29 settembre 2010

Croce Rossa, volontariato messo all'angolo

Critiche alla gestione commissariale: si pensa a fare politica in vista delle prossime elezioni del direttivo 
di Nicola Lopreiato



Locali senza corrente elettrica da sette giorni; attività di volontariato ridotte se non addirittura sospese; disagi per la consegna viveri e per tutte quelle attività legate a qualsiasi tipo di emergenza. E come se tutto ciò non fosse sufficiente a delineare un quadro piuttosto precario, ecco i mezzi di soccorso, vecchi, obsoleti, tutti fuori da qualsiasi standard di sicurezza, in particolare per quanto concerne interventi di primo soccorso. Eppoi tutti allineati su via Dante Alighieri in un parcheggio a strisce blu, sottratto all'utenza con immaginabili disagi per i commercianti.
Sono solo alcuni dei problemi che i volontari della Croce Rossa Italiana sollevano con forza «perché – dicono – se dovesse permanere questa situazione l'attività di volontariato è destinata a morire». Una denuncia forte che chiama in causa i vertici della Cri a cui spesso gli stessi volontari in passato si sono rivolti per rappresentare le condizioni in cui, purtroppo, si trovano ad operare.
A fare da cornice a queste problematiche anche aspetti di altra natura come le convenzioni e il tentativo di perseguire la politica delle assunzioni e non quella del volontariato.
«Ogni qualvolta ci siamo trovati ad esporre questi problemi – confessano – qualcuno di noi è stato minacciato di radiazione». Questa volta, però, l'attaccamento al servizio, alla divisa, al volontariato, è stato più forte delle regole scritte e delle minacce ed i volontari hanno deciso di vuotare il sacco, di mettere fine ai messaggi sinistri. Le cose che non vanno sono tante, eccole capitolo per capitolo.
La sede I locali si trovano al primo piano di un immobile di via Dante Alighieri. Sulla stessa linea, ad un livello superiore c'è la sede del comitato provinciale della Croce Rossa, in questo momento retto dal commissario Maria Silvestro. La sede dei volontari da 7 giorni è senza corrente elettrica. Mentre in precedenza veniva alimentata da un filo volante che partiva dal piano superiore, ovvero dagli uffici del Comitato provinciale della Cri. La sede dei volontari non ha, quindi, mai avuto un contratto Enel autonomo. Il filo volante comporta una serie di rischi (almeno sul piano della sicurezza).
Le attività Senza corrente elettrica il gruppo di volontari (91) – mentre 40 sono i pionieri e 30 gli infermieri volontari – è stato costretto a stoppare qualsiasi tipo di attività, a cominciare dai corsi che necessariamente debbono essere svolti nelle ore serali; così come disagi si manifestano per quanto concerne i servizi di convenzione; i viveri non possono essere distribuiti, e tantomeno si possono ricevere delle persone. I mezzi La Croce Rossa è dotata di 6 ambulanze, di cui solo una è adatta per fare primo soccorso, tutte le altre, invece al massimo possono essere utilizzate per trasferimenti in condizioni di normalità. I mezzi sono obsoleti, insicuri. La Cri, inoltre, dispone di cinque macchine, un pulmino con 9 posti (1982) e un'ambulanza trasformata in furgone. Le convenzioni La Cri ha sottoscritto una convenzione con l'Asp per supportare il servizio di emergenza e per il trasporto di prodotti ematici. Ma i volontari sostengono di non conoscerla. «Siccome oltre ad essere volontari siamo anche soci – spiegano – abbiamo presentato una richiesta di accesso agli atti per poterla conoscere, ma abbiamo ricevuto una risposta negativa. In qualche occasione ci è stato chiesto di dichiarare che non abbiamo volontari per interventi di primo soccorso, questo, per favorire, ovviamente, le assunzioni interinali. In questo modo la Croce Rossa ha cominciato a fare sempre meno volontariato e più assunzioni. Forse un modo come un altro per fare politica, nella speranza che quando si uscirà dalla gestione commissariale e si andrà ad elezioni ognuno possa giocare le proprie carte in termini di consenso». Le direttive Stando così le cose, secondo quanto affermano i volontari «vengono meno le direttive del commissario nazionale che sostengono il volontariato perché senza costi e perchè favorisce una politica aziendalista». A testimonianza della scarsa attenzione verso i volontari anche il mancato acquisto di divise. Ognuno di loro, infatti, è costretto a pagare di tasca propria la divisa, e nella maggior parte dei casi non c'è distinzione tra dipendenti della Cri e volontari». Primo soccorso «Noi siamo la squadra che ha rappresentato la Calabria ai campionati nazionali di primo soccorso a Como – dicono i volontari. Ci siamo piazzati al sesto posto. Ma vi possiamo assicurare che siamo andati a nostre spese e non abbiamo ricevuto neanche un grazie». Amareggiati e delusi, però, i volontari vanno avanti. «A noi non importa dei commissari e di quello che fanno, vogliamo solo essere messi nelle condizioni di poter fare i volontari in sicurezza. Purtroppo qui i commissari di Croce Rossa sono stati messi dalla politica, non hanno mai fatto i volontari, e per loro è solo una poltrona da occupare».

28 settembre 2010

Mare sporco, proposto un tavolo tecnico operativo

La proposta non poteva cadere nel vuoto. Segno che quando la politica si occupa di cose concrete, come l'inquinamento del mare o la sporcizia che il litorale ha subito per tutto il periodo estivo scatenando le proteste di abitanti e turisti, allora prevale la responsabilità di tutti al punto che maggioranza e opposizione riescono anche a camminare insieme.
E quanto avvenuto in quinta Commissione nei giorni scorsi dovrebbe rappresentare un esempio da tenere presente. In questo caso il presidente Pasquale Vartuli, esponente del Pdl, ha avanzato una proposta all'esecutivo che è stata condivisa da tutti. Nella sostanza Vartuli ha chiesto che «il sindaco assuma l'iniziativa, in tempi brevi e in ogni caso entro la fine di novembre, di avviare un tavolo tecnico e politico di studio (relativo all'inquinamento del mare ndr.) e successivo intervento che registri l'attiva presenza di tutti i Comuni della costa, della Capitaneria di Porto, dell'Amministrazione provinciale ed eventuali organi di vigilanza e controllo. Con l'espresso invito a rendere pubblica la eventuale mancata collaborazione dei soggetti coinvolti ed assumere ogni consequenziale iniziativa di censura e di ordine coattivo, interessando della circostanza le autorità competenti, in modo che nella prossima stagione estiva si possano prendere seri provvedimenti nel caso in cui i vari villaggi non si dovessero adeguare».
La proposta di Vartuli, in pratica, muove dalle risultanze della recente stagione turistica, ed a quanto verificatosi soprattutto nei mesi di luglio e agosto, con il mare antistante il litorale comunale oggetto di serie critiche e lamentele da parte degli abitanti del luogo e dei turisti, a casua dell'inquinamento e della sporcizia, specialmente – ha osservato Vartuli – in alcuni giorni le condizioni del mare si sono palesate ancora più in senso negativo nell'ambito prima individuato».
Secondo il presidente della quinta commissione, pertanto, le circostanze evidenziate – inducono a ritenere che le cause sono da ricercare soprattutto nel mancato rispetto da parte di strutture private e pubbliche, insistenti soprattutto su territori estranei a quello comunale, delle normative in materia di smaltimento rifiuti organici e solidi urbani. Tutto questo ha prodotto – secondo quanto osserva il consigliere Vartuli nella sua proposta – rilevanti danni, di varia tipologia, a settori importanti dell'economia locale, in primo luogo agli imprenditori operanti nel campo turistico».
Da qui, in sostanza, la necessità di assumere iniziative volte ad analizzare il problema, individuarne le cause e di conseguenza rimuoverle tempestivamente per evitare il suo puntuale riproporsi». Obiettivo del consigliere Vartuli e della quinta commissione è quello di prepararsi per tempo per la prossima stagione estiva.(n.l.)

27 settembre 2010

Vibo. Muore in grembo all'ottavo mese, scatta la denuncia

di Nicola Lopreiato

«Voglio sapere perché mio figlio è nato morto. Qualcuno me lo dovrà pure spiegare». Non si dà pace, Salvatore Gurzì, 37 anni, di Nicotera Marina. «Un'infermiera è uscita da quella stanza e mi ha detto: vi debbo dare una brutta notizia, mi dispiace, il piccolino è morto... Non riesco ancora a crederci».
Tutto è accaduto nella tarda serata di sabato scorso all'ospedale Jazzolino, dove la donna era arrivata dalla vicina casa di cura Villa dei Gerani quando ormai il neonato era già morto. La moglie di Gurzì, la signora Aneta Jolanda Gurzì, 33 anni, di nazionalità polacca, all'ottavo mese di gravidanza, è stata colta da forti dolori a casa intorno alle 21. Portata d'urgenza dal marito alla casa di cura dove veniva seguita da un ginecologo della stessa struttura, è stata subito sottoposta agli accertamenti del caso. «Sì l'hanno portata in reparto – racconta Gurzì – ma l'ecografo non funzionava, quindi è stata portata in un'altra stanza per un tracciato. I medici parlavano tra loro piuttosto agitati, ho capito che c'era qualcosa che non andava per il verso giusto. Uno di loro ha detto che i battiti del piccolo era in calo...».
Da qui la decisione di chiamare un'ambulanza del 118 e trasferire la donna in ospedale per un intervento immediato. «Per me ogni minuto che passava – dovete capire era un'eternità. Comunque dopo tanti trambusti mia moglie è arrivata all'ospedale. Il medico che era nel reparto di ginecologia mi ha detto di attendere fuori che ci avrebbe pensato lui a mia moglie. Sono rimasto nel corridoio, ma dopo pochi minuti è uscita un'infermiera e mi ha dato la brutta notizia». La donna, è stata quindi, sottoposta subito ad intervento cesareo ma il piccino era già morto..... «Sono tornato a casa piangendo, per tutto il tragitto – ha raccontato ieri nei corridoi del reparto di ginecologia Salvatore Gurzì – poi ho deciso di denunciare il caso. Voglio sapere perché mio figlio, che stava bene fino all'ultima visita ginecologica fatta a Villa dei Gerani il 16 settembre scorso, è morto all'improvviso. A mia moglie hanno riferito che c'è stato il distacco della placenta. Ma come? Il bimbo quando siamo arrivati a Villa dei Gerani intorno alle 21,45 era vivo, i medici hanno sentito i battiti, anche se ho capito che c'erano delle sofferenze».
Sulla vicenda è scattata immediatamente un'inchiesta. I carabinieri della stazione sotto il coordinamento del luogotenente Nazzareno Lopreiato ieri pomeriggio hanno posto sotto sequestro tutta la documentazione relativa alla donna dalla quale si possa evincere il percorso sanitario seguito sia al suo arrivo a Villa dei Gerani che all'ospedale Jazzolino. Il corpicino del neonato è stato posto a disposizione dell'autorità giudiziaria e molto probabilmente sarà disposta l'autopsia.

fonte: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=128545&Edizione=11&A=20100927

25 settembre 2010

Carcere di Vibo: lager per detenuti, inferno per "guarda celle".


