10 gennaio 2010

Criminalità, Libera innesca la miccia del riscatto

Subito una manifestazione in città e un documento sul "caso Vibo" da consegnare al sottosegretario Palma
di Marialucia Conistabile

Un incontro-riscatto; un modo per prendere collettivamente coscienza della spirale di violenza che attanaglia – e non da oggi – il territorio e agire di conseguenza. Uno sprone, quello lanciato dal coordinamento provinciale di Libera, affinché ognuno ritrovi l'orgoglio e la dignità di alzare la testa, «di alzarsi in piedi, di avere il coraggio di guardare in viso i pochi che fanno rumore – ha sottolineato mons. Peppino Fiorillo – e dire loro: ma cosa state combinando? Allora vogliamo alzarci? Volete gridarlo nei consigli comunali e nelle piazze?».
All'appello di Libera hanno risposto numerose associazioni, i sindacati, la politica, le istituzioni e la società civile. Anche se quest'ultima non è intervenuta in massa, il teatro del Valentianum, ieri sera, era pieno come da anni non accadeva, soprattutto quando sul tappeto c'erano problematiche come quella della criminalità. Insomma si è cominciato a parlare, anche se in passato occasioni per agire e per denunciare ce ne sono state tante e non sono state colte. Un aspetto indirettamente sottolineato da Lorenzo Passaniti e Luciano Prestia. Il primo, infatti, facendo riferimento al "modello Caserta" che il ministro Maroni intende applicare in Calabria ha ricordato che il "modello Caserta" nasce anche dal lavoro dell'ex capo della Squadra mobile di Vibo Rodolfo Ruperti «quindi è il "modello Vibo" che viene applicato e con successo altrove», mentre il secondo ha osservato: «Bisogna spuntare le armi a chi è portavoce del messaggio che denunciare non paga. Ruperti diceva: denunciate che me la vedo io...».
Comunque, ieri sera, il "miracolo" di Libera è stato quello di aver fatto in modo che le parole, poche, fossero tradotte in proposte. Questo l'invito lanciato, a inizio dei lavori, da don Tonino Vattiata e dall'avv. Giovanna Fronte, entrambi del coordinamento dell'associazione.
E di proposte l'assemblea ne ha fatte tante. Ora spetterà a un comitato (composto da un rappresentante di ogni associazione) fare una sintesi e in tempi brevi, anche se una manifestazione si terrà sicuramente in città, in concomitanza dell'arrivo a Tropea del sottosegretario Nitto Palma al quale sarà consegnato un documento, sottoscritto oltreché dalle varie associazioni anche dai 50 Comuni del Vibonese e dalla Provincia. L'obiettivo è quello di portare all'attenzione del Governo la "questione Vibo" «provincia, tra l'altro, in termini percentuali – ha ricordato il presidente della Provincia Francesco De Nisi, che ha fatto la proposta – con il più alto numero di consigli comunali sciolti per infiltrazioni mafiose».
L'idea di De Nisi è stata accolta da tutti, anche se – come evidenziato dal magistrato Fabio Regolo – all'azione di repressione va necessariamente aggiunta quella che parte proprio dalla società civile «molto spesso ferma al guado della "zona grigia" in attesa di capire da che parte stare. E la criminalità – ha osservato – fa spesso leva sull'inottemperanza della società civile. E allora è importante fare, purché si faccia».
Dal consigliere regionale Bruno Censore, che ha posto il problema dei testimoni di giustizia citando Pino Masciari e Nello Ruello, al vice sindaco Enzo Insardà, dal presidente del consiglio Marco Talarico a Nicolino La Gamba, da Michele Soriano a Maria Limardo, da Domenico Arena a Maria Sabato, da Nello Ruello – che ha denunciato l'apatia della città davanti a tanta violenza – a Lorenzo Passaniti, da Maria Giovanna Fusca a Donatella Bruni, da Luciano Prestia a Giovanni Cugliari, da Michele Furci a Ercole Massara, di proposte ne sono arrivate tante, alcune più concrete di altre, ma tutte da tenere in considerazione come piattaforma da cui far partire la fase del riscatto. Un'operazione per certi versi semplici – e in modo semplice l'ha detto Cugliari (Cna), il quale ha rilevato l'assenza delle associazioni datoriali – sempre che ogni associazione cominci a guardare prima dentro se stessa. Guardare in questo caso significa fare delle scelte e la Cna l'ha fatte, allontanando i soci "contigui" a certi ambienti anche quelli in attesa di giudizio, nominando Ruello presidente della commissione dei garanti e trovando il coraggio della denuncia. Significativi passi per cambiare realmente e culturalmente. E a proposito di cambiamento cruda è stata l'analisi di Furci (Idv) il quale, riferendosi alla presenza in sala di molti politici, ha ribadito: «Stasera l'impegno categorico era quello di riuscire a portare in piazza il maggior numero di persone possibile. Non tutti l'hanno fatto, anche se in altre occasioni molti hanno dimostrato di poter riempire sale e saloni. E se alla manifestazione la partecipazione sarà "fredda" ci sarà proprio da riflettere».

fonte: http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaGiornale.aspx?art=27266&Edizione=11&A=20100110

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