31 ottobre 2009

BRIATICO: SPARO' CONTRO OPERAI PER POSSESSO TERRENO, CONDANNATO A 6 ANNI

Vibo Valentia, 30 ott. - (Adnkronos) - E' tornato in carcere per scontare una pena di sei anni, otto mesi e 13 giorni Domenico Mandaradoni, pensionato di 71 anni residente a Potenzoni, nel vibonese. Il Tribunale lo ha condannato per tentata estorsione, lesioni personali, violenza privata e porto abusivo di arma da fuoco nel processo che lo vedeva imputato per una vicenda accaduta nel marzo 2007.

Insieme a suo figlio e suo nipote avevano esploso, al culmine di una lite, alcuni colpi di pistola contro gli operai che stavano lavorando i terreni di Briatico su cui era in corso una diatriba da tempo per il possesso. Solo per un soffio l'episodio non e' finito in tragedia e i carabinieri avevano arrestato subito i responsabili. Dopo il processo, Mandaradoni e' stato ritenuto colpevole e portato in carcere per scontare la pena.


da Libero-news.it (31 ottobre 2009)

30 ottobre 2009

Nessuna «nave dei veleni», è un piroscafo passeggeri affondato nel 1917

La «Catania» colò a picco durante la prima guerra mondiale, silurata da un sommergibile tedesco



ROMA
- «La nave dei veleni non è la nave dei veleni. Si tratta di una nave passeggeri, la Catania, affondata nel 1917». Lo ha annunciato il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, in una conferenza stampa congiunta con il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso, smentendo quindi che si tratti della Cunski, come detto da un pentito della 'ndrangheta. Per Grasso il caso è chiuso, «perché le indagini hanno accertato che non ci sono elementi di radioattività né di inquinamento nel raggio di tre chilometri intorno alla nave».

SILURATA - La Catania apparteneva alla Società marittima italiana di Genova. Costruita a Palermo nel 1906, venne silurata nel corso della prima guerra mondiale da un sommergibile tedesco il 16 marzo 1917 a largo di Cetraro nel viaggio di ritorno sulla tratta Bombay-Napoli. Quindi secondo il ministero dell'Ambiente, la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e il reparto ambientale marino delle Capitanerie di porto, non è «una nave dei veleni e non contiene bidoni».

VITTIMA LA CALABRIA - «Da quando è iniziata questa vicenda«, ha detto Grasso, «c'è stata una vittima: la zona di Cetraro e più in generale la Calabria perché i pescatori hanno smesso di pescare e gli albergatori sono preoccupati per la prossima stagione e tutta la popolazione non sa se potrà mangiare il pesce. Oggi arriva finalmente una risposta precisa che respinge tutte le insinuazioni». Grasso ha parlato di una vicenda giornalistica «irresponsabile» perché non sono stati trovati riscontri agli allarmismi diffusi.


dal Corriere della Sera.it (29 ottobre 2009)

29 ottobre 2009

BRIATICO. I PESCATORI E LA LORO PROTESTA: QUAL’E IL NOSTRO FUTURO?

Ieri a Catanzaro il sit-in davanti il Dipartimento regionale di pesca e agricoltura. Rimane solo un forzato ottimismo,ma non c’è nulla di concreto.
di Angelo De Luca

I pescatori di Briatico, tra loro anche il Sindaco Andrea Niglia

CATANZARO- E alla fine i pescatori si mobilitarono. In testa al corteo, che tra l’altro ha visto una nutrita schiera di pescatori di Briatico e anche del suo sindaco Andrea Niglia, vi erano i presidenti Martillotti (lega pesca calabria) e Iannì (lega pesca nazionale). La protesta doveva ed è stata pacifica, così come chiedevano i due sindacalisti. Doveva essere così perché nell’immaginario dei “due” regnava un assoluto ottimismo, convinti che le cose si fossero risolte nella linea impartita della Lega Pesca. Al vaglio della Regione e del suo Assessore all’agricoltura Amato c’erano sei richieste precise: 1) un tavolo di coordinamento tra assessorato, ambiente e pescatori; 2) la tracciabilità dei rifiuti tossici; 3) l’utilizzo delle strutture pubbliche di telerilevamento; 4) gli aiuti immediati denominati “de minimis”; 5) il finanziamento della legge regionale; 6) l’assegnazione della parte di risorse statali per il settore.

I manifestanti protestano davanti alla sede della Regione Calabria

Aperto il tavolo delle trattative, il nulla di fatto sembra essere la conclusione della giornata. Nonostante la soddisfazione di Iannì, consapevole di aver fatto il suo buon lavoro sindacale visto l’orecchio prestato dall’Assessore Amato, forse non si è accorto, o forse non è stato capace, di interpretare il messaggio di rimando. Per un orecchio che sente, ce n’è un altro che resta sordo. E già, perché nella fiera delle belle intenzioni, la risposta data è stata la classica frase “le faremo sapere”. Quale sia la soddisfazione ancora non si capisce! Chi chiedeva interventi immediati, utili per contrastare la crisi, è stato deluso. Per quali motivi? Per prima cosa c’è da sottolineare come alcuni aiuti finanziari dovevano essere immediati perché necessari, visto la crisi del settore ittico, sia per il caro petroli, sia per la restrizione delle battute di pesca; dopo, perché come già avvenuto in Puglia e Abruzzo, il cosiddetto “de minimis” non è stato garantito con certezza, e non si spiega, visto che lo stesso Iannì è stato colui il quale si è prodigato per farlo promuovere in altre regioni sin da subito; in fine non si è parlato affatto di problemi istituzionali pesanti, cioè che i pescatori vengono incessantemente puniti oltremisura da svariate multe per cavilli inutili da parte di Guardia Costiera e GdF, penalizzando oltremodo il già povero introito “marinaro”. L’ottimismo deriva dal fatto che i due sindacalisti hanno fatto il gioco dei potenti, ovverosia, hanno accettato di buon grado la controproposta di Amato&co: distribuire denaro in futuro tramite una pratica burocratica complessa, che mette al centro dell’attenzione i vari enti locali, i quali devono a loro volta interpellare le cooperative di pesca, che di rimando ai Comuni inoltreranno domanda di finanziamento alla Regione, la quale si proporrà di dilazionarli in seguito agli stessi. Chi non conosce la tempistica della dilazione dei finanziamenti lo scoprirà tra qualche tempo! Martillotti, dall’alto della sua collinetta, megafono in mano, calmava le acque e predicava pazienza e ottimismo e convinto di essere stato un buon sindacalista combattivo, scioglieva il sit-in tra la confusione generale. “Ma in pratica abbiamo vinto o abbiamo perso?”..ma questa era solo una delle tante voci di popolo.

