
La nuova legge sul federalismo spazzerà via Comuni, Provincia, assessori, consiglieri. Il tutto per amore del risparmio. I comuni sotto i 5 mila abitanti in pericolo accorpamento.
di Angelo De Luca a.deluca@rossofajettu.org
I dirigenti regionali e nazionali di “LegAutonomie” non potevano trovare città più adatta per esporre a Sindaci e amministratori locali le problematiche relative alla “carta delle autonomie”. In un periodo contrassegnato dalla forte e crescente incertezza in merito ai poteri delle amministrazioni locali, che, come previsto dalla “manovra Tremonti”, verranno dimezzati, se non addirittura eliminati, unanime è stato il coro di sfiducia di tutti i partecipanti nei confronti del Governo Berlusconi, vero bersaglio del convegno svoltosi ieri nelle sale dell’hotel “Cala del porto” a Vibo Marina. Da più parti, esponenti del centro-destra esclusi per assenza giustificata dai soliti impegni istituzionali, sono arrivate dure parole di profondo dissenso nei confronti della rigida politica adottata in sede parlamentare dai vari fautori del federalismo, con la Lega Nord in testa, e dai vari ossessionati dell’ordine e della disciplina, come ad esempio il ministro Brunetta. E c’è chi parla addirittura di “neo fascismo”. E di ragioni per temere l’avvento del regime ce ne sono a iosa. Francesco De Nisi, Presidente della Provincia di Vibo Valentia, fa il punto della situazione: “ C’è grande incertezza per quanto riguarda il futuro delle amministrazioni locali, dove, in realtà non si capisce molto bene quale sia la posizione reale del Governo, il quale pensa bene di andare avanti nella proposta, attuando l’anti-politica per eccellenza, quella fatta di slogan e spot”. In effetti chi meglio del Presidente della Provincia, coinvolto direttamente nel giochetto del “taglia-Province”, può capire quale sia lo stato attuale del disegno di legge, che, tra le altre cose, settimana prossima approderà alla Camera per essere votato, cambiando per sempre il volto di tutte le autonomie locali. “Lo Stato – continua De Nisi – non riesce a capire che le Province e i Comuni sono il cuore della democrazia, perché hanno uomini e mezzi radicati nel territorio di competenza. Siamo al servizio dei cittadini, siamo i referenti dei cittadini e dettiamo i tempi della vita locale”. Parole estremamente forti, che ribadiscono un concetto molto ben inquadrato, che fa capo senza dubbio ad uno dei principi fondamentali della Costituzione del nostro paese, quell’articolo 5 che “riconosce e promuove le autonomie locali”. Ma del resto, l’obiettivo primario di questo Governo, così come dice sarcasticamente il senatore Murmura “è quello di stuprare la carta Costituzionale”. Di “ritorno al passato” parla il professore dell’università di Napoli Ferdinando Pinto, il quale rivendica l’autenticità della 267 del 2000, sostenendo come “ non si può di certo ritornare ad irrigidire il testo, adottando la formula del “e/o”, come ad esempio si sta facendo con le “competenze” in seno alle autonomie locali, dove verranno divise in obbligatorie e facoltative”. Dunque, le nuove riforme federaliste che presto vedranno la luce grazie alla corposa maggioranza che il centro-destra può vantare in Parlamento, saranno una spiacevole mazzata che colpiranno tutte le autonomie locali, specie in una Provincia come quella di Vibo Valentia, la quale ha nel suo territorio moltissimi Comuni al di sotto dei 5 mila abitanti. Il rischio maggiore è quello di veder accorpate tante piccole realtà che operano nei territori, accentuando di fatto una “guerra” tra poveri, dove per non rimanere isolate dal resto del Paese, che magari, come i molti ben pensanti dicono, farà pur capire agli amministratori l’importanza di lavorare duro per il bene della cittadinanza, ma che di fatto renderà monocratica la realtà politica della Regione Calabria ad esempio, dove per effetto del federalismo, verranno meno organismi come gli assessori e i consiglieri, per lasciare spazio a più organismi di controllo, che si paventa arrivino a quattro, oltre ai già esistenti responsabili dei servizi finanziari e collegio dei revisori. Si profila quindi un vero ritorno al passato, con un Sindaco che cambierà il suo status e diventerà Podestà, accompagnato di seguito dal Prefetto, che sarà a sua volta il “vigilantes” del territorio di competenza.
