31 luglio 2010

Ricordati a Briatico Giuseppe Grasso e Giuseppe Conocchiella

di Franco Vallone

La Signora Conocchiella, il Sindaco Prestia e la Signora Grasso durante la consegna delle targhe

Serata davvero importante quella che si è svolta a Briatico in occasione dell'apertura ufficiale del programma di iniziative, culturali, ludiche e spettacolari, dell'estate 2010. L'idea del neo sindaco di Briatico, Francesco Prestia, che si è realizzata con successo, è stata quella di portare sul palco cittadino di Piazza IV Novembre due memorie di "testimoni" della vita politica e amministrativa della città. Giuseppe Grasso e  Giuseppe Conocchiella, due cugini originari della vicina frazione Mandaradoni, due bravi medici condotti, due uomini impegnati, per tanti anni, nella vita politica e nella pubblica amministrazione. Grasso che militava nel PSI e Conocchiella nel MSI e successivamente nella DC,  due componenti della vita del paese che hanno sicuramente contribuito alla crescita civile, sociale e culturale della comunità. Stesso luogo, Briatico, altre persone, altri tempi. Grasso, persona riservata, lo si trovava nel suo studio medico, proprio dietro la chiesa del paese, sin dalle cinque del mattino. Dietro i suoi libri, i suoi giornali, le sue riviste, la sua immancabile sigaretta accesa, c'era anche una grande disponibilità umana, accogliente, una sapienza innata. Conocchiella, uomo raffinato nei modi, anche lui bravo medico di famiglia, grande conoscitore delle leggi e  del  pubblico amministrare. Qualcuno, ieri sera in piazza, simpaticamente li comparava alle figure cinematografiche di Peppone e Don Camillo, tanto erano battaglieri in politica con i loro diversi schieramenti ideologici, ma, in fondo, erano anche cugini, colleghi e paesani e si volevano bene. In fondo facevano solo la loro parte, in piazza, nel partito, nelle sedi di comune e provincia, sui palchetti di comizi affollatissimi, indimenticabili e irripetibili. Il compito di tracciare le loro belle ed esemplari figure, dopo la presentazione dell'evento da parte dello stesso Francesco Prestia, è toccato a due memorie storiche dei diversi schieramenti. Per Conocchiella è intervenuto Giacomo Barbieri di Conidoni. Il “maestro” dopo aver tracciato una breve scheda biografica del medico condotto Conocchiella ha messo in evidenza le carenze dell'assistenza sanitaria di quel periodo dove i medici di base avevano una funzione importante e “dovevano fare tutto, nel proprio studio medico, nelle case, nelle campagne, e promuovere anche prevenzione” . Nel suo studio storico di via Stazione, di giorno e di notte, Conocchiella era anche Ufficiale Sanitario, attento controllore dell'aspetto sanitario delle opere di urbanizzazione e realizzatore di servizi, al suo attivo anche diverse pubblicazioni pioniere, sulla droga e sul porto di Vibo Marina. Barbieri ha poi aggiunto che il Conocchiella politico non era diverso dall'uomo medico. Grande appassionato per la politica fu eletto consigliere provinciale nelle liste del MSI già nel 1952, poi transitato nelle liste della Dc viene eletto e nominato assessore al bilancio. Il suo ruolo amministrativo nella Provincia di Catanzaro gli consente di migliorare le condizioni del territorio con la progettazione, realizzazione, asfaltatura, provincializzazione e depolverizzazione di tantissime strade. A tracciare i lineamenti della figura di Giuseppe Grasso è successivamente intervenuto Giuseppe Riggio della frazione San Costantino: “Grasso, uomo di forte carattere, d'indiscusse qualità intellettive, politiche, amministrative e morali, seppe coniugare impegno politico e professionale nel segno dello spirito di servizio alla collettività per promuovere lo sviluppo sociale e culturale dell'intero territorio. Schivo dei salotti cosiddetti bene, amava trascorrere il tempo libero effettuando lunghe passeggiate serali nella piazza principale di Briatico, conversando e discutendo con i suoi compagni di partito. Fu uno dei leader riconosciuti dei Socialisti del vibonese, candidato più volte alla Camera e al Senato, ricoprì ruoli amministrativi di rilievo, sindaco di Briatico, consigliere e assessore alla Provincia di Catanzaro. Tante le opere progettate e realizzate, scuole, asili, strade e tanto altro. Dopo i due appassionati interventi di Barbieri e Riggio, la parte più toccante della serata, con la consegna ad Elisabetta Piccione, vedova Conocchiella e a Giacomina Grasso, vedova Grasso, delle due targhe per ricordare, celebrare, testimoniare le due importanti figure della politica briaticese. A consegnarle, dopo un comprensibile commosso ricordo “familiare” delle due signore, lo stesso sindaco Prestia e il vicesindaco Massimo La Gamba.


Briatico. Condannato per tentato omicidio, si aggirava attorno alla casa della vittima

Antonio Salvatore Napoli
Briatico (Vibo Valentia). Un anno fa era stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio ai danni di un proprio vicino di casa a cui, durante una notte, covando da lungo tempo una vendetta per futili motivi, gli aveva esploso contro un colpo di pistola, mancandolo solo per miracolo. Immediatamente gli uomini dell’Arma della Stazione di Briatico avevano arrestato l’uomo e recuperato la pistola usata per l’aggressione. Alcuni giorni fa, infine, al termine del processo, Antonio Salvatore Napoli, operaio di 60 anni, ha subito una condanna a 3 anni di reclusione per il folle gesto di quella notte. La condanna però non deve avere fatto desistere l’uomo dai propri propositi, giacché da alcuni giorni l'uomo era stato più volte notato dagli uomini della Compagnia Carabinieri di Vibo Valentia aggirarsi e sostare nei pressi dell’abitazione della propria vittima. Un atteggiamento sospetto e minaccioso che ha spinto gli uomini della locale Stazione a relazionare i fatti al Tribunale di Vibo Valentia per chiedere un aggravamento della misura cautelare dell’obbligo di firma a cui l’operaio era attualmente sottoposto. L’Autorità Giudiziaria del capoluogo, in una manciata di giorni e ben comprendendo il rischio di una nuova escalation di violenza nella piccola frazione di S. Leo, ha così emesso un provvedimento di sottoposizione dell’uomo al regime degli arresti domiciliari. Atto immediatamente eseguito dai Carabinieri della Stazione di Briatico che hanno accompagnato l’uomo presso il proprio domicilio, da cui non potrà più allontanarsi senza autorizzazione.

30 luglio 2010

Briatico. Eternit sulla spiaggia

di Antonio Esposito - a.esposito@rossofajettu.org



Stessa spiaggia, stessa discarica. Come già denunciato su questo blog da Franco Vallone il 5 maggio 2010, è presente a ridosso della spiaggia di Punta Safò a Briatico una discarica abusiva di materiali inerti tra cui pare anche il famigerato Eternit, ricordiamo che è sufficiente aspirare un filamento(spesso un milionesimo di capello) di amianto presente in questo fibrocemento per generare nei polmoni del malcapitato il Mesotelioma, un particolare tipo di tumore che resta latente nell'organismo per circa 15-45 anni e appena si sviluppa porta alla morte in 1-2 anni. Si registrano inoltre altre discariche abusive nelle solite località del comune afflitte da questo malcostume difficile da sradicare, in evidenza quella nella piazzola panoramica in zona sant'irene ben visibile da chiunque passi dalla strada provinciale litoranea.

Una discarica di Eternit sulla spiaggia. di Franco Vallone - 5 maggio 2010

Eternit - Wikipedia
Mesotelioma - Wikipedia




29 luglio 2010

Pizzo: ubriaco infastidisce turisti e minaccia carabinieri, arrestato

L'uomo è un dipndente dell'Asp di Vibo Valentia, e i fatti risalgono a ieri sera davanti ad un bar a Pizzo Calabro



27/07/2010 Un uomo di 57 anni, Domenico Antonio Pisano, dipendente dell’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia, è stato arrestato dai carabinieri con l'accusa di resistenza e minacce a pubblico ufficiale. Il fatto è avvenuto ieri sera dinnanzi ad un noto bar della centralissima piazza di Pizzo Calabro, cittadina turistica nei pressi di Vibo Valentia, di questi tempi affollata di turisti.
L'uomo a quell'ora, in preda ai fumi dell’alcool, si è messo ad infastidire la gente seduta ai tavoli. Qualcuno ha chiamato i carabinieri che, intervenuti sul posto, hanno cercato di allontanare Pisano, ma quest’ultimo li ha minacciati. Immobilizzato e portato in caserma, considerato lo stato di ebbrezza subito dopo è stato disposto l'accompagnamento in ospedale, in attesa del processo per direttissima.

27 luglio 2010

Vibonese. Distribuzione di carburante a rischio

La denuncia: non possiamo aspettare 4-5 ore prima di caricare, l'impianto è inadeguato
di Vittoria Sicari

Per l'intera giornata di ieri gli autotrasportatori privati di carburante hanno incrociato le braccia, davanti al piazzale del deposito Agip di Vibo Marina. Lo sciopero – hanno annunciato – se non ci saranno risvolti positivi si protrarrà anche per la giornata di oggi. Orari di lavoro estenuanti (15-16 ore al giorno), lunghe attese per caricare, mancanza di luoghi idonei ad ospitare i camionisti durante le ore di fermo.
Gli autisti di fronte a questo stato di cose alzano la voce e denunciano: «I disagi che durano da anni e per i quali l'Agip non è mai intervenuta. Ci sono orari stabiliti tramite una griglia di carico che non vengono mai rispettati dalla compagnia, mentre se è il trasportatore ad arrivare anche con soli cinque minuti di ritardo non può caricare». Stanchi di essere sfruttati gli autisti privati hanno deciso di intraprendere una battaglia a tutela dei loro diritti. «La legge prevede 9 ore di lavoro e 11 di pausa, mentre per noi accade il contrario – sottolineano ancora i camionisti – il primo viaggio è previsto per le 5 del mattino e invece partiamo con 4-5 ore di ritardo, mentre il secondo è programmato per le 10 e slitta a pomeriggio inoltrato».
All'Agip viene chiesto di darsi un'organizzazione diversa e di adeguare l'impianto che a quanto pare è sottodimensionato e per questo causa lunghe ore di attesa. Sembrerebbe che il deposito prenda più macchine di quelle che riesce a smaltire non consentendo così al traffico di defluire in un arco di tempo ragionevole.
Gli autotrasportatori hanno già segnalato il problema sia ai vettori privati, ossia alle società per cui lavorano, che al direttore responsabile del deposito di Vibo Marina, Claudio La Chimia, il quale non ha rilasciato alcuna dichiarazione pubblica, riferendo agli stessi lavoratori che si tratta di un problema tecnico all'impianto. «Parlano di sicurezza – hanno sottolineato, però, i camionisti – ma siamo noi che poi dobbiamo correre per strada percorrendo 500- 600 chilometri al giorno». Per il carico di prodotto agricolo e di motopesca pare che la situazione sia ancora peggio, infatti, «l'attesa è maggiore a causa del mancato funzionamento dell'impianto di colorazione in linea».
Ma gli autotrasportatori costretti sin dalle prime ore dell'alba sotto il sole, senza una panchina, una bottiglia d'acqua reclamano anche un pò di rispetto. Sono loro il vero anello debole della catena se si considera che il vettore che ha rapporto diretto con la compagnia petrolifera (Tamoil, Api, Q8, Agip, Erg) deve garantire i viaggi, mentre l'Agip fornisce il prodotto. A fianco ai lavoratori l'esponente del Pd, Mino De Pinto, il quale nel rivolgere un appello alle istituzioni locali, ha evidenziato la gravità delle condizioni in cui i camionisti sono costretti ad operare, mettendo quotidianamente a repentaglio la propria vita. Una protesta legittima, dunque, che per De Pinto, non deve passare inosservata, anzi deve investire coloro i quali sono preposti a vigilare per garantire il rispetto delle regole e del codice di sicurezza. La proposta secondo un vettore locale potrebbe essere di aumentare le tariffe, mentre per i lavoratori non può certo essere solo una questione di introiti, quanto in primis di tutela dei diritti della persona. Infine un ultimatum: «Se la questione non si risolve la prossima volta bloccheremo la distribuzione in tutta la Regione».