Giovani pescatori briaticesi

26 ottobre 2009

ASSOCIAZIONE EURIATIKON: TRA PRIMI BILANCI E FUTURO

Prima riunione pubblica per l’associazione culturale di Briatico, i primi passi verso un nuovo modo di costruire la socialità.
di Angelo De Luca

Alcuni membri del Consiglio Direttivo dell'Associazione Euriatikon
da sx. A. Esposito, F. Rizzo, G. Tedesco, A. Barillari, A. Calafati, S. Bagnato

BRIATICO- Si è tenuta domenica alle 19, presso le sale “sotterranee” dell’Oratorio San Nicola di Briatico, la prima conferenza dell’associazione Euriatikon. Una riunione che ha messo al centro dell’attenzione i primi bilanci, sia in termini economici che di consenso, dei pochi mesi di attività, mesi in cui la ciliegina sulla torta è stata rappresentata dalla festa “Radici in musica” di quest’estate, dove ospiti furono il grande gruppo calabrese de i “Zona Briganti”. All’ordine del giorno è stato esposto il programma relativo alle prossime attività che l’associazione intende promuovere. Su tutti, visto anche l’imminente arrivo, l’istituzione del “Mercatino di Natale 2009”, che, dopo attente consultazioni del direttivo, è passato in approvazione. La data sarà presumibilmente il 20 dicembre e il luogo scelto sarà la cornice antica del centro storico di Briatico, da Palazzo Marzano fino a Piazza Marconi. “Ci aspettiamo un grande festa, perché stiamo organizzando qualcosa di particolare” – dice Gisella Tedesco – “il nostro obiettivo è quello di riportare la cultura del mercatino all’interno del paese, strumento fondamentale di coesione e socialità, utile per diversi scopi, in un periodo dalla forte unione fraterna, che solo il Natale può rendere così magico.” Gli fa eco il presidente dell’associazione Sergio Bagnato, il quale si aspetta un buon riscontro in termini di persone “attive e collaborative”; “il nostro scopo è quello di ricreare il sociale” – continua Bagnato – “ è questo avviene solo se la popolazione si rende attiva e conforme alle nostre idee, che per altro non sono votate solo all’aspetto ludico, ma sono intenzionalmente indirizzate all’insegnamento e alla riedificazione della cultura. Infatti, il nostro lavoro si intensifica giorno per giorno, e stiamo pensando di fare dei corsi di inglese per ragazzi, dove lo scopo si diversifica su due livelli: da un lato migliorare le conoscenze personali della lingua straniera per eccellenza, dall’altra creare, grazie alla conoscenza, dei piccoli tourist information, dove i protagonisti saranno i ragazzi, i quali avranno il compito di spiegare a mò di Cicerone, la storia e la cultura del paese, di dare indicazioni e consigli utili per un migliore soggiorno nel nostro paese. Il tutto ovviamente in inglese.” E’ interessante notare come sia la passione a guidare questi ragazzi, perché vi è la ferma volontà di concretizzare tutte le idee in testa, che a giudicare dal ricco programma esposto durante la “giornata” non sono affatto poche.

Un momento del confronto con la cittadinanza

la raccolta de “Le Stanze della Luna” di Vibo Valentia esposta nel Complesso del Vittoriano

le stanze della luna”

Vibo Valentia

Comunicato Stampa


Roma, aperto il Mei, Museo dell'Emigrazione Italiana,

Ci sono voluti quasi tre anni per realizzare, nei 400 mq della ex Gipsoteca dell’Altare della Patria, il Museo dell’emigrazione italiana (Mei), che venerdì 23 ottobre ha aperto i battenti nel complesso del Vittoriano alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del Presidente della Camera Gianfranco Fini, accompagnati dal Ministro per i beni culturali, Sandro Bondi e dal Sottosegretario agli esteri Alfredo Mantica. Da ora in poi, anche se a livello locale i numerosi musei sull’emigrazione continueranno a ricordare i migranti di una data area geografica, ci sarà un unico “contenitore” a raccontare nel suo insieme un’esperienza tanto complessa. “Abbiamo riletto il fenomeno della storia dell’emigrazione con un andamento cronologico - precisa il direttore del Mei Alessandro Nicosia, presentando il museo, promosso dal ministero degli Affari esteri con la collaborazione del ministero per i Beni e le Attività culturali. Essendo un museo gratuito rivolto al grande pubblico del Vittoriano e agli studenti, abbiamo voluto semplificare la lettura. La data simbolica d’inizio è il 1861, anno dell’unificazione italiana, anche se l’emigrazione iniziò molto prima. Attraverso sei sezioni si arriva fino ai giorni nostri, con i casi di affermazione di oriundi italiani in sempre più campi e l’inversione dei rapporti, con l’Italia che dal 1976 diventa un Paese in cui i flussi in entrata iniziano a superare quelli in uscita. Ma l’aspetto più importante è quello dell’unità nella diversità, perché l’emigrazione fu un fenomeno caratterizzato da innumerevoli flussi locali”. All’interno, nelle varie stanze lo strumento multimediale la fa da padrone. Mentre una particolare sezione della Mostra pone all’attenzione le migliaia di espatriati da ogni singola regione e la loro destinazione verso territori diversi. “Un modo per sfatare alcuni luoghi comuni - aggiunge Nicosia - perché il primato spetta al Veneto, seguito dal Friuli, mentre solo a partire dal secondo dopoguerra la Sicilia sale sul gradino più alto della classifica, anche per effetto delle partenze verso il Nord industrializzato”. Migrazione interna alla quale è dedicata una specifica sezione, con i filmati dell’istituto Luce e delle Teche Rai (molti inediti) che testimoniano. Nella parte finale del percorso espositivo si può consultare una biblioteca sull’argomento e disporre di una sala cinema dove viene proiettato un documentario dal titolo ''L'Emigrazione Italiana e il Cinema'' con interventi, tra gli altri, di Emanuele Crialese, Carlo Lizzani, Enrico Magrelli, Citto Maselli, Giuliano Montaldo, Gabriele Salvatores, Pasquale Scimeca, Pasquale Squitieri, Daniele Vicari, Nello Correale. Ma il Museo contiene anche documenti d’archivio. Fra i pezzi pregiati, anche alcuni cimeli storici, dai quaderni di scuola recuperati dalla Società Dante Alighieri a due organetti originali utilizzati per le vie di Buenos Aires da migranti siciliani a inizio secolo fino al modellino della nave Roma, una delle prime a effettuare le traversate transoceaniche e a portare in America gli emigrati a livelli “industriali”. Numerosi e prestigiosi i Prestatori: oltre 40 tra i quali la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, Rai Teche, l'Istituto Centrale per i Beni sonori e audiovisivi, l'Archivio Centrale di Stato, l'Istituto Luce, la Fondazione Cresci, la Società Dante Alighieri, la Società Umanitaria di Milano, l'Archivio Storico della città di Torino e diversi collezionisti privati.

