31 ottobre 2010

La cometa 103P/Hartley 2 si avvicina. Toni Scarmato ci spiega la Missione EPOXI

L’incontro ravvicinato il 4 Novembre 2010
di Dalila Nesci

Toni Scarmato, Astronomo Briaticese dai più colpevolmente ignorato

Il prof. Toni Scarmato è laureato in Astrofisica all'Università di Bologna classe ’88. Residente a San Costantino di Briatico, socio dell’Unione astrofili italiani e collaboratore della NASA è un “cacciatore di comete”. È conosciuto a livello internazionale ed in particolar modo per la scoperta della cometa numero 1000 attraverso il satellite artificiale Soho (Solar heliospheric observatory).

Con l'Associazione Astronomica San Costantino di Briatico, da lui fondata nel 1999, si occupa oltre che di ricerca anche di divulgazione astronomica e organizzazione di serate pubbliche in occasione di eventi astronomici particolari.

Grazie alla sua collaborazione siamo in grado di spiegarvi la Missione EPOXI. Si tratta della sonda Deep Impact, che andrà a studiare la cometa 103P/Hartley 2, detta anche “stella d’autunno”. La sonda in questione è stata indirizzata sulla cometa in occasione di un incontro ravvicinato che avverrà il 4 Novembre 2010 a soli 700 km di distanza. Un’occasione importante per gli studiosi del campo in quanto poche comete sono state avvicinate da sonde spaziali. Nel 1986 la famosa cometa di Halley fu il primo astro chiomato ad essere visitato da più sonde. L’ultima missione fu quella del luglio 2005, tra la cometa Tempel 1 e veicolo spaziale Deep Impact, che cercò di individuare per la prima volta la presenza di ghiaccio sulla cometa.

Fra qualche giorno, dunque, la stessa sonda Deep Impact, reindirizzata su un nuovo percorso, ci darà informazioni sulla 103P/Hartley 2. La Missione EPOXI fornirà nuovi elementi di ricerca, ci spiega Scarmato: «Si tratta di una cometa che fa parte delle numerose comete esistenti nel nostro sistema solare, ma questa è solo la quinta volta che essa si avvicina alla Terra e quindi abbiamo la possibilità di fotografare e studiare una cometa giovane per trovare informazioni importanti riguardanti la nascita del nostro sistema solare». Ciò significa che “potremo osservare da vicino la sua superficie e quindi vedere l’origine dell’ emissione di gas e polveri, quindi ricavarne la composizione”. Spesso l’idea di osservare il cielo è legata alle paure ancestrali dell’uomo che, in età antica, non era in grado di comprendere molti fenomeni.

L’apparizione di comete furono spesso messe in relazione con eventi catastrofici o di cattivo auspicio, ma oggi abbiamo gli strumenti giusti per fare nuove considerazioni. Le comete sono palle di ghiaccio d’acqua per il 95% della loro composizione con altri elementi in quantità piccole. Il prof. Scarmato ci conferma che “sappiamo abbastanza su quello che succede quando una cometa si avvicina al Sole e quindi alla Terra”. Continua: «Il ghiaccio che è imprigionato in una sorta di involucro carbonaceo, a causa dell’aumento di temperatura tende a sciogliersi e a sublimare.

Questo fenomeno dà origine alla chioma e alla coda della cometa che si estende in direzione opposta a quella in cui si trova il Sole». Ciò che risulta essere interessante è lo studio ulteriore dell’evoluzione dinamica della nube di questa cometa, la 103P/Hartley 2. Essa “può farci capire alcuni eventi accaduti sulla Terra milioni di anni fa. Ad esempio –afferma Scarmato- l’estinzione dei dinosauri sembra possa essere attribuita alla caduta di una grossa cometa, forse un asteroide ”. Continuiamo a rimanere in contatto con il Prof. Scarmato per essere aggiornati sugli sviluppi della Missione EPOXI.

Alcuni link utili per maggiori info:

http://digilander.libero.it/infosis/homepage/astronomia/103p.htm

http://epoxi.umd.edu/2science/targets.shtml

http://www.nasa.gov/

http://epoxi.umd.edu/

http://www.nasa.gov/mission_pages/deepimpact/main/

http://dawn-aop.astro.umd.edu/index.shtml

fonte: http://www.tropeaedintorni.it/la-cometa-103phartley-2-si-avvicina3110201.html

29 ottobre 2010

La Questura dispone la revoca della licenza al bar del Corso

Il locale chiuderà in via definitiva
BRIATICO La Questura ha disposto la chiusura del bar del Corso di proprietà di Emanuele Melluso. A notificare la revoca dell'autorizzazione alla somministrazione di alimenti e bevande sono stati i Carabinieri di Briatico, diretti dal maresciallo Antonio Alaia, che avevano sollecitato all'autorità di pubblica sicurezza il provvedimento, trasmettendo una relazione dalla quale si evinceva che la caffetteria era frequentata da persone gravate da pregiudizi di polizia o sottoposte a misure di prevenzione.
I Carabinieri, dopo aver annotato decine di dubbie frequentazioni, che già in passato avevano costretto le autorità a sospendere più volte la propria attività proprio per lo stesso motivo, hanno deciso di avanzare una proposta per la revoca definitiva della licenza. Proposta che è stata accolta dal questore che ha disposto l'emanazione dell'ordine da parte delle autorità comunali.
Ora il noto esercizio commerciale, che sorge proprio sulla strada principale di Briatico, dovrà provvedere, esaurite le scorte di magazzino, a chiudere definitivamente i battenti.
Il provvedimento di revoca, uno dei molti emesso a seguito dei continui controlli dei militari dell'Arma nei luoghi di ritrovo, conferma, secondo la Compagnia di Vibo Valentia, come sia attenta l'azione di controllo del territorio da parte dei Carabinieri che, quotidianamente, sorvegliano anche gli esercizi pubblici, al fine di scongiurare il rischio che si possano trasformare in veri e propri ritrovi di persone di dubbia moralità.

fonte: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=143686&Edizione=11&A=20101029

Vendeva pesce in pessime condizioni


È rimasto 24 ore ai domiciliari Francesco Morello, pescivendolo, 49 anni. A metterlo nei guai anche stavolta il pesce che l'uomo stava vendendo in pessime condizioni igieniche. Morello, infatti, aveva trasformato la propria Panda in una sorta di bancarella ambulante dove ammassava i prodotti ittici, privi di qualsiasi certificazione sanitaria e di cui era impossibile risalire all'origine, per poi metterli in vendita sulle strade del capoluogo. I carabinieri di Vibo Marina, diretti dal maresciallo Riccardo Astorina, hanno sequestrato dieci chili di pesce. L'uomo è stato arrestato con l'accusa di commercio di sostanze alimentari nocive. Il giudice Cristina De Luca, dopo la convaldia, ha accolto la tesi degli avvocati Valentina Raffaele e Diego Brancia, restituendo la libertà a Morello e disponendo il dissequestro della Panda.

fonte: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=143687&Edizione=11&A=20101029

28 ottobre 2010

Laura Caparrotti, attrice a New York con il dna calabrese

Ha lavorato con Dario Fo ed è rappresentante della famiglia De Curtis negli USA
Laura Caparrotti, attrice

Laura Caparrotti, professione attrice, regista, produttrice, l' appuntamento è a Pizzo Calabro. La incontriamo alla marina, in una delle tante rinomate gelaterie della cittadina tirrenica, Laura è bella e prorompente ma la cosa che più ci colpisce sin da subito sono i suoi grandi occhi che sono luce, colore, storia e racconto. Le origini di Laura sono rimaste incollate a soli pochi chilometri da Pizzo, a Maierato, dove le strade, le case e le finestre chiuse dei suoi avi si aprono ai suoi ricordi. Lei è nata a Roma ma, da tanti anni, vive e lavora molto più lontano, al di là dell'Oceano, a New York. Laura Caparrotti nella Grande Mela è un'attrice molto conosciuta nell'ambiente culturale italiano, ma anche in quello americano. A fare l'attrice ha iniziato in Italia, prima si è laureata in Lettere, Discipline dello Spettacolo, poi ha studiato e lavorato con il mitico Dario Fo, con i grandi Peter Stein, Peter Brook, Eugenio Barba, con Ferruccio Soleri e tanti altri personaggi del mondo del teatro. Nella sua brillante attività artistica ha avuto la fortuna di recitare anche con  Mario Carotenuto e  Giancarlo Cobelli, tanta esperienza fatta di studi, di gavetta, di prove e di tavole polverose di palcoscenico, poi il successo internazionale. Da anni Laura promuove il teatro italiano in America. Lo fa e lo ha fatto con tante importanti iniziative ricche di contenuti e creatività. Occhi particolarmente luminosi dicevamo, ma anche una bella voce, teatrale e impostata, una fisicità forte, una raffinata dizione, silenzi che sono riflessione, una gestualità sinuosa, sensuale e femminile, che la personalizzano sempre, come persona che è, e come personaggio che cambia continuamente. Occhi, corpo, voce, sguardi, parole, gesti, silenzi... Laura è proprio un’attrice vera.
Le poniamo alcune domande:
-Laura Caparrotti, a Maierato vivono ancora i suoi parenti? No a Maierato no, i parenti li abbiamo a Cosenza, visto che mia nonna, Elvira Greco, era di lì. A Maierato oggi abbiamo solo ricordi... parte dei Caparrotti sono sparsi per la Calabria e i parenti più stretti sono a Roma.
-Da quanti anni  è a New York? - Da 15 anni, più o meno... la prima volta andai a New York in vacanza, nel 1993, mi innamorai subito di questa città, poi mi trasferii per soli 9 mesi, nel 1996... e  i nove mesi durano ancora!  Decisi di fare esperienza in un teatro di New York per vedere come si lavorava lì. Anche perché il teatro americano è molto diverso dal nostro, sempre molto più legato alla tradizione. Fu il ‘The Kitchen’ sulla 19ma ad offrirmi questa possibilità di internship. Era così diverso, si faceva un qualcosa che mi era sconosciuto, ho iniziato a fare delle rappresentazioni in italiano, anche con un certo successo.
-Laura, in America mette in gioco tutto il suo background italiano, recita sul palcoscenico, organizza mostre, scrive, fa regia, insegna teatro... ci racconta delle sue attività più recenti...  “Tosca e le altre due” di Franca Valeri, lo scorso febbraio. Lo spettacolo è stato  presentato in italiano con sopratitoli in inglese. E' stato accolto benissimo e spero di riproporlo. Poi c'è stata la lettura della trasposizione teatrale di “Gomorra”, dal libro di Saviano, adattata da Mario Gelardi e Roberto Saviano. Il testo in inglese è stato tradotto da me e da colleghi americani: un gran bel lavoro, difficile perché volevamo evitare riferimenti a film di mafia come “Il Padrino” o “Good Fellas”. La lettura ha avuto un tale successo che abbiamo dovuta replicarla più volte. Poi continuo a portare in giro il mio spettacolo “ABC l'italiano s'impara così”, un One Woman Show comico sugli stereotipi italiani di moda in America, a proporre serate di lettura di libri di autori italiani in traduzione, il tutto per diffondere la cultura italiana all'estero.
-Progetti futuri? Portare “Gomorra” sul palcoscenico americano, in inglese e tradurre e portare in scena “Idroscalo 93” un testo sulla morte di Pasolini e su tutto quello che c'è dietro di essa; organizzare la tourné di “Tosca e le altre due”...
-Come produttrice cosa sta preparando? Gli spettacoli appena citati mi vedono coinvolta anche come produttrice... poi ho tanti altri progetti che vedremo di far diventare realtà! Vorrei portare dei testi americani in Italia... 
-É vero che è ufficialmente rappresentante della famiglia De Curtis in America? Direi proprio di si! Lavoro da 10 anni con la famiglia De Curtis nel portare Totò in giro per il mondo. 
È una cosa nata nel 2002. In quel periodo c’era una retrospettiva su Totò al Lincon Center. L’Istituto di Cultura di New York mi chiese di curare una piccola mostra, realizzata con l’archivio della famiglia De Curtis, qui a New York. Tutto questo ha aperto le porte al viaggio all’estero di Totò. Piano piano negli anni si è costruita questa esposizione sulla sua vita e la sua carriera.  È un onore, un piacere, un regalo che è sopraggiunto senza averlo cercato o sperato. Chi se lo poteva aspettare che sarei diventata colei che racconta agli abitanti di altri Paesi chi era questo immenso attore e uomo che abbiamo avuto in Italia. Il bello è vedere quanto il pubblico non italiano si diverta e segua le espressioni, la mimica, i minimi cambiamenti della maschera Totò. Ed ogni volta che presento la mostra, il documentario o lo spettacolo da qualche parte del mondo, trovo sempre qualcuno che ha un legame particolare con Totò... io li chiamo i miracoli di Totò! 
-Ha un sogno nel cassetto?
Si, voglio realizzare un evento, non so ancora se solo spettacolo o altro, sulla Calabria, terra  dimenticata che io amo profondamente e che sento mia! In fondo ho un pò di dna calabrese in me.

