Andrea Niglia (Sindaco uscente)
Democratici Briaticesi
1) Francesco Aprile (Consigliere di maggioranza uscente)
2) Enrica Artese
3) Roberto Barbieri
4) Maria Benedetta Calafati
5) Anna Maria Costanzo
6) Michele Cutellé (Vice Sindaco con delega Lavori Pubblici uscente)
7) Maria Assunta De Gaetano
8) Iconio Garrì
9) Biagio Salvatore Grasso (Consigliere di minoranza uscente)
10) Nicola Grasso (Assessore con delega Urbanistica e Territorio uscente)
11) Francesco La Piana
12) Francesco Massara
13) Marco Polistena
14) Salvatore Ramondino
15) Maria Staropoli
16) Agostino Vallone (Assessore con delega Servizi Sociali uscente)
Francesco Prestia
Rinnoviamo la nostra città
1) Nicola Anile
2) Sergio Bagnato
3) Salvatore Bagnato
4) Gianfranco Bulzomato
5) Pietro Cascasi
6) Milena Grillo
7) Massimo Rocco La Gamba
8) Francesco Malerba
9) Michele Mazzitelli
10) Domenico Marzano
11) Gennaro Melluso
12) Mirko Nicolino
13) Vincenzo Savino
14) Graziano Spasaro
15) Carlo Staropoli
16) Antonio Ventrice
28 febbraio 2010
Comunali 2010 - Briatico. Ecco i nomi delle due liste
Andrea Niglia ritenta la scalata
Briatico. Ricandidati cinque consiglieri appartenenti al gruppo di maggioranza. Illustrati i programmi
A sfidare il sindaco uscente il medico Francesco Prestia, già consigliere comunale
di NANDO SCARMOZZINO
BRIATICO - E' scaduto ieri il termine per la presentazione delle liste di candidati alla carica di sindaco nel Comune di Briatico, importante cittadina balneare sulla costa degli Dei. L'ora “fatidica” è scattata già alle ore 9, quando il sindaco uscente Andrea Niglia con al seguito alcuni suoi collaboratori ha consegnato nelle mani del segretario comunale l'elenco contenente il suo nome, come candidato a sindaco, e quello dei consiglieri nella lista “Democratici briaticesi”. Circa un'ora e un quarto più tardi il candidato alla carica di sindaco Francesco Prestia, accompagnato altrettanto da alcuni candidati a consigliere comunale, ha ripetuto l'operazione riguardante la lista, pure civica, chiamata “Briatico - Rinnoviamo la nostra città”. Nessuna sorpresa dell'ultima ora, quindi: gli aspiranti alla carica di primo cittadino sono due, come già annunciato nei giorni scorsi. Il destino del vincitore di questa tornata elettorale sarà deciso dal voto di circa 2600 elettori. Andrea Niglia, docente universitario presso la Facoltà di Economia dell'università di Messina, scegliendo di ricandidarsi ha confermato cinque nominativi che hanno fatto parte della maggioranza uscente: i due Grasso, Vallone, Aprile e Cutellè.
«Questa lista è sintomo di continuità - ha dichiarato - amministrativa, preparata ancora una volta all'insegna della trasparenza e della legalità, che ci ha contraddistinto in questi ultimi cinque anni dopo lo scioglimento del consiglio comunale per mafia, amministrato per 24 mesi dai commissari prefettizi». Del programma, che presenterà più dettagliatamente nei prossimi giorni, Niglia ha voluto dare qualche anticipazione. Evidenziando che «è stato ereditato un debito di circa di tre milioni di euro da chi aveva operato in maniera scellerata, cosa che ha costretto ad una certa pressione fiscale, anche se adesso il Comune è in attivo di circa 900 mila euro», ha tuttavia individuato «nella riduzione della politica fiscale, nel minimizzare al massimo i costi di gestione, nel migliorare i servizi sociali per come stiamo già facendo a favore di famiglie indigenti ed anziani, nel riordino degli uffici comunali e nel puntare al massimo sulla futura costruzione dell'approdo turistico come volano di sviluppo» gli obiettivi primari. Soffermandosi sulla lista ha detto: «E' una lista qualificata, con tantissime professionalità, capaci di amministrare la cosa pubblica non servendosi ma mettendosi al servizio della comunità. Vi è una presenza femminile importante: ben cinque donne, a dimostrazione che da parte nostra c'è grande attenzione e considerazione del pianeta donne, il cui impegno potrà contribuire al salto di qualità di Briatico». Il primo problema che l'altro candidato sindaco risolverebbe subito sono le tasse.
Francesco Prestia, medi- co, già consigliere comunale di maggioranza nell'88, nel '97 e nel 2002, nonché consigliere provinciale nel '99 e primo dei non eletti due anni fa al consiglio provinciale, sempre per la maggioranza, non ha dubbi. «Le cambierei subito perché forse sono le più alte della Regione Calabria. Mi riferisco all'Ici sulla seconda casa e sui terreni edificabili. Senza contare - ha aggiunto - che l'acqua potabile come servizio lascia a desiderare. Inoltre, è necessario riordinarlo in maniera seria gli uffici comunali, intervenire sui sociali sociali e sulla cultura, con un occhio di riguardo alla scuola. Ma, la risorsa principale per Briatico rimane il turismo». In merito alla composizione della lista da lui guidata, il candidato alla carica di sindaco della lista “Briatico - Rinnoviamo la nostra città” ha così commentato: «Personalmente sento di dovere ringraziare quanti mi han- no voluto accordare la fiducia. La nostra è una lista apartitica, ispirata alla massima trasparenza. Con questo spirito affronteremo la campagna elettorale e, se arriveremo primi, anche il dopo elezioni. Rispecchia, altresì, le esigenze del territorio. I candidati consiglieri rappresentano, infatti, Briatico e tutte sette le frazioni. Allo stesso tempo posso affermare che essi rappresentano più o meno tutte le categorie sociali e raffigurano anche le varie fasce di età. Questa lista è un mix ben assortito». Due curiosità sono fin qui emerse : ben 800 persone, comprese ne- gli elenchi elettorali del Comune di Briatico, che non potranno votare, risultano emigrati in Argentina; la più popolosa delle frazioni, S. Costantino, è stata quasi sempre determinante ai fini della vittoria finale nelle competizioni elettorali comunali.
fonte: Il Quotidiano della Calabria (28/02/2010, p.30)
Evade la sorveglianza speciale. Arrestato un giovane di Briatico
Un giovane di Briatico è stato tratto in arresto per inosservanza alla misura della sorveglianza speciale alla quale era sottoposto. Giuseppe Morello, 29 anni, disoccupato, è stato bloccato dai carabinieri del centro della costa vibonese.
Giuseppe Morello, briaticese disoccupato dell'81 e sottoposto da tempo alla sorveglianza speciale di p.s. con obbligo di soggiorno, sapeva bene che tra i propri obblighi, oltre a quello di non allontanarsi dal proprio comune di residenza, c'erano anche quello di rientrare entro le 20 di tutte le sere presso la propria abitazione e di portare sempre con se il decreto di sottoposizione alla misura di prevenzione emesso dal Tribunale di Vibo Valentia.
Prescrizioni che però ieri sera, forse a causa di qualche bicchierino di troppo, deve aver dimenticato o ha fatto finta di non capire. Infatti, intorno alle 20.30, una pattuglia dei Carabinieri della Stazione di Briatico, che stava effettuando un servizio di pattuglia nell'abitato, lo ha notato aggirarsi un po' alticcio per le strade del centro storico della cittadina costiera.
I militari della Compagnia di Vibo Valentia non ci hanno messo molto a riconoscerlo ed immediatamente lo hanno fermato per verificare cosa stesse facendo a quell'ora per le strade deserte.
Alle domande dei militari il giovane non ha saputo come giustificare la propria presenza a quell'ora né la mancanza del decreto che avrebbe sempre dovuto portare con se.
Per lui sono così scattate le manette con l'accusa di violazione delle prescrizioni inerenti la sorveglianza speciale di p.s. e, dopo gli atti di rito, ha finito la propria serata in una cella del carcere di Vibo Valentia, in attesa delle decisioni dell'autorità giudiziaria.
fonte: http://ilquotidianodellacalabria.ilsole24ore.com/it/calabria/vibo_valentia_sorveglianza_speciale_arresto_carabinieri_1124.html
Giuseppe Morello, briaticese disoccupato dell'81 e sottoposto da tempo alla sorveglianza speciale di p.s. con obbligo di soggiorno, sapeva bene che tra i propri obblighi, oltre a quello di non allontanarsi dal proprio comune di residenza, c'erano anche quello di rientrare entro le 20 di tutte le sere presso la propria abitazione e di portare sempre con se il decreto di sottoposizione alla misura di prevenzione emesso dal Tribunale di Vibo Valentia.
Prescrizioni che però ieri sera, forse a causa di qualche bicchierino di troppo, deve aver dimenticato o ha fatto finta di non capire. Infatti, intorno alle 20.30, una pattuglia dei Carabinieri della Stazione di Briatico, che stava effettuando un servizio di pattuglia nell'abitato, lo ha notato aggirarsi un po' alticcio per le strade del centro storico della cittadina costiera.
I militari della Compagnia di Vibo Valentia non ci hanno messo molto a riconoscerlo ed immediatamente lo hanno fermato per verificare cosa stesse facendo a quell'ora per le strade deserte.
Alle domande dei militari il giovane non ha saputo come giustificare la propria presenza a quell'ora né la mancanza del decreto che avrebbe sempre dovuto portare con se.
Per lui sono così scattate le manette con l'accusa di violazione delle prescrizioni inerenti la sorveglianza speciale di p.s. e, dopo gli atti di rito, ha finito la propria serata in una cella del carcere di Vibo Valentia, in attesa delle decisioni dell'autorità giudiziaria.
fonte: http://ilquotidianodellacalabria.ilsole24ore.com/it/calabria/vibo_valentia_sorveglianza_speciale_arresto_carabinieri_1124.html
25 febbraio 2010
ROSSO FAJETTU ( a tutti i briaticoti chi vitturi o sentiru parrari du fajettu a jirivasi)
di Giusy Staropoli (http://giusystar.myblog.it/)
Calandu finu a vasciu a jirivasi
Scavandu sutta sutta ‘nte’ partusi
Si vitti a nu minutu nu fajettu
Du tagghju e da misura, curtu e nettu.
Cu ‘ntesta na coppula di sita
Chi nci dunau l’amanti e no’ la zita
Li mani minuti e ‘mporpurati
I nastri du collettu tutti ricamati.
Fujendu comu o ventu ammenzu e scogghj
L’occhju di li genti cerca u cogghj.
Cu lu cappeju tisu e di gran lussu
Chistu di lu mari, e’ lu fajettu russu.
S’ammuccia e all’intrasatta ricumpari
S’annega ammenzu all’undi di lu mari
Nommu ‘nzamai ‘nci arrobba l’oru
U diavulu cornutu i nu bon’omu.
Ma si per casu avarria mu ‘nci ncappa
‘nte mani na cordeja fatta i stuppa
Amari li povari carni soi
Ca u ‘ncorna comu fannu a vacca e u voi.
Sutta lu cappeju e’ chjunu di dinari
Apposta iju s’ammuccia e fuji a mari.
E senza mai nu morzu di rigettu
Ti sputti senza u penza a lu rispettu.
E avogghja ogni cotraru mu vaci giuriandu
Ca iju senti i passi i cui staci venendu
Accussi’ sapi i mastravoti pe’ ‘mbrogghjari
E di certu ,non si faci mai pigghjari.
E allura ja’ sutta a jirivasi
Si cuntanu di tempu chisti cosi.
Ca genti di sti parti vitturu comu un dirittu
Passari subba nu scogghju ,russo fajettu.
Calandu finu a vasciu a jirivasi
Scavandu sutta sutta ‘nte’ partusi
Si vitti a nu minutu nu fajettu
Du tagghju e da misura, curtu e nettu.
Cu ‘ntesta na coppula di sita
Chi nci dunau l’amanti e no’ la zita
Li mani minuti e ‘mporpurati
I nastri du collettu tutti ricamati.
Fujendu comu o ventu ammenzu e scogghj
L’occhju di li genti cerca u cogghj.
Cu lu cappeju tisu e di gran lussu
Chistu di lu mari, e’ lu fajettu russu.
S’ammuccia e all’intrasatta ricumpari
S’annega ammenzu all’undi di lu mari
Nommu ‘nzamai ‘nci arrobba l’oru
U diavulu cornutu i nu bon’omu.
Ma si per casu avarria mu ‘nci ncappa
‘nte mani na cordeja fatta i stuppa
Amari li povari carni soi
Ca u ‘ncorna comu fannu a vacca e u voi.
Sutta lu cappeju e’ chjunu di dinari
Apposta iju s’ammuccia e fuji a mari.
E senza mai nu morzu di rigettu
Ti sputti senza u penza a lu rispettu.
E avogghja ogni cotraru mu vaci giuriandu
Ca iju senti i passi i cui staci venendu
Accussi’ sapi i mastravoti pe’ ‘mbrogghjari
E di certu ,non si faci mai pigghjari.
E allura ja’ sutta a jirivasi
Si cuntanu di tempu chisti cosi.
Ca genti di sti parti vitturu comu un dirittu
Passari subba nu scogghju ,russo fajettu.
Pubblicato da
rossofajettu
@
17:41
1 commenti
Permalink
Etichette
briatico,
cultura,
dialettu calabrisi,
poesia,
tradizioni
Geotag
Briatico VV, Italia
Truffa all'inps nel Vibonese, denunciati 322 falsi braccianti agricoli
Coinvolti alcuni dipendenti di un patronato di Vibo Valentia che figuravano nell’elenco dei braccianti beneficiari dei contribuiti previdenziali
Sono tutti residenti in alcuni comuni della provincia di Vibo Valentia, i 322 falsi braccianti agricoli, denunciati in stato di libertà dai carabinieri per truffa aggravata ai danni dell’Inps. Il valore accertato della truffa è di 1,8 milioni di euro.
L’attività investigativa ha preso avvio da una serie di accertamenti incrociati svolti da personale dell’Inps e dei carabinieri per verificare la correttezza delle richieste di pagamento delle giornate agricole da parte di alcuni braccianti. Dalle indagini è emerso che molti dei richiedenti gli indennizzi previsti, avevano dichiarato di lavorare alle dipendenze di aziende agricole quando, invece, esercitavano altra attività lavorativa.
Dalle verifiche è emerso, ad esempio, che lavoratori avevano dichiarato di essere addetti alla coltivazione di prodotti come fragole o cipolle in terreni posti ad oltre 800 metri di altezza oppure ricoperti dai boschi. E' emerso anche il caso di un terreno di 100 metri quadri in cui, per oltre due mesi, hanno lavorato ogni giorno ben 60 braccianti agricoli.
I militari hanno anche accertato come alcuni intestatari dei contratti di locazione dei fondi agricoli per i quali figuravano impiegati, i falsi braccianti fossero deceduti da decenni o ricoverati in diverse case di cura della regione o, ancora, dichiarati incapaci di intendere e volere. Nell’indagine sono stati coinvolti alcuni dipendenti di un patronato di Vibo Valentia che figuravano anche loro nell’elenco dei braccianti beneficiari dei contribuiti previdenziali.
