30 dicembre 2010

Presepe Vivente 2010. Eleutherìa non tradisce le attese

San Costantino di Briatico, ore 18.00 del 27 dicembre 2010, le componenti promesse nel programma ci sono tutte: emozioni di sacralità, spunti culturali, senso dell'appartenenza, ma anche una piacevole riscoperta di antichi sapori della tradizione. Il piccolo paese sembra riprendere vita in un altro tempo, San Costantino si schiude delle cose più antiche e dei ricordi più cari. Le passioni e le usanze dimenticate recuperano la linfa vitale che viene restituita alle cose dal lavoro dell'associazione culturale Eleutherìa, che, anche quest'anno, ha voluto organizzare il Presepe Vivente. Nell'itinerario ricostruito fedelmente con l'aiuto della memoria degli anziani, nelle case aperte e affacciate sulle strade, nell'arcaico e misterioso luogo denominato “Ammu”, e nelle zone più antiche e fascinose di San Costantino, tanti i mestieri recuperati, tante le memorie riportate alla luce, dal cistinaru al cannnizzaru, dal piscaturi alle 'ntissitrici 'i tilaru, dal forgiaru al falignami e poi spazi per i lavandari, i zappaturi, i pecurari, 'u castagnaru, i ricottari, 'u furnaru. Durante il lungo percorso che portava alla Grotta Santa, luogo apice della Natività, è stato possibile degustare tanti prodotti tipici della tradizione calabrese: pani 'i casa, suriaca a burru (cotta in una pignata tipica di San Costantino), castagni arrustuti, ricotti caddi, curujicchi, durci 'i Natali, ciambelle cu zuccaru e il rosso vinu locali. Presenti all'evento, e visibilmente soddisfatti per il successo dell'iniziativa, il sindaco di Briatico, Franco Prestia e il vicesindaco, Massimo Lagamba. Confermate le aspettative della vigilia, ecco quanto ha dichiarato a caldo il presidente dell’Associazione Culturale Eleutherìa, Stefania Aprile: “Anche questa piccola scommessa è stata vinta grazie alla viva partecipazione di tutti i soci, c.d. Eleutheri, e di tutte le persone di San Costantino che hanno collaborato e offerto un contributo fondamentale. I tanti sacrifici sono stati ripagati a pieno e questo ci da la forza di continuare a fare bene per il nostro territorio.  Il Presepe – ha continuato Stefania Aprile - rappresenta un momento di coesione sociale, profonda religiosità e recupero delle nostre più antiche tradizioni. Il vivo entusiasmo  dei partecipanti e l’ottima riuscita dell’evento fungono anche da stimolo, per noi di Eleutherìa, a perfezionare le prossime edizioni. Un sentito ringraziamento da parte dell’Associazione è rivolto all'antropologo Luigi M. Lombardi Satriani, che anche per quest’anno, con grande disponibilità e vivo interesse, ha aperto al pubblico alcune aree dell’antico palazzo di famiglia, facendo conoscere alle nuove generazioni luoghi appartenenti al nostro antico patrimonio artistico e presenti nostra memoria”  

Franco Vallone

Calabria Erotica il nuovo libro di Sharo Gambino

…come rosso vino e carne di capra bollente


Sharo Gambino, scrittore



Calabria Erotica, questo volume che sta per uscire per la Città del Sole Edizioni di Reggio Calabria  è l’ultimo libro di Sharo Gambino. L’ultimo lavoro di quel grande autore calabrese di Vazzano, di Serra San Bruno, della Calabria, del mondo intero, del Sharo con l’acca dopo la esse per essere ancora più precisi. Altre “cose” piccole e grandi forse usciranno in futuro, altri appunti, altri scritti che il maestro voleva dare alle stampe. “Cose” postume di Sharo Gambino, scrittore noto dappertutto, Sharo Gambino, personaggio della cultura inter-nazionale trattato non sempre bene dagli ambienti culturali, universitari e letterari calabresi. Corrado Alvaro, Saverio Strati, Fortunato Seminara, Mario La Cava, Leonida Repaci, Francesco Perri, Antonio Altomonte, Raoul Maria De Angelis e… Sharo Gambino... a pensarci bene bastano le dita delle mani per contare i veri personaggi della letteratura calabrese. Il libro, con la copertina firmata da una figlia dello scrittore, Rossana, e la revisione e correzione dei testi curata dalla figlia Marinella, ora è (quasi) pronto, anche se Sharo Gambino, purtroppo, non c’è più da più di due anni. Tempo fa, tanto tempo fa, Gambino, in uno degli annuali incontri, che poi in effetti erano “mangiate di carne di capra bollente”, per onorare l’onomastico di don Peppino Scopacasa, a Spadola, ci aveva confidato di voler scrivere sul tema dell’erotismo tutto calabrese dopo aver letto e presentato, con una preziosa introduzione, il volume Dire tutto senza dire niente, pubblicato anni addietro per i tipi della Mongolfiera Edizioni di Doria di Cassano Ionio. Tutto questo  succedeva accanto ad un’allegra compagnia di strani poeti, musicisti, cultori e artisti popolari delle Serre vibonesi, davanti al carnale vino rosso del Poro e al famosissimo, annuale come l’onomastico di Don Peppino, pentolone di carne di capra bollente, rossa, piccante, selvatica, erotica e calabrese. Roma, anni ottanta: lo studio dell’artista Enotrio Pugliese, in via Sebino, è appollaiato ancora un piano al di sopra del quinto piano, segnato al citofono del condominio come ultimo piano. Lui, il grande maestro della pittura solare, è il “raccontatore” ufficiale dei colori e della luce dell'intero Sud. Enotrio ci parla ancora una volta della scrittura calabrese e della grande stima per l’amico Sharo di Serra San Bruno. Enotrio è fortemente deluso da come lo scrittore viene trattato, culturalmente, da alcuni docenti universitari. Parla di Gambino come “uno degli scrittori più importanti del Sud” e ritorna spesso a parlare di lui raccontando della Calabria e dei calabresi, del mare di Pizzo, del Vizzarro, di Vazzano, del tonno sott’olio e dei calabresi emigrati. Non è casuale che il grande pittore ritornando alla terra e al buio per sempre abbia chiesto di essere accompagnato, per il suo ultimo viaggio, da sole sette persone primo fra tutti il suo grande amico Sharo. Grande infinita stima la sua verso una persona grande e modesta nel contempo e da sempre. La scrittura di Gambino, molto spesso ingiustamente dimenticata, meriterebbe invece di essere discussa, riletta, solcata in profondità nelle università calabresi e italiane ed invece, come per molte altre cose calabresi, solo le università straniere di oltreoceano percepiscono, valorizzano e si arricchiscono culturalmente con la scrittura di Gambino. Avevamo incontrato Sharo Gambino nella sua Serra San Bruno. Alle pareti della sua casa tante grandi tele di amici pittori, di Mico Famà di San Costantino Calabro, di Berenice Russo Amoruso di Cirò Marina, dello stesso Enotrio Pugliese… sculture bellissime e slanciate agli angoli della stanza, mentre al centro campeggiava un giovanile e misterioso autoritratto. Sharo Gambino, antico pittore passato ad altra arte, «per non sporcare con i colori» sottolineava. Un linguaggio più pulito, quello della scrittura, ma che forse può lasciare segni ancora più colorati della pittura. Gambino ci raccontava, con una straordinaria profondità, dei ricami che la vita riserva, degli itinerari sorpresa che essa ci può presentare all’improvviso. Sharo ci narrava di un suo speciale incontro con il grande attore Vittorio Gassman e del successivo contatto culturale con Paola Gassman e Ugo Pagliai, figlia e genero dell’attore, personaggi famosi che ha poi rincontrato a Soriano Calabro e al castello di Vibo Valentia per realizzare una simbiosi tra parola e racconto, tra scrittura e dizione, tra attori e personaggi, autori e protagonisti. Un recupero improvviso del sognatore e del realizzatore, del segno astratto e del reale, della visione e della tangibilità. «Vittorio Gassman - ricordava Gambino - lo conobbi proprio in occasione dei Premi Chiaravalle. Gli demmo il premio per il suo bellissimo libro Un grande avvenire alle spalle. Ricorderò sempre quella serata con la sua imponente presenza. Poi Gambino aggiunge: qualche tempo dopo dovevano presentare il mio libro Fischia il sasso. Si scelse per l’occasione il relatore Emilio Argiroffi e a Taurianova andammo a trovare il senatore per gli ultimi dettagli organizzativi. Dopo aver parlato con Argiroffi, andammo a salutare Cesare Berlingeri, che mi aveva promesso pure una tela. La sorpresa nel trovare nella sua casa proprio Paola Gassman e Ugo Pagliai… ed oggi loro leggeranno la mia scrittura. Che strano, persone che pensi non incontrerai mai poi li ritrovi all’improvviso sul tuo cammino, addirittura due volte!. Ora che Sharo Gambino non c’è più vogliamo ancora ricordare, continuiamo questo viaggio tra le cose di casa Gambino: una bellissima e preziosa acquaforte di Enotrio raffigurante una capretta, riporta a matita, sotto la scritta prova d’autore, questa straordinaria dedica: a Sharu Gambinu dispettusu e tostu comu na crapa. Pizzo, 1983. Poco più sotto una cornice contorna un pezzo di carta con una dedica del 1977: Caru Sharu, ca ti lu dicu a tia, di quando mi ndi jivi i stu paisi, nommu m’astutu chjanu i cardacia mi nzonnu, penzu e ciangiu n’ calabrisi.  Sharo Gambino ha collaborato con la Rai, con la sede regionale della Calabria, dal 1960 fino a qualche anno fa, quando, con il giornale radio di cui era redattore Franco Martelli, ha avuto la possibilità di intervenire con appuntamenti fissi, interviste ad Annarosa Macrì e con una rubrica che si titolava proprio “Firmato Sharo Gambino”. Da sessant’anni a questa parte il nome di Sharo Gambino è stato legato sempre alle più importanti iniziative culturali con scoperte importanti ed inedite prese di posizione, tanti scoop giornalistici e racconti sempre bellissimi e affascinanti. 

Franco Vallone

29 dicembre 2010

Così si muore in Calabria per la legge della terra

Cinque morti, quattro assassini. A Vibo Valentia una storia di confini, di alberi tagliati, di rancori e violenza che fa dire ai magistrati: "Peggio della 'ndrangheta"
di ROBERTO SAVIANO

Gli animali che sconfinano e mangiano l'orto e rovinano la coltivazione. Alberi tagliati senza permesso compromettendo la frutta. I confini della terra continuamente manomessi, e poi in piazza non ci si saluta e si sentono gli sfottò arrivare dietro la schiena. Anzi, un giorno dopo una discussione prendersi uno schiaffo in pieno viso. Questo è sufficiente per far decidere a Filandari in provincia di Vibo Valentia di condannare a morte. Ercole Vangeli e - secondo quanto sta emergendo dalle indagini - alcuni suoi parenti, non vogliono più che i vicini gli freghino la terra, non vogliono più che li prendano in giro in paese dicendo a tutti che loro, i Fontana, fanno quello che vogliono e i vicini, i Vangeli, sono dei miserabili che devono obbedire. Non vogliono più vedere gli zoccoli delle bestie dei Fontana rovinare le loro colture. Né vogliono vedere i loro nocciòli e gli ulivi estirpati per allargare le coltivazioni dei Fontana. Vogliono vendicarsi.

