30 novembre 2010

Briatico. Salvatore Parisi nominato ispettore onorario

di Vittoria Sicari

Con decreto del ministero per i Beni e le Attività culturali, Salvatore Parisi è stato nominato di recente ispettore onorario per la tutela dei beni ambientali architettonici, storici e artistici nel comune di Briatico.
Il professionista, già dirigente della Regione Calabria, ha segnato la sua attività con la pubblicazione di numerose opere relative al diritto sugli enti locali e alla prevenzione sanitaria, distinguendosi anche nella ricerca storico-artistica di opere famose di caratura nazionale come la "Madonna di Porto" e i crocifissi lignei del '700.
La nomina, che a partire da quest'anno si protrarrà fino al 2013, è stata accolta dall'interessato con grande senso di responsabilità e spirito di dedizione. Il neo ispettore, infatti, si è detto subito disponibile a confrontarsi con le istituzioni locali per avviare un lavoro sinergico volto a dare lustro alle numerose bellezze naturali e artistiche che caratterizzano il territorio briaticese.
La tutela e la prevenzione del paesaggio per Parisi – che ha voluto ringraziare pubblicamente il senatore Francesco Bevilacqua (Pdl), per aver sempre creduto nelle sue doti professionali e umane – costituiscono i punti cardine su cui puntare per fare del turismo culturale il volano di sviluppo del vibonese.
Questa nomina costituisce, quindi, un giusto riconoscimento, a fronte dell'impegno di una vita a favore della tutela e della conservazione dell'edilizia storica, delle opere d'arte, nonchè dello studio delle bellezze paesaggistiche della Calabria. Un'esperienza della quale beneficerà non solo il comune di Briatico ma l'intero comprensorio.


29 novembre 2010

FS Vibo-Pizzo. Sgomento per una tragedia annunciata

«In alcuni casi i treni in arrivo ma soprattutto quelli in transito non vengono adeguatamente comunicati» 
di Francesco Iannaci

La tragedia avvenuta ieri alla stazione di Vibo-Pizzo riaccende i riflettori sul problema sicurezza dello snodo ferroviario della città capoluogo. Una stazione, che nonostante sia considerata un punto nevralgico per il trasporto su rotaia di tutta la provincia, è di fatto paragonabile ad una cattedrale nel deserto. Le scelte degli ultimi anni di Trenitalia, tese a ridimensionare il volume di traffico, hanno relegato la stazione di Vibo-Pizzo ad un ruolo subalterno, privandola degli investimenti giusti in materia di sicurezza.
La stazione è, invece, frequentata ogni giorno da migliaia di viaggiatori, pendolari e studenti, che si recano fuori provincia per studio o lavoro. La norme di sicurezza, però, sembrano essere davvero passate di moda, anzi non sembrano mai entrate in vigore. Almeno questa è l'impressione di molti dei viaggiatori che ieri mattina hanno assistito inermi alla tragedia, consumatasi sotto il loro occhi. Tra la gente c'è sgomento, ma soprattutto tanta rabbia per un incidente che avrebbe potuto essere evitato. Alcuni di loro – come la signora Anna Fruci, che si trovava in stazione per accompagnare la figlia – parlano di una situazione «allarmante, che peggiora di anno in anno». Altri, invece, come Caterina Ceravolo, che gestisce il bar all'interno della stazione, e che quindi ne conosce a memoria ogni angolo, fa spallucce e parla di una struttura pubblica dimenticata da tutti, dove le norme di sicurezza non sono garantite. «In alcuni casi – dice – i treni in arrivo, ma soprattutto quelli in transito non vengono adeguatamente annunciati». E proprio – secondo molti dei passeggeri presenti ieri mattina – il treno Freccia Argento partito da Reggio Calabria e diretto a Roma che, transitando a tutta velocità sul terzo binario, ha travolto e falciato la signora Marina Rotondo, non sarebbe stato annunciato dall'altoparlante. Un'ipotesi, comunque tutta da verificare, al vaglio degli uomini della Polfer di Lamezia Terme subito intervenuti sul luogo dell'incidente.
Ma, aldilà della pura casualità, che potrebbe essere alla base della tragedia, la stazione ferroviaria di Vibo-Pizzo deve fare i conti con problemi atavici che si trascinano da anni. Guasti ai tabelloni luminosi il più delle volte fuori servizio, e altoparlanti che "parlano" a singhiozzo, causano disagi ai viaggiatori in transito, ma soprattutto, creano indirettamente situazioni di potenziale pericolo, difficili da prevedere e controllare. Il problema sicurezza della stazione di Vibo- Pizzo riguarda, anche, – secondo molti passeggeri – la sua struttura. «Tra la linea gialla e la fine del marciapiede – spiega il signor Alfonso Quattrocchi – ci sono appena una quarantina di centimetri. Troppo pochi – aggiunge – per garantire la sicurezza necessaria». Inoltre, per un tratto il marciapiede è parzialmente occupato dalle pensiline e da parte della struttura esterna del sottopassaggio. «In alcuni punti – ribadisce il signor Pino – bisogna davvero stare attenti a dove si mettono i piedi, se non si vuole correre il rischio di finire nei binari. Lo spazio a disposizione per percorrere il marciapiede è davvero ridotto al mimino».
Ogni giorno, soprattutto sul marciapiede del terzo binario si assiste ad un balletto di viaggiatori ed accompagnatori che si ammassano lungo la linea gialla in prossimità dell'entrata in stazione dei treni. Per raggiungere la propria carrozza, i passeggeri sono costretti a camminare a distanza ravvicinata con i convogli ancora in movimento. Situazioni altamente pericolose, che possono facilmente trasformarsi in tragedie, come quella di ieri mattina. «L'incidente – sostiene Giuseppina D'Ali – poteva capitare a chiunque. Ci sentiamo in pericolo. Abbiamo la sensazione che la sicurezza nella stazione non sia presa in giusta considerazione». Più volte in passato i pendolari dello scalo ferroviario Vibo-Pizzo avevano segnalato i disagi con cui erano costretti a fare i conti, sollecitando ai vertici di Trenitalia interventi urgenti per la messa in sicurezza. Anche il senatore Francesco Bevilacqua (Pdl) aveva presentato tre interrogazioni parlamentari al ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli.


28 novembre 2010

Pizzo: ubriaco lancia pietre contro le auto, arrestato 65enne

L'uomo ubriaco su via Salomone si divertiva a lanciare sassi contro le auto e le persone che avevano la sfortuna di incrociarlo


27/11/2010 Un uomo di 65 anni Giuseppe De Caria, pensionato, già noto alle forze dell’ordine, è stato arrestato dai carabinieri della Compagnia di Vibo Valentia con l'accusa di resistenza violenza a pubblico ufficiale. 
L’arresto è avvenuto a Pizzo Calabro, cittadina turistica nei pressi di Vibo Valentia. L’uomo si aggirava su via Salomone in evidente stato di ebbrezza e, per sport, si divertiva a lanciare sassi contro le auto e le persone che avevano la sfortuna di incrociarlo. Qualcuno però ha chiamato i carabinieri e dopo pochi minuti sul posto è arrivato il comandante della locale stazione maresciallo Pietro Santangelo co i suoi uomini che hanno posto fine a quel vero e proprio tiro al bersaglio prima che qualcuno si facesse seriamente male. 
Alla loro vista il De Caria, ha cominciato ad insultarli e si è scagliato contro di loro tentando di aggredirli. Ne è scaturito un furibondo parapiglia alla fine del quale i militari dell’Arma hanno immobilizzato l’uomo dichiarandolo in arresto con l’accusa di resistenza e violenza a pubblico ufficiale, aggravata dallo stato di ubriachezza. Per lui si sono quindi aperte le porte del carcere di Vibo Valentia da cui dovrà rispondere delle accuse mossegli ed in cui avrà tutto il tempo di smaltire la sbornia.

27 novembre 2010

Briatico. Una piazza sarà intitolata a Falcone e Borsellino

BRIATICO Una piazza sarà intitolata a Falcone e Borsellino. L'iniziativa diverrà realtà già lunedì, in occasione del consiglio comunale, che tra i punti all'ordine del giorno, prevede anche il conferimento della cittadinanza onoraria a monsignor Giuseppe Fiorillo(coordinatore di Libera per Vibo Valentia, ndr). Si tratta di due proposte «fortemente volute dalla nostra amministrazione – scrive il sindaco Francesco Prestia – perché siamo convinti che la moralità di un paese si giudica anche da chi viene onorato con la dedica di una via o di una piazza, o da chi viene indicato per il conferimento della cittadinanza onoraria».
Il mondo della politica briaticese raccoglie quindi un testimone che sino a oggi è stato portato avanti dalla scuola. Tante sono state, infatti, le iniziative portate avanti dall'Istituto comprensivo, come, ad esempio, le tre giornate della legalità organizzate durante il passato anno scolastico dal preside Rocco Cantafio e coordinate dal professor Antonio Petracca. (f.b.)

fonte: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=158928&Edizione=11&A=20101127

25 novembre 2010

La Calabria ulteriore nel Settecento

La Calabria Ulteriore fin dal  lontano 1593 rappresenta quel lembo di terra , che noi oggi definiamo “estremo sud”. Detta anche Calabria greca , ebbe in principio capitale la città di Reggio fino al 1593. Mentre l’anno successivo ilprimato passò a Catanzaro, occupando le  terre che vanno dal fiume Neto alla piana di Decollatura . Governando i
distretti di Monteleone, Reggio, Gerace e solo nel 1806 venne annoverata anche Crotone.


Nel settecento la Calabria Ulteriore  in quanto provincia del Regno di Napoli , dal punto di vista politico , non ha avuto una posizione autonoma.Ma da sempre ha subito le influenze delle dinastie che si sono susseguite al Governo.
Alla morte di Carlo II nel 1700, salì al potere Filippo V, dopo numerose controversie testamentarie; In questo clima maturava nel Regno di Napoli il desiderio di avere un proprio “principe”, che rispondesse e garantisse ,una politica rivolta alla pubblica utilità “anziché a logiche dinastie esterne”.L’avvento della  nuova monarchia suscitò vive speranze e si attendevavo i  nuovi governatori , per dare vitalità ad un Regno ormai sul lastico . 
Nelle provincie come la Calabria , il governo oltre ad usare delle massime come il “Divide et impera “affiancava il governo dei vicerè , mentre al popolo venivano garantite le esigenze di sussistenza con “l’abbondanza e con le feste“.
Gli spagnoli dalle provincie come la Calabria Ultra  chiedevano solo la lealtà verso la Corona, che il sovrano ricambiò con un  gesto di grazia e di fiducia: il condono del debito pubblico fino al 1701. 