26 luglio 2010

Vibo. Undici patenti ritirate e 200 punti decurtati


Undici patenti ritirate di cui cinque per guida in stato di ebbrezza, decurtati 200 punti, elevati 53 verbali. Controllati 162 veicoli e 155 persone. È questo il bilancio di un servizio delle pattuglie della Polizia stradale in servizio sul territorio vibonese in concomitanza con il primo esodo estivo marchiato da "bollino rosso".
In particolare, gli agenti della Polstrada diretti dal vice questore Pasquale Ciocca, hanno sorpreso un operaio di 27 anni, residente a Mileto, alla guida di una moto di grossa cilindrata con un tasso alcolico fuori norma ed hanno proceduto alla sequestro del mezzo per la definitiva confisca.
La contestuale attività di polizia giudiziaria della Sezione ha consentito inoltre di sottoporre un cittadino siciliano A. F., 41 anni, residente in Germania, all'esecuzione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di ps con obbligo di soggiorno nel comune di Marsala (Tp), su provvedimento del Tribunale – Sezione misure di prevenzione di Caltanissetta, emesso nel 2004 per reati associativi.
Ad un cittadino marocchino di 32 anni, S.H., destinatario di provvedimento di diniego del permesso di soggiorno del Questore di Catanzaro, è stato imposto di abbandonare il territorio italiano entro 15 giorni.
I controlli amministrativi alle attività di settore, hanno portato al sequestro di un autolavaggio lungo la statale 182, nei pressi di Vibo Marina. Al titolare è stato imposto dall'autorità giudiziaria di apportare le necessarie modifiche costruttive ai fini del corretto smaltimento delle acque reflue. Infine una betoniera del valore di circa 50mila euro, è stata sequestrata ad un'impresa edile di Ricadi poichè resosi inadempiente nei pagamenti, con restituzione alla società di leasing che ne aveva sporto querela per appropriazione indebita.

24 luglio 2010

Depuratori, il Prefetto detta regole e scadenze

Liquami a mare: denunciati il sindaco di Ricadi e due dirigenti della ditta appaltatrice
di Stefania Marasco

É una lunga storia, è la storia della Costa degli dei, del mare, di una natura generosa, che paga un prezzo sempre più alto. É una storia fatta di lettere, comunicazioni. Di una musica che intona sempre la stessa nota. Quella dei richiami, dei depuratori, di passaggi di consegne, di incomprensioni, di allarmismi da bandire. É la storia del mare che non è sempre blu e che ieri dalle spiagge è arrivata sui tavoli della Procura. E, infatti, a denunciare il sindaco di Ricadi, Domenico Laria – con l'accusa di omissione di atti di ufficio – e due amministratori della Dpr costruzioni – per interruzione di pubblico servizio –, sono stati i carabinieri della Stazione di Tropea, guidati dal capitano Migliavacca.
In particolare, il caso riporta indietro di qualche giorno, quando il 19 luglio, a causa di un guasto alla pompa di sollevamento in località Tono, da un tombino nei pressi di un villaggio erano fuoriusciti liquami che si erano riversati in spiaggia (una macchia di circa 7 metri). Era il giorno delle incomprensioni, della scadenza del contratto della Dpr costruzioni, che aveva già licenziato i lavoratori e aveva avvisato che, a causa di un credito maturato di circa 900mila euro, non voleva nessuna proroga. Proroga obbligatoria, però, avevano spiegato dall'Ato fino al passaggio di consegne alla la Smeco Lazio spa che avverrà il 29 luglio. Questo il "quid", con il rientro della Dpr, grazie alla mediazione della Prefettura, ma con quel lasso di tempo senza controlli di cui i turisti si ricorderanno. Ad intervenire quel giorno erano stati i carabinieri di Tropea, la Prefettura che aveva dato l'allerta. Niente allarmismi, naturalmente. Oggi di nuovo, però, il capitolo che riporta alle denunce, alle verifiche che le forze dell'ordine hanno avviato. Per capire una storia che si ripete, a mare e non solo. Perchè questa è una lunga storia, seguita dal prefetto Luisa Latella, che di tergiversare non ha più voglia.
E, ieri, infatti, a inviare un'ennesima comunicazione ai Comuni morosi, è stato proprio il Prefetto per sollecitare il "capitolo" depuratori che riguarda i lavoratori, che andando avanti in questa direzione potrebbe portare a nuovi disagi, considerato che «la Dpr deve ancora pagare ai lavoratori le spettanze relative alle mensilità di giugno e luglio, cui si aggiungono il tfr e altri emolumenti». In totale, 250mila euro; debiti da una parte, e un forte credito dall'altra, ricordano dalla Prefettura. E, infatti, Ato e Comuni sono «debitori di circa 900mila euro».
Ergo, la Dpr non può continuare a pagare. Un cronico ritardo, spiega il Prefetto, che continua a ripercuotersi sui lavoratori, ai quali si dovrebbe chiedere di lavorare ad agosto senza salario, «ancora una volta, pertanto – chiosano dall'Ufficio territoriale del Governo – questa Prefettura è costretta, incredibilmente, a richiamare l'attenzione sul di per sè evidente e gravissimo danno consequenziale all'economia della provincia, a fronte della persistente morosità di molti enti cui spetta la cura dello sviluppo economico del territorio nei confronti del servizio in questione».
Insomma, non si accettano più scuse e il messaggio è chiaro e anche con "scadenza" ossia quella del 27 luglio, la data ultima per versare i ratei maturati non ancora versati. In caso contrario, spiegano «l'Ato procederà alla messa in mora dei comuni inadempienti e alla riconsegna degli impianti», ricordando infine «che la legge prevede gravi conseguenze penali connesse all'eventuale mancato funzionamento del servizio di depurazione». Decisione questa assunta, ieri, dopo una riunione in Prefettura con l'Amministrazione provinciale.

fonte: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=101950&Edizione=11&A=20100724

23 luglio 2010

Caso Federica. Due anni all'ex dg dell'Asp Francesco Talarico. Prosciolto il dottor Cataudella (responsabile Pou)

Federica, difese spaccate su quel black out
di Nicola Lopreiato


Otto condanne e una assoluzione. Questo il verdetto emesso ieri sera dal Tribunale, dopo oltre quattro ore di camera di consiglio, nei confronti delle nove persone coinvolte nella morte di Federica Monteleone. Il Tribunale ha condannato per omicidio colposo a due anni ciascuno l'ex direttore generale dell'Asp, Francesco Talarico; l'ex direttore sanitario Alfonso Luciano e il responsabile dell'area tecnica dell'Asp, Roberto De Vincentis. Due anni anche ad Antonino Stuppia, titolare della ditta che ha eseguito l'impiantistica all'interno della sala operatoria dove avvenne il black out mentre il 19 gennaio del 2007 veniva eseguito l'intervento di appendicectomia sulla povera Federica. Un anno e quattro mesi ciascuno, inoltre, sono stati inflitti a Giuseppe Nicola Gradia (tecnico Asp), all'ing. Antonio Bruni (ex consulente dell'Asp) e al direttore sanitario dello Jazzolino, Pietro Schirripa. Un anno e sei mesi, invece, al dott. Francesco Costa, l'anestesista presente in sala operatoria. Il dott. Talarico, invece, è stato assolto dall'accusa di tentata concussione. Assolto, con formula piena da tutte le accuse il dott. Matteo Cataudella, responsabile dei presidi ospedalieri uniti. Tutte le persone condannate e l'Asp in qualità di responsabile civile, invece, dovranno versare come provvisionale una somma di 800mila euro alle parti civili.
Nell'udienza di ieri prima che il Tribunale si ritirasse in camera di consiglio gli avvocati Giancarlo Pittelli (difensore di Francesco Talarico), l'avv. Giuseppe Altieri e l'avv. Armando Veneto (legali di Francesco Costa) hanno concluso le loro discussioni. L'avv. Altieri ha ribadito le sue certezze, quelle dell'elettrocuzione sul corpo della povera Federica. Un evento che di fatto, secondo quanto sostenuto dal legale davanti al Tribunale, avrebbe reso difficoltosa la ventilazione polmonare ma, soprattutto, avrebbe causato un aumento delle secrezioni che hanno condotto a una parziale ossigenazione. A sostenere l'aumento di secrezione, ha ricordato l'avv. Altieri, sono stati i consulenti di Talarico, il prof. Varetto e la professoressa Margaria. Ulteriore conferma della presenza di secrezioni è stato fornita, sempre secondo quanto sostenuto dal difensore di Costa, anche dal dott. Oppedisano, l'anestesista intervenuto in sala operatoria al momento del cambio del tubo. E subito dopo la paziente si è stabilizzata al punto da essere portata in rianimazione. «Per valutare la colpa di una persona – ha poi aggiunto l'avv. Altieri – bisogna ritornare al momento storico. L'elettrocuzione è un fatto imprevedibile (prof. Ricci), quindi eccezionale. Le norme non ravvisano responsabilità quando l'evento si verifica per un fatto imprevedibile. Il dott. Costa ha agito correttamente, perché non poteva prevedere un evento eccezionale come l'elettrocuzione».
L'avvocato Veneto, invece, ha fatto leva sulla giurisprudenza per escludere la responsabilità dell'anestesista. In particolare, secondo quanto ribadito dal legale nel corso della sua appassionata arringa, non c'è la prova che un comportamento diverso da parte dell'anestesista avrebbe salvato la ragazza. L'avv. Veneto a conclusione della sua discussione ha depositato una memoria attraverso la quale ha ripercorso tutta la vicenda.
Piuttosto articolata l'arringa dell'avv. Pittelli, difensore dell'ex direttore generale dell'Asp, Francesco Talarico. Il legale ha sostenuto che il black out in sala operatoria non è stato determinante nella morte di Federica, «è stata la stessa accusa – ha chiarito Pittelli – a sottolineare che l'anestesista aveva la possibilità attraverso il polso di tenere sotto controllo i parametri vitali della ragazza». L'avv. Pitelli non ha mancato di ricordare al Tribunale che nelle aziende ci sono compiti e situazioni non controllati dai singoli, e nel caso di Talarico semmai siamo nel campo di una eventuale responsabilità programmatica. Invece, dalla rubrica emerge addirittura che Talarico sapesse che in quella sala operatoria non era collegata alla corrente di continuità. Un assurdo». Per l'avv. Pittelli, «si comprende chiaramente che il black out, da classificare come un grande equivoco, è il tentativo di agganciare tutti al processo per superare l'assenza di condotte colpose». Il legale ha poi picconato la tesi in base alla quale Talarico quel 19 gennaio del 2007 si sarebbe precipitato in ospedale per cercare di mistificare la realtà. Infine la vicenda Pasqua, da dove per il pm nasce il tentativo di concussione. «Anche in questo caso c'è il tentativo da parte della pubblica accusa di arrivare a rafforzare l'ipotesi di omicidio colposo nei confronti di Talarico, il quale avrebbe chiesto un certificato preventivo sulla sala operatoria. State certi che se Pasqua avesse fatto quel certificato oggi sarebbe stato imputato». Una vicenda nella quale secondo quanto spiegato dall'avv. Pitelli non c'è il fatto materiale. «Pasqua aveva un obiettivo: anche se non era titolare di alcuna aspirazione, puntava a fare il direttore di Dipartimento, una possibilità che Talarico non poteva offrirgli». Da qui la richiesta di assoluzione piena per l'ex direttore generale dell'Asp, presente anche ieri in aula così come ha fatto per tutto il processo. Breve ma piuttosto ferma la replica del pubblico ministero Fabrizio Garofalo: «Talarico e Luciano (ex direttore sanitario dell'Asp) non possono essere esenti da colpa perché avrebbero dovuto richiedere il collaudo di quella sala operatoria».