L'allarme lanciato per l'ennesima volta da Francesco Ciccone del Sappe. "La situazione al Castelluccio è drastica, occorrono soluzioni urgenti". 90 agenti per 450 detenuti. 450 detenuti per 230 posti.


Il sindacato di polizia penitenziaria ( Sappe ), ancora una volta lancia l’allarme. Così, nella conferenza stampa di ieri presso il carcere di Vibo in località “Castelluccio”, il segretario del sindacato, il dottore Francesco Ciccone, ha illustrato agli organi di stampa, nonchè agli intervenuti politici Nazzareno Salerno e Franco Bevilacqua, il perché di tale urgente riunione straordinaria. E i dati illustrati durante la breve conferenza, non hanno fatto altro che chiarificare ancora meglio la disastrosa situazione nella quale versa il carcere vibonese. E non solo per il sovraffollamento dei detenuti. Infatti, la protesta che suona più come una richiesta di aiuto, nasce sulla base di una carenza di personale all’interno del sistema di polizia penitenziaria, laddove ad esempio, “su 192 unità, dislocate in vari settori, 23 si trovano al Cmo di Messina – dichiara Ciccone – 50 svolgono servizio in ufficio, 30 sono al nucleo traduzioni e piantomenti. Ne consegue – continua il segretario del Sappe – che 90 sole unità non possono assolutamente bastare per svolgere tutti gli altri servizi”. La cosa ancora più grave, alla luce di quanto esposto dal sindacato, è vedere come lo straordinario che svolgono molti uomini della polizia penitenziaria, spesso non viene nemmeno retribuito per carenza di fondi. Dunque Ciccone formalizza delle soluzioni possibili da adottare nell’immediato, come ad esempio “la modifica della pianta organica del D.M. Fassino del 2001, la quale risulta inadeguata ancora di più oggi a causa del sovraffollamento e in più l’assegnazione dei distaccati in altre sedi con il conseguente ricambio di personale”. A tutto questo comunque va aggiunto il sovraffollamento delle carceri, che a Vibo sfiora l’80% in più rispetto al numero massimo consentito, dove su 230 posti disponibili, si hanno circa 450 detenuti. Tra le altre cose, Ciccone evidenzia che “il 30% sono extracomunitari di 34 nazionalità diverse, i quali spesse volte sono senza nemmeno un centesimo, triplicando di fatto il lavoro degli agenti di polizia penitenziaria. Per agevolare il lavoro del personale – dice Ciccone – e per alzare il livello di sicurezza, è necessario realizzare all’interno delle celle detentive le docce, che senza dubbio ridurrebbero il carico di lavoro del personale”. In tutto questo, la politica, rappresentata ieri dal consigliere regionale Nazzareno Salerno e dal senatore Franco Bevilacqua, si è sentita in dovere di mettersi in moto, anche se non si è abbozzata ne una data di incontro tra le parti, ne una soluzione “tampone” da attuare nell’immediato.Il consigliere regionale Salerno sostiene da par suo che “appare necessario, oggi più che mai, iniziare a fare la nostra parte, attingendo, ad esempio dai fondi sociali, la cifra necessaria per garantire agli Istituti penitenziari maggiore vivibilità”. Auspica poi la costituzione di un tavolo tecnico, “ anche se – come afferma lo stesso consigliere - dev’essere fatto dopo aver ascoltato tutti i direttori delle carceri calabresi, in modo da poter aver un quadro reale della situazione e creare così le condizioni per lavorare in maniera specifica”. La promessa di Franco Bevilacqua invece, è quella di rifare una nuova interrogazione al Parlamento, laddove mettere in risalto la situazione di Vibo, perché ad esempio “è impensabile che alcuni detenuti abbiano i cellulari all’interno delle celle”. Ad ogni modo, la situazione è critica a tutti i livelli ed in tutta la nazione da alcuni anni, dove sia l’indulto di Mastella nell’allora Governo Prodi, che l’attuale “Piano Carceri” del Guardasigilli Alfano, si stanno rivelando degli autentici fallimenti, che di fatto non hanno mai riportato alla normalità la situazione detenuti e di conseguenza la situazione polizia penitenziaria.



Angelo De Luca
a.deluca@rossofajettu.org

24 settembre 2010

Si allarga la piaga dell'usura. Confesercenti lancia l'allarme

Il vasto giro nella maggior parte dei casi èsotto il controllo delle organizzazioni criminali 
di Giuseppe Baglivo



Un territorio sempre più in difficoltà nell'accesso al credito e, di conseguenza, facile "terra di conquista" per usurai senza scrupoli. È quanto emerge dall'ultimo rapporto realizzato da "Sos Impresa- Confesercenti" che colloca il Vibonese fra le realtà provinciali italiane a più alto rischio. Una piaga sociale, quella dell'usura, che nel 2009 ha fatto sparire in Italia 20mila imprese e 100mila posti di lavoro. Nel rapporto che Confesercenti, meglio identifica come "L'Italia incravattata" e presentato giorni addietro a Roma in occasione della manifestazione nazionale "No usura day", Vibo Valentia e la sua provincia precedono, nella poco invidiabile classifica, realtà territoriali come Catanzaro, Latina, Taranto, Messina, Siracusa e Pescara.
Secondo tale studio, in provincia opererebbe negli ultimi tempi una vasta rete di strozzini "in giacca e cravatta", investitori professionisti che a volte operano nelle aste giudiziarie, in altre occasioni "lavorano" in modo sistematico per l'espropriazione delle aziende dei malcapitati di turno.
Emerge, inoltre, in maniera chiara, che prende corpo alla pari di altre realtà "l'usura di giornata" . Una triste pratica che coinvolge piccoli e medi commercianti i quali, per mantenere aperta la propria attività commerciale e pagare i fornitori, si rivolgono spesso agli usurai. Gli strozzini di turno presterebbero nell'arco della mattinata i soldi (mediamente mille euro) passando quindi la sera a ritirare il capitale, maggiorato però con interessi del 10%.
Una situazione aggravata dalla crisi economica che, unita ad un sistema bancario di accesso al credito sempre più avaro nella concessione di prestiti a piccole e medie imprese, sta mettendo a dura prova un tessuto sociale già di per sé fragile ed alle prese con ataviche problematiche. La ricerca della Confesercenti, del resto, è perfettamente in linea con un altro precedente studio effettuato nel dicembre del 2008 dal Cnel (Consiglio Nazionale dell'Economia e il Lavoro) e dalla Banca d'Italia che poneva in risalto un'altra particolarità riscontrata in città: quella della presenza della criminalità organizzata dietro l'usura. Pratica che tende sempre più a divenire un reato associativo professionalizzato. «Numerosi sono le organizzazione mafiose – spiegava infatti due anni fa il Cnel – che compaiono nelle cronache giudiziarie. Il numero dei commercianti coinvolti in rapporti usurari è sensibilmente aumentato negli ultimi anni e preoccupa il fatto che in molti casi il debito usuraio venga contratto con associazioni per delinquere di tipo mafioso che svolgono precipua attività usuraia».
Una presenza, quella della criminalità organizzata nei vasti giri di usura che in parte sono stati già scoperchiata attraverso inchieste che, iniziate nel 1993 con l'operazione "Malebolge", sono poi proseguite negli anni con le operazioni "Ariete", "Pecos Bill", "Flash", "Senza Respiro", "Odissea" e "Caorsa". Alcune di queste inchieste sono state seguite dalla Distrettuale antimafia di Catanzaro. Si è trattato di attività investigative portate avanti nonostante l'assordante silenzio dei numeri verdi antiusura istituiti anche nel Vibonese per contrastare le attività illecite dei cravattari.

fonte: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=127420&Edizione=11&A=20100924

23 settembre 2010

C'era una volta il sindacato.



Il sub commissario della Femca calabria Pino Conocchiella, epurato dai suoi "amici" per eccesso di impegno. L'amara realtà del sindacato calabrese, vittima del despotismo clientelare.
Evidentemente la lotta non paga. Se uno dei principi fondamentali che sorregge il sindacato viene messo in discussione, allora il sindacato non è più, forse, quello di una volta. Chi non ricorda la polemica dell’estate in seno al “disastro” della depurazione in provincia di Vibo Valentia? Tra impianti obsoleti, lavoratori pagati ad intervalli irregolari, tra difficoltà ad elargire il servizio di depurazione per via di problemi a catena, il sub commissario (da qualche settimana ex) della Femca-Cisl, Pino Conocchiella, aveva speso un estate intera a lottare in tutte le sedi appropriate per difendere gli interesse dei suoi iscritti, quei famosi 23 operai senza stipendio da più di tre mesi. E questa è stata una delle ultime battaglie in ordine di tempo. Ora, improvvisamente il commissario nazionale Sergio Gigli e il segretario generale della Usr Cisl calabria Paolo Tramonti, hanno deciso di “tagliare” fuori il loro rappresentante locale più qualificato e combattivo. Motivi? Nessuno in particolare. Pino Conocchiella, rammaricato e deluso dall’atteggiamento dei suoi “amici”, non usa mezzi termini per definire la questione “un colpo di mano”. Anzi, consapevole dell’irregolarità, critica aspramente la componente esecutiva della Femca, dichiarando come “mi sa che gli interessi dei poteri forti non possono aspettare e non subiscono il fascino della democrazia e della lealtà. Il 26 luglio – continua la lettera di Conocchiella – sembra si sia deciso all’unanimità, in sede Usr ed mia assenza, che questa mia esperienza di dirigente della Femca calabrese dovesse finire, per dare spazio alla Confederazione in rappresentanza delle minoranze che si ritenevano non sufficientemente tutelate dall’attuale assetto commissariale”. Così, “senza alcuna ragione”, ad un anno dalla sua nomina a sub commissario e dopo anni passati al servizio dei lavoratori, salta una testa pensante del mondo sindacale. Gli iscritti alla Femca, esprimono profondo sgomento, così come recita l’esposto rilasciato sul sito della Femca calabria, chiedendo al collegio dei probiviri della Cisl, nonché al segretario nazionale Bonanni, “per il senso di giustizia e di appartenenza ad un associazione ancora pulita e democratica” di “sospendere l’atto incriminato e quelli successivi eventualmente derivati; di aprire un istruttoria per verificare ed accertare se gli atti sono viziati nella forma e/o nel contenuto in merito alle norme in merito all’incompatibilità funzionale del mandante e del mandatario; di verificare, ove ci fosse incompatibilità e conflitto di interesse come noi presumiamo, se gli attori interessati hanno già optato per la scelta di uno degli incarichi in conflitto”. Dunque, a parte gli alti vertici del sindacato, nessuno vuole che Conocchiella lasci la “barca“, non ora che i risultati iniziavano a farsi vedere, come testimoniato ad esempio dal polverone creato dallo stesso in merito alla “querelle” estiva della depurazione, laddove, grazie all’impegno costante e alla grande capacità di contrattazione, si è riusciti ad alimentate un dialogo tra i vari attori partecipanti interessati, scongiurando in parte tutti i pericoli derivanti da una possibile cattiva condotta di gestione degli impianti. Crucciato ed amareggiato per essere stato così mestamente messo da parte, non venendogli riconosciuti nemmeno i meriti spettanti di diritto, Giuseppe Conocchiella aspetta di vedere quale azione deciderà di prendere la segreteria nazionale, consigliandogli tra le altre cose di “trovare un po di tempo per scendere in Calabria e ascoltare le esigenze reali dei suoi iscritti”. Nel frattempo, parlando già da ex, nella lettera di ringraziamento il sindacalista dice apertamente “oggi mi sembra sia arrivata la resa dei conti. Vista l’impossibilità, certamente non per colpa mia, di trovare un’unità di azione tra i vecchi dirigenti rappresentanti il settore tessile e una parte del settore chimico, qualcuno doveva saltare. Allora, a ragione o a torto, si è pensato che l’unico a fallire la “mission” è stato il commissario Giuseppe Conocchiella, e quindi doveva essere estromesso. Ma le regole interne non prevedono che ci devono essere specifiche e gravi ragioni a che un sub commissario venga dimesso d’ufficio e forse che l’iter deontologico prevede l’azzeramento di tutta la struttura commissariale prima di farne un’altra”. E intanto i lavoratori della Smeco, società che è subentrata alla Dpr in estate, si trovano ancora una volta in difficoltà con gli stipendi, ed ora che Conocchiella non è più in grado di difenderli, l’interrogativo rimane: chi guiderà questa nuova lotta per il salario?