Franco Vallone

«Cosmo Mancuso non aveva un'azienda di facciata ma produttiva». La Corte d'Appello spiega la restituzione dei beni

Il patrimonio immobiliare stimato intorno ai 2 milioni e mezzo. Calcolati anche i vari contribuiti agricoli 
di Nicola Lopreiato

Cosmo Mancuso, imprenditore produttivo

Ritenuta non «ingiustificata» la provenienza dei beni di Cosmo Mancuso, 48 anni, sorvegliato speciale e ritenuto dagli inquirenti personaggio di spicco dell'omonima cosca di Limbadi. Con queste motivazioni la Corte d'Appello di Catanzaro (Donatella Garcea presidente, Alessandro Bravin consigliere e Antonio Giglio consigliere relatore) ha ritenuto di restituire al mittente tutto il patrimonio il cui valore ammonta a 2 milioni e mezzo di euro. I giudici d'Appello sono arrivati a concludere, tra le altre cose, che Cosmo Mancuso (difeso dagli avvocati Francesco Gambardella e Aldo Ferraro) non è «un nullatenente che di colpo si arricchisce, ma una persona già da tempo titolare di un'ampia ed avviata azienda agricola... già costituita in anni non sospetti, comunque molto lontani dalla contestazione del reato associativo, atteso che l'azienda risulta costituita nei primi anni Novanta e l'associazione di pretesa appartenenza si reputa operante negli anni 2001-2003». Motivazioni, queste, tra l'altro già contenute nella precedente sentenza d'Appello del 9 ottobre 2008 avverso le quali è stato presentato ricorso in Cassazione.
I giudici riportano in sentenza, inoltre, che l'azienda agricola, con relativi terreni, che era stata oggetto di confisca, «fin da allora era solida e produttiva e tale è rimasta anche negli anni successivi, anche usufruendo di molteplici contributi, destinati tuttavia o alla migliore gestione dell'azienda medesima o a miglioramenti vari». Inoltre i giudici evidenziano ancora che Cosmo Mancuso nel 1994 «ricevette – quale nuova fonte di reddito – anche la liquidazione di una somma a titolo di riparazione per ingiusta detenzione, ed è comunque ragionevole ritenere che un imprenditore agricolo e proprietario terriero, allorché desideri arricchirsi, preferisca di norma acquistare nuovi terreni per incrementare la propria possidenza». E, in tal senso, secondo quanto ribadiscono i giudici della Corte d'Appello di Catanzaro «possono giustificarsi gli acquisti di terreni agricoli avvenuti in quegli anni, magari a prezzo di favore e con modalità vantaggiose, come deve presumersi sia accaduto...».
In particolare, per quanto concerne alcuni appezzamenti di terreno che erano finiti nella consistente lista dei beni confiscati i giudici d'Appello annotano nella sentenza che erano stati acquistati dalla moglie di Mancuso, Contartese Maria Rosa, in epoca remota (1981), tale da non poter essere posta in alcun modo in relazione ai fatti per cui è intervenuta condanna a carico del marito, e tanto meno con l'imputazione associativa, che si riferisce al triennio 2001-2003».
E poi ancora viene evidenziato che «l'impresa agricola dei Mancuso è stata costituita l'1 luglio 2006, ma costituiva prosecuzione della precedente "azienda agrituristica Calò" di Cosmo Mancuso e Maria Rosa Contartese....». La Corte d'Appello, pertanto, ribadisce un concetto peraltro già menzionato nella stessa sentenza di sequestro dei beni, attraverso il quale si evidenzia che «l'attività di Mancuso e del suo nucleo familiare nel campo dell'imprenditoria agricola non era di facciata, ma è stata effettivamente e proficuamente esercitata nel corso degli anni; lo si evince dalla stessa entità non irrisoria dei volumi di affari accertati dagli inquirenti». I giudici, entrando sempre nel merito della decisione che ha portato a restituire l'intero patrimonio a Cosmo Mancuso, non mancano di tenere conto tutti gli introiti finanziari straordinari «i quali hanno via via contribuito ad ampliare l'azienda agricola (prestiti agrari ottenuti dalla moglie Maria Rosa Contartese), finanziamenti comunitari riguardanti il prezzo dell'olio d'oliva per oltre 37mila euro; provvidenze della Regione per oltre 15mila euro negli 1998-2001; proventi della vendita di frutta e compensi per la commercializzazione del prodotto per circa 60 milioni di lire negli anni 1992-1994 e 70 milioni incassati, inoltre sempre in quel periodo per ingiusta detenzione».


27 ottobre 2010

Pericoli e incidenti continuano a segnare il percorso della Statale 18

Gli abitanti della zona: è un percorso inadeguato ma è sempre la velocità la causa delle morti 
di Vittoria Sicari

È un triste primato quello detenuto dalla Statale 18 che da Vibo si ricongiunge a Mileto e prosegue per Rosarno. Il tributo di vite umane pagato è in termini assoluti il più elevato di tutte le strade extraurbane. Si parla di circa 50 decessi dagli anni '80 ad oggi. Una lunga scia di sangue che non stenta a diminuire. Ma sono proprio quei tre chilometri di strada che da viale Affaccio portano al centro commerciale Vibo center ad essere i più pericolosi in assoluto. Comportamenti scorretti come il mancato rispetto delle regole di precedenza, la guida distratta e la velocità elevata, sono le tre cause principali di incidente.
E per chi aveva sperato che dopo l'ultimo tragico episodio di qualche mese fa ci fossero interventi volti a ridurre il pesante sacrificio di vite umane si è dovuto ricredere. Nulla è cambiato sia sotto il profilo della sicurezza che della riduzione del numero di sinistri.
«Il pericolo maggiore è la velocità. Dopo l'ultimo episodio mortale tutto è rimasto immutato. Le auto continuano a sfrecciare a velocità impressionante e le autorità non prendono alcun provvedimento». È quanto ha affermato Pasqualina Rito, titolare di un negozio della zona, che assieme agli altri commercianti si sta attivando per una raccolta firme. Il promotore dell'iniziativa Michele Tolomeo, titolare di una panetteria sita proprio a ridosso del luogo in cui è avvenuto l'ultimo incidente mortale non si dà per vinto. «Non possiamo permettere che muoiano ancora altre persone – ha detto la figlia Liliana – L'altro giorno per poco non capitava anche a me. Ho messo la freccia per svoltare e un ragazzo mi ha tagliato la strada. Sono viva per miracolo». Autovelox, appostamenti della Polstrada, realizzazione di una rotonda, non importa quale soluzione si trovi, basta che non si lasci passare ancora altro tempo. Parte da questa osservazione Serafina Mangone che chiede provvedimenti esemplari, per limitare la velocità e controllare il traffico. In effetti, la tratta in questione, ad alta densità di traffico è un'arteria di collegamento fondamentale, percorsa a tutte le ore anche da mezzi pesanti.
«La prima regola – ha osservato Rosella Staropoli – dovrebbe essere il rispetto della velocità, invece è proprio in questo tratto di strada in cui si spinge di più il piede sull'acceleratore». L'arteria della morte. Così è stato soprannominato questo rettilineo in cui gli automobilisti eccedono nell'alta velocità.
«Questa ormai è zona commerciale – ha sottolineato Fortunato Di Nardo – per cui bisogna provvedere a mettere dei dossi o a realizzare una rotatoria. Sta di fatto che così non si può andare avanti. Dopo l'ultimo incidente non si ferma più nessuno a fare acquisti. La gente ha persino paura di svoltare».
In effetti, la statale non era stata concepita come strada di grande transito e in più lungo la tratta in questione non era stata prevista la forte espansione commerciale che invece si è realizzata nell'ultimo decennio. Certo è che un provvedimento va preso, non fosse altro perché a pagare il prezzo più alto sono soprattutto i giovani che lungo quella strada continuano a perdere la vita.