di Angelo De Luca a.deluca@rossofajettu.org
I dirigenti regionali e nazionali di “LegAutonomie” non potevano trovare città più adatta per esporre a Sindaci e amministratori locali le problematiche relative alla “carta delle autonomie”. In un periodo contrassegnato dalla forte e crescente incertezza in merito ai poteri delle amministrazioni locali, che, come previsto dalla “manovra Tremonti”, verranno dimezzati, se non addirittura eliminati, unanime è stato il coro di sfiducia di tutti i partecipanti nei confronti del Governo Berlusconi, vero bersaglio del convegno svoltosi ieri nelle sale dell’hotel “Cala del porto” a Vibo Marina. Da più parti, esponenti del centro-destra esclusi per assenza giustificata dai soliti impegni istituzionali, sono arrivate dure parole di profondo dissenso nei confronti della rigida politica adottata in sede parlamentare dai vari fautori del federalismo, con la Lega Nord in testa, e dai vari ossessionati dell’ordine e della disciplina, come ad esempio il ministro Brunetta. E c’è chi parla addirittura di “neo fascismo”. E di ragioni per temere l’avvento del regime ce ne sono a iosa. Francesco De Nisi, Presidente della Provincia di Vibo Valentia, fa il punto della situazione: “ C’è grande incertezza per quanto riguarda il futuro delle amministrazioni locali, dove, in realtà non si capisce molto bene quale sia la posizione reale del Governo, il quale pensa bene di andare avanti nella proposta, attuando l’anti-politica per eccellenza, quella fatta di slogan e spot”. In effetti chi meglio del Presidente della Provincia, coinvolto direttamente nel giochetto del “taglia-Province”, può capire quale sia lo stato attuale del disegno di legge, che, tra le altre cose, settimana prossima approderà alla Camera per essere votato, cambiando per sempre il volto di tutte le autonomie locali. “Lo Stato – continua De Nisi – non riesce a capire che le Province e i Comuni sono il cuore della democrazia, perché hanno uomini e mezzi radicati nel territorio di competenza. Siamo al servizio dei cittadini, siamo i referenti dei cittadini e dettiamo i tempi della vita locale”. Parole estremamente forti, che ribadiscono un concetto molto ben inquadrato, che fa capo senza dubbio ad uno dei principi fondamentali della Costituzione del nostro paese, quell’articolo 5 che “riconosce e promuove le autonomie locali”. Ma del resto, l’obiettivo primario di questo Governo, così come dice sarcasticamente il senatore Murmura “è quello di stuprare la carta Costituzionale”. Di “ritorno al passato” parla il professore dell’università di Napoli Ferdinando Pinto, il quale rivendica l’autenticità della 267 del 2000, sostenendo come “ non si può di certo ritornare ad irrigidire il testo, adottando la formula del “e/o”, come ad esempio si sta facendo con le “competenze” in seno alle autonomie locali, dove verranno divise in obbligatorie e facoltative”. Dunque, le nuove riforme federaliste che presto vedranno la luce grazie alla corposa maggioranza che il centro-destra può vantare in Parlamento, saranno una spiacevole mazzata che colpiranno tutte le autonomie locali, specie in una Provincia come quella di Vibo Valentia, la quale ha nel suo territorio moltissimi Comuni al di sotto dei 5 mila abitanti. Il rischio maggiore è quello di veder accorpate tante piccole realtà che operano nei territori, accentuando di fatto una “guerra” tra poveri, dove per non rimanere isolate dal resto del Paese, che magari, come i molti ben pensanti dicono, farà pur capire agli amministratori l’importanza di lavorare duro per il bene della cittadinanza, ma che di fatto renderà monocratica la realtà politica della Regione Calabria ad esempio, dove per effetto del federalismo, verranno meno organismi come gli assessori e i consiglieri, per lasciare spazio a più organismi di controllo, che si paventa arrivino a quattro, oltre ai già esistenti responsabili dei servizi finanziari e collegio dei revisori. Si profila quindi un vero ritorno al passato, con un Sindaco che cambierà il suo status e diventerà Podestà, accompagnato di seguito dal Prefetto, che sarà a sua volta il “vigilantes” del territorio di competenza.












