci attaccano continuamente perché sanno che noi siamo l’argine oltre il quale i padroni possono trovare campo libero. Per vincere le nostre battaglie occorre avere un sindacato che abbia la schiena dritta. La lotta paga solo se si è uniti”.
Angelo De Luca
Metalmeccanici, universitari, lavoratori del porto Gioia, immigrati, movimenti civili. Tutti uniti per la stessa causa: dissenso. La piazza è piena di tutte queste categorie sociali che invocano "maggiore rispetto per la dignità delle classi deboli", perchè questo Governo, così come questo neo consiglio regionale, altro non fanno che indebolire, con i vari tagli orizzontali, tutti coloro i quali oggi sfilano. Parafrasando Peppino Lavorato , sfila “ la Calabria migliore”. E per Calabria migliore, il grande e valoroso ex sindaco di Rosarno intende “quelli che lavorano, i disoccupati, la povera gente e gli studenti, gli immigrati, i quali rappresentano la colonna vertebrale della dignità e dei diritti di questa terra martoriata. La lotta – continua ancora Lavorato- ha un colore solo, perché la lotta è di stampo internazionalista, così come testimoniato oggi dagli immigrati della Piana venuti qui a manifestare insieme agli operai calabresi”. Dal palco poi, i vari delegati sindacali e le rappresentanze operaie e sociali venuti a Vibo da tutta la regione, incalzano i “poteri forti del sistema Italia”. A turno, come dei cecchini appostati, colpiscono duramente a parole gli attori politici del nostro paese, mentre sullo sfondo, gruppi svariati di studenti e della Fiom, chiedono a gran voce “lo sciopero generale”. Dopo Pomigliano e Mirafiori, gli operai hanno ripreso a cavalcare il mito della resistenza, perché, come sostiene nel suo concitato discorso Filippo Sestito del circolo Arci di Crotone “oggi l’attacco ai diritti dei lavoratori è arrivato al culmine. Ora è il momento di reagire”. E difatti la segretaria provinciale della Cgil di Vibo Donatella Bruni, tocca i punti cardine del dissenso, sostenendo come “è vero che servono riforme, ma è altresì vero che non bisogna svendere. L’idea della destra è quella di creare più flessibilità, più competitività e più deroghe. In pratica – continua Bruni – un modo per dare mano libera ai padroni di sfruttare il lavoratore a proprio piacimento, perché ad esempio è inaccettabile che si vuole togliere una figura importante come gli Rsu ed è ancora più inaccettabile che si vuole punire chi intende avvalersi del diritto allo sciopero. Il vero problema dell’Italia – conclude la sindacalista vibonese – non sono i cinque minuti di pausa. Il vero problema del’Italia è la corruzione”. Sergio Genco, segretario della Cgil, invoca da par suo “maggiore unione operaia sotto la stessa bandiera”, non dispensandosi dal lanciare stoccate al governatore della Regione Scopelliti: “Basta con i set televisivi, con la politica spot – tuona Genco – Basta con il dire che in Calabria tutto va bene quando invece tutto va drasticamente male”. E le condizioni imposte dagli strateghi dell’industria e della politica calabrese confermano impietosamente questo trend negativo, fatto di scelte che minano fortemente la vita delle classi deboli, come nel caso “Gioia Tauro” ad esempio, o come nel caso degli immigrati, i quali “sono costretti a vivere e a lavorare in condizioni di sfruttamento senza che nessuno della politica cerchi quanto meno di prendere posizioni in merito”. Gli immigrati chiedono solo dei posti decenti dove dormire, perchè è inaccettabile che in un paese civile e sviluppato, come si considera l'Italia, ancora oggi, ed in Calabria specialmente, persone che fuggono da realtà disastrose, vengano trattati da schiavi e da animali. “In nome della competitività – afferma poi Ilaria Floccari, rappresentante dei lavoratori del porto di Gioia – i nostri politici e i nostri industriali stanno mettendo a rischio i posti di lavoro. Noi non possiamo permettere che passi il modello “Marchionne”; noi non possiamo permettere una scelta giocata al ribasso, perché quello che i lavoratori del porto di Gioia riescono ad offrire in termini di qualità e produttività non può essere comparata a quella dei porti nord-africani. Noi siamo un punto di eccellenza e lo abbiamo dimostrato. Questa è la competitività”. “Vi siete chiesti – domanda Lello Signorello, Rsu fiom crotonese – perché attaccano in continuazione i lavoratori? Ci attaccano continuamente perché sanno che noi siamo l’argine oltre il quale i padroni possono trovare campo libero. Per vincere le nostre battaglie occorre avere un sindacato che abbia la schiena dritta. La lotta paga solo se si è uniti”.
Angelo De Luca




