25 ottobre 2010

Scopelliti nelle zone devastate dal maltempo

In ginocchio le "oasi" del turismo invase da tonnellate di fango e detriti. Rimane a rischio la rete viaria
di Marialucia Conistabile

Parghelia simbolo del duro colpo incassato dal turismo vibonese. Trentasei ore di pioggia, infatti, l'altra settimana e lo straripamento quasi contemporaneo di ben cinque torrenti e due fiumi – nel tratto di costa tra Briatico e Tropea – hanno messo in ginocchio numerose strutture turistiche, cuore pulsante dell'impresa turismo calabrese.
Un quadro che ieri pomeriggio il governatore Giuseppe Scopelliti ha voluto guardare con i suoi occhi, dopo aver incontrato nel Municipio di Parghelia – centro più colpito rispetto agli altri – amministratori e operatori turistici. I danni sono ingenti e le risorse poche. Scopelliti non ne ha fatto un mistero, come non ha cercato di temporeggiare dietro responsabilità pregresse e certo non sue. Dal punto di vista idrogeologico la situazione è di vera e propria emergenza; uno stato di cose che non si è creato in 36 ore, ma che affonda le radici in un passato che ha visto le politiche di tutela ambientale uguale a zero, tant'è che la Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo contro ignoti per disastro ambientale. Ciò nonostante è oggi che occorre dare risposte. E Scopelliti non intende tirarsi indietro. Al contrario – come ha ribadito al termine della riunione con il presidente della Provincia di Vibo Valentia, Francesco De Nisi, sindaci e operatori – si assumerà tutte le responsabilità.
Insomma il governatore della Calabria ieri è arrivato a Parghelia con l'intento di riuscire a dare risposte concrete e risolutive ai tanti problemi che gli sono stati prospettati. Infatti è stata programmata una riunione operativa con la Provincia per valutare e quantificare l'entità dei danni. Poi saranno pianificati gli interventi – sui torrenti in particolare – al fine di «non dare risposte temporanee ma risolutive, evitando il verificarsi di analoghe situazioni», ha osservato Scopelliti.
Ad accogliere il presidente della Regione – arrivato assieme all'assessore regionale Mario Caligiuri, al sen. Francesco Bevilacqua e ai consiglieri regionali Nazzareno Salerno e Alfonsino Grillo – oltre ai volontari della Protezione civile, è stato il sindaco di Parghelia, Maria Luisa Brosio. Accanto a lei il presidente De Nisi e i sindaci Pasquale Landro (Zambrone), Francesco Prestia (Briatico), Giuseppe Rodolico (vice sindaco di Tropea) e Pasquale Caparra (Zaccanopoli). Numerosi gli operatori turistici presenti e con loro anche Pino Giuliano, presidente della Sezione turismo di Confindustria Vibo. Un faccia a faccia nella sala consiliare di Parghelia al quale hanno anche partecipato, tra gli altri, il commissario della Camera di commercio di Vibo Michele Lico e il direttore generale dell'assessorato al Lavoro Bruno Calvetta.
Da amministratori, tecnici e imprenditori turistici Scopelliti ha ascoltato quanto accaduto nel territorio dove lo stato di allerta rimane alto perché le condizioni meteo danno ancora pioggia. «Oltre a quantificare i danni – ha infatti spiegato il sindaco di Parghelia – c'è molta attenzione sul territorio che viene costantemente monitorato in quanto vi sono frane in progressione e vogliamo essere pronti a fronteggiare qualsiasi evenienza».
Davanti al governatore della Calabria si sono susseguite le storie di "straordinario disastro" ai danni delle attività turistiche, due delle quali (hotel Cannamele a Parghelia e Borgo dei principi a Zambrone) hanno dovuto evacuare gli ospiti (140 in tutto) durante la notte tra lunedì 18 e martedì 19. Al presidente della Regione sono state mostrate anche diverse immagini di quanto accaduto, tra cui le villette del residence "La Vela" sommerse da ben 7mila metri cubi di detriti. Storie che hanno trovato la loro prosecuzione all'esterno del Municipio di Parghelia dove a parlare è stata la gente: quella della frazione Fitili rimasta alcuni giorni isolata e ora collegata da una strada costellata di rischi; identica situazione per la frazione Daffinà di Zambrone e disagi a non finire anche in località Cervo. «Hanno sbarrato la fiumara e tutti gli sbocchi a mare – ha raccontato Coluzza Aiello al governatore – e abbiamo rischiato di fare la fine dei topi. Quella sera non eravamo ancora a letto altrimenti saremmo annegati proprio come i topi. È da queste cose, dalle fiumare, che devono cominciare. Non devono dimenticarsi di noi». Altri, invece, si ritrovano l'abitazione sommersa da un metro e mezzo di fango. E maggiore attenzione per quanto avviene attorno ai torrenti e alla rete viaria ma soprattutto relativamente agli allarmi che vengono lanciati dai Comuni ha chiesto l'architetto Maria Antonietta Campennì: «Più volte ci è stato detto che la situazione precaria della rete viaria era stata segnalata, ma nessuno ha preso in considerazione le comunicazioni». Anche da parte dei sindaci, in particolar modo da Landro (Zambrone) sono stati sollecitati interventi sulle infrastrutture viarie pena l'isolamento di alcune frazioni e sui torrenti. Da parte sua il sindaco di Briatico, Prestia ha ribadito la necessità della messa in sicurezza dei fiumi Murria e Spataro che attraversano la zona e che hanno provocato danni sul lungomare.
Insomma, sebbene tra Briatico e Tropea non si sia stato bisogno di evacuare interi centri abitati, la situazione resta comunque pesante. «Ritengo che ora debbano entrare in gioco Autorità di bacino e Genio civile, o più in generale la Commissione grandi rischi – ha evidenziato il presidente della Provincia di Vibo – per verificare se vi sono condizioni di pericolo imminente e stabilire gli interventi da attuare». Inoltre il sen. Bevilacqua si è impegnato a recuperare risorse nazionali (stanziate per i danni alluvionali in Calabria dello scorso inverno) al fine di consentire interventi più celeri ed efficaci.

24 ottobre 2010

Alluvione sulla costa, aperta un'inchiesta

Per il momento nessun indagato ma il sostituto Fabrizio Garofalo ipotizza il reato di disastro ambientale 
di Marialucia Conistabile



I danni sono ingenti e a pagare il prezzo più alto dell'esondazione di almeno cinque torrenti, nello stesso momento, sono soprattutto le strutture turistiche tra Zambrone e Parghelia.
Trentasei ore di pioggia – tra lunedì e martedì scorsi – hanno assestato un colpo senza precedenti al tratto di litorale sino a Tropea. Una situazione aggravata dai rischi a monte che, come la spada di Damocle, pendono in particolar modo su Parghelia. Seguendo il corso del torrente Vardaro, infatti, enormi macigni sono stati localizzati a circa un chilometro e mezzo dall'abitato della cittadina turistica nel versante verso Tropea.
Ha tinte più che fosche il quadro dipinto dal maltempo sulla costa vibonese. Un quadro che, in queste ore, si è trasformato in fascicolo, quello aperto dalla Procura della Repubblica. Sul disastro, infatti, il sostituto procuratore Fabrizio Garofalo intende capire, vederci chiaro perché, sebbene il territorio interessato fosse fragile dal punto di vista idrogeologico, è anche vero che non è diventato tale per opera di madre natura. Per il momento, comunque, non vi è alcun nome sul registro degli indagati. La Procura procede contro ignoti, ipotizzando il reato di disastro ambientale. E per capire meglio le cause che, oltre alle copiose piogge, hanno provocato l'esondazione di ben tre torrenti a Parghelia – che rimane il territorio tra i più colpiti – e di altri due a Zambrone il sostituto procuratore nominerà in questi giorni una task-force di tecnici e periti ai quali spetterà tirare le fila di un disastro che avrebbe potuto avere effetti molto più pesanti in termini di perdita di vite umane. In poche ore, infatti, nella sera tra lunedì e martedì scorsi, la situazione è precipitata. I torrenti in piena hanno trascinato a valle e poi verso il mare tonnellate e tonnellate di detriti misti a fango e massi. Macigni enormi che hanno sconquassato buona parte del territorio di Parghelia e di Zambrone. In quest'ultimo centro alcune villette della Marina sono rimaste intrappolate tra i macigni e lo stesso è avvenuto a Parghelia per le auto che si trovavano parcheggiate nel cortile dell'hotel Cannamele. Inoltre il materiale trascinato a valle ha completamente ostruito, sempre a Parghelia, il sottopasso della ferrovia, mentre altri smottamenti hanno determinato il blocco del tratto ferrato tra Tropea e Zambrone e la chiusura di numerose strade.
È già sconfortante il quadro a monte della strada provinciale 522, se si oltrepassa il "confine" la situazione è ancora più critica perché è proprio sul versante mare che insistono le strutture ricettive ed è proprio verso il mare che la grande piena di fango e detriti si è riversata, senza tanti compimenti per vialetti interni, bungalow, villette e piscine. Per avere un'idea della montagna di materiale arrivato giù dalla collina basta guardare il sottopasso della ferrovia a Parghelia – tappato come fosse una bottiglia – oppure la strada che una volta era quella che portava alla spiaggia della Marina di Zambrone e che martedì scorso era letteralmente sbarrata da una muraglia di detriti e fango.
Dall'ondata della piena dei torrenti non è sfuggita la zona del porto di Tropea, confinante con il territorio di Parghelia e neanche la strada d'accesso al depuratore consortile in località La Grazia, che è crollata.


fonte articolo: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=141203&Edizione=11&A=20101024

fonte foto: http://www.facebook.com/profile.php?id=1192928159 - Davide Anile

23 ottobre 2010

Un calabrese a Roma: Davide Manca direttore della fotografia di "Et in terra pax"



Davide Manca è uno di quei calabresi di successo che per lavoro si sono dovuti spostare dalla nostra regione fino a Roma, nella Capitale anche del cinema. Nato a Vibo Valentia nel 1982, Davide Manca è oggi, anche se giovanissimo, uno dei grandi direttori della fotografia italiana. Tanti lavori in questi anni firmati come direttore della fotografia per numerosi  e importanti progetti cinematografici. Ricordiamo fra tutti il suo recente contributo a "Et in terra pax". Davide, allievo dei mitici Oliviero Toscani e Giuseppe Rotunno, è il primo filmaker della "Sterpaia", il laboratorio creativo nato nel 2005 dallo stesso Oliviero Toscani. Diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, Manca cura la fotografia di due importanti format prodotti da Mtv Italia ed è  direttore della fotografia di numerosi videoclip, in pellicola e in digitale alta definizione. Negli anni realizza la fotografia di numerosi spot televisivi, ricordiamo "Young on the move", prodotto in occasione dei 150 anni della Croce Rossa, ma i riconoscimenti maggiori arrivano con i cortometraggi che fanno il giro dei festival di tutta Europa: "La Porta"di Piero Messina al Rotterdam Film Festival e al Venezia circuito Off; "Romeo e Giulietta", sempre di Piero Messina, con la supervisione di Marco Bellocchio al Torino Film Festival; "L'Uomo dei Sogni" di A. Mascia e Alessandro Capitani, vincitore del Rome Indipendent Film Festival e in concorso in Grecia, Polonia, Singapore e Repubblica Ceca; "L'isola di Savino" di G. Del Buono, al Giffoni Film Festival. Attualmente Manca è direttore della fotografia per il documentario "Come prima più di prima mi amerò", diretto da Alessandro Capitani e prodotto da Rai Cinema e R&C , ed è in preparazione dello spettacolo d'opera "Jeanne d'Arc" della coreografa Mia Molinari e del critico S.G. Lacavalla. Tra breve in uscita anche il documentario di Matteo Scarfò, "Anna teresa e le resistenti", dove ha curato la fotografia e la fiction "Alice non lo sa", dove Manca è stato direttore della fotografia della seconda unità. Il suo primo lungometraggio è, come dicevamo, “Et in terra Pax”, bel film che ha partecipato al recente Festival del Cinema di Venezia ed è in concorso al Tokyo International Film Festival. Et in terra pax è un film indipendente prodotto a basso budget (solo 40.000 euro) da Gianluca Arcopinto e Simone Isola per Kimera film. Il film che dura 89 minuti è stato girato in soli 17 giorni di ripresa con una troupe per lo più formata da giovani sotto i trent'anni. Gli stessi registi e il direttore della fotografia sono under 30, "il film è stato girato, ci racconta e ci spiega lo stesso Davide Manca, con una telecamera ad alta definizione (4k) Red One, e con una serie di ottiche Zeiss cinematografiche, molto luminose, apertura di diaframma 1.3. Per la varietà di location e diversità di situazioni di luce il film sulla carta si presentava come un progetto arduo, ma l'ottimo clima sul set e la splendida troupe han reso tutto più facile. Tanti esterni notte e piani sequenza hanno permesso al direttore della fotografia di lavorare molto e bene sulle atmosfere, per dare al film una luce il più possibile narrativa, uno strumento ulteriore per emozionare lo spettatore e completare l'immedesimazione con il film. Il tempo a disposizione è stato veramente poco, ma comunque sufficiente per poter realizzare tutte le idee pensate in preparazione, il colore ha un ruolo fondamentale, il giallo acido dei lampioni a basso consumo ha caratterizzato il look della periferia romana e della storia raccontata. Il film è stato girato in gran parte a macchina a mano e con i teleobiettivi per restituire un'impressione di realtà più cruda. Gran merito anche al Colorist del film Paolo Verrucci della De Luxe con il quale c'è stata una grande intesa che ha permesso di perfezionare molte scene del film". Davide Manca è ormai riconoscibile nei vari film per la "sua" luce dove unisce la lezione della cinematografia classica con una personalissima esuberanza tipica della fotografia pubblicitaria. 