Ed in qualità di prestatore è presente Franco Vallone, già direttore del Museo dell'Emigrazione Giovan Battista Scalabrini, con una parte importante della sua raccolta privata de “Le Stanze della Luna” di Vibo Valentia, che rappresenta dignitosamente la Calabria, una delle realtà geografiche italiane ad aver alimentato maggiormente a cavallo dell’Ottocento/Novecento il fenomeno dell’emigrazione in tutto il mondo, nelle Americhe, in Australia e nei Paesi europei. Invitato dagli organizzatori, Franco Vallone ha messo a disposizione materiali documentari testimoni dei momenti significativi e dei ricordi indelebili della diaspora calabrese che ora si possono toccare con mano, studiare e fotografare: cimeli, fotografie, bauli, documenti di identità, di viaggio, che contribuiscono a raccontare gli emigrati calabresi. “Non è la prima volta – dice Franco Vallone, accompagnato per tutto il percorso della Mostra dal ricercatore Salvatore Libertino e dal glottologo Michele De Luca - che la raccolta viaggia da un posto all’altro. In passato con questo stesso materiale aveva allestito a Vibo Valentia la mostra “Il Baule dell'Emigrante”, e il Museo Calabrese dell'Emigrazione Scalabrini prima a Vibo e successivamente a Francavilla Angitola ed aveva collaborato più volte alla realizzazione di eventi e mostre internazionali prendendo parte a quella dell’emigrazione italiana in America “The World in my Hand”, curata dal compianto Paolo Cresci e svoltasi nel cuore ancora pulsante dei migranti verso gli USA, ad Ellis Island di New York nel 1997, e poi, successivamente, alla Fiera Internazionale del Libro a Torino e alla mostra allestita presso il Municipio di Brooklyn, ancora a New York. Tra i numerosi pezzi, tra gli oggetti e i documenti trasferiti a Roma, tanti materiali documentari provenienti da Favelloni di Cessaniti, Briatico, San Costantino Calabro, Francavilla Angitola, dal Vibonese e da altre aree della Calabria: due antichi bauli, uno di fine Ottocento ed uno del 1910; un raro menu di terza classe stampato in rosso e differenziato, nel mangiare quotidiano dei trenta giorni di viaggio, per aree geografiche di provenienza dei migranti; ricevute di rimesse di danaro di banche americane e argentine, immaginette sacre, attrezzi da lavoro di un barbiere ambulante, libretti di risparmio, un portafogli dalle mille tasche, un certificato argentino di buona condotta, un certificato di matrimonio per uso emigrazione e tante bellissime fotografie testimoni delle lontananze fisiche e delle vicinanze del cuore. Il baule di fine ottocento, esposto attualmente al Vittoriano – continua Vallone – ha un una storia molto singolare. Gli emigranti lo prendevano in affitto per trasportare masserizie durante i loro viaggi. Dopo le traversate sull'Oceano, su quel “mare grande quanto il cielo”, il baule ritornava regolarmente in Calabria pronto per essere affittato per un altro viaggio. La ‘ditta’ che fittava il baule aveva sede a San Costantino Calabro, in provincia di Vibo Valentia. La parete esterna del prezioso ‘baullu’, ormai a riposo, è ancora piena di targhette ed etichette d'imbarco che si sono accumulate nel tempo, durante le continue e numerose traversate oceaniche verso la Merica.



Franco Vallone

cell. 347.7617742

vallone.f@tiscali.it

21 ottobre 2009

Vibo Valentia Processo con rito abbreviato per Francesco Grasso, autore del gravissimo fatto di sangue nella frazione di Briatico

L'omicida di Mandaradoni oggi davanti al gup
Lo scorso dicembre uccise Vincenzo Rizzo e Vincenzo Grasso e ferì l'autista dello scuolabus

di Marialucia Conistabile

VIBO VALENTIA
Prima udienza, stamane davanti al gup Lucia Monaco, del processo con rito abbreviato a carico di Francesco Grasso, 68 anni, pensionato di Mandaradoni, frazione di Briatico, accusato del duplice omicidio dei cugini Vincenzo Rizzo e Vincenzo Grasso, entrambi di 68 anni e del tentato omicidio di Giuseppe Mazzitelli, 60 anni, tutti di Mandaradoni. Tramite il suo legale, avv. Francesco Sabatino, il pensionato ha, infatti, chiesto e ottenuto d'essere giudicato con l'abbreviato anziché dalla Corte d'Assise di Catanzaro.
Nel procedimento tutte le parti offese saranno rappresentate dall'avvocato Giovanni Marafioti, che si costituirà parte civile per i familiari delle vittime e per Mazzitelli. A sostenere la pubblica accusa sarà il sostituto Simona Cangiano.
Risale al 16 dicembre dello scorso anno il grave fatto di sangue consumato da Francesco Grasso, nella piccola frazione di Briatico. Vecchi rancori sarebbero alla base della giornata di terrore e morte a Mandaradoni, anche se i familiari delle vittime hanno sempre escluso di aver avuto alcun genere di interesse o di rapporto con l'omicida. In particolar modo dopo il tentato omicidio, dodici anni prima di Vincenzo Grasso, ferito con una coltellata proprio da Francesco Grasso.
Lo scorso 16 dicembre, intorno a mezzogiorno e mezza, il primo a cadere sotto i colpi di fucile cal. 12 sparati dal pensionato (l'arma non è mai stata ritrovata) fu Vincenzo Rizzo, contadino in pensione, centrato da due fucilate alla testa e al torace, praticamente davanti casa. L'omicida quel giorno sparò anche contro l'abitazione di Rizzo dove si era rinchiusa la moglie, accorsa al rumore degli spari, per non essere colpita.
Chiuso questo "conto" Francesco Grasso, fucile in pugno, si diresse in campagna per "regolare" quello rimasto ancora aperto con il povero Vincenzo Grasso, macellaio in pensione. Cercò di raggiungere l'uliveto dove l'uomo si trovava, attraversando i campi ma per imboccare il sentiero fu costretto a ritornare indietro, nei pressi della sua abitazione. Durante il tragitto il pensionato, ormai in preda a una follia omicida, incontrò un'autovettura e poi lo scuolabus del Comune di Briatico, con a bordo cinque bambini, condotto da Giuseppe Mazzitelli.
All'altezza del ponte di Mandaradoni l'autista incrociò Grasso. Poco prima percorrendo con il mezzo corso Garibaldi si era imbattuto nel corpo insanguinato del povero Vincenzo Rizzo. Nel momento in cui i due si ritrovarono alla stessa altezza l'omicida sparò contro lo scuolabus. Mazzitelli, rimasto ferito dai vetri, proseguì la corsa allontanando i bambini, Grasso invece (che, comunque, ha sempre dichiarato che il colpo contro lo scuolabus gli partì accidentalmente) proseguì raggiungendo l'uliveto e uccidendo con due fucilate alle spalle Vincenzo Grasso, che si trovava ai piedi di una scala, appoggiata a un albero.
Chiusi con il sangue i "conti" con i due cugini l'omicida si diede alla macchia nelle campagne circostanti. Dopo quattro giorni, sfinito dalla fuga e dal freddo, Francesco Grasso si consegnò al parroco di Zungri, don Felice La Rosa. All'alba raggiunse la locale caserma dei carabinieri, ma trovandola chiusa si diresse verso la chiesa. Fu il sacerdote ad accoglierlo e a informare i carabinieri dell'avvenuta resa.

da La Gazzetta del Sud (21 ottobre 2009)

19 ottobre 2009

Calcio. BRIATICO OK, LIQUIDATO IL SALCAMP.