Ma vi fu anche chi non stimava la nuova dinastia e praticò degli atti di forza come il caso del duca di Monteleone ,  grande feudo della Calabria Ultra , Nicola Pignatelli rinchiuso a  Sant’ Elmo nel 1703 per  essersi opposto all’arresto di un parente . Nel 1707 la Calabria Ultra dimostrò i primi segni  di insofferenza verso il nuovo governo e si fece portavoce per un futuro cambiamento .Dopo tale data nel 1723 anche la Calabria Citra  si unì , con un caso eclatante in Calabria, dove la scomunica dell’Arcivescovo di Cosenza per aver  fatto “    estrarre un’omicida da un luogo  immune “,    portò all’arresto di parenti del  prelato .Intanto mentre  si prefiggeva un cambiamento di dinastie ,il trono passò  agli austriaci .

Da ogni centro della Calabria affluirono lettere e petizioni al governo con dichiarazioni  di entusiasmo per la casa d’Austria .Mentre la  dinastia rispose con dichiarazioni formali . 
Ancora nel 1727 nuovamente la Calabria Ultra  in occasione di nuove richieste per un nuovo  donativo insorse con in prima fila Reggio e  Tropea. La dominazione austriaca durò meno di un trentennio e terminò con una nuova guerra di successione relativa alla corona polacca ,che nel 1733 rimase vacante con la morte di Augusto III di Sassonia .Negli accordi rientrò anche il Regno di Napoli che tornò agli spagnoli.
Stavolta la riunione dei regni di Napoli e Sicilia , portò dei benefici alla Calabria intera , che da zona periferica si collocava come centro di una nuova  entità statale. 
Nel 1735 , Carlo ricevette l’investitura di imperatore nella cattedrale di Palermo. E a tal proposito durante  quel viaggio attraversò tutta la Calabria ovunque  accolto con molto entusiasmo .Il corteo regio giunse il 24 gennaio prima in Calabria Citra, mentre la  visita in Calabria Ultra ebbe inizio a Catanzaro poi a Crotone, Cutro, Monteleone e Palmi.

Proprio dal litorale palmese Don Carlos , si imbarcò  con tutto  il corteo alla volta di Messina. Con una  flottiglia, predisposta dal principe di Scilla Guglielmo Ruffo.
La situazione calabrese non era delle più rosee tanto da non lasciar presagire un buon futuro per la Corona. Dato preso in considerazione dal Tanucci, il quale  per sanare la situazione voleva diminuire i privilegi  dei Baroni e della Chiesa annoverati come i  mali secolari, proprio per far decollare il Paese. La morte in terra di Spagna di Ferdinando IV,  chiamò Don Carlos a governare anche il Regno di Napoli, ma che mette nelle mani del figlio Ferdinando Sotto la Reggenza di un Consiglio di Reggenza. Gli anni di Reggenza furono tumultuosi, la nazione  con le provincie andava alla deriva, il giovane marchese  era sordo ai lamenti del popolo ed hai suggerimenti, che il  noto illuminato Antonio Genovese gli concedeva.

Non fu nemmeno in grado di capire le prime  avvisaglie di carestie.
L’acme dell’inefficienza il governo Borbonico lo  raggiunse nel 1764, quando la corte pensò che la  carestia, fosse colpa dell’avidità dei commercianti, inviò per tutte le provincie dei regi commissari per “punire gli usurai nemici dei poveri “.
Dopo un breve periodo di calma il 23 dicembre 1798 , dopo essersi alleato nella coalizione  Antifrancese, abbandonò la Capitale e scampò  in Sicilia . 
Il 21 gennaio venne proclamata la Repubblica  con un governo provvisorio tra cui ne fece parte il reggino Giuseppe Lagoteta martire della repressione borbonica  - Il 7 febbraio, Fabrizio Ruffo, sbarcò a Pezzo località vicino Villa San Giovanni ed in meno di quattro mesi riuscì a sollevare le due Calabrie , da quella Ulteriore riuscì a passare a quella Citra .
Dopo un iniziale periodo difficile , il Ruffo dissolse tutte le misure, che la regina borbonica Maria Carolina aveva raccomandato , per sollevare le masse calabresi.
Proprio da quel clima in cui vessava la regione, si giunse al 1806 , data epocale per il Regno di Napoli . Segnò il passaggio per un nuovo secolo in tutti  i  sensi, con l’ascesa di Giuseppe Bonaparte fratello di Napoleone le cose cambiarono. La feudalità venne abbattuta, e ci fu un cambiamento per le vecchia classe dirigenziale, che in Calabria Ultra  per  tutto il 700 era nelle mani di 6 case baronali potenti. Tra cui vanno ricordati dice il Placanica gli Spinelli di  Seminara, i Ruffo di Bagnara e Scilla, i Milano di Ardore, i Grimaldi a Gerace ed i Carafa di Roccella. Secondo i dati in nostro possesso è fortemente emerso che le grandi ali della storia nel settecento, in Calabria Ultra non hanno battuto vigorose. Pochi gli avvenimenti politici ma molti gli eventi disastrosi. L’inizio del nuovo secolo videin primis, un cambiamento sostanziale, un’ampia  schiera di intrepidi e temerari viaggiatori si spinse fino  in Calabria. 

I lunghi racconti giunti ai posteri ci danno una chiara idea. Essa viene descritta come una terra esotica, piena di  fascino e mistero, dove è possibile vedere “Catanzaro nido d’aquila, la solitaria Roccelletta, la selvosa Squillace, le rupi infernali di Scilla e le ville di Reggio …..”.
Dopo la visita dei numerosi autori e studiosi stranieri  sono degni di nota soprattutto gli scrittori meridionali come il Doria Lo stesso di questi ci scrive :” Vi sono (….) nel Regno li Calabresi ,li quali hanno il sangue così sulfureo come i Napoletani , ma hanno all’incontro un minerale fisso, la qualcosa li rende più profondi, nelle fatiche più forti o più acri“.

Il Doria ancora dice che sono dotati di un talento creativo, più dei napoletani più atti ad imitare .Mentre il 600 si concluse come secolo di disfacimento  specie per alcune aree calabresi come l’area Ulteriore, il 700 invece si presentò in modo molto disomogeneo. Proprio per delineare quel lembo  di terra cominciamo  dalla popolazione  che continuò a renderla infatti il solito muto angolo della Penisola.

Certamente , portando alla ribalta il fenomeno dell’inurbamento ossia l’afflusso di molta gente verso le città maggiori. La popolazione di Reggio e Catanzaro crebbe, come non mai. Si contarono da  5912 fuochi a 7589, anche nonostante la mortalità causate da carestie, terremoti ed epidemie. Appunto perché nella provincia Ulteriore la vita era caratterizzata più dagli eventi climatici rovinosi che da eventi storico politici. Qui clima e natura avevano il sopravvento su ogni cosa. Il 1743 fu un’anno cruciale per la Calabria Ultra, la prima ondata di malattie giunge dalla vicina Messina, per mietere centinaia di vittime alla città dello Stretto Reggio. Con il morbo furono annoverati la fame ed il freddo anche il Caridi descrive quei momenti “ a chi scampava dal male dava la morte il freddo“.

Con i sismi , le patologie e  le carestie si aggiunsero  le pioggie torrenziali alluvioni più o meno annuali  nel 1738, nel 1742 e  nel 1744 15.  Nel 1744, accaddero altri cataclismi e numerosi flagelli, peste, carestie, guerre et spaventevoli terremoti.
Ancora venne a sostenersi che la Calabria Ultra sotto i Borboni fu caratterizzata più da congiutture negative, gravi ed eccezionali che da riforme: negli anni ’40 il “grande freddo” negli anni ’60 ancora la peste, negli anni ’80 il terribile terremoto.

Continui furono gli eventi disastrosi , ma nessuno , infatti paragonabili alla catastrofe del 1783 , che devastò tutta la Calabria Ulteriore e le coste del  Messinese.
Il 5 febbraio  del 1783, con epicentro a Terranova  l’odierna Piana di Gioia Tauro, distruggendo  quasi ogni centro della Calabria Ulteriore.
Alla visione di quello scenario apocalittico Andrea Gallo ci descrive così “ cominciò a sentirsi tremare la terra prima, leggermente indi con forza e con tale scotimento così vari ed irregolari ,che il  suolo videsi ondeggiare ,le muraglie muoversi da ogni lato…..

Anche il Caridi riporta la descrizione dei danni in  Aspromonte e nelle Serre: “questa collina cretacea  quasi svetta dalle radici ,rotolando per un terzo di miglio, venne a ricoprire la scoscesa in maniera che oggi non si vede segno di albero.
In quel punto si sgretolarono dalla massa grossi globi di terra, che nel rotolare si riunivano, e si  osservava ciò a venire , come per ribollimenti  spumosi e di color cinerini (….).
Cinque uomini furono ingoiati dalla terra , la quale si aprì in molte fenditure. Questo si è narrato – e riferito da persone degne di fede e che furono presenti.
Una nuova scossa gravissima ,fu nella notte tra il 5  ed il 6 di quel febbraio. A Scilla centro della Calabria Ultra già devastato dalla furia del sisma, perirono 1400 persone, compreso il Principe Ruffo con al seguito la sua corte che per scampare alla scossa tellurica venne inghiottito dal mare.

I danni furono immensi ,stimati a milioni di ducati e chi non morì nel sisma, fu colpito da fame, freddo, ed infezioni di vario genere. La Rao ancora sull’argomento dice: "Quest’avvenimento rivendicò l’autonomia del Regno che inviò due navi  cariche di farina e di essere più che sufficienti ad  accorrere a bisogni e necessità di quella terra.
Subitò partì la macchina dei soccorsi e tutti furono chiamati a collaborare per rimuovere le macerie, seppellire i cadaveri, installare baracche ed  ospedali e costruire i forni.
Durante la revisione del viaggio in terra di Calabria il Pignatelli inviato regio,stabilitosi a Monteleone,  suo quartier generale  inviava alla regina in maniera molto dettagliata, notizie sui danni, mentre alcuni commissari regi davano una visione in una relazione redatta tra l’aprile ed il maggio del 1783, sconfortante del luogo, ovunque morte e distruzione dicevano  alla corona  che : “ la Calabria Ulteriore era scena della tragica desolazione della natura“.

In questa desolazione il governo cercò di sanare questa terra, e dava vita ad una serie di leggi che facevano della Calabria Ultra, un laboratorio politico.
A pochi mesi dal sisma calabro-peloritano nel 1784  il 4 di giugno, si stabilì che in Calabria Ultra tutti i beni della Chiesa fossero sospesi per dare vita alla Cassa Sacra.
Nella città di Catanzaro la “ Giunta di Cassa Sacra “ confiscò censurò molti beni lo stesso Caridi dice:” quest’obbiettivo non fu per nulla centrato, a causa di intrighi e connivenze tra funzionari e benestanti , si risolse a vantaggio di questi che posero solide basi sul Regno. L’attività della Cassa Sacra non andò in contro alle esigenze della classe disagiata, si trasformò al contrario in una grave lacerazione del tessuto sociale “ ponendo le basi ad un conflitto che non tarderà a presentarsi “.
La Calabria Ulteriore , rimaneva legata all’assenza di rete viaria, che la manteneva in isolamento ed impediva ogni relazione sociale e di scambio in genere. Questa triste situazione contribuì a bloccare la situazione e l’evoluzione. I pochi scambi avvenivano tramite quei  porti a carattere rivierasco, di cui la Calabria Ultra ne  poteva contare molti Pizzo. Tropea, Nicotera, Scilla,  Reggio sul versante tirrenico tanti ancora su quello Ionico.