22 luglio 2010

Raccontano di ‘ndrangheta e politica, l’editore li caccia. CalabriaOra epura 8 giornalisti

di Roberto Rossi

Una scelta molto discutibile, arrivata dopo alcuni articoli sugli incontri tra il governatore Scopelliti e i boss delle cosche
Otto giornalisti per strada assieme al loro direttore. Tutti fino a pochi giorni fa lavoravano per Calabria Ora, coraggioso quotidiano di Reggio Calabria che nelle ultime settimane ha alzato il tiro delle sue inchieste andando a sfiorare quella zona grigia dove politica e ‘ndrangheta si toccano pericolosamente. La scelta dell’editore arriva dopo le grandi inchieste dell’ultimo mese e tra le cui pieghe sono emersi gli incontri dell’attuale governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti e alcuni boss delle cosche. La scelta di pubblicare queste notizie è costata la sedia al direttore Paolo Pollichieni. Con lui hanno lasciato Pietro Comito e Agostino Pantano, cronisti già oggetti di minacce da parte delle cosche. Con loro, il caporedattore centrale Barbara Talarico, i vicecaporedattori Francesco Graziadio e Stefano Vetere, il caposervizio di Cosenza Pablo Petrasso, quello della Cultura Eugenio Furia e il responsabile delle Cronache politiche Antonio Ricchio. Tutti si sono dimessi. Insomma, l’ossatura del quotidiano.

La scelta editoriale contraddice, poi, i numeri del giornale che nei giorni scorsi, complici anche gli arresti tra la Calabria e la Lombardia, è narrivato a vendere 15.000 copie. «La cosa incredibile – ci dice l’ex direttore – è la fretta con cui si è sviluppata questa rottura. Da settimane ormai seguivamo questo filone senza ricevere nessun tipo di avvertimento, né smentite, né minacce di querele”. Per l’ex direttore “il motivo è scritto nero su bianco nel mio editoriale”. “Sapevamo – c’è scritto – che il potere avrebbe esercitato tutte le pressioni possibili per chiedere la testa del direttore di questo giornale, per normalizzare, per avere un giornale meno impiccione che anche quando parla di mafia non lo fa riempiendo le pagine della mafia folk, quella di Osso, Matrosso e Carcagnosso”.

Quell’editoriale in edicola lo hanno trovato in pochi. Calabria ora è arrivata puntuale solo a Cosenza, a Reggio dopo le undici, in tutte le altre province non è mai arrivato. Guasti alle rotative, hanno dichiarato gli editori. Oggi il giornale è firmato da uno di loro, Fausto Aquino. In pagina, i fondi europei che Scopelliti è riuscito a portare in Calabria, dell’inchiesta sulle frequentazioni coi De Stefano nemmeno l’ombra. Ai calabresi non è dato sapere.

Ai redattori rimasti, Aquino ha detto che sarà assicurata la loro autonomia, che la linea sarà garantita dal nuovo direttore. Si parla di Pantaleone Sergi, già portavoce dell’ex governatore Agazio Loiero, ex inviato di Repubblica, tra i fondatori del Quotidiano della Calabria. Nessun altro nome, per ora. Intanto chi resta non metterà la firma fino alla presentazione del nuovo piano editoriale.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/21/raccontano-la-zona-grigia-della-ndrangheta-e-leditore-li-caccia-a-calabriaora-epurati-otto-giornalisti/42661/

Polizia Municipale, consorzio tra Comuni

La provincia divisa in otto ambiti: Vibo, Mileto, Tropea, Nicotera, Filadelfia, Monterosso e Soriano
di Nicola Lopreiato

Sinergia tra comuni per offrire servizi più efficienti e un maggiore controllo del territorio. È questo l'obiettivo dell'associazione dei corpi di Polizia Municipale a cui aderiscono i 50 comuni della provincia. Un progetto che comincia a muovere i primi passi proprio in questi giorni. Prima del varo definitivo la proposta dovrà passare al vaglio delle singole amministrazioni che dovranno prendere in esame lo schema di convenzione. Tra le finalità della proposta, avanzata dal prefetto Luisa Latella, vi è quella di offrire una migliore sicurezza e qualità dell'ambiente urbano, una maggiore vigilanza sull'occupazione degli spazi pubblici, una più efficace tutela ambientale, massima vigilanza sulla quiete pubblica e privata. In questa ottica il corpo associato di Polizia Municipale punta a migliorare notevolmente le sue prestazioni.
Per dare efficacia al progetto il territorio provinciale è stato "frazionato" in otto ambiti: quello più vasto comprende il "Vibonese", con la città capoluogo comune capofila, al quale aderiscono Briatico, Cessaniti, Filogaso, Maierato, Pizzo, San Gregorio d'Ippona, Sant'Onofrio e Stefanaconi. Piuttosto vasto anche l'ambito dell'Altopiano del Poro con Mileto comune capofila a cui aderiscono anche Filandari, Francica, Ionadi, Rombiolo, San Calogero e San Costantino.
L'ambito di "Capo Vaticano" raggruppa, invece, tutti i centri della fascia costiera e ruota tutto attorno alla Polizia Municipale di Tropea. In questo caso rientrano i comuni di Drapia, Parghelia, Ricadi, Joppolo, Spilinga, Zaccanopoli, Zambrone e Zungri. Piuttosto ristretto l'ambito del "Golfo" che comprende Nicotera (comune capofila) e Limbadi. Di identiche dimensioni l'ambito dell'Angitola che ruota attorno a Filadelfia e che comprende Francavilla Angitola e Polia.
I rimanenti ambiti riguardano le "Serre meridionali", le "Serre settentrionali" e le "Alte Serre". Nel primo caso il comune capofila è Monteresso Calabro e comprende Pizzoni, Vazzano, Capistrano, San Nicola Da Crissa e Vallelonga. Nel secondo, invece, il comune capofila è Soriano Calabro e comprende anche Sorianello, Gerocarne, Dasà, Arena, Acquaro e Dinami. Mentre per quanto concerne il terzo ambito il comune capofila è Serra San Bruno e comprende Brognaturo, Simbario, Spadola, Fabrizia, Mongiana e Nardodipace.
La proposta è stata illustrata ai sindaci nel corso di una riunione tenutasi in Prefettura. Spetta ora alle rispettive amministrazioni valutare i contenuti dello schema di convenzione e proporre delle eventuali modifiche. Lo stesso prevede, fra le altre cose, che i Comuni sprovvisti di vigili urbani debbano corrispondere annualmente un'indennità per ogni duemila abitanti. Per quanto concerne le risorse strumentali queste sono poste a disposizione del servizio convenzionato mediante comando gratuito dei beni al comune capofila. Mentre per quanto riguarda le risorse finanziarie dovranno essere previste dai rispettivi bilanci.
Il corpo di Polizia Municipale associato, tuttavia, nonostante possa offrire delle garanzie sotto il profilo della vigilanza e del controllo del territorio se dalla maggior parte dei sindaci viene recepito come una grande innovazione dall'altra trova non poche resistenze. I comandanti dei vigili urbani dei piccoli comuni temono di perdere il loro potere sul territorio. Anche se non manca chi osserva: «Proviamo a immaginare quali possano essere i risultati di un controllo da parte dei vigili urbani su un abuso edilizio commesso dal vicino di casa o da un suo parente. Non credo che la pratica in questi casi possa procedere speditamente, mentre se a fare un controllo arriva la polizia Municipale di un altro comune teoricamente il risultato dovrebbe essere più efficace».


21 luglio 2010

Smeco s.r.l. pronta a subentrare alla Dpr

Quale miglioramento ci potrà mai essere se l'azienda che ha vinto l'appalto ha giocato al ribasso? Se i problemi c'erano prima, figurarsi ora.