Prova di forza della squadra della “Torretta” che ribalta il risultato e riacciuffa i tre punti e il primato nel girone.
di Angelo De Luca

BRIATICO- Non poteva non vincere il Briatico. Non poteva non vincere per diversi motivi. Su tutti c’era il ritorno in “casa” dopo anni passati lontano dal San Nicola. Un 2 a 1, frutto di una bella prestazione, su un terreno reso difficile dalla pioggia incessante degli ultimi giorni. Pronti via e la squadra catanzarese va in vantaggio. Da una punizione non troppo pericolosa, il portiere Mandaradoni fa la papera della “domenica”, complicando sin da subito il proseguo del match. Ma il Briatico si riprendere in pochi minuti. Arena e Melluso sono scatenati e mettono a dura prova l’estremo difensore ospite. Prima con una stupenda rovesciata di Arena, poi con un tiro di Melluso. Da un rilancio di Vasinton nasce il gol del pareggio; Melluso doma bene la palla, di spalle alla porta e accerchiato da due difensori, riesce a girarsi e a freddare il portiere. 1 a 1, si ricomincia. Monologo della squadra di casa, che passa in vantaggio dieci minuti dopo, con un gran gol di Arena, che su assist di Accorinti, piazza un tiro preciso da fuori aerea. Da li in poi la partita è in discesa, il Briatico controlla tranquillamente e sfiora ripetute volte il terzo gol, ma senza fortuna. Buona cornice di pubblico, che non poteva mancare alla “prima” stagionale. Dopo due gare, la squadra di mister Vasinton si ritrova a essere a punteggio pieno, cercando conferme sabato prossimo.

MARCATORI: al 2’ p.t Abdullay (SC), al 10’ Melluso R( BR), al 17’ Arena (BR)

LE PAGELLE

Mandaradoni: 4 La sua poca esperienza si vede, si sente, si tocca. Su due partite ha subito due tiri; uno è andato in rete. Parola d’ordine allenamento! DISASTRO (dal 10’ s.t. Accorinti V. 7 Ha la capacità di riportare ordine nella difesa, che sentendosi sicura non commette nessun errore. PORTIERE.
Melluso D: 6,5 Da ala a terzino ma con gli stessi risultati. Sempre atletico e propositivo, non manca di voglia e di energia. JOLLY.
Niglia N: 6 Non è una giornata difficile per il rientrante veterano della squadra, svolge con tranquillità il suo lavoro. ESPERTO.
Cavallaro: 6 Anche lui molto tranquillo e ordinato, deve solo amministrare il pacchetto arretrato. ESPERTO BIS.
Vasinton Diego: 6,5 In ripresa fisica, su un campo difficile, non lascia passare nessuno dalla sua zona e se può spinge si spinge in attacco. BRAVO.
Runca: 6,5 Ha sempre quel tocco in più che fa sempre disperare il mister, se avesse l’accortezza di giocare con la squadra, le sue perfomance sarebbero davvero incredibili. SOLISTA.
Vasinton Daniele: 6,5 La sua partita è sempre convincente, ottimi spunti e ottimi passaggi. Forse finge un po troppo quando viene toccato dall’avversario, ma questo è un dettaglio. METRONOMO.

18 ottobre 2009

Briatico. Arrestato un sorvegliato speciale che partecipava ad un funerale

Briatico (Vibo Valentia). Era sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno ed il divieto di allontanarsi dall'abitato di Briatico senza la preventiva comunicazione ai Carabinieri della locale Stazione. A tradirlo è stato il funerale di un proprio conoscente che si teneva nella frazione Potenzoni, ben lontana dalla propria abitazione e ben oltre il limite in cui poteva recarsi senza preventiva autorizzazione.
Evidentemente Francesco Giuseppe Niglia, 60enne del posto, deve aver ritenuto che nessuno si sarebbe accorto della propria presenza e che nessuno avrebbe fatto caso a quel piccolo sconfinamento.
Ad accorgersi di lui sono però stati i Carabinieri della locale Stazione che, nel corso di un servizio di pattuglia per le frazioni del vasto comune costiero, hanno notato l'uomo nella massa di persone che si aggiravano nei pressi del cimitero in cui si stavano tenendo le esequie. I militari sono così entrati in azione, avvicinando l'uomo senza farsi notare da lui e senza destare l'attenzione delle decine di persone che si trovavano nei paraggi. In pochi attimi i militari sono scesi dal veicolo, lo hanno avvicinato e fatto salire a bordo del mezzo militare per accompagnarlo presso la vicina caserma della Benemerita, il tutto in pochi secondi e senza che nessuno si accorgesse di cosa stava succedendo. All'interno del presidio della Benemerita Niglia è stato quindi dichiarato in arresto con l'accusa di inosservanza delle prescrizioni inerenti la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno.
L'uomo, dopo gli atti di rito, è stato poi tradotto presso il carcere del capoluogo, da cui è stato liberato a seguito dell'udienza di convalida che ha riconosciuto pienamente legittima l'attività dei militari dell'Arma.
Non accenna quindi ad allentarsi la pressione degli uomini della Compagnia di Vibo Valentia, diretta dal capitano Stefano Di Paolo, nel circondario del capoluogo. Continue sono le pattuglie e le operazioni di servizio giornalmente svolte dai militari che, anche con le avverse condizioni atmosferiche, continuano a battere a tappeto il territorio ed a monitorare i soggetti più pericolosi e con precedenti.

da Newz.it (18 ottobre 2009)

17 ottobre 2009

«Se qualcuno ha notizie di Pasquale ci aiuti». Polizia e carabinieri continuano le ricerche e battono soprattutto i boschi della zona

Serra San Bruno I genitori del giovane scomparso domenica sera temono per la vita del figlio e lanciano un disperato appello

di Maurizio Onda

Pasquale Andreacchi con la madre

Nello studio dell'avvocato Vincenzo Albanese i genitori del giovane diciottenne, Pasquale Andreacchi, scomparso in circostanze misteriose sera di domenica scorsa, hanno voluto lanciare un appello affinchè i cittadini di Serra San Bruno e quelli dei paesi limitrofi collaborino nella ricerca del figlio. Affranta dal dolore, la madre, Maria Rosa Miraglia, ha affrontato i fotografi e i giornalisti, sostenuta al suo fianco dal marito Salvatore.
Entrambi col cuore infranto hanno deciso di cercare aiuto alla gente, convinti che quella tragica sera e forse anche il giorno prima il figlio possa essere stato visto da qualcuno che ora potrebbe dare qualche informazione utile per svelare il mistero della scomparsa. Fino ad oggi tutte le ricerche portate avanti da polizia e carabinieri sono state senza risultati, di Pasquale nessuna traccia. Eppure il giovane, uscito da casa come era solito fare intorno alle ore 17, non ha fatto più ritorno. Da quella sera i genitori non si sanno dare pace. Vogliono sapere qualcosa, vogliono essere aiutati per capire cosa sia successo, anche perchè Pasquale era conosciuto da tutti come un bravo ragazzo, onesto, laborioso, molto affezionato alla famiglia, incapace di far male. Per questo Salvatore e Maria Rosa hanno voluto mettere da parte la loro timidezza e affrontare la stampa, parlare, implorare la gente, chiedere aiuto. Con voce tremante e incerta, che faceva trapelare tutto il dolore che porta nel cuore, la madre di Pasquale ha letto davanti ai microfoni un messaggio: «Siamo i genitori di Andreacchi Pasquale, il giovane di 18 anni appena compiuti, del quale dalla sera di domenica 11 ottobre non si hanno più notizie. Abbiamo deciso – ha proseguito – di dar sfogo in questo scritto alla nostra ansia di sapere il destino di nostro figlio. Non può svanire nel nulla il nostro ragazzo o meglio abbiamo diritto di sapere cosa gli sia successo». Quindi i ringraziamenti al «Comando dei carabinieri ed al commissariato di polizia di Stato di Serra San Bruno per il costante impegno nella estenuante ricerca del nostro ragazzo, come desideriamo ringraziare – ha aggiunto – il Comune di Serra per la vicinanza dimostrata alla nostra causa e per avere ascoltato l'aiuto che abbiamo chiesto. Sentiamo vicino a noi le Istituzioni, l'affetto della gente, ma è necessario fare di più per trovare il nostro Pasquale. Proprio per questo lanciamo un appello a tutti coloro che hanno visto Pasquale sabato sera, affinchè si possa arrivare alla ricerca della verità».
Un appello, nella sicurezza che «Serra San Bruno e dintorni possano contribuire ad aiutarci nella ricerca di nostro figlio fornendo un indizio, un particolare per noi fondamentale. Ci rivolgiamo agli occhi e alla bocca delle persone per abbattere il muro dell'indifferenza e del silenzio verso il nostro caro Pasquale». L'appello di Maria Rosa Miraglia era stato preceduto dalle parole dell'avv. Albanese che ha raccomandato a tutti: «Niente domande perchè sono in corso le indagini da parte di polizia e carabinieri e, tutta la vicenda è attualmente coperta dal segreto istruttorio». Domande che lasciano spazio al lavoro degli inquirenti che stanno rastrellando il territorio, interrogando possibili testimoni oculari. Tuttavia la scomparsa di Pasquale continua a rimanere misteriosa. Rimangono gli appelli, come quello su un manifesto sulla porta del Comune "Aiutate a trovare Pasquale".