Angelo De Luca

a.deluca@rossofajettu.org

Sviluppo della fascia costiera, si punta all'Agenzia




Sviluppo sostenibile della fascia costiera, non un'utopia, ma un progetto da trasformare in realtà. Questo l'obiettivo dell'Amministrazione provinciale, dove ieri si è entrati nel vivo della programmazione "ViVibile", il progetto di pianificazione territoriale elaborato dalla Nautilus. Presentate, quindi, le integrazioni al progetto, ma soprattutto, ieri, – presenti l'assessore all'Ambiente Martino Porcelli, il presidente di Lega Pesca Ettore Ianì, il presidente e il direttore tecnico della Nautilus, Lello Greco e Lorenzo Passaniti, il presidente del Forum vibonese per lo sviluppo sostenibile Gaetano Luciano e i rappresentanti della società Edistudio che ha curato il lavoro, Bianca Morroni e Paola Biondini – l'attenzione è stata focalizzata sull'istituzione dell'Agenzia per lo sviluppo sostenibile della fascia costiera, che dovrebbe avere il compito di promuovere, attivare e governare i processi di crescita, nel rispetto dell'ambiente e delle vocazioni sociali e culturali, del territorio.
«Il lavoro già svolto è di grande qualità – ha spiegato l'assessore Porcelli –. Occorre ora tramutare quelle ipotesi progettuali in azioni concrete attraverso l'istituzione dell'Agenzia e il coinvolgimento di tutti gli attori presenti sul territorio. Soltanto dando organicità alla programmazione, infatti, sarà possibile giungere alla realizzazione di interventi efficaci e produttivi per il territorio». Insomma, si guarda al futuro e in questa direzione proprio l'Agenzia dovrebbe avere il compito di sintetizzare e coordinare gli interventi e reperire le risorse, nonchè di assicurare il rispetto dei principi di sostenibilità ambientale. Sviluppo finora troppo spesso rimandato, così proprio l'Agenzia, ha spiegato Greco, «può rappresentare un prezioso strumento di crescita, soprattutto se si considera che potrebbe contare da subito sulla progettazione messa in campo da ViVibile». E, in questa sinergia, anche l'impegno di Lega Pesca, offerto da Ianì.
Adesso non resta, quindi, che ingranare la marcia e il prossimo passo, ha spiegato Porcelli, «è il coinvolgimento del consiglio provinciale che sarà chiamato ad esprimersi sulla costituzione dell'Agenzia».(s.m.)

22 settembre 2010

Anche a Briatico la XVII edizione di "Puliamo il mondo"


BRIATICO- Legambiente chiama, Briatico risponde. E’ la prima volta infatti, che il Comune aderisce all’iniziativa a carattere nazionale de “Puliamo il mondo”, arrivata ormai alla sua 17esima edizione e che vedrà impegnati, tra le altre cose, 17000 Comuni di tutta Italia ( di cui 12 della provincia di Vibo Valentia ) e circa 700 mila volontari, nei giorni 24, 25 e 26 settembre. Così, venerdì mattina, l’Amministrazione comunale, insieme agli alunni delle scuole briaticesi e a tutte le associazioni presenti sul territorio, si ritroveranno in via Marina per dare vita alla giornata ambientalista. La “Torretta” saracena sarà la location simbolo dal quale partire per coinvolgere quanti più attori sociali possibili al fine di “riordinare” questa parte del paese, che, come afferma lo stesso sindaco Franco Prestia “è il punto di partenza per ogni briaticese che si rispetti”. L’edizione passata di Legambiente è stata, come recita la nota dello stesso ente “ la dimostrazione tangibile che l'unione fa la forza. Numerosi appuntamenti infatti – si legge sul sito - si sono svolti all'insegna dell'integrazione e della pacifica convivenza tra le comunità presenti nel nostro Paese”. E Briatico vuole dunque provare l’esperienza di convogliare in un giorno tante più forze umane possibili per cercare di ricreare quel tanto agognato volontariato, che ormai, a parte qualche sparuto gruppo di associazioni, come ad esempio i volontari della Croce Rossa, latita da anni. Un occasione di chiaro stampo socio-ambientale, “utile – come fanno sapere dal Comune di Briatico – a sviluppare nei cittadini il senso di responsabilità e di rispetto verso l’ambiente, il senso di appartenenza al proprio territorio. Un rappresentativo momento di scambio e dialogo tra gli amministratori locali e la comunità”. “Puliamo il Mondo” è un'iniziativa di cura e di pulizia, un'azione allo stesso tempo concreta e simbolica per chiedere città più pulite e vivibili. Se tutti hanno a cuore la salute in primis, ma anche il senso di estetica che dovrebbe regnare in uno splendido paese caratteristico come Briatico, non resta altro che munirsi di buona volontà e farsi quattro passi alla Marina, per trascorrere un’intensa giornata all’insegna dell’educazione ambientale.

Angelo De Luca
a.deluca@rossofajettu.org

Vibo. Edilizia ferma, chiesta una nuova ordinanza

Il blocco in vigore dal 5 febbraio 2009 in seguito al sequestro di alcuni immobili realizzati su aree a rischio
di Nicola Lopreiato

Le palazzine sequestrate nell'operazione Golden House

Si ricomincia. La paralisi del settore edilizio torna a tenere banco, ad agitare gli amministratori di palazzo "Luigi Razza". In campagna elettorale lo sblocco dell'attività urbanistica era diventato il progetto più semplice di questo mondo, ed a sventolarlo ai quattro venti non era solo il centrosinistra che poi ha perso a malo modo le elezioni, ma anche il centrodestra che sembra avesse in mano la terapia idonea a uscire dal tunnel della crisi. E invece si ricomincia da dove la precedente amministrazione ci aveva lasciato: da una lettera al commissario delegato all'emergenza alluvione, ovvero al presidente della giunta Regionale Giuseppe Scopelliti. Anzi in precedenza si era tenuta anche una serie di riunioni tra i tecnici del comune ed i tecnici dell'Autorità di bacino regionale, anche se i risultati sperati non ci sono stati.
Nella lettera il sindaco Nicola D'Agostino e l'assessore alla pianificazione territoriale urbanistica, Sabatino Falduto, chiedono a Scopelliti «un intervento chiarificatore che possa fornire un'interpretazione univoca dell'intera vicenda; versiamo – annotano gli amministratori – nella convinzione (ovviamente opinabile) che vi sia la necessità di una nuova ordinanza da parte del commissario delegato all'emergenza che "rivisiti, qualora vi siano adeguate garanzie tecniche di supporto, le due precedenti ordinanze commissariali».
D'Agostino e Falduto, inoltre, sottolineano che «al fine di garantire la massima salvaguardia urbanistico-ambientale del territorio comunale è necessario chiarire attraverso una nuova ordinanza commissariale, "pariordinata", pertanto, alle precedenti ordinanze, se il blocco dell'attività edilizia deve riguardare l'intero territorio comunale ovvero se lo stesso può essere circoscritto e quindi riguarda solo alcune porzioni di territorio ben delimitate».
Una richiesta che più volte in precedenza è stata posta da parte di tecnici e amministratori di palazzo "Luigi Razza" non solo al commissario delegato ma anche ai vertici dell'Autorità di bacino, che hanno fatto sempre orecchio da mercante. Nessuno fino ad oggi, infatti, ha inteso modificare di una virgola quanto sancito dalla precedente ordinanza, soprattutto dopo che la Procura della Repubblica nel febbraio del 2009 ha disposto il sequestro di alcuni immobili a Vibo Marina e Bivona perché realizzati su aree a rischio alluvione. Un intervento che portò ad iscrivere sul registro degli indagati l'allora dirigente della ripartizione urbanistica del Comune. L'azione della magistratura, di fatto, poggiava sullo studio Camilab (Laboratorio di Cartografia ambientale e modellistica idrogeologica, presieduto dal prof. Pasquale Versace). E proprio per questo quello studio prese il nome di "piano Versace". Al docente, infatti, è stato dato incarico di redigere un pacchetto di interventi ed opere di prevenzione dei rischi ed alla messa in sicurezza dei luoghi, nonché alla realizzazione di adeguati interventi, anche non infrastrutturali, di prevenzione dei rischi idrogeologici ed idraulici. Anche se dal studio emerge solamente la fotografia del disastro provocato dall'alluvione del 3 luglio 2006, indicando poi la cifra (circa 87 milioni di euro) necessaria per poter mettere in sicurezza il territorio.