di Angelo De Luca
a.deluca@rossofajettu.org

Che fosse già difficile l’impresa di riorganizzare in tempi record il sistema di depurazione degli impianti a gestione Ato 4, lo si era capito dopo le dure parole di sfiducia da parte del Prefetto Latella qualche settimana addietro. Ma i presupposti comunque per cercare un exit-strategy, nonostante il tempo limitato di intervento, c’erano tutti. Alle 14 di lunedì sono state aperte le buste contenenti le domande di richiesta di appalto, con il misero risultato di una sola azienda partecipante al bando emesso dalla Provincia: si tratta della “Smeco srl” di San Cesareo in provincia di Roma. Dalla mezzanotte di ieri infatti, la Dpr costruzioni ha lasciato il suo incarico, anche se, da quello che emerso dalla riunione di ieri pomeriggio negli uffici della Provincia, la stessa azienda garantirà l’effettivo mantenimento di gestione e manutenzione degli impianti per qualche altro giorno, il tempo utile in buona sostanza per far entrare definitivamente la nuova azienda laziale nel circuito di depurazione Ato 4. Una sorta di miracolo di San Gennaro, visto che comunque per qualche momento, nella mattinata di lunedì, si era pensato ad una drastica uscita di scena dell’azienda partenopea, la quale, forse stizzita ed indignata del comportamento scorretto di tutte le parte interessate, aveva pensato di ritirarsi con mezzi e uomini alla base, lasciando così un vuoto di qualche giorno che avrebbe senza dubbio messo in ginocchio la ricettività e la salute della Costa degli Dei. Giovedì dovrebbe essere il giorno in cui tutte gli attori partecipanti, con in testa Ato, delegazioni sindacali, dirigenti della Smeco e dirigenti della Dpr, siederanno al tavolo delle trattative per cercare di mettersi il prima possibile al lavoro e ufficializzare il passaggio di consegne, garantendo così la piena efficienza gestionale a tutti gli impianti. C’è comunque grande preoccupazione nelle fila delle delegazioni sindacali per quanto riguarda le credenziali di questa azienda, la quale ha presentato oltretutto un’offerta al ribasso dello 0,5%, magari già consapevole della corsa solitaria alla quale andava incontro. La domanda giustamente, alla luce di alcune deduzioni più che altro logiche, nasce spontanea: come mai per lo stesso importo a base d’asta € 297.521,66, predeterminato sui numeri dell’ultimo appalto assegnato alla DPR Costruzione, per 23 lavoratori a 30 h settimanali, la stessa Dpr non ha accettato di rimanere e solamente un’azienda ha ritenuto il valore remunerativo presentando offerta? Si sarebbe di sicuro risolto già molto tempo prima tutto il problema, senza tra l’altro lasciare nessuna “vittima” per strada, come potrebbe in teoria accadere adesso, visto che non è assolutamente sicuro che gli operai verranno riconfermati in blocco dalla Smeco, colpendo duramente sia le famiglie di almeno 2 dei 23 dipendenti, che il contratto nazionale di lavoro. Ma questa è una fantasia nata da intuizioni razionali, che troveranno conferma giovedì mattina, perché se un’azienda “agonizzante” presenta un’offerta al ribasso, o la stessa è una succursale di un’altra azienda “fantasma”, oppure cercherà di fare fuori due stipendi in modo da poter sostenere l’appalto vinto. Giovedì sapremo quali “scheletri” si nascondono dietro questa strana vicenda di “malagestione” amministrativa, che ad ogni modo, anche se sul filo di lana, è riuscita a stabilizzarsi quanto meno per salvaguardare la stagione turistica.

Costa degli Dei. Rifiuti in mare, allarme dei sindaci

Sollecitati sopralluoghi aerei e controlli. Potenziati i battelli "pulimare"
di Concetta Schiariti

È allarme immondizia a mare, quello che è stato lanciato ieri mattina dai sindaci della Costa degli dei, da Nicotera a Briatico, passando per Joppolo, Ricadi, Tropea, Parghelia e Zambrone.
Su iniziativa del sindaco di Zambrone, Pasquale Landro, pienamente sposata dall'amministrazione comunale di Tropea, che ha ospitato la riunione, i primi cittadini costieri si sono dati appuntamento per stabilire le urgenti azioni da intraprendere. In coro, e con una certa risolutezza, hanno puntato il dito contro le innumerevoli buste di plastica che, nei giorni scorsi, hanno invaso le acque del nostro mare. Che fossero intenzionati a fare sul serio s'è capito subito. «Partirà una denuncia contro ignoti – ha chiosato Landro – firmata da tutti i sindaci».
L'obiettivo, naturalmente, è quello di scovare i responsabili di questi atti scellerati che arrecano enormi danni al territorio. Dalla riunione, infatti, è stato deciso di richiedere alle forze dell'ordine un sopralluogo, via aerea, per riuscire a tracciare la provenienza dell'immondizia. «Non possiamo stare fermi – ha ribadito Pasquale Landro – si sta arrecando un forte danno economico e d'immagine all'intera costa. Che vive di turismo e non può permettersi il lusso di assistere a questi scempi».
I primi cittadini hanno deciso di andare in fondo alla questione. E non hanno alcuna intenzione di lasciare nulla di intentato. «Nel caso in cui, dalle indagini, si dovessero scoprire i responsabili – ha spiegato Landro – tutti i comuni, presenti alla riunione, si costituiranno parte civile in un'immediata azione legale».
Nel corso dell'incontro, comunque, i sindaci hanno tenuto a sottolineare che le acque dei nostri mari non sono inquinate. Una notizia che è stata supportata dai prelievi, e relative analisi, eseguiti nei giorni scorsi dall'Arpacal. È stato, altresì, chiarito che i depuratori di zona "Argani" e "Le Grazie" funzionano regolarmente. «Abbiamo deciso – ha continuato Landro – di attivare una serie di controlli nelle strutture ricettive della zona, per assicurarci che siano a norma con gli scarichi e adeguatamente collettati al sistema depurativo». È stata, quindi, chiarita la posizione della ditta Dpr che ha dovuto, in scadenza di contratto, garantire il servizio di gestione dei depuratori per altri due giorni a partire dal 20 luglio. Alla scadenza di questa breve proroga subentrerà la ditta Smeco Lazio che si è aggiudicata la gestione del servizio. Da sabato scorso, a largo delle coste vibonesi, starebbe lavorando il battello regionale "pulimare" che ha il compito di raccogliere i rifiuti galleggianti a mare. «Abbiamo telefonato all'ufficio regionale competente – ha proseguito Landro – in quanto preoccupati per non avere visto alcun battello in azione. Ci è stato garantito che la pulizia, da oggi, è attiva anche lungo le nostre coste». Nei giorni prossimi, comunque, su donazione di privati, giungerà a Tropea un natante, in dotazione al gruppo comunale di Protezione civile di Tropea. Il suo compito sarà quello di perlustrare e pulire il tratto di mare che va da Michelino, zona Parghelia, fino a Passo Cavalieri, ai confini di Tropea.
Naturalmente, i sindaci hanno deciso di informare la Prefettura e la Capitaneria di porto dei contenuti della riunione e delle decisioni prese. All'incontro erano presenti, per Zambrone: il sindaco Landro e gli assessori Collia e Taccone. Da Parghelia: il sindaco Luisa Brosio e il suo vice Franco Crigna, da Ricadi il vicesindaco Franco Melidoni, mentre per Joppolo è stata data delega al sindaco di Zambrone. Ha fatto da padrone di casa il vicesindaco di Tropea Giuseppe Rodolico. Assente giustificato il sindaco di Nicotera.

fonte: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=100751&Edizione=11&A=20100721

20 luglio 2010

Sagra della Pittafilata a Conidoni di Briatico 24 Luglio 2010

Nicotera. Mare sporco, i cittadini assediano il Municipio

Lamentata l'assenza all'assemblea di operatori turistici e associazioni ambientaliste
di Pino Brosio

Dal primo giorno di luglio il colore delle acque marine è ben lontano dal suo azzurro naturale, ma «vi posso garantire – ha detto il sindaco Salvatore Reggio – che nel nostro mare non c'è un grammo di liquame fognario proveniente dal territorio di Nicotera». Con queste parole il primo cittadino, nella mattinata di ieri, ha cercato di smorzare il malumore serpeggiante tra i cittadini riunitisi nell'aula consiliare per protestare contro l'inquinamento del litorale. Inquinamento che sta bruciando le residue risorse economiche del comprensorio impedendo a residenti e turisti di vivere un'estate senza problemi.
L'assemblea popolare, coordinata da Gaetano Aurelio, è servita a fare il punto della situazione e a chiedere al sindaco, presente ai lavori, un'informativa chiara sulle condizioni del mare. «La nostra è una protesta civile e democratica – ha affermato Aurelio – Vogliamo solo sapere perché dopo un manifestino con cui il sindaco, nel maggio scorso, preannunciava un mare pulito, ci ritroviamo, invece, davanti a fenomeni inaccettabili». E Reggio non s'è fatto pregare. Carte alla mano, ha letto il contenuto delle lettere inviate ai vari uffici competenti – a decorrere dal 12 luglio – per denunciare «la presenza diffusa di larghe macchie di colore marrone nello specchio di mare antistante il litorale di Nicotera Marina»; ha assommato le possibili cause dell'inquinamento (comuni le cui fogne finiscono nel fiume Mesima, scarichi industriali, ecc.).
Ha offerto, in sostanza, la sua verità per poi arrivare a concludere che per riportare il litorale nicoterese a livelli accettabili è necessario, nell'immediato, puntare su tre elementi: sbarrare la foce del Mesima; controllare la qualità delle acque dei fiumi Metramo e Marepotamo sporcate dagli scarichi; convogliare in un invaso le acque putride del torrente Vena.
Reggio, peraltro, ha negato che ci siano problemi di alcun tipo con la società che gestisce il megadepuratore di Gioia Tauro anche perché «abbiamo sottoscritto un contratto forfetario – ha spiegato – e quindi il Comune paga sempre la stessa cifra indipendentemente dal carico di liquami che viene pompato verso Gioia Tauro».
Le motivazioni addotte dal sindaco non hanno rimosso del tutto i dubbi dei cittadini che con disappunto hanno lamentato l'assenza di quasi tutti gli operatori turistici e commerciali, nonché delle varie associazioni. Dito puntato soprattutto contro la disattenzione con cui i vertici istituzionali – Prefettura, Questura, Procura della Repubblica, forze dell'ordine e Arpacal – seguono i problemi legati al fenomeno del mare sporco. Stigmatizzato anche l'assenteismo delle varie associazioni ambientaliste accusate di non aver mai prodotto uno straccio di intervento sui "guai" di Nicotera.
La gente, in realtà, fatica a capire perché certi inconvenienti si verifichino solo dall'inizio di luglio in poi, perché le fabbriche della vallata del Mesima "lavorino" solo d'estate, perché le chiazze di sporco ci siano solo in certe ore del giorno, perché quanto succede sul litorale nicoterese non viene affrontato dalle istituzioni con la stessa solerzia usata altrove. Perché, perché, perché.
Intanto, un'altra stagione se ne sta andando e questa volta l'inquinamento rischia di lasciare il segno. Il calo di presenze nei villaggi sembra attestarsi su percentuali devastanti, sull'arenile sono tanti gli ombrelloni e pochi i bagnanti, nei ristoranti il profumo delle cose buone non sembra sufficiente a richiamare i clienti. Pochi anche gli appartamenti affittati dai privati. A dare sollievo dovrebbe essere ancora una volta il mese di agosto. Se le premesse, però, sono queste...


18 luglio 2010

Le Pacchianelle di Briatico

Le Pacchianelle di Briatico con Filippo Anile e Co. - anno 1976

Il culto dei briaticese per la Madonna “a mare”.