Per tutti questi motivi politici , naturali e storici La Calabria Ulteriore non potè mai contare in un’agricoltura in decollo ,poiché troppo legata a nozioni rudimentali che facevano fallire le nuove colture come la patata in primis.
 In campo industriale la Calabria Ultra annovera, parecchie industrie, a Catanzaro famosa la coltura della seta  nel 1786 il Barone  Tommaso Schipani per “ puro spirito patriottico fece pervenire da Messina tre tiratrici di organza ma dopo  di loro non vi fu nessuno per impararlo. 
Tra Rosarno e Gioia Tauro al posto dei gelseti furono impiantati uliveti quindi l’olio era molto prodotto. Riusciva a superara per tutto il secolo la produzione Pugliese e veniva addirittura smerciato nei porti tirrenici  della Calabria Ultra.

A Briatico per volontà del duca di Monteleone , venne aperta una vetreria con scarso risultato. Ed ancora una fabbrichetta di sapone Marsiglia  ma con poco successo mancava degli artifici francesi. La Calabria Ulteriore rimaneva una terra dalle molteplici contraddizioni. Un’avviatissima fabbrica di carta a Soriano dovette chiudere i battenti , perché la Cassa Sacra non permise di spendere il denaro per alcuni miglioramenti, così  accadde che si lasciò perire un ricco campo di vendita. Non può essere dimenticato che ancora nel 700  la casa regnante Borbonica rimise in sesto la Ferriera di Mongiana per la produzione del ferro, comparto importante dell’economia calabrese.

Anch’essa devastata dalla furia del grande sisma, e dalle numerose alluvioni a causa del disboscamento, che serviva a mantenerla in funzione.Ancora per mettere in atto questo grande progetto Venne impiantata anche una fonderia di grande importanza nei pressi delle serre a Ferdinandea.
L’economia della Calabria Ultra nel settecento fu  caratterizzata da sottosviluppo e arretratezza in un ambiente fatalmente stanco ed in disfacimento, di cui l’imputazione primaria, hanno scritto storici e  studiosi del periodo, suffragati da documentazione  d’archivio, spettava al governo vicereale spagnolo, reo di aver adottato una politica superficiale.

Soprattutto di aver adottato una politica superficiale,  lo stesso Giuseppe Galasso, disse di aver imposto  onerosi prelievi fiscali e di aver sostenuto, le  classi sociali privilegiate.
 Ma mentre in campo economico ed industriale era un vero fallimento, nel 700 la Calabria tutta diede  al mondo letterati e filosofi di fama mondiale.
La Calabria Ultra diede un gran contributo alla vita culturale  e politica della provincia.  Tra gli autori coevi che si occuparono della Calabria,va menzionato Gravina ,che stabilì un forte legame tra Magna Grecia e Calabria Ultra .

Su tale argomento Gravina dice: ”Onde una oscura ed abbandonata provincia ristretta in un cantone del Regno, anzi in un mucchio di poche cose ruinose e sdrucide ….. ha sparso la sua luce non solo per l’Italia ma per tutto il settentrione.
Non è ancora spenta l’indole greca nel quale nella scorza rozza e sassosa chiudono frutto piccante e saporoso .Ancora non può essere dimenticato Michele Torcia che propose l’elogio alla Magna Grecia  ed ai suoi eredi.

La fortuna dell'antica Fortuna

É un calabrese di Brattirò di Drapia il maresciallo capo dei Carabinieri Michele Speranza
In vacanza a New York con la moglie ha ritrovato la scultura romana rubata ventidue anni fa da un museo italiano e poi trafugata in America


Il maresciallo speranza accanto all'opera recuperata

La notizia è proprio di questi giorni ed ha fatto il giro del mondo su tutte le emittenti televisive, nelle note di agenzia, sulle testate della stampa nazionale ed internazionale: Un giovane maresciallo capo dei Carabinieri, in vacanza con moglie a New York, durante lo shopping per le strade della Grande Mela, nota un'antica statua nel negozio di un antiquario sulla Madison Avenue. Nelle fattezze della scultura identifica subito un'antica “nostrana mano" di epoca romana. Michele Speranza, questo è il nome del giovane militare, entra nel negozio e chiede informazioni sulla provenienza del reperto, poi insospettito, fotografa la statua con la fotocamera del suo telefonino. Alle domande di Speranza rispondono forti i silenzi e la reticenza dell'antiquario newyorkese che si rifiuta di mostrare una licenza di esportazione che, in realtà, non aveva mai posseduto. Tornato in Italia, Speranza ha controllato nell'archivio digitale ed ha ritrovato l'immagine di un reperto che combaciava perfettamente con la foto effettuata in America. L'inchiesta del reparto operativo è così partita ed è proseguita fin quando l'antiquario, messo di fronte all'evidenza dagli agenti dell'Immigration ad Custom Enforcement, ha deciso di restituire la statua romana. Oggi, a distanza di soli sette mesi, il prezioso reperto è rientrato in Italia. Michele Speranza è giovane dicevamo, non ha ancora quarant'anni, è nato in Calabria, a Gioia Tauro, dove suo padre era appuntato dei carabinieri, anche se le origini più profonde sono in provincia di Vibo Valentia, a Brattirò di Drapia, a due passi da Tropea, paese dove lui, appena può, ritorna assieme a sua moglie, anche lei calabrese, di Sellia, in provincia di Catanzaro. Speranza dal 2001 è operativo nei Carabinieri dei beni culturali per la tutela del patrimonio artistico di Roma. Oggi il fortunato maresciallo capo si ritrova, un poco intimidito, davanti a tanti cronisti e telecamere, sorridendo, attribuisce al caso il colpo grosso che gli ha fatto ritrovare la scultura a New York.  Di certo il maresciallo Michele Speranza vanta di una eccezionale sensibilità culturale e memoria fotografica.  Si è  ricordato, in quel lontano luogo d'oltreoceano, di aver già visto, nell'archivio militare dei carabinieri, quel busto in marmo raffigurante una donna con cornucopia, scolpito, con tutta probabilità, per ornare il  ninfeo di una villa romana o l'annesso giardino, del I o II secolo d.C.  Il busto marmoreo era uno dei tantissimi reperti antichi schedati nella banca dati dei carabinieri del nucleo patrimonio artistico, vero e proprio archivio digitale dei pezzi “ricercati” dell'arte, messo a punto dai militari che lavorano con il ministero dei beni culturali. L'importante reperto oggi, grazie a Speranza, torna in Italia, dopo più di vent'anni, nel museo civico di Terracina dove lo splendido busto di una statua romana della Fortuna, era stato rubato più di vent'anni fa, una notte del giugno del 1988, insieme ad altre sei opere marmoree di grande valore artistico e culturale. Ed oggi dopo questo successo c'è... Speranza... anche per il loro ritrovamento.

Franco Vallone

Vibo. Rifiuti, si naviga a vista schivando l'emergenza

Il Comune non è in grado di proporre veloci soluzioni alternative essendo naufragata anche la differenziata
di Marialucia Conistabile

Sul fronte rifiuti si naviga a vista e si cerca di mantenere ferma la barra nel mare dell'emergenza col rischio di colare a picco. In città la raccolta procede a singhiozzo, considerate le difficoltà di conferire grossi quantitativi a Rossano, mentre l'ordinanza "a tempo" del sub commissario all'emergenza scadrà tra lunedì e martedì prossimi, per cui se non arriveranno indicazioni circa un sito alternativo a quello lametino dove scaricare i rifiuti, con la mondezza bisognerà obbligatoriamente fare i conti.
Conti complessi che difficilmente si riuscirà a far quadrare anche perché, ormai da tempo, un anello della delicata catena del sistema rifiuti è saltato: quello della raccolta differenziata che, nei fatti, non esiste salvo qualche rara eccezione. Abortita sul nascere la raccolta porta a porta ai residenti del capoluogo restano i contenitori, quelli sì in gran parte distribuiti, dalla gente inizialmente utilizzati ma sporadicamente (e soltanto in alcune zone) prelevati o svuotati. Contenitori e depliant informativi con orari e spiegazioni, qualche cassonetto sgangherato: solo questo è rimasto della raccolta differenziata. Un progetto del quale si è fin troppo parlato ma che non ha portato da nessuna parte. Eppure la differenziata rappresenta lo snodo obbligato per lo sdoganamento dall'emergenza, in quanto oltre a portare introiti, salvaguarda l'ambiente riducendo in modo esponenziale la quantità di materiali da conferire in discarica. A Mercato San Severino, nel bel mezzo della Campania, il problema rifiuti è stato liquidato nell'arco di pochi mesi. Gli amministratori non hanno usato la bacchetta magica, bensì un codice a barra per ogni famiglia e tanta buona volontà. Lì chi differenzia vede gli oneri dimezzarsi e più lo fa, più si riducono. Il codice a barra, infatti, serve per stabilire quanto ogni nucleo familiare differenzia. Qualche anno fa l'allora prefetto Mario Sodano convocò i sindaci al Valentianum e l'ex sindaco di Mercato San Severino, intervenuto in qualità di assessore, spiegò come fare e come superare le difficoltà. Un incontro che però non ha lasciato traccia considerato che varcata la soglia del Valentianum nessuno ha mai ritenuto almeno di provare.
Intanto oggi si ci ritrova ancora una volta in bilico sul filo teso dell'emergenza. Equilibrismi che però possono solo risolvere momentaneamente il problema, pronto a ripresentarsi quando un altro impianto non sarà più nelle condizioni, per un motivo o per un altro, di poter smaltire i materiali conferiti.
Insomma la situazione è grave e, così come stanno le cose, non si intravedono vie d'uscita. Intanto il rischio che siano i cumuli di rifiuti, più che le strade, a collegare i vari centri del territorio provinciale si fa di giorno in giorno più reale.
Praticamente in queste ore lasciano il tempo che trovano anche i progetti su una possibile riapertura della vecchia discarica di località Badia-Falcone. Il progetto rientra infatti nelle previsioni della giunta D'Agostino ma – ed è lo stesso assessore all'Ambiente Pietro Comito ad ammetterlo – i tempi di realizzazione sono lunghi e legati ai sondaggi e alle verifiche per accertare l'idoneità del sito, prima di procedere. «Scaduti i sei giorni di proroga concessi dal sub commissario all'emergenza – dice Comito – saremo al punto di partenza e se lo stesso ufficio regionale non troverà altre soluzioni il problema sarà davvero grosso perché nè sul territorio comunale, né su quello provinciale esistono siti di stoccaggio o trattamento».
Infatti, nel dimenticatoio è anche caduto l'impianto di trattamento che avrebbe dovuto essere realizzato nel territorio di San Calogero, nonostante – come ricorda l'assessore provinciale all'Ambiente Martino Porcelli – la Provincia già da alcuni mesi aveva tutto pronto ed era nelle condizioni di poter far pubblicare il bando. «Avevamo tutto pronto, progetti approvati e valutazione di impatto ambientale – rileva l'assessore Porcelli – per cui eravamo nelle condizioni di poter procedere con la pubblicazione del bando. Lo abbiamo comunicato alla Regione, ma per tutta risposta ci è stato detto di non fare nulla perché la procedura l'avrebbero fatta loro. Morale della favola dallo scorso settembre aspettiamo». Al contempo l'assessore Porcelli ha ricevuto rassicurazioni da parte della Protezione civile nel senso che non sarebbero state rilevate, sul territorio provinciale, situazioni particolarmente delicate.