21 settembre 2010

I sogni dimenticati di una scuola che deve riappropriarsi del suo ruolo

«La scuola non può limitarsi a rispondere alle esigenze di mercato, ma deve mirare a costruire un nuovo umanesimo e mettere al centro l'alunno-persona: solo così si riduce il rischio che gli istituti diventino "progettifici" con il rischio di perdere di vista la specificità di ciascun ragazzo».
È quanto sostiene Giuseppe Mazza, presidente provinciale dell'Associazione nazionale presidi, nel suo messaggio augurale del nuovo anno scolastico a tutti i dirigenti ed al personale insegnante. «Viviamo momenti difficili – scrive Mazza nel suo messaggio – in cui le contraddizioni sociali allontanano lo sguardo da quelli che sono invece i valori e gli ideali sui quali formare le coscienze dei nostri alunni».
E partendo da questo presupposto il presidente provinciale dell'Anp rilancia un concetto importante: «La scuola deve riprendersi il ruolo principale che la storia le attribuisce: essere fucina di idee, comunità operosa ed educante che fornisce uguali opportunità a tutti per la promozione integrale della personalità, ma soprattutto deve essere sede in cui far cogliere l'essenza dei grandi ideali della solidarietà, della tolleranza, del rispetto reciproco».
Giuseppe Mazza, rivolgendosi ai dirigenti scolastici, auspica che nella programmazione del nuovo anno scolastico «ci sia ampio spazio per l'educazione alla solidarietà, alla legalità, alla pace, alla tolleranza, all'integrazione con gli immigrati ed i diversamente abili... temi che rappresentano i cardini essenziali di un percorso di vita per un buon cittadino. Compito della scuola è quello di sanare il malessere dovuto "ad un eccesso di avere e carenza di essere contro il consumismo imperante e la superficialità dilagante nei modelli proposti dai media; di educare istruendo, di insegnare il rispetto della dignità di tutti e di ciascuno». Poi un augurio, quello che la scuola militante sappia entrare dentro i problemi, affrontarli senza paura né reticenze tenendo presente che il sapere, la conoscenza, il confronto libero sono i veri slanci per spingersi più in là, verso alti orizzonti della vita. Si tratta – secondo Mazza – di sognare tanto e di far sognare, poiché la vita è fatta di grandi sogni e di piccoli passi. Alla scuola, la gioia di offrirli entrambi».(n.l.)

17 settembre 2010

Lavoro nero, allarmante l'indagine condotta da Confartigianato

Dall'inizio dell'anno sono 150 i dipendenti che gli ispettori hanno trovato senza tutela contrattuale
di Giuseppe Baglivo


Una piaga sociale aggravata dalla crisi generale ma utile per eludere le regole del mercato ed alimentare una concorrenza sleale. È l'ufficio studi della Confartigianato nazionale, questa volta, a lanciare l'allarme e ad assegnare alla provincia un poco onorevole primato: quello della "maglia nera" per l'alta incidenza del lavoro nero. Secondo Confartigianato in Italia sono 639.900 gli imprenditori "irregolari", concorrenti sleali di operatori che agiscono nel pieno rispetto delle regole. Mentre fra le regioni italiane è la Calabria a collocarsi in cima alla classifica per il lavoro irregolare. Per quanto concerne i lavoratori senza contratto e senza partita Iva quella di Vibo è preceduta solamente da Crotone.
Un lavoratore su quattro in provincia, secondo l'indagine effettuata, sarebbe dunque irregolare, con una particolare concentrazione nei settori dei servizi, delle costruzioni e del manifatturiero. Le attività abusive coinvolgono soprattutto gli artigiani e le piccole imprese, mentre la crisi occupazionale regolare ha assunto ormai carattere cronico e le operazioni di contrasto al fenomeno, portate avanti nel Vibonese da Inps, Inail, Ispettorato del lavoro e carabinieri, non si contano più. Volendo analizzare le situazioni più allarmanti riscontrate negli ultimi due anni, senza dubbio la peggiore rimane, a detta degli stessi dirigenti dell'Ispettorato del lavoro, quella scoperta il 29 giugno scorso a Briatico, con tre imprese edili, impegnate nella ristrutturazione di un ristorante, che avevano posto alle proprie dipendenze lavoratori in nero impegnandoli tutti i giorni, domenica compresa. Il contrasto al lavoro sommerso, del resto, dall'inizio dell'anno non ha conosciuto soste, con la scoperta di oltre 150 lavoratori irregolari o in nero.
Ben 138 di questi sono venuti alla "luce" il 25 maggio scorso nell'ambito di un'attività economico-finanziaria della polizia tributaria svolta nei confronti di una società che, grazie al lavoro sommerso, si sarebbe resa protagonista di una maxi-evasione fiscale. Diversi, d'altronde, sarebbero i centri costretti a fare i conti con tale triste realtà. Come la zona di Pizzo, ad esempio, da anni alle prese con la piaga del lavoro nero, presente soprattutto fra i tanti romeni e bulgari di etnia rom sfruttati da caporali ed imprenditori nei settori agricoli ed edili, in assenza di qualunque condizione igienico-sanitaria e di sicurezza. Ma gravi situazioni si riscontrano pure in paesi dell'entroterra come San Costantino Calabro, Francica, Ionadi, Mileto, Filadelfia e la zona delle Serre.
Una totale dimenticanza del rispetto delle regole che non ha risparmiato neppure la costruenda Trasversale delle Serre, che, almeno in teoria, avrebbe dovuto restare immune dalla piaga del lavoro sommerso. I controlli scattati nella zona di Simbario lo scorso gennaio – fortemente voluti dalla dottoressa Caterina Torchia, alla guida della direzione provinciale del Lavoro, e dal gruppo interforze coordinato dal prefetto Luisa Latella – hanno infatti portato alla scoperta dell'impiego, da parte dell'impresa impegnata nel cantiere, di numerosi lavoratori in nero, mentre altra ditta impegnata nella fornitura di inerti alla Trasversale è stata trovata con tutto il personale irregolare. Situazioni a dir poco allarmanti, se si pensa che nel 2009 su 100 aziende del settore turistico-alberghiero, ispezionate dalla direzione provinciale del Lavoro, più di 30 sono risultate del tutto irregolari, con 52 lavoratori privi di qualunque contratto di lavoro e con ragazzi di età inferiore ai 15 anni trovati a svolgere mansioni pericolose.

Cosmina Furchì Gliatas, la scrittrice con le ali

di Franco Vallone



Lei si chiama Cosmina Furchì Gliatas, è laureata in Scienze Politiche, bionda, alta e teatrale. Cosmina è nata a Brattirò di Drapia, in provincia di Vibo Valentia, ma da anni vive in Grecia, ad Atene, dove, oltre ad insegnare italiano, lavora come traduttrice e interprete. Cosmina è una donna con le ali e le sue ali, una azzurra e l'altra rosa, si chiamano Anastasio e Valeria, i suoi figli. Cosmina Furchì Gliatas la incontriamo nella sua Brattirò dove, annualmente, ritorna per risolcare le strade di casa, tra i profumi straripanti dalle cucine dei compaesani, per assaggiare il rosso vino del suo paese, per respirare l'odore forte dell'incenso della chiesa di San Cosma e Damiano. Inventare, scrivere, raccontare, interpretare, sono i verbi di questa donna. Cosmina è, infatti, scrittrice, autrice, attrice, animatrice... un'artista completa, con le sue mille voci di personaggi fiabeschi che si porta dentro per incantare tutti i bambini che incontra. Un vero fascino, una sorta di affascinazione positiva che traspare nella sua vasta opera letteraria per l'infanzia. Libri, tanti piccoli libri illustrati e dedicati a bambini da quattro a sei anni, che alcune volte leggono anche i grandi e lo scrivere di Cosmina fa bene anche agli adulti. Il suo messaggio, all'apparenza semplice e scontato, rinvia sempre a qualcosa di altro, è un linguaggio fiabesco intriso di valori morali, di segni positivi ed educativi, di religiosità che rimanda all'importanza dell'essere e del non apparire, dell'aiutare il prossimo, della sana alimentazione, del rispetto per gli animali, dell'ambiente e della natura. La lingua greca, a sfogliare i suoi libri, non sembra un limite linguistico. Le tante illustrazioni che corredano la scrittura oltrepassano le barriere limitanti della conoscenza del greco con una ben più universale comprensione di una comunicazione e di un linguaggio per immagini. Poi, per chi volesse approfondire la sua scrittura, c'è anche un libro in lingua italiana che si intitola "Avvincenti Avventure da... prendere al volo", pubblicato per la casa editrice "L'Autore Libri" di Firenze, riccamente illustrato con i disegni dell'artista greco Theo Piakis. Nei suoi racconti, tra le righe delle sue favole inventate, "tante piccole perle di saggezza, da tenere sempre presenti, da portare sempre appresso, per diventare grandi senza sacrificare il bambino che è in ciascuno di noi", come scrive la stessa autrice.  "Una storia ti dirò", storie ingenue e bellissime che iniziano sempre con questa frase che sa tanto di futuro e sostituisce il più classico "C'era una volta" che sembra guardare al passato. Cosmina Furchì Gliatas, contemporanea e attuale, immersa nel Mediterraneo del 2010, tra due Paesi che si guardano, riesce ad inventare, con una inedita spontaneità che ricorda tanto il mondo onirico, favole e fiabe che permettono, attraverso la lettura dei bambini, di costruire ali, di volare in alto e, per un attimo, di sognare e far sognare. Farsi raccontare da Cosmina Furchì Gliatas - attrice personaggio di Brattirò/Atene - una sua favola, diventa una vera e propria esperienza artistica tanto è forte la sua teatralità e l'interpretazione, e la dinamica del racconto diventa immersione nella stessa favola, con i suoi colori vivissimi, i suoi umori percepiti, i suoi profumi ricordati, le sue emozioni vissute e le sue magie immaginate. I messaggi, la morale, i suggerimenti educativi e comportamentali, arrivano subito dopo e rimangono dentro per sempre.

16 settembre 2010

Estorsione e usura ai danni di Ruello, la Cassazione spiega l'annullamento

Sei le condanne che la Suprema Corte invita arivedere perché ritenute «carenti di argomentazioni»