E’ un rito che va avanti da secoli. Anche a Briatico, come in molti paesi del mezzogiorno, la Madonna del Carmine viene “processata” in mare.

di Franco Vallone

Il mare di Briatico diventa anche quest'anno, ancora una volta, scenario naturale di una processione antichissima. Briatico, paese di mare, s'incontra con i suoi pescatori e l'eterna devozione a Maria Santissima del Monte Carmelo. Una festa rituale dalle radici profonde e dall'identità più antica che si ripete il 16 di luglio di ogni anno sul mare antistante il paese e che diviene cuore e apice durante la processione sull'acqua della Madonna del Carmine. I festeggiamenti di Maria Santissimadel Monte Carmelo sono da sempre una "priorità" del Rione Baracconi, la parte del paese abitata dai pescatori e, non a caso, la bella chiesa della Madonna del Carmine si trova proprio al centro del loro quartiere, tra Via Carmine e l'antico rione costruito subito dopo il terremoto del 5 febbraio del 1783. La statua della Madonna, allestita di tutto punto con ghirlande colorate e tanti fiori, viene portata in processione per tutte le strade, i vicoli e le piazze del paese. L'itinerario a mare segue oggi una rotta ben precisa e consolidata da generazioni di pescatori che in questo modo ringraziano, ripercorrono difficoltà superate, testimoniano la loro religiosità e la loro fede. Il percorso che si delinea sul mare prevede il passaggio del festoso corteo con a capo la grande barca infiorata con la Madonna e un seguito infinito di barche e motoscafi, paranze e gozzi, barchette e gommoni e con la partecipazione di motovedette delle forze dell'ordine e dei vigili del fuoco. Il mare di Briatico è, purtroppo, stato segnato, negli anni passati, da eventi forti che hanno caratterizzato per sempre l'acqua. In questo giorno particolare di mezz’estate, i pescatori di Briatico con la loro Madonna e insieme a tutti gli altri briaticoti e briaticesi che vogliono accompagnare fisicamente o con lo sguardo la Madonna del Carmine, puntano simbolicamente la prua delle loro barche verso Safò e lasciano cadere un fascio di fiori sul luogo dove alcuni anni fa annegò un loro amico pescatore, poi si recano sulle coordinate di un luogo dove tanti metri sotto l'acqua, nel blu più buio, si trova il relitto di un vapore dell'ultima guerra mondiale bombardato con tutto il suo carico di umanità. Infine il lungo corteo di barche si reca annualmente a Sant'Irene ed anche qui si passa su di un punto preciso segnato da alcuni annegamenti di sub, rimasti incastrati sotto le rocce durante la caccia alle cernie. Ma la processione a mare della madonna del Carmine oltre a commemorare questi luoghi tristemente noti vuole essere, ogni anno, prima di tutto festa, ringraziamento e speranza da parte dei pescatori che vivono di mare, per il mare e sul mare.

ZONA BRIGANTI -U Gigantaru-

Le tante "facce" del sistema di depurazione

L'Ato in ritardo con i lavori nell'impianto Argani a Tropea. Repice: sono pronto a rivolgermi alla Procura
di Stefania Marasco

Niente fulmini e saette. Gli dei potranno ritornare in vacanza. Non proprio un Olimpo, ma la Costa che un tempo fu degli dei il mare lo dovrebbe avere ancora blu. Parola di Sindaci. Perchè i depuratori ancora non parlano, pur essendo "vecchi" ma, forse, non saggi.
I Sindaci, invece, la loro l'hanno potuta dire sul caso "depuratori", quello che ogni anno ritorna a far parlare di sè. Sarà che la scadenza del contratto è sempre a luglio... chissà. La certezza è che l'ingrediente mare, depuratore, Ato e lavoratori crea sempre un mix esplosivo. A comunicare la scadenza del contratto della Dpr costruzioni – ossia martedì – era stato il Prefetto Luisa Latella che invitava chi di dovere a espletare le procedure per l'affidamento della manutenzione. A rassicurare, poi, ci aveva pensato il presidente dell'Ato, Salvatore Lubiana che annunciava l'avvio di tutte le procedure.
Questa la sintesi – alla quale un capitolo si dedicava ai lavoratori in stato d'agitazione – di una storia vecchia come il mare. Il mare che troppo spesso con i depuratori ha dovuto fare i "conti".
«Un meccanismo inadeguato» l'aveva definito il Prefetto. Uno strano meccanismo che sembra riannodarsi puntualmente. Con una ditta che lamenta il forte debito maturato dai Comuni – al 21 giugno di 830mila euro – e dall'altra parte l'Ato «che ha posto intempestivamente in campo gli strumenti atti a risolvere le morosità». Morosità, in parte, "rientrate" nei giorni scorsi, dopo un incontro in Prefettura. Insomma, si va verso la risoluzione, questo lo spiegano i Sindaci.
«Parghelia – sottolinea il sindaco Luisa Brosio – è a posto con i pagamenti, comunque quello del servizio dei depuratori è un problema che si ripercuote in ogni caso su tutti». Un problema con diverse facce, come quello dei costi «esosi per i Comuni, perchè – aggiunge – ci sono alti costi di energia, di manutenzione straordinaria», ma soprattutto a pesare è il fatto che «siano strutture vecchie» e una burocrazia complessa «l'Ato in questo senso – aggiunge – non ha ragione di esistere, perchè il Comune dà l'appalto all'Ato che poi lo dà ad una ditta, sarebbe meglio essere responsabili da soli». Una convinzione anche del sindaco di Zambrone Pasquale Landro che la sua battaglia per i depuratori la porta avanti da anni, «abbiamo – spiega – un depuratore sottodimensionato, problemi non ce ne sono, ma adesso uno lo stiamo realizzando noi». Rassicura anche lui sul fatto che il problema dell'affidamento sia in via di soluzione, «ma la data di scadenza del contratto – chiosa – non dovrebbe essere a luglio».
Neanche Zambrone ha debiti e, infatti, al momento sembrerebbero pochi i Comuni morosi, fra questi Briatico e Ricadi, mentre per Rombiolo «rimangono solo 4mila euro circa da versare», spiega il vicesindaco Michele Ferraro», che fa il punto sulla situazione, «tante volte i piccoli Comuni devono fare i conti con tante spese e il costo del servizio della depurazione è esoso. La manutenzione si fa, ma c'è da dire che le strutture sono vecchie, servirebbero investimenti così da ottimizzare i costi». Una medaglia con più facce, un servizio con troppi interlocutori, passaggi che si ingarbugliano. Come a Tropea, la Perla del Tirreno. Quella che paga il prezzo più alto quando la depurazione fa le bizze. «La situazione – spiega il sindaco Adolfo Repice – è sotto controllo, difficoltà si registrano solo al depuratore Argani e sono dovute a lavori che l'Ato avrebbe dovuto fare». Un ritardo sul quale il sindaco non ha intenzione di tergiversare, «se entro martedì non risolvono il problema – chiosa – sono pronto a presentare una denuncia alla Procura». Anche Tropea è a posto con i pagamenti, infatti, e per Repice mezze misure non ce ne possono essere. «Stiamo vigilando con scrupolosità», anche perchè il problema si chiama "cattivo odore" quello che a una certa ora si espande nell'aria. Odori e non solo, però, perchè se anche il depuratore, in questo caso, non ha "colpe", Repice il pugno di ferro lo annuncia anche su «quella spazzatura che la corrente il giorno puntualmente porta a Tropea. Non transigeremo – spiega – e sono pronto a costituirmi parte civile contro ignoti, è il momento che ognuno si assuma le sue responsabilità». Come dire, il dado è tratto.

17 luglio 2010

Vibo. Sanità, Curia lascia servizi quasi "normali"

Il manager fa il punto dell'attività svolta con il fiato della Procura sul collo e l'esiguità delle risorse
di Marialucia Conistabile

Dopo ventidue mesi trascorsi al vertice dell'Azienda sanitaria, Rubens Curia si appresta a fare spazio al commissario straordinario Alessandra Sarlo, nominata dall'esecutivo regionale. L'insediamento è previsto nei primi giorni della prossima settimana.
Logiche politiche e regole di spoil system hanno determinato il cambio al vertice di una delle Aziende sanitarie finita molto spesso al centro di gravi vicende e dove i sopralluoghi e i sequestri del Nas sono stati per lungo tempo una costante. Un'Azienda consegnata a Curia, a fine settembre di due anni fa, con il peso di due giovani morti, le ripercussioni di un'inchiesta giudiziaria, una raffica di irregolarità (oltre 800 i rilievi fatti dai militari del Nas) e il sequestro di alcuni reparti su ordine della Procura. Insomma una patata bollente passata nelle mani dell'allora commissario Rubens Curia, a giugno 2009 nominato direttore generale. E in questi mesi di gatte da pelare il dg dell'Asp ne ha avute parecchie a iniziare dai paletti, soprattutto temporali, imposti dall'autorità giudiziaria per riportare "nella norma" i locali sequestrati e per appianare la montagna di irregolarità. Una scalata che Curia ha affrontato con la tenacia e la forza di una sherpa. Con questo termine, infatti, si definisce e nell'affrontare le varie problematiche ha stretto i denti ed è andato avanti avendo come obiettivo non traguardi irraggiungibili o progetti faraonici, bensì la pura e semplice normalità, che per l'Azienda sanitaria significa già tanto.
Le opere strutturali e gli altri interventi – perché nei suoi "implacabili" crono-programmi Curia ha riservato spazio alla riorganizzazione interna e alla valorizzazione e razionalizzazione delle professionalità, oltre che delle spese; al miglioramento dei servizi sull'intero territorio – compiuti in questi mesi sono sotto agli occhi di tutti. Dal Pronto soccorso, passando per Ortopedia, Dialisi, Psichiatria, Ufficio ticket, area Ostetricia, Medicina generale (tanto per citarne alcuni) i risultati si vedono o sono in procinto di vedersi. Come il Servizio immunotrasfusionale (Sit) che ha locali completamente ristrutturati in quelli che, sebbene alquanto fatiscenti, ospitavano l'Endoscopia diagnostica che, a sua volta, dopo adeguati interventi si trasferisce nei locali attualmente occupati dal Sit. Una Unità operativa pronta ad aprire praticamente con chiavi in mano, nel senso che sono state acquistate tutte le apparecchiature, anche per svolgere esami di biologia molecolare, ed è stata anche prevista la formazione del personale.
E proprio allo Jazzolino, o meglio nei locali ristrutturati, ma ancora vuoti del Sit, il dg Rubens Curia ha voluto dare il suo saluto e fare il punto sui suoi 22 mesi alla guida dell'Asp. L'ha fatto con i direttori, sanitario e amministrativo, Franco Petrolo e Francesco Procopio, con la dott. Palma Grillo e con i dott. Giuseppe Potenza, Vincenzo Santamaria e Luigi Anastasio. Accanto a loro l'addetto stampa Giuseppe Sarlo.
Ma prima di arrivare al Sit il passaggio obbligato è stato dall'area delle centrali termiche (lavori completati) e dal cantiere che si sta occupando del rifacimento dell'intero impianto elettrico dello Jazzolino (anch'esso sequestrato dalla Procura) e i cui lavori entro la fine di settembre dovrebbero essere completati e consegnati.
Interventi e opere realizzate nonostante l'esiguità dei fondi a disposizione (ancora nelle casse dell'Asp non sono effettivamente disponibili le risorse destinate dalla Regione per la messa in sicurezza dello Jazzolino). «Abbiamo celebrato le nozze con i fichi secchi – ha osservato Curia – procedendo con costanza e badando a risolvere il risolvibile. Il tutto con un occhio al miglioramento dei servizi e delle prestazioni, attraverso protocolli d'intesa, formazione e previsione del rischio clinico».
Nella prossima settimana, dunque, il passaggio di consegne. Atto che Curia fa con rammarico, per non essere riuscito a completare il "quadro" della normalità soprattutto per quanto riguarda il personale infermieristico e medico – «poche unità ci avrebbero consentito di superare molte criticità» – e per il rallentamento delle operazioni per la realizzazione del nuovo ospedale, nonostante la conferenza dei servizi sul finire del 2008 e tutti gli accorgimenti e rivisitazioni dei progetti fatti.