24 novembre 2010

Vibonesi in trasferta. Rapinavano in Lombardia le pompe di benzina

Arrestati Nazzareno Lo Schiavo, Nazzareno Patania e i fratelli Michele e Daniele Bono 
di Alessandro Bongiorno


Una scena della rapina del 25 settembre a Telgate ripresa dalle telecamere interne alla stazione di servizio

Una banda composta da quattro giovani della provincia di Vibo Valentia è stata sgominata dai Carabinieri di Bergamo. Sono accusati di due rapine ai danni di altrettanti distributori di benzina. L'ultima l'hanno tentata sabato scorso a Paderno Dugnano ma, al loro rientro a casa, a Cesano Maderno, hanno trovato ad attenderli i Carabinieri.
Nel carcere di Monza sono finiti Michele Bono, 36 anni, residente a Cesano Maderno; il fratello Daniele Bono, 24 anni, residente a Gerocarne; Nazzareno Lo Schiavo, 21 anni, di Stefanaconi; Nazzareno Patania, 30 anni, residente a Tavazzano con Villavesco, in provincia di Lodi. Sono tutti accusati di due tentate rapine aggravate e di lesioni aggravate.
Secondo gli investigatori, lo stesso quartetto sarebbe entrato in azione, lo scorso 25 settembre, al distributore Agip di Telgate. In quell'occasione, uno dei banditi esplose tre colpi di pistola alle gambe del titolare della stazione di servizio, davanti agli occhi terrorizzati della figlia di 25 anni. La scena fu ripresa dalle telecamere interne della stazione di servizio. Si vedono, in maniera abbastanza nitida, due giovani con il volto coperto da passamontagna, dirigersi, armi in pugno, verso la cassa. Al tentativo della ragazza di invitarli a rinunciare e mentre il titolare prova a reagire impugnando una chiave inglese, uno dei due indirizza la pistola verso l'uomo ed esplode tre colpi che lo feriscono alle gambe.
In entrambe le rapine, i quattro sono tornati a casa a mani vuote. Sabato, il gestore della stazione di servizio presa di mira è scappato in tempo, avvisando i carabinieri. E poco dopo i militari di Bergamo e di Desio, che da tempo tenevano sotto controllo il quartetto, hanno fermato i quattro. Michele Bono, in sella a un motorino, ha tentato di disfarsi di una calzamaglia. Gli altri tre malviventi erano a bordo di Peugeot 206. Nell'auto, c'erano due pistole: una 357 magnum e una Colt's calibro 38, risultate rubate durante furti in abitazioni a Imperia e Ferrara; sette proiettili calibro 38 nascosti nella tasca dei pantaloni di uno dei tre malviventi.
Fondamentali, per risalire ai quattro vibonesi, sono state, come hanno confermato il tenente Luigi Cremonini con il comandante della compagnia Giuseppe Adinolfi, le telecamere della videosorveglianza del comune di Telgate. Lo scorso 25 settembre, due giovani si presentarono nell'ufficio del distributore Agip di proprietà di Claudio Novali. Non riuscendo a trovare la cassaforte, spararono alle gambe al benzinaio, per poi fuggire su una Toyota Carina (risultata rubata a Milano il 25 maggio) e abbandonata poco distante. Durante le indagini, una testimone ha riferito ai Carabinieri di aver visto un'auto di colore grigio, allontanarsi dalla stazione di servizio Agip. I Carabinieri, a quel punto, hanno visionato, oltre alle immagini riprese all'interno del distributore, anche quelle della videosorveglianza comunale, risalendo al numero di targa della Peugeot 206, risultata intestata a Michele Bono. La sua abitazione, secondo quanto reso noto dai carabinieri, era la base della banda. Era lì che il gruppo si era dato appuntamento, sabato scorso, dopo il tentativo di rapina a Paderno Dugnano. Ad attenderli, però, c'erano i Carabinieri e a nulla è valso il tentativo di innestare la retromarcia e tentare la fuga.

22 novembre 2010

Polo d'innovazione per la pesca: Vibo centrale operativa regionale.


Il porto di Vibo Marina è stato individuato dalla Regione come infrastruttura adatta per finanziare i fondi Por-Fesr 2007/2013 in ottica di "Risorse acquatiche-filiera della pesca". L'Ad De Grano: "E' l'occasione giusta per ripartire".


Vibo Sviluppo e Nautilus ancora insieme. Ancora insieme per cercare di dare risposte immediate alla difficile economia calabrese, che ancora naviga nei bassifondi dell’incertezza politica, rea di non riuscire ad abbattere le barriere della burocrazia. Una burocrazia che limita fortemente lo sviluppo e debilita il settore fondamentale dell’innovazione. Queste sono state le premesse esposte nella giornate di ieri all’Hotel Cala del Porto di Vibo Marina, dove durante la conferenza indetta dai responsabili delle due società vibonesi, si è cercato di mettere sotto la lente d’ingrandimento la costituzione del Polo di innovazione per le “Risorse acquatiche –filiera della pesca”. La Regione in pratica ha intravisto, tramite i Por Fesr 2007/2013, la possibilità di realizzare un progetto integrato di sviluppo regionale di valenza strategica, dedicata all’individuazione e avvio delle aggregazioni fra imprese, università e centri di ricerca che “possono dar vita ai poli di innovazione e al loro successivo rafforzamento attraverso il finanziamento di progetti di ricerca e servizi per l’innovazione e il trasferimento tecnologico”. E Vibo, con il suo porto, sarà il nucleo operativo di tutta la regione, dove la Vibo Sviluppo intende divenire il “soggetto gestore nella sua qualità di Agenzia di sviluppo locale”. Marinella De Grano, amministratore delegato della società, sottolinea gli aspetti tecnici e le potenzialità offerte dai poli di innovazione, sostenendo come “il progetto rappresenta un’importante opportunità per la comunità vibonese e regionale ed è finalizzato ad organizzare ed integrare le attuali e le future infrastrutture di ricerca scientifica e innovazione tecnologica presenti sul territorio regionale”.. Il docente dell’Unical, Alfredo Fortunato, spiega così il vantaggio di aderire a questo progetto: “Un’azienda all’interno di un polo ha due vantaggi: può contare su diversi servizi che gli vengono offerti e di conseguenza può sviluppare progetti d’innovazione comune. In pratica – continua Fortunato – un polo è uno strumento aggregativo”. Ciò significa che la concertazione favorisce lo sviluppo, perché laddove viene previsto un sistema di innovazione, lo stesso può essere sfruttato da tutti quegli imprenditori che decidono di migliorare e diversificare i servizi della propria impresa, in ottica appunto di un mercato globale. Ed infatti Pippo Callipo, unico imprenditore presente in aula, ci tiene ad evidenziare tale fattore, dichiarando come “la mentalità del nostro imprenditore è individualista ed è questo che deve cambiare. Bisogna comprendere che l’aggregazione favorisce tutti”. Lello Greco, presidente Nautilus, analizza poi la crisi e ribatte sull’importanza di arrivare a tali finanziamenti: “non potevamo adottare misure anticicliche alla crisi – afferma Greco – ma certamente se avessimo sfruttato al meglio le risorse Por, che ad oggi ne sono state utilizzate solo per il 7 per cento, di sicuro tante piccole imprese non si sarebbero trovate male”. Dunque rendere competitive le nostre aziende sul mercato globale diventa in pratica un imperativo categorico, specialmente alla luce di quanto detto oggi, dove questi finanziamenti Por, assumono i connotati dell’ultima chiamata prima del totale crollo economico-finanziario. Ma il nodo centrale rimane sempre, come dichiarato dal neo assessore provinciale Crupi, “il terzo incomodo”, cioè la burocrazia. E si sa, con la burocrazia non se ne canta messa.

Angelo De Luca

21 novembre 2010

Ecco le accuse dei pm della Procura di Milano ai 12 presunti affiliati alle cosche vibonesi

Si tratta di persone trapiantate al Nord e inserite in numerosi "locali" di 'ndrangheta 
di Giuseppe Baglivo