24 febbraio 2010
Tutte le incognite sull'emergenza Maierato
I mancati interventi sulle zone colpite dall'alluvione del 3 luglio 2006 consigliano un cambio di strategia
di Nicola Lopreiato
di Nicola Lopreiato
Guido Bertolaso, ha esaltato i maieratani, si è congratulato con loro per il comportamento responsabile adottato nella prima fase dell'emergenza, ha avuto parole di ringraziamento per il prefetto Luisa Latella e per il sindaco di Maierato, Sergio Rizzo, non solo per il loro impegno ma anche per avere saputo tenere in "pugno" la situazione, assumendo decisioni importanti quando si è trattato di mettere in sicurezza gli abitanti del paese con decisioni tempestive fin dalla mattina di lunedì. Avvisaglie che non lasciavano certo immaginare che da lì a qualche ora un disastro di quella portata si potesse abbattere sul territorio. E così le misure adottate hanno evitato lutti e sciagure. Quanto basta per proporre il prefetto Latella e il sindaco Rizzo ad un'alta onorificenza di valore civile.
Bertolaso è tornato a Roma rigenerato dagli applausi dei maieratani ed ha promesso agli sfollati che tra dieci giorni tornerà, vorrà verificare di persona come procede il monitoraggio sulla grave frana e, in particolare, se ci sono o meno nuovi pericoli di cedimenti. Così come bisognerà cominciare a programmare gli interventi da fare.
Ma il rischio che si corre in queste situazioni di disagio, che è di vaste proporzioni, è quello di sottovalutare i provvedimenti che saranno emanati da qui a qualche giorno dal Governo centrale. Proprio in queste ore è in ballo il destino di Maierato e dei suoi abitanti, in particolare di quelle 400 persone le cui case ricadono nella zona rossa. Dichiarato lo stato di emergenza nazionale, rimane da stabilire a chi la Protezione civile delegherà i poteri di intervento.
Dai "movimenti" del capo della Protezione civile nelle due visite fatte nei giorni successivi al disastro ci sono indicazioni che non lasciano ben sperare. Tutte le riunioni tecniche sono, infatti, state tenute lontano da Maierato e dalla Prefettura di Vibo, anche se al tavolo tecnico erano presenti sia il prefetto Latella che il sindaco di Maierato. Ma questo atteggiamento di trascinare tutto verso Catanzaro e la città della politica lascia più di qualche sospetto e, nello stesso tempo, ribadisce ancora una volta la marginalità di questo territorio sul piano del peso politico.
Tutto ciò non mette in discussione l'attenzione di Guido Bertolaso, accolto da applausi scroscianti da tutti i maieratani nell'auditorium della scuola di Polizia, ma a preoccupare è il tentativo di spostare da parte dei poteri locali l'attenzione su altre realtà territoriali, sempre con situazioni gravi e per questo da non sottovalutare a cominciare da Janò di Catanzaro.
Il fenomeno Maierato è un evento mai visto prima d'ora e ad ammetterlo è stato lo stesso Bertolaso: un movimento di oltre 200 milioni di metri cubi di terra fino ad oggi sfuggito persino ai massimi esperti della vulcanologia mondiale. Nonostante ciò al capo della Protezione civile è stato consigliato di tenere riunioni a Lamezia Terme, in aeroporto, lontano dai riflettori del disastro e più vicino alle influenze della politica catanzarese, quella che ha fallito su tutti i fronti nella disastrosa alluvione del 3 luglio 2006 con famiglie ancora senza casa e senza alcun risarcimento, con un territorio che continua a franare, un'area industriale da delocalizzare che a distanza di quattro anni dall'ordinanza del commissario delegato è rimasta solo sulla carta. Con alberghi che hanno ospitato gli sfollati nella fase della prima emergenza ancora da risarcire, con opere di messa in sicurezza da completare e la strada del disastro lungo la quale morirono il piccolo Salvatore Gaglioti di soli 16 mesi, e le guardie giurate Ulisse Gaglioti (zio del piccolo) e Nicola De Pascale – tutti uccisi in due momenti differenti ma sempre sullo stesso posto sulla statale 18 – sulla quale rimangono i pericoli di sempre.
A Maierato si augurano solo che quanto accaduto per l'alluvione di Vibo non si ripeta e che il Governo decida di affidare pieni poteri a chi fino ad oggi ha dimostrato competenza e tempestività: il sindaco Rizzo e il prefetto Latella.
Geotag
89843 Maierato VV, Italia
23 febbraio 2010
Bertolaso: maieratani gente esemplare
Il sindaco ai concittadini: con il vostro comportamento avete dimostrato che sappiamo sempre cavarcela
di Marialucia Conistabile
di Marialucia Conistabile
Dalla Scuola di polizia di Vibo dove ha incontrato gli sfollati di Maierato il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, è andato via con una promessa: «Ci rivedremo tra dieci giorni per fare il punto della situazione e avere contezza di come evolvono le cose. Così voi avrete modo di controllare se quanto vi dico corrisponde a verità. Eppoi – ha aggiunto – dovrò conoscere la piccola Benedetta e i suoi genitori».
Prima della tappa alla Scuola di polizia, dove ha annunciato che da oggi può partire il piano di rientro dei residenti del centro storico di Maierato, Bertolaso aveva effettuato un sopralluogo nella zona dell'imponente frana. Arrivato alle 15,30, a bordo di un elicottero nel campo sportivo del piccolo centro del Vibonese, si è poi diretto in auto nella zona colpita per una ricognizione ravvicinata, effettuata assieme all'assessore regionale all'Ambiente Silvio Greco e ai componenti della Commissione grandi rischi. Con loro anche il sindaco di Maierato Sergio Rizzo, il prefetto Luisa Latella, il questore Filippo Nicastro, i vertici delle forze dell'ordine. Un folto gruppo al quale più tardi si è aggiunta il ministro all'Ambiente Stefania Prestigiacomo la quale ai piedi della collina franata ha parlato di «visione sconvolgente».
Tutto sommato, comunque, la situazione non sarebbe catastrofica, al contrario nonostante la gravità del fenomeno (liquefazione della frana, cioè della terra) che ha colpito pesantemente la parte sud di Maierato – definito «rarissimo» e dovuto solo a cause naturali – il tutto rientrerebbe nei canoni della "normalità" dal punto di vista dell'assestamento del territorio. Insomma anche se si dovessero verificare altri cedimenti si tratterebbe di movimenti naturali e preventivati. Per il momento, però, non potranno rientrare nelle abitazioni circa 400 persone, cioè tutte quelle che risiedono nella fascia della "zona rossa" tracciata attorno alla grande frana, nella parte sovrastante (parte alta di via Garibaldi) e nella zona cimitero (fino a contrada Carvalì) e in quella sottostante (la parte terminale di via Don Raffaele Arcella e quella a sinistra di via Cavalieri di Vittorio Veneto che dà direttamente sul versante della parte terminale della frana).
Il sindaco Rizzo e i tecnici comunali hanno già perimetrato le varie zone per cui è chiaro il quadro dei rientri che inizieranno stamattina anche se a scaglioni, cominciando dalla parte della Caserma dei carabinieri a salire. Ciò al fine di non creare intasamenti nella parte alta del paese. Ma come è stato ieri sottolineato prima dal sindaco e poi da Bertolaso i maieratani sapranno come comportarsi anche in questa occasione. «Finora avete avuto pazienza e avete collaborato – ha detto Sergio Rizzo – e per il vostro comportamento ho ricevuto soltanto elogi e congratulazioni. Continuiamo così dimostrando che i maieratani sanno come comportarsi e come cavarsela in qualunque circostanza».
Alla comunità anche i complimenti del capo della Protezione civile – «maieratani, gente esemplare» – che ha sottolineato «la capacità» dimostrata dal sindaco in questa straordinaria occasione. «Assieme al prefetto di Vibo Luisa Latella – ha osservato Bertolaso – hanno svolto un lavoro egregio, straordinario non sottovalutando niente e impedendo bilanci molto più pesanti». Dal canto suo Rizzo ha posto in risalto l'operatività dimostrata dai vari segmenti della Protezione civile, Vigili del fuoco e forze dell'ordine in testa.
Finita la prima fase dell'emergenza, comunque, il caso Maierato continuerà ad essere considerato e trattato come un'emergenza nazionale. Al contempo un gruppo tecnico-scientifico continuerà a monitorare il territorio e a rilevare le condizioni nel loro evolversi, soprattutto nell'ala destra della frana (zona nord del paese) dove, tra l'altro, si trova un gasdotto ad alta pressione. Monitoraggio che sarà sia strumentale sia visivo. Inoltre ulteriori interventi, per la messa in sicurezza del territorio, sono in fase di pianificazione per quanto riguarda lo svuotamento di un lago che si è creato dopo la frana, a causa dell'ostruzione del fiume Scotrapiti e che ha raggiunto circa dieci metri di profondità. Al tempo stesso viene attentamente valutata la portata d'acqua che defluisce verso il paese (zona frana) dall'area industriale.
22 febbraio 2010
Briatico. Contrabbando di sigarette, sotto sequestro un nuovo carico
I 280 pacchetti all'interno di un'auto proveniente dalla Bulgaria
fonte: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaGiornale.aspx?art=53588&Edizione=11&A=20100222
Rientra nel piano di contrasto al fenomeno dell'importazione clandestina di sigarette dai paesi dell'Est Europa, il sequestro effettuato, nei pressi dello svincolo autostradale di Pizzo, dai carabinieri della Stazione di Vibo Marina.
Il piano, coordinato dalla Compagnia, ha consentito di di bloccare un'autovettura – proveniente dalla Bulgaria e diretta verso Pizzo – al cui interno sono stati rinvenuti 280 pacchetti di sigarette delle marche Eve, Victory, L&M e Baron. Sigarette che erano state sistemate in diversi scatoloni di biscotti, accuratamente sigillati, stipati all'interno dell'autovettura.
Dopo aver imposto l'alt al mezzo, infatti, i militari l'hanno perquisito trovando ben presto le sigarette al posto dei biscotti. Al contempo sono state perquisite anche le persone che si trovavano sull'autovettura. Si tratta di due uomini e una donna, tutti di nazionalità bulgara e domiciliati a Briatico.
Dopo aver rinvenuto e sequestrato il carico di bionde (che sarà avviato alla distruzione), i carabinieri della Stazione di Vibo Marina hanno denunciato i tre cittadini bulgari per introduzione nello Stato di tabacco lavorato estero di contrabbando. Con quest'ultima operazione non si è conclusa la controffensiva sferrata dall'Arma al contrabbando di sigarette. I controlli, infatti, nonostante i numerosi sequestri già effettuati, proseguirà con la stessa intensità nei prossimi giorni. Finora le persone denunciate e arrestate per aver introdotto illegalmente carichi di bionde sono tutte provenienti dai Paesi dell'Est.
fonte: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaGiornale.aspx?art=53588&Edizione=11&A=20100222
Geotag
Briatico VV, Italia
20 febbraio 2010
Scoppia bomba a Tropea: distrutto bar, 7 auto distrutte
Geotag
Tropea VV, Italia
Scoppia una bomba, apocalisse a Tropea
Dodici persone costrette a lasciare i propri appartamenti, salvati dai vicini due anziani e distrutte 7 auto
di Concetta Schiariti
di Concetta Schiariti
![]() |
| In vista delle elezioni comunali è bene far capire chi è che governa Tropea |
Fiamme alte tre metri, auto distrutte, vetri in frantumi. Una palazzina che rischia di sbriciolarsi, 12 persone evacuate, due salvati, terrore tra gli abitanti della zona. Scena da vera e propria guerriglia ieri sera poco dopo le 21,30 nel centro di Tropea. Il "salotto delle vacanze" per alcuni momenti si è trasformato in un vero e proprio campo di battaglia con la violenza criminale che alza la testa, decisa ad imporre le sue regole.
Quasi sicuramente un attentato dinamitardo, anche se spetterà ai vigili del fuoco del comando provinciale di Vibo Valentia e agli agenti del posto fisso di Polizia, intervenuti immediatamente sul posto cercare di capire che cosa sia accaduto, cosa abbia potuto provocare un'esplosione violenta che ha letteralmente scosso la cittadina turistica in un'ora che avrebbe potuto provocare una strage.
A saltare per aria è stato il bar Royal con annessa sala giochi, un locale di proprietà di Francesco Cimato, 33 anni, originario di Rosarno, realizzato nell'agosto scorso in via IV Novembre all'interno di una palazzina di tre piani. L'esplosione ha devastato tutto, lasciando solo un cumulo di macerie. Un atto di violenza inaudita che avrebbe potuto far saltare per aria anche 12 persone, tra loro una coppia di anziani, che abitavano al piano superiore del locale. I due vecchietti sono stati salvati solo grazie al coraggioso intervento di alcuni vicini. Letteralmente carbonizzate sette autovetture parcheggiate nelle vicinanze del bar, così come sono andati in frantumi tutti i vetri dei palazzi vicini.
Via IV Novembre alle prime persone arrivate nella zona sembrava essere stata bombardata: fumo, macchine in fiamme come torce, vetri sull'asfalto e una puzza insopportabile di bruciato.
Sul posto anche i dirigenti della squadra Mobile di Vibo Valentia unitamente ai carabinieri della Compagnia di Tropea, del Comando provinciale di Vibo Valentia e due autobotti dei vigili del fuoco che di fronte a quelle scene apocalittiche hanno cominciato a sparare forti getti d'acqua con l'intento di bassare il volume del fuoco.
![]() |
| Il Bar Royal subito dopo aver dimenticato di pagare il pizzo |
In alcuni momenti, prima ancora dell'arrivo delle squadre di soccorso, si è temuto il peggio ovvero che le fiamme potessero interessare anche gli uffici delle poste, ubicate nel palazzo accanto.
L'esplosione della bomba, sicuramente ad altissimo potenziale, ha fatto tremare l'intera cittadina facendo calare su Tropea una vera e propria cappa di paura. Secondo i primi accertamenti lo scoppio è avvenuto dall'interno del locale. Si tratterà ora di capire se siamo in presenza di un vero e proprio attentato messo in atto dalla violenza criminale. Ma le indagini sembrano essere orientate in diverse direzioni. Gli investigatori, infatti, al momento sembrano intenzionati a non escludere nulla. Quello che è certo, per il momento, è che i danni sono ingenti. L'esplosione non ha distrutto solamente il locale e le auto parcheggiate davanti, ma ha anche reso inagibili i quattro appartamenti superiori.
Le persone evacuate nella tarda serata hanno trovato una sistemazione a casa di parenti ed amici.