Il 9 giugno scorso la Cassazione ha accolto i ricorsi avanzati dalle difese di sei imputati del processo "Flash", nato dalle dichiarazioni del fotografo Nello Ruello, testimone di giustizia e divenuto uomo simbolo nella lotta all'usura ed all'estorsione.
La Suprema Corte ha depositato la sentenza con la quale rende note le motivazioni che l'hanno indotta ad annullare con rinvio il verdetto della Corte d'Appello di Catanzaro, ordinando un processo di secondo grado ex novo. L'inchiesta, coordinata dall'allora pm della Dda Marisa Manzini (oggi alla Procura generale) col supporto operativo della Guardia di finanza, aveva portato il 14 marzo del 2005 all'emissione di 9 ordinanze di custodia cautelare per i reati, aggravati dalle modalità mafiose, di usura ed estorsione. Il 4 maggio 2007 il Tribunale (presidente Giancarlo Bianchi, a latere i giudici Cristina De Luca e Ornella Minucci), al termine del processo di primo grado, aveva quindi condannato sei imputati, mentre altri tre (Orlando Di Renzo, Francesco Barba e Mariano Fiamingo) avevano optato per il giudizio abbreviato e per il patteggiamento.
La sentenza di primo grado era stata poi sostanzialmente confermata nell'impianto accusatorio dalla Corte d'Appello di Catanzaro che, l'11 luglio 2008, aveva così rimodulato le pene: 7 anni e 5 mesi per Carmelo Lo Bianco, 78 anni, alias "Piccinni", ritenuto il boss dell'omonima cosca del capoluogo (in primo grado 8 anni); 4 anni di carcere per Vincenzo Barba, 58 anni, del luogo ( 4 anni e sei mesi in primo grado); 2 anni e 4mila euro di multa per Paolo Carchedi, 47 anni, pure lui del posto (in primo grado 3 anni); 2 anni e 4mila euro per Paolino Lo Bianco, 47 anni, figlio di Carmelo (5 anni e 7mila euro in primo grado); 1 anno e sei mesi per Gregorio Ruffa, 45 anni, di San Gregorio d'Ippona (4 anni e 6mila euro nel primo giudizio); 1 anno di reclusione, infine, per Giovanni Franzè, 48 anni, di Stefanaconi ( 2 anni e 2mila euro in primo grado).
La sesta sezione della Cassazione, presieduta dal giudice Giovanni De Roberto (consiglieri Milo, Gramendola, Lanza, Citterio), ordinando un nuovo processo d'appello, ha motivato la propria decisione sostenendo che il giudice di secondo grado è chiamato a confrontarsi «non solo con la motivazione della sentenza di primo grado», ma anche «con tutti gli atti del fascicolo processuale» e il confronto fra la sentenza impugnata e i motivi d'impugnazione delle difese deve servire «solamente a trarre gli spunti per far propria la sentenza oppure per modificarla». Secondo la Suprema Corte, il giudice d'appello può modificare la sentenza di primo grado sui punti devoluti dalle difese anche per ragioni diverse da quelli proposti con l'atto d'impugnazione, ma deve sempre «dimostrare di avere sottoposto a rinnovato ed autonomo vaglio il punto di decisione devolutogli» con i ricorsi delle parti, «consentendo così la verifica logica del ragionamento che sostiene la decisione». Quando si è in presenza di una contestazione specifica delle difese alla sentenza di primo grado, il giudice d'appello non può quindi «richiamare in termini meramente ripetitivi, stereotipati quando non apodittici, la motivazione della sentenza impugnata».
Secondo la Cassazione, tali principi, che devono caratterizzare tutti i giudizi di secondo grado, non sono stati rispettati dalla Corte d'Appello di Catanzaro nel processo nato dall'operazione "Flash", la cui sentenza appare «viziata da una struttura solo riepilogativa della sentenza di primo grado e non assolve al doveroso confronto con le deduzioni poste a sostegno dei punti della decisione oggetto dei singoli motivi d'appello, a fronte di imputazioni non tutte contestate in concorso».
Sussiste quindi un «limite insuperabile nella struttura argomentativa della sentenza» e la Corte d'Appello «nulla ha detto sulle specifiche doglianze delle difese» . E «non importa che le censure delle difese siano fondate o meno – conclude la Cassazione – perché su di esse i giudici di secondo grado avrebbero comunque dovuto argomentare specificatamente». Per tali motivi la sesta sezione penale della Cassazione ha annullato con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello di Catanzaro la sentenza nata dall'operazione "Flash".(r.v.)

15 settembre 2010

Vibo. Un tuffo in "vasca" fra sport e relax Dal prossimo lunedì si torna in piscina

Taglio del nastro e pronti per un "tuffo"... In località Maiata è tutto pronto e anche quest'anno la Vibo nuoto ha voluto presentare le attività che terranno "freschi" e tonici nelle vasche della struttura comunale che si appresta ad aprire le sue porte il prossimo lunedì. Corsi di nuoto, relax, giochi e anche bellezza, nell'agenda che, ieri mattina, è stata presentata dal presidente della cooperativa che gestisce la piscina, Lorenzo Passaniti, insieme al sindaco Nicola D'Agostino e all'assessore allo Sport Pasquale La Gamba.
Per le novità si parte con l'arrivo di Claudio Silvestri, in veste di direttore tecnico, «che porta in città – ha spiegato Passaniti – la sua importante esperienza nazionale e internazionale, sia in veste di atleta e campione di nuoto, e anche professionale a livello dirigenziale. Altra novità – ha aggiunto – poi riguarderà lo staff composto da circa 20 persone che quest'anno sarà affiancato da un responsabile marketing e relazioni con l'esterno, Vito Fabio, che si occuperà di promuovere e valorizzare la grande risorsa che rappresenta la piscina». Dati tecnici, ma non solo, però, perchè in località Maiata uno sguardo è stato rivolto al relax e alla bellezza. "Mens sana in corpore sano" e... con qualche attenzione all'estetica, si potrebbe aggiungere. Attenzione che la Vibo nuoto ha rivolto, «allestendo una nuova sauna – ha sottolineato – e affittando due spazi per creare un centro benessere e un punto per parrucchieri». Si gioca, si nuota, si impara e ci si fa belli, insomma.
Niente preoccupazioni, infine, per quanto riguarda i collegamenti: «La piscina – ha infatti proseguito Passaniti – sarà collegata con i mezzi pubblici e inoltre abbiamo pensato ad una navetta per l'utenza dei paesi limitrofi (per un minimo di 8-10 persone). Il nostro obiettivo – ha aggiunto – è rendere un buon servizio e fare decollare una struttura che rappresenta un beneficio per il territorio». In questo senso, ad essere soddisfatti il sindaco D'Agostino e l'assessore La Gamba che hanno sottolineato l'impegno della Vibo nuoto nel rilancio delle attività della piscina comunale. Da qui, anche l'impegno dell'Amministrazione a collaborare con la cooperativa nell'organizzazione di eventi e progetti, «quale il prossimo meeting regionale di nuoto che si dovrebbe disputare in città». (s.m.)

fonte: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=123474&Edizione=11&A=20100915

14 settembre 2010

Cartelloni pubblicitari non autorizzati e passi carrabili abusivi, giro di vite della Provincia: 60 giorni per mettersi in regola

Al via la regolarizzazione per l’occupazione abusiva degli spazi e delle aree pubbliche lungo le strade provinciali. A darne notizia è il comandante della Polizia provinciale, Giuseppe La Fortuna (foto), che ha emanato il relativo bando, pubblicato venerdì scorso.
«Il provvedimento punta a risolvere una problematica annosa, legata alla presenza lungo la rete viaria provinciale di istallazioni pubblicitarie e passi carrabili non autorizzati - spiega La Fortuna -. La recente approvazione da parte del Consiglio provinciale del regolamento sull’occupazione di spazi e aree pubbliche, consente ora di mettere ordine in un settore che ha visto la proliferazione di numerosi abusi, spesso con conseguenze rischiose per la viabilità».
Il bando prevede un termine di 60 giorni dalla data di pubblicazione, entro il quale chi è interessato può presentare domanda di regolarizzazione, compilando l’apposito modello, reperibile sia presso l’Ufficio concessioni (Via Cesare Pavese – tel 0963/997223 – 997292) che sul sito internet della Provincia (www.provincia.vibovalentia.it) e sul blog dell’Ufficio stampa (www.ufficiostampavv.blogspot.com).
Il provvedimento consente agli utenti non in regola di sanare la propria posizione pagando soltanto due annualità pregresse, oltre alla sanzione prevista dal nuovo codice della strada. Decorsi i 60 giorni fissati dal bando, gli impianti pubblicitari ed i passi carrabili non in regola saranno soggetti a provvedimento di rimozione, con l’obbligo di ripristino dei luoghi.
«Una vera e propria svolta nella gestione delle aree pubbliche di competenza della Provincia - aggiunge dal canto suo il presidente della Francesco De Nisi -. Innanzitutto perché si punta a razionalizzare l’uso di questi spazi, evitando il proliferare caotico di cartelloni che deturpano il paesaggio compromettendo l’immagine turistica del territorio, ma anche perché sarà possibile per l’Ente incassare regolarmente i canoni previsti per le istallazioni pubblicitarie ed i passi carrabili autorizzati».

Documenti da scaricare:

12 settembre 2010

Al via il nuovo anno scolastico


Riaprono i battenti le scuole briaticesi. L'amministrazione fa il punto sull'edilizia scolastica e annuncia il finanziamento di 150 mila euro per la riqualificazione della "Lombardi Satriani".

BRIATICO- - Lunedì la scuola prenderà formalmente inizio. Quest’anno come non mai, l’anno si presenta di per sé pieno di incognite, legate soprattutto alle nuove riforme dei tagli previsti dal ministero della Pubblica Istruzione, laddove già molte sono le proteste di docente e dirigenti scolastici, i quali sono alle prese con i noti problemi del precariato. A pochi giorni dal suo inizio, al coro di proteste si unisce anche il sindaco di Briatico Franco Prestia, il quale seccamente “boccia” nel suo piccolo la manovra del ministero, ribadendo l’idea secondo cui “il potenziamento della scuola pubblica renderebbe senza dubbio migliore l’istruzione. La stabilizzazione – continua poi il primo cittadino – riuscirebbe a dare vigore e nuova linfa a tutto il sistema scuola, favorendo da una parte la vita economica dei docenti e dall’altra la qualità della formazione agli studenti”. Ma si sa, un sindaco non può cambiare le direttive prese da troppo in alto, ma può di certo però rendere migliore le giornate all’interno degli edifici scolastici. Infatti, in materia di edilizia scolastica, Prestia e il suo staff, hanno lavorato per cercare di riordinare gli istituti, ormai da qualche tempo abbandonati. “Su Briatico – dice Prestia – abbiamo già fatto qualcosa, tinteggiando le pareti, ordinando i cortili e asfaltando i parcheggi interni. Abbiamo già pronti ulteriori 150 mila euro per riqualificare totalmente la scuola Media “Lombardi Satriani”. Abbiamo, tra le altre cose, apportato delle migliorie strutturali a tutti gli altri plessi di Scicoconidoni, Potenzoni, San Leo e San Costantino, così che tutti gli studenti, al quale faccio il mio personale in bocca al lupo per gli inizi degli studi, lunedì troveranno le scuole ordinate e pulite”. Altri problemi, che ormai da tempo attanagliano la funzionalità delle scuole briaticesi, sono riconducibili ai servizi di scuola-bus e di mensa. Per quanto riguarda il servizio mensa è già stato pubblicato il bando di gara e si aspetta solo si vedere quale ditte parteciperanno, con la speranza di vedere migliorato l’importante servizio alimentare, che ha sempre dato dei problemi, come testimoniato negli anni passati dalle proteste della mamme del paese. Si spera, dunque, che la qualità e la professionalità siano garantite in maniera efficiente, in maniera da non creare lamentale tra le file dei genitori, i quali ovviamente pretendono il giusto servizio per i loro figli. Ed è per questo che i due consiglieri delegati alla cultura e all’istruzione, Milena Grillo e Gianfranco Bulzomato, stanno cercando di lavorare decisi per garantire il meglio per i piccoli “briaticesi”. Il servizio-bus invece partirà logicamente da lunedì. Saranno due i pulmini “gialli” con a bordo i due accompagnatori, i quali arriveranno a prendere tutti gli scolaretti in giro per le sette frazioni del comune. Sempre lunedì, la giunta si recherà nella scuola media “Lombardi Satriani”, per dare il benvenuto al nuovo dirigente scolastico. Nel frattempo l’esecutivo sta continuando a lavorare per portare a termine il progetto iniziato dall’amministrazione precedente, che prevede la costruzione in località “Solaro” della nuova scuola dell’infanzia, che servirà contemporaneamente i comuni di Briatico e Zambrone.