Si va verso il processo con rito immediato nel filone milanese dell'inchiesta "Crimine" che il 13 luglio scorso ha portato in carcere 160 presunti appartenenti alla 'ndrangheta trapiantati in Lombardia. La Procura di Milano, con il procuratore aggiunto Ilda Boccassini, che insieme con i pm Alessandra Dolci e Paolo Storari ha coordinato le indagini dei carabinieri del Ros e della compagnia di Monza, è infatti intenzionata a saltare l'udienza preliminare per ridurre i tempi del maxiprocesso.
Una decisione presa al termine di una riunione operativa fra i magistrati alla luce dell'ultima modifica normativa, secondo la quale il processo con rito immediato si può chiedere entro 180 giorni dall'arresto e non più a 90 giorni dall'iscrizione nel registro degli indagati.
La scelta della Dda di Milano interessa anche il nostro territorio, poiché fra le persone coinvolte nell'operazione "Crimine" figurano anche 12 vibonesi, raggiunti il 13 luglio scorso da ordinanza di custodia cautelare firmata dai gip di Monza e Milano.
Personaggi trapiantati a Milano e provincia e ben inseriti, secondo gli inquirenti, negli organigrammi di numerosi "locali" di 'ndrangheta, con ruoli di spicco. Come Pietro Cichello, 28 anni, originario di Zungri, che nel "locale di Rho" rivestirebbe – secondo gli inquirenti – il ruolo di "contabile" e di autista personale di Stefano Sanfilippo, un siciliano affiliato alla 'ndrangheta posto a capo del "locale" di Rho. Il 15 febbraio del 2008, Pietro Cichello sarebbe stato notato dai carabinieri ad un summit a San Vittore Olona presieduto dal boss Carmelo "Nuzzo" Novella (ucciso il 14 luglio 2008), mentre altra importante riunione si sarebbe svolta il 3 maggio 2008 al crossdromo di Cardano al Campo (in provincia di Varese) dove, unitamente a Cichello, sarebbero stati presenti Silvio Farao e Cataldo Marincola, all'epoca latitanti e da sempre al vertice del locale di Cirò Marina.
Altro vibonese coinvolto nel filone milanese dell'operazione "Crimine" è Cesare Rossi, 74 anni, originario di Tropea, in possesso di una "dote" così elevata da organizzare il 31 maggio 2008, nel suo capannone a Nerviano (nel Milanese), un pranzo con boss del calibro di "Nuzzo" Novella e Stefano Sanfilippo, oltre ai capi dei "locali" di Limbiate, Legnano e Pioltello.
A Claudio Formica, 46 anni, originario di Mileto, la Dda contesta invece di essere legato a Salvatore Strangio di San Luca, il boss che nel 2008 avrebbe rilevato un colosso delle costruzioni di Lecco. Al 46enne di Mileto, sono state sequestrate numerose società, oltre al 50 per cento delle quote di uno dei night più conosciuti di Milano.
Con l'accusa di essere affiliato al "locale di Seregno", rischia il processo anche Tommaso Calello, 50 anni, originario di Spilinga, mentre Antonio Migale, 64 anni, di San Costantino Calabro, alias "O' Scoglio", residente a Cusano Milanino, è accusato di essere affiliato al "locale di Bollate". Avrebbe invece messo a disposizione degli associati il suo circolo, a Milano, il 56enne Rocco Gamardella, originario di Pizzo, ritenuto affiliato al "locale di Milano" e accusato dalla Procura di aver preso parte nel 2008 a un summit di mafia presieduto da Cosimo Barranca, originario di Siderno, reggente del locale di Milano-città.
Giuseppe Salatino, 51 anni, originario di Monterosso Calabro, è poi accusato di essere organico al "locale di Desio" capeggiato da Annunziato Moscato, nipote di Natale Iamonte, lo storico capobastone di Melito Porto Salvo. Di Monterosso è anche Rocco Stagno, 51 anni, per l'accusa appartenente al "locale di Seregno" e legato da rapporti di parentela a Rocco Cristello, pluripregiudicato di San Giovanni di Mileto ucciso a Verano Brianza il 27 marzo 2008, all'età di 47 anni. Un ruolo di primo piano viene poi attribuito ai fratelli Francesco e Rocco Cristello, di 41e 49 anni, originari di San Giovanni di Mileto e cugini dell'assassinato Rocco Cristello, inseriti nel "locale di Mariano Comense- Cabiate". In particolare, Francesco Cristello è accusato di essere il responsabile dell'intera attività di spaccio di cocaina, reinvestendone i profitti nell'apertura di ristoranti e discoteche. Rocco Cristello, invece, oltre ad aver partecipato ai funerali dell'assassinato "Nuzzo" Novella e a quelli del boss Pasquale Barbaro di Platì, viene descritto dai magistrati come persona di assoluta fiducia del boss Salvatore Muscatello, a capo del "locale di Mariano".
Infine, figura importante viene indicata dagli inquirenti quella di Cosimo Vallelonga, 62 anni, originario di Mongiana, ma residente in provincia di Lecco. Vallelonga avrebbe mantenuto costanti e diretti rapporti con il cugino Damiano Vallelonga, lo storico capobastone dei "Viperari" di Serra San Bruno, ucciso a Riace il 27 settembre del 2009.


20 novembre 2010

La "politica" dei concorsi ancora da chiarire

Pino Tassi (Sel): qualcuno parla di manuale Cencelli, è il caso di spiegare questa vicenda pubblicamente 
di Stefania Marasco

Non l'ha suonata la "sveglia" il Cantico del gallo silvestre in città. Chiedeva ai "mortali di destarsi", lo faceva in nome di una vita migliore da vivere. Proprio colui che nel mondo ci aveva creduto poco. Questioni di leopardiana memoria. Forse, ai più sconosciute.
Parole che scivolano via, come neve che si scioglie al sole. Così per la politica, quella che sceglie e muove. Quella dei concorsi che hanno suscitato voci di corridoio. Tante, ma tutte senza eco. Perchè bisbigliando la voce non arriva.
Così al Comune, dove lì il Partito democratico aveva alzato la voce. Irregolarità e illegittimità erano state denunciate. Alla Provincia, invece, ad alzare la voce i candidati esclusi. I nuovi giovani del mercato del lavoro. Quelli del precariato, quelli che vali finchè servi. Così anche in Provincia, dove sicuramente tutto sarà trasparente e nessuno avrà abusato della sua appartenenza politica. Perchè forse a parlare è stata solo la voce della delusione perchè in ballo c'erano posti per 27 figure professionali esterne per la realizzazione di progetti finanziati dal Por Calabria, con contratti di collaborazione coordinata e continuativa, da impiegare per la realizzazione di progetti finanziati con fondi Por Calabria Fse 2007-2013 "Asse Occupabilità ob. D". I candidati esclusi presentata l'istanza di accesso agli atti, chiedevano risposte, invocavano giustizia, «senza polemica e senza voler puntare il dito contro nessuno» spiegavano. Solo capire, se quelle che sembravano anomalie erano fondate. Anomalie "lette" on line e anomalie "ascoltate" nei corridoi, «quando qualcuno si presentava come facente parte dello staff di quello e quell'altro politico e come collaboratore di enti locali». Dubbi da dissipare. Questa la richiesta, nonostante la paura di «ritorsioni». Quelle che camminano a braccetto con il mondo dei precari. Dove stai seduto e in silenzio solo, perchè chissà, forse un giorno potrebbe essere anche il tuo turno.
Così anche in Provincia, fra il silenzio generale, della politica che fa accordi e guarda alla prossima campagna elettorale sempre in agguato. Tutti tranne il consigliere Barbara Citton che ha già annunciato un'interrogazione in consiglio. Chiarezza quella invocata, mentre, ad aprire una parentesi è Pino Tassi di Sinistra ecologia e libertà. Una richiesta di giustizia. Almeno quella di capire. Partendo da quelli che dovrebbero essere i valori della sinistra con l'idea «che se guardi il mondo con gli occhi dei più deboli, puoi fare davvero un mondo migliore per tutti». Uno sguardo al precariato, quindi, «che certamente ha poco da vedere con gli ideali di sinistra». In questo senso, alla mente di Tassi vengono «le denunce, i malumori, le dietrologie, che stanno investendo le graduatorie per gli incarichi di 27 collaboratori creando un alone di non chiarezza e di opacità. Siamo ancora una volta di fronte ad una storia di precariato – spiega – che alla fine terminerà come tutte le altre, con soldi pubblici buttati senza alcuna produttività e con tanti giovani laureati delusi e amareggiati. Il vento malevolo – sottolinea – parla di graduatorie poco chiare, di parentele e amicizie. Si parla dell'applicazione di un vero e proprio manuale "Cencelli"». Queste le voci, comunque, perchè Tassi spiega di non dubitare «sulla correttezza delle selezioni» anche se proprio per questo, per lo stesso, «il presidente De Nisi e l'assessore Mirabello non possono rifugiarsi dietro argomentazioni deboli, a cui nemmeno un bambino può credere».
Argomenti che necessitano «di risposte esaustive e chiare. Barbara Citton – prosegue – ha chiesto chiarimenti su queste selezioni, sarebbe il caso che le si rispondesse subito in maniera pubblica. Se vogliamo ridare spessore ai valori della sinistra – chiosa – bisogna essere coerenti e conseguenti. Perché se è giusto che chi ha il potere non deve essere penalizzato, né tanto meno lo devono essere i propri familiari e amici, è altrettanto e ancor più vero che a essere penalizzati oggi in generale lo sono i cittadini comuni, chi non ha santi in paradiso, chi pensa di poter emergere basandosi solo sulle proprie capacità e intelligenza». Nessuno, insomma, alla gogna. Solo un appello in nome della giustizia. Quella che togliendo ogni dubbio fa evitare anche sguardi torvi e voci di corridoio. Anche se prima o poi il gallo silvestre sveglierà anche la città.

17 novembre 2010

Erosione costiera, ora è possibile provare a fermare il mare che avanza

È stato sbloccato il finanziamento da 50 milioni di euro che mira a mitigare il fenomeno dell'erosione costiera lungo i litorali della Calabria. Lo annuncia il consigliere regionale Alfonsino Grillo. Si tratta di risorse che attendevano da tempo di poter essere utilizzate nel contesto dell'accordo di programma quadro. Parte di queste risorse saranno destinate ai comuni della provincia di Vibo Valentia.
A beneficiarne saranno i comuni della fascia costiera che sperano, in questo modo, di poter attuare interventi in grado di salvaguardare il litorale e di rilanciare il turismo balneare. Erano stati proprio gli operatori turistici a caldeggiare questi interventi per frenare l'avanzata del mare che rischia di inghiottire un tratto di costa tra i più apprezzati da chi viene in vacanza in Calabria.
Nello scorso mese di maggio, su iniziativa della Provincia, i comuni di Vibo Valentia, Tropea, Pizzo, Nicotera, Joppolo, Ricadi, Parghelia, Zambrone e Briatico concordarono degli interventi cda effettuare impegnando fondi per circa 7.5 milioni di euro.
«Dall'incontro fra il presidente Scopelliti e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta risalta una novità – sottolinea Grillo – del tutto positiva per la provincia vibonese. Mi riferisco allo sblocco di 50 milioni di euro per il contrasto dell'erosione costiera».
Lo stesso consigliere regionale, nello scorso mese di giugno 2010, aveva chiesto al presidente Scopelliti e all'assessore alle infrastrutture Pino Gentile di intervenire sul governo allo scopo di far partire l'accordo di programma quadro in materia, sottoscritto da tempo ma mai messo in atto. «Parte di queste risorse stanziate per interventi in tutta la regione – spiega l'on. Grillo – sono attese da tempo dai comuni costieri del vibonese, le cui spiagge sono diffusamente colpite da fenomeni di erosione. Auspichiamo – conclude il vice capo gruppo della Lista Scopelliti – che l'iter per trasferire i fondi ai comuni sia il più rapido possibile».
Grillo esprime anche soddisfazione per gli 85 milioni di euro che la Regione è riuscita a ottenere dal governo per gli interventi di emergenza da realizzare nei comuni colpiti recentemente dal maltempo.