Riduzione della spesa
Due mosse: ossigenoterapia (distribuzione a domicilio) e presidi sanitari per i diabetici (distribuiti direttamente dall'Asp) hanno consentito un notevole risparmio, stimato complessivamente, attorno ai 3milioni 750mila euro. Inoltre nel 2009 la perdita d'esercizio risulta inferiore di quasi il 45% rispetto a quella "reale" dell'esercizio precedente (30% sulla perdita esposta). E alla riduzione della spesa ha anche contribuito il ricorso ad anticipazioni di tesoreria per far fronte al debito con i fornitori.
Massiccio è stato il programma dei pagamenti dei debiti che ha consentito di evitare un aggravio di costi stimato intorno ai 3 milioni di euro.

16 luglio 2010

Mediterranea Sound Festival ZeroDieci Comunicato stampa

Selezione alla fase finale del Mediterranea Sound Festival – Band e artisti partecipanti all’edizione ZeroDieci del MSF



- Breve descrizione dell’evento

 Il Mediterranea Sound Festival, concorso musicale dedicato ai talenti emergenti, organizzato dall’Associazione Culturale Eleutherìa si svolgerà a San Costantino di Briatico (VV), il 12 agosto. Il Mediterranea è evento di assoluto rilievo nel panorama musicale indipendente italiano e, anche per quest'anno, la promozione di artisti e band va di pari passo con la valorizzazione del territorio e l'impegno nel sociale che l'Associazione Eleutherìa mette in primo piano. Il Mediterranea Sound Festival, giunto alla seconda edizione, si presenta come un appuntamento di assoluto rilievo culturale, un evento imperdibile della Costa degli Dei che offre un repertorio musicale di alta qualità che varia dal Folk/Rock al Pop/Alternativo passando per la World Music. I musicisti, provenienti da ogni parte d’Italia, nel corso della serata finale del Festival, si alterneranno sul palco proponendo il proprio repertorio e saranno valutati da una giuria composta da professionisti che operano, a vario titolo, nel settore musicale, giuria che determinerà il vincitore al quale sarà concessa la possibilità di partecipare ad un tour nei migliori locali live d’Italia in collaborazione con Orquestra miglior Festival d’Italia della rete MEI. Inoltre, i brani selezionati per la serata finale saranno inseriti nella Compilation “Liberi di Suonare” prodotta dall’Associazione Eleutherìa per la promozione delle band emergenti. La Compilation sarà in vendita presso gli stand dell’Associazione Culturale. Inoltre, i singoli delle band in gara, potranno essere ascoltati sul MySpace ufficiale del Festival www.myspace.com/mediterraneasoundfestival 
 Anche nell’edizione 2010 la giuria di esperti assegnerà il prestigioso premio della critica “Rino Gaetano” che darà il lascia passare alla band vincitrice alla partecipazione al Meeting degli Indipendenti di Faenza 2010. 
 La serata regalerà emozioni con importanti ospiti del panorama della musica italiana d’autore. Ospiti speciali dell’edizione Zero10 saranno Alessandro Mannarino e l’energico gruppo dei Nuju
 per una serata al cardiopalmo. Insomma, c’è tutto quello che serve per una serata all’insegna della buona musica e delle tradizioni mediterranee. Il Mediterranea Sound Festival, oltre a promuovere le band emergenti, si pone come finalità la promozione delle tradizioni culturali dando ampio spazio ad ogni manifestazione che rispecchi la cultura mediterranea con un occhio di riguardo all’aspetto enogastronomico con l’allestimento della Sagra dei prodotti tipici. Per info e per tutte le news del MSF visita il sito www.mediterraneasoundfestival.it. MSF Zero10 Liberi di Suonare.

- Chiusura del bando e selezione dei gruppi partecipanti

Il 31 maggio è stato chiuso il bando di partecipazione del MSF. Dopo un’attenta valutazione delle domande di partecipazione pervenute sono stati selezionati i 4 gruppi che, sera del 12 agosto a San Costantino di Briatico, si alterneranno sul palco per regalare agli astanti tutta la loro creatività ed energia musicale.

- I 4 gruppi selezionati sono:

1) PACHIRA (genere Pop/Rock) - SICILIA

La band nasce nel Novembre del 2005 dall'idea di un gruppo di ragazzi di Ravanusa e Licata, di realizzare brani inediti ispirati a uno stile pop-rock. La carriera del gruppo inizia nei pub delle cittadine siciliane, e passa dopo poco tempo, favoriti dal clamore ricevuto dal pubblico, a svariate manifestazioni canore.  Vincono il premio della critica e il premio come primo gruppo classificato col miglior brano inedito al " Licata Rock Festival ". Successivamente fanno da gruppo spalla ad Enrico Ruggeri e band, e vincono il primo premio col miglior brano inedito al "Festival Città di Caltanissetta" premiati da Mogol, che in quell'occasione è rappresentante di giuria.  Questa vittoria è il trampolino di lancio per la partecipazione al "MarteLive", dove i Pachira superarono tutte le selezioni ed arrivano in finale. 
La Band è composta da:   
Giuseppe Malfitano (voce e chitarra) 
Giuseppe Abbruscato (batteria)
Emanuele Gattuso (tastiere) 
Salvatore Cani (basso)

2) LA QUINTA ESSENZA (genere rock/psicadelica/alternativo) - PUGLIA

In un'uggiosa giornata di autunno del 2008, cinque ragazzi nostalgici dell’epopea rock italiana e inglese degli anni ‘60 - ’70 e contaminati dalla sperimentazione di nuove forme sonore, decidono di trasformare i loro sogni lisergici in una nuova realtà. Da qui il nome La Quinta Essenza, il tramite tra mondo reale e mondo spirituale. Luogo in cui testi e musica si contemplano a vicenda, realizzando un mix psichedelico a metà tra il puro sound vintage e le sonorità più moderne. Ed è proprio assecondando questo particolarissimo stile che nel 2009 la band arriva a vincere il primo posto all'OFF Contest 2009 di Trani (Bat), e al Matese Friend Festival di Bojano (CB). Il 3 Ottobre 2009, in una location ristagnante di cultura e storia, presenta a Gravina in Puglia il primo album, Un Mare di Plastica, un lavoro di inediti, da cui il singolo, Chi va là, brano di argomentazione sociale, con videoclip prodotto e realizzato dallo Spazio OFF di Trani per la regia di Roberto Tafuro. La Quinta Essenza inoltre si è esibita nei principali locali dell’hinterland barese e non. Ha collaborato a diversi spettacoli teatrali del regista Lino Manosperta, e con alcune associazioni culturali per diverse iniziative di carattere sociale, come la raccolta fondi "S.O.S Gaza" e il tributo al maestro Faber.
La Quinta  Essenza Sono:

Domingo Ferrarese (Voce) 
Carmine Calia (Voce, Chitarre, Hammond, Piano, Elka, Synth, Fisarmonica) 
Gaio Ariani (Chitarra Elettrica, Slide, Voce) 
Francesco Leoce  (Basso) 
Giovanni Gramegna (Batteria, Piano, Synth)


3) MR. CONNECTICUT (genere indie pop/rock/elettronica) - CALABRIA

Il progetto nasce dall’idea di Peppe Barresi, Domenico Amuso e Agostino Taverna che, nell’agosto 2005, decidono di sperimentare nuove esperienze musicali: sono nati i Mr. Connecticut. I tre decidono subito di esprimersi in maniera inconsueta rispetto a tutto quello che aveva caratterizzato il loro presente-passato musicale; i tre sono stati dei punk incazzati, dei capelloni, dei fini rumoristi e anche degli onanisti elettronici. Era giunto il momento di provare a suonare facendo meno rumore possibile. Con lo sguardo rivolto a tutto ciò che li aveva sempre colpiti, il pop elegante e d’autore, i tre sono sempre più decisi a lasciarsi meravigliare dai prodigi del più bell’accordo di sempre: il Fa.                
I Mr. Connecticut sono stati notati da Federico Fiumani (Diaframma), il quale in un’intervista rilasciata nell’aprile 2008 dopo un concerto tenuto a Roma ha confidato di ascoltare i Baustelle ed un gruppo emergente reggino: i Mr. Connecticut (cfr. www.sensorium.it/Interviste_DIAFRAMMA.htm). Dalla collaborazione dei tre, resa difficile dal fatto che uno di loro (Domenico) vive prevalentemente a Roma, è nato un progetto, che oggi prende il nome de “Le meraviglie del fa”. Si tratta di un lavoro che ha preso le forme già nei primissimi giorni di collaborazione (brani come “Non è così”, “Baby”, “Il valzer del camorrista”, sono nati già nell’estate del 2005), che poi si evolve e muta anche un po’ in rotta con la crescita musicale dei tre, sino ad arrivare, passando per i soli mesi di agosto e dicembre del 2006 e 2007, alla nascita del disco. Mr. Connecticut è un progetto che ha intrapreso una strada musicale convogliando musicisti diversi. La sua prerogativa risulta essere quella di indirizzarsi verso canali spiccatamente pop/rock con influenze elettroniche, senza tralasciare un’esigenza comunicativa ed espressiva di tono tutt’altro che superficiale. “Le meraviglie del fa” è il frutto di un lavoro artigianale, durato circa un anno. 
Oggi i Mr. Connecticut sono: 
Domenico Amuso (tastiere)
Agostino Taverna (basso)
Peppe Barresi (voce)
Roberto Ciardulli (batteria)
Davide Furfaro (chitarra)
Francesco Sorace


4) ANGOLO GIRO (genere acustico/tropicale/terapeutico) – EMILIA ROMAGNA

L’Angolo Giro contiene tutti i punti del piano. Le due linee che lo formano coincidono e si annullano, l’angolo giro è nell’Aria, come la Musica. “Abbiamo scelto questo nome perché tutta è la Musica che ci piace e a tutti vorremmo arrivasse il nostro messaggio, attraverso la semplicità dell’Aria che vibra. In un mondo che urla e ascolta poco abbiamo scelto di sussurrare l’Amore per condividerlo. Ognuno di noi conserva ancora una lucina, come una scintilla che può provocare un incendio, ma anche come una goccia che da sola non può fare un mare. Per questo abbiamo scelto di suonare strumenti acustici, per avere la possibilità di dare più importanza al contatto con le persone suonando anche per strada, dove le età, le razze, le religioni e i mestieri si mescolano e ognuno paga il suo “biglietto” come può, un sorriso, uno sguardo, un euro, un minuto…”
Doris Di Nicola: voce, chitarra    
Lionel Vessiller: violino, fisarmonica 
Giorgia Capovivo: trombone  
Carmelo Venuto: contrabbasso    
Stefano De Rosa: batteria .
Musiche e testi sono di Doris Di Nicola.

…Realtà musicali diverse che si fondono in questo progetto, dove è il Testo ad essere protagonista, attraverso il quale si vuole portare avanti un coerente messaggio d'Amore verso la Natura e la Vita stessa. 
…non si sa in quale genere musicale "intrappolarli", ed è forse per questo che spesso mettono d'accordo diversissime personalità di orecchie...ogni SOLUZIONE é un LIMITE e la Poesia è di CHI la ASCOLTA.                            