Franco Vallone

21 ottobre 2010

Mafia e appalti sull'A3, i piani delle cosche

In aula il colonnello del Ros Giovanni De Chiara spiega le strategie attuate dai Mancuso per intascare una tangente da un miliardo di lire  Si puntava sulla sovrafatturazione e l'affidamento dei subappalti mediante i noli a freddo a ditte controllate

Entra nel vivo il processo "Autostrada", frutto di un'operazione della Dda di Catanzaro scattata il 26 febbraio 2009 per far luce sulle infiltrazioni mafiose nei lavori di ammodernamento della A3. Sul banco degli imputati, l'imprenditore di Soriano, Giuseppe Prestanicola, 57 anni, difeso dall'avv. Domenico Ioppolo.
A occupare ieri la scena è stata la deposizione del colonnello del Ros, Giovanni De Chiara, il quale, davanti al Tribunale (presidente Giancarlo Bianchi, giudici Manuela Gallo ed Alessandro Piscitelli) ha risposto alle domande del pm Giampaolo Boninsegna. «Ho effettuato in prima persona – ha spiegato – delle indagini per accertare eventuali infiltrazioni mafiose nei lavori dell'A3 nei tratti compresi fra gli svincoli di Pizzo- Sant'Onofrio- Serre. La ditta aggiudicatrice per conto dell'Anas dei lavori era un'Ati formata dalla "Toto spa e dalla Schiavo spa", ma poi vi erano diversi subappaltatori». Il colonnello ha quindi riferito che l'inchiesta, partita sul finire degli anni '90, riguardava i cantieri della A3 dallo svincolo di Laino (Cs) sino a Mileto, per un importo complessivo dei lavori pari a 120 miliardi. Durante l'indagine «il direttore della Toto, responsabile dei lavori nel tratto Sant'Onofrio- Serre aveva denunciato diversi furti sui cantieri, così come l'imprenditore Giuseppe Prestanicola, subappaltatore nel tratto autostradale vibonese, a cui dal 2003 si era affiancato l'imprenditore di Lamezia Salvatore Mazzei».
Facendo riferimento a «fonti confidenziali», il teste ha evidenziato come « il "locale" di Limbadi dominato dai Mancuso si fosse infiltrato nei lavori dell'A3 utilizzando come referenti prima l'imprenditore Antonino Chindamo e poi Giuseppe Prestanicola». Dalle intercettazioni, ecco così venir fuori la richiesta di una tangente da un miliardo di lire da ottenere con la sovrafatturazione dei lavori e l'affidamento di subappalti, mediante il "nolo a freddo", a ditte vicine ai Mancuso. «L'incontro più interessante – ha detto De Chiara – lo registriamo il 6 settembre 2001 quando Chindamo incontra l'ing. Baio della "Toto". Chindamo – ha continuato – è un imprenditore a cui faceva capo la Orion, società che gestiva un pub e nel cui consiglio di amministrazione figuravano l'imprenditore Francesco Vangeli, Luigi Betrò, Antonio Camillò e Tiziana Primozich. Successivamente tale società si trasformò nella Antares». Il colonnello ha quindi evidenziato l'esistenza di intercettazioni fra Chindamo e la Primozich «quest'ultima legata a Ciccio Mancuso, il quale nel 2003 subì un attentato». Il teste ha quindi rimarcato come «dalle indagini risultava che Chindamo fosse il referente del clan Mancuso ed il subappaltatore dei lavori sull'A3 per conto della Toto».
Giuseppe Prestanicola «titolare di imprese di calcestruzzo e di autotrasporti – ha rilevato De Chiara – era invece già conosciuto perché con precedenti penali sin dal 1979, per oltraggio e violazione delle norme ambientali». E circa le «frequentazioni di Prestanicola», il colonnello ha ricordato quelle «con il pregiudicato Vincenzo De Masi e la presenza di Prestanicola ai funerali dei fratelli Giuseppe e Vincenzo Loielo di Ariola, uccisi nel 2002 e ritenuti personaggi della criminalità. Così come la presenza negli appalti dell'A3 delle imprese di Maria Teresa Prestanicola, figlia di Giuseppe, e cognata di Filippo Raffaele, sorvegliato speciale ritenuto organico ai Mancuso». In sostanza, ha concluso De Chiara, «l'incremento degli utili del gruppo dei Prestanicola, a iniziare dal 2000, facevano pensare che già sapessero che avrebbero lavorato sull'A3».(r.v.)

fonte: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=139823&Edizione=11&A=20101021

La Calabria sottosopra di Nino Amadore

Un racconto in chiaroscuro, un’inchiesta sulla Calabria e i calabresi, un libro che prova a raccontare una regione.  Non c’è solo la ‘ndrangheta a condizionare lo sviluppo e la crescita della Calabria, hanno una responsabilità anche quei calabresi che fingono di non vedere. Ma soprattutto pesa l’assenza di una classe dirigente solida, forte, capace di fronteggiare le pressioni del malaffare e in qualche caso della malavita organizzata. Il libro registra questo e tanto altro, come la mancanza di una vera volontà di ribellione per cambiare il corso delle cose. E dire che di occasioni la Calabria ne ha avute parecchie. Ma non le ha colte. Certo non si possono marchiare due milioni di persone come disoneste o subordinate alla criminalità. Ma è arrivato il tempo di cominciare a parlarne per avviare un percorso di crescita culturale, umano ed economico che la Calabria merita perché non sia più una regione sottosopra.

Il blog del libro: http://lacalabriasottosopra.blogspot.com/


Nino Amadore
La Calabria sottosopra
Rubettino Editore, 2010
€ 12,00


Si può ordinare attraverso questo link:
http://www.rubbettino.it/rubbettino/public/dettaglioLibro_re.jsp?ID=4985

Il maltempo concede una tregua ma i disagi sulla costa restano tanti In località La Grazia va in tilt il depuratore consortile e crolla la strada

di Marialucia Conistabile



La tregua data dal maltempo ha consentito ad amministratori e tecnici – in particolar modo dei Comuni di Parghelia e Zambrone – di adottare le misure idonee per fronteggiare le situazioni di maggiore criticità. Certo è che i danni prodotti da 36 ore ininterrotte di pioggia e dallo straripamento di cinque torrenti – soltanto tra Parghelia e Zambrone – sono tali e tanti da richiedere ulteriori azioni. Nel frattempo all'elenco dei danni si è aggiunto quello provocato al depuratore consortile Le Grazie, completamente allegato e isolato a causa del crollo della strada.
Ieri comunque sia Maria Luisa Brosio (sindaco di Parghelia), sia Pasquale Landro (sindaco di Zambrone), coadiuvati dai tecnici della Provincia, della Protezione civile e dai vigili del fuoco, hanno puntato buona parte degli sforzi sui corsi d'acqua che attraversano i rispettivi territori cercando di ripristinare gli alvei e impedire, in caso di altre piogge, l'esondazione.
E mentre a Zambrone Marina in mattinata Landro ha effettuato un sopralluogo con personale della Provincia e con i vigili del fuoco al fine di mettere a punto gli interventi più adeguati nella zona del territorio maggiormente colpita e devastata, a Parghelia altri sopralluoghi ci sono stati ma per quanto riguarda il sottopasso della ferrovia – che sebbene abbia un'altezza di circa tre metri è stato completamente chiuso da tonnellate di detriti – a causa di problemi tecnici la situazione, per il momento, è rimasta ferma.
Nondimeno nei territori dei due comuni costieri già da ieri sono al lavoro le ruspe per liberare le strade dal fango, anche se rimane ancora chiusa la via di comunicazione tra Parghelia e San Giovanni di Zambrone e quella per Fitili. Gravissimi disagi anche nei villaggi turistici di uno dei tratti più belli della costa Vibonese, completamente invasi da fiumi di fango. Disagi soprattutto per l'hotel Cannamele (a Parghelia) il cui giardino si è ritrovato sulla traettoria della piena dell'omonimo torrente che ha trascinato a valle massi enormi sotto ai quali sono rimaste intrappolate diverse autovetture, di sette delle quali se ne riusciva a distinguere la sagoma o il tettuccio.
E per l'intera giornata di ieri, così come avvenuto per tutta la notte tra lunedì e martedì e per il giorno successivo, il via di gente negli uffici comunali è stato pressoché costante. A tutti gli amministratori stanno cercando di dare risposte, ma per la soluzione di alcuni problemi altre sono le competenze. Intanto proseguono i lavori lungo la tratta ferroviaria da e per Rosarno, il cui traffico è stato interrotto a causa di uno smottamento che ha lasciato senza alcun sostegno parte della ferrovia nel territorio di Parghelia.
La scorsa notte, inoltre, qualche apprensione ha destato il livello del lago Angitola, ma il tutto è poi rientrato anche perché, a scopo precauzionale, il Consorzio di bonifica "Tirreno catanzarese" provvede sistematicamente allo svuotamento del bacino, proprio allo scopo di evitare esondazioni. La situazione dell'intero Vibonese, comunque, viene monitorata dal coordinamento attivato nella Prefettura di Vibo Valentia, sotto le direttive del dott. Oteri.

fonte: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=139835&Edizione=11&A=20101021