Nel film inchiesta del regista Virgilio Sabel “In Italia si chiama amore” un caldissimo episodio realmente accaduto a Reggio Calabria


un uomo colpito nel cuore del suo orgoglio da una pentolata di acqua bollente lanciata dalla moglie gelosa




Reggio Calabria, un 20 luglio dei primi mitici anni sessanta: “Vendetta di una moglie gelosa, una pentola d'acqua bollente sul ventre del marito infedele. - Il malcapitato, che stava dormendo pacificamente e in libertà piena, è balzato dal letto urlando ed ha riportato gravissime ustioni”… è la titolazione completa di un fatto di cronaca realmente accaduto in Calabria. Questa notizia risale a cinquanta anni fa e, all'epoca, era stata pubblicata da tutta la stampa nazionale. In quel tempo il regista documentarista torinese, Virgilio Sabel, riprese questa nota di cronaca e la inserì, sceneggiandola, come episodio tutto calabrese sulle tematiche della esagerata gelosia meridionale per il film inchiesta-documentario dal titolo “In Italia si chiama amore”. Nelle immagini del  caldo, ...bollente episodio calabrese, girato  nei pressi di Reggio Calabria, si intravede la ferrovia che passa vicinissima alla casa del ferroviere, un treno a vapore con le sue carrozze di terza classe ed una piccola Littorina. La storia, il canovaccio della sceneggiatura, è semplice ed eloquente nei contenuti.  Ecco il testo dalla voce narrante di un giovanissimo ed ancora sconosciuto Nino Manfredi: “Questo è il caso di un ferroviere che, per ragioni di servizio, una sera dorme a Reggio Calabria e una sera a Taranto. Una specie di marinaio delle Ferrovie dello Stato... e questa è sua moglie, una donna di casa che lavora, pulisce, cucina... si sa la donna invecchia sempre prima, lui invece si mantiene, sembra ancora forte, virile... eppure con la moglie.... si, insomma, quando si mette a letto è solo per dormire... ma questo che vuol dire..., di solito gallina che non becca ha già beccato. Eh si, la fidanzata è latte, la sposa burro, la moglie cacio... E mo che fai? stai nudo, così sexi come sei... allora provochi, e sorride anche beato. Ma è questo che manda in bestia la moglie: dice che è stanco... e di che? Del lavoro? Lo sa lei che fa la notte quando dorme a Taranto. E allora quando è così... lo dice anche la Bibbia: non c'è veleno peggiore del veleno del serpente, non c'è rabbia peggiore della rabbia di donna...” Seguono le immagini della scena centrale del film con la moglie del ferroviere che prende una pentola di acqua bollente e  la versa sul ventre del marito infedele che riposa sul letto. Un forte fischio del treno, che passa proprio in quel momento, copre le urla del marito colpito. L'episodio si chiude con questo breve commento di sottolineatura: “No, no, non l'ha mica buttata lì per caso l'acqua bollente, ha mirato giusto, l'ha colpito nel cuore del suo orgoglio...” Questa girata a Reggio Calabria è la scena più “forte” di tutto l'intero film che, all'epoca, il 29 marzo  del 1963, quando uscì nelle sale cinematografiche italiane, fu vietato ai minori di quattordici anni. Nello stesso anno il film venne proiettato in Argentina con il titolo “En Italia lo llaman amor”. Un film drammatico, una vera e propria inchiesta documentaria che racconta delle diverse vicende dell'amore della provincia italiana. Un curioso itinerario a tratti tragicomico, un viaggio nelle sfaccettature del costume amoroso nazionale, tra corteggiamento, innamoramento, amore, che tratta anche le tematiche della gelosia, del tradimento, dell'amore non corrisposto. Il film è tratto da un'inchiesta giornalistica di cronaca di Italo Dragonesi, pubblicata in un volume, per le edizioni Aro di Roma. Suddiviso in tanti diversi episodi, il film è stato prodotto da Mario Mariani per Cinex, con la scenografia di Giorgio Giovannini e il montaggio di Jolanda Benvenuti. La bella fotografia del film, in bianco e nero, è firmata da Oberdan Troiani, mentre la colonna sonora è di Armando Trovajoli. Il regista, come abbiamo già detto, era nato in Piemonte, a Torino, nel 1920. Verso la fine degli anni Cinquanta si innamorò del paesaggio di Ricadi, in Calabria, visitato in occasione della realizzazione di un cortometraggio, lì fece costruire una casa, ristrutturando una tipica pagghjialora, sul promontorio di Capo Vaticano, trasferendovi anche la residenza. Da questi luoghi il “torinese”, come veniva chiamato, continuò la sua attività di regista e sceneggiatore. L'amore per questi incantevoli paesaggi, a strapiombo sul mare, Sabel lo manifestò fino alla fine dei suoi giorni. Infatti, quando il 7 luglio del 1989 morì, venne sepolto nel piccolo cimitero di San Nicolò di Ricadi, accanto alla tomba dello scrittore Giuseppe Berto, suo vicino di casa e suo grande, fraterno, amico.

Franco Vallone (vallone.fi@gmail.com)

16 novembre 2010

Pizzo. Posta sotto sequestro a Marinella un'abitazione risultata abusiva

I carabinieri nella villa sequestrata

PIZZO Doveva trattarsi di un normale controllo per sequestrare alcuni mobili acquistati e mai pagati e invece si è trasformata in un'operazione contro l'abusivismo edilizio.
I carabinieri di Pizzo, guidati dal maresciallo Pietro Santangelo coadiuvati da quelli del comando provinciale di Vibo Valentia, erano andati ad apporre i sigilli ad una cucina del valore di 13mila euro, acquistata ma mai pagata, ma entrati nel cancello di un'abitazione in località Marinella, alla periferia balneare della cittadina tirrenica, si sono trovati davanti una villa con tanto di piscina e veranda sul mare. Dai controlli incrociati, effettuati assieme all'Ufficio tecnico del comune di Pizzo, è risultato che la costruzione non aveva le autorizzazioni in regola, e parte di essa era stata addirittura realizzata su demanio pubblico.
È bastato questo per procedere al sequestro dell'intero immobile di proprietà di un noto personaggio del circondario vibonese. I militari hanno anche provveduto ad apporre i sigilli alla cucina, del valore di 13mila euro, che risultava essere stata acquistata alcune settimane fa, ma mai regolarmente pagata.
Ma, nonostante quello di ieri sia stato un caso, che ha portato gli uomini dell'Arma a imbattersi nella villa abusivamente costruita, non si ferma l'attività di controllo del territorio di carabinieri e Polizia municipale del comune di Pizzo. Negli ultimi mesi i Vigili urbani, coadiuvati dall'Ufficio tecnico, erano andati a fondo, sequestrando la tettoia esterna di un noto locale notturno a Pizzo Marina, abusivamente costruito. Sempre nell'antico borgo marinaro, qualche mese più tardi, sempre gli uomini della polizia municipale, avevano apposto i sigilli all'area antistante un altro esercizio commerciale in fase di completamento. I proprietari del locale avevano modificato l'aspetto di piazza della Libertà costruendo una pedana di una trentina di centimetri. I due locali finiti nel mirino di palazzo San Giorgio hanno regolarizzato la loro posizione e hanno potuto riaprire i battenti. (f.i.)

13 novembre 2010

A.A.A. Minoranza cercasi..


Minoranza ancora assente. L'esecutivo non può approvare il terzo punto all'ordine del giorno che riguardava la nomina dei giudici popolari. L'appello di Prestia:"Chi intende fare politica deve avere il coraggio di presentarsi".

BRIATICO- La domanda che tutti gli intervenuti al consiglio comunale di mercoledì si chiedono è: “dov’è finita la minoranza?”. Per la terza volta consecutiva infatti, le sedie riservate a vari Andrea Niglia, Agostino Vallone, Bernardetta Calafati, Marco Polistena e Francesco La Piana , rimangono vuote. Il sindaco Franco Prestia non approva e reputa non veritieri i classici “certificati di facciata”. E aggiunge perentorio: “chi vuole fare politica deve avere il coraggio di presentarsi. Il dialogo e il confronto stanno alla base di ogni democrazia”. E senza minoranza alcuni punti non possono essere votati, come ad esempio il terzo in programma all’ordine del giorno, che prevedeva la nomina dei giudici popolari. D’altra parte fare il lavoro di minoranza non è mai cosa semplice, o magari cosa stimolante, specie quando le parole e le proposte della stessa non vengono prese in considerazione, come affermato in uno dei primi consigli comunali da Andrea Niglia, quando stizzito dichiarava: “se le mie proposte non vengono nemmeno ascoltate, che senso ha venire qui a parlare?”. Forse da quella volta la politica briaticese ha perso, per l’ennesima volta, l’occasione di ritornare ad essere autentica e propositiva. Ed ora che la minoranza diserta, tutto anziché sembrare più facile, sembra al contrario più difficile. Manca il confronto. E mancando il confronto si va verso la gestione amministrativap totale della squadra guidata Francesco Prestia. Gruppi consiliari autonomi permettendo.

Angelo De Luca
a.deluca@rossofajettu.org

Un consiglio comunale "solitario".


La "manovra La Gamba", il nuovo bando per i trasporti, la nomina del V assessorato. Questi i punti più salienti del Consiglio comunale di mercoledì. L'amministrazione Prestia entra nel vivo della "cosa pubblica".


BRIATICO- Una maggioranza compatta prosegue il proprio lavoro di amministrazione e punta decisamente a risanare il pesante debito comunale, che pare ammonti a oltre 3 milioni di euro. Per questi motivi il consiglio comunale di mercoledì è stato importante, perché ha visto passare con i voti della maggioranza (minoranza assente in blocco) la rinegoziazione dei finanziamenti di contratto con la Cassa Depositi e Prestiti . Potremmo definirla come la “manovra La Gamba”, visto che lo stesso vice sindaco si è recato a Roma lo scorso 3 agosto, assieme al responsabile dell’ufficio finanziario Gaetano La Rocca e al consigliere Gianfranco Bulzomato, per cercare di prorogare tale contratto. Operazione perfettamente riuscita. “E’ un rimedio – sostiene La Gamba – che ci permette di fronteggiare al meglio la pesante situazione debitoria che abbiamo ereditato. Siamo stati costretti a iniziare una serie di interventi non più prorogabili”. Una soluzione immediata e sicuramente efficace, ma ad alto rischio, visto che il Comune si trova ora costretto a non poter davvero più sbagliare. E le intenzioni di La Gamba, vero condottiero di questa battaglia economica, sembrano essersi incanalati nella direzione giusta. Mettendo sotto la lente di ingrandimento il nuovo contratto, si capisce bene quale sia la strada che l’assessore al Bilancio intende perseguire. La modifica delle condizioni del contratto infatti, include degli interventi sul tasso di interesse e sui mutui pendenti, che tra l’altro sono esenti da costi aggiuntivi. Il beneficio di questa “manovra” darà i suoi frutti a partire dal gennaio del 2011, quando cioè il Comune pagherà circa 94 mila euro di interessi semestrali in meno, azione questa, che tra le altre cose, come afferma Massimo La Gamba, “ci darà più tempo per iniziare a risolvere la questione del rientro dei tributi che i cittadini morosi devono all’ente” e dunque vedrà, qualora l’operazione di rientro avrà buon esito, ridotto al minimo il debito pubblico già a partire del 2012. Il lavoro dei “rinnovatori briaticesi” entra nel vivo, così come ad esempio testimoniato dal nuovo bando di gara per il servizio trasporti alunni delle scuole, anziani e disabili, che al contrario degli altri anni, vedrà dimezzato l’importo a base d’asta, passando dai 120 mila euro della scorsa amministrazione, ai 63 mila al ribasso dell’attuale. Nella stessa giornata di mercoledì, il sindaco Franco Prestia ha ufficializzato il nome del quinto assessore, che sarà il consigliere Milena Grillo, la quale andrà a ricoprire la carica della Pubblica Istruzione. Una “quota rosa”, che riempie d’orgoglio la stessa Grillo, la quale si dichiara entusiasta della fiducia che gli è stata concessa, giurando come “è mia intenzione lavorare per il miglioramento della scuola e delle problematiche che la riguardano” e sostenendo ancora come “per lavorare con serenità occorre fare gioco di squadra”. Nel frattempo, l’amministrazione perde la sua aurea civica, colorandosi di politica. Infatti il consigliere Gianfranco Bulzomato, si dice pronto a sposare il neo progetto politico di “Fli”,formando così un nuovo gruppo consiliare, che comunque sosterrà in pieno la linea dell’esecutivo. Bulzomato si aggiunge quindi ad altri tre consiglieri (Savino, Staropoli e Anile), che qualche mese fa avevano detto “si” al progetto decisamente meno ambizioso di “Scopelliti presidente”.