Pubblicato da
rossofajettu
@
08:03
0
commenti
Permalink
Etichette
'ndrangheta,
imprese,
racket,
tradizioni,
tropea
Geotag
Tropea VV, Italia
18 febbraio 2010
La scomparsa a Briatico di Alfonso Prostamo
di Franco Vallone
![]() |
| Alfonso Prostamo e il suo mare |
Si chiamava Alfonso Prostamo ed era, ormai da tempo, la vera memoria storica del mare di Briatico, e di quella marineria costituita da pescatori che detenevano gli antichi saperi dei mestieri del mare. I Prostamo, assieme agli Accorinti, sono stati infatti i componenti delle famiglie più antiche legate al mondo del mare a Briatico. Alfonso Prostamo, 85 anni, era il pescatore dal basco blu che amava raccontare delle sue avventure di mare, delle tante tempeste affrontate, di tropine e trombe marine, di abbondanti pescati ma anche di rientri a terra, con la sua barca di legno, con poco o niente del tutto. Alfonso aveva affrontato il mare sin da piccolo, lo amava e lo rispettava da sempre ed adesso che sul mare non ci andava più da tempo, lo guardava da lontano, con nostalgia, come un vecchio amico, come una persona che si conosce profondamente. Prostamo ancora adesso ricordava lucidamente ogni centimetro di quanto solcato sull'acqua nella sua vita, conosceva segreti di scogli appena sommersi, dei fondali più pescosi, di relitti insidiosi per le reti e dragare, delle secche e delle fosse più profonde. Conosceva l'antica toponomastica, i punti di riferimento a terra, le stelle e i segni premonitori della meteorologia popolare, aveva una mappa memorica di tutto il mare antistante la costa vibonese, da Pizzo a Tropea e oltre. Amava raccontare, tramandare, vivere attraverso il ricordo ma anche dare dei consigli ai più giovani pescatori del paese. Era l'ultimo baluardo dell'antica marineria briaticese Alfonso Prostamo. Un uomo di mare completo che utilizzava con maestria tutte le tipologie e tecniche di pesca. Ma Alfonso è stato anche grande uomo sulla terra, umile e buono, cristiano e devoto, amico di tutti, sempre. Nonno della bella Laura Prostamo, terza classificata a Miss Italia e oggi attrice, papà di Giuseppina, autrice di “Papaveri e ginestre” che racconta e racconterà, nelle pagine dei suoi libri, anche quanto tramandato dal padre e dal nonno Domenico, pure lui marinaio, storico superstite della ciurma dell'antica palamatara di Pizzo.
Geotag
Briatico VV, Italia
Il "fumo" sul mare di Briatico?
di Franco Vallone
Uno strano fenomeno si è manifestato lungo la costa vibonese, a largo di Briatico, poco lontano dalla spiaggia Sant'Irene. Il mare, secondo molti testimoni che si trovavano sul lungomare e di alcuni pescatori che si trovavano in zona con la loro barca, sembrava invaso da una cortina di fumo in un'area abbastanza limitata. Un fumo chiaro che delimitava in modo circolare la zona di fronte la foce della fiume Potame, fino ad arrivare a largo del territorio di Zambrone. Il “fumo sull'acqua” creava uno scenario irreale e abbastanza inquietante specie al calar della sera quando anche una sorta di chiarore spiccava sul resto del mare scuro con uno strano effetto luminoso e contrastante. Nessuno dei testimoni azzarda ipotesi sul fenomeno osservato ma in paese qualcuno parla già di un possibile cratere vulcanico attivo e subacqueo, altri parlano di gas che si sprigionerebbero dal fondo marino. Quello che possiamo aggiungere è che il fenomeno si è manifestato nel corso della scorsa settimana per ben due volte e successivamente anche lunedì 16 febbraio. Il luogo è sempre lo stesso, a largo di Monte Lapa, la collina più alta del territorio di Briatico che, per tradizione orale e fonti di storici locali, si ritiene sia proprio di origine vulcanica (monte Lapa come ape che ronza). Intanto un pescatore ha localizzato il luogo preciso che coincide con la “secca di Sant'Irene”, un luogo molto conosciuto dalla marineria locale dove le acque improvvisamente diventano basse e molto pescose. Altre fonti identificano il luogo con la zona dove ancora, nel relativamente vicino 1500, esistevano delle piccole isole riportate anche sulle antiche cartografie e denominate Insule Itacense. Non resta che sperare che si tratti solo di un falso allarme, attendere eventuali sviluppi e documentare fotograficamente quanto si manifesta.
| Si può notare la striscia bianca di "fumo" tra mare e cielo |
Uno strano fenomeno si è manifestato lungo la costa vibonese, a largo di Briatico, poco lontano dalla spiaggia Sant'Irene. Il mare, secondo molti testimoni che si trovavano sul lungomare e di alcuni pescatori che si trovavano in zona con la loro barca, sembrava invaso da una cortina di fumo in un'area abbastanza limitata. Un fumo chiaro che delimitava in modo circolare la zona di fronte la foce della fiume Potame, fino ad arrivare a largo del territorio di Zambrone. Il “fumo sull'acqua” creava uno scenario irreale e abbastanza inquietante specie al calar della sera quando anche una sorta di chiarore spiccava sul resto del mare scuro con uno strano effetto luminoso e contrastante. Nessuno dei testimoni azzarda ipotesi sul fenomeno osservato ma in paese qualcuno parla già di un possibile cratere vulcanico attivo e subacqueo, altri parlano di gas che si sprigionerebbero dal fondo marino. Quello che possiamo aggiungere è che il fenomeno si è manifestato nel corso della scorsa settimana per ben due volte e successivamente anche lunedì 16 febbraio. Il luogo è sempre lo stesso, a largo di Monte Lapa, la collina più alta del territorio di Briatico che, per tradizione orale e fonti di storici locali, si ritiene sia proprio di origine vulcanica (monte Lapa come ape che ronza). Intanto un pescatore ha localizzato il luogo preciso che coincide con la “secca di Sant'Irene”, un luogo molto conosciuto dalla marineria locale dove le acque improvvisamente diventano basse e molto pescose. Altre fonti identificano il luogo con la zona dove ancora, nel relativamente vicino 1500, esistevano delle piccole isole riportate anche sulle antiche cartografie e denominate Insule Itacense. Non resta che sperare che si tratti solo di un falso allarme, attendere eventuali sviluppi e documentare fotograficamente quanto si manifesta.
LA CALABRIA SCIVOLA A VALLE
Il day-after Maierato è leit-motiv degli ultimi decenni: si sa tutto, ma nessuno fa niente. 35 comuni su 50 in provincia di Vibo Valentia sono esposti al 100% di rischio di dissesto idrogeologico.
di Angelo De Luca
Rapporto Legambiente sul dissesto idrogeologico:
“La continua e intensa urbanizzazione lungo i corsi d'acqua e in prossimita' di versanti fragili e instabili, fa si' che il nostro Paese sia fortemente esposto ai rischi del dissesto idrogeologico. Il ritardo con cui troppe amministrazioni locali avviano interventi mirati ad attivita' di prevenzione e pianificazione, la lentezza con cui vengono avviati, la' dove possibile, interventi di delocalizzazione di abitazioni e fabbricati industriali dalle aree piu' esposte a pericolo, la quasi totale assenza di progetti finalizzati alla rinaturalizzazione dei corsi d'acqua e delle zone dissestate risultano sconcertanti.
Abusivismo e cementificazione priva di regole non sono, purtroppo, solo un'eredita' del passato ma una realta' da combattere ogni giorno, e il Piano Casa recentemente approvato dalle Regioni in molti casi peggiora la situazione accrescendo i rischi, perche' puo' consentire nuove deroghe senza alcun rispetto per le regole della prevenzione del rischio idrogeologico. Pur potendo contare su un ottimo sistema di protezione civile, dobbiamo essere consapevoli che una reale ed efficace opera di prevenzione va realizzata partendo dal rispetto dell'ambiente e degli ecosistemi fragili come i fiumi insieme ad una maggiore cura del territorio".
di Angelo De Luca
E ci risiamo. Da noi non servono terremoti tipo Haiti o L’Aquila, da noi non servono uragani tipo Florida, da noi non servono bombe tipo Gaza. Da noi basta la pioggia. La pioggia, un fenomeno atmosferico abituale, diventa il nemico pubblico dei cittadini calabresi. Una settimana di pioggia ha flagellato l’intera regione: 180 frane, 26 strade chiuse, 10 paesi evacuati. Un bollettino impressionate; eppure siamo in Calabria, terra, che per quanti se lo fossero dimenticato, appartiene politicamente all’Italia del G8, quella dei pranzi internazionali sui cambiamenti climatici a Copenaghen, quella delle convention amichevoli con la Libia, quella dell’armistizio con la grande Russia di Putin, quella fedele leccapiedi degli Stati Uniti e, da qualche tempo, di Israele. La pioggia. Incubo terrificante per tutti coloro i quali vivono alle pendici delle montagne, o sulle coste, o in collina. Una regione per il 91% divisa tra montagne e colline, impervia e fiorentissima di vegetazione ultrasecolare.. ma è anche quella delle case in cemento mai costruite, degli stabili abbandonati, delle strade con le buche grosse come crateri, quella dell’urbanizzazione selvaggia, dell’erosione costiera, della privatizzazione di spazi pubblici, delle opere iniziate e mai concluse, quella dell’autostrada infinita, quella delle comunità montane sul mare, quella della collusione in ogni angolo delle nostre città. Le immagini shock di Maierato non sono altro che l’apice di una situazione divenuta oramai “realtà” visibile a tutti noi. Se parliamo di 180 frane in due giorni, questo significa che ogni paese è un potenziale castello di sabbia, dove solo la fortuna è riuscita ad incunearsi tra i vicoli dei paesi “superstiti”. Loiero, il buon vecchio Loiero, ingrassato dalla recente vittoria alle primarie-farsa del Pd, tuona stamattina gridando allo scandalo dei 15 milioni mai arrivati dal Governo, che avrebbero, secondo lui, risanato il disagio ambientale della Regione, sostenendo che “ lo Stato non può essere strabico, perché anziché pensare al Ponte, dovrebbe essere più sensibile a queste calamità naturali di interesse collettivo”. Già, calamità naturali. Perché il dissesto idrogeologico è una calamità voluta dalla natura; succhiarsi la terra e costruire selvaggiamente su ogni angolo di “paradiso” terrestre è calamità naturale, lasciare che i letti dei fiumi diventino discariche a cielo aperto, otturando così le vie d’uscita è calamità naturale, disboscare foreste per costruire villaggi turistici e villone private è calamità naturale, dare concessioni edilizie in punti critici è calamità naturale. Tutto è calamità naturale, anche il suo sedere sulla poltrona a quanto pare è calamita ( ma senza accento) naturale. La Calabria ha bisogno di un restyling totale, dire “si deve fare di più” non basta, perché si deve fare tutto, ma proprio tutto tutto! E che non si parli di ponte sullo stretto, perché alla luce delle catastrofiche annunciate, può sembrare un ulteriore schiaffo alla natura dire “vogliamo il ponte”, perché la priorità, qualora qualche politicante o anche cittadino calabrese si dimentica il significa della “cosa pubblica”, siamo noi. Bisogna non confondere, come spesso succede quando si parla di “grandi opere”, la rinuncia con l’esigenza, perché il territorio, arrivato al suo minimo storico di agibilità, ha bisogno di interventi massicci nei settori “infrastrutture”, “ambiente”, “bonifica del territorio”, “ricostruzione post-catastrofi” e “viabilità”. E non bisogna confondere il “piano ponte” con l’aumento dell’occupazione, perché qualora si mettesse in moto una macchina organizzativa, come il risanamento completo delle due regioni, l’occupazione potrebbe senza dubbio salire anche senza i lavori del ponte. E’ necessario che la campagna informativa delle varie manifestazioni possa davvero creare un movimento capace di far cambiare idea ai nostri uomini di Governo, sottolineando come il problema dello sviluppo deve passare necessariamente attraverso l’opinione di chi in certi posti ci vive. Non possiamo sempre passare per i soliti “trogloditi” di turno, sprezzanti del nuovo disegno tecnologico, perché noi, cittadini del sud, moriamo ancora perché piove mezz’ora più del solito e le nostre case crollano, perché qualcuno ha regalato condoni laddove il condono rappresentava solo un ulteriore pericolo di vita; moriamo perché le strade sono dissestate e gli incidenti mietono vittime a raffica. La rincorsa allo sviluppo non deve mai confondersi con i sogni Napoleonici di chi aspira solo a costruire senza criterio, in una parte di mondo dove lui non ha mai abitato. E non ci sarà mai pace in questa terra di odio/amore fin che i nostri “rappresentanti” non avvertiranno l’esigenza di amare davvero questa terra, che oggi, insieme a Maierato è sprofondata a valle sotto tonnellate di ipocrisia e malaffare.
Rapporto Legambiente sul dissesto idrogeologico:
“La continua e intensa urbanizzazione lungo i corsi d'acqua e in prossimita' di versanti fragili e instabili, fa si' che il nostro Paese sia fortemente esposto ai rischi del dissesto idrogeologico. Il ritardo con cui troppe amministrazioni locali avviano interventi mirati ad attivita' di prevenzione e pianificazione, la lentezza con cui vengono avviati, la' dove possibile, interventi di delocalizzazione di abitazioni e fabbricati industriali dalle aree piu' esposte a pericolo, la quasi totale assenza di progetti finalizzati alla rinaturalizzazione dei corsi d'acqua e delle zone dissestate risultano sconcertanti.
Abusivismo e cementificazione priva di regole non sono, purtroppo, solo un'eredita' del passato ma una realta' da combattere ogni giorno, e il Piano Casa recentemente approvato dalle Regioni in molti casi peggiora la situazione accrescendo i rischi, perche' puo' consentire nuove deroghe senza alcun rispetto per le regole della prevenzione del rischio idrogeologico. Pur potendo contare su un ottimo sistema di protezione civile, dobbiamo essere consapevoli che una reale ed efficace opera di prevenzione va realizzata partendo dal rispetto dell'ambiente e degli ecosistemi fragili come i fiumi insieme ad una maggiore cura del territorio".
Geotag
89843 Maierato VV, Italia
17 febbraio 2010
Una condanna e due assoluzioni
Cinque anni e 20mila euro di provvisionale a carico di Francesco Fortuna
![]() |
| Francesco Fortuna, Pietro Piperno, Salvatore Platania |
Poco più di due ore di camera di consiglio e poi il verdetto, per certi aspetti a sorpresa alla luce dell'impalcatura accusatoria e delle richieste avanzate dal pubblico ministero. Il Tribunale ha assolto Pietro Piperno, 53 anni, carrozziere di Piscopio (difeso dall'avv. Giuseppe Di Renzo). Identico verdetto per Salvatore Patania, 32 anni (avv. Costantino Casuscelli) anche se nei suoi confronti era stato lo stesso pm a chiedere l'assoluzione sulla base delle dichiarazioni della vittima.
Condannato, invece, a 5 anni di reclusione e 20mila euro di provvisionale Francesco Fortuna, 40 anni, di Stefanaconi, difeso dall'avv. Sandro Franzè. Nei suoi confronti il pm Fabrizio Garofalo al termine della requisitoria aveva chiesto 10 anni di carcere. Altrettanto pesante la richiesta del pm era stata nei confronti di Pietro Piperno (9 anni e 500mila euro di multa). Erano accusati di estorsione aggravata e danneggiamento nei confronti dell'imprenditore Giuseppe Morelli, titolare di un mulino, parte civile con l'avv. Giovanna Fronte.