Esperienze:
Secondo posto Bande Rumorose 2009           
Vincitori Salotto Muzika (bo) 2009  
Finalisti Premio Pigro 2009 
Sanremo off 2010
Notte d’ autore 2010 (TE) – opening Niccolò Fabi



OSPITI e SPECIAL GUEST DEL MEDITERRANEA SOUND FESTIVAL


- OSPITI DEL MSF 

La band dei Nuju “Cirque Grand Paradis Tour 2010”

NUJU
L’ESORDIO DISCOGRAFICO

Il gruppo nasce nei primi mesi del 2009 dall’incontro tra Marco Ambrosi, Fabrizio Cariati, Giuseppe Licciardi, Roberto Simina e Stefano Stalteri, a cui si aggrega strada facendo Roberto Virardi. Nel progetto prende corpo la volontà di unire la vena autorale con quella pop, rock, world ed etnica della musica italiana. Una miscela già tentata dai vari componenti della band nelle precedenti esperienze con i Rosaluna, i Massa Furtiva e gli Arangara. In particolare, viene ripreso il discorso creativo musicale e sonoro dei Rosaluna, unendolo alla cifra stilistica, allo stesso tempo attuale, sociale e intimista dei testi di Fabrizio Cariati. Con la speranza di creare una concreta possibilità, tante volte accarezzata, d’esprimere in musica il bisogno di comunicare, e l’esperienza di alterni momenti appassionanti e deludenti, Nuju è la costruzione di un sogno che non è rimasto a marcire nel cassetto. Ad ottobre 2009 è uscito "Voci di marinai", singolo per le radio prodotto dall'etichetta Latlantide. Lo stesso brano è presente nel libro-cd "Ad esempio a me piace... - un viaggio in Calabria", progetto di artisti calabresi  uscito luglio 2009, il cui ricavato è andato all'associazione Libera Terra che lavora sulle terre confiscate alle mafie. A giugno 2009 i Nuju vincono il premio "Acusticamente - Città di Cervia", a Novembre 2009 vincono il concorso “Generazione Musicale a Progetto”, organizzato da Keepon e il MEI e ad aprile 2010 sono tra i 12 finalisti di "Primo maggio tutto l'anno". Il primo album omonimo è uscito il 30 aprile 2010 per Latlantide.
“Nuju è Nessuno. La sua storia narra di un viaggio in pieno svolgimento, dalle coordinate cruciali, in cui non si vede né punto di partenza né punto d'arrivo. Nuju sfida in continuazione se stesso e il suo destino. Nuju diventa sempre più irrequieto e sempre più amareggiato dalle ingiustizie del nuovo mondo tanto atteso. Nuju prende coscienza della sua incoscienza e forse il suo coraggio risiede proprio nell'animo spensierato ed infantile capace di immaginare l’infinito. I suoi componenti sono dei novelli Ulisse partiti dalla loro Itaca appena maggiorenni e incontratisi in un luogo imprecisato. Mille insidie li attendono, calamità musicali e crisi esistenziali. La loro Odissea è fatta di viaggi. Il pop sono le sirene, il rock è Nausica, la musica d’autore è il ciclope, la world music è Medusa. Nuju è Nessuno”


- SPECIAL GUEST:

Alessandro Mannarino “Bar della Rabbia Tour 2010”

BAR DELLA RABBIA
L’ESORDIO DISCOGRAFICO

ALESSANDRO MANNARINO con la sua chitarra, da moderno cantastorie canta le strampalate vicende dei suoi mondi immaginati divenuti protagonisti del suo primo album.
Le testimonianze di una Roma massacrata, palcoscenico di immigrati che dondolano su impalcature, di campi nomadi incrostati di baracche e di pagliacci singhiozzanti, si trasformano in ballate fantasiose dove tutto può ancora succedere. 

Gli esiliati dal regno delle favole troveranno nel “Bar della rabbia” un luogo dove essere protagonisti e riscattare con un sorriso le loro stesse sventure: un pagliaccio canta un amore perduto, un barbone trova una città in fondo al mare e un giramondo cerca la propria identità... Mannarino, funambolo della parola, si fa portavoce di una ciurma di ribelli, esiliati 


in una terra al confine tra la quotidianità e la fantasia. Dondolandosi come un equilibrista tra la recitazione e la musica permette ai suoi personaggi di fare capriole accorate capaci di sviscerane la profonda umanità.
Da stornellatore moderno e cantautore metropolitano Mannarino compone musiche di confine, eclettiche e contaminate, ispirate ai suoni ed ai volti di una via Casilina globalizzata dove Gabriella Ferri passeggia con Manu Chao e Domenico 
Modugno va a braccetto con Cesaria Evora. Nei suoi testi, macchiati dai forti toni del surrealismo, si vivono storie oniriche e tragicomiche di pagliacci, ubriachi e zingari innamorati. Partendo dalle sonorità e dai ritmi della musica 
popolare italiana Mannarino condisce il proprio mondo con elementi di musica balcanica e gitana, citazioni felliniane e evoluzioni circensi.
BIOGRAFIA
Alessandro Mannarino nasce a Roma nel 1979. Inizia la sua attività artistica a partire dal 2001, quando girando per l’antica suburra del rione Monti, si esibisce in strane session a cavallo tra il djing e il live acustico. Lasciandosi alle spalle queste esperienze di “dj con la chitarra”, nel 2006 da vita alla “Kampina” una band formata da 5 elementi: trombone, basso, fisarmonica, batteria, violino e chitarra. Con la nascita di questa formazione ha inizio una fortunata fase della carriera di Alessandro Mannarino che lo vede esibirsi nei maggiori club e locali della capitale. Dal rapporto di amicizia e collaborazione con l’autore e attore Massimiliano Bruno nasce lo spettacolo “Roma di notte” rappresentato nell’ambito della rassegna teatrale LET della Cometa Off di Roma. Nel 2008 Si esibisce di fronte a prestigiose platee come quella di Villa Celimontana durante il “Festival Jazz”, del “Festival Decò” in Salento e come unico ospite italiano all’interno della sezione Off di “Castel dei Mondi – Festival internazionale di Andria”. Oltre che nei club e nelle piazze Mandarino si esibisce anche in ambiti che esulano dal contesto strettamente musicale. Assieme ad Ascanio Celestini, David Riondino, Don Pasta, Valerio Aprea e Ardecore partecipa a “Soul Food: Incontro su cibo, arte e sostenibilità ambientale” al Teatro Eliseo di Roma, si esibisce in performances da vivo su "Radio Città Futura", "Viva Radio 2" di Fiorello e Baldini, "Radio Popolare" e canta le sue canzoni nel carcere di Regina Coeli. Si è esibito sul palco dell'Auditorium "Parco della Musica" di Roma nella rassegna musicale "Repubblica Roma Rock", evento speciale di "Generazione X". E’ andato in scena al Teatro Ambra Jovinelli di Roma nello spettacolo “Agostino” ed è spesso presente nella trasmissione televisiva “Parla con me” di Serena Dandini. A febbraio 2009 è stato ospite della trasmissione radiofonica “Vasco de Gama” su Radio 2 condotta da David Riondino e Dario Vergassola per cui ha composto la nuova sigla. Il 20 marzo 2009 è uscito il suo primo cd “Bar della rabbia”, prodotto dalla Leave srl e distribuito dalla Universal Music. Ha suonato sul palco del Primo Maggio 2009 in piazza S. Giovanni in Laterano a Roma. Ha partecipato come attore e musicista suonando “Me so ‘mbriacato” nel film “Tutto l’amore del mondo” in uscita nelle sale cinematografiche nel 2010 con distribuzione Medusa. In luglio ha partecipato alla serata conclusiva del Premio Giorgio Gaber a Viareggio.
E’ stato tra i finalisti del Premio Tenco 2009 nella categoria “Album artisti emergenti - opera prima” esibendosi il 13 novembre 2009 sul palco del Teatro Ariston di Sanremo. Collabora con Fandango alla realizzazione di musiche per film.



Presidente dell’Associazione Culturale Eleutherìa
Stefania Aprile 

Contatti:

Tel: 340/2392218 (Giuseppe Vallone - Staff Comunicazione)

15 luglio 2010

Mulino della Rocchetta. La rabbia di Pino Lo Gatto


Indignazione e tristezza per l'imprenditore vibonese che voleva riaprire l'antico "Mulino della Rocchetta". "Dov'era la Soprintendenza quando il Mulino stava cadendo a pezzi?".
di Angelo De Luca a.deluca@rossofajettu.org




BRIATICO- Sono appena passate le 13 di lunedì quando “Il mulino della Rocchetta” viene completamente sigillato dalle forze dell’ordine. Un stabile antico, “un monumento”, come recitano gli atti in mano alla sovraintendenza dei beni culturali, “che stava per essere adibito a risto-pub”. Niente di più vero, niente di più normale. Questo perché lo storico stabile di Briatico, ad oggi, altri non era che una casupola abbandonata, decadente, all’interno distrutta e pericolante. Questo perché lo stabile è stato da sempre utilizzato a scopi ricettivi, sin dagli anni ’90. Ed è per questo che l’indignazione del gestore si fa corposa: “ e’ veramente un brutto colpo – dichiara Pino Lo Gatto – ho speso quasi tutti i miei averi per far rinascere questo locale, rispettando tra le altre cose lo stile e riportando alla luce tutte le bellezze storico-artistiche che lo stesso “monumento” andava anno dopo anno perdendo. Dicono che il Mulino della Rocchetta era soggetto a vincolo monumentale, ma perché nessuno della soprintendenza si è mai interessato per ricostruirlo o quantomeno salvaguardarlo? Credo –continua Lo Gatto - che qui si voglia bloccare sempre, sfruttando i soliti cavilli, chi ha voglia di fare. Ho firmato i contratti ai 15 dipendenti che avrebbero dovuto iniziare la stagione a giorni, avrei dato inoltre un servizio al turismo e alla ricettività della zona, e invece ora devo fare i conti con una stagione da dimenticare, perché dopo tutto quello che ho speso non so proprio come poter recuperare le mie uscite.” Parole cariche di frustrazione, parole cariche di tristezza, perchè come spesso capita dalle nostre parti, la “mannaia” della legge si abbatte ad occhi chiusi contro chiunque ha intenzione di promuovere lo sviluppo imprenditoriale, dimenticandosi il lavoro di sacrificio che magari ci può essere dietro. Nel caso in questione poi, l’assurdo è una parola d’obbligo. “Il mulino della Rocchetta”, ormai da tempo abbandonato, stava subendo gli attacchi del tempo che lo aveva ridotto, all’esterno come un palazzo fatiscente e decadente, e all’interno come un luogo pericoloso e devastato dai diversi incendi dolosi che lo hanno colpito negli anni. “Non possono essere queste le motivazioni del sequestro –conclude Lo Gatto- perché semmai loro dovrebbero pagare me per aver rivalutato un posto così meraviglioso e tuttavia così dimenticato.” E queste foto scattate prima dell'inizio dei lavori lo posso testimoniare.