Angelo De Luca
a.deluca@rossofajettu.org

Pizzo. Rischio idrogeologico, istituita al comune task-force anti disastri

Pizzo Calabro in una veduta aerea


Il rischio idrogeologico si può solo prevenire. Gli strumenti finanziari a disposizione degli enti locali sono sempre più limitati e le competenze burocratiche e amministrative mai troppo chiare. Anche per questo, sempre più spesso, i nostri territori vengono sconvolti da calamità naturali i cui effetti, con maggiore attenzione, potrebbero anche essere, in qualche modo, mitigati.
Il comune di Pizzo, insieme con la Protezione civile e il Corpo forestale, ha redatto un piano d'intervento che prevede lavori di monitoraggio e pulizia di fossi, canali di scolo e cunette del territorio, senza distinzione di appartenenza, se provinciale o comunale. A capo di questa task force anti-disastri, il sindaco Fernando Nicotra ha posto l'assessore Saverio Militare cui ha conferito la particolare delega per il controllo idrogeologico.
L'assessore Militare ha già avviato degli incontri con l'Afor di Vibo Valentia, rappresentata dal presidente Pasquale Farfaglia, con la sezione cittadina della Protezione civile, guidata da Francesco Di Leo e Vito Nusdeo, e con i dipendenti dell'ufficio tecnico.
Già nel mese di settembre, l'amministrazione comunaleha sollecitato l'intervento di Forestale e Protezione civile per una pulizia adeguata dei fossi e dei canali di scolo dell'acqua piovana, in vista delle piogge autunnali. Il lavoro di pulizia e il monitoraggio delle criticità sono iniziati nel mese di ottobre, subito dopo la firma di una convenzione che ha sancito una sinergia d'intenti tra l'Afor, che ha messo a disposizione dei territori le unità operative, la protezione civile che dispone dei mezzi necessari per intervenire, e l'amministrazione comunale, cui spetta il compito della pianificazione degli interventi.
«Un'iniziativa degna del nostro plauso, perché – ha sottolineato l'ingegner Pasquale Farfaglia – sono davvero pochi i comuni nella nostra provincia che si preoccupano con grande anticipo del rischio idorgeologico cui ogni territorio comunale è soggetto, date le abbondanti piogge degli ultimi tempi».
Il sindaco Fernando Nicotra e l'assessore Saverio Militare hanno chiesto analogo impegno anche all'amministrazione provinciale che, in materia, ha maggiori competenze. «Già nel passato – ha ricordato il primo cittadino – avevamo fatto appello all'ente provinciale, affinchè intervenisse sulla strada provinciale 522, dove sono presenti numerosi fossi che necessitano di interventi, ma dalla provincia non è mai arrivata nessuna risposta. Con mio grande dispiacere – ha aggiunto il sindaco – ho notato e continuo a notare un totale disinteressamento da parte dell'ente provinciale nei confronti del comune da me guidato».

12 novembre 2010

Colpi di pistola contro l’auto di un segretario comunale di Briatico


VIBO VALENTIA. Alcuni colpi d’Arma da fuoco, si presuppone di pistola, sono stati sparati contro l’autovettura BMW di proprietà di A.L.V. 65 anni, segretario comunale al comune di Briatico, centro turistico sulla costa vibonese. Il fatto è avvenuto a Vibo Valentia dove il dirigente, che ha denunciato il fatto alla polizia di Stato, risiede. L’uomo ha dichiarato d’aver notato due fori nell’andare a riprendere l’auto che aveva lasciato parcheggiata dinnanzi alla sua abitazione.

fonte: http://www.giornaledicalabria.net/index.php?section=news&idNotizia=15995

Assenteismo, il blitz fa tremare i palazzi

I numeri dei dipendenti arrestati e denunciati a Pizzo tra i più giocati al lotto e al superenalotto 
di Pino Brosio

Pizzo, oasi felice. Vibo, città pensosa e giudiziosa. Rumorosa, allegra, laboriosa, godereccia e godibile la prima; tranquilla, prudente, misurata, stressata e furba la seconda. E se nella capitale murattiana spirano brezze gelide che salendo dalla Marinella vanno ad infrangersi sulle vetrate di palazzo San Giorgio, sede del Municipio, nella antica Monteleone, carica di storia e di gloria, tutti sono già col cappotto addosso.
Meglio evitare i virus influenzali che arrivano dal mare. Ieri, in città – galeotto, forse, il blitz dei carabinieri nel Comune napitino – a cercare di guardarsi le spalle dagli improvvisi malanni sono stati soprattutto i dipendenti della pubblica amministrazione. Anche se cagionevoli di salute, improvvisamente, sono tornati in massa al lavoro. Altro che fannulloni! Tutti puntuali, tutti presenti, tutti ai loro posti. Almeno quelli che un posto negli uffici ce l'hanno! Magari qualcuno il proprio posto non l'ha manco trovato e qualcun altro, entrando in ufficio, s'è visto accogliere da un cortese: «Desidera?».
I dati statistici, comunque, parlano chiaro: ieri mattina è crollata la presenza dei "fannulloni" nei supermercati e nei mercati rionali, s'è dimezzato il lavoro dei parrucchieri e dei barbieri, i baristi hanno battuto la fiacca e a piazza Municipio non c'erano neppure gli studenti. L'improvvisa folata di salute ha, naturalmente, messo in ginocchio la città e le pubbliche amministrazioni.
Dall'Inps alla Provincia, dal Comune all'Aterp, dall'Asp agli altri uffici pubblici, tutti hanno avuto serie difficoltà ad accogliere adeguatamente i propri "figli", ad offrire loro un parcheggio, una sedia, un telefono, una postazione telematica, un caffè delle macchinette subito svuotate. Un posacenere. É vero che nei luoghi pubblici non si fuma, ma ci sono giorni in cui il nervosismo ti piglia sin dal mattino e una sigaretta può anche essere tollerata. Ma c'è di più. Il traffico, dalle 7,30 alle 8, è aumentato notevolmente intasando tutte le vie. I clacson delle vetture di chi si premurava di arrivare puntuale sul posto di lavoro, sono impazziti.
É stata una corsa contro il tempo con sorpassi azzardati e rischi alle stelle per poi arrivare davanti alla sede di lavoro e scoprire che non c'erano parcheggi nell'arco di cento metri e che tutti gli altri erano arrivati prima. Se il fannullone ritarda la colpa non è sua. Di nessuno dei fannulloni. Sono solo incompresi!
Loro, stando ai risultati partoriti dalla fastidiosa tendenza di forze dell'ordine e magistratura a mettere il naso negli affari altrui – nei mesi scorsi sono andati persino a disturbare il monotono tran-tran degli uffici sanitari di Mileto e di qualche scuola guastando il viver sereno di alcuni dipendenti – loro sono fragili fisicamente. Hanno bisogno di essere capiti e motivati per evitare d'ammalarsi. Hanno, soprattutto, la necessità quotidiana di respirare aria pura ad intervalli regolari e soprattutto gli uomini – ma a consigliarlo sono i medici per evitare danni alla prostata – sono obbligati a farsi quattro passi per consentire all'organismo di smaltire le tossine accumulate spostando, in ufficio, fascicoli sempre pesanti e sempre polverosi.
D'altra parte i metodi repressivi non pagano mai. Nel 1941, Benito Mussolini, infastidito dal comportamento dei fannulloni, vergò di suo pugno direttive per imporre il rispetto dell'orario di lavoro ai dipendenti pubblici. I risultati pare non siano stati lusinghieri. E se a far guarire i cagionevoli di salute non ci riuscì il duce viene difficile immaginare che la musica possa cambiare con le direttive del ministro Brunetta.
Intanto, il blitz al Comune di Pizzo, ha avuto anche altre conseguenze. Ieri pomeriggio, in tutte le ricevitorie cittadine di lotto, enalotto e superenalotto, si sono sfiorate la ressa e la rissa per arrivare a giocare prima della scadenza dell'orario stabilito. Le scommesse sono state alte. Tutti uguali i numeri giocati: 2 (i mesi di indagine di Procura e Carabinieri), 7 (i dipendenti comunali di Pizzo posti agli arresti domiciliari), 20 (i carabinieri che hanno fatto gelare il sangue ai malcapitati), 43 (i denunciati a piede libero). E non è mancata la disperazione di un nonnino: che càci faccio col 95 (numero dei dipendenti comunali di Pizzo)?

fonte: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=151023&Edizione=11&A=20101112

Il disastro aereo di Cuba

L'italiano morto nell'incidente assieme alla moglie era Raffaele Pugliese di Piana Pugliese di Cessaniti 



Tra le tante storie, le sessantotto storie cadute dal cielo sopra Cuba, c'è anche una storia d'emigrazione tutta vibonese che si chiamava Raffaele Pugliese. Si sono svolti ieri sera, alle ore 17.30, a Piana Pugliese di Cessaniti, presso la chiesetta di Santa Maria Annunziata, i funerali simbolici, una santa messa in suffragio delle anime di Raffaele Pugliese e di sua moglie Maria Pastores. La strada del piccolissimo paese, frazione di Cessaniti, riesce a contenere a malapena tutte le auto dei tanti arrivati sin qui, e la piccola chiesa dell'Annunziata non riesce a contenere la folla della tanta gente che ha voluto partecipare al triste evento. Il manifesto funebre, affisso all'entrata del paese, riportava testualmente: “...nel disastro aereo di Cuba venivano a mancare...” e poi, a seguire, i nomi di Raffaele Pugliese e di sua moglie Maria Pastore senza la esse finale del suo cognome tutto argentino. La tragica notizia era arrivata veloce a Piana Pugliese, lo stesso quattro novembre e direttamente dall'Argentina dove Raffaele Pugliese era emigrato tanti anni fa. É lo stesso figlio di Raffaele Pugliese, Giovanni, ad avvisare le zie, Concetta e Natalina Pugliese, che ancora abitano in queste contrade, una a Mantineo e l'altra nella stessa Piana Pugliese. La notizia è terribile. Raffaele e sua moglie si trovavano sull'aereo di linea che è precipitato nel centro di Cuba, causando la morte delle tutte le 68 persone a bordo. L'aereo, un ATR-72 della compagnia AeroCaribbean, era partito dalla città di Santiago de Cuba, diretto all'Havana. Il velivolo è caduto ed ha preso fuoco in una zona impervia di montagna della provincia di Santi Spiritus, dopo aver segnalato un'emergenza e aver perso i contatti con la torre di controllo. Sull'aereo volavano 40 cubani e 28 cittadini stranieri: stando alla lista passeggeri diffusa dalle autorità, si tratta di nove argentini, sette messicani, un venezuelano, tre olandesi, due tedeschi, due austriaci, un francese, un italiano, uno spagnolo e un giapponese. Raffaele Pugliese, era nato nel 1942 a Cessaniti nella frazione Piana Pugliese, dove in tanti si chiamano proprio Pugliese, ed abitava in Argentina dove era emigrato da anni. Ogni tanto, ci racconta un abitante di Piana pugliese, “arrivava in Italia e scendeva in Calabria, fin qui”, per risolcare le strade di casa, le antiche parentele, per risentire gli odori e i sapori antichi della sua memoria, dei suoi avi e del suo piccolissimo paese della Calabria. Il destino di emigrato calabrese ha voluto segnare la sua fine lontano da tutto questo, sopra il cielo di Cuba.