Clan Bonavota, sconti di pena e tre assoluzioni

di Nicola Lopreiato

Regge l'associazione mafiosa, rimangono confiscati i beni riconducibili alla cosca, ma dal dispositivo emesso ieri pomeriggio dalla Corte di Assise d'Appello di Catanzaro emerge un consistente sconto di pena per alcuni imputati coinvolti nel procedimento scaturito dall'operazione antimafia denominata Uova del Drago che aveva visto al centro delle indagini, condotte dai carabinieri del Comando provinciale, il clan Bonavota di Sant'Onofrio; mentre tre sono le persone che ne escono a testa alta.
Assolto dall'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa Filippo Trimboli (avv. Costantino Casuscelli e Tiziana Barillaro), già consigliere comunale; in primo grado era stato condannato a due anni. Per lui la fine di un incubo. Identico verdetto per Roberto Ceraso e la moglie, Maria Fortuna (difesi dall'avv. Casuscelli), anche loro in precedenza condannati dal Gup a due anni di reclusione. L'accusa nei loro confronti era di favoreggiamento. All'interno della loro abitazione in località Bitonto, nel luglio del 2008 gli agenti della Mobile di Catanzaro e Vibo Valentia scovarono Francesco Fortuna, latitante che era sfuggito alla cattura nell'ottobre dell'anno precedente nel corso dell'operazione denominata Uova de Drago. In quella stessa occasione gli agenti attraverso un'accurata perquisizione trovarono un vero e proprio arsenale, armi micidiali capaci di bucare anche una blindata, e un lampeggiante in dotazione alle auto delle forze di polizia. In un'intercapedine erano accuratamente nascosti un kalashnikov, un revolver calibro 357, una carabina Winchester, un fucile calibro 12 semiautomatico, un fucile a pompa a canna corta e un migliaio di munizioni. Ma dal dispositivo emesso dalla Corte d'Assise di Appello le responsabilità di quelle armi non sono da ricondurre a nessuno. Né ai proprietari dell'abitazione, e tantomeno allo stesso Francesco Fortuna (difeso dall'avv. Enzo Gennaro e dall'avv. Sergio Rotundo) che è stato condannato a 3 anni e 4 mesi per associazione mafiosa.
Esclusa l'aggravante dell'associazione mafiosa armata e riconosciute le attenuanti generiche nei confronti dei fratelli Pasquale e Domenico Bonavota (difesi il primo dagli avvocati Francesco Muzzopappa e Alfredo Gaito, il secondo dall'avv. Vincenzo Gennaro e dall'avv. Nicola Cantafora). Entrambi ritenuti dagli inquirenti i promotori dell'organizzazione mafiosa, sono stati condannati a cinque anni di reclusione ciascuno, mentre in primo grado con lo sconto di un terzo della pena nei loro confronti il Gup aveva emesso una condanna a otto anni. Sei anni e 4 mesi, invece, per il collaboratore di giustizia Francesco Michienzi (avv. Claudia Conidi), coinvolto nell'omicidio di Raffaele Cracolici. Nel processo con rito abbreviato anche lui come Pasquale e Domenico Bonavota era stato condannato a otto anni di reclusione.
Sconti di pena anche per quanto concerne Onofrio Barbieri (avv. Gennaro e avv. Rotundo) e Antonio Patania (avv. Gennaro), tre anni e 4 mesi ciascuno, mentre in primo grado erano stati condannati a 6 anni. Non luogo a procedere anche nei confronti di Antonio Serratore (avv. Cantafora).
La Corte d'Assise d'Appello, di fronte alla quale il procuratore generale Marisa Manzini aveva chiesto la conferma delle condanne di primo grado, non ha ritenuto dover entrare nel merito della confisca del patrimonio riconducibile a esponenti della cosca e in particolare a Pasquale Bonavota. Ha inoltre riconosciuto il risarcimento delle spese di costituzione e difesa verso le parti civili, ovvero il Comune di Sant'Onofrio, rappresentato dall'avvocato Daniela Fusca; il comune di Maierato, avv. Antonella La Monica e l'Amministrazione provinciale con l'avvocato Giuseppe Pasquino. Le motivazioni della sentenza della Corte d'Assise d'Appello (presidente Fortunato Rosario Barone, consigliere Marco Petrini) saranno depositate entro novanta giorni.

20 ottobre 2010

Maltempo, in ginocchio la fascia costiera

Gravissimi i danni tra Parghelia e Zambrone dove circa 250 persone sono state evacuate. Interrotto il traffico ferroviario sulla Tropea-Rosarno
I territori dei due comuni al centro della furia di 5 torrenti in piena. Chiesto lo stato di calamità 
di Marialucia Conistabile

Circa 150 persone evacuate nella notte, altre cento sgomberate. Danni ingenti alle strutture ricettive tra Zambrone e Parghelia, mentre da ieri è bloccato il traffico ferroviario tra Tropea e Zambrone. Frazioni isolate e strade interrotte, smottamenti un po' ovunque e torrenti che continuano a ingrossarsi e a straripare, mettendo a repentaglio interi quartieri, soprattutto a Parghelia.
È pesante il bollettino dei disagi creati dal maltempo che si è abbattuto sul Vibonese, dove anche l'entroterra (Polia, Acquaro, Dinami, Nicotera e Cessaniti) ha subito danni. Ma in particolare lungo la fascia costiera le 36 ore di pioggia, praticamente ininterrotta, hanno dato il colpo di grazia a un territorio molto fragile dal punto di vista idrogeologico. Fortunatamente non sono stati registrati danni alle persone, ma ci è mancato poco. Per tutta la giornata di ieri, soprattutto a Parghelia e Zambrone, il livello di emergenza è stato molto alto e gli effetti del maltempo così devastanti da indurre il sindaco di Parghelia Maria Luisa Brosio a chiedere lo stato di calamità naturale.
L'allerta, nei due centri del Vibonese, è scattato intorno alle 21 di lunedì. Mobilitati amministratori, Prefettura, Protezione civile, vigili del fuoco e Provincia. In allerta anche carabinieri, polizia e Corpo forestale, unitamente alla polizia provinciale e ai vigili urbani.
Tra Zambrone e Parghelia lo smottamento di parte della collina ha lasciato privo di sostegno un tratto della linea ferrata, dove sono in atto i lavori di ripristino. Nelle stesse ore a Parghelia lo straripamento di tre torrenti – Le Grazie (Zona Tropea), Vardaro e Cannamele – provocava danni su tutto il territorio comunale riversando fiumi di fango nei villaggi turistici, a valle. Dalla collina sovrastante, in pratica, è arrivato di tutto, massi e tonnellate di terreno. Una quantità enorme, tanto da ostruire completamente il ponte della ferrovia sotto il quale si snodavano le strade verso il mare e il porto di Tropea.
Nella notte tra lunedì e martedì 59 persone sono state evacuate dall'hotel Cannamele il cui giardino è stato inondato dalla piena dell'omonimo torrente. La struttura non ha riportato alcun danno, tranne l'allagamento di qualche scantinato, ma nel giardino sette autovetture sono rimaste bloccate tra i detriti e i massi trascinati dalla piena. Inoltre, durante la notte, il sindaco di Parghelia ha emesso un'ordinanza di sgombero per i residenti di altre località, oltre a Cannamele, e cioé: rione Aria, provinciale Fitili-Parghelia, rione Frezza e contrada Cervo. Complessivamente un centinaio di persone hanno trascorso la notte fuori casa. Alcune di loro e gli ospiti dell'hotel sono stati dirottati in altre strutture di Tropea (Tropis, Terrazzo sul mare e Pietra del mare). Chiusa la strada che collega Parghelia a San Giovanni di Zambrone.
Frazione che insieme a Daffinà e Daffinacello sono rimaste isolate, anche se il Comune ha provveduto a liberare qualche strada interna. Ma nel territorio di Zambrone la situazione più grave si è registrata alla Marina dove la via d'accesso alle strutture ricettive è completamente invasa da una montagna di detriti. L'altra notte il sindaco Pasquale Landro ha ordinato l'evacuazione dell'hotel Parco dei principi, dove si trovava un gruppo di 91 turisti (tra i quali due bambini e un neonato) e 8 dipendenti che sono stati sgomberati e portati all'hotel Scoglio del mare. A Zambrone a creare lo stato di allerta è stato lo straripamento del torrente Zinzolo e la piena dello Spano che ha rotto gli argini. Anche qui i danni alle strutture ricettive sono ingenti. Ieri gli studenti di Zambrone e Daffinacello non hanno potuto raggiungere Vibo per l'impossibilità dei pullman di arrivare nei centri abitati. Nessun problema, invece, per gli alunni di elementari e medie di Zambrone. Landro, inoltre, a causa di guasti alla condotta dell'acqua potabile ha ordinato il divieto d'uso in attesa che la Sorical (già al lavoro) provvedesse a sistemare il tutto. Nei due centri, comunque, la situazione è sotto controllo.
Problemi segnalati dal sindaco Francesco Prestia anche a Briatico, per l'esondazione dei torrenti Murria e Spataro con danni sul lungomare, mentre nel territorio di Cessaniti è crollato un tratto della Pannaconi-San Cono.

Abuso d'ufficio, assolta impiegata di Briatico

Assolta perché il fatto non costituisce reato. Questa la sentenza emessa ieri dal Tribunale collegiale presieduto da Giancarlo Bianchi (a latere i giudici Manuela Gallo ed Alessandro Piscitelli) nei confronti di Francesca Sergi, 60 anni, responsabile dei Servizi sociali del Comune di Briatico.
La donna era finita sotto processo con l'accusa di abuso d'ufficio «perché – secondo l'accusa – incaricata di gestire l'assegnazione dei contributi economici per l'anno 2005 stabiliti da una da una legge regionale per il pagamento dei canoni di locazione in favore di persone residenti nel Comune di Briatico» avrebbe posto in essere «una serie di violazioni normative» in ordine alla graduatoria degli aventi diritto ai sussidi economici.
Tali violazioni avrebbero permesso di far ottenere i contributi, per un totale di 17.533,96 euro, a persone che non avrebbero avuto alcun titolo per riceverli. Il tutto, secondo l'accusa, «grazie alla liquidazione delle somme disposte dalla Sergi sulla base di una graduatoria diversa da quella approvata dalla Regione».
Il pubblico ministero Santi Cutroneo, al termine della requisitoria, aveva chiesto al Tribunale una condanna ad 1 anno di reclusione, mentre l'avv. Giuseppe Di Renzo difensore dell'impiegata, aveva concluso il suo intervento chiedendo l'assoluzione con formula ampia per la propria assistita. Al termine della camera di consiglio, il Tribunale ha quindi assolto Francesca Sergi perchè «il fatto non costituisce reato». Parte offesa nel procedimento figurava la Regione.

fonte: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=139326&Edizione=11&A=20101020

19 ottobre 2010

Briatico. La furia del gran colpevole: il Murria.