Angelo De Luca
a.deluca@rossofajettu.org

Miss Italia, gli auguri di Gianluca Callipo a Greta Di Leo

Greta Di Leo, numerata, per qualche giorno si farà chiamare 48


Pizzo«Un grande in bocca al lupo» a Greta Di Leo, studentessa di Pizzo, è stato espresso dall'assessore provinciale al Turismo, Gianluca Callipo, anche lui di Pizzo.
«La giovane con la sua bellezza mediterranea rappresenta al meglio il territorio vibonese. La sua partecipazione alle finali di Miss Italia – aggiunge l'assessore – è motivo di orgoglio per tutti i cittadini di Pizzo e dell'intera provincia. Sono convinto, dunque, che in tanti la sosterranno durante le serate di Salsomaggiore per consentirle di continuare questa avventura, che può rappresentare il primo passo sulla strada di una brillante carriera».
E attorno a Greta Di Leo l'entusiasmo comincia a crescere. Un augurio di imbocca al lupo è stato lanciato anche dai suoi compagni di scuola dell'istituto magistrale "Vito Capialbi" dove di recente Greta ha sostenuto gli esami di riparazione. In questo momento, però, la sua concentrazione è tutta rivolta al concorso di Salsomaggiore.

11 settembre 2010

Tropea, Briatico e Drapia vivono il grande cinema

Non capita tutti i giorni di poter partecipare attivamente alla realizzazione di un film. È questa l'occasione offerta a tutti coloro che vorranno assistere gratuitamente alle riprese di Photodance, con Massimo Ciavarro e Francesco Mariottini (ballerino noto per la sua recente partecipazione alla trasmissione Amici), diretto dal regista Francesco Mazza, che in queste settimane sta girando il film tra Tropea, Briatico e Drapia.
Oggi il ruolino di marcia della produzione prevede la realizzazione di alcune scene clou da realizzare nel teatro La Pace di Drapia, che – per esigenze di copione – dovrà apparire pieno di pubblico. Da qui l'invito del regista rivolto a tutti coloro siano interessati a fare questa interessante esperienza, offrendo la propria disponibilità per circa 4 ore, a cominciare dalle 17,30.
Il film di Mazza – al quale l'assessorato provinciale allo Spettacolo, guidato da Gianluca Callipo sta offrendo assistenza logistica – utilizza un cast di cui fanno parte ben 40 ballerini, molti dei quali provenienti dai corpi di ballo dell'Arena di Verona, della Fenice di Venezia, del Teatro dell'Opera di Roma. Le coreografie sono realizzate da Keith Young, autore delle parti danzate di numerosi recenti successi, tra i quali «Nine». A dirigere la fotografia è invece l'americano James Callanan.
«Il film – spiega una nota della produzione – racconta di una calda estate in una deliziosa cittadina del Mediterraneo, teatro di un concorso di danza che vede contrapposte giovani compagnie provenienti da diversi paesi europei. Su questo incantevole palcoscenico sul mare, tra massacranti allenamenti, serate in allegria, amori che si incrociano, amicizie che sembrano finire per sempre, si svolge la storia di Kostas, giovane e talentuoso ballerino. Una storia che lo porta a sfidare i limiti della propria arte, ad affrontare ombre del suo passato, a scoprire affetti così puri ed importanti da imporre scelte prima impensabili».

10 settembre 2010

Tropea. Vallone-Repice, una partita tutta da giocare

L'esame proseguirà in Prefettura lunedì 20 settembre poi l'ultima parola spetterà al Tar
di Concetta Schiariti


Non c'è proprio da star tranquilli a palazzo Sant'Anna. Il primo tempo in Prefettura, mercoledì pomeriggio, organizzato per ispezionare le schede elettorali chiamate in causa nel ricorso di fronte al Tar Calabria, sembrerebbe aver aperto la strada a scenari da brivido.
Assistiti dai rispettivi avvocati – Oreste Morcavallo in difesa della lista "Passione Tropea", capitanata da Adolfo Repice, e Giovanni Spataro in difesa della lista "Uniti per la Rinascita", guidata da Gaetano Vallone – si sono confrontati i candidati con il fiato sempre più sospeso. In questa prima seduta sono state visionate le schede di tre sezioni su sette. L'obiettivo è stato quello di mettere al vaglio della commissione prefettizia, presieduta da Giuseppe Ranieri, le schede contestate da ambo le parti.
In questo primo tempo la già minima distanza tra i due gruppi avversari sembrerebbe essersi ristretta ulteriormente. L'attuale amministrazione Repice, infatti, siede a palazzo Sant'Anna grazie ad uno scarto di soli tre voti. Da ieri ne sembrerebbe essere rimasto solo uno a suo favore. Del resto, dalle prime battute, le contestazioni avanzate dal gruppo di Repice non hanno trovato alcun riscontro nella verifica prefettizia. Esattamente il contrario è, invece, accaduto per Vallone e i suoi. Da queste prime tre sezioni la lista "Uniti per la Rinascita" sembra essere sulla strada per segnare il gol, che potrebbe portare dritto a palazzo Sant'Anna. Dalle schede contestate, infatti, i funzionari della Prefettura ne hanno attribuite due a Vallone quando, invece, erano state dichiarate nulle in sede di scrutinio. Una terza, dai contorni poco chiari per i funzionari, è stata inserita nel verbale che dovrà essere trasmesso al Giudice.
La partita, naturalmente, non ha ancora avuto il fischio finale. E al momento il vantaggio è nelle mani di Repice. Di certo, si torna in campo il prossimo 20 settembre alle ore 15.30, in Prefettura, quando dovrà essere ultimato il controllo delle altre 4 sezioni. A sentire, però, i candidati della lista "Uniti per la Rinascita" è stato già smascherato il risultato elettorale che ha, invece, dato la vittoria a Repice. Dallo spoglio di queste prime sezioni, infatti, gli ispettori avrebbero trovato altre 4 schede che avrebbero dovuto essere attribuite a Vallone. Una scoperta che, in ogni caso, ai fini del ricorso, poco conta. Si tratta, infatti, di voti che non sono stati indicati nella contestazione dalla lista "Uniti per la Rinascita" e, quindi, non concorreranno a definirne la partita.
Allo stesso tempo, comunque, si scopre che alcuni voti da considerare nulli sono stati, invece, attribuiti, dai presidenti di sezione, a favore dell'attuale compagine governativa, che ha vinto per tre preferenze. La partita, comunque, è ancora tutta aperta. Dopo la fase ispettiva, che dovrebbe concludersi il 20 settembre prossimo, si attende il giudizio del Tar per il successivo 7 ottobre. Un verdetto che, in prima istanza, si pronuncerà in merito alle schede contestate per le quali si chiede il ribaltamento del risultato elettorale. In seconda istanza, invece, potrebbe annullare le elezioni a causa dell'ammissione al voto assistito di portatori di handicap per i quali non è previsto l'accompagnamento.

09 settembre 2010

Vendeva on line vacanze fantasma a Capo Vaticano, denunciato 26enne

A stroncare il sistema truffaldino, che non si sa da quanto tempo durava, sono stati i carabinieri della compagnia di Tropea diretti dal capitano Giovanni Migliavacca


Attraverso un sito internet propagandava e vendeva, previo anticipo con bonifico bancario, delle vacanze in alcuni residence di Capo Vaticano, ma quando i clienti arrivavano sul posto si accorgevano delle beffa. Sono stati i carabinieri ad identificare e denunciare l’autore, un giovane di 26 anni, C.S. di Castellammare di Stabia, già noto alle forze dell’ordine, che dovrà rispondere del reato di truffa. La vicenda che si è appena conclusa dopo minuziose indagini, ha avuto come teatro Capo Vaticano, promontorio sulla costa vibonese, dove i militari dell’Arma della stazione di Spilinga diretti dal maresciallo Vincenzo Boerio nel corso di un servizio, hanno incontrato nottetempo lungo la strada una giovane coppia con un bambino in tenera età, che ha raccontato la propria disavventura. 
I militari dell’Arma hanno successivamente accompagnato la coppia presso una struttura ricettiva messa benevolmente a disposizione da Giuseppe Fiammingo, un operatore del luogo che ha ospitato la coppia per 15 giorni a titolo semigratuito. Ma a cadere nella trappola del truffaldino, non è stata una sola famiglia. 
Alcune hanno già denunciato, altre non l’hanno ancora fatto per non subire ulteriori disagi. Motivo per cui le indagini continuano, anche attraverso laboriose accertamenti presso le banche per venire a capo dell’intero sistema truffaldino che grazie ai militari dell’Arma, a cui è andato il plauso di tutti gli operatori turistici, per aver ridato immagine a tutto il comprensorio di Capo Vaticano, è venuto alla luce.

08 settembre 2010

Regole certe a difesa delle piccole imprese

La denuncia: se le pubbliche amministrazioni ritardano i pagamenti le ripercussioni sono disastrose
di Nicola Lopreiato