Il Mulino della Rocchetta il 5 maggio 2009
http://www.youtube.com/watch?v=yW9UvH30hME



già segnalato su RFj:
http://www.rossofajettu.org/2009/05/il-mulino-della-rocchetta-briatico-che.html

Maxi-blitz, ruoli e rapporti dei vibonesi

Depositata dal pm Garofalo la convalida del fermo e la richiesta di custodia cautelare
di Marialucia Conistabile

Nei confronti dei vibonesi coinvolti nella maxi-operazione Crimine, il pm Fabrizio Garofalo (competente per le persone arrestate nel territorio provinciale) ha già depositato al gip la richiesta di convalida del fermo e l'applicazione della misura cautelare in carcere. Dopo aver espletato questo compito il gip si dichiarerà incompetente, trasmettendo gli atti al pm distrettuale competente che riproporrà la convalida della misura al gip distrettuale.
Intanto l'inchiesta "Crimine", della Dda di Reggio Calabria e Milano, delinea, tra gli altri, ruoli e profili che i vibonesi coinvolti avrebbero avuto nell'ambito della più complessa organizzazione 'ndranghetistica "Provincia".
E un esempio della dipendenza del territorio delle Serre vibonesi al Crimine reggino, per gl'inquirenti, è rappresentato dalla vicenda del conferimento di "cariche" a Salvatore Giuseppe Galati e a Michele Fiorillo, entrambi di Piscopio, e indicati quali presunti appartenenti, con ruoli di primo piano, al locale di Vibo Valentia.
Infatti, il matrimonio di Michele Fiorillo – presenti, fra gli altri, Giuseppe Commisso di Siderno (esponente apicale della Provincia e della locale Società), Rocco Aquino (anch'egli esponente apicale della Provincia e al vertice del locale di Marina di Gioiosa Ionica), Francesco D'Onofrio e rappresentanti delle famiglie Pelle e Giorgio di San Luca – sarebbe stato sfruttato come occasione per conferire il grado di Santista a Fiorillo, a Salvatore Giuseppe Galati, a compare Franco e ad altri vibonesi non meglio identificati. Ma in effetti, come emerge ancora nell'inchiesta, per Galati sarebbe stato pronto l'incarico di Padrino e non quello della Santa. Carica che gli doveva essere attribuita – secondo quanto Giuseppe Commisso e Rocco Aquino commentano – nel corso di un incontro organizzato a tal proposito nella casa di Giuseppe Pelle. Tutto però venne rinviato.
E a quanto pare anche iniziali preoccupazioni e perplessità, su come «gli altri» avrebbero preso il conferimento della carica a Galati, furono superate. Nel corso di una intercettazione ambientale, infatti, Commisso, parlando proprio con Galati, gli precisa di aver fatto pervenire il suo assenso, e implicitamente anche quello di Rocco Aquino, a Giuseppe Pelle per l'assegnazione della sua carica di 'ndrangheta: «Glielo ho detto a compare Peppe che mi ha chiamato avantieri».
Della formazione della "Società di Piscopio" gl'inquirenti "sentono" parlare nell'agosto del 2009, nel corso di un colloquio, intercettato, fra Domenico Oppedisano e Michele Marasco. E i due fanno riferimento al fatto che sia a Melito, sia a Piscopio qualche problema sarebbe sorto e che la "Società" era stata «fermata». Particolare, però, che per gl'inquirenti non esclude l'esistenza di un locale.
Fatto sta, comunque, che il giorno successivo al summit, coinciso con il matrimonio della figlia di Giuseppe Pelle (Gambazza), Oppedisano e Marasco affrontano il "problema" Piscopio, dialogo dal quale emergerebbe una competenza su Piscopio di Antonio Cuppari, anch'egli presente al matrimonio. «Si, gliela hanno fermata loro...io glielo ho detto a compare Antonio Cuppari ieri», avrebbe commentato Oppedisano.
Ma la "questione Piscopio" emerge anche in altri stralci dei colloqui, fra i due, intercettati dai quali si evince che «quando gliela hanno fermata» Cuppari non c'era perché «c'erano solo quelli della jonichese». E davanti alle perplessità di Marasco, sul fatto che la Società si potesse fermare, Oppedisano evidenzia: «Eh...adesso queste sono cose se la devono vedere loro, questi di qua, i Vibonesi...mi litigo con loro io per loro, è giusto o no? Sono fatti che si devono vedere loro...». Una conversazione il cui tenore, per gl'inquirenti, dimostrerebbe l'operatività a Piscopio, almeno a quella data, di una Società di 'ndrangheta.
Nell'ambito dell'inchiesta la figura di Cuppari emerge una prima volta in una conversazione registrata nel dicembre del 2008, nel corso della quale viene anche menzionato Antonio Altamura, 64 anni di Ariola di Gerocarne, fermato anch'egli nell'ambito del maxi-blitz, ma dai carabinieri che hanno notificato analogo provvedimento anche a Cono Rocco Fusca, 43 anni di Cessaniti.
Inoltre nel gennaio del 2008 Cuppari avrebbe partecipato a un pranzo-riunione al ristorante "San Michele" di Laureana di Borrello, organizzato da Oppedisano, assieme ad altri esponenti della 'ndrangheta reggina.
Stretti rapporti anche fra il Mastro (Giuseppe Commisso) e i referenti del locale di Cassari di Nardodipace. A lui, infatti, si sarebbe rivolto Damiano Ilario Tassone, nipote di Rocco Bruno Tassone (con incarichi apicali), per chiedergli consigli in merito ai comportamenti più consoni da tenere con gli esponenti dell'onorata Società. Il giovane, in particolare, gli riferisce di un incontro in un ristorante di Cassari con esponenti del locale di Fabrizia, che non aveva adeguatamente salutato come invece avevano fatto lo zio e il cugino. Commisso gli dice di chiedere scusa allo zio e allo stesso tempo si interessa della "forza del gruppo" al che Damiano Ilario Tassone gli riferisce: «A Cassari siamo, gira e volta, una sessantina a parte ci sono poi quelli di Nardodipace».
Avrebbe invece avuto, nel dicembre 2008, un incontro con Domenico Oppedisano, Giuseppe Antonio Primerano, reggente del locale di Fabrizia. A quest'ultimo Oppedisano in quell'occasione rifeisce sul conferimento delle cariche, in particolare in Germania, evidenziando che avrebbe dovuto concederla il Padrino. Infatti, fino al grado di Sgarro l'attribuzione rimane a livello locale, per cui l'autorità competente a conferirlo è il capolocale, per i gradi apicali, come la Santa, invece, «c'è un rito diverso, grosso...».

Alluvione, la "beffa" delle liquidazioni

La denuncia: le somme riconosciute nel 2006 saranno trattenute nella seconda tranche di risarcimento
di Vittoria Sicari

Come tutti i sogni, anche quello di chi ha sperato di rientrare nella propria casa dopo aver perso ogni cosa in seguito alla tragica alluvione del 2006, è finito sul nascere. Smorzato addirittura prima che sorgesse l'alba. Alla speranza di buttarsi il passato alle spalle e di ricucire le ferite ricominciando tutto daccapo si erano appigliati in tanti, che dopo quattro anni di sacrifici, di spese sostenute per il fitto di una nuova abitazione, avevano veramente creduto in una svolta grazie all'avvento della nuova giunta Scopelliti e dell'amministrazione D'Agostino. Purtroppo, si sono dovuti ricredere, ancora una volta un palliativo, una manovra strumentale che lascia l'amaro in bocca.
Alla firma del provvedimento con cui il governatore Giuseppe Scopelliti aveva sbloccato i fondi per il ristoro dei danni alluvionali ai privati (circa 1 milione e 400mila euro) i cittadini avevano esultato: «Qualcosa finalmente si muove». Un fatto concreto, dopo anni di attese, di abbandono e di promesse da parte della giunta Loiero. Fiumi di parole, continui rinvii e rimbalzi di responsabilità tra Regione e Comune. Poi lo sblocco dei finanziamenti. Tutto sembrava essersi incanalato per il verso giusto. Ma quando la palla è passata al Comune di Vibo con il compito di ripartire le risorse, di nuovo l'inghippo. Il criterio adottato il seguente: il 22 per cento ai residenti per i danni alle strutture, il 43 per cento per i danni ai beni mobili e il 22 per cento a fronte del risarcimento per i beni mobili delle seconde case, esclusi solo i non residenti. Magra consolazione se a ciò si aggiunge che i fondi liquidati nell'immediato (2006) dall'allora commissario comunale per l'emergenza ambientale Franco Sammarco, quantificati in 4mila euro a nucleo familiare in soluzione una tantum per il risarcimento dei beni mobili, saranno trattenuti dalle somme attualmente in liquidazione e quindi sottratti al totale del risarcimento destinato ai privati. Sono stati in molti i residenti delle frazioni marine a rimanere perplessi. «Non aveva senso elargire aiuti che poi devono essere restituiti. Da una parte ce li danno e dall'altra ce li tolgono». Così hanno commentato gli alluvionati nel constatare l'ennesima fregatura, legata anche al metodo adottato per la ripartizione delle somme stanziate. Una triste presa d'atto è toccata, infatti, a chi come la famiglia Profiti dopo essersi recata in Comune ha constatato che la perizia giurata e presentata in illo tempore non era stata tenuta in alcuna considerazione, anzi i danni documentati risultano addirittura sottostimati senza preventiva verifica sul posto dell'effettiva consistenza delle perdite subìte. «Siamo all'assurdo – hanno commentato gli interessati – non abbiamo più nulla, nè casa, nè mobili, nè oggetti cari. Tutti i ricordi e i sacrifici di una vita ci sono stati portati via e credono di liquidare la faccenda con poche migliaia di euro».
Eppure il decreto emanato dall'allora presidente del consiglio dei ministri Romano Prodi andava nella direzione di consentire il rientro immediato a coloro che avevano perso la prima casa costruita con regolare licenza edilizia. Finora, invece, si è fatto di tutto per impedire il rientro a chi è ancora fuori casa e non ha la possibilità di ristrutturarla con i propri mezzi. Alla beffa si aggiunge l'inganno: il solito contentino per tutti, in barba a chi ha sempre rispettato la legge. Triste accorgersi, come sosteneva Corrado Alvaro, che alla fine essere stati onesti non è servito a nulla.

In sintesi
Era stato il provvedimento con cui il governatore Giuseppe Scopelliti aveva sbloccato i fondi per il ristoro dei danni alluvionali ai privati (circa 1 milione e 400mila euro), a fare esultare i cittadini. Per dividere le somme il criterio stabilito prevedeva: il 22 per cento ai residenti per i danni alle strutture, il 43 per cento per i danni ai beni mobili e il 22 per cento a fronte del risarcimento per i beni mobili delle seconde case, esclusi solo i non residenti.
Una consolazione magra, però, che oggi sembrerebbe essere stata resa ancora più "esile" e che ha fatto scatenare la delusione dei cittadini per il fatto che i fondi liquidati nell'immediato (2006) dall'allora commissario comunale per l'emergenza ambientale Franco Sammarco, quantificati in 4mila euro a nucleo familiare in soluzione una tantum per il risarcimento dei beni mobili, saranno trattenuti dalle somme attualmente in liquidazione e quindi sottratti al totale del risarcimento destinato ai privati.

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