da La Gazzetta del Sud (17 ottobre 2009)

15 ottobre 2009

La pesca affonda nei mari dell'indifferenza

L'allarme dei pescatori di Vibo Marina: alla crisi si aggiunge la vicenda della "nave dei veleni" che sta assestando un duro colpo al comparto
La denuncia: tutte le marinerie possono godere di servizi adeguati ma qui subiamo solo reclami e solleciti
di Vittoria Sicari

Ad una già fragile economia ittica, in cui la carenza dei servizi è ormai cronica, va aggiunta la recente vicenda della "nave dei veleni", che sta avendo ripercussioni notevoli nell'intero comparto.
«A fine settimana – ha detto Nicola De Leonardo, comandante del peschereccio "Antonio Padre" – ci sarà una riunione con il presidente regionale di Lega Pesca e con la Provincia, per verificare quale strada percorrere. Il pesce del nostro mare è buono ma ultimamente la vendita è scarsa». La marineria vibonese è convinta che sia in atto una campagna di disinformazione che sta fortemente penalizzando il settore. E quando ai mali vecchi si aggiungono quelli nuovi il vortice diventa più profondo e trascina giù tutto, senza fare distinzioni.
«La catena alimentare è sana – ha rilevato il dott. Pasquale Pitt – alle profondità in cui si pensa ci sia il relitto della nave contenente i fusti contaminati a largo di Cetraro, le nostre reti non calano e poi il pesce lo abbiamo sempre mangiato». Il dato di fatto da cui partire è che il prodotto o rimane invenduto o si vende sottocosto. Il disagio per le famiglie che vivono di pesca e naturalmente per l'intero indotto non è di poco conto, soprattutto in considerazione del fatto che Vibo Marina conta più di quaranta pescherecci e ben sei pescherie. In più va calcolato che il prodotto viene distribuito in tutta la regione. L'esigenza a questo punto sarebbe che si attivasse la classe dirigente, affinchè vengano adottate misure idonee a far fronte allo stato di emergenza. Estensione degli ammortizzatori sociali e strumenti comunitari. Queste le richieste da mettere in campo e che i pescatori reclamano. «Anche se i fari sono accesi sulla zona di Cetraro – ha detto Salvatore Martillotti, presidente regionale di Lega Pesca – non vi è dubbio che l'emergenza è generale, infatti, si è creata una sorta di psicosi collettiva che sta mettendo in ginocchio tante marinerie. Noi vogliamo lanciare un appello alle Istituzioni e contestualmente chiedere alla Regione di attivare un tavolo tecnico di coordinamento per l'emergenza». Bonificare, monitorare e dare risposte al settore pesca. Queste le parole d'ordine dei pescatori locali convinti che si sia «volutamente calcare la mano per far lavorare le navi che si occupano di rilievi tecnici, inoperative da anni».
La sensazione che si percepisce ascoltando i pescatori vibonesi è di assoluto abbandono da parte delle istituzioni.
«I politici devono attivarsi – ha detto il comandante Giuseppe Falcone – e mettere in moto i finanziamenti comunitari. Qui è sempre mancata la progettazione. È dal periodo dell'ex senatore Murmura che si parla di ampliamento e messa in sicurezza del porto. Di recente ci hanno promesso un box per il ricovero delle reti ma ancora stiamo aspettando». Percorrendo il "molo verde" oltre al manto stradale dissestato e alla sensazione di totale abbandono, risalta all'occhio i distributori d'acqua, realizzati dal Comune per l'approvvigionamento idrico dei pescherecci, da utilizzare tramite una scheda prepagata e mai messi in funzione. E così la catenaria, un sistema di ormeggio costruito di fronte al molo Bengasi, di nessuna utilità, giacchè il sistema, secondo gli armatori della zona, risulta idoneo solamente per le imbarcazioni da diporto.
«A luglio scorso – ha aggiunto l'armatore Pino Ceravolo – scadeva il bando sullo Sfop, per accedere ad alcuni finanziamenti per la pesca e il Comune non è stato in grado di partecipare».
Tante le promesse, naturalmente disattese. A partire da quella di destinare il "molo rosso", di nuova costruzione, alla piccola pesca.
«La marineria di Vibo sta morendo – hanno detto Adriano Gambardella e Francesco Sorrentino – dal '96 ad oggi la flotta si è dimezzata. Tutte le marinerie d'Italia hanno spazi per le reti, corrente elettrica, acqua. Qui, invece, continuiamo a subire solo i reclami della Capitaneria di Porto che ci sollecita a spostare le reti dal molo». In realtà la rete è uno strumento che i pescatori dovrebbero avere sempre a portata di mano. «Per noi è come l'automobile che deve stare sotto casa – hanno osservato gli armatori – non possiamo spostarla lontano dall'imbarcazione non sarebbe di alcuna utilità».
E i problemi si accavallano e aumentano di anno in anno, in un porto che da sempre è oggetto di studi, di progettazioni e di promesse. «Adesso si sono inventati la vocazione turistico-paesaggistica – hanno concluso i pescatori – senza considerare che dietro non c'è niente. Non ci sono servizi, nè strutture ricettive, nè strade di collegamento degne di questo nome». E, intanto, la filiera di pesca cola a picco, «affondata dal disinteresse della politica, arenata dall'approssimazione nella gestione delle risorse e dimenticata da chi è troppo preso da altri interessi per potersene occupare».

da La Gazzetta del Sud (15 ottobre 2009)

14 ottobre 2009

Nave dei veleni: altro relitto nel Vibonese.

Un altro relitto, oltre a quello rinvenuto a largo della costa di Cetraro (Cs) è stato individuato sarebbe stato scoperto nel Vibonese.
Dopo il ritrovamento del relitto al largo di Cetraro ci sono state numerose segnalazioni di altre navi affondante al largo della costa tirrenica calabrese. Tra le tante verifiche compiute avrebbe dato esito positivo quella compiuta al largo della costa vibonese dove, con l’ausilio di un sonar, sarebbe stato individuato un altro relitto. Sugli esiti degli accertamenti viene mantenuto il
massimo riservo e sono stati informati la magistratura e l’assessorato regionale all’ambiente.