Sì al piano straordinario contro le mafie, ma è necessario vigilare anche a tutela delle imprese. L'associazione dei costruttori edili (Ance) guarda con «fiducia» e «speranza» alle nuove regole che prevedono l'obbligo di tracciabilità dei flussi finanziari a decorrere dal 7 settembre per gli appaltatori, subappaltatori e subcotraenti, ma «auspica che il controllo sul rispetto delle regole si effettui, una volta per tutte, anche all'interno delle amministrazioni e che all'inadempimento "dell'amministratore pubblico" seguano le opportune sanzioni».
Insomma se le regole valgono per i costruttori lo stesso deve avvenire per le pubbliche amministrazioni che devono mantenere gli impegni assunti attraverso i capitolati d'appalto. L'impianto normativo del nuovo piano antimafie, di fatto viene apprezzato dai costruttori vibonesi, che condividono sia nella sua essenza, sia nel merito, anche se l'Ance intende fare alcune riflessioni. «Sembrerebbe infatti palese – dicono i dirigenti provinciale dell'associazione costruttori, presieduta da Fusto Marino – che i flussi finanziari di cui dispone un'impresa "sana" provengano dalla resa di beni e servizi che la stessa effettua in cambio del corrispettivo pattuito e che tali flussi vengano destinati poi a coprire i costi sostenuti e per differenza a generare utile d'impresa. Tale ciclo, che sembra quasi banale nella sua realizzazione, in realtà viene intaccato ed interessato dalle complesse vicende che gravano attorno alla vita d'impresa e di tutti i portatori di interesse».
E qui il discorso scivola sul sistema della pubblica amministrazione e sulla classe dirigente che la governa, senza dimenticare l'apparato tecnico e burocratico che oggi gioca di più il ruolo determinante nella sconfitta delle infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici. Secondo l'associazione dei costruttori, «garantire il corretto svolgimento della gara d'appalto è invece solo una parte della soluzione globale. È necessario – sostengono – proseguire nella tutela della realizzazione dell'opera per tutta la vita dell'appalto, rispettando fedelmente non solo tali innovative previsioni, ma anche le norme già esistenti che regolano la correttezza dei rapporti tra la pubblica amministrazione, gli istituti di credito e le imprese».
In questo contesto l'associazione pone in primo piano il rispetto dei tempi di pagamento, il ruolo del sistema creditizio, la copertura finanziaria certa. «Sono questi, infatti, gli elementi che innescano lo sfasamento del ciclo dei flussi finanziari, che strangolano l'economia e paralizzano il mercato del lavoro. L'obiettivo auspicabile è quello di ottenere dalla pubblica amministrazione tempi di pagamento certi ed accettabili. Non un suggerimento, o una timida richiesta, o peggio ancora una discrezionalità/facoltà lasciata alla volontà di questo o quel burocrate, è un diritto dell'impresa».
Secondo quanto sostengono i costruttori «ritardare artatamente la liquidazione dell'erogazione delle quote di avanzamento lavori è "atteggiamento" assai diffuso in tutti i livelli della pubblica amministrazione, ed è reato». Da qui la richiesta, ferma, del rispetto delle regole. L'Ance, infatti, ricorda «che quando è lo Stato, o le sue articolazioni locali, a ritardare i pagamenti costringendo l'impresa all'indebitamento bancario patologico, e quando si lasciano gli istituti di credito, controllati nel loro operati da essi stessi, liberi di stringere a loro piacimento i cordoni dell'accesso e del costo del credito, vuol dire che le regole ed il rispetto delle stesse non valgono per tutti. Se l'impresa non paga, se le sue temporanee difficoltà di cassa non permettono il perfetto bilanciamento dei flussi, lo Stato non aspetta chiede il conto e lo lascia riscuotere al "braccio" Equitalia. Quando sono le amministrazioni a non rispettare le regole, mandando in gara opere non coperte da finanziamento, progettazioni discutibili, prezzi e capitolati che non tengono in considerazione alcun prezziario, quando succede questo, si lascia aperta la porta all'ingresso delle imprese colluse, dei faccendieri, del malaffare».
Sulla base di queste osservazioni, che dovrebbero innescare un confronto a tutto campo tra le forze politiche, sociali e associazioni di categoria, gli imprenditori invitano altresì gli enti locali ad una pronta ed energica risposta e sperano in una nuova stagione di fermento produttivo, di voglia di fare, che possa dare nuova linfa ad un tessuto produttivo lungamente provato da una stagnazione durissima, aggravata dalle deboli capacità di reazione di un territorio che stenta a riaffermare e rivendicare con dignità e forza la propria esistenza».

07 settembre 2010

Oltre 400 le piante di canapa indiana sequestrate e distrutte dai carabinieri nella frazione Longobardi

Una piantagione di marijuana localizzata dal sistema satellitare
di Marialucia Conistabile


Vantaggi e svantaggi delle moderne tecnologie. Ad avvantaggiarsene, in questo caso, sono stati i carabinieri della Compagnia; a subìrne il colpo due coltivatori di marijuana, entrambi arrestati con l'accusa, appunto, di coltivazione di canapa indiana.
A rendere vani tutti gli accorgimenti adottati da Salvatore Mantella, di 36 anni e Francesco Virdò, di 27, al fine di rendere "invisibile" la piantagione realizzata a Longobardi, sono state soprattutto le mappe di Google Earth e alcune foto aeree. In pratica ai carabinieri – in particolare a localizzare l'illecita coltivazione sono stati quelli della Stazione di Vibo Marina – è bastato fare alcuni "giri" con il programma informatico che consente di sorvolare il mondo per localizzare l'esatto punto in cui si trovavano le piante di marijuana, già segnalate dai sorvoli degli elicotteri dell'8. Elinucleo. Consultazione telematica che, peraltro, ha consentito ai militari di arrivare alla piantagione percorrendo un sentiero alternativo a quello battuto dai "coltivatori" del quale, quest'ultimi, non erano neppure a conoscenza.
Allo scopo di sfuggire a ogni tipo di controllo l'illecita coltivazione – costituita da oltre 400 piante di canapa indiana, alcune delle quali avevano raggiunto un metro e mezzo d'altezza, altre due metri e mezzo – era stata realizzata su un terreno demaniale della frazione Longobardi e distribuita su tre piazzuole, a ridosso di alcuni alberi secolari. Alberi che ne proteggevano la vista dall'alto anche in considerazione della suddivisione delle piante di marijuana in tre diversi quadrati di terreno che evitava la concentrazione dell'"erba" in un'unica zona. Superficie poco distante dalla linea ferroviaria che costeggia il litorale. In questo caso il rumore dei treni di passaggio copriva eventuali rumori fatti dai due, nel curare la illecita piantagione.
Inoltre Mantella e Virdò, secondo quanto accertato dai carabinieri durante lunghi ed estenuanti appostamenti, per raggiungere il "campo" percorrevano il corso di una delle numerose fiumare della zona, stando bene attenti così a non lasciare tracce, ma soprattutto a sfuggire anche al fiunto dei cani dell'Unità cinofila.
Insomma tutto era stato pensato e progettato in modo tale da non destare sospetti e, in particolare, per rendere quasi invisibile la fiorente coltivazione, che sebbene di dimensioni ridotte, forniva piante di qualità. Di quelle rinvenute, sequestrate e distrutte sul luogo dai carabinieri, molte avevano raggiunto il giusto stadio di maturazione ed erano pronte per essere essiccate e smerciate.
Una volta localizzata e raggiunta l'area "convertita" in produzione di marijuana, per i carabinieri è iniziata l'attesa. Giorni di appostamenti, sotto il sole e sotto la pioggia battente, stando attenti a non fare il minimo rumore per non insospettire i "coltivatori", andati avanti fino a domenica mattina. Mantella e Virdò, infatti, sarebbero giunti alla coltivazione in concomitanza al passaggio di un treno. Una volta raggiunte le tre piazzuole avrebbero iniziato a tagliare alcune delle piante più mature e più alte.
Erano intenti nel loro lavoro quando si sono ritrovati circondati dai carabinieri della Stazione di Vibo Marina che li hanno subito immobilizzati dichiarandoli in arresto per coltivazione di sostanze stupefacenti. Contemporaneamente i militari hanno provveduto a distruggere tutte le piante di marijuana, del peso complessivo di oltre 600 chilogrammi. "Erba" che una volta immessa sul mercato avrebbe potuto fruttare oltre 20mila euro.

L'Avis promuove la donazione facendo leva sul servizio civile

L'Associazione volontari italiani sangue (Avis) fa leva sul servizio civile per promuovere la donazione del sangue. I progetti dell'Avis, infatti, sono stati finanziati dall'Ufficio nazionale per il servizio civile, consentendo così ai giovani, d'età compresa tra i 18 e i 28 anni, di poter partecipare al bando che è già stato pubblicato, con largo anticipo rispetto al passato.

Relativamente alla sezione Avis "Lino Ventura" con sede in città e presieduta da Michele Napolitano, due sono i posti disponibili nell'ambito dei progetti "Insieme all'Avis per donare la vita", che complessivamente in ambito nazionale offriranno la possibilità a 170 giovani, 42 dei quali per la sola Calabria, di collaborare alla promozione della donazione del sangue all'interno dei contesti associativi del territorio.
«I giovani, tra i 18 e i 28 anni, interessati a dedicare, per un anno intero, alcune ore del giorno per la realizzazione di un progetto di solidarietà sociale e di tutela della salute – spiega Napolitano – possono trovare nella home page dell'Avis nazionale (www.avis.it) e di quello comunale (www.avisvv.it) i testi dei progetti dove sono riportate le informazioni relative alle sedi Avis coinvolte, ai posti disponibili (due per Vibo Valentia), alle attività che i volontari andranno a svolgere, agli eventuali particolari obblighi richiesti nell'ambito delle attività di promozione e sensibilizzazione, alle condizioni di espletamento del servizio, nonché agli aspetti organizzativi e gestionali. Sul sito – aggiunge il presidente dell'Avis – sarà, inoltre, possibile consultare la procedura d'invio della propria candidatura e della documentazione che dovrà essere fatta pervenire entro il 4 ottobre, all'Ufficio Servizio civile nazionale, viale Enrico Forlanini, 23 Milano».
Comunque anche nella sede Avis comunale, in via S. Aloe, 57 è possibile consultare il bando e ricevere chiarimenti in merito. A fare questa esperienza sono stati già due giovani vibonesi – Cristian Gradia e Filippo Rachiele – grazie anche ai quali è stato possibile realizzare iniziative. Napolitano, infine, evidenzia che la partecipazione ai progetti di servizio civile garantisce un rimborso mensile di 433 euro e viene riconosciuta dalle Università in termini di credito formativi e tirocinio.


06 settembre 2010

U pustinu a Santu Costantinu i Briaticu

di Costantino Garrì

Comi aiutari ‘u pustinu a Santu Costantinu i Briaticu.
A Santu Costantinu, u paisi du Carnalavari, stannu avendu probremi cu a posta. Da du tri anni.
A posta arriva, ma arriva nto postu sbagjatu, o non arriva i nenti. Arriva puru o postu justu, ma non sempri eni educata. U pustinu, chi sapi forsi u leggi e u scrivi, dissi: cca mancanu i nomi subba i cassetti. I santucostantinoti misuru subba i cassetti nomi (primu, secundu e terzu) e cognomi. Ma non serviu a nenti. U vecciu postinu era migjori anche se non sonavi du voti. Era natra ebica si po diri, moni i postinu si trapassanu cu nenti. U vecchiu postinu ti portava a posta nte terri, se capiscia ca era importanti. U novu non si sapi se sapi u leggi o u scrivi. Comu si po fari u mu si aiuta u postinu e i Sancostantinoti? Si po chiedìri a Posta u nci dannu nu GPS. Google maps e u postinu arriva a duvi voli. O si po chiedìri o sindacu u metti i signali di vii a Santu Costantinu, ci sugnu i numeri ma mancuni i vii. L’atru jornu unu mi dicia, puru a Briaticu mancunu i vii. A posta a Briaticu arriva? Iu no sacciu. Chiu chi sacciu eni, ca e tempi di canonici i lignu a posta a Santu Costantinu arrivava sempri o postu gjustu. Non vogjiu u mu rubbeju mezzu mundu, fazzu sulu na preghiera o sindacu: mentiti i vii a Santu Costantinu. Se dopu, cu i vii, u postinu si sbagja sempri, non rimani ca u su cangia postinu.

04 settembre 2010

Briatico: presentazione del film "Photodance"

Domenica 5 settembre, alle ore 17,30, al Villaggio Dolomiti di Briatico, avrà luogo la conferenza stampa di presentazione del film  “Photodance”, per la regia di Francesco Mazza.