Le immagine sono inequivocabili. Il "Murria" si è ingrossato a dismisura, rompendo gli argini e invadendo strade, campagne e tutto ciò che trovava sulla sua strada. Com'è possibile che un torrente piccolo piccolo sia diventato così grande grande? La risposta è semplice. I letti del Murria non sono mai stati ripuliti e i suoi argini mai allargati. La natura, si sa, fa il suo corso e segue le sue strade. L'uomo non previene e lei si riprende ciò che è suo. Ripagare i danni causati non costerà ora di più che aver fatto, a tempo debito, i lavori di sistemazione dei torrenti? E' ora di cominciare a ragionare su queste eventualità, perchè se è vero che queste cose accadono di rado e vero altresì che quando accadono distruggono tutto.. in una sola notte.
A.d.l.

Briatico. Il fotogramma del disastro

Lo spiazzale "La Rocchetta" inondato dal fango straripato dal torrente "Murria".


Le strade interne del Comune di Briatico allagate. Problemi di viabilità nelle frazioni, specie a Potenzoni.




Le strutture turistico-ricettive devastate dallo straripamento dello "Spataro".


I terreni coltivati a cipolla e ortaggi dei contadini briaticesi. In una sola notte distrutte tutte le coltivazioni presenti in località "San Giorgio".


Barche, "guzzarei", verricelli, spiaggia. La furia del torrente "Murria" è arrivato fin dentro il porticciolo, distrugendo qualunque cosa si trovasse sulla sua strada.
a.de.lu.

Alluvione alla Marina di Briatico


Lo straripamento dei due torrenti "Murria" e "Spataro" ha distrutto in una notte l'economia briaticese. Prestia:" Mandate in regione le procedure per chiedere lo stato di calamità naturale ".


BRIATICO- Le copiose piogge di questi giorni hanno iniziato a mettere in ginocchio la Calabria. Briatico, piccolo centro turistico in provincia di Vibo Valentia, era tra i pochi paese ad aver resistito con onore alle continue mareggiate e agli straripamenti dei suoi torrenti, che in altre zone della stessa provincia avevano, negli anni passati, invaso e distrutto interi quartieri e messo a repentaglio la vita e l’economia. Ma questa volta la “Marina” non è riuscita a contenere l’abbondante acqua caduta nella notte a cavallo tra lunedì e martedì. I due torrenti “Murria” e “Spataro” si sono ingrossati a tal punto da solcare i propri argini ed invadere di acqua e liquami tutta la zona interessata. Duro colpo dunque per la piccola economia briaticese, che aveva nella sua Marina appunto, una sorta di piccola zona industriale. Infatti, in questa importante area del paese, si concentrano diverse attività, come la pesca e il suo porticciolo, i campi coltivati a cipolla e ortaggi e varie strutture turistico-ricettive. Tutto distrutto, o quasi. I danni maggiori, anche se ancora è presto per fare una stima definitiva, sembrano siano concentrati sul porticciolo, dove svariate imbarcazioni di pescatori, per colpa della mareggiata, sono state in parte distrutte ed in parte danneggiate. Grave, dunque, la situazione a Briatico, dove sin dalle prime luci dell’alba, sia gli escavatori messi a disposizione dal Comune, che la cittadinanza, sono accorsi giù alla Marina per cercare di salvare il salvabile. Non si registrano ad ogni modo danni a persone, in quanto la zona in questione è disabitata di questi periodi, rimanendo di fatto il nucleo “operaio” del piccolo centro turistico vibonese. Di sicuro le cause principali vanno ricondotte ai due torrenti, che, partendo dall’altopiano del “Poro”, attraversano diversi Comuni dell’entroterra per arrivare in fine a scaricare nelle acque di Briatico. Il “Murria” e lo “Spataro” non si erano mai così ingrossati nella loro storia e per questo, apparentemente, non rappresentavano pericoli di straripamento. Ma per alcuni contadini locali, che si servono dell’acqua per irrigare i propri campi e che oggi possono già dire addio ai propri raccolti invernali con tutta una serie di conseguenze economiche, i due torrenti sono ormai da troppo tempo abbandonati, lasciando dunque mano libera all’acqua di muoversi liberamente dentro il proprio letto, senza che l’intervento dell’uomo possa prevenire quei possibili straripamenti, che oggi mettono, in una notte sola, in ginocchio un intero paese.Nel frattempo l'amministrazione comunale si è messa subito al lavoro, chiedendo in regione lo stato di calamità naturale.
Angelo De Luca

Prime immagini alluvione Marina di Briatico





 Questa notte il mare e i fiumi "Spataro" e "Murria" sono straripati lasciando questa mattina i resti di una Marina semi distrutta dalla forza della natura.




Coltelli a serramanico, asce, revolver Sulle auto fermate viaggiava di tutto

Sette persone sono state denunciate dai Carabinieri durante il fine settimana a seguito dei severi controlli che hanno impegnato i militari della Compagnia di Tropea. Elevate anche numerose contravvenzioni per violazione di varie norme del codice della strada. Le denunce hanno riguardato invece situazioni che vanno dal porto ingiustificato di armi al falso materiale commesso da privato, dalla violazione degli obblighi imposti dalla misura di prevenzione della sorveglianza speciale.

Un uomo di 75 anni, P. P. le sue iniziali, residente a Melicucco, è stato trovato in possesso di tre coltelli a serramanico di tipo vietato, ed è stato quindi denunciato per porto ingiustificato di armi. I coltelli sono stati posti sotto sequestro. Stesso provvedimento ha riguardato un idraulico di 40 anni, L. A., residente a Briatico, trovato in possesso di un coltello a serramanico.
Sull'auto di R. S., 38 anni, e P.D., 47 anni, entrambi residenti a San Calogero, i Carabinieri hanno trovato un coltello a serramanico e un'ascia.
Falso materiale commesso da privato è invece il reato contestato a C. G., 41 anni, residente a Limbadi, per aver esposto sulla propria autovettura un contrassegno assicurativo palesemente contraffatto. Per C.D., 43 anni, residente a Nicotera, sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale, è arrivato il deferimento per aver violato gli obblighi impostigli, in quanto è stato sorpreso a dialogare con una persona del luogo con precedenti penali.
Sempre a Nicotera, i carabinieri hanno denunciato in stato di libertà B.I., 57 anni, ritenuto responsabile del reato di detenzione illegale di armi. L'uomo, nel corso di una perquisizione, è stato trovato in possesso di un revolver calibro 28 senza matricola.
Questo servizio, portato avanti dagli uomini dell'Arma durante il fine settimana, era finalizzato alla sicurezza stradale. Attraverso questo tipo di controlli alla circolazione stradale, si è giunti al riscontro di numerosi reati e violazioni. Per questo, gli accertamenti dei militari operanti su tutto il territorio provinciale proseguiranno in maniera altrettanto scrupolosa. (f.b.)

18 ottobre 2010

Un'escalation di violenza, bruciate auto e un furgone a Filandari e Briatico

Due autovetture e un furgone, di proprietà dei componenti di un'azienda a conduzione familiare, sono stati incendiati nella notte tra sabato e domenica ad Arzona, frazione di Filandari. E mentre i vigili del fuoco erano al lavoro a Filandari, un altro incendio scoppiava a Briatico, ai danni della vettura di un pescatore.
Insomma una notte di fuoco, quella appena trascorsa nella frazione di Filandari, centro del Vibonese dove, negli ultimi mesi, l'azione della criminalità sembra essersi riacuita. Una situazione sottolineata dall'incendio dell'altra notte, appiccato nel cortile delle vittime, che ha distrutto il furgone di proprietà di Paolo La Scala, 50 anni, titolare di una panetteria contro la cui serranda, alcune settimane fa, ignoti hanno sparato colpi di fucile caricati a pallettoni. Le fiamme, inoltre, non hanno risparmiato una Fiat Punto di proprietà di Vincenzo Lunari, commerciante di 43 anni e la Citroen di Antonio Pugliese, di 62 anni, tutti del luogo.
Scattato l'allarme ad Arzona sono intervenuti i carabinieri della Stazione di Filandari e i vigili del fuoco del Comando provinciale i quali non hanno potuto fare molto per salvare gli automezzi dalle fiamme.
Nei mesi scorsi numerosi sono stati gli attentati compiuti ai danni di imprenditori e commercianti di Filandari e frazioni. Una spirale di violenza che ha indotto sindaco, amministratori e consiglieri a convocare un consiglio comunale aperto, alla presenza di parlamentari. Della vicenda è stato interessato il ministro dell'Interno.
A Briatico, invece, le fiamme hanno distrutto l'Opel Agila di proprietà di Francesco Morello, pescatore di 50 anni. L'auto era parcheggiata in via Baraccone. Sul posto i carabinieri della Stazione, guidata dal maresciallo Antonio Alaia.(m.c.)

fonte: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=138225&Edizione=11&A=20101018

Calabria Positiva, un volume per capire la nostra regione

di Franco Vallone


Sono 176 pagine piene piene di una Calabria tutta positiva quelle scritte da Saverio Ciccarelli, avvocato tropeano, tra l'altro socio fondatore dell'Accademia degli Affaticati di Tropea, giornalista e ricercatore attento. Il volume, dal titolo "Calabria Positiva", edito da Meligrana Giuseppe Editore di Tropea, con la presentazione del giornalista Pantaleone Sergi e una nota critica di Annarita Castellani, è dedicato ai tanti calabresi sparsi per il mondo perché, ovunque si trovino, siano sempre orgogliosi delle loro origini e facciano qualcosa di buono per la nostra terra. Malgrado questa dedica il libro nelle sue pagine non contiene un briciolo di retorica. E' un volume interessante e da leggere prima di rispondere alla domanda: Riuscirà la Calabria a vincere le sfide che i processi di modernizzazione e di globalizzazione stanno imponendo a tutte le regioni della Terra? Oppure è destinata a rimanere la stessa regione con tutti i problemi e contraddizioni che la distinguono? Sono 176 pagine che rispondono a questo quesito e raccontano di una regione difficile ma sempre fonte di grandi potenzialità. Nel raccontare, l'autore si sofferma sulle differenze dei Calabresi di dentro e i calabresi di fuori, cercando sempre e ovunque l'essenza delle cose che compongono la Calabria, un prepotente bisogno di sapere da dove viene questa terra e, prima di tutto, che futuro avrà. Per fare questo Ciccarelli parte da molto lontano, dalla natura, dal fuoco, inteso come calore e terra liquefatta, dall'acqua del mare, dei laghi, dei fiumi e delle fiumare calabresi, traccia la terra con le sue miniere, l'aria della Calabria, poi passa alle bellezze della natura, la flora e la fauna di questa regione del Sud Italia. Il terzo capitolo del volume è dedicato alla ricchissima storia calabrese, ai tanti ritrovamenti archeologici ed al patrimonio storico con  musei di ogni tipo ricchi anche di tante curiosità, seguono le tematiche relative alle minoranze etniche, la religione, la massoneria, la criminalità, i personaggi illustri calabresi, i viaggiatori stranieri, visitatori di ieri e di oggi che sono arrivati da tutto il mondo per conoscere, capire e descrivere agli altri la nostra terra. La produzione agroalimentare con l'agricoltura occupa il capitolo seguente con tematiche che riguardano i tanti prodotti tipici e il rito della mattanza dei tonni. Nel quinto capitolo Saverio Ciccarelli tratta le imprese con uno sguardo da vero economista con la produzione industriale, quella artigianale, e poi ancora i trasporti in Calabria con gli aeroporti di Lamezia Terme, Reggio Calabria e Crotone, le strade, la fin troppo famosa autostrada A3, le ferrovie e i porti. Il sistema di descrizione e analisi regionale si completa con le banche, il turismo, la sanità, il lavoro, l'emigrazione e l'immigrazione. Nel nono capitolo, infine, viene affrontato il tema del territorio con le varie differenziate aree rurali, quelle metropolitane e le varie eccellenze. 