IL PARERE DI LEGAMBIENTE

«Potrebbe essere quello della Mikigan, il relitto avvistato sui fondali di Vibo Valentia». Lo afferma Legambiente sulla base della cartina della O.d.m., ossia Oceanic Disposal Management Inc. (società creata dall’imprenditore Giorgio Comerio, per l’affondamento programmato di scorie radioattive nei fondali marini), agli atti della commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti.
Il relitto avvistato potrebbe essere infatti quello della nave affondata il 31 ottobre 1986 nel mar Tirreno calabrese con il suo carico misterioso, sicuramente protetto da granulato di marmo (materiale utilizzato per schermare materiali altamente radioattivi), dopo essere partita dal porto di Massa Carrara, altro porto spesso citato nelle indagini sulle navi fantasma e luogo dal quale partì anche la Rigel, poi affondata con analoghe caratteristiche nel 1987 a largo di Capo Spartivento. «Le navi dei veleni costellano i nostri mari.


REAZIONI

L'ASSESSORE REGIONALE ALL'AMBIENTE
«E' ora di finirla di gridare al 'lupo al lupo'. Ogni giorno il mio assessorato riceve decine di segnalazioni telefoniche, via fax o e-mail, ma la presenza di un relitto in mare non significa necessariamente che si tratti di una nave dei veleni». «Bisogna stare attenti – ha detto Greco, raggiunto a Bruxelles dove si trova per impegni istituzionali con l'eurodeputato Mario Pirillo – perchè al largo della costa calabrese ci sono almeno 150 relitti risalenti all’ultimo conflitto mondiale. Non si può parlare di rifiuti tossici se non si hanno prima i riscontri scientifici. Non mi risulta - aggiunge Greco a proposito del presunto rinvenimento al largo della costa vibonese – che siano a disposizione sonar in grado di rilevare la presenza di navi affondate in quella zona. Fino a quando non avremo riscontri scientifici, rischiamo solo di fare allarmismo».
Diversa, aggiunge Greco, è il caso della nave localzzata al largo di Cetraro. «Quella – dice – è una situazione realmente preoccupante, perchè abbiamo i filmati del relitto. Occorre che la nave, che si chiami Cunsky come dice il pentito o in un altro modo, sia rimossa e la zona bonificata. Per il resto – ha aggiunto – bisogna stare calmi, perchè in Calabria ormai c'è la psicosi. Ieri mi hanno allertato perchè qualcuno aveva segnalato la presenza di un bidone al largo di Diamante, poi si è verificato che si trattava di una boa».

IL DEPUTATO DEL PD, FRANCO LARATTA
«La notizie di un nuovo relitto di una nave che sarebbe stato individuato a poche miglia dal litorale vibonese, per come scrive stamani il 'Quotidiano della Calabria', è grave ma non ci sorprende. Abbiamo informazioni che ci dicono che sarebbe probabilmente 6-7 le 'navi dei velenì affondate negli anni nei mari italiani. E sette sarebbero le regioni costiere italiane interessate».
Laratta aggiunge: «Nonostante il grido di allarme che da settimane lanciamo al Governo nazionale, niente ancora è stato deciso, se non promesse e impegni generici dei quali non abbiamo alcun riscontro. La situazione, in realtà, è molto grave. Ma il Governo non ne ha contezza. In Calabria, – aggiunge – come in altre regioni italiane coinvolte, c'è grande preoccupazione. E a questa preoccupazione non si può rispondere con promesse vuote e lontane dalla realtà. Il governo deve intervenire immediatamente, con risposte forti e decisive, perchè ci troviamo davanti ad una vera e propria emergenza nazionale che è stata finora del tutto sottovalutata».

da Il Quotidiano della Calabria (14 ottobre 2009)

Vibo Valentia: bambina morta, condannati due ex dirigenti dell'Asp

Condanna a un anno di reclusione nei confronti di Armando Crupi e Roberto De Vincentiis accusati di omissione di atti d’ufficio. Il reato faceva riferimento alla morte, avvenuta nel 2004, di una bambina di due anni, Maria Luisa Scrugli.


Due ex dirigenti dell’Asp di Vibo Valentia, Armando Crupi, 63 anni e Roberto De Vincentis di 60, sono stati condannati dal locale tribunale a un anno di reclusione ciascuno in concorso per aver omesso di prestare le cure sanitarie ed indifferibili nei confronti di una bimba di circa due, poi deceduta, richieste dai genitori. Il pm aveva chiesto una condanna a due anni. I fatti risalgono al 2004, quando i due, il primo nella sua qualità di direttore generale dell’azienda sanitaria vibonese, il secondo quale capo dipartimento dell’area amministrativa, secondo l’accusa, avrebbero omesso di attuare tempestivamente su istanza dei genitori, un adeguato progetto di assistenza sanitaria domiciliare in favore della piccola paziente Maria Luisa, affetta da grave anemia cronica e da insufficienza respiratoria, perciò bisognosa di assistenza 24 ore su 24 mediante intervento di personale competente, nonchè di un respiratore polmonare. Progetto sanitario di assistenza domiciliare redatto dal dottore Orazio Cordopatri, come prescritto dal Gaslini di Genova, dove la bimba era stata ricoverata qualche mese prima. Il progetto, rimasto senza esito, venne presentato il 9 novembre 2004, esattamente circa due mesi prima che la bimba morisse. La prima richiesta di assistenza era stata invece avanzata dagli stessi genitori il 2 agosto e reiterata il 31 dello stesso mese. Il tribunale di Vibo Valentia, presieduto da Giancarlo Bianchi, ha inoltre condannato i due alle spese processuali nei confronti della parte civile e al risarcimento dei danni da liquidarsi in separata sede.

Il Quotidiano della Calabria (13 ottobre 2009)

11 ottobre 2009

CALCIO. HAI CAPITO CHE BRIATICESE?

Nella prima uscita stagionale gli uomini di mister Vasinton rifilano un perentorio 3 a zero alla difficile squadra del Simeri Crichi.

di Angelo De Luca


SIMERI CRICHI- Inizio con il botto per la nuova squadra del Briatico, che in trasferta su un campo difficile, fa il pieno di punti, di gioco e di spettacolo. Applausi! La formazione allenata dal “generale” Vasinton, dopo i primi attimi di inquadratura della partita, comincia ad attuare la sua tattica ordinata del 4-4-2. Sono i due centrocampisti, Peppe La Rosa e Daniela Vasinton, ad inspirare la manovra. Molto vicini al gol gia dalla prime battute con il baby Melluso e Arena, che dimostrano una bella intesa la davanti, la partita ben presto si mette in discesa. Da una punizione calciata da Runca nasce il gol del vantaggio; sulla ribattuta della barriera, il capitano La Rosa coglie la palla vagante e da 25 metri calcia una palombella che trafigge il portiere avversario. Forti dell’uno a zero la squadra della “Torretta” si impadronisce del gioco e si diverte a far girare la palla. Il secondo tempo si apre con un timido forcing del Simeri, che cerca di agirare l’ostacolo “difesa di ferro”, senza però riuscire ad essere mai pericolosa. Cavallaro&co sono abili a smorzare le velleità degli attaccanti. Da una bella combinazione Melluso-Arena-La Rosa-Vasinton nasce il gol del due a zero: scambi veloci in avanti e incursione in area di Vasinton che beffa il portiere in uscita. E’ il preludio al terzo gol che arriva poco dopo con Peppe La Rosa, in un copione simile alla prima realizzazione. Una splendida doppietta macchiata da un gesto veniale a fine partita, che costa al capitano l’espulsione per una “gomitatina” ai danni del simulatore di turno.