Aspettano i vicini della loro masseria. Li attendono per strada. Tutti gli uomini della famiglia Fontana stanno entrando nel furgone quando Vangeli si piazza davanti al cofano e vuole ammazzarli proprio lì, tutti insieme, tutti in auto. Non hanno ancora chiuso le porte dell'auto quando si catapultano fuori, ma Vangeli inizia a sparare sul capofamiglia Domenico Fontana e su suo figlio Pietro 36 anni e Giovanni di 19 anni. Muoiono subito. Altri due figli, Pasquale di 37 anni e Emilio di 32, iniziano a correre e si nascondono nel capannone, ma i Vangeli li raggiungono e li finiscono. Mirano sicuri, al petto alle gambe e alla faccia. Sparano con due pistole, una nove millimetri e una 7.65. Verranno rinvenuti più di trenta colpi. Hanno scaricato addosso ai Fontana tutti i caricatori che avevano portato. Una strage.

Può esser semplice e potrebbe anche essere sufficiente dire che è solo una ferocia barbarica generata da arretratezza medievale profonda ignoranza e assenza di Stato, ossia impossibilità di credere che con il diritto tu possa ottenere una qualche forma di giustizia. Ma tutto questo sarebbe solo uno sguardo superficiale che certo potrebbe esser sufficiente se si vuol presto liquidare questa storia. Ma questa non è una strage dettata semplicemente dal raptus di paesani che vivono in terre del Sud dove ci sono più pistole che forchette.

Non è così semplice. Sono stragi della regola. Barbarie certo, ma che si fondono su meccanismi assolutamente disciplinati dalle regole eterne di queste terre. Quando il procuratore di Vibo Valentia dichiara "non è una strage di mafia, è peggio", quel "peggio" sta a indicare che non siamo di fronte a dinamiche militari di due clan con regole di sangue. Sono dinamiche culturali, quella regola non è una regola di mafia, è una regola e basta. La regola appunto, qualcosa di diverso dalle stragi della depressione e dall'isteria del Nord. O quantomeno qualcosa che anche se nasce come raptus si alimenta di una prassi. Se tocchi la roba mia sei morto. Atavica, perenne, inamovibile, eterna. Una regola. Regole assunte come modi di vivere, come meccanismi per stare al mondo. E queste regole sono la forza di cui si alimentano le consorterie imprenditoriali più forti d'Italia ossia 'ndrangheta, camorra e Cosa nostra.
La regola esiste in paese, non in città. Il bandito Salvatore Giuliano diceva "in città scivolo". Come dire che sulla terra il piede è saldo, sull'asfalto delle città complesse che distraggono e dove non ci si conosce e ci si confonde, si rischia di sbagliare. E sbagliare significa vivere senza regola. L'Italia infatti è comandata dai paesi, non certo dalle città. È nei paesi che le regole vengono scritte e gestite. Platì, Casal di Principe, Africo, Corleone, Casapesenna, Natile di Careri e la lista dei paesi che dirigono gran parte dei capitali italiani è assai lunga. In questi luoghi cresci e ti formi, sia che tu prenda la strada della criminalità sia quella dura del lavoro in una terra senza lavoro, insomma, cresci con la certezza che il primo bene è la terra. Case, bestie, cemento, alberi. Il resto, le auto, i soldi investiti e le banche, non sono la radice delle cose. La roba è la roba che passerà al tuo sangue e che tu hai avuto dal tuo sangue. Il confine della terra è il confine del tuo corpo. Guardare negli occhi è già superare quel confine.

Quando ero ragazzino e mi presi il primo mazziatone di calci e pugni perché avevo guardato negli occhi tal Ciruzzo Romano, un ragazzino delle mie parti, perché "m'hai guardato" mi dissero subito con fare stupito: "Non guardare negli occhi, che gli occhi sono territorio, quindi pensaci bene se in quel territorio ci puoi entrare". Rubare un moggio di terra è come toccare un figlio, tagliare un albero è come rapire, venire a farti mangiare le coltivazioni dalle bestie è come sputarti in faccia. La regola è chiara. Non toccare la roba. Vivere per prendere roba. Vangeli, l'uomo della strage ha sua figlia iscritta all'Università che studia legge, una vita solita, e un'assoluta consapevolezza di quello che stava facendo. Del resto, nel 2008 e sempre in provincia di Vibo Valentia, in una frazione di Briatico, Vincenzo Grasso aveva ammazzato a pallettoni due suoi cugini perché secondo lui gli fregavano la terra trattandolo come un fesso. "Se vivo ti ammazzo, se muoio ti perdono", è un adagio che chi è cresciuto in questi paesi, dalla Locride alla Barbagia passando per l'Aversano, ha sentito decine di volte pronunciare durante le litigate per i confini o negli sgarri familiari. Il contesto non è affatto la miseria contadina, la solitudine e l'analfabetismo. Stiamo parlando di un episodio accaduto in provincia di Vibo Valentia, un territorio egemonizzato da un clan spietato, disciplinato, ricchissimo e internazionale. Il clan Mancuso. Giuseppe Lumia con molta chiarezza l'aveva definito la prima consorteria criminale per potenza economica d'Europa. Investe soprattutto in Lombardia, nel cemento, nella distribuzione di cibo e di benzina, nella gestione degli appalti, nel narcotraffico, nel condizionamento delle amministrazioni comunali e nel segmento sanitario di Monza, Novara e nei Comuni di Giussano, Seregno, Verano Brianza e Mariano Comense.

Nel paese della strage, Filandari. C'è una loro costola, la 'ndrina dei Soriano che egemonizza tutto quanto accade, impone dazi sui lavori alla Salerno-Reggio Calabria e su ogni camion che passa per il loro territorio. Leone Soriano, il boss di Filandari, voleva che gli fosse ceduta qualsiasi attività imprenditoriale di successo. Da proprietario diventavi dipendente. Le 'ndrine del territorio investono molto nella calabresella, la marijuana calabrese che è considerata la marijuana di maggior qualità sul piano internazionale, preziosa e più costosa rispetto alle altre ma molto più forte e molto più difficile da coltivare rispetto alla Skunk e alla White Widow (che ha vinto la Cannabis Cup, pur essendo di qualità inferiore alla calabresella) e il cui traffico è egemonizzato dalla 'ndrangheta. Due dei ragazzi Fontana ammazzati nella strage erano stati arrestati per estorsione e investivano in calabresella. E' un territorio, quindi, che grazie alla marijuana e al traffico di coca è diventato molto ricco. Ricchissimo. Anche Francesco Leonardo Brasca, sindaco negli anni '90 di Vibo Valentia ed insegnante, nel settembre scorso è stato arrestato dai carabinieri perché in un castagneto aveva una piantagione di calabresella. Quale arretratezza in un luogo dove, attraverso il narcotraffico, arrivano milioni e milioni di euro? Sta qui il nodo. Il massimo grado della tradizione della regola arcaica unito al massimo grado dell'evoluzione economica. Web, mercato, finanza, droga, ma solo se tutto questo viene governato dalle regole ataviche della roba, dello sguardo basso, dei matrimoni combinati, della verginità, delle regole di sangue. Il mondo lo comandi se sai vivere con queste regole anche quando le regole ti portano a svantaggi e alla galera per nequizie. E' la regola, se subisci hai perso, diventi nulla meno che nulla, nulla mischiato con niente, verme, bruco, topo, sottoterra.

Questa è la verità drammatica di questa strage che se viene ascritta solo ad un feroce raptus in terra barbarica non servirà nemmeno a far capire come una parte del paese vive ed egemonizza. Mi sono sempre chiesto com'era possibile che nei posti dove sono nato e in quelli dove il mio mestiere mi ha portato venisse ucciso un uomo come Antonio Magliulo solo perché aveva corteggiato una ragazzina e lui era un uomo sposato e la ragazzina la nipote di un boss. Come era possibile che il clan fosse disposto a prendersi ergastoli perché un boss uccideva un suo compaesano a Mondragone negli anni '90 solo perché non gli aveva regalato il maiale per Natale? Com'è possibile che una delle faide più feroci della storia italiana, quella a San Luca d'Aspromonte tra i Nirta-Strangio e i Pelle-Vottari. trovi come origine il 10 febbraio 1991 in un gesto all'apparenza futile? Quando un gruppo di ragazzi legati ai Nirta, detti "Versu", nei giorni di carnevale lanciarono uova contro il circolo ricreativo Arci gestito allora da Domenico Pelle, uno dei "Gambazza", sporcando anche l'auto di uno dei Vottari. E' possibile perché questi comportamenti rendono le loro regole inderogabili, le rafforzano proprio nella pratica quotidiana, proprio quando sembrano superflue. Le 'ndrine di Vibo Valentia hanno per prime creato un legame con le organizzazioni criminal-imprenditrici cinesi. A Monza le 'ndrine di Vibo vengono coinvolte nella storia del Multisala delle meraviglie, che avrebbe dovuto portare nel Parco del Grugnotorto 180mila metri quadrati di spazio verde con laghetto, piste ciclo-pedonali, piantumazione, 130 nuovi posti di lavoro, internet cafè, biblioteche multimediali, sale convegno, teatro. Il multisala, inaugurato nel 2005 da Cristina D'Avena, era rimasto vuoto ed era stato ceduto dopo pochi mesi a Song Zichai, per trasformarlo nel Cinamercato, il più grande centro commerciale di merce cinese del Nord Italia, con 280 mini negozi, scuola italo-cinese, palestra di kung fu, alloggi per le famiglie cinesi che ci avrebbero lavorato. Invece è stato dichiarato il fallimento e tutto si è fermato. Per realizzare l'acquisto dell'immobile, del valore di oltre 40 milioni di euro, sono stati presi contatti con esponenti della cosca Mancuso.

Com'è possibile che nel territorio dove avvengono patti internazionali e joint venture con i cinesi, dove passano capitali internazionali e da dove vengono gestite persino le province lombarde, ci si ammazzi per confini di terra, perché sono stati tagliati ulivi o le capre hanno calpestato i pomodori? La corazzata (im)morale delle mafie italiane si fonda su questa cultura. Cultura che ha portato alla strage di Filandari. Chi si avvicina a te sa che esiste una regola, chi affili sa che esiste una regola. E questa regola è la vendetta, la punizione. Semplice. Sai cosa puoi fare, sai cosa non puoi fare. Non c'è altra interpretazione. Chi comanda può dare altre regole, renderne alcune meno severe ma non può cambiarle. Al massimo aggiungerne. E sono la terra, gli ulivi, i noci, i limoni, le pecore, le capre e le vacche o le bufale, i cavalli e il grano, la masseria. L'elemento primo e sicuro. L'olio, il pane e i pomodori. I molti nipoti e le galline. La moglie che ti sposi vergine (le amanti poi le prendi al Nord o all'Est) e il fatto che al paese tutti ti salutano, al ristorante ti servono per primo anche se arrivi ultimo, il parcheggio ti viene lasciato se arrivi in una zona dove tutto è occupato. Perché tutti gli imperi di capitali finanziari, di banche e ristoranti, di coca e usura, di marjuana e racket, di politica e palazzi, tutto questo si regge sulla regola. E quella regola la confermi e difendi se al tuo paese esiste e vive. Perché se anche sei un boss ed investi a New York nella ricostruzione delle torri gemelle, tutto questo lo puoi fare proprio perché quando entri dal barbiere, qualsiasi cliente si alza e ti fa sedere. "L'impero sulla terra sta" sulla roba e sulla regola. Quei trenta colpi di pistola, purtroppo sono molto peggio di una barbarie, sono frutto di un meccanismo a cui obbedisce chi in questo momento investe, vince e gestisce gran parte di questo nostro bellissimo e dannato paese.