Saverio Ciccarelli
Calabria Positiva
Meligrana Giuseppe Editore, Tropea , 2010
€ 11,00

Nuovo numero di Esperide in Libreria

tra gli scritti: Sant'Aloe, il pittore ricadese Petracca e un antico libro dei conti a Serra San Bruno
di Franco Vallone


Esperide, la raffinata rivista di cultura artistica tutta calabrese, è in questi giorni in libreria con il numero doppio 3/4 del secondo anno di edizione. Quasi duecento pagine in bianco e nero con  numerose tavole a colori e un'infinità di illustrazioni a supporto dei tanti scritti di storia, archeologia, arte, documentazione e restauro, tutti articoli molto interessanti, specialistici e approfonditi. Direttore responsabile della rivista è Mario Panarello, mentre la redazione, coordinata da Monica De Marco, risulta composta da Dario Puntieri, Michele Romano, Umberto Romano e Antonio Tripodi. La rivista che nasce all'interno del Centro Studi Esperide Onlus di Pizzo, laboratorio nato grazie agli sforzi congiunti di un gruppo di studiosi con alle spalle una consolidata esperienza di ricerca, spinta sino ad investire l'intero territorio regionale con l'intento di promuovere lo studio, la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale della Calabria. Nel numero in libreria, tra i vari approfondimenti pubblicati, si evidenzia quello di Anna Maria Rotella sul Parco archeologico in Sant'Aloe di Vibo Valentia, che affronta le problematiche di tutela e fruizione, tra nuove scoperte e vecchi scavi. Sempre riguardo S. Aloe segnaliamo poi un secondo testo, di Luigi Miranda e Fernando Harris Reyes, sulle tematiche relative al restauro di due mosaici pavimentali del parco archeologico vibonese.  Padre Pasquale Russo, autorevole ricercatore di Ricadi, si occupa invece di Agostino Petracca, pittore ricadese dell'Ottocento, mentre Antonio Preiti, sullo stesso artista di ricadi, scrive un saggio sulla personalità artistica. Sempre riguardo la provincia di Vibo Valentia, Domenico Pisani affronta lo studio del primo libro dei conti della regia Arciconfraternita di Maria SS. Addolorata di Serra San Bruno. A seguire altri studi firmati da Maria Barbara Guerrieri Borsoi, Achille della Ragione, Giuseppina De Marco, Mario Panarello, Francesco Antonio Cuteri, Maria Teresa Sorrenti e Monica De Marco. A completare l'interessante numero la rubrica "in libreria" con una serie di recensioni e segnalazioni di volumi, opere pubblicate in Calabria su tematiche riguardanti l'archeologia, l'architettura, l'arte e la cultura più in generale. Con questo nuovo numero Esperide si conferma essere, sempre di più, un utile e prezioso strumento per quanti portano avanti tesi, studi e ricerche relative alla cultura artistica espressa dalla regione o in essa innestata tramite i canali dell'importazione di opere e dalla circolazione di maestranze. Il taglio dei contributi, anche se strettamente scientifico e rigoroso, si unisce a chiarezza espositiva e ad un ricco corredo iconografico per una fruibilità immediata, anche per i non addetti ai lavori. 

17 ottobre 2010

Rione Pennello, tra erosione e aria irrespirabile

Paolillo e Santoro: oltre a controllare l'acqua si faccia anche un monitoraggio ambientale 
di Vittoria Sicari

Il sit-in di protesta del WWF 
Il quartiere Pennello di Vibo Marina non è solamente l'emblema del degrado fisico e strutturale, ma è anche la zona più inquinata a livello atmosferico. A sollevare l'attenzione sulla grave situazione di irrespirabilità dell'aria ci ha pensato il Wwf che nella giornata di ieri ha organizzato un sit-in sul viale dell'Industria, all'altezza della piazzola Agip.
«Oltre a controllare l'acqua – ha sottolineato il responsabile provinciale dell'associazione Domenico Santoro – occorre che le autorità preposte intervengano per monitorare l'aria, che specialmente in questo quartiere è irrespirabile, sia a causa dell'inquinamento gassoso, che della polvere che si solleva da terra da quando la strada camionale, parallela al viale dell'industria è stata chiusa a causa dei lavori di ripristino del letto di un torrente danneggiato dall'alluvione del 2006».
In realtà, l'abbandono, che anno dopo anno è diventato cronico, si sta impadronendo di quel che rimane di spiagge, strade, piazze. E se negli anni '60 e '70 il Pennello, benchè non si fosse data alcuna connotazione turistica, era il mare non solo dei vibonesi, ma anche dei turisti provenienti da altre regioni d'Italia, oggi è il simbolo del decadimento totale delle frazioni marine. A ricordarlo Katia Achille che da 58 anni ha casa in quel quartiere e che come tanti altri abitanti della zona sperava, che almeno con il passaggio dell'intera area dal demanio al patrimonio, il comune potesse acquistare i terreni e rivenderli ai privati, bonificando così il territorio. «Sta di fatto – ha osservato Pino Paolillo segretario regionale Wwf – che abbiamo scritto all'Arpacal per avere dati aggiornati sul monitoraggio ambientale e per sapere come mai a Vibo Marina viene utilizzata una sola unità mobile di rilevamento che staziona nell'area portuale. L'Arpacal – prosegue Paolillo – ci ha a sua volta indirizzati al comune a cui abbiamo protocollato una richiesta in giugno senza avere avuto ancora alcuna comunicazione». A dare man forte ai responsabili del Wwf c'era anche l'ex consigliere di circoscrizione Michele Zaccaria, Paolo Sorrenti, presidente della Lega navale, il quale ha proposto di avviare un tavolo istituzionale di confronto e Michele Malderizzi, presidente dell'associazione Marinai d'Italia, che nel condividere la battaglia a favore dell'acqua e dell'aria salubre, ha evidenziato la necessità di delocalizzare le industrie ubicate nel centro abitato. Della stessa opinione Domenico Schipilliti dell'associazione Marea, il quale ha espresso preoccupazione riguardo la paventata ipotesi che all'Italcementi possa essere bruciato Cdr (combustibile derivato dai rifiuti) e Pfu (pneumatici fuori uso). Il punto su cui sia il Wwf che le altre associazioni presenti sul territorio non intendono demordere è che «l'inquinamento c'è e lo si percepisce anche visivamente, infatti, spesso il cielo si colora di una striscia scura che come una coltre sovrasta Vibo Marina». E se l'aria, è acclarato che sia incolore e inodore, forse qualcosa di strano ci sarà pure. Un'interrogativo legittimo che i residenti girano alle autorità sanitarie e agli amministratori locali ai quali chiedono sia di condurre un'accurata indagine epidemiologica, che di provvedere ad acquistare nuove centraline per il monitoraggio ambientale. È comunque notizia recente che l'amministrazione comunale abbia già inserito in bilancio la somma per l'acquisto dei macchinari di controllo per l'inquinamento.

15 ottobre 2010

Briganti Migranti, testimoni dell'altra Calabria.


Esiste un altro Sud. Esiste un’altra Calabria. Sono giovani di questa terra, partiti a piedi da Caulonia alla volta di Teano, laddove il 23 ottobre, in conseguenza dei festeggiamenti per i 150 anni dell’unità d’Italia, porteranno con loro un messaggio di speranza. Hanno con loro libri, documenti, fotografie e racconti dell’altra Calabria, quella che sogna una società diversa, fatta di antimafia e diritti ai migranti, di lavoro, cittadinanza e di beni comuni. La “Carovana Briganti Migranti”, senza etichette istituzionali da portare avanti, intende difendere la legalità e la cultura della Calabria storica, di quella Calabria vessata e abbandonata, che oggi cerca di reagire incatenata e ammutolita dallo strapotere della ‘ndrangheta. E così si ripercorrono le tappe di uomini virtuosi e tuttavia dimenticati. Uomini che sono morti e uomini che ancora resistono. La lista è lunga. Ci sono i nomi di Gianluca Congiusta, ucciso a Siderno il 24 maggio del 2005; di Peppe Valarioti, ucciso a Rosarno l’11 giugno del 1980; di Giannino Losardo, ucciso a Cetraro il 21 giugno del 1980; di Rocco Gatto, ucciso a Gioiosa Jonica il 12 marzo del 1977; di Ciccio Vinci, ucciso a Cittanova il 10 dicembre del 1976. Storie di uomini virtuosi, che hanno fatto della lotta alla ‘ndrangheta l’unica ragione di vita e che oggi vengono portati in esempio, simbolicamente a spalla o astrattamente in compagnia, fino a Teano, teatro di una stretta di mano che sancì l’unità d’Italia e decretò l’impoverimento progressivo della Calabria. Porteranno con loro le testimonianze di uomini che, seguendo l’esempio dei morti ammazzati dalla mafia, oggi perseguono quegli stessi obiettivi con quello stesso coraggio. La Calabria dei modelli Riace e Caulonia, città dell’accoglienza e dell’integrazione, città di storie multietniche e di mescolanze tribali. Sindaci in prima linea, come testimonianza dell’altra Calabria che “se vuole può”. Domenico Lucano e Ilario Ammendolia, rispettivamente sindaci di Riace e Caulonia, oggi raccontano la storia del cambiamento possibile, perché nelle loro terre, la gente comune ha scelto a testa alta a chi dare in mano la fiducia. I “Briganti Migranti” attraversano la regione “on the road”. Lunga e stretta, a tratti impervia, ma pur sempre affascinante nella sua continua diversità geografica, la Calabria è anche il racconto delle sue terre. Attraverso campi di arance e pergoliti di uva preziosa, questi giovani ambasciatori di speranza, porteranno con loro anche il messaggio dello sfruttamento, del dramma immigrazione e del dramma dei respingimenti nei lager della Libia. E non occorrerà spiegare alla gente che cosa sia una “Rosarno”, perché basteranno le testimonianze di questa Calabria rivoltata dagli immigrati e dell’altra Calabria rivoltata dal modello Riace-Caulonia. “Esistere e non morire”, così come documentato dal regista tedesco Win Wenders, il quale ha messo in risalto, in suo cortometraggio realizzato tra Badolato e Riace, l’importanza di seguire a livello mondiale il modello di accoglienza di questi paesi, aprendo di fatto una finestra sul mondo. Ed è questa l’altra Calabria. Un primo passo, forse impercettibile, visto che in pochi sanno e in molti non vogliono sapere il sacrificio e l’impegno di alcuni giovani che oggi portano in viaggio il peso di un’amara Calabria e il sogno di una terra diversa, che ancora resiste.