MARCATORI: 40’ p.t. La Rosa, 23’ s.t. Vasinton Daniele, 38’ s.t. La Rosa.

LE PAGELLE:

Mandaradoni: s.v. Mai impensierito sul serio, si conta solo un intervento in tutto l’arco della partita. Manca di reattività, ma con un po di allenamento potrà fare passi avanti. INESPERTO.

De Luca: 6 Giornata di poco lavoro per il centrale di difesa, chiamato in causa solo per completare le diagonali difensive. PENSIEROSO.

Cavallaro: 6,5 Anche lui come il suo compagno di reparto mai in pericolo, ma ha il merito di portare sempre avanti la difesa e di essere attento in ogni azione. PERMALOSO.

Vasinton Diego: 6 Che era a corto di fiato si sapeva, poco allenamento ma in compenso ottimo senso della posizione. ORDINATO.

Granato: 6 Tra Ibiza, Cosenza e bella vita, ti aspetti un Granato spaesato, invece no, riesce a evitare molti pericoli con attenzione e concentrazione. INTELLIGENTE.

Runca: 6,5 Si piace molto, un narcisista in campo. Per fortuna non c’erano donne sulle tribune. Anzi non c’erano proprio le tribune. E’ sempre affidabile anche se ogni tanto eccede con giochetti inutili. PROPOSITIVO.

Melluso Domenico: 6,5 Il corridore di casa “Briatico” si mangia almeno due gol, però c’è sempre in tutte le azioni e torna pure a difendere. INSTANCABILE. (dal 38’ s.t. Santaguida s.v. Troppo poco tempo per dimostrare, ma la voglia non manca mai)

La Rosa: 8 (-4) Il capitano illumina, dirige, imposta. Una doppietta e tante palle servite. Cosa vuoi di più? L’espulsione penalizza la squadra, troppo irrascibile, dovrebbe limitarsi nelle parole. INDISPENSABILE.

Vasinton Daniele: 7,5 Assieme a La Rosa forma una coppia di centrocampo come poche nella categoria. Chi si può permettere due registi così? Difficilmente butta palle a casaccio e cerca sempre l’imbeccata giusta. AUTORITARIO.

Melluso Riccardo: 6,5 Gli manca solo il gol, ma per il resto dimostra di potersi confrontare con tutte le difese avversarie senza paura. Bell’esordio. SPAURACCHIO. (dal 30’ s.t. Niglia:6,5 Pochi minuti giocati ma una gran voglia di fare bene. DECISO)

Arena Marco: 6,5 Tutto quello che deve fare un attaccante lui lo fa. Sponda, protezione della palla, inserimenti. Ottima l’intesa con Riccardino. Per i soliti problemi alla spalla non forza più di tanto. IMPAURITO.

Allenatore: Vasinton Pasquale: 7 Lasciatosi alle spalle il 3-5-2, rinnova la sua filosofia usando il “sempre verde” 4-4-2; è questo da i suoi frutti. La squadra è ordinata e segue alla perfezioni i consigli del mister. Il suo modo di vivere il calcio non gli consente di rilassarsi mai e impone concentrazione anche a fine partita. STRATEGA.

Vibo. Azzerato il pool che lottò contro le cosche

Il trasferimento del pm Marisa Manzini segue a quelli già effettuati negli anni precedenti nell'ambito della polizia giudiziaria: Ruperti e Zampaglione
Nessuna indicazione sul nuovo magistrato della Dda che dovrà continuare a seguire le inchieste aperte

di Nicola Lopreiato

Il giorno in cui il sostituto procuratore della Distrettuale antimafia Marisa Manzini è uscito dal palazzo di Giustizia di Vibo Valentia, per trasferirsi alla Procura generale di Catanzaro, ai giornalisti che le chiedevano se portasse dietro qualche rammarico, ha risposto con garbo, ma con parole che non possono non far riflettere: «Sì, non aver avuto il tempo di portare a termine tutto il lavoro fino qui avviato...». A conti fatti non sono sicuramente pochi i faldoni all'interno della stanza che il magistrato antimafia ha occupato per sei anni alla Procura distrettuale. Un lavoro intenso, costruito pezzo su pezzo, con migliaia di informative arrivate dagli organi di polizia giudiziaria, fiumi di intercettazioni, verbali, dichiarazioni di testimoni e collaboratori di giustizia. E fra i faldoni delle inchieste antimafia non ci sono in evidenza solo quelli come Dinasty Affari di famiglia, Odissea, Nuova Alba e Rima, tanto per citare i più pesanti colpi assestati alle cosche della 'ndrangheta, ma moltissime altre indagini che aspettano di essere chiuse e che, invece, difficilmente in tempi brevi potranno essere concluse. Ci sono in particolare da approfondire gli stretti legami tra mafia, politica e mondo imprenditoriale, indizi forti saltati fuori da una serie di intercettazioni nelle inchieste di mafia e sulle quali fino oggi la macchina investigativa non è stata nelle condizioni di poter affondare i colpi.
Con l'uscita di scena di Marisa Manzini, di fatto, il gruppo che diede l'assalto ai Mancuso di Limbadi, ai La Rosa di Tropea, ai Lo Bianco-Barba di Vibo, ai Fiarè di San Gregorio, e ai Bonavota di Sant'Onofrio, ovvero il pool di investigatori antimafia che si era venuto a formare a cominciare dal 2000, è stato definitivamente smantellato. Prima del magistrato avevano gettato la spugna, per un motivo o per un altro, dirigenti della Mobile come Rodolfo Ruperti e il suo vice Fabio Zampaglione, e dopo di loro anche il comandante del Nucleo operativo, dei carabinieri Marco Montemagno.
Gente che ha lavorato sodo attorno al fenomeno mafia, convinta più di ogni altro, che tutti gli affari illeciti in questo territorio rientrano nella maggior parte dei casi sotto il controllo di capi e gregari delle cosche.
Il vice questore Rodolfo Ruperti era arrivato alla guida della Mobile di Vibo nell'agosto del 2000, è andato via lo stesso mese del 2007. Ma prima di lui aveva fatto le valigie il suo vice Fabio Zampaglione. A distanza di qualche anno la stessa strada l'ha seguita il tenente dei carabinieri Marco Montemagno, fortemente impegnato in azioni di polizia giudiziaria con la Procura distrettuale.
Il clima che oggi si respira è quello della resa su tutti i fronti. Tra la gente, gli onesti, coloro i quali vedevano nel magistrato Manzini e nei suoi uomini il maggiore riferimento nella lotta alle cosche, c'è sconforto. Il ministro dell'Interno Roberto Maroni annuncia risultati eccellenti nella lotta alla mafia in tante altre parti d'Italia. In questo territorio, invece, l'impressione che si coglie è che lo Stato abbia deciso di battere in ritirata e di continuare a lasciare indisturbate le cosche, ma nello stesso tempo di evitare di mettere mano in quello sconfinato terreno che viene da decenni denominato "zona grigia" e dentro il quale mafia, politica e gran parte del mondo imprenditoriale continuano ad andare a braccetto.

da La Gazzetta del Sud (11 ottobre 2009)

09 ottobre 2009

Briatico. Quale sviluppo turistico senza Pro-Loco?