Precede l’avvio delle riprese del film, che verranno girate quasi esclusivamente sui territori di Briatico e Tropea, a partire dal 6 settembre 2010 fino al 2 ottobre 2010.
Sarà presente tutto il cast artistico impegnato nel film.
Ad interpretarlo, tra gli altri, artisti del calibro di Massimo Ciavarro e Francesco Mariottini.
Quaranta i ballerini, molti dei quali provengono  dai corpi di ballo dell’Arena di Verona, della Fenice di Venezia, del Teatro dell’Opera di Roma.
Le coreografie saranno realizzate dal maestro Keith Young, autore delle parti danzate di numerosi recenti successi Hollywoodiani, tra i quali “Nine”.
Direttore di Fotografia sarà l’americano James Callanan.
Il film racconta di una calda estate in una deliziosa cittadina del Mediterraneo, teatro di un  concorso di danza che vede contrapposte giovani compagnie provenienti da diversi paesi europei.
Su questo incantevole palcoscenico sul mare, tra massacranti allenamenti, serate in  allegria, amori che si incrociano, amicizie che sembrano finire per sempre, si svolge la storia di Kostas, giovane e talentuoso ballerino. Una storia che lo porta a sfidare i limiti della propria arte, ad affrontare ombre del suo passato, a scoprire affetti così puri ed importanti da imporre scelte fino ad ora impensabili. Un percorso allo stesso tempo gioioso e straziante, al termine del quale Kostas diviene un artista completo, ma soprattutto un uomo migliore.


03 settembre 2010

Quanto è sano vivere Vibo Marina?


La questione "benzina nelle fogne" è solo l'ultimo dei problemi della cittadina portuale. Perchè le multinazionali continuano solo a sfruttare il territorio senza fregarsene della vita della persone?


La strana vicenda degli idrocarburi nelle condotte fognarie di Vibo Marina apre degli scenari importanti sulla vita sociale dei cittadini. Ancora siamo lontani dal lanciare logici allarmismi, ma quello che succede nelle “Marinate” ormai da un decennio, è qualcosa che valica il semplice allarmismo e si attesta come condizione permanente atrofizzata. Che il paese sia come una sorta di bomba ad orologeria se ne è avuta la controprova due giorni fa, quando, o per sbaglio o per fatalità, ci si è accorti che addirittura il petrolio scorre lungo i percorsi dei normali reflui urbani. Che sia stato provocato da un istantaneo black-out delle pompe di deviazione, così come sostengono gli ottimisti, che sia una prassi consolidata, così come sta cercando di svelare l’inchiesta della Procura, che sia stata poi ripulita e bonificata la condotta, così come hanno detto i tecnici, è un problema che passa in secondo piano, perché la realtà dice che qualcosa è successo. Ma tralasciando la questione “idrocarburi”, che per quanto abbia un’importanza rilevante è sempre al vaglio di una procura, tocchiamo un altro tasto dolente. Quanto è salubre Vibo Marina? Questa è la domanda che si stanno ponendo da qualche mese a questa parte gli abitanti della zona “Pennello” e i cittadini tutti, i quali sfortunatamente sono costretti a convivere con uno strano e insopportabile odore di un qualche combustibile, forse di gas. Passeggiando lungo viale delle Industrie l’aria diventa pesante, talmente pesante da non riuscire a sostare per più di qualche minuto. Alcuni abitanti vivono praticamente con le finestre chiuse, patendo, oltre che al nauseante odore, anche il caldo dell’estate. Una richiesta, d’altra parte, è arrivata nelle stanze di Palazzo “Razza”, laddove alcuni consiglieri hanno posto il problema all’attenzione del sindaco D’Agostino, il quale ha saggiamente incaricato chi di competenza per capire ed accertare, tramite l’acquisto di speciali sonde rilevatrici, la natura di tale misteriosa questione. “Opportuno” non è il termine giusto per iniziare a lavorare, perché è necessario, quanto urgente, individuare responsabili, qualora ci siano, cause ed effetti, perché palesemente ci sono, in quanto è impensabile che una cittadinanza intera sia schiava di un fantasma invisibile. L’aria non si vede, ma al Pennello si sente. E non lascia spazio ad ulteriori ipotesi. Le paure, giustificate ora più che mai, iniziano a dilagare da quartiere a quartiere, perché con questo strano odore vengono alla mente svariate possibilità di drammi, che per quanti magari vogliono minimizzare e circoscrivere, sono invece concretamente tangibili. Lungi dall’essere catastrofisti, nessuno chiede chissà che cosa, nemmeno gli abitanti del “Pennello”, i quali a parte le chiacchere “porta a porta” tra buon vicini di casa, non si spingono a concertare iniziative popolari atte a voler chiedere spiegazioni. Ma l’odore è talmente pregnante da non passare inosservato ed ora che anche a Palazzo “Razza” è arrivata voce, qualcuno si è messo in moto per cercare di vedere dove, come e perché. Il prima possibile, ovviamente, perché la salute è preziosa molto di più di quanto lo è il Dio denaro. Anzi, il Dio petrolio.

Angelo De Luca

Vibo Marina. La benzina che scorre nelle condotte delle fogne


Mistero a Vibo Marina. Nella mattinata di mercoledì via Vespucci chiusa al traffico per la fuoriscita di petrolio dai tombini delle fogne.


Potenzialmente poteva essere pericoloso, perché quello odore strano che proveniva da una vasca di raccolto di reflui, non era altro che un idrocarburo leggero. Benzina, di colore rosso per giunta. Così che, i cittadini di via Vespucci, nelle prime ore del mattino hanno lanciato l’allarme. Quel liquido fuoriusciva allagando la strada, tra la gente del luogo i primi allarmi, che poi, grazie al tempestivo arrivo dei vicini Vigili del Fuoco, i quali hanno immediatamente circoscritto la zona, si sono alleviate, scongiurando di fatto eventuali pericoli che potevano diventare rilevanti. Subito partono gli accertamenti con la Capitaneria di Porto in prima linea, la quale ha invitato l’Arpacal ad accorrere sul posto per le dovute analisi del caso. Avvisata pure l’autorità giudiziaria, sono scattati i sigilli. Ora tra qualche giorno si saprà qualcosa di più, visto che già qualcuno ha deciso di indagare sulla strana questione. Dalle condotte, che dovevano trasportare in realtà solo dei reflui, e che provengono sia dalla banchina portuale che dai depositi della Meridionale Petroli, è fuoriuscito del liquido, riconducibile alla “vecchia” benzina rossa. Come mai dal tombino, dunque dalle condotte, erano presenti idrocarburi leggeri? Gli ottimisti pensano che il problema sia dovuto ad un istantaneo black-out delle pompe di deviazione, che hanno dirottato l’idrocarburo emulsionato ad acqua nelle condotte di trasporto dei reflui, il tutto per problemi tecnici da accertare. Ma dalle controprove effettuate dalla Capitaneria e dell’ingegnere Greco dei Vigili del fuoco, si è potuto constatare l’effettivo buon funzionamento delle pompe, cosi che il mistero si infittisce. Il sequestro effettuato a carico di ignoti, potrebbe presto diventare a carico di noti, visto che esistono delle sicure responsabilità in merito, sia per quanto riguarda la sfera della pubblica sicurezza, che per quanto riguarda la gestione dell’azienda tirata in causa. Ad ogni modo, l’idrocarburo è stato prelevato per essere analizzato dai tecnici dell’Arpacal, i quali verificheranno le affinità del liquido con quello presente nei depositi della Meridionale petroli. Intanto l’area è stata bonificata e ripristinata dai tecnici della Ecosistem di Lamezia, chiamati in causa dal Consorzio di sviluppo industriale, che aveva ultimato i lavori delle condotte nel 2007. Per i cittadini, che sono stati interdetti dall’entrare nelle proprie case per tutta la mattina, solo un grosso spavento, con la consapevolezza di sapere qualcosa di più nei prossimi giorni, quando l’inchiesta riuscirà a trovare, qualora ci fossero, colpevoli e cause dell’annosa questione del liquido infiammabile nei tombini addetti alla raccolta delle acque reflue.


Angelo De Luca
a.deluca@rossofajettu.org

Briatico. Scarcerati aggressori finanziere


Disposto dal Tribunale della libertà di Catanzaro, presieduto da Adalgisa Rinaudo, su istanza di riesame proposta dagli avvocati della difesa, la remissione in libertà con obbligo di dimora per G. P., il netturbino di 25 anni, e gli arresti domiciliari per S. G., il trentunenne idraulico.

I due giovani di Briatico, che risultano imputati di lesioni personali, violenza e resistenza a pubblico ufficiale (difesi dagli avvocati Talarico, Marzano e Vecchio) erano stati arrestati lo scorso 18 agosto per aver aggredito militari dell'Arma e della Guardia di finanza che erano intervenuti per sedare una rissa verificatasi nella piazza principale di Briatico.
Un litigio fra ragazzi per sedare il quale, in particolare, era dapprima intervenuto un sottufficiale delle Fiamme Gialle che si trovava nella piazza di Briatico per assistere ad un concerto insieme alla sua famiglia.
A seguito di questo suo intervento, quindi, quando tutto sembrava finito e tornato alla normalità, diversi familiari dei giovani coinvolti precedentemente nella rissa, secondo la ricostruzione dei carabinieri, sembrerebbero essere entrati in azione contro il finanziere. Da qui l'intervento dei militari del Norm e della Stazione di Briatico, che, comunque, a loro volta vennero aggrediti.


02 settembre 2010

Revocati i domiciliari ma rimane il divieto di dimora nel capoluogo

Vincenzo Mantella e Francesco Franzè


Dichiarata dal gip del Tribunale la perdita di efficacia della misura cautelare dei domiciliari nei confronti di Vincenzo Mantella, 24 anni, (detto Enzarejo), difeso dall'avv. Francesco Sabatino e di Francesco Franzè, 27 anni (detto Il Gemello), difeso dall'avv. Francesco Muzzopappa. Per entrambi il giudice ha disposto il divieto di dimora nel comune di Vibo.
I due giovani il 31 maggio scorso erano rimasti coinvolti nell'operazione "The Goodfellas", condotta dalla Squadra mobile e coordinata dalla Dda di Catanzaro. Le accuse loro mosse erano di associazione di stampo mafioso e intestazione fittizia di beni. Reato quest'ultimo aggravato dalle modalità mafiose (art. 7).
Lo scorso luglio, però, il Tribunale della libertà aveva escluso sia per Vincenzo Mantella, sia per Francesco Franzè il reato associativo e le modalità mafiose legate all'intestazione fittizia di beni, unico reato quest'ultimo del quale devono rispondere. Pertanto, essendo caduto il reato dell'associazione a delinquere di stampo mafioso e le aggravanti, il gip ha dichiarato la perdita di efficacia degli arresti domiciliari. Vincenzo Mantella e Francesco Franzè, pertanto, sono ritornati liberi con il solo divieto di dimora nel comune capoluogo.
Complessivamente furono 14 i fermi emessi nell'ambito dell'operazione "The Goodfellas", dodici dei quali subito eseguiti, inchiesta che metteva in luce la capacità di riorganizzazione del clan Lo Bianco, attraverso un gruppo di giovani, nonostante fosse stato duramente colpito dall'operazione "New Sunrise".(m.c.)

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