28 dicembre 2010

Comune Briatico. Nuovo gruppo consiliare e rimpasto deleghe

Sergio Bagnato, consigliere di maggioranza


BRIATICO- Maggioranza 11, minoranza 0. Con questi numeri si è presentato il civico consesso straordinario, convocato da un quinto dei consiglieri, martedì pomeriggio a Briatico, laddove la maggioranza di governo locale guidata da Franco Prestia, ha inteso intraprendere una nuova rotta amministrativa. Infatti, il discorso conclusivo dello stesso sindaco, si è riferito esplicitamente alla richiesta di fiducia da parte della sua squadra. Una sorta di giuramento che a fine discorso è stato rinnovato con un applauso generale. Ed è questo l’altro strumento per capire quanto grande sia lo scricchiolio, voti a parte. Ci si aspettava la minoranza in aula. Ci si aspettava la bagarre, il chiarimento, il dialogo, specie dopo le velenose affermazioni a mezzo stampa di Andrea Niglia. Invece, i soliti certificati hanno giustificato quelle solite cinque sedie vuote. Epidemia collettivizzata, forse. E intanto i “rinnovatori briaticesi” creano nuovi gruppi. Un nuovo grande gruppo. E’ formato da 4 consiglieri e 3 assessori. “Questa sera, in seno alla maggioranza, si va a costituire un nuovo gruppo consiliari autonomo – dice Sergio Bagnato, capogruppo scelto. Abbiamo pensato di rafforzare ancora di più questa compagine amministrativa, sempre più compatta in un’unità di intenti.” Anile, Staropoli, Spasaro, Marzano, Grillo, Melluso e lo stesso Bagnato, decidono così di fare “comunella”, sostenendo comunque il sindaco, perché dalle parole sarcastiche del consigliere Bagnato, si evince chiaramente la volontà di restare in sella: “Se qualcuno aveva comprato champagne per brindare a una elezione anticipata, io credo proprio che lo potrà bere si per le elezioni, ma invecchiato di cinque anni”. Quindi, un civico consesso che ha avuto il sapore del ritorno del figliol prodigo. Anzi, dei figliol prodighi. “La costituzione di questo gruppo non si deve intendere come un distacco dalla maggioranza – precisa Bagnato – perché checché se ne dica all’esterno o sulla stampa e per quanto si possano ingigantire le discussioni tra di noi, le stesse sono solo confronti che servono per trovare una sintesi, una pluralità di idee. In poche parole –conclude il giovane capogruppo degli “autonomi” – questa è da intendersi come un fatto di amministrazione democratica.” E intanto Domenico Marzano formula già, per conto dei “7 autonomi”, una prima proposta al sindaco che suona tanto come un “rimpastino”: redistribuzione di alcune deleghe tra i consiglieri. Secondo l’assessore ai Lavori pubblici, questo  “sarebbe un modo per rendere l’amministrazione più dinamica e trasparente, perché la redistribuzione andrebbe a beneficio di coloro i quali hanno attitudini specifiche in settori specifici”. Dunque, a otto mesi dall’insediamento, i “rinnovatori” si ritrovano compatti e sperando che non sia solo per merito del prossimo Natale, la politica briaticese può dormire sonni tranquilli. Almeno fino alla prossima puntata.

Angelo De Luca

Vibo. Palazzo Gagliardi, un bene architettonico a vocazione culturale

Proposto un tavolo tecnico per discutere sulla destinazione da dare allo storico edificio



Riaperto il dibattito sulla destinazione da dare a Palazzo Gagliardi. La ghiotta occasione viene fornita dal professore Marco Dezzi Bardeschi nel presentare il suo libro "Palazzo Gagliardi a Vibo Valentia restituito al futuro della città".
Il docente del Politecnico di Milano, che ha progettato e curato il restauro dell'antico palazzo nobiliare ha affermato che bisogna farne un uso corretto. «L'edificio deve diventare il centro culturale della città. Con Palazzo Gagliardi si può rilanciare un intero sistema fatto di strutture che attualmente si trovano in uno stato di totale abbandono». Il professore Bardeschi sulla destinazione dello storico immobile propone un tavolo tecnico tra tutti i protagonisti della vita culturale vibonese.
Sulla necessità di aprire un tavolo tecnico si sono soffermati anche il Sovrintendente per i Beni architettonici per le province di Vibo Valentia e Reggio Calabria Roberto Banchini e la direttrice del Museo archeologico statale Silvana Iannelli. Banchini, in maniera estremamente chiara ha affermato: «La vocazione di Palazzo Gagliardi è principalmente culturale. Sarebbe un errore destinarlo solo alla Prefettura. Per fare una scelta corretta sull'uso dell'immobile è necessario avviare un tavolo tecnico dal quale dovrebbe venire fuori una scelta che valorizzi al meglio la struttura».
Concorda la direttrice del Museo Iannelli la quale sponsorizza la proposta del tavolo tecnico e nello stesso tempo chiede un intero piano da destinare a Museo. «Sarebbe un punto di attrazione culturale e turistico – sostiene – molto importante per la città. In questo piano potremmo collocare un Museo dove esporre statue del periodo romano. È auspicabile che prima di decidere sulla destinazione da dare all'edificio si discuta».
Alla presentazione del volume "Palazzo Gagliardi a Vibo Valentia restituito al futuro della città", che viene definito dal suo autore «libro di storia e di cantiere», hanno partecipato, tra gli altri, l'assessore comunale alla Cultura Marcello De Vita e la ricercatrice Lucilla Ciulich Bardeschi. I lavori sono stati coordinati dal direttore del Sistema bibliotecario vibonese Gilberto Floriani.
De Vita nel suo intervento ha affermato che saranno tenute in debito conto le proposte avanzate dal professore Bardeschi, dal Sovrintendente Banchini, e dalla direttrice Iannelli. «L'opera del professore Bardeschi – ha evidenziato l'amministratore – oltre ad avere un innegabile valore storico, dal punto di vista più squisitamente architettonico può e deve servire, per indicare una strada da percorrere per il futuro, anche da questa amministrazione e cioè la valorizzazione e la ristrutturazione di beni architettonici e archeologici che sono presenti sul nostro territorio». L'assessore comunale, soffermandosi sul libro ha aggiunto: «Mi preme sottolineare come dal volume del prof. Bardeschi si rilevi come un'opera di rilevantissimo interesse storico-culturale, avvalendosi di una ammirevole ed appassionata ricerca storica e documentale, possa tracciare un interessantissimo excursus su Monteleone che parte da fine Ottocento ed arriva siano alla prima metà del secolo scorso. Dal quadro tracciato dal docente universitario si evince chiaramente come Monteleone abbia avuto una innegabile funzione trainante dal punto di vista culturale».(l.f.)

27 dicembre 2010

Strage nel Vibonese, 5 morti
, ucciso padre con i quattro figli

LA FAIDA
Forse una lite intorno a una proprietà terriera, hanno sparato almeno in due

VIBO VALENTIA - Cinque persone sono state uccise in un agguato nel Vibonese. Sono Domenico Fontana, padre, e i suoi quattro figli - Pasquale 37 anni, Pietro 36, Emilio 32, Giovanni 19 - , alcuni con precedenti penali. La strage è avvenuta nella loro masseria: hanno sparato almeno in due, e hanno usato diverse armi da fuoco. Non erano sul posto la madre e la sorella dei quattro uomini uccisi. Il fatto è avvenuto intorno alle ore 17 a Scaliti, una frazione di Filandari. Sul luogo i carabinieri della locale stazione e della Compagnia di Vibo. La strage ricorda sinistramente quella di Ferragosto 2007 a Duisburg 1: sei calabresi di San Luca furono ammazzati da esponenti della cosca rivale, ormai tutti in carcere.

E' stata la madre a ritrovare le vittime, forse dopo una telefonata. Ha cercato di rianimare uno dei quattro figli, Emilio, che però è morto durante il trasporto in ospedale.

Si tratterebbe, secondo le prime notizie, di una faida per la proprietà dei terreni e di pascoli. C'è un testimone, un inserviente romeno, che è stato risparmiato dai killer.

I precedenti. Il Vibonese, un tempo più impermeabile a certi fenomeni, è invece stato al centro negli ultimi tempi di numerosi fatti di delinquenza. Il 20 dicembre a Filandari un ordigno è stato collocato davanti a un autosalone di Giuseppe Maccarrone, che si era rifiutato di pagare il pizzo. "Mollo tutto - aveva poi detto Maccarrone - non ha senso continuare a fare l'eroe".

Il giorno dopo, persone non identificate hanno danneggiato l'automobile dell'ex sindaco di Filandari, Domenico Talotta, cospargendola di acido muriatico. Il fatto era accaduto nella frazione Arzona del centro del vibonese dove Talotta, avvocato e attuale consigliere di minoranza, stava partecipando ad un funerale.

fonte: http://www.repubblica.it/cronaca/2010/12/27/news/strage_vibonese-10625371/?ref=HRER2-1