Nella sua requisitoria il pubblico ministero aveva fatto un excursus delle intimidazioni e dei tentativi di estorsione compiuti nei confronti di Morelli, sottolineandone la gravità. Un quadro che – secondo quanto rilevato in aula dalla pubblica accusa – non delinea i contorni di una semplice estorsione, bensì quelli di una vicenda che sarebbe da ricondurre alla criminalità organizzata. Da qui la richiesta di pene «esemplari» per estirpare un fenomeno che il pm ha definito «cancro della società» e per ridare fiducia e coraggio a quanti devono denunciare. Inoltre il pm aveva evidenziato la credibilità del testimone e delle sue dichiarazioni anche perché non sapeva d'essere intercettato. Il Tribunale ha ordinato il trasferimento degli atti alla Procura per le determinazioni di competenza in merito ai chiarimenti forniti dalla vittima in aula, in merito soprattutto alla posizione di Patania. Morelli, infatti, ha scagionato Salvatore Patania e lanciato accuse contro il fratello.
16 febbraio 2010
Maierato e la sua “terra ferita”
di Franco Vallone
Frana o non frana? Questo il dilemma che da giorni perseguita tanti calabresi che vivono e condividono una regione sempre più violata che reagisce con improvvisi distacchi della sua terra ferita. A Maierato questa mattina non c'era nessuno in giro per le sue strade, per i suoi vicoli. Un vero paese fantasma con vecchiette, avvolte nello scialle più scuro, traslocate con poveri fardelli e sguardi persi nel vuoto, materassi spostati dalla più solida staticità quotidiana. Un paese oggi ripieno di simboli di svuotamento e annullamento e da tanti mezzi di soccorso che illuminano di lampeggianti blu le belle stradine del centro storico, le chiese arroccate sulle scalinate e le case con il basilico nelle lattine dei pelati sull'uscio. Sono proprio tanti i lampeggianti blu accesi di tutte le forze di polizia, di vigili del fuoco, protezione civile e arpacal, polizia municipale e provinciale, di ambulanze e mezzi della croce rossa… La "terra ferita" maieratana, ripresa in diretta nel suo orribile moto dallo sguardo e dalla telecamera della giornalista Patrizia Venturini, è passata su tutti i canali televisivi di tutto il mondo ed ora è proprio davanti agli occhi di poche anime erranti di Maierato, di quei pochi rimasti in cerca delle proprie case per prendere le proprie cose, accompagnate rigorosamente da uomini dei vigili del fuoco e dalle tute fosforescenti degli uomini della protezione civile. Un troppo noto nastro rosso e bianco delimita, ancora una volta, le strade che finiscono improvvisamente nel nulla e nel vuoto della terra inghiottita. Accanto, poco lontano, la terra ferita si muove ancora imprevedibile, ma forse, ancora una volta, nella sua più drammatica prevedibilità. A Maierato sembra di essere tornati indietro nel tempo, a quando l'acqua piovana e le frane si portarono via Papaglionti di Zungri, altro paese calabrese ferito, centro interamente trasferito per frana, paese drammaticamente spaesato per sempre. Frana o non frana la Statale 522 a Pizzo? Frana o non frana a Vibo Marina? e a Longobardi? e Stefanaconi? e la strada di Pannaconi e quella di Sciconi, franerà o non franerà? Si può continuare a raccontare la storiella, in tema proprio con il periodo di San Valentino, della margherita e del "M'ama o non m'ama" ma non si può rischiare con un "frana o non frana". Forse le ferite di questa "terra ferita" hanno un feritore storico che ogni giorno si può trasformare in omicida. Come dire, ancora una volta un delitto annunciato.
Frana o non frana? Questo il dilemma che da giorni perseguita tanti calabresi che vivono e condividono una regione sempre più violata che reagisce con improvvisi distacchi della sua terra ferita. A Maierato questa mattina non c'era nessuno in giro per le sue strade, per i suoi vicoli. Un vero paese fantasma con vecchiette, avvolte nello scialle più scuro, traslocate con poveri fardelli e sguardi persi nel vuoto, materassi spostati dalla più solida staticità quotidiana. Un paese oggi ripieno di simboli di svuotamento e annullamento e da tanti mezzi di soccorso che illuminano di lampeggianti blu le belle stradine del centro storico, le chiese arroccate sulle scalinate e le case con il basilico nelle lattine dei pelati sull'uscio. Sono proprio tanti i lampeggianti blu accesi di tutte le forze di polizia, di vigili del fuoco, protezione civile e arpacal, polizia municipale e provinciale, di ambulanze e mezzi della croce rossa… La "terra ferita" maieratana, ripresa in diretta nel suo orribile moto dallo sguardo e dalla telecamera della giornalista Patrizia Venturini, è passata su tutti i canali televisivi di tutto il mondo ed ora è proprio davanti agli occhi di poche anime erranti di Maierato, di quei pochi rimasti in cerca delle proprie case per prendere le proprie cose, accompagnate rigorosamente da uomini dei vigili del fuoco e dalle tute fosforescenti degli uomini della protezione civile. Un troppo noto nastro rosso e bianco delimita, ancora una volta, le strade che finiscono improvvisamente nel nulla e nel vuoto della terra inghiottita. Accanto, poco lontano, la terra ferita si muove ancora imprevedibile, ma forse, ancora una volta, nella sua più drammatica prevedibilità. A Maierato sembra di essere tornati indietro nel tempo, a quando l'acqua piovana e le frane si portarono via Papaglionti di Zungri, altro paese calabrese ferito, centro interamente trasferito per frana, paese drammaticamente spaesato per sempre. Frana o non frana la Statale 522 a Pizzo? Frana o non frana a Vibo Marina? e a Longobardi? e Stefanaconi? e la strada di Pannaconi e quella di Sciconi, franerà o non franerà? Si può continuare a raccontare la storiella, in tema proprio con il periodo di San Valentino, della margherita e del "M'ama o non m'ama" ma non si può rischiare con un "frana o non frana". Forse le ferite di questa "terra ferita" hanno un feritore storico che ogni giorno si può trasformare in omicida. Come dire, ancora una volta un delitto annunciato.
Geotag
89843 Maierato VV, Italia
15 febbraio 2010
Maierato. Frana montagna
Comunicazione dalla redazione sportiva
Cari lettori di “Rosso Fajettu”, è con molto dispiacere che la redazione sportiva vi comunica che abbiamo sospeso la nostra parentesi calcistica riguardante il mondo dell’Asc Nuova Briaticese. Dopo le moltissime mail, messaggi su facebook e richiami verbali, ricevuti da voi pubblico, emigrati, spettatori, tifosi, simpatizzanti, lettori della rivista “sport” del sito, ci sembra doveroso tenervi presente che i nostri articoli, le nostre pagelle, le nostre analisi ( che erano di natura prettamente tecnico-tattica ) non verranno più pubblicate fino alla fine della stagione 2009/2010. I “perché” di tale scelta sono all’interno di una più precisa serie di eventi spiacevoli, che hanno condizionato la voglia, la passione e l’amore dei nostri inviati, i quali dimostravano profondo orgoglio nel seguire la tanto amata squadra del paese. Per non incappare in ulteriori vergognosi “alibi” ( non di certo da parte nostra), abbiamo così ritenuto opportuno bloccare il servizio informativo “sport”, lasciando così la squadra nelle mani sapienti del suo allenatore che meglio di chiunque altro saprà rilanciare l’immagine della nostra squadretta di II categoria. Noi ci mettiamo da parte.. in bocca al lupo e Forza Asc!
Angelo De Luca
Aggiungo che sguazzare nell'ignoranza porterà certamente benefici all'ego ferito di questi fieri rappresentanti della pochezza umana. Auguri.
Antonio Esposito
Pubblicato da
rossofajettu
@
21:52
0
commenti
Permalink
Etichette
briatico,
calcio,
disservizi,
sport
Non saper leggere e scrivere
Presentato a Vibo Valentia il volume "La Calabria"
la cultura che si raccontava con la parola
di Franco Vallone
A Vibo Valentia, presso l'auditorium del Centro Sistema Bibliotecario Vibonese, si è svolta la presentazione del volume “La Calabria”, a cura di Filippo Curtosi e Giuseppe Candido, con interventi del regista Vittorio De Seta, di Giuseppe Braghò, Gilberto Floriani e dei curatori del volume. Un incontro organizzato dal Centro Sistema Bibliotecario di Vibo Valentia e dall'Associazione culturale “Non Mollare” di Pannaconi di Cessaniti.
Per chi conosce o crede di conoscere la nostra regione questi scritti, recuperati e riproposti ad una fruizione popolare da Giuseppe Candido e Filippo Curtosi, sono un vero e proprio viaggio nelle antiche costumanze di un tempo. Sono alcuni scritti de "La Calabria" di Luigi Bruzzano, selezionati e stampati oggi per offrire una sorta d'inedito itinerario effettuato senza alcuna retorica del tempo passato, senza nostalgie preconcette dell'antico che non c'è più dove tutto, per una sorta di di distorsione mentale di lettura dell'oggi, era più povero ma bello. Un viaggio in quella Calabria di fine ottocento tra contadini veri, tra gente sofferente di fatica e gioiosa del vivere quotidiano, tra lutti e feste, tra amore romantico e carnalità passionale, tra lavoro e gioco. È un viaggio, riletto simbolicamente, tra la gente che, quando raccontava, credeva profondamente a quanto veniva raccontato perché tutta la conoscenza posseduta era stata loro tramandata proprio attraverso racconti. In fondo, per chi non sapeva leggere e scrivere, questa era la vera e propria cultura, il racconto era tesoro, appartenenza alla comunità, era memoria e identità, conoscenza da tramandare, sapere personale e collettivo da trasmettere a chi veniva dopo, era la propria profonda cultura della memoria. Dopo i vasti recuperi archeologici del Settecento, l'Ottocento offre stimoli a tanti viaggiatori stranieri che scendono nel Sud Italia per vedere e descrivere in maniera oleografica. La tradizione orale diventa scritta, recuperata da appassionati studiosi, da chi aveva percepito profondamente il valore in essa racchiuso. Si comprende, negli scritti raccontati nelle pagine de “La Calabria” di Bruzzano e dei suoi collaboratori attivi in loco, una sorta di potere delle parole e una speciale coscienza nascosta nelle stesse parole, che viene alla luce come un prezioso reperto da recuperare subito e da studiare, da capire, da analizzare, esporre alla vista ed essere offerto alla conoscenza di più persone non per fini puramente folkloristici, ma per una comprensione più profonda e generale di forme culturali dinamiche e vitali che riescono a far conoscere e riconoscere la comunità a se stessa e, per la prima volta, anche agli altri che stanno al di fuori di essa. Ma quale vetrina, pur simbolica, poteva avere in quel tempo un canto, una leggenda popolare, un indovinello, un pregiudizio, un frammento orale descrivente ricette culinarie ed usi della medicina popolare, una credenza o altri detti e ridetti, racconti raccontati nei vari dialetti e da mille voci differenti. Quale potere culturale uniformato ci poteva essere in quelle parole raccontate in dialetto stretto e molte volte anche non dette affatto. In nome di una conoscenza più generale dei popoli dell'Italia meridionale si percepisce, già in quella remota epoca, la più alta considerazione della cultura subalterna che poi sono le tante culture popolari, le stratificazioni culturali che non sono morte nella memoria ma che vivono nel racconto, cambiano, progrediscono, si modificano e non solo si trasmettono. Il limite della lingua dialettale e della toponomastica locale viene superato da un interesse più ampio e profondo rivolto verso tutto ciò che viene recuperato dalla parola e dal dare parola alla gente, a pastori, contadini, pescatori, massari, coloni e fattori. È la storia della gente che vive la propria vita con le tante culture raccontate addosso, parole possedute, tramandate e con la convinzione che dentro queste parole raccontate, gridate, sussurrate o solo percepite nella metafora e nel non detto, ci sia racchiuso il potere infinito del sapere tramandato da migliaia di anni prima testimoniato da rimasugli archeo-linguistici, in similitudine con racconti greci, o con antichi residui e contaminazioni culturali di spagnoli, francesi, normanni, arabi, germanici..., reperti che vivono nel reperto vivo e nell'attuale contemporaneo del tempo. Il tesoro delle parole, recuperato da Luigi Bruzzano per la pubblicazione della sua “La Calabria” di fine Ottocento, scalfisce la barriera del mondo popolare del tempo passato e ricordato con il recupero, alcune volte davvero inedito, che scava nel tempo speciale delle feste, delle usanze e delle danze e dei passatempi del momento ludico, nel racconto delle nenie, nella descrizione di fatti e costumanze ritualizzate, del vitto e della cucina, della medicina popolare, del vestiario, delle superstizioni e delle credenze religiose, magiche e delle loro tante ritualità e liturgie. Ogni attività, anche la più semplice, non viene mai sottovalutata, viene percepita come azione detentrice di cultura capace di far luce sul carattere più profondo di un popolo del Sud e dei caratteri che ne reggono le sorti, percependo pregi e difetti ma anche coscienza del mantenimento di una resistenza di caratteri e caratteristiche di una identità culturale e del senso di appartenenza costruito dai calabresi, giorno dopo giorno, in migliaia di anni.
la cultura che si raccontava con la parola
di Franco Vallone
A Vibo Valentia, presso l'auditorium del Centro Sistema Bibliotecario Vibonese, si è svolta la presentazione del volume “La Calabria”, a cura di Filippo Curtosi e Giuseppe Candido, con interventi del regista Vittorio De Seta, di Giuseppe Braghò, Gilberto Floriani e dei curatori del volume. Un incontro organizzato dal Centro Sistema Bibliotecario di Vibo Valentia e dall'Associazione culturale “Non Mollare” di Pannaconi di Cessaniti.