Franco Vallone (vallone.fi@gmail.com)

11 novembre 2010

Triparni sprofonda, paura tra la gente

La piazza di via Roma completamente cancellata, case e strade scivolano a valle. Avviata una petizione 
di Vittoria Sicari


Triparni sta sprofondando lentamente. La piccola frazione ai piedi della collina su cui sorge il centro urbano da diverso tempo, infatti, sta manifestando fenomeni preoccupanti di cedimento.
La piazza lungo la via Roma è completamente venuta giù.
A rischio anche la strada comunale che si sta sgretolando giorno dopo giorno. Stesso problema lungo la strada provinciale che dal centro cittadino porta a Portosalvo e precisamente in località Carpenzano, dove alcune abitazioni pian piano stanno scivolando a valle. Gli abitanti che da anni denunciano la grave situazione di dissesto del territorio non ci stanno più a rimanere inascoltati dalla classe politica locale e regionale. Già nell'agosto scorso in un'assemblea popolare avevano posto all'attenzione delle massime autorità comunali e provinciali le conseguenze a cui si andrebbe incontro se tale problematica continuasse ad essere ignorata. È per questo che su iniziativa del consigliere comunale Antonino Rocco hanno avviato una petizione popolare. Finora circa seicento le firme raccolte, volte a sensibilizzare il Prefetto, il sindaco e gli uffici provinciali e regionali di Protezione civile.
«Sono del tutto evidenti i segni del grave dissesto idrogeologico che sta investendo il territorio di Triparni – ha osservato Rocco – ecco perchè è necessario predisporre con urgenza gli opportuni interventi di messa in sicurezza». Grande timore è stato espresso dai residenti, i quali vivono con estrema ansia la situazione di pericolo che si è venuta a creare.
«Sono trascorsi due anni da quando la piazza è sprofondata. La strada provinciale è spaccata in più punti e la paura è tanta». Così ha esordito Nicola Staropoli, nel sottolineare come sia indispensabile intervenire nell'immediatezza prima che si metta a repentaglio anche l'incolumità dei cittadini. In effetti, alcuni edifici lungo la provinciale, all'ingresso del paese, si sono inclinati di qualche centimetro, come se il terreno da sotto si stesse sgretolando.
«È una strada davvero a rischio – ha rilevato Francesco Guastalegname –. Al problema traffico adesso si è aggiunto quello del dissesto che sta inghiottendo intere aree tra cui la piazzetta all'ingresso del paese che a sua volta sta trascinando giù anche la via comunale, lungo la quale c'è una recinzione inadeguata, infatti, sono tanti i ragazzini che durante il giorno bazzicano in quella zona». Certo, con quel tipo di palizzata il rischio che qualcuno cada di sotto e si faccia male non è affatto remoto. «Si sistemi, oppure si demolisca. Non ha senso lasciare piazza e strada in quelle condizioni. Così sono una vera minaccia». Il monito viene da Anna Garompolo che ha espresso grande timore per l'incolumità dei suoi concittadini. È un fatto acclarato che la strada comunale continui a sbriciolarsi come un biscotto ed è proprio osservandola dal basso che si ha contezza del grave pregiudizio a cui la comunità va incontro, «senza che nessuno di quelli che governano e che puntualmente ad ogni elezione si fanno avanti muova un dito». Su quest'aspetto ha voluto porre l'attenzione Domenica De Vita, sottolineando che spesso si spendono soldi per realizzare opere utili alla società, ma che poi, purtroppo vengono, abbandonate al loro destino. Manutenzione, monitoraggio del territorio, confronto con la cittadinanza, sono questi i punti cardine che per i cittadini di Triparni contraddistinguono la buona amministrazione. Quando il territorio viene trascurato e le situazioni di pericolo ignorate, il rischio che si corre è alto. Non è lontana la tragica alluvione del 2006 che ha messo a nudo la fragilità del territorio vibonese. Da quella data non si è fatto altro che tirare in ballo la questione ambientale e la necessità di regimentare intere aree comunali. In realtà, gli interventi attuati finora sono stati limitati e marginali. Rimangono le criticità, che con il passare del tempo si amplificano, aggiungendo ai vecchi sempre maggiori e nuovi disagi. A questo punto, se la classe politica non prenderà coscienza del rischio che si corre, per il vibonese non ci sarà affatto certezza del futuro.

10 novembre 2010

'Ndrangheta, le cosche riprendono a sparare

Dall'operazione Dinasty ad oggi la mappa della criminalità è cambiata e le indagini segnano il passo 
di Nicola Lopreiato

La casa di Cosma Congiusti (nel riquadro) in località Giardina di Nicotera Marina. L’uomo freddato danti all’ingresso

Sangue e piombo. Questa volta la missione di morte è stata portata a termine a Nicotera Marina, feudo dei Mancuso. E alla cosca di Limbadi, Cosma Congiusti, caduto sotto i colpi di un fucile, era affiliato. Lunedì sera rientrava in bicicletta. Ha varcato il cancelletto della sua abitazione, ha suonato al citofono, alla moglie che gli ha risposto ha detto: Mary sono io... e via: uno, due, tre, quattro colpi di fucile caricato a palla unica per abbattere Cosma Congiusti, che è caduto davanti all'uscio di casa. I sicari gli hanno dato appena il tempo di varcare il cancelletto, poggiare la sua bici, e pigiare il pulsante del citofono e rispondere alla moglie. Poi il tonfo, per terra, in una pozza di sangue.
Il caso Palumbo Un'esecuzione che ha fatto tornare alla mente l'omicidio di Michele Palumbo, il perito assicurativo di 45 anni, residente a Longobardi a due passi dalla stazione ferroviaria di Vibo-Pizzo ucciso la sera del 12 marzo scorso. Un agguato dalle modalità anche in questo caso prettamente mafiose, eseguito in maniera spietata nel cortile della sua villetta mentre l'uomo stava rientrano a casa insieme alle sue figlie. Un caso, passato successivamente al vaglio della Procura distrettuale antimafia di Catanzaro. Quella sera Palumbo venne accompagnato a casa da un imprenditore edile che subito dopo l'agguato venne preso a verbale. I killer sulla base di quanto è stato accertato nel corso delle indagini agirono con volto coperto indossando delle tute mimetiche e impugnando delle pistole calibro 9. La vittima è stata crivellata di colpi: 18 tutti andati a segno. Un lavoro fatto da killer spietati, decisi a tutto, portato a termine con precisione, come solo i sicari della mafia sanno fare.
Omicidio Cedro Ma non possono essere solo certe similitudini a dover suggerire agli investigatori di seguire obbligatoriamente una pista che apparentemente non dice nulla. C'è invece, molta attenzione per quanto riguarda l'omicidio di Carmine Cedro, 33 anni, imprenditore del settore dei videogiochi, ucciso a colpi di pistola nel novembre dello scorso anno in pieno centro a Gioia Tauro. Le indagini portarono i carabinieri, a distanza di pochi giorni, a chiudere il cerchio è arrivare all'arresto di Gregorio Congiusti, 27 anni, nipote di Cosma Congiusti. Sullo sfondo di quell'omicidio una serie di ipotesi tra le quali i possibili contrasti tra clan dominanti nelle aree dove si trovano i centri di residenza e di attività lavorativa di vittima e presunto assassino: da una parte i Piromalli, egemoni nella Piana di Gioia Tauro, dall'altra i Mancuso attivi a Limbadi e in gran parte del territorio vibonese. Resta comunque da vagliare l'ipotesi in base alla quale i rapporti tra Cosma Congiusti e il fratello Salvatore (papà di Gregorio arrestato per l'omicidio di Gioia Tauro) non sono per nulla buoni. Le due famiglie comunque abitano vicine in località Giardino di Nicotera Marina. E c'è chi addirittura nel tentativo di farsene una ragione, soprattutto in famiglia, pensa che l'eliminazione di Cosma Congiusti possa essere stato un colossale errore da parte dei sicari. 
Nuovo assetto Che dietro l'eliminazione di Cosma Congiusti ci sia la mano delle cosche sembra un fatto certo. Nessuno, nel feudo dei Mancuso oserebbe mettere a segno un'azione così grave senza il via libera di qualche personaggio importante. Il rischio sarebbe troppo grosso e la pax mafiosa finirebbe nel giro di pochi istanti. E allora perché assassinarlo quasi a tradimento? Di che cosa Congiusti si sarebbe reso responsabile al punto da pagare con la vita? Sono interrogativi a cui i carabinieri del comando provinciale stanno cercando di dare una risposta. Si scava nel passato della vittima, si cerca di scrutare nei suoi rapporti con uomini della cosca, si tenta di rimettere a punto la mappa della nuova organizzazione criminale, perché solo in questo modo si potrà cominciare a capire a quale gruppo possano appartenere i sicari che l'altra sera hanno freddato Congiusti.
Operazione Dinasty Il quadro di riferimento per gli investigatori che si occupano della lotta alle cosche della 'ndrangheta è sempre quello che nel 2003 ha portato a sferrare il primo vero attacco alla cosca dei Mancuso: Dinasty Affari di famiglia. Ma da allora tanta acqua è passata sotto i ponti e sono mutati equilibri, i capi dell'organizzazione per tanto tempo sono stati in carcere, fuori sono cresciute nuove leve e qualcuno ha pure pensato di mettere in piedi altri gruppi tessendo alleanze tali che in futuro potrebbero pure trattare alla pari i signori di Limbadi. I sintomi di insofferenza nei confronti della grande famiglia, già dilaniata al suo interno per via delle varie articolazioni, ci sono tutti. Ma per meglio inquadrare l'ultimo efferato fatto di sangue occorre riaggiornare la mappa, i nuovi intrecci ed i nuovi interessi. In caso contrario la strada per gli investigatori rimane tutta in salita.

LinkWithin

Related Posts with Thumbnails