Briatico. Experience


fonte: http://www.flickr.com/photos/cuppini/1368059958/

24 dicembre 2010

Riecco il fascino dei presepi viventi

 Tutti gli appuntamenti in programma a Briatico, Drapia, Tropea e Zungri 

diAlessandro BongiornoFrancesco Barritta
Da Briatico a Drapia, da Tropea a Zungri fervono i preparativi per l'allestimento dei presepi viventi che aggiungeranno suggestione alla celebrazione della Natività. Sui centri storici di questi comuni si accenderanno i riflettori della festa e torneranno d'attualità tradizioni, nenie e atmosfere che il tempo prova a spazzare via.
Una delle iniziative più attese si svolge a Briatico per merito dell'associazione culturale "Eleutherìa", presieduta da Stefania Aprile, e della comunità parrocchiale di San Costantino. Il presepe vivrà proprio attorno al quartiere di San Costantino. I ragazzi dell'associazione, con l'aiuto di tanti volontari, da mesi dedicano il loro tempo libero al recupero dell'Ammu, la parte più antica e fascinosa di San Costantino, cercando di rendere ancora più suggestivo il percorso costruito in questa nuova edizione rivisitata. Per rendere più realistico il percorso, grazie alla sensibilità dell'antropologo Luigi M. Lombardi Satriani, verranno aperti al pubblico aree appartenenti all'antico palazzo di famiglia che ospiteranno rievocazioni di antichi mestieri e varie scene. A San Costantino è prevista una sola rappresentazione: domenica 27, con inizio alle 18. Lo scorso anno il presepe vivente si risolse in un grande successo e ci sono tutte le condizioni per replicare, e se possibile migliorare, quel risultato.
Grande attesa anche a Drapia. Nella frazione Caria, l'appuntamento sarà, anche in questo caso, per domenica 27, dalle 17 alle 20. Prima, in piazza, una zeppolata, promossa dalla Pro loco, accoglierà i visitatori. Ad allestire il presepe vivente un comitato all'interno del quale ha un ruolo di primo piano la compagnia teatrale cittadina. La novità di quest'anno è costituita dall'allestimento del presepe nei giardini del castello Galluppi, messo a disposizione dal sindaco Alessandro Porcelli. L'edizione 2010 sarà dedicata alla signora Sarina Mollo di Caria, da poco scomparsa. Gli organizzatori hanno così inteso rendere omaggio a una donna «devota, coraggiosa, laboriosa e semplice, la quale ha lasciato un ottimo ricordo in tutti coloro che hanno avuto modo di conoscerla». Il presepe vivente di Drapia vanta una bella tradizione, essendo giunto alla sua 14. edizione. Nel programma allestito dalla Pro loco del presidente Matteo Aiello, subito dopo il presepe vivente, sempre il 27, nei locali dell'ex scuola media di Brattirò, oggi sede dell'associazione culturale "Enotria", si terrà un concerto acustico, organizzato dall'associazione «Tropeamusica». Il 28 ancora un altro concerto a Caria nella chiesa della Trasfigurazione con il coro «Don Giosuè Macrì» di Tropea.
Fervono anche a Tropea i preparativi per le manifestazioni legate al Santo Natale. I fedeli della parrocchia della Santissima Annunziata sono al lavoro da giorni per allestire le capanne e i recinti dove verrà organizzato il presepe vivente. A differenza degli scorsi anni, il piazzale di fronte alla chiesa che ospita la rappresentazione è stato finalmente ultimato. Il presepe dell'Annunziata, che è diventato ormai una tradizione per la parrocchia, si terrà il 26 e poi sarà ripetuto il 5 gennaio. Alla chiesa di San Giuseppe, invece, in pieno centro storico, la presidente della Consulta delle associazioni, Vittoria Saccà, ha organizzato la classica mostra dei presepi d'autore.
Anche a Zungri, la macchina organizzativa dell'associazione teatrale-folkloristica Aramonese è in piena attività. Il percorso si snoda lungo il centro storico del paese, consentendo di riscoprire vecchi e suggestivi scorci: via Umberto, via Sant'Anna, la vecchia via "Paparruga". La luce delle lanterne, l'odore della legna, le note degli zampognari aggiungono alla rappresentazione quegli ulteriori tocchi in grado di coinvolgere tutte le generazioni. Sarà possibile riscoprire la vita dei contadini e dei pastori di un tempo, la preparazione di alcuni cibi tradizionali, legati, in particolare, proprio alle feste di Natale. Gli organizzatori sono riusciti, anche quest'anno, a coinvolgere tanta gente e confidano in una grande partecipazione del pubblico. Chi vorrà assistere al presepe vivente di Zungri dovrà, però, attendere sino al 5 gennaio, perché l'unica rappresentazione è in calendario proprio alla vigilia della festa della Befana.

22 dicembre 2010

“La scenografia nel presepe” la mostra del calabrese Giulio Pettinato

Ad Ariccia, al Torrino di Palazzo Chigi e fino a capodanno

Giulio Pettinato, artista scenografo

Si chiama Giulio Pettinato, è calabrese di Vibo Valentia Marina dove è nato nel 1955, da due decenni vive e lavora in provincia di Roma, nella fascinosa Castel Gandolfo tanta cara ai Papi. Da anni Pettinato è attivo in ambito internazionale nel campo della scenografia di interni e vanta  collaborazioni con enti e strutture pubbliche e private. Tra l'altro ha realizzato preziose decorazioni ed "interventi d'arte" per tantissime abitazioni private ma anche per uffici, alberghi, chiese e teatri. In tre edizioni del "Festival di Spoleto" ha curato, con successo, esposizioni tematiche sulla scenografia, poi ancora una carriera costellata di prestigiosi allestimenti scenici al Teatro Rendano di Cosenza, per "I cantori di Brema"  di Gaetano Panariello e successivamente al Teatro Argentina di Roma, ai Percorsi Musicali di Castel Gandolfo e per l'importante installazione scenico-scultorea  di "Connessioni Mediterranee", opera del compositore greco Nikos Filaktos, al Fringe Festival di Edimburgo. Un artista completo Giulio Pettinato, che spazia continuamente dalla scenografia alla decorazione, dalla scultura  alla pittura, con ben cinquanta esposizioni personali curate in mezzo mondo. Ora Giulio Pettinato, da qualche anno, si occupa in modo speciale del periodo di Natale con interventi di vera e propria presepistica non convenzionale. Ogni presepe diventa quindi spazio scenico nel quale individuale, focalizzare, mettere in evidenza spazi rimodellati dalla fantasia, dal tramandato popolare e popolaresco. Pettinato prende dalla tradizione e trasferisce all'arte, illumina teatralmente lo spazio del racconto di Natale, lo rende prospetticamente funzionale alla scena e al palcoscenico, anima e inserisce sceneggiature nei quadri d'azione, crea, in modo assai originale, veri e propri frame, fotogrammi filmici.  La sua concettualità operativa la scrive e la descrive bene   Masina Carravetta nella presentazione in catalogo: "Che il sistema dei consumi abbia preso il sopravvento sul sistema dei valori è cosa ormai tristemente  assodata. Il nostro tempo  sembra minato dall’ossessione dell’utile , dal  culto del profitto, dall’emarginazione di ogni persona non funzionale, non produttiva. Forse per tutte queste ragioni una mostra di Giulio Pettinato, che coniuga tradizione, talento scenografico e poesia ,  può attrarre tutti coloro che cercano una zona franca nel turbine natalizio. Le scenografie presepiali di Pettinato, esposte in questi giorni, interpretano, con delicatezza e stupore, il tema dell’attesa, della famiglia, della nascita. Momenti ai quali siamo tutti  profondamente legati e nei quali cerchiamo di identificarci incessantemente, anno dopo anno, anche quando  la vita ci trasforma e ci indurisce". 

Franco Vallone

Lettera a Rossofajettu

Gent.mo direttore Rossofajettu,
Io leggo quasi sempre i vostri articoli..che sanno solo di cronaca nera..cronaca spicciola..
Da voi non parte mai qualche proposta per migliorare lo stato delle cose dove siete....Per esempio la stazione di Briatico tutta piena di erbacce, abbandonata e tutta piena di scritte..A nessuno di voi viene in mente che quando un emigrato o un turista arriva alla stazione di Lamezia, dopo le otto di sera, deve bivaccare allastazione non essendoci un treno che arrivi fino a Tropea... Nicotera...Briatico....Che quando uno arriva all´aeroporto di Lamezia Terme deve patteggiare con i taxisti non essendoci un servizio regolare e controllato.....dalle istituzioni e non dalle cosche del luogo...
Che nelle piazze di alcuni comuni balneari i baristi fanno a gara a chi mette la musica piu' forte fino dopo le due di notte, mentre i turisti cercano riposo e silenzio dopo unanno di vita stressante di citta'....e un po d´acqua pulita dato che ogni mattina da Tropea fino a Briatico si notano nell´acqua i rifiuti e gli scarichi dei depuratori
Che  una birra al mare costa dalle 4 alle cinque euro......e che non si rilasciano scontrini..se non saltuariamente...
Io apprezzo il vostro lavoro di articolisti...ma non andate piu' di la'..mentre laggiu' occorrono psicologi,assistenti sociali,ed altre categorie sociali di lavoratori  per arginare l´´anarchia dei giovani...uno su quatttro e'dedito al consumo di sostanze stupefascenti o alcol solo per noia...non avendoaltri stimoli.....
Mi augurerei di poter leggere nekl vostro giornale articoli di contenuto pesante che aiutiino la vostra societa' e non fare solamente cronaca spicciola o di borgata o quasi sempre rivolta al fenomeno mafioso senza pero' fare niente,proporre niente, lasciando le cose come prima e come sempre.
Questo non e' un attacco, bensi' un incitamento a cambiare qualcosa e se occorre rivolgersi ai politici, riportarli al loro dovere e non venerarli come sempre, purtroppo, si fa,
Da lettore del vostro giornale auguro  a tutti voi buon natale e buone feste
Antonio Cotroneo

R.
Caro Antonio,
questo blog si pone l'obiettivo di informare, non di proporre soluzioni, mi piace che ognuno formi in libertà il proprio pensiero, qualsiasi esso sia. In ogni caso quando arrivano proposte(casi rari) queste vengono subito pubblicate, idem per i commenti.

La cronaca nera o spiccia o di borgata rappresenta il 20% dei mille e più post presenti, il restante 80% riguarda maggiormente disservizi, eventi, tutela ambiente, cultura, tradizioni, politica, turismo e decine di diversi argomenti.

Capita sovente di doversi occupare del fenomeno mafioso perché è predominante, non si può ignorare e se ci pensa bene è il motore che alimenta tutte le questioni che ha posto.

Accetto le sue critiche ma per come è nato e pensato questo blog non si presta, almeno al momento, ad essere d'opinione(alla Beppe Grillo per intenderci).

Saluti
Antonio Esposito

21 dicembre 2010

Greccio, Betlemme e Gerusalemme... le note del calabrese Fabio Conocchiella

(19 anni appena compiuti) in mondovisione il giorno di Natale


Si chiama Fabio Conocchiella è calabrese di Briatico, in provincia di Vibo Valentia, e sin dall’età di sette anni si è avvicinato al mondo della musica, quasi per gioco, imparando giorno per giorno a suonare il pianoforte e l’organo, ad orecchio e ascoltando moltissima musica, specialmente quella barocca che influenzerà le sue prime, vere, composizioni. All’età di dieci anni Fabio inizia lo studio del violino, proseguito poi con i maestri Antonella Curcio e Cristiano Brunella. Contemporaneamente Conocchiella scopre di avere un'affascinazione, la grande passione per la composizione, passione che successivamente diventerà la sua principale attività e che lo ha portato allo studio accademico della materia. Ad oggi ha all’attivo numerose composizioni per i più svariati ensamble strumentali, dalla musica da camera a quella sinfonica e prepara arrangiamenti e orchestrazioni per importanti orchestre nazionali e estere. Il prossimo 22 dicembre Fabio Conocchiella festeggerà il suo compleanno. Diciannove anni, è giovanissimo Fabio ed è già un compositore e direttore d’orchestra di quelli importanti, tanto grande e importante che le sono state commissionate opere di orchestrazione di Violentango, Oblivion e Libertango di Astor Piazzolla e l’arrangiamento e l’orchestrazione del famoso brano “Somewhere” tratto da “West Side Story” di Leonard Bernstein, il tutto per un evento altrettanto speciale, il tradizionale Concerto di Natale per la Vita e la Pace da Betlemme e Gerusalemme, al quale partecipano artisti e orchestre di fama internazionale. L’orchestra che quest’anno terrà il concerto è l’Orchestra Giovanile Italiana di Fiesole, che è stata diretta da direttori d’orchestra come Muti, Abbado, Sinopoli, e in quest’occasione sarà diretta dal M° Nicola Paszkowski. Le orchestrazioni di Fabio Conocchiella, per quanto riguarda i brani di Piazzolla, vedranno, come solista al bandoneon, Mario Stefano Pietrodarchi, artista affermato in campo nazionale ed internazionale, che ha anche eseguito nel febbraio di quest’anno la Prima assoluta del concerto per bandoneon e orchestra - a lui dedicato - dal titolo “Dentro”, composto e diretto dallo stesso Conocchiella e successivamente replicato a Yerevan, capitale dell’Armenia, con l’Orchestra di Stato. L’arrangiamento e l’orchestrazione di “Somewhere”, invece, vedrà affiancare l’orchestra da due grandissimi artisti della Palestina: la cantante Mira Awad e il suo vocalist Amiram Eini che chiuderanno l’intero concerto con questo inno alla Pace e alla Fratellanza tra i popoli, temi chiave di questo evento di respiro internazionale. Il Concerto di Natale per la Vita e per la Pace è stato  eseguito il 19 dicembre a Greccio (RI), concerto d’inaugurazione presso l’Abbazia di San Pastore; verrà riproposto il 21 dicembre a Betlemme, presso la Basilica di S. Caterina e il 22 dicembre a Gerusalemme, presso l’Auditorium Binyanei Hauma; Un vero e proprio meritato regalo di compleanno per Conocchiella, tutto il concerto con l'opera di Fabio verrà trasmesso in mondovisione e sarà possibile seguirlo, in Italia, il giorno di Natale, il 25 dicembre 2010, alle ore 15.30 su Rai 3 o in streaming o su Radio 3. L’Orchestra Giovanile Italiana diretta sempre dal M° Paszkowski presenterà le orchestrazioni e gli arrangiamenti di Conocchiella anche per il Concerto di Capodanno al Teatro Comunale (del Maggio Musicale) di Firenze, il 1 gennaio 2011 alle ore 11.00. Questo importante progetto che vede coinvolto Fabio Conocchiella rappresenta uno dei tanti riconoscimenti che sta avendo come compositore e musicista a livello non solo italiano, ma internazionale, ricordiamo, infatti, che Conocchiella sta già lavorando a diversi progetti per il 2011 che lo vedranno nuovamente all’opera come compositore e direttore d’orchestra all’estero, anche affiancato da grandi nomi del concertismo internazionale.