La pianificazione del turismo, specie in un paese di mare, è l’obiettivo principale per lo sviluppo “ad hoc” dell’estate. A Briatico, paese ormai in controtendenza rispetto ad altri, questo non avviene più da circa 15 anni. Il Comune, spesso troppo solo, non riesce ad offrire un programma vario e di qualità per quanto concerne iniziative, feste, sagre e promozioni, limitando la sua vena creativa a spettacolini estivi che non attirano le “grazie” di turisti e paesani. La bella stagione è finita, lasciandosi alle spalle una serie di malcontenti che colpiscono diverse categorie. Primi sono i commercianti, i quali hanno visto diminuire i loro introiti, di norma in crescita in questo periodo; poi ci sono i turisti, che a parte il periodo di “mezzagosto”, non hanno affollato come in passato le vie del paese, preferendo altri tipi di serate in altre località; infine ci sono i giovani, i quali patiscono più di tutti la crisi ideativa e sociopatica nella quale versa da un po di anni Briatico. Da qui l’esigenza di sollevare un problema: e la Pro-Loco? Quest’anno più che mai si è sentita l’esigenza di veder curato nei particolari il già povero cachè di iniziative, reso ancora più povero dalla mancanza di un forte ente, la Pro-Loco appunto, unico nel suo genere capace di trasformare positivamente tutto quello che ruota intorno alla macchina del turismo. La nuova generazione, che ha dalla sua un ricco bagaglio culturale, forte di un pensiero innovativo fatto di capacità ideative, studi universitari in varie parti d’Italia e grande capacità di aggregazione, cerca di attirare l’attenzione dei propri amministratori e organi di più alta caratura politica, al fine di poter riaprire un ciclo che ha visto Briatico navigare ad alta velocità negli anni 80’ in campo turistico. Unanime è il commento dei giovani “la Pro-Loco non è in mano a nessuno? Datecela a noi e collaboreremo a migliorare il paese.” Le nuove “leve”, che gia in questa estate si sono distinti per una serie di iniziative di carattere socio-culturale, chiedono un po di spazio ai “grandi” della situazione, i quali hanno avuto il merito di lasciare morire il paese anno dopo anno, perdendo così l’immagine positiva che Briatico si era autorevolmente costruita anni addietro. Si punta decisamente, dopo il fallimento, al ricambio generazionale, dove l’opportunità, se non “abdicata” con la ragione, va ripresa con la forza del “diritto”, da parte di chi rivendica con le proprie idee, il rilancio del paese. Siamo noi i proprietari del futuro, coloro i quali oggi sono ai loro posti di "comando" nn danno niente a nessuno, al massimo a qlcuno molto vicino a loro, ma a noi, alla gente, al popolo giovanile, nn resta altro ke aspettare ke resti qlcsa in avanzo..bene, IO NON MI ACCONTENTO!

Angelo De Luca

Per l'alluvione di Vibo dieci avvisi di garanzia

Per i fatti del 2007 sono stati emessi provvedimenti nei confronti di alcuni tecnici del Comune e della Provincia nonchè alcuni privati per omicidio colposo



Dieci avvisi di garanzia, tra cui nove per omicidio colposo e uno per omissioni in atti di ufficio, sono stati emessi dalla procura della Repubblica di Vibo Valentia nei confronti di alcuni tecnici del Comune e della Provincia nonchè alcuni privati. Nei loro confronti viene ipotizzata l’accusa di omicidio colposo. I fatti risalgono alla alluvione del luglio 2007 durante la quale oltre aver causato ingenti danni alle strutture e alla viabilità, persero la vita tre persone tra cui un bambino di quattro anni. Tra gli indagati anche l’ex presidente della Provincia Gaetano Bruni. Nei suoi confronti viene però ipotizzato soltanto il reato di omissione in atti d’ufficio. Gli altri nove invece dovranno rispondere appunto di omicidio colposo. Si tratta dell’ex dirigente dell’Ufficio tecnico di Vibo geometra Ugo Bellantoni, degli attuali dirigenti architetti Silvana De Carolis e Giacomo Consoli, Pietropaolo La Rosa, quest’ultimo funzionario della Regione Calabria distaccato alla Provincia di Vibo. Sempre per omicidio colposo, sono chiamati a rispondere altre cinque persone quali proprietari di alcuni terreni: Lidia Galli , Raffaella, Alessandro, Maria Antonietta e Fabrizio Marzano.


da Il Quotidiano della Calabria (8 ottobre 2009)

08 ottobre 2009

Malarazza



Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti...
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti...
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti...
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti...

Un servo tempu fa rinta 'na chiazza,
pregava Cristu in cruce e ci ricia:
"Cristu, lu me patrune mi strapazza,
mi tratta comu un cane pi la via,
si pigghia tuttu cu la so' manazza,
mancu la vita mia rici ch'è mia...
Distruggila, Gesù, sta Malarazza!
Distruggila, Gesù, fallo pi mmia! Sì..fallo pi mmia!"

Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti...
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti...
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti...
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti...

Ricordati che ogni persona ha una sua dignità,
sogni, emozioni che la vita ci dà.
C'è chi ancora per il potere ha venduto l'Anima,
questo può distruggere ogni briciola di verità.
C'è chi dice "Non mi va, non mi va, non mi va,
se c'è chi domina, sgomina, insulta la mia umanità!
Guerra chiama guerra! Lutto per la mia identità!
Nonostante troppe troppe siano le difficoltà!
Stato di calamità, suddito di società,
schedato dalla realtà, schierato in cattività
contro la meschinità, pronto anche a tutto (si sa),
non credo all'immunità di chi sta sopra a guardare
e alla mia gente che da menzogne e tranquillità
solo per chi sta al di là di questo bel varietà!
Presidente Marajà, oggi di servilità
ma che vedi tutto spero non nell'al di là!

Cristo me rispunne dalla croci:
"Forse si so spezzate li to vrazza?
Cu vole la giustizia si la fazza!
Nisciun'ormai 'cchiù la farà pi ttia!
Si tu si 'n'uomo e nun si testa pazza,
ascolta bene sta sintenzia mia,
ca iu 'nchiudatu in cruce nun saria
s'avissi fattu ciò ca ricu a ttia...
ca iu 'nchiudatu in cruce nun saria!"

Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti...
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti...
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti...
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti...

"Se 'nna stu munnu c'è la Malarazza,
cu voli la giustizia si la fazza!
Se 'nna stu munnu c'è la Malarazza,
cu voli la giustizia si la fazza!"

Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti...
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti...
Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti...

Tu ti lamenti, ma che ti lamenti? Pigghia nu bastune e tira fora li denti....

Stigmate, showgirls e mafia. L’Italia di Berlusconi in un villaggio del Sud

di Danilo Chirico e Antonello Mangano

La Madonna spiega a Natuzza come costruire la sua chiesa con i soldi degli altri(RF)


Uