IL SABATO DEL VILLAGGIO
di Angelo De Luca
Certo che ci vuole coraggio! No, non fa di certo ridere vedere l’atteggiamento “malandrinoso” di un uomo di sport, che predica decisamente bene, ma razzola decisamente male, anzi malissimo. Ad agosto la fiera delle belle speranza, un gruppo di belle speranze, una sintonia di belle speranze, un obiettivo di belle speranze. E siamo solo al “giro di boa”. Una sceneggiata che da “napoletana” passa ad una sceneggiata “Vasintoniana”, e non è che la gente, la poca gente sulle tribune ne abbia gioito più di tanto. Quel nome sulla maglia, che forse non sarà tradizionalmente “nobile” negli annali del calcio, ma che comunque targa a pieno l’immagine di un paese intero, è venuto oggi deriso da un uomo che dello sport ne ha fatto la sua fama. Vergognoso. Vergognoso è stato vedere come la sconfitta non sia stata accettata, perché nella vita a volte si può anche perdere, e da questa semmai ripartire con più voglia e più onore. Perché della vita, lo sport, è il regalo più bello che la vita stessa ha in serbo, regalando tutti i sentimentalismi classici del “bene e del male”. No, questa pessima figura si poteva evitare, un po’ perché era chiaro l’intento di riportare il calcio in paese, un po’ perché era d’obbligo salvaguardare la nostra politica d’accoglienza. Lo abbiamo fatto con tutti fino ad oggi. Chiunque sia venuto nel nostro amato paesello, chiunque abbia assistito alle gare dell’Asc, ad oggi, ne è rimasto impressionato; per la squadra e il suo gioco, per la sportività e la sua accoglienza. 90’ minuti che distruggono l’ottimo lavoro fatto dalla società e anche da te, caro mister. Si mister, puntiamo tutti il dito contro di te. Le tue parole risuonano ancora stonate, a partire dal primo giorno in cui ti hanno dato in mano una macchina perfetta. Volevi fare del rispetto e dell’immagine lo sponsor della stagione, invece ben presto hai iniziato con le “epurazioni” in stile fascistoide, eliminando a poco a poco molti componenti della squadra, che anche qualora non fossero stati i campioni che tu pretendevi di avere in squadra, vivevano il momento di gloria tra allenamenti sotto la pioggia e partite in panchina. Ma questo possiamo anche dimenticarlo, perché la scelta è spettata sempre a te, perché tu, uomo di sport, dovresti anche essere l’uomo delle scelte. Hai predicato il fair-play e la tolleranza, criticando i nostri sbagli del passato e inscenando oggi un penoso spettacolo dell’anticalcio, degno dei migliori insulti ai tuoi uomini e agli avversari. Hai fatto guerra al nostro blog “rossofajettu”, criticando il suo operato di “servizio”, che serviva solo a far sentire la vicinanza virtuale a tutti coloro i quali vivevano lontani dal paese e che grazie a questo straordinario mezzo comunicativo riusciva a tener aggiornati tutti coloro i quali, vivendo da emigrati, leggevano con piacere le notizie belle e positive che una squadra di calcio come la nostra suscitava. Magari qualche volta si è esagerato nel commentare fatti e questioni che potevano passare in secondo piano, ma di sicuro nessuno, a parte la tua coda di paglia, ne aveva risentito; anzi, alla sera tutti ridevamo ripensando alle domeniche passate a zonzo per la Calabria, uniti e felici, così come vuole la tradizione del “pallone” di casa nostra. Per di più hai cercato invano di fomentare odio, incitando i ragazzi a non prendere in considerazione le parole scherzose dei nostri articoli, senza ottenere nulla, perché non puoi pensare che amici cresciuti assieme possano diventare nemici per colpa di una critica. Hai chiesto e richiesto giocatori del tuo “entourage”, e puntualmente li hai ottenuti, non ottenendo però i risultati sperati, perché forse nessuno quanto noi sentiva il peso di una maglia addosso. Analizzando l’andamento della squadra dalla prima giornata di campionato ad oggi, si capisce l’inversione di tendenza avuta. In qualunque campo, in qualunque partita, in qualunque condizione, i giocatori non hanno mai deluso le aspettative tue e della società; con il passare del tempo tu hai deluso le nostre, con le tue telefonate davanti ai ragazzi, dove gridando invocavi rinforzi, dove gridando mancavi di rispetto ai giovani, facendoli sentire delle nullità senza speranza e senza futuro. Ora che ti sei montato la testa è bene che tu riesca a fasciartela da solo, perché nella vita si può accettare tutto, dall’esclusione alle offese personali, dalle vittorie alle sconfitte; ma non si può accettare che l’immagine di un paese venga messa sotto i piedi dalle tue manie di grandezza..
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