Franco Vallone

19 dicembre 2010

Vibonese. Circa il 40% dei comuni senza depuratore

Soddisfazione di Legambiente che plaude al lavoro condotto dalla magistratura e dai carabinieri 
di Marialucia Conistabile

L'indagine condotta dalla Procura nel settore della depurazione, con il sequestro di sette impianti e l'emissione di sei avvisi di garanzia, ha toccato un nervo già scoperto da tempo. Il quadro delineato dagli inquirenti, infatti, molti negli anni hanno continuato a guardarlo limitandosi a questo, nonostante le tinte fosche che lo caratterizzavano. Una realtà allarmante se si considera che quasi il 40 per cento dei comuni del Vibonese non ha un depuratore.
Il provvedimento della Procura squarcia di fatto il velo che per tanto, molto tempo, ha avvolto amministrazioni pubbliche ai vari livelli, dando "speranza" al mare (dove tutto confluisce), «tesoro da preservare» e risorsa naturale su cui si deve costruire il rilancio economico e occupazionale della regione. Ne sono ben consapevoli i rappresentanti, ai vari livelli, di Legambiente che plaudono al lavoro condotto da magistratura e carabinieri, anche se la situazione che è emersa Goletta Verde da anni la denuncia. E proprio la scorsa estate, in base ai risultati delle analisi compiute dal laboratorio mobile di Legambiente, nella regione, sono stati segnalati 22 punti critici, cioè uno ogni 32 km di costa. Lo evidenziano Francesco Falcone, direttore di Legambiente Calabria, Nunzio Cirino Groccia, della segreteria nazionale dell'associazione ambientalista e Franco Saragò della segreteria regionale.
Al tempo stesso, però, i rappresentanti di Legambiente girano il dito in una piaga sempre aperta, quella della totale assenza in molti comuni di un impianto di depurazione. Un dato allarmante che coinvolge appunto il 30-40 per cento dei centri. Se poi a ciò si aggiunge il fatto che nei comuni in cui un depuratore c'è spesso non è efficiente o è sottodimensionato, allora ben si comprende che il percorso imboccato dalla Procura è ancora tutto in salita. Un sentiero reso ancora più insidioso dalla presenza degli scarichi abusivi – altra piaga di cui tener presente (Legambiente ne ha censiti 358 sulle coste calabresi) – e lungo il quale si è spesso snodato l'affaire depurazione considerato che di risorse ne sono circolate davvero parecchie. Un aspetto questo sottolineato dal procuratore Mario Spagnuolo il quale, nel corso della conferenza stampa dopo il sequestro, ha posto in risalto «l'eccessiva frammentazione di incarichi, competenze, opere e responsabilità» che ha caratterizzato il settore. Frammentazione che avrebbe inciso profondamente sulle risorse e, alla fine dei conti, non avrebbe portato ai risultati prefissati. D'altro canto le condizioni in cui i sette impianti sono stati trovati – ma l'indagine è in itinere per cui non si escludono sviluppi con l'estensione del provvedimento – la dicono lunga su quanto realmente è stato fatto.
«Da venticinque anni la nostra Goletta Verde evidenzia il problema annoso della grave debolezza dei nostri sistemi fognario e depurativo, emersi anche in quest'ultima indagine della magistratura – rileva Saragò –. Pertanto chiediamo ai Comuni costieri e soprattutto a quelli dell'entroterra – aggiunge Saragò – di mettere immediatamente in atto politiche concrete ed efficaci per garantire un efficiente funzionamento degli impianti di depurazione e che tutti gli scarichi fognari siano allacciati alla rete depurativa per evitare che corsi d'acqua e tratti di costa bellissimi si trasformino in veri e propri ricettacoli di reflui inquinanti. Amministrazioni locali e organi competenti, in primis Arpacal e Regione, dovrebbero con la propria azione, fondata su dati raccolti tramite un monitoraggio regolare, frequente e completo degli scarichi fognari illegali, consentire di mettere la parola fine, dopo anni di denunce, a situazioni che permangono con enorme danno per ambiente, salute ed economia».
L'inchiesta condotta dalla Procura, con il supporto di Capitaneria di porto, Guardia di Finanza, Noe e carabinieri del Comando provinciale, ha portato al sequestro degli impianti di depurazione di Ionadi, Filogaso, Sant'Onofrio, Vallelonga, Pizzoni, Limbadi e Rombiolo. Contestualmente i militari, su ordine del sostituto procuratore Michele Sirgiovanni, hanno notificato sei avvisi di garanzia (a sindaci e tecnici) ed eseguito perquisizioni e sequestro di documenti alla Regione, alla Provincia, all'Ato e nei Comuni di Pizzoni, Ionadi, Filogaso, Sant'Onofrio e Vallelonga.

18 dicembre 2010

Le note musicali di Fabio Conocchiella arrivano a Betlemme

Fabio Conocchiella, compositore


Le note di un giovane compositore vibonese scalderanno la notte di Natale da Gerusalemme. La tournèe sarà diretta dal maestro Nicola Paszkowski, e vedrà come solista alla bandoneon il maestro Mario Stefano Pietrodarchi.
La prima data in programma è a Greccio (Rieti) il 19 dicembre, nell'Abazia di San Pastore. In seguito l'orchestra partirà per la Terra Santa, dove si terranno due concerti il 21, a Betlemme, in Palestina, nell'antica chiesa di Santa Caterina, e il 22 a Gerusalemme, nell'auditorium Binyanei Hauma. L'orchestra tornerà in Italia, al teatro comunale di Firenze, per festeggiare il capodanno e concludere questa serie di concerti.
Il concerto del 22 dicembre a Gerusalemme sarà registrato dalle emittenti televisive e trasmesso in mondovisione la mattina del 25 dicembre, in Italia alle 11 su Rai3. Per il concerto di Natale sono state commissionate alcune orchestrazioni a Fabio Conocchiella, giovanissimo direttore della Corale Polifonica "San Nicola" di Briatico, compositore, con varie esperienze internazionali all'attivo.
Questo sarà il primo impegno che vede il compositore vibonese coinvolto quest'anno in ambito internazionale. Un esordio in grande stile per il 2011, perché Conocchiella ha trascritto per orchestra sinfonica tre brani tra i più conosciuti di Astor Piazzolla (Libertango, Violentango e Oblivion). Queste orchestrazioni del musicista nostrano saranno inserite nel programma di una tournée internazionale che sarà portata in Terra Santa dall'Orchestra giovanile italiana (Ogi) dell'Accademica di musica di Fiesole, tra le orchestre più importanti in Italia. Pochi giorni fa, inoltre, gli organizzatori hanno commissionato a Conocchiella anche l'arrangiamento orchestrale del brano di chiusura del "Concerto per la Vita e la Pace" da Gerusalemme e Betlemme dal titolo "Somewere", tratto dal famoso musical del grande Leonard Bernstein "West Side Story" (1961), che diverrà l'inno dell'evento e un grande augurio fatto al mondo per un futuro di pace. Il brano verrà interpretato dalle voci di Mira Awad e Amiram Eini, due delle più famose voci palestinesi.(f.b.)


17 dicembre 2010

Zampogna e pipita calabrese non solo a Natale

Le loro sonorità ricercate in ambiente agro-pastorale diventano raffinatezze per importanti musicisti e per platee internazionali 





É un gesto antico e popolare, sinuoso e carnale, il modo tutto calabrese di abbracciare la zampogna, di avvinghiarla in un tutt'uno e di suonarla divinamente. "Prima faceva soltanto bee, adesso invece canta" questa la frase che ci colpisce della moglie di Giuseppe Sette, pastore-artista -musicista della zampogna calabrese. In questo ambiente magico fatto di suoni sensuali e vibranti, di abbracci all'otre, non ci sono elementi di differenza tra i suoni del mondo agropastorale e arte musicale. É una vera simbiosi fatta di faticoso lavoro, di freddo e isolamento, di pecore e capre, buoi e vacche, un ambiente dove l'uomo si esprime con silenzi assoluti e sonorità arcaiche tramandate da generazioni. Sono loro stessi, i pastori e i massari delle Serre, della Sila e dell'Aspromonte, a scegliere legni e radici. Sono loro stessi a fabbricare i loro strumenti, con l'esperienza della memoria millenaria tramandata che si ritrovano dentro, con antiche tecniche costruttive, con metodiche di allestimento, di taratura e accordatura, con un repertorio sonoro e musicale, con le danze, i balli e la gestualità simbolico-votiva di sempre. Giuseppe Sette, detto massaru Peppe, suona pipite e zampogne di ogni tipo. Con le sue grosse mani e il suo numeroso gregge di pecore e capre è detentore dell'arcaica gestualità di una tarantella calabrese fatta da passi impolverati e veloci sulla terra e gesti che mimano e richiamano sfida e coltelli. I suoi gesti diventano danza in un tutt'uno con l'otre, la pelle di capra rivoltata, con la terra, gli alberi, l'ambiente tutt'attorno. Sorianello, piccolo paese conchiglia, paese arroccato e aggrappato alla montagna che di sera diventa presepe: il luogo, tra Soriano Calabro e Serra San Bruno, per un giorno diventa capitale della zampogna, della pipita e di altri strumenti tradizionali calabresi. L'occasione è un meeting semplice, senza tante pretese intellettuali, organizzato dall'associazione “Amici con la musica” e dalla dinastia delle famiglie Battaglia e Mangiardi. Salvatore Battaglia e i suoi fratelli le zampogne non solo le suonano ma se le costruiscono con le procedure più antiche di questo mondo. Il nonno, il bisnonno, i padri dei padri dei padri, ed oltre fin nel più profondo della storia calabrese, sapevano già costruire questi raffinati strumenti musicali della cultura popolare. A Sorianello, in un freddo mattino prenatalizio, sono arrivati suonatori di zampogna e pipita da tutte le parti della Calabria. Arriva il mitico Massaru Micu, all'anagrafe Domenico Corrado da Torre Ruggero, in provincia di Catanzaro, arrivano dall'Aspromonte, dalla Sila Cosentina, da Serra San Bruno, da Acquaro e  Pizzoni... C'è cumpari Gino Raffaele, c'è Massaru Micu, c'è Peppi Sette, coppola in testa, fustagno, baffi, esperienze diverse, provenienze da ogni dove ma tutti con la grande passione nel sangue. Parlano dei loro tesori, delle loro mille performance, dei loro preziosissimi strumenti, pezzi unici e irripetibili. Ci raccontano di quando i loro strumenti erano capre della transumanza e alberi del bosco, ci svelano segreti di sapienza e lavorazione antica: “il pelo viene rasato due centimetri, poi l'utri si immerge nella calce... il tronco di legno si divide in quattro per non far spaccare le canne... ed ancora ci parlano di erica, ulivo, ciliegio, mandorlo, albicocco e legno di gelso, uno cento mille segreti raccontati per costruire ciarameji e zampogne, pipite e parigghja. Al gruppo di pastori e massari- musicisti popolari si aggiungono i giovani, che sono figli e nipoti, nel nome di tradizione familiare con passione e arte tramandata, ma anche musicisti colti che hanno scelto, sempre per passione, di fare recupero, ricerca, riproposizione. É il caso dei Parafonè di Serra San Bruno, grandi amici di questi pastori-musici delle Serre. Il gruppo dal 2002 ha un successo di quelli grandi, gira il mondo, i Parafonè hanno suonato i loro strumenti anche a bordo della metropolitana di New York e sulla Quinta Strada per il Columbus Day. Oggi zampogne e le pipite non vengono usate solo per le nenie natalizie, per capodanno e l'epifania, per le novene di dicembre, per le feste matrimoniali e battesimi di un tempo, per le serenate di antichi innamoramenti, oggi sono strumenti con l'anima raffinata che si suonano sotto le luci di palchi e tutto l'anno. La zampogna, per la sua forma e per le parti animali, si presta anche a significati magico-rituali, connessi alla vita agro-pastorale, nel cui ambito assume grande rilievo simbolico.  Nelle feste la zampogna assolve a una duplice funzione sacra e profana attraverso due generi: la pastorale o la processionale, lenta e solenne, accompagna la processione e soleva un tempo accompagnare la messa in chiesa; la tarantella, veloce e ritmata, accompagna il ballo. 
In Calabria è possibile rinvenire quattro tipi di zampogna: quella a chiave
 (di accompagnamento), con area di diffusione la provincia di Catanzaro e Vibo Valentia (Serre) e Cosenza (estremo nord-Pollino); zampogna a moderna
, (solista) area di diffusione la provincia di Reggio Calabria (area grecanica); zampogna a paru, (solista) area di diffusione la provincia di Reggio Calabria; 
zampogna surdulina, (solista) area di diffusione la provincia di Catanzaro e Cosenza (aree albanesi).
Franco Vallone

14 dicembre 2010

Asp e infiltrazioni mafiose, gioco al massacro

Forse per qualcuno meglio lo scioglimento che l'attuale gestione affidata al manager Alessandra Sarlo 
di Nicola Lopreiato

Su una cosa sono d'accordo: all'Asp ci sono pesanti infiltrazioni mafiose. Ne prende atto il presidente della Giunta regionale Giuseppe Scopelliti e lo ribadisce l'ex governatore Agazio Loiero. Benché condividano questo concetto, lo scontro tra i due in questi giorni è piuttosto pesante. Scopelliti rimprovera a Loiero che le responsabilità del commissariamento sono legate alla sua gestione, mentre l'ex governatore replica che i suoi manager hanno sempre gestito nella massima trasparenza.
La scintilla Ad accendere la miccia che ha determinato lo scoppio della polemica è stato il presidente Scopelliti sabato scorso quando, nel corso di un convegno, ha detto che l'Asp di Vibo Valentia avrebbe avuto i giorni contati per l'imminente commissariamento da parte del Governo. Provvedimento che in genere viene adottato sulla base di un lavoro investigativo portato avanti da una commissione d'accesso agli atti, e come avvenuto di fatto anche all'Asp di Vibo. In questo caso gli "investigatori", nominati dal Prefetto, avrebbero riscontrato delle forti ingerenze mafiose sull'Azienda sanitaria e, in tal senso, la proposta del ministro Maroni al Consiglio dei Ministri non potrà che essere quella dello scioglimento.
La mossa Avere acceso i riflettori su questa scottante questione è stata sicuramente una mossa che ha smarcato in toto Scopelliti dagli attacchi roventi degli ultimi giorni sferrati dal Pdl vibonese, a partire dal sen. Francesco Bevilacqua al consigliere regionale Nazzareno Salerno, dal coordinatore del partito Valerio Grillo alla Consulta dei medici del Pdl; unico a difendere l'operato della commissaria Alessandra Sarlo il consigliere Alfonsino Grillo, eletto nella lista Scopelliti.
Una polemica che si è sciolta, comunque, da quando il presidente della Giunta regionale ha ricordato a tutti che l'Asp sta per essere commissariata per problemi di mafia; così, come per incanto, tutti sono tornati in silente accordo. Nessuno parla più «di incapacità e inefficienza» della commissaria Alessandra Sarlo nominata dallo stesso Scopelliti nel luglio scorso. Dirigenti del Pdl e medici di partito sembra abbiano quasi cambiato idea. Tutti hanno scelto un nuovo bersaglio, raddrizzando il tiro nella direzione indicata da Scopelliti e dimenticando troppo in fretta che le mani in pasta nella sanità, fino ad oggi, non le hanno avute solo medici di centrosinistra e dirigenti di centrosinistra, ma anche autorevoli esponenti di centrodestra.
Le ingerenze Gli attacchi contro la gestione Loiero ci stanno tutti, anche se è impossibile addebitare delle responsabilità dirette alle singole persone, considerato che, nel caso queste sussistano, devono essere denunciate davanti all'autorità giudiziaria. Ma se qualcuno volesse cominciare a rendersi conto di come effettivamente stanno le cose, potrebbe cominciare a dare un'occhiata alla relazione stilata dal generale della Guardia di Finanza, Gaetano Giancane. È un atto pubblico e tutti ne possono prendere atto. In ogni caso, riportiamo i punti salienti della relazione depositata nel 2007 nell'articolo in basso. Il sassolino Lo scioglimento dell'Asp se da una parte viene ritenuto un'offesa, una mazzata per la città e per la sanità in generale, all'interno della quale solo oggi si scoprono le ingerenze della 'ndrangheta, mentre per decenni tutto è filato liscio come l'olio senza che nessuno si accorgesse di nulla, paradossalmente è un'opportunità politica per il Pdl; solo con l'arrivo dei super commissari potrà essere, infatti, spazzato via l'apparato medico e manageriale che la commissaria Sarlo non è riuscita a mettere all'angolo. Un obiettivo che nessuno confesserà mai, ma che purtroppo presenterà alla sanità un caro conto da saldare. Le infiltrazioni Il commissariamento dell'Asp implica che la gestione si è fatta condizionare o, addirittura, potrebbe avere favorito situazioni non del tutto trasparenti. E quando si accendono polemiche come quelle di questi giorni un pò tutti dimenticano, senza poi andare tanto lontani, quanto accaduto con l'appalto del nuovo ospedale. Le sentenze e gli atti di indagine con il coinvolgimento di personaggi legati alle cosche locali, non sono poi così lontani. Chi pensa di essere legittimato a interloquire su queste problematiche dovrebbe sapere più di ogni altro che le infiltrazioni non sono di oggi ma sono avvenute alla luce del sole, quella emanata tanto dal centrosinistra che dal centrodestra.

Le ingerenze della 'ndrangheta mettono alle strette diversi Enti

Dal 1991 a oggi otto consigli comunali sono stati sciolti, tre dei quali sono ancora commissariati 
di Giuseppe Baglivo

Criminalità organizzata e sanità. 'Ndrangheta ed enti locali. Un binomio quasi inscindibile in alcune realtà calabresi, e vibonesi in particolare.
Del resto, che alle cosche locali la sanità faccia gola, non lo prova soltanto quanto emerso dalla relazione dell'Alto commissario contro la corruzione nel 2006 e, da ultimo, la relazione sull'Azienda sanitaria provinciale sulla quale dovrà pronunciarsi il Consiglio dei ministri, ma anche un precedente specifico. Per infiltrazione mafiose, infatti, nel 1989, a seguito della relazione dell'allora prefetto Domenico Sica, al vertice dell'Alto commissario per la lotta alla mafia, venne sciolta l'Usl di Tropea, la prima, fuori dalla provincia di Reggio Calabria, interessata da un simile provvedimento.
Ma è nel rapporto con i Comuni che l'ingerenza della criminalità manifesta tutta la sua pervasività. Attualmente in provincia sono tre le amministrazioni comunali commissariati per infiltrazioni mafiose: Sant'Onofrio, Fabrizia e Nicotera. Lo scioglimento del consiglio comunale di Sant'Onofrio risale al 23 aprile 2009 in seguito all'insediamento di una commissione d'accesso agli atti che porta la data del 3 settembre 2008. E che per mesi ha passato al setaccio l'attività amministrativa dell'ente. Le risultanze hanno determinato l'arrivo di tre commissari straordinari a cui il Consiglio dei ministri ha prorogato l'incarico per altri sei mesi lo scorso 30 luglio.
Gli organi elettivi a Sant'Onofrio erano stati rinnovati il 27 e 28 maggio 2007, ma ad ottobre 2007 l'operazione denominata "Uova del drago", coordinata dalla Direzione investigativa antimafia, e sferrata contro la cosca Bonavota aveva offerto elementi per accendere i riflettori anche sull'amministrazione comunale. «Dall'ordinanza di custodia cautelare – spiega il decreto di scioglimento – emerge con chiarezza il clima di tensione e paura che pervadeva gli organi di governo dell'ente. Risulta inoltre determinante il ruolo svolto dalla suddetta cosca nelle consultazioni elettorali del 2002 e del 2007».
Risale, invece, al 27 luglio 2009 la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del decreto di scioglimento de Consiglio comunale di Fabrizia. Una decisione scaturita dalle risultanze della commissione di accesso insediata dall'allora prefetto di Vibo, Ennio Mario Sodano, nel settembre di due anni fa. La relazione si è concentrata sull'ingerenza dei clan nella competizione elettorale, sulla mancata costituzione di parte civile dell'amministrazione comunale nel processo "Domino" e sulle frequentazioni degli amministratori «che non hanno posto in essere un'effettiva presa di distanza dalle locali cosche». Il commissariamento è stato prorogato di ulteriori sei mesi lo scorso 29 novembre.
Lista unica, diffusa illegalità, un fratello del sindaco condannato all'ergastolo, altri due suoi "germani" legati ai clan, scambio di voti tra lo stesso sindaco e un ex sindaco, rapporti di parentela e frequentazione con ambienti mafiosi da parte di numerosi consiglieri comunali, uno dei quali arrestato nel 2009, sono invece i motivi alla base dello scioglimento del consiglio comunale di Nicotera decretato ad agosto scorso, dopo un precedente scioglimento che risale al 2 settembre 2005.
Negli anni passati nel Vibonese, erano stati sciolti per infiltrazioni mafiose altri Comuni. Risale al 1991 quello di Stefanaconi, seguito a distanza di dodici anni da quello di Briatico (2003). Quattro anni più tardi – nel 2007 – a essere sciolti sono i consigli comunali di tre centri del Vibonese: Soriano, San Gregorio d'Ippona e Parghelia. Centri che, comunque, dopo la parentesi commissariale sono tornati alle urne eleggendo le rispettive amministrazioni.
Ma prima ancora del caso Stefanaconi, ovvero il 6 dicembre del 1983 l'allora Presidente della Repubblica, Sandro Pettini, pur non esistendo all'epoca una legge in materia, aveva sciolto il consiglio comunale di Limbadi dopo l'elezione a consigliere di Francesco, "Ciccio", Mancuso, capo indiscusso e carismatico della famiglia di Limbadi, deceduto diversi anni fa.

12 dicembre 2010

Presepe Vivente di San Costantino di Briatico


L’Associazione Culturale Eleutherìa e la Comunità parrocchiale di San Costantino presentano l’edizione 2010 del PRESEPE VIVENTE che si terrà lunedì 27 dicembre a partire dalle 18.00. Reduci dal successo dell’edizione dello scorso anno e compiaciuti della viva partecipazione di tutta la cittadinanza e dei tanti visitatori, il gruppo si è posto come obiettivo quello di migliorare l’aspetto scenico e valorizzare i luoghi incantevoli che fanno da cornice alla rappresentazione.
Sono ormai mesi che i ragazzi dell’Associazione, con l’aiuto indispensabile di molti volontari, dedicano il loro tempo libero al recupero della parte più antica di San Costantino chiamata “Ammu” cercando di rendere sempre più suggestivo il percorso.
Dai risultati preliminari dei lavori svolti si prevede un’edizione rivisitata nei luoghi, nelle scene, nei costumi e, non di meno interesse, nell’aspetto gastronomico. I luoghi, ampliati, ripuliti e resi confortevoli evocheranno alla memoria di molti spiragli di vita quotidiana realmente vissuta. E’commovente osservare come luoghi destinati all’abbandono e sconosciuti alle nuove generazioni riprendano vita e continuino a rappresentare l’identità di questo piccolo paese. Inoltre, per rendere più suggestivo e realistico il percorso, per gentile concessione del Prof. Luigi Maria Lombardi Satriani, verranno aperti al pubblico aree appartenenti all’antico palazzo di famiglia che accoglieranno antichi mestieri e molte scene.
Le scene, dislocate lungo il percorso, faranno rivivere tutti i momenti fondamentali legati alla natività dall’Annunciazione all’arrivo dei Re Magi. Ogni scena avrà come protagonisti persone del luogo che si caleranno nei panni di artigiani e lavoratori di un tempo. Inoltre, per rendere ancora più realistiche e autentiche le scene saranno presenti docili animali da cortile circondati da una folta vegetazione.
I costumi, riproducono fedelmente gli abiti dell’antica Betlemme. Un particolare impegno, da parte di volenterose cittadine, è stato dedicato alla realizzazione dei singoli abiti con eccellenti risultati. Per concludere, come vuole la tradizione natalizia locale, non è stato trascurato l’aspetto gastronomico con la preparazione di pietanze tipiche del luogo. Durante il percorso, perfettamente inserite nel contesto, saranno predisposti dei luoghi dove sarà possibile degustare le famose curujicchie, le caldarroste, il pane fatto in casa, le ricotte calde, i fagioli cotti nella “Pignata” e tanti altri prodotti tipici della zona accompagnati da un ottimo vino locale. L’organizzazione invita tutti i curiosi, il 27 dicembre, ad avventurarsi in questo magico percorso e garantisce che ne rimarranno stupiti!
Un grazie dall’Associazione Culturale Eleutherìa è rivolto a tutta la comunità di San Costantino e in particolare a chi ha speso il proprio tempo, le proprie energie, e le proprie idee nella realizzazione di questo evento.

Associazione Culturale Eleutherìa
info@associazioneeleutheria.org
Presidente Stefania Aprile
Responsabile comunicazione (Giuseppe Vallone) Tel. 340 2392218

11 dicembre 2010

Briatico. Sotto tiro un esponente di Fli

Colpi di pistola sparati alla Bmw di Roberto Fiamingo

Alcuni colpi d'arma da fuoco sono stati esplosi, la notte scorsa, contro l'autovettura di proprietà di Roberto Fiamingo, 37 anni, agente immobiliare e coordinatore del movimento politico "Futuro e libertà per l'Italia" di Briatico.
L'auto, una Bmw serie 3, era parcheggiata sotto l'abitazione del coordinatore cittadino del movimento politico ispirato dal presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini, ubicata nella frazione San Leo della cittadina tirrenica. Sul gravissimo episodio indagano i carabinieri della stazione di Briatico i quali non tralasciano alcuna pista. L'esponente politico, molto stimato nel centro turistico vibonese, è impegnato politicamente da diversi anni.
Solidarietà al coordinatore cittadino è stata espressa dalla segretaria provinciale del movimento Maria Limardo la quale condanna senza mezzi termini il vile atto intimidatorio. «Un gesto inqualificabile – afferma la segretaria provinciale del Fli – che offende l'intera comunità vibonese. Di fronte ad un episodio del genere occorre una forte reazione da parte della collettività. Speriamo che le forze dell'ordine riescano a fare piena luce sul grave episodio che ha colpito un amico da sempre impegnato in politica».
Non è la prima volta che un esponente politico finisce sotto tiro. Per non assuefarsi a queste forme di intimidazioni occorre la reazione della comunità.

Ancora polemica tra Prestia e Niglia

Briatico. L’ultima frecciata riguarda i fondi per gli eventi alluvionali dello scorso 18 ottobre
Il primo cittadino contrattacca e punta il dito contro il capogruppo di minoranza
di n.s.

BRIATICO – «Ancora una volta il consigliere di minoranza Andrea Niglia non perde l’occasione di non dire la verità». L’ultima, in ordine di tempo, frecciata all’indirizzo del capogruppo dell’opposizione “Democratici briaticesi” e sindaco uscente, Andrea Niglia, è ad opera dell’attuale primo cittadino Francesco Prestia. Intervenendo nella polemica innescatasi oramai da alcuni giorni a Briatico tra minoranza e maggioranza, il sindaco Prestia ha tenuto a chiarire, in particolare, come stanno le cose riguardo all’assegnazione ai Comuni colpiti delle somme relativamente ai danni alluvionali verificatisi il 18 ottobre 2010.
«Quanto sostiene il consigliere Niglia, cioè che il Comune di Briatico sia rimasto fuori, non corrisponde al vero. La ripartizione, per come è apparsa sugli organi di stampa qualche giorno fa, si riferisce – afferma Prestia – al 2006, con l’aggiunta di tre-quattro Comuni rientranti in quest’ultima calamità». Quindi, il Comune di Briatico non è per nulla, stando a quanto evidenziato dal sindaco, stato tagliato fuori dai finanziamenti. Francesco Prestia, tuttavia, non si è limitato soltanto a rispedire al mittente le accuse, ma si è recato, nella mattinata di ieri, alla sede dell’amministrazione provinciale in contrada Bitonto, a Vibo Valentia, dove ha incontrato il presidente De Nisi. Al centro dell’incontro, ovviamente, la preoccupazione per i danni causati dalla recente alluvione. «Ho avuto conferma di quanto ho appena dichiarato. In più – osserva Prestia – ho avuto prova che i nostri due fiumi e relativi ponti subiranno interventi importanti da parte dell’amministrazione provinciale». L’argomento ha dato spunto a che il sindaco di Briatico confezionasse un’altra frecciata al curaro contro il consigliere Andrea Niglia. «I cittadini di Briatico aspettano con ansia, invece, i soldi dell’alluvione del 2006 quando era sindaco pro tempore l’attuale capogruppo di minoranza».
Altrettanto caustico Francesco Prestia è per quanto concerne le luminarie natalizie nel Comune. «Siccome al consigliere Niglia stanno molto a cuore le luminarie di Natale, continui pure ad occuparsene, e sappia che non siamo noi a perdere il treno, quanto piuttosto lui ha perso l’ultimo treno per Yuma».

fonte: Il Quotidiano della Calabria (10 dicembre 2010, p.25)

10 dicembre 2010

Il film Ad Ipponion. Un nuovo filo rosso calabrese nel cinema di Lucia Grillo

Intervista all'attrice, regista, produttrice calabroamericana a New York

Lucia Grillo, attrice, regista e produttrice.

Stati Uniti d'America, Europa, Italia, New York, Calabria... le strade di Lucia Grillo diventano sempre più  lunghe, larghe e indefinite nella loro simbolica definizione, ma portano, sempre più spesso, alle strette strade di  casa, ad una casa simbolica della memoria collettiva per i tanti italiani in America.
Come mai questa scelta?
Le strade di casa.... mi ci sono trascinata per queste strade per anni, in cerca della mia vera casa culturale e identificativa. Perché, sempre più spesso, non mi sentivo ne americana ne italiana e nemmeno italoamericana.  Volevo scoprire quanto ero italiana con, come metro di misura, l’esperienza del vivere nel luogo dove sono nati i miei, dunque la Calabria. Per il resto ho vissuto in tutti questi luoghi. A New York, dove sono nata, in Galles, a Los Angeles, e in Italia (a Roma e in Calabria),  per motivi di lavoro, come attrice e saltuariamente come modella, poi,  ancora, come regista e docente di recitazione e cinema.
Ma poi ha scelto di ritornare a New York...
Ho scelto di tornare a New York per due motivi: perché avevo raggiunto il mio obiettivo in Italia, quello di fare ricerca e di scrivere il mio primo lungometraggio, e poi perché mi mancava tanto il palco teatrale newyorkese.
La sua è una tematica affrontata in modo non retorico, mai folcloristico, sempre più globalizzato da una cultura internazionale e di successo, anche quando lei scende in particolari davvero macroscopici o quando affronta  le difficoltà linguistiche del dialetto locale. È il caso della sua penultima opera filmografica.  Ad Ipponion inizia con “Canto sull'ode antica la tua luce, o terra dei miei padri, o vaga Ipponio”… la citazione, proveniente della poesia “Ad Ipponion” di Pasquale  Enrico Murmura, sconosciuto a molti anche nella stessa Vibo Valentia...  Altra scelta difficile.
Cercavo una poesia per una scena in cui la fidanzata del protagonista, Vincenzo, è costretta a leggere una poesia in classe. Facendo una ricerca su internet, scoprì Murmura tra gli archivi della Biblioteca Comunale di Vibo Valentia, dove il poeta è nato, ed ho utilizzato la poesia come ode dolce-amaro e ironico per tutto il film.
Nei suoi progetti futuri vi è il suo primo lungometraggio che si ambienta tra Calabria e New York. Ci parli di questo ambizioso progetto, quando diventerà realtà tangibile, film.
È il mio primo lungometraggio da sceneggiatrice. Ho fatto anni di ricerca per il soggetto e siamo attualmente in fase di sviluppo. 
Lei è nata come attrice ma oggi irrompe nella vita culturale internazionale anche come regista di se stessa, produttrice di lavori cinematografici e televisivi, ed anche come manager di... Lucia Grillo. È forse un metodo per guardarsi simbolicamente dal di fuori e dal di dentro e per esplorare spazi introspettivi.
Tutto ciò che ha menzionato è nato da necessità. Allo stesso modo di  come Frida Khalo dipingeva autoritratti per la mancanza di modelli. Non che mi paragono alla grande Khalo, solo per dire, si che mi sono laureata come attrice alla New York University ed è assolutamente vero che la mia prima passione è lavorare come attrice, ma fino a questo punto solo il mio ruolo come la madre della piccola protagonista in “A pena do pana (The Cost of Bread)” può essere considerato introspettivo, e poi solo nel senso genealogico e genetico, perché quel ruolo è basato sulla mia nonna materna. Poi una ragioniera spesso non va da un’altra ragioniera per prepararle la cartella delle tasse, almeno non deve, semplicemente perché la sa fare da se. 
Alcuni dei lavori più belli di Lucia Grillo hanno location calabresi ed anche quando i luoghi prescelti sono in America, la Calabria è elemento ricorrente, prorompente e centrale.
Sono i luoghi della memoria e del passato, del racconto e della fiaba ascoltata e ripetuta, sono luoghi e tempi ricordati e mai dimenticati. I nonni, i genitori emigrati, le loro esperienze e le loro storie, elemento centrale di altre storie da recuperare, inventare e interpretare, rinnovare e materializzare in un film. Rendere i rimasugli di memoria elementi da duplicare attraverso la luce del cinema per non dimenticare. Il viaggio e l'andare via per lavoro, come racconto indimenticabile, la nuova vita lontano da tutto e da tutti, il viaggio in Calabria come ritorno, recupero, a risolcare il racconto ricevuto, uno vero e proprio scavo culturale e antropologico nel proprio io  e nell'appartenenza identitaria. Ecco allora che il ritmo filmico, narrativo e inedito, senza alcuna retorica, con una pulizia linguistica sempre originale e ricca di sonorità perdute, entra nei linguaggi colti del cinema con sottotitoli in inglese.
L'abilità di realizzare le sue attività fanno si che, oltre al lato artistico, oggi Lucia Grillo debba essere anche manager di se stessa e nella gestione di budget di produzione.  Arte ed economia si conciliano sempre nella sua esperienza professionale? 
No, assolutamente! (ride) Magari... Beh, dipende da quale aspetto della mia esperienza professionale... Nel lavorare come attrice con produzioni grandi e con registi come Spike Lee e Tony Gilroy, sì, sempre. Infatti, Ad Ipponion l’ho fatto solo perché parte del premio vinto da A pena do pana al Roma Independent Film Festival era una settimana di utilizzazione di attrezzatura dalla Panalight Roma. Massimo Proietti è stato gentilissimo a fidarsi di me e lasciarmi portare il tutto giù, in Calabria, forse perché gli ho promesso di fare un’altro corto... vincente (Ad Ipponion, tra altri, è stato al Short Film Corner del prestigioso Cannes Film Festival questo anno). Ora due dei quattro corti che ho fatto finora, A pena do pana (The Cost of Bread) e Ad Ipponion (Ode to Hipponion) sono disponibili insieme su un DVD ma gli offro solo perché c’è stata una grande richiesta dalla parte del pubblico. Non è per motivi economici che una fa cortometraggi. 
Cultura italiana e managerialità americana. Si fondono bene le due realtà nella tipicità cinematografica?
Non so se proprio attribuire “cultura” e “managerialità” ad una nazionalità o l’altra. In ogni Paese ci sono buone e cattive gestioni. La mia “cultura” non è italiana ne americana, neanche italoamericana. Mi considero solo un’essere umano in questo mondo, ed ho cercato la cultura italiana per capire meglio da dove provengo, come punto di partenza per capire meglio il mondo. La “managerialità” per necessità: se una persona vuole raggiungere un’obiettivo e non è nata con le risorse, deve lavorare per ottenerlo. Detto questo, non potevo fare niente senza il sostengo morale e l’aiuto lavorativo enorme e generoso sia da parte dei miei familiari e degli amici, sia in America che in Italia. Questo forse fa parte dell’aspetto magico della tipicità cinematografica, del quale tante persone vorrebbero far parte, oppure dall’empatia umana che conduce le persone a cercare di aiutare qualcuno che ha un grande bisogno di realizzare un sogno.
Attrice, regista, produttore. America e Italia. Convivono bene in Lucia Grillo? 
Si! Se mi posso permettere di dire, convivono benissimo proprio perché mi permettono di utilizzare ogni angolo del mio cervello: la parte creativa, la parte passionale, quella di secchiona, quella matematica e organizzativa, quella che deve essere pronta ad improvvisare...  
I suoi cortometraggi hanno sempre un significato altro, rinviano al senso storico, antropologico ed etnologico dell'Italia e degli  Stati Uniti e del rapporto lontananza geografica, vicinanza di cuore e passionalità. Si sente parte attiva e compartecipativa utile alla conservazione delle tradizioni e della lingua dialettale del Sud Italia, della Calabria, della Calabria in America?
Mi sento parte attiva quando sono in produzione, post produzione e poi quando mi guardo attorno nella sala e osservo le reazioni del pubblico, dialogare con loro e sentire quello che hanno da dire. Cerco di essere più accurata nella ricerca e nella rappresentazione dei dettagli, ma posso solo sperare di essere utile alla conservazione della storia, delle tradizioni e della lingua. 
Ha intenzione di approfondire la comprensione della vita degli emigrati attraverso le loro culture ancora in pratica sia nella Calabria che in luoghi multietnici come New York?
Tramite l’esplorazione della vita degli emigrati nell’ultimo corto “Terra sogna terra”,  quello che hanno superato e quello che provano ancora oggi, vorrei che tutti i figli,  nipoti, parenti, amici di emigrati nel mondo –che lo siamo tutti , in un modo o nell'altro- si ricordano che le condizioni che  portano gli emigrati a lasciare i propri paesi e i propri cari sono quelle condizioni che costringono a farlo per sopravvivenza, e sono risultati derivati direttamente da una sistema mondiale che va contro i diritti degli esseri umani. Quello che mi – ci - hanno dato gli intervistati è non solo un pezzo delle loro anime, è proprio una testimonianza di prima mano, e in più è un’implorazione di queste persone che vivono un rapporto viscerale con la Terra, di apprezzamento della Terra.
Può servire anche un'opera filmica per superare gli ostacoli che si possono presentare in luoghi lontani, in nuovi Paesi con lingue, modi e costumi diversi. Per la sua opera filmica Lucia Grillo è, e deve essere, anche antropologo, nel suo lavoro serve sempre un'approfondita ricerca che precede la lavorazione filmica per essere poi, il più possibile, accurati nei dettagli storici e socio-economici dell'epoca, affrontata dalla scrittura e dalla sceneggiatura. Le opere di Lucia Grillo vogliono continuare ad esplorare la pratica degli usi e dei costumi, delle tradizioni storiche e attuali in Calabria e a New York, dove vi è, sempre più, un' interesse rinnovato nelle pratiche degli emigrati, nell'eterna continua ricerca di un legame di identità etnica, un sottile filo rosso in mano ad ogni gruppo di emigrati ed ai loro successori generazionali.
Franco Vallone


Tutti e due i corti sono ora disponibili insieme su un DVD che, fino al 1/1/2011, sono in offerta da Calabrisella Films*. 
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*(il prezzo modificato da $24.99 a $19.99 verrrà modificato al checkout di Amazon)

Vibo. La città sotto l'assedio dei rifiuti in fiamme

Il Sindaco a lavoro con il Prefetto. Oggi due autocompattatori scaricheranno nell'impianto di Gioia Tauro 
di Lino Fresca

A Vibo c'è tanta voglia di diossina

Notte di fuoco in molte zone della città. A "riscaldare" l'aria natalizia i cassonetti sommersi dalla spazzatura dati alle fiamme. Il fuoco ha divorato 14 cassonetti e quintali di immondizia in via Affaccio, via Cavour, via Gallizzi, piazza Marconi, contrada Moderata Durant e via Cancello Rosso. I vigili del fuoco hanno dovuto lavorare una notte intera per spegnere i bidoni in fiamme alcuni dei quali posizionati a poche decine di metri dalle abitazioni. «È una vergogna – ha detto Eleonora – . Ci siamo svegliati di soprassalto per l'odore nauseabondo che aveva invaso la mia abitazione. Pensando ad una fuga di gas mi sono affacciata alla finestra e ho visto un cassonetto e centinaia di buste piene di spazzatura che bruciavano. Ho subito allertato i vigili del fuoco per evitare che il fumo carico di diossina contaminasse l'intera zona. Vibo sta diventando come Napoli. Se non si ricomincia la raccolta rischiamo veramente grosso. Purtroppo la situazione è precipitata da alcuni giorni. Da alcuni mesi la raccolta dei rifiuti era migliorata grazie al lavoro degli addetti. Questo schifo non l'avevo mai visto».
Gli incendi dei cassonetti sepolti sotto montagne di spazzatura sono proseguiti anche nella giornata di oggi. I vigili del fuoco sono dovuti intervenire in fretta e furia, a causa dell'allarme che si sta creando in città, in via Gobetti e in contrada "Vaccaro" di Vena Superiore. In quest'ultima zona sono state date alle fiamme centinaia di buste piene di rifiuti la cui combustione ha reso l'area irrespirabile. I cittadini per questi continui raid incendiari cominciano ad allarmarsi. «Non possiamo vivere in questa condizioni – hanno affermato alcuni abitanti di contrada Bitonto – Davanti al palazzo della Provincia c'è ammassata una montagna di rifiuti. Se le danno fuoco la diossina che si sprigiona ci avvelena tutti. Si faccia qualcosa prima che sia troppo tardi».
In fibrillazione anche gli abitanti di via Affaccio dove la scorsa notte sono stati dati alle fiamme diversi cumuli di spazzatura. In tutta la zona per il cattivo odore l'aria era irrespirabile. Nella giornata di ieri la montagna di rifiuti è cresciuta notevolmente perchè nessuno l'ha raccolta. A rendere più allarmante la situazione è la mancata apertura della discarica di Pianopoli che continua a rimanere chiusa per lavori di adeguamento. «Se i rifiuti non verranno rimossi – ha detto un operatore sanitario – da qui a qualche giorno si rischia una vera e propria emergenza igienico-sanitario. Speriamo che si esca da questa condizione di immobilismo».
Il sindaco Nicola D'Agostino, di fronte alla situazione d'emergenza, ha affrontato il problema con il prefetto Luisa Latella. A partire da questa mattina due autocompattatori andranno a scaricare i rifiuti nella discarica di Gioia Tauro. È un primo passo verso il superamento dello stato di emergenza. In attesa che la città venga ripulita da cima a fondo, i cittadini invitano le forze dell'ordine ad intensificare i controlli notturni per evitare l'incendio dei cassonetti.

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