Angelo De Luca

Troppe minacce e intimidazioni, Sycurpol ko «Ho sempre denunciato tutto, facendo nomi e cognomi, ma finora non ho avuto alcun riscontro»

di Marialucia Conistabile


Pietro Di Costa, titolare dell’Istituto di vigilanza “Sycurpol” di Tropea, che ieri ha restituito la licenza


L'ultima intimidazione risale a martedì scorso, quando nella cassetta delle lettere ha trovato un proiettile calibro 32. Posta "pesante", dunque, per Pietro Di Costa, 42 anni, di Tropea titolare dell'Istituto di vigilanza "Sycurpol" che ieri ha deciso – perché costretto da una serie di circostanze – di restituire la licenza e di chiudere i battenti.
L'ha fatto comunicandolo, in una lettera, al prefetto Luisa Latella, al questore Filippo Nicastro, al comandante provinciale dell'Arma, ten. col. Giovanni Roccia e al procuratore Mario Spagnuolo. Una decisione, quella di Di Costa, sofferta – «anche perché – spiega – ho lasciato senza lavoro tre padri di famiglia» – ma che rappresenta la punta di un icesberg di anni passati, praticamente, in solitudine a fare i conti non solo con la difficile realtà locale ma anche con l'indifferenza degli organi preposti.
Motivazioni che espone in poche righe facendo presente che le stesse, «sono state rappresentate in più sedi, con denunce presentate in tutti gli uffici preposti (Procura, Questura, Carabinieri, Prefettura)». Denunce relative, appunto, alle minacce di morte ricevute, ai continui danneggiamenti dell'autovetture utilizzate per il servizio della vigilanza, sino allo scontro "muso a muso" con «un noto mafioso della zona, attualmente in carcere» che avrebbe minacciato di morte Pietro Di Costa "invitandolo" a fare un passo indietro e a lasciare il posto ad altre persone. Insomma storie di ordinarie angherie consumate a Tropea e dintorni dove, molto spesso, la "vigilanza" viene fatta da altri e dove la storia diventa anche quella di ordinaria mazzetta.
«Non ce la faccio più, sono arrivato al limite – sbotta il titolare della "Sycurpol" –. Negli anni ho puntualmente denunciato tutte le minacce e i danneggiamenti subìti. L'ho fatto indicando nomi e cognomi, ma la situazione non è cambiata. Ho avuto tanta solidarietà da parte delle forze dell'ordine, però finora non ho avuto alcun riscontro, alle tante denunce fatte. Mi chiedo: le istituzioni dove sono? Oggi ritengo – aggiunge – che venga messa a repentaglio non solo la mia incolumità, ma anche quella della mia famiglia e dei miei dipendenti, che sono stati anche loro minacciati. Allora, anziché rischiare, considerato che non ne vale la pena, decido di togliere il disturbo. Quando diventerò un mafioso forse avrò la possibilità di andare avanti, ma oggi preferisco morire di fame e rimanere una persona onesta».
Iniziata l'attività circa tre anni fa, dopo cinque anni trascorsi per avere la licenza, l'Istituto di vigilanza diretto da Di Costa aveva dieci dipendenti. Negli anni il numero si è assottigliato e, ultimamente, da sei dipendenti si è passati a tre. Nel tempo il numero degli abbonati si è un pò ridotto e ciò ha influito sul taglio del personale, ma se Di Costa avesse trovato le condizioni per poter continuare a lavorare in tranquillità avrebbe potuto farlo anche ora, perché non erano i clienti a mancare. La vita della "Sycurpol" è stata da subito costellata da difficoltà. Le minacce si sono alternate ai danneggiamenti ai mezzi e lo stesso Di Costa, nel mese di agosto dello scorso anno, è stato fermato mentre si trovava a Vibo Valentia e minacciato. Episodi che ha puntualmente denunciato. L'ultima "perla" in ordine di tempo quella di martedì scorso. Una "perla" dal sapore di piombo che per Di Costa ha avuto l'effetto della classica goccia che fa traboccare il vaso. E allora la decisione di restituire la licenza e di aspettare tempi migliori. «Chiedo scusa ai miei dipendenti – prosegue Di Costa – e agli abbonati, ma non avevo altra scelta». E agli abbonati va anche il pensiero del maresciallo responsabile del servizio Domenico Mazzeo, 35 anni e padre di una bambina. «Sono rimasto senza lavoro – osserva – e come me i miei colleghi anche loro padri di famiglia».

14 ottobre 2010

L'azienda scarica veleni, sequestro e arresti

Nei capannoni dello stabilimento i militari del Noe trovano rifiuti speciali superiori ai limiti consentiti 
di Marialucia Conistabile

Il cap. Di Paolo, il sostituto Sirgiovanni, il procuratore Spagnuolo, il cap. Minutoli e il magg. Carrara

Nel fosso Scotrapiti sarebbe finito un cocktail di veleni. Un drink, a ph fortemente acido, servito negli anni al torrente, nelle cui acque si sarebbero miscelati sia metalli pesanti (cromo, ferro, manganese, rame, arsenico, zinco, mercurio, cadmio e piombo), sia cloruri, bromuri, fosforo totale e sodio in quantità notevoli.
Basti pensare che lo scorso mese di luglio, nel corso di alcuni controlli per verificare la natura delle sostanze che venivano riversate nel fosso, il livello di tossicità è risultato tale da dissolvere la sostanza usata dagli operatori per tracciare il percorso e da causare problemi agli stessi operatori per circa una settimana.
Una miscela che – secondo quanto accertato dagli inquirenti – sarebbe stata riversata nel torrente, le cui acque confluiscono nel lago Angitola, dallo stabilimento della Marten srl, azienda specializzata nella lavorazione e produzione di detersivi e altri solventi da alcuni anni ubicata nella zona industriale di Maierato.
Ieri mattina i carabinieri, decreto di sequestro preventivo alla mano, erano andati per apporre i sigilli allo stabilimento, del valore stimato intorno ai 3 milioni di euro. Una volta lì però hanno rilevato altre irregolarità, relative alla tenuta in azienda di sostanze pericolose al di là dei limiti quantitativi previsti, che hanno fatto scattare l'arresto, in flagranza di reato, del titolare della Marten srl e dell'amministratore unico della società.
Si tratta di Giuseppe Fiorillo, di 43 anni e di Silvano Fiorillo, di 40. A entrambi la Procura contesta inoltre di aver effettuato, in concorso, un illecito smaltimento di rifiuti speciali pericolosi (allo stato liquidi) nel fosso Scotrapiti anziché conferirli a ditte autorizzate per lo smaltimento e di aver determinato il danneggiamento dello stesso fosso.
Si è così conclusa, ieri mattina, la terza fase dell'attività investigativa condotta dalla Procura della Repubblica di Vibo Valentia, con l'ausilio dei carabinieri del Noe di Reggio Calabria, della Compagnia di Vibo e dell'Arpacal, sin dal 2009 nell'area industriale di Maierato. Attività che riguarda l'azienda oggetto del provvedimento di sequestro, ma anche altri insediamenti produttivi. Per il momento, comunque, la Procura ha inteso porre un decisivo fermo all'inquinamento che la società – specializzata nella lavorazione e produzione di detersivi e ammorbidenti, solventi per piscine, acido muriatico, acido cloridrico, soda caustica e sodio carbonato – avrebbe determinato scaricando, tramite una condotta, i reflui della lavorazione direttamente nel fosso Scotrapiti, torrente quest'ultimo che, cambiando denominazione lungo il suo tragitto (Nea), confluisce poi nel lago dell'Angitola (Oasi del Wwf). Una zona sulla quale insistono vincoli paesaggistici e ambientali, oltre a rientrare tra i siti di importanza comunitaria e tra le zone umide di importanza internazionale, nonché di ricadere nel Parco regionale delle Serre e di rappresentare un ecosistema di importanza di ricerca del Wwf.
I particolari dell'attività investigativa di tutela ambientale – che è da considerarsi ancora in atto – sono stati resi noti ieri mattina nel corso di una conferenza stampa dal procuratore della Repubblica di Vibo, Mario Spagnuolo, dal sostituto Michele Sirgiovanni, dal cap. Paolo Minutolo (Noe di Reggio Calabria), dal maggiore Vittorio Carrara e dal cap. Stefano Di Paolo. Inquirenti e investigatori, oltre a porre in risalto la sinergia che ha caratterizzato le fasi dell'attività e che ha visto parte attiva anche i militari della Stazione di Maierato e il personale dell'Arpacal, hanno sottolineato l'importanza del sequestro in termini di tutela ambientale. Un settore sul quale l'azione della Procura si è fortemente concentrata e sul quale continuerà a insistere. «Pochi mesi fa – ha evidenziato il procuratore Spagnuolo – è stata riscontrata una situazione di assoluta gravità a causa dei peggiori veleni immessi nello Scotrapiti, ecco perché il decreto urgente di sequestro che comunque salvaguarda l'attività produttiva e l'occupazione dei nove dipendenti essendo l'azienda stata affidata a custodi giudiziari».
Un allarme dovuto anche al fatto che il lago dell'Angitola, dove il cocktail finiva, è interamente adibito a bacino idrogeologico (con annessa diga), gestito dal Consorzio di bonifica dei piani Sant'Eufemia di Lamezia Terme, per la fornitura di acque irrigue nel settore agricolo di territori ricadenti sia nella provincia di Catanzaro sia di Vibo. Lago e fosso si trovano a breve distanza di alcune località agricole (Casalinuovo, Grande valle rota o Piccola valle) dove tuttora si svolge attività agricola e zootecnica.

L'inchiesta
Il primo controllo alla Marten srl e ad altre attività della zona industriale di Maierato risale al periodo compreso tra il 18 febbraio 2009 e il 3 febbraio 2010, cioè dieci giorni prima dell'imponente frana.
Nel 2009, secondo quanto evidenziato dagli inquirenti, i reflui industriali della società finivano nel fosso Scotrapiti attraverso una condotta, senza essere depurati né filtrati. All'epoca la Procura aveva proceduto al sequestro dello scarico e disposto lo smaltimento attraverso ditte specializzate.
Successivicontrolli riscontravano la presenza di una seconda condotta che riversava i reflui della lavorazione sempre nello stesso fosso. La caratterizzazione degli elementi rilevava la presenza di metalli pesanti, bromuri e cloruri.
Da quiil sequestro di ieri e l'affidamento della Marten a custodi giudiziari con il compito di valutare il ciclo di lavorazione e quindi stabilire se l'azienda è nelle condizioni di procedere nell'attività senza creare inquinamento. Ai custodi è stato indicato un piano di interventi da seguire.


LinkWithin

Related Posts with Thumbnails