Per chi conosce o crede di conoscere la nostra regione questi scritti, recuperati e riproposti ad una fruizione popolare da Giuseppe Candido e Filippo Curtosi, sono un vero e proprio viaggio nelle antiche costumanze di un tempo. Sono alcuni scritti de "La Calabria" di Luigi Bruzzano, selezionati e stampati oggi per offrire una sorta d'inedito itinerario effettuato senza alcuna retorica del tempo passato, senza nostalgie preconcette dell'antico che non c'è più dove tutto, per una sorta di di distorsione mentale di lettura dell'oggi, era più povero ma bello. Un viaggio in quella Calabria di fine ottocento tra contadini veri, tra gente sofferente di fatica e gioiosa del vivere quotidiano, tra lutti e feste, tra amore romantico e carnalità passionale, tra lavoro e gioco. È un viaggio, riletto simbolicamente, tra la gente che, quando raccontava, credeva profondamente a quanto veniva raccontato perché tutta la conoscenza posseduta era stata loro tramandata proprio attraverso racconti. In fondo, per chi non sapeva leggere e scrivere, questa era la vera e propria cultura, il racconto era tesoro, appartenenza alla comunità, era memoria e identità, conoscenza da tramandare, sapere personale e collettivo da trasmettere a chi veniva dopo, era la propria profonda cultura della memoria. Dopo i vasti recuperi archeologici del Settecento, l'Ottocento offre stimoli a tanti viaggiatori stranieri che scendono nel Sud Italia per vedere e descrivere in maniera oleografica. La tradizione orale diventa scritta, recuperata da appassionati studiosi, da chi aveva percepito profondamente il valore in essa racchiuso. Si comprende, negli scritti raccontati nelle pagine de “La Calabria” di Bruzzano e dei suoi collaboratori attivi in loco, una sorta di potere delle parole e una speciale coscienza nascosta nelle stesse parole, che viene alla luce come un prezioso reperto da recuperare subito e da studiare, da capire, da analizzare, esporre alla vista ed essere offerto alla conoscenza di più persone non per fini puramente folkloristici, ma per una comprensione più profonda e generale di forme culturali dinamiche e vitali che riescono a far conoscere e riconoscere la comunità a se stessa e, per la prima volta, anche agli altri che stanno al di fuori di essa. Ma quale vetrina, pur simbolica, poteva avere in quel tempo un canto, una leggenda popolare, un indovinello, un pregiudizio, un frammento orale descrivente ricette culinarie ed usi della medicina popolare, una credenza o altri detti e ridetti, racconti raccontati nei vari dialetti e da mille voci differenti. Quale potere culturale uniformato ci poteva essere in quelle parole raccontate in dialetto stretto e molte volte anche non dette affatto. In nome di una conoscenza più generale dei popoli dell'Italia meridionale si percepisce, già in quella remota epoca, la più alta considerazione della cultura subalterna che poi sono le tante culture popolari, le stratificazioni culturali che non sono morte nella memoria ma che vivono nel racconto, cambiano, progrediscono, si modificano e non solo si trasmettono. Il limite della lingua dialettale e della toponomastica locale viene superato da un interesse più ampio e profondo rivolto verso tutto ciò che viene recuperato dalla parola e dal dare parola alla gente, a pastori, contadini, pescatori, massari, coloni e fattori. È la storia della gente che vive la propria vita con le tante culture raccontate addosso, parole possedute, tramandate e con la convinzione che dentro queste parole raccontate, gridate, sussurrate o solo percepite nella metafora e nel non detto, ci sia racchiuso il potere infinito del sapere tramandato da migliaia di anni prima testimoniato da rimasugli archeo-linguistici, in similitudine con racconti greci, o con antichi residui e contaminazioni culturali di spagnoli, francesi, normanni, arabi, germanici..., reperti che vivono nel reperto vivo e nell'attuale contemporaneo del tempo. Il tesoro delle parole, recuperato da Luigi Bruzzano per la pubblicazione della sua “La Calabria” di fine Ottocento, scalfisce la barriera del mondo popolare del tempo passato e ricordato con il recupero, alcune volte davvero inedito, che scava nel tempo speciale delle feste, delle usanze e delle danze e dei passatempi del momento ludico, nel racconto delle nenie, nella descrizione di fatti e costumanze ritualizzate, del vitto e della cucina, della medicina popolare, del vestiario, delle superstizioni e delle credenze religiose, magiche e delle loro tante ritualità e liturgie. Ogni attività, anche la più semplice, non viene mai sottovalutata, viene percepita come azione detentrice di cultura capace di far luce sul carattere più profondo di un popolo del Sud e dei caratteri che ne reggono le sorti, percependo pregi e difetti ma anche coscienza del mantenimento di una resistenza di caratteri e caratteristiche di una identità culturale e del senso di appartenenza costruito dai calabresi, giorno dopo giorno, in migliaia di anni.
Pubblicato da
rossofajettu
@
21:46
0
commenti
Permalink
Etichette
cultura,
eventi,
letteratura,
tradizioni
Frana sulla strada Pizzo-Vibo Marina
Scatta l'allarme anche a Bivona, un intero quartiere galleggia sull'acqua
di Marialucia Conistabile
Frane sulla strada provinciale 522, tra Pizzo e Vibo Marina e problemi in via delle Calabrie, a Bivona, dove oltre 200 abitazioni "galleggiano" sull'acqua.
Una giornata, quella di ieri, non solo all'insegna del maltempo ma anche dei disagi, soprattutto per i residenti del quartiere di Bivona i quali temono che le fondamenta di qualche edificio possano cedere.
Sulla provinciale 522 la frana si è verificata nel primo pomeriggio. La massa di terra ha travolto una cabina dell'Enel, che riforniva il rione Stazione, e il traffico è stato bloccato. Si è anche temuto che la frana potesse aver sepolto qualche persona, ma le Unità cinofile hanno fugato ogni timore. Sul posto vigili del fuoco, carabinieri e polizia municipale. Sempre nel pomeriggio un altro smottamento ha interessato lo stesso tratto verso Vibo Marina. Qualche ora prima un'altra frana aveva interrotto la linea ferroviaria tra Francavilla Angitola e Pizzo. Intorno alle 15, comunque, al termine degli interventi dei tecnici di Rfi la linea è stata riattivata anche se il traffico dei treni è rimasto rallentato a causa del maltempo.
A Bivona, invece, si è ripetuto lo stesso problema dello scorso anno. Nella prima e seconda traversa di via delle Calabrie, le case "galleggiano" sull'acqua. In pratica nell'intera zona (un chilometro quadrato) l'acqua che si infiltra nelle fondamenta, raggiunge i seminterrati, li allaga, nonostante ognuno abbia più di una pompa, e impregna interi edifici. Anche i secondi e terzi piani.
Una situazione allarmante a cui neanche le pompe sistemate da palazzo "Luigi Razza" riescono a far fronte. Ieri mattina, infatti, l'acqua si era già infiltrata in diverse abitazioni anche se la situazione più grave è quella dell'edificio su tre piani in cui vivono altrettante famiglie. Il terreno attiguo (dove una costruzione è stata bloccata) era diventato un acquitrino ed è stato necessario l'intervento dei vigili del fuoco del distaccamento di Vibo Marina i quali, per diverse ore, hanno pompato acqua per poi lasciare il campo alla ditta inviata dal Comune. Lo scorso anno per riportare la falda a livelli tollerabili le pompe sono rimaste in attività per 15 giorni, 24 ore su 24.
Ma il problema, con il passare del tempo e la mancanza di interventi mirati ed efficaci, si è ulteriormente aggravato. In poche parole da anni, ormai, le fondamenta delle abitazioni affondano nell'acqua e il timore è che, da un momento all'altro, possano cedere. Soprattutto quelle dello stabile su tre piani dove vivono le famiglie Russo, Sorrentino e Pugliese.
Ieri mattina a lanciare l'ennesimo allarme è stato Mimmo De Martino, che abita in via delle Calabrie. Lo scorso 5 febbraio con altri residenti aveva segnalato la preoccupante situazione sia al Comune, sia all'Autorità di bacino (che in passato ha fatto anche un sopralluogo nella zona al quale però non è seguito alcun intervento)e alla Protezione civile. Solo ieri però qualcosa si è mosso. A stigmatizzare l'assenza di efficaci interventi anche il consigliere circoscrizionale Nicola Di Betta.
di Marialucia Conistabile
Frane sulla strada provinciale 522, tra Pizzo e Vibo Marina e problemi in via delle Calabrie, a Bivona, dove oltre 200 abitazioni "galleggiano" sull'acqua.
Una giornata, quella di ieri, non solo all'insegna del maltempo ma anche dei disagi, soprattutto per i residenti del quartiere di Bivona i quali temono che le fondamenta di qualche edificio possano cedere.
Sulla provinciale 522 la frana si è verificata nel primo pomeriggio. La massa di terra ha travolto una cabina dell'Enel, che riforniva il rione Stazione, e il traffico è stato bloccato. Si è anche temuto che la frana potesse aver sepolto qualche persona, ma le Unità cinofile hanno fugato ogni timore. Sul posto vigili del fuoco, carabinieri e polizia municipale. Sempre nel pomeriggio un altro smottamento ha interessato lo stesso tratto verso Vibo Marina. Qualche ora prima un'altra frana aveva interrotto la linea ferroviaria tra Francavilla Angitola e Pizzo. Intorno alle 15, comunque, al termine degli interventi dei tecnici di Rfi la linea è stata riattivata anche se il traffico dei treni è rimasto rallentato a causa del maltempo.
A Bivona, invece, si è ripetuto lo stesso problema dello scorso anno. Nella prima e seconda traversa di via delle Calabrie, le case "galleggiano" sull'acqua. In pratica nell'intera zona (un chilometro quadrato) l'acqua che si infiltra nelle fondamenta, raggiunge i seminterrati, li allaga, nonostante ognuno abbia più di una pompa, e impregna interi edifici. Anche i secondi e terzi piani.
Una situazione allarmante a cui neanche le pompe sistemate da palazzo "Luigi Razza" riescono a far fronte. Ieri mattina, infatti, l'acqua si era già infiltrata in diverse abitazioni anche se la situazione più grave è quella dell'edificio su tre piani in cui vivono altrettante famiglie. Il terreno attiguo (dove una costruzione è stata bloccata) era diventato un acquitrino ed è stato necessario l'intervento dei vigili del fuoco del distaccamento di Vibo Marina i quali, per diverse ore, hanno pompato acqua per poi lasciare il campo alla ditta inviata dal Comune. Lo scorso anno per riportare la falda a livelli tollerabili le pompe sono rimaste in attività per 15 giorni, 24 ore su 24.
Ma il problema, con il passare del tempo e la mancanza di interventi mirati ed efficaci, si è ulteriormente aggravato. In poche parole da anni, ormai, le fondamenta delle abitazioni affondano nell'acqua e il timore è che, da un momento all'altro, possano cedere. Soprattutto quelle dello stabile su tre piani dove vivono le famiglie Russo, Sorrentino e Pugliese.
Ieri mattina a lanciare l'ennesimo allarme è stato Mimmo De Martino, che abita in via delle Calabrie. Lo scorso 5 febbraio con altri residenti aveva segnalato la preoccupante situazione sia al Comune, sia all'Autorità di bacino (che in passato ha fatto anche un sopralluogo nella zona al quale però non è seguito alcun intervento)e alla Protezione civile. Solo ieri però qualcosa si è mosso. A stigmatizzare l'assenza di efficaci interventi anche il consigliere circoscrizionale Nicola Di Betta.
Pubblicato da
rossofajettu
@
07:45
0
commenti
Permalink
Etichette
alluvione,
disservizi,
vibo marina
14 febbraio 2010
Vibo. I carabinieri arrestano 3 fratelli per droga
Vibo Valentia. Operazione antidroga degli uomini della Compagnia Carabinieri di Vibo Valentia diretta dal capitano Stefano Di Paolo che, nelle prime ore della mattina di ieri, hanno fatto irruzione a casa di tre fratelli di Briatico residenti a Vibo Valentia e titolari di un noto bar sito in pieno centro. I carabinieri della stazione di Briatico hanno bussato alla porta dei Casuscelli, Francesco, 30 anni, Antonio, 22 anni e Simone, 24 anni, prima che andassero a lavoro ed appena si è aperta la porta i militari si sono catapultati in casa bloccando tutte le vie di fuga ed iniziando una meticolosa perquisizione dell’appartamento. L’abitazione è stata letteralmente passata al setaccio ed anche i mobili sono stati esaminati minuziosamente per assicurarsi di non tralasciare nessun nascondiglio. Una meticolosità che ha però pagato, infatti i carabinieri hanno scoperto, all’interno di un cassetto della camera da letto, ben 10 grammi di cocaina già divisa in dosi e pronta per essere smerciata. Un bottino di tutto rispetto ma che sbiadisce innanzi a quello che gli uomini della Compagnia Carabinieri hanno scoperto poco dopo, abilmente occultato dietro alcuni cassetti di una credenza. Due panetti di ben 184 grammi complessivi di hashish che erano stati nascosti in modo tale da essere praticamente invisibili e da poter facilmente passare inosservati anche ai cani antidroga.
Il cospicuo bottino di sostanze stupefacenti, del valore complessivo di ben 3500 euro, che già era pronto per essere smerciato e che probabilmente sarebbe stato completamente venduto nel prossimo fine settimana, è stato così sequestrato dai carabinieri, mentre i tre sono stati dichiarati in arresto con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e, dopo gli atti di rito, rinchiusi nelle camere di sicurezza della Benemerita in attesa del giudizio con rito direttissimo. La lotta al traffico di droga continua quindi a ritmo serrato e, con l’operazione portata a termine dagli uomini della Benemerita, si è riusciti a togliere dalla circolazione un intera famiglia di pusher che, probabilmente già da tempo, smerciavano un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti nella zona.
Pubblicato da
rossofajettu
@
11:52
0
commenti
Permalink
Etichette
briatico,
cronaca,
droga,
vibo valentia
Geotag
Vibo Valentia VV, Italia
12 febbraio 2010
Operai tutti in nero, chiusa una fabbrica di divani a Ionadi
Al titolare dell'attività sanzioni per 158mila euro
di Marialucia Conistabile
VIBO VALENTIA. L'attività produttiva andava avanti a pieno ritmo. Un'azienda quasi da portare come esempio, considerata la crisi, se non fosse per "qualche" particolare in verità per nulla piccolo.
Da un'ispezione, effettuata dai carabinieri delle Stazioni di Francica e di San Costantino Calabro con il supporto degli ispettori del Lavoro, infatti, è emersa una realtà al quanto singolare. Al centro degli accertamenti una fabbrica di divani, ubicata nella frazione Baracconi di Ionadi, a pochi metri dall'abitato di Mileto. Dei sei operai trovati nell'azienda nessuno sarebbe mai stato regolarizzato e l'intera fabbrica, in pratica, è risultata in nero non essendo neanche censita agli enti previdenziali e alla Camera di commercio di Vibo Valentia.
Una situazione a dir poco sui generis davanti alla quale ai militari della Compagnia di Vibo Valentia non è rimasto altro da fare che disporre la chiusura dell'attività in attesa dell'obbligatoria regolarizzazione dei lavoratori, i quali operavano – secondo quanto accertato dai carabinieri e dal personale dell'Ispettorato del lavoro – privi di qualsiasi copertura sanitaria, assicurativa e previdenziale. Al contempo al titolare dell'attività – si tratta di D. B., 40 anni, di Mileto – sono state elevate pesanti sanzioni amministrative (per complessivi 158mila euro) come pena per la situazione occupazionale riscontrata nel corso dell'ispezione.
A mettere sul chivalà i carabinieri erano stati i movimenti notati nei pressi dell'azienda e, in particolare, il via-vai di operai e di furgoni carichi che uscivano a qualsiasi ora del giorno. Da qui la decisione di svolgere un'ispezione per accertare il rispetto delle normative sul contrasto al lavoro nero. Ma una volta nello stabilimento i militari hanno capito che c'era qualcosa che non andava, a causa del comportamento degli operai alla loro vista. Un rapido controllo della documentazione dell'azienda avrebbe, infatti, permesso di scoprire come, ufficialmente, tutta la filiera di produzione dei divani (quotidianamente venivano prodotti 50 pezzi pronti per essere venduti al dettaglio o ai mobilifici della zona) fosse priva di dipendenti. Il tutto, infatti, avrebbe dovuto essere svolto dal proprietario.
fonte: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaGiornale.aspx?art=49386&Edizione=11&A=20100212
di Marialucia Conistabile
VIBO VALENTIA. L'attività produttiva andava avanti a pieno ritmo. Un'azienda quasi da portare come esempio, considerata la crisi, se non fosse per "qualche" particolare in verità per nulla piccolo.
Da un'ispezione, effettuata dai carabinieri delle Stazioni di Francica e di San Costantino Calabro con il supporto degli ispettori del Lavoro, infatti, è emersa una realtà al quanto singolare. Al centro degli accertamenti una fabbrica di divani, ubicata nella frazione Baracconi di Ionadi, a pochi metri dall'abitato di Mileto. Dei sei operai trovati nell'azienda nessuno sarebbe mai stato regolarizzato e l'intera fabbrica, in pratica, è risultata in nero non essendo neanche censita agli enti previdenziali e alla Camera di commercio di Vibo Valentia.
Una situazione a dir poco sui generis davanti alla quale ai militari della Compagnia di Vibo Valentia non è rimasto altro da fare che disporre la chiusura dell'attività in attesa dell'obbligatoria regolarizzazione dei lavoratori, i quali operavano – secondo quanto accertato dai carabinieri e dal personale dell'Ispettorato del lavoro – privi di qualsiasi copertura sanitaria, assicurativa e previdenziale. Al contempo al titolare dell'attività – si tratta di D. B., 40 anni, di Mileto – sono state elevate pesanti sanzioni amministrative (per complessivi 158mila euro) come pena per la situazione occupazionale riscontrata nel corso dell'ispezione.
A mettere sul chivalà i carabinieri erano stati i movimenti notati nei pressi dell'azienda e, in particolare, il via-vai di operai e di furgoni carichi che uscivano a qualsiasi ora del giorno. Da qui la decisione di svolgere un'ispezione per accertare il rispetto delle normative sul contrasto al lavoro nero. Ma una volta nello stabilimento i militari hanno capito che c'era qualcosa che non andava, a causa del comportamento degli operai alla loro vista. Un rapido controllo della documentazione dell'azienda avrebbe, infatti, permesso di scoprire come, ufficialmente, tutta la filiera di produzione dei divani (quotidianamente venivano prodotti 50 pezzi pronti per essere venduti al dettaglio o ai mobilifici della zona) fosse priva di dipendenti. Il tutto, infatti, avrebbe dovuto essere svolto dal proprietario.
fonte: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaGiornale.aspx?art=49386&Edizione=11&A=20100212
Pubblicato da
rossofajettu
@
07:53
0
commenti
Permalink
Etichette
frodi,
imprese,
lavoro nero,
vibo valentia
11 febbraio 2010
Si torna alle urne il 28 e 29 marzo Sono interessati dieci Comuni
Copia del decreto inviata a tutti i centri interessati
Vibo ValentiaSi torna alle urne il 28 e 29 marzo per rinnovare i consigli comunali.
Dieci, in tutto, le comunità che saranno chiamate a fare il proprio dovere sul territorio provinciale: Acquaro, Briatico, Cessaniti, Jonadi, Monterosso Calabro, Spadola, Spilinga, Tropea, Vibo Valentia e Zaccanopoli. Si vota e la macchina burocratica è ormai partita. Così, dagli uffici della Prefettura è stata inoltrata la copia del decreto prefettizio, con il quale è stata fissata la data delle elezioni.
Quattro, in particolare, i consigli comunali che saranno rinnovati dopo essere giunti alla fine del mandato e fra questi: Briatico, Jonadi, Spilinga e Vibo Valentia.
Mentre ad anticipare l'andata alle urne saranno: Acquaro, Cessaniti, Monterosso Calabro, Tropea e Zaccanopoli, i cui consigli sono stati sciolti prima della scadenza del mandato.
A Spadola, infine, si torna al voto e, in questo caso, «il comune sottoposto ad amministrazione commissariale – si legge nella comunicazione della Prefettura che porta in calce la firma della dottoressa Luisa Latella – a seguito di decisione, divenuta definitiva, del Consiglio di Stato, di annullamento del verbale di proclamazione degli eletti» andrà direttamente al ballottaggio. Tranne il consiglio comunale di Vibo Valentia da eleggersi con il sistema proporzionale, tutti gli altri saranno eletti con il sistema maggioritario. E, in caso, di ballottaggio, si andrà all'11 e al 12 aprile, mentre per domenica 28 e lunedì 29 marzo «su conforme parere espresso – si legge ancora nella comunicazione – al riguardo dalla Direzione centrale dei Servizi elettorali del Ministero dell'Interno, la convocazione dei comizi elettorali del turno di ballottaggio per l'elezione del Sindaco del Comune di Spadola».
Infine, ultima comunicazione del Prefetto, riguarda il numero di consiglieri da eleggere: 16 per Acquaro (con una popolazione di 3.046), Briatico (4106), Cessaniti (3647), Spilinga (1609), Tropea (6836); 12 per Jonadi (2662), Monterosso Calabro (2017) e Zaccanapoli (888); e 40 per la città capoluogo (33957).(s.m.)
Geotag
Briatico VV, Italia
10 febbraio 2010
ELEZIONI COMUNALI 2010 A BRIATICO ANCORA IN FASE DI PROGETTAZIONE.
Le comunali di Marzo per continuare un percorso o per iniziarne uno nuovo? Saranno due i candidati principali?
di Angelo De Luca
L'articolo è stato inviato direttamente dall'autore, è pubblicata inoltre oggi nella testata giornalistica "Calabria Ora", link: http://www.calabriaora.it/new/
di Angelo De Luca
BRIATICO- A pochi mesi delle elezioni comunali, a Briatico tutto tace. Apparentemente. Dai bassifondi delle “reunion” private qualcosa emerge; la vera bagarre elettorale è iniziata già da un po’. Ancora si perde del tempo alla ricerca, prima della conferma definitiva, delle solite alleanze, perché la sensazione è che il paese sia nettamente diviso in due, tra chi vuole un “continuum” politico dell’attuale amministrazione, e chi invece avrebbe voglia di cambiare interpreti. In questo scenario, emerge senza dubbio il candidato uscente, Andrea Niglia, il giovane Sindaco del paese, in carica già da 5 anni e pronto per rivestire i panni di primo cittadino, convinto della sua buona opera amministrativa. La sua e della sua giunta, certo, con in primis i dottori Michele Cutellè e Agostino Vallone, rispettivamente vice-sindaco e assessore alla cultura, i quali vorranno altresì riaffiancare il loro partner politico, essendo anch’essi appartenenti all’ala “democrat” di Bersani-Guccione, avendo raccolto nelle scorse primarie del Pd circa 640 voti totali, partendo dunque da una posizione di tutto rispetto. I “rumors” popolari danno come avversario principale una lista civica, con in testa una personalità molto conosciuta in paese, quella del dottore Franco Prestia, che a meno di clamorose smentite dovrebbe guidare la coalizione apartitica con al suo interno un mix di giovani e di “vecchie” conoscenze della politica locale. Di programmi, comizi e convegni promossi dai due candidati principali, ancora non si è mai parlato; la corsa alla guida del Palazzo di via Margherita è aperta su tutti i fronti, meno che su quello pubblico, dove la gente, ignara di ogni movimento della “res publica”, aspetta di sapere a tempo debito, chi votare e su quale base di pensiero. Tutto tace, come dicevamo prima; tutto tace in superficie e il “terremoto” pre-elettorale è già iniziato, un terremoto che come tale si propaga dal basso, aspettando come di consueto il momento propizio per iniziare a fare “scommessa” sui giochi. Niglia, da parte sua, ha già iniziato proponendosi alla cittadinanza in pompa magna, giurando fedeltà al suo sogno, quello di costruire il nuovo porto in via Marina, come si è notato dai maxi cartelloni pubblicitari apparsi in questi giorni in paese. L’election day è prossimo, la vittoria spesso passa anche attraverso certi proclami, perché come succede in molti casi, l’elettore è attratto dal sogno più bello. Si scongiura a questo proposito, visto che ancora la lista civica non ha presentato ufficialmente nessuna candidatura, che la lista “Niglia” non corra da sola, giusto per non ripercorrere fantasmi già visti in passato, perché Briatico e frazioni, allo stato attuale, hanno bisogno di una salda classe dirigenziale molto impegnata, per far si che le cose cambino in favore della popolazione, la quale merita davvero di vedere crescere il proprio paese sotto ogni punto vista… non solo a parole.
L'articolo è stato inviato direttamente dall'autore, è pubblicata inoltre oggi nella testata giornalistica "Calabria Ora", link: http://www.calabriaora.it/new/
Geotag
Briatico VV, Italia
Vibo. Circoscrizioni senza numeri "cancellate" dalla nuova Finanziaria
Quattro le Circoscrizioni esistenti e quattro addii. E se il 28 e il 29 marzo si tornerà alle urne, la legge parla chiaro e se l'ultima finanziaria ha concesso una "proroga" a quelle che hanno i numeri, così non sarà per quelle del comune vibonese, per le quali ad interessarsi era stato il decreto legislativo 267/2000, secondo il quale «non potranno essere rinnovati gli organi delle circoscrizioni con popolazione inferiore a 100mila abitanti, secondo i risultati del censimento del 2001». Proprio quei consigli che "legavano" i cittadini al Comune e che rappresentavano un ponte, quindi, si avviano verso il declino. Così a Vibo Marina, così a Piscopio, così a Longobardi, così a Triparni, perchè la legge è chiara.
«Le circoscrizioni sono ancora per l'anno in corso obbligatoriamente costituite nei comuni con popolazione superiore a 250mila abitanti, mentre possono essere costituite, con idonea previsione statutaria e regolamentare, solo limitatamente ai comuni compresi con popolazione fra i 100mila e i 250mila abitanti con l'ulteriore limite, nei comuni appartenenti a quest'ultima fascia demografica, che la popolazione media delle relative circoscrizioni non possa esser inferiore a 30mila abitanti». Ipse dixit, se così si può dire, perchè si salutano quegli enti, per molti ritenuti inutili, ma per tanti altri un punto di riferimento. Qualcosa che non ci sarà più. Perchè la forbice ha tagliato.
fonte: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaGiornale.aspx?art=48449&Edizione=11&A=20100210
«Le circoscrizioni sono ancora per l'anno in corso obbligatoriamente costituite nei comuni con popolazione superiore a 250mila abitanti, mentre possono essere costituite, con idonea previsione statutaria e regolamentare, solo limitatamente ai comuni compresi con popolazione fra i 100mila e i 250mila abitanti con l'ulteriore limite, nei comuni appartenenti a quest'ultima fascia demografica, che la popolazione media delle relative circoscrizioni non possa esser inferiore a 30mila abitanti». Ipse dixit, se così si può dire, perchè si salutano quegli enti, per molti ritenuti inutili, ma per tanti altri un punto di riferimento. Qualcosa che non ci sarà più. Perchè la forbice ha tagliato.
fonte: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaGiornale.aspx?art=48449&Edizione=11&A=20100210
Pubblicato da
rossofajettu
@
07:43
0
commenti
Permalink
Etichette
disservizi,
vibo marina,
vibo valentia
08 febbraio 2010
Vibonese. Verso lo sblocco dell'edilizia
Il documento consegnato da pochi giorni passa ora al vagliato della Giunta
di Nicola Lopreiato
Nel 2006 la disastrosa alluvione, circa tre anni dopo l'operazione Golden House e quindi il conseguente blocco dell'edilizia su tutto il territorio comunale. Due eventi che hanno segnato il percorso dell'amministrazione comunale di Franco Sammarco. Nel primo caso si è trovata a dover rivedere i suoi piani puntando, per quanto possibile, a fronteggiare l'emergenza di quei giorni, che difficilmente potranno essere dimenticati. Un evento che provocò tre morti, decine di feriti, danni per oltre 200milioni in tutta la provincia, di cui solo 80 stimati sul litorale vibonese. A perdere la vita Salvatore Gaglioti, di soli 16 mesi e le guardie giurate Ulisse Gaglioti, zio del piccolo, e Nicola De Pascale. Tutti uccisi lungo la statale 18, in due momenti differenti.
Tre anni dopo un'altra tegola sulla testa dell'amministrazione di palazzo "Luigi Razza": il blocco dell'edilizia, scaturito lo stesso giorno in cui la Procura della Repubblica ordinò il sequestro di alcuni immobili realizzati dopo l'alluvione in zone ritenute a rischio. Da quel momento è iniziata una lunga e sofferta discussione tra quanti spingevano gli amministratori a continuare a rilasciare i permessi a costruire e chi, invece, riteneva che era necessario procedere con cautela passando per uno studio più accurato del territorio. Prevalse questa ipotesi e a distanza di mesi furono nominati due tecnici con un obiettivo ben preciso: sovrapporre il piano redatto dal prof. Pasquale Versace (su incarico del commissario delegato per l'alluvione) al Piano strutturale comunale del prof. Francesco Karrer, ormai in via di ultimazione. Il lavoro dei tecnici, che di fatto indicano le aree sulle quali si potrà costruire e quelle già messe in sicurezza, sembra ormai essere arrivato alla fine, e potrebbe andare al vaglio della Giunta da qui a qualche giorno. Tutto questo potrebbe portare l'esecutivo a dare delle direttive ben precise ai dirigenti e quindi al rilascio di permessi a costruire.
Golden House Un anno fa l'operazione Golden House: portò al sequestro di due immobili con 120 appartamenti e 8 corpi di fabbrica destinati alla costruzione di villette. Un lavoro investigativo minuzioso, coordinato dal procuratore della Repubblica Mario Spagnuolo, nell'ambito del quale sono stati anche acquisiti documenti in diversi uffici della pubblica amministrazione. Nell'operazione furono coinvolte sei persone, tra cui imprenditori, professionisti ed un dipendente pubblico, per presunti reati riconducibili all'abuso in materia edilizia.
In particolare gli investigatori hanno riscontrato che due complessi, "Santa Venere" di Vibo Marina e "Marinate" di Bivona, erano stati realizzati in zone a rischio alluvione. Un'operazione, è stato sottolineato dagli uomini della Guardia di Finanza, che hanno condotto le indagini ed eseguito il provvedimento di sequestro, di estrema importanza a tutela dell'intera collettività, stante la peculiarità del territorio ad alto rischio idrogeologico. Un'area, quella Vibonese, drammaticamente segnata da continui eventi alluvionali. E gli immobili finiti sotto sequestro di fatto erano stati realizzati proprio in zone ad alta criticità ed in particolare in quelle colpite dal più grave evento alluvionale, quello del 3 luglio 2006.
Paralisi ediliziaMa l'operazione Golden House non è stata la sola ad avere fatto scattare il campanello d'allarme al punto da indurre gli amministratori ad andare cauti. La Procura della Repubblica, infatti, in altre due occasioni ha dato mandato al Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza ad apporre i sigilli su una serie di villette in località "Sughero", sequestro per un valore complessivo di circa 15 milioni di euro. In particolare molte delle costruzioni realizzate o in fase di ultimazione sarebbero state fatte in difformità a quanto previsto dagli standard urbanistici previsti in zona agricola e nello stesso tempo in assenza di qualsiasi opera di urbanizzazione e scoli di acque meteoriche.
Indagini che hanno ancora una volta fatto emergere i gravi danni e le ferite provocate sul territorio in decenni di totale abbandono se non con le compiacenze di chi era tenuto al controllo ella vigilanza.
fonte: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaGiornale.aspx?art=47062&Edizione=11&A=20100208
di Nicola Lopreiato
Nel 2006 la disastrosa alluvione, circa tre anni dopo l'operazione Golden House e quindi il conseguente blocco dell'edilizia su tutto il territorio comunale. Due eventi che hanno segnato il percorso dell'amministrazione comunale di Franco Sammarco. Nel primo caso si è trovata a dover rivedere i suoi piani puntando, per quanto possibile, a fronteggiare l'emergenza di quei giorni, che difficilmente potranno essere dimenticati. Un evento che provocò tre morti, decine di feriti, danni per oltre 200milioni in tutta la provincia, di cui solo 80 stimati sul litorale vibonese. A perdere la vita Salvatore Gaglioti, di soli 16 mesi e le guardie giurate Ulisse Gaglioti, zio del piccolo, e Nicola De Pascale. Tutti uccisi lungo la statale 18, in due momenti differenti.
Tre anni dopo un'altra tegola sulla testa dell'amministrazione di palazzo "Luigi Razza": il blocco dell'edilizia, scaturito lo stesso giorno in cui la Procura della Repubblica ordinò il sequestro di alcuni immobili realizzati dopo l'alluvione in zone ritenute a rischio. Da quel momento è iniziata una lunga e sofferta discussione tra quanti spingevano gli amministratori a continuare a rilasciare i permessi a costruire e chi, invece, riteneva che era necessario procedere con cautela passando per uno studio più accurato del territorio. Prevalse questa ipotesi e a distanza di mesi furono nominati due tecnici con un obiettivo ben preciso: sovrapporre il piano redatto dal prof. Pasquale Versace (su incarico del commissario delegato per l'alluvione) al Piano strutturale comunale del prof. Francesco Karrer, ormai in via di ultimazione. Il lavoro dei tecnici, che di fatto indicano le aree sulle quali si potrà costruire e quelle già messe in sicurezza, sembra ormai essere arrivato alla fine, e potrebbe andare al vaglio della Giunta da qui a qualche giorno. Tutto questo potrebbe portare l'esecutivo a dare delle direttive ben precise ai dirigenti e quindi al rilascio di permessi a costruire.
Golden House Un anno fa l'operazione Golden House: portò al sequestro di due immobili con 120 appartamenti e 8 corpi di fabbrica destinati alla costruzione di villette. Un lavoro investigativo minuzioso, coordinato dal procuratore della Repubblica Mario Spagnuolo, nell'ambito del quale sono stati anche acquisiti documenti in diversi uffici della pubblica amministrazione. Nell'operazione furono coinvolte sei persone, tra cui imprenditori, professionisti ed un dipendente pubblico, per presunti reati riconducibili all'abuso in materia edilizia.
In particolare gli investigatori hanno riscontrato che due complessi, "Santa Venere" di Vibo Marina e "Marinate" di Bivona, erano stati realizzati in zone a rischio alluvione. Un'operazione, è stato sottolineato dagli uomini della Guardia di Finanza, che hanno condotto le indagini ed eseguito il provvedimento di sequestro, di estrema importanza a tutela dell'intera collettività, stante la peculiarità del territorio ad alto rischio idrogeologico. Un'area, quella Vibonese, drammaticamente segnata da continui eventi alluvionali. E gli immobili finiti sotto sequestro di fatto erano stati realizzati proprio in zone ad alta criticità ed in particolare in quelle colpite dal più grave evento alluvionale, quello del 3 luglio 2006.
Paralisi ediliziaMa l'operazione Golden House non è stata la sola ad avere fatto scattare il campanello d'allarme al punto da indurre gli amministratori ad andare cauti. La Procura della Repubblica, infatti, in altre due occasioni ha dato mandato al Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza ad apporre i sigilli su una serie di villette in località "Sughero", sequestro per un valore complessivo di circa 15 milioni di euro. In particolare molte delle costruzioni realizzate o in fase di ultimazione sarebbero state fatte in difformità a quanto previsto dagli standard urbanistici previsti in zona agricola e nello stesso tempo in assenza di qualsiasi opera di urbanizzazione e scoli di acque meteoriche.
Indagini che hanno ancora una volta fatto emergere i gravi danni e le ferite provocate sul territorio in decenni di totale abbandono se non con le compiacenze di chi era tenuto al controllo ella vigilanza.
fonte: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaGiornale.aspx?art=47062&Edizione=11&A=20100208
Pubblicato da
rossofajettu
@
12:59
0
commenti
Permalink
Etichette
abusivismo,
alluvione,
infrastrutture
07 febbraio 2010
SOS Briatico
In rete un nuovo blog su Briatico: http://sosbriatico.blogspot.com con relativa fan page su facebook:
http://www.facebook.com/pages/SOS-Briatico/284854811603(da cui ho preso l'immagine) , è ancora agli inizi e comunque da visitare.
Rosso Fajettu su Twitter!
Da oggi un nuovo modo di seguire e commentare le notizie che ogni giorno propongo, Twitter! Appariranno i titoli dei post con relativo link (in formato short link, es. bit.ly) che potrete commentare, inoltre sarà possibile inviarmi tweet privati!
Mi trovate su: http://twitter.com/rossofajettu
BARCELLONA P.G., FINISCE IN UNA BOLLA DI SAPONE LA MAXI INCHIESTA ‘EOLIAN TAX’: 21 PROSCIOLTI, SOLTANTO 4 A GIUDIZIO
di Leonardo Orlandi
fonte: http://www.enricodigiacomo.org/2010/02/barcellona-pg-finisce-in-una-bolla-di-sapone-la-maxi-inchiesta-eolian-tax-21-prosciolti-soltanto-4-a-giudizio/
Finisce in una bolla di sapone la maxi inchiesta “Eolian Tax” della Guardia di finanza sulla truffa dei falsi ticket per l’ingresso alle isole Eolie di turisti e visitatori stampati in una tipografia di Tropea in Calabria e spacciati per veri allo scopo di truffare l’erario, danneggiando soprattutto il Comune di Lipari beneficiario finale degli introiti. Su un totale di 25 indagati – tra armatori e comandanti di motonavi siciliane e calabresi – solo 4 persone sono state rinviate a giudizio, tre per truffa aggravata e una per minacce a pubblico ufficiale. Gli altri 21 imputati accusati di truffa aggravata in concorso ai danni dello Stato e di falso in scritture private sono stati tutti prosciolti da ogni accusa contestata “perchè il fatto non sussiste”. La decisione è stata assunta, dopo oltre un anno di schermaglie procedurali, ieri dal Gup Antonino Zappalà che aveva dato una accelerazione al procedimento. Il 25 gennaio del prossimo anno dovranno comparire dinanzi al giudice monocratico di Lipari: Vincenzo Accorinti 48 anni, Francesco Zungri 49 anni e Filippo Niglia 49 anni, tutti di Briatico. Dovrà essere invece citato direttamente a giudizio dalla Procura – così come ha stabilito il giudice – Costantino Comerci 47 anni, anche lui di Briatico, prosciolto dall’accusa di truffa e che dovrà invece rispondere con citazione diretta del reato di minacce a pubblico ufficiale. Non luogo a procedere e conseguente proscioglimento invece per gli altri 21 indagati che sono: Salvatore Taranto 47 anni, Francesco Salamone 48 anni, Davide Taranto 33 anni, tutti di Milazzo; Bartolo Taranto 57 anni di Leni, Maurizio Sciacchitano 42 anni, Domenico Giardina 26 anni, Angelo Beninati 28 anni, tutti di Lipari, Luigi Antonio Genovese 46 anni, Mariano Genovese 41 anni, entrambi di Falcone; Costantino Paviolo 50 anni di Brolo, Samuele Giardina 38 anni di Gioiosa Marea; Giovanni Frisone 37 anni contrada Acqualadroni Messina; Mirco Savadori 31 anni di Cervia, prov. di Ravenna. Del gruppo degli indagati calabresi prosciolti fanno parte: Antonio Comerci 55 anni, di Briatico; Pasquale Vallone 55, Severino Serrao 62 anni, Gregorio Pisano 31 anni, tutti di Pizzo Calabro, Salvatore La Rosa 49 anni di Tropea, Antonio Sposaro 52 anni di Amantea, Vincenzo Barresi 33 anni di Villa San Giovanni, Giovanbattista Foderaro 73 anni di Lamezia Terme. Il Comune di Lipari, con il sindaco Mariano Bruno, Commissario straordinario per l’emergenza Eolie, si è costituito parte civile con l’avv. Giuseppe Di Pietro. Il collegio di difesa è strato composto dagli avv. Giuseppe Lo Presti, Fabrizio Formica, Piero Emanuele, Giovanni Randazzo, Diego Lanza, Anna Maria Abbate, Massimo Pugliese, Letterio Arena, Antonella Privitera, Ester Arena, Franco Pizzuto, Giuseppe Bagnato, Giacomo Franzoni, Giuseppe Zanghì. L’inchiesta della Finanza aveva aveva evidenziato presunti raggiri messi in atto da armatori che non avrebbero versato nelle casse del Comune di Lipari il contributo di un euro fissato con decreto del Governo nazionale per ogni visitatore che durante la stagione estiva sbarca come crocerista nelle isole Eolie. Dura la battaglia dei difensori che dall’inizio avevano chiesto che fosse specificato il periodo esatto in cui si sarebbero verificati gli episodi di truffa con la consegna ai croceristi dei biglietti falsi, fatto questo respinto e che alla fine hanno ottenuto i prosciolgimenti.
fonte: http://www.enricodigiacomo.org/2010/02/barcellona-pg-finisce-in-una-bolla-di-sapone-la-maxi-inchiesta-eolian-tax-21-prosciolti-soltanto-4-a-giudizio/
La criminalità rimette in moto la spirale di fuoco
Il pronto intervento dei carabinieri limita i danni. Censore: intervenga il governo centrale
di Marialucia Conistabile
fonte: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaGiornale.aspx?art=46790&Edizione=11&A=20100207
di Marialucia Conistabile
La Farmacia Taccone di Parghelia dopo l'attentato
Risale la tensione nel Vibonese, teatro di due attentati incendiari messi a segno, all'alba di ieri, a Parghelia, centro turistico del Vibonese. Nel mirino degli attentatori la farmacia e un minimarket, ubicati alle due estremità del corso principale della cittadina.
Due episodi che, dopo l'ultima bomba fatta esplodere a Pizzo – l'ennesima di una serie che sta diventando lunga – ripropongono il problema criminalità sul territorio provinciale. Segnali di un fenomeno sempre presente pronto a riemergere a cadenza ormai periodica e con effetti diversificati. In ogni caso, comunque, a farne le spese, oltre alle vittime di volta in volta colpite, vi sono intere comunità a causa del timore che simili atti generano. Una situazione di estrema gravità che richiede adeguati e mirati interventi. Una spirale di violenza che, a parere del consigliere regionale Bruno Censore (Pd) deve essere spezzata senza tentennamenti e davanti alla quale non bisogna in alcun modo abbassare la guardia. Anzi, secondo Censore a fronte «dell'ennesimo gesto delinquenziale consumato a Parghelia è necessario l'intervento del governo centrale, affinché attenzioni, senza più esitazioni, la tematica della sicurezza nel Vibonese».
Intanto Parghelia fa i conti con i danni provocati dai due incendi. Intorno alle 5 è divampato quello su corso Vittorio Emanuele III, appiccato alla saracinesca e al portone d'ingresso della farmacia, di cui è titolare il dott. Leonardo Taccone, del luogo. Le fiamme hanno danneggiato il pesante infisso e annerito le pareti interne della farmacia provocando danni a migliaia di scatole di medicinali. Complessivamente l'entità del danno ammonterebbe a oltre diecimila euro.
Ma a limitare l'effetto del fuoco, appiccato attraverso l'utilizzo di liquido infiammabile, ha contribuito l'intervento dei carabinieri della Compagnia di Tropea. Una pattuglia, infatti, in servizio nella cittadina ha notato il fumo alzarsi dalla parte opposta del corso dove, in quel momento, si trovava la radiomobile. Il tempo di raggiungere la farmacia i carabinieri hanno subito dato l'allarme facendo convergere sul posto una squadra di vigili del fuoco. In attesa dell'arrivo sono stati gli stessi militari a cercare di arginare le fiamme al fine di limitare, per quanto possibile, i danni. Sul posto i carabinieri hanno rinvenuto una bottiglia di plastica contenente residui di liquido infiammabile.
Probabilmente, mentre si era alle prese con l'incendio della farmacia, gli stessi ignoti attentatori hanno cercato di mettere a segno un altro raid dalla parte opposta del corso, in prossimità della chiesa, il cui prolungamento è denominato corso Porto Salvo. In questo caso le fiamme sono state appiccate alla saracinesca di un minimarket di proprietà di Gabriella Grillo, del luogo. Fortunatamente l'incendio si è autoestinto anche se danni sono stati comunque causati alle vetrate dell'esercizio commerciale, andate in frantumi. È stata la stessa proprietaria, ieri mattina, ad accorgersi dell'accaduto e a denunciarlo ai carabinieri, i quali hanno avviato indagini su entrambi gli attentati. Si seguono diverse piste e non si esclude che i danneggiamenti siano da collegare a richieste estorsive.
fonte: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaGiornale.aspx?art=46790&Edizione=11&A=20100207
Pubblicato da
rossofajettu
@
11:41
0
commenti
Permalink
Etichette
'ndrangheta,
parghelia,
pizzo calabro,
racket
04 febbraio 2010
'Ndrangheta, sequestrati beni nel Vibonese per quattro milioni di euro ad affiliato cosca Mancuso
I giudici della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Vibo: «Paolo Ripepi viene collocato nella posizione di totale affiliazione alla cosca Mancuso»
articolo fonte: http://ilquotidianodellacalabria.ilsole24ore.com/it/calabria/vibo_valentia_paolo_ripeti_ndrangheta_cosca_mancuso_beni_sequestro_milioni_quattro_7452.html
foto fonte: http://tropeaperamore.myblog.it
Villa filomena, sequestrata dalla DIA
04/02/2010 La Dia di Catanzaro ha sequestrato beni mobili ed immobili per un valore di 4 milioni di euro riconducibili a Paolo Ripepi, presunto affiliato alla cosca Mancuso della 'ndrangheta. Il sequestro è stato fatto in esecuzione di un provvedimento emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Vibo Valentia. I beni sequestrati consistono in un’azienda edile, numerosi mezzi, rapporti bancari e postali e molte unità immobiliari, tra cui il complesso residenziale 'Villa Filomena' ubicato a Ricadi, una delle più esclusive località turistiche del vibonese.
Nella proposta di sequestro fatta al Tribunale di Vibo Valentia, il direttore della Dia, Antonio Girone, ha sottolineato i rapporti tra Ripepi e la criminalità organizzata con una dettagliata ricostruzione del suo patrimonio, rilevando la netta sproporzione tra il reddito dichiarato e le sue attività economiche.
«Paolo Ripepi viene collocato nella posizione di totale affiliazione alla cosca Mancuso», nell’ambito della quale avrebbe svolto un ruolo di rilievo. È quanto emerge dal provvedimento con cui i giudici della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Vibo Valentia hanno disposto il sequestro. In particolare, Ripepi avrebbe organizzato una serie di furti «sotto il costante controllo e la penetrante direzione dei Mancuso». Ripepi, attualmente sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Ricadi, è stato, tra l’altro, condannato in via definitiva a tre anni e quattro mesi di reclusione per associazione mafiosa nel processo Dinasty. Il presunto esponente della cosca Mancuso è stato condannato anche per un traffico di banconote false. Secondo il Tribunale, i beni sequestrati a Ripepi «devono ritenersi il frutto o comunque il reimpiego dei proventi derivanti da attività illecite».
Ripepi, dopo l’arresto nell’ambito dell’operazione Dinasty, è stato condannato in primo grado con sentenza emessa dal G.U.P. presso il Tribunale di Catanzaro confermata in Appello a tre anni e 4 mesi di reclusione. Nella sentenza della Corte di Appello di Catanzaro che ha tradotto in condanna definitiva gli elementi raccolti nell’ambito dell’operazione, si ricostruisce, a partire dagli anni 2000, la storia del potente clan Mancuso, egemone nell’intera provincia di Vibo Valentia. Nelle sentenze di primo e secondo grado Ripepi viene collocato nella posizione di totale affiliazione al clan. Dagli atti giudiziari emerge che Ripepi «svolge all’interno del gruppo il ruolo di stretto collaboratore con il quale organizza una serie di furti, attività svolta sotto il costante controllo e la penetrante direzione dei Mancuso». Ripepi è stato inoltre condannato per aver diretto un traffico di banconote false immesse nel circuito economico della provincia vibonese. Alla base del sequestro antimafia vi è una complessa proposta formulata d’iniziativa del Direttore della Direzione Investigativa Antimafia, il generale dei Carabinieri Antonio Girone, alla cui funzione il recente «pacchetto sicurezza» ha conferito una diretta competenza in materia, nell’ambito di una più incisiva strategia finalizzata ad aggredire i patrimoni mafiosi. Nella proposta sono stati evidenziati non solo i rapporti intercorrenti tra il destinatario del provvedimento e la criminalità organizzata, ma anche una dettagliata ricostruzione del suo patrimonio che documentaerebbe la netta sproporzione tra il reddito dichiarato ai fini delle imposte dirette e le attività economiche svolte.
articolo fonte: http://ilquotidianodellacalabria.ilsole24ore.com/it/calabria/vibo_valentia_paolo_ripeti_ndrangheta_cosca_mancuso_beni_sequestro_milioni_quattro_7452.html
foto fonte: http://tropeaperamore.myblog.it
Geotag
Ricadi VV, Italia
Pizzo. Bomba in centro, distrutta un'auto
Danneggiati altri 4 mezzi. La gente chiede maggiore sicurezza e controlli
di Francesco Iannaci
Pizzo come Beirut. Dopo la bomba fatta scoppiare l'altra sera sotto il portabagagli di un'automobile, la città dà l'impressione di essere sotto assedio. Una detonazione impressionante avvertita in tutto il centro della città, che ha letteralmente fatto saltare in aria una Rover, di proprietà di un dipendente comunale L.P. 60 anni. L'ordigno, confezionato artigianalmente, è esploso intorno alle 22,45 su via Marcello Salomone, causando danni anche ad altri quattro mezzi parcheggiati nelle vicinanze: una Golf, un furgone Ducato, una Fiat Panda ed una Citroen.
Scattato l'allarme sul posto sono prontamente intervenuti i carabinieri della Stazione di Pizzo e quelli del Nucleo radiomobile, agli ordini del tenente Gabriele Argirò, oltre ai Vigili del fuoco del distaccamento di Vibo Marina, che hanno provveduto a mettere subito in sicurezza l'intera zona. Dai primi rilevamenti effettuati dai militari, sembrerebbe che la bomba ad alto potenziale sia stata piazzata e fatta esplodere proprio sotto il portabagagli posteriore della Rover.
L'onda d'urto provocata dall'esplosione ha mandato in frantumi i vetri e fatto volare in aria pezzi di carrozzeria degli altri veicoli parcheggiati poco distante. Sul movente dell'attentato dinamitardo vige ancora il massimo riservo.
Il dipendente comunale, comunque, avrebbe escluso di aver ricevuto richieste di qualsiasi tipo. Comunque, i militari, che in queste ultime ore stanno conducendo le indagini, lasciano aperta ogni possibile pista. Restano, infatti, da chiarire ancora molti dettagli, che potrebbero dare una svolta alle indagini. Al vaglio degli inquirenti infatti ci sarebbero sia i rapporti professionali e sia quelli inerenti alla sfera privata dell'uomo.
Dopo i rilievi di rito il mezzo è stato posto sotto sequestro. Un attentato, che per le modalità con cui è stato confezionato, avrebbe potuto causare conseguenze ben più gravi. Via Marcello Salomone, nel pieno centro cittadino, infatti, a quell'ora era ancora trafficata. Solo una pura casualità ha fatto sì che al momento della detonazione sulla strada non transitasse nessuna automobile. Inoltre, la zona dov'è avvenuta l'esplosione è vicinissima a molte abitazioni.
Ma, mentre gli uomini dell'Arma stanno raccogliendo gli ultimi elementi utili alle indagini, nel tentativo di chiudere il cerchio attorno ai responsabili dell'attentato, riaffiora la paura tra la popolazione pizzitana. Dopo la bomba dell'altra sera in città, infatti, si rialza il livello di guardia. L'aria che si respira tra i cittadini è diventata piuttosto pesante. «La gente – ha ribadito una signora accorsa sul luogo dell'esplosione assieme a moti altri curiosi – ha paura di uscire di casa la sera. Sembra di essere in guerra».
L'attentato, infatti, è l'ultimo di una lunga serie che si sono registrati in questi mesi. Un'inarrestabile escalation di violenza criminale che non conosce limiti. Esattamente un mese fa, il primo gennaio, un altro ordigno ad alto potenziale fece saltare in aria l'automobile di un medico oculista reggino. E la violenza criminale non ha risparmiato neanche imprenditori e commercianti, finiti anche loro nottetempo nel mirino della criminalità organizzata.
Ultimi attentati in ordine di tempo quelli contro una panetteria su via Nazionale in fase di allestimento e quello ai danni di un fabbricato in fase di realizzazione di proprietà di un noto imprenditore della zona.
Una situazione di allarme, per la quale, anche la bomba dell'altra sera ha contribuito a fare riemergere l'esigenza di un sistema di video sorveglianza, per monitorare le zone calde della cittadina. Il progetto, elaborato da Nicotra ed i suoi, però, è ancora in una fase embrionale.
di Francesco Iannaci
Pizzo come Beirut. Dopo la bomba fatta scoppiare l'altra sera sotto il portabagagli di un'automobile, la città dà l'impressione di essere sotto assedio. Una detonazione impressionante avvertita in tutto il centro della città, che ha letteralmente fatto saltare in aria una Rover, di proprietà di un dipendente comunale L.P. 60 anni. L'ordigno, confezionato artigianalmente, è esploso intorno alle 22,45 su via Marcello Salomone, causando danni anche ad altri quattro mezzi parcheggiati nelle vicinanze: una Golf, un furgone Ducato, una Fiat Panda ed una Citroen.
Scattato l'allarme sul posto sono prontamente intervenuti i carabinieri della Stazione di Pizzo e quelli del Nucleo radiomobile, agli ordini del tenente Gabriele Argirò, oltre ai Vigili del fuoco del distaccamento di Vibo Marina, che hanno provveduto a mettere subito in sicurezza l'intera zona. Dai primi rilevamenti effettuati dai militari, sembrerebbe che la bomba ad alto potenziale sia stata piazzata e fatta esplodere proprio sotto il portabagagli posteriore della Rover.
L'onda d'urto provocata dall'esplosione ha mandato in frantumi i vetri e fatto volare in aria pezzi di carrozzeria degli altri veicoli parcheggiati poco distante. Sul movente dell'attentato dinamitardo vige ancora il massimo riservo.
Il dipendente comunale, comunque, avrebbe escluso di aver ricevuto richieste di qualsiasi tipo. Comunque, i militari, che in queste ultime ore stanno conducendo le indagini, lasciano aperta ogni possibile pista. Restano, infatti, da chiarire ancora molti dettagli, che potrebbero dare una svolta alle indagini. Al vaglio degli inquirenti infatti ci sarebbero sia i rapporti professionali e sia quelli inerenti alla sfera privata dell'uomo.
Dopo i rilievi di rito il mezzo è stato posto sotto sequestro. Un attentato, che per le modalità con cui è stato confezionato, avrebbe potuto causare conseguenze ben più gravi. Via Marcello Salomone, nel pieno centro cittadino, infatti, a quell'ora era ancora trafficata. Solo una pura casualità ha fatto sì che al momento della detonazione sulla strada non transitasse nessuna automobile. Inoltre, la zona dov'è avvenuta l'esplosione è vicinissima a molte abitazioni.
Ma, mentre gli uomini dell'Arma stanno raccogliendo gli ultimi elementi utili alle indagini, nel tentativo di chiudere il cerchio attorno ai responsabili dell'attentato, riaffiora la paura tra la popolazione pizzitana. Dopo la bomba dell'altra sera in città, infatti, si rialza il livello di guardia. L'aria che si respira tra i cittadini è diventata piuttosto pesante. «La gente – ha ribadito una signora accorsa sul luogo dell'esplosione assieme a moti altri curiosi – ha paura di uscire di casa la sera. Sembra di essere in guerra».
L'attentato, infatti, è l'ultimo di una lunga serie che si sono registrati in questi mesi. Un'inarrestabile escalation di violenza criminale che non conosce limiti. Esattamente un mese fa, il primo gennaio, un altro ordigno ad alto potenziale fece saltare in aria l'automobile di un medico oculista reggino. E la violenza criminale non ha risparmiato neanche imprenditori e commercianti, finiti anche loro nottetempo nel mirino della criminalità organizzata.
Ultimi attentati in ordine di tempo quelli contro una panetteria su via Nazionale in fase di allestimento e quello ai danni di un fabbricato in fase di realizzazione di proprietà di un noto imprenditore della zona.
Una situazione di allarme, per la quale, anche la bomba dell'altra sera ha contribuito a fare riemergere l'esigenza di un sistema di video sorveglianza, per monitorare le zone calde della cittadina. Il progetto, elaborato da Nicotra ed i suoi, però, è ancora in una fase embrionale.
Pubblicato da
rossofajettu
@
07:38
0
commenti
Permalink
Etichette
'ndrangheta,
cronaca,
pizzo calabro
Geotag
Pizzo VV, Italia
02 febbraio 2010
Briatico. Un’operazione che non convince
Quella dell’amministrazione comunale relativa all’ampliamento del cimitero di San Costantino
Il sistema utilizzato danneggerebbe l’economia, i lavoratori e i tecnici locali
di Pino Albanese
BRIATICO - Sarà ampliato il cimitero delle frazioni di S.Costantino e di Potenzoni. L'amministrazione comunale, guidata da Andrea Niglia, utilizzerà il sistema del project financing, forma di finanziamento previsto per la realizzazione delle opere pubbliche, con l'apporto di capitale privato. Un'operazione a costo zero per il Comune, ma non così per i cittadini che dovranno acquistare i loculi o le cappelle. I lavori, chiavi in mano, saranno realizzati dalla Cooperativa Costruzioni Calabrese di Vibo Valentia e non è detto che i potenziali acquirenti dei manufatti potranno acquistarli a prezzi popolari. Si pensa, in altre parole, che possa esserci una speculazione che come sempre verrà a colpire le fasce più deboli dei cittadini. Se così dovesse accadere, è evidente che gli amministratori non hanno certo privilegiato gli interessi degli amministrati delle due frazioni. Dato per scontato che i lavori saranno affidati alla citata Cooperativa, è evidente che a rimetterci saranno le mini imprese del territorio alle quali si sarebbero affidati quanti avrebbero avuto intenzione di eseguire i lavori in economia. Un malcontento che si estende tra i tecnici e i progettisti del posto, senza contare i rivenditori locali di materiale per l'edilizia, che avrebbero avuto l'opportunità, in questo momento di crisi, di fruire di una boccata di ossigeno. Infine, a rimanere penalizzati saranno i non pochi disoccupati del settore edilizio, che a stento riescono a tirare avanti “strappando" la giornata, quando capita. Come si vede una scelta, quella operata dagli inquilini del palazzo municipale, che ha scontentato tanti. Meraviglia pertanto come i rappresentanti in consiglio comunale delle frazioni interessate abbiano dato il loro placet all'operazione, mentre non si sono preoccupati di chiedere interventi di manutenzione urgente per la parte vecchia del cimitero, dove peraltro esistono 140 loculi antigienici che andrebbero rimessi a nuovo. Così come urgono lavori di consolidamento per le due cappelle in cui i loculi sono ubicati, perchè per le loro condizioni costituiscono potenziali pericoli per la incolumità pubblica.
da Il Quotidiano della Calabria (2 febbraio 2010, p.16)
Il sistema utilizzato danneggerebbe l’economia, i lavoratori e i tecnici locali
di Pino Albanese
BRIATICO - Sarà ampliato il cimitero delle frazioni di S.Costantino e di Potenzoni. L'amministrazione comunale, guidata da Andrea Niglia, utilizzerà il sistema del project financing, forma di finanziamento previsto per la realizzazione delle opere pubbliche, con l'apporto di capitale privato. Un'operazione a costo zero per il Comune, ma non così per i cittadini che dovranno acquistare i loculi o le cappelle. I lavori, chiavi in mano, saranno realizzati dalla Cooperativa Costruzioni Calabrese di Vibo Valentia e non è detto che i potenziali acquirenti dei manufatti potranno acquistarli a prezzi popolari. Si pensa, in altre parole, che possa esserci una speculazione che come sempre verrà a colpire le fasce più deboli dei cittadini. Se così dovesse accadere, è evidente che gli amministratori non hanno certo privilegiato gli interessi degli amministrati delle due frazioni. Dato per scontato che i lavori saranno affidati alla citata Cooperativa, è evidente che a rimetterci saranno le mini imprese del territorio alle quali si sarebbero affidati quanti avrebbero avuto intenzione di eseguire i lavori in economia. Un malcontento che si estende tra i tecnici e i progettisti del posto, senza contare i rivenditori locali di materiale per l'edilizia, che avrebbero avuto l'opportunità, in questo momento di crisi, di fruire di una boccata di ossigeno. Infine, a rimanere penalizzati saranno i non pochi disoccupati del settore edilizio, che a stento riescono a tirare avanti “strappando" la giornata, quando capita. Come si vede una scelta, quella operata dagli inquilini del palazzo municipale, che ha scontentato tanti. Meraviglia pertanto come i rappresentanti in consiglio comunale delle frazioni interessate abbiano dato il loro placet all'operazione, mentre non si sono preoccupati di chiedere interventi di manutenzione urgente per la parte vecchia del cimitero, dove peraltro esistono 140 loculi antigienici che andrebbero rimessi a nuovo. Così come urgono lavori di consolidamento per le due cappelle in cui i loculi sono ubicati, perchè per le loro condizioni costituiscono potenziali pericoli per la incolumità pubblica.
da Il Quotidiano della Calabria (2 febbraio 2010, p.16)
Iscriviti a:
Post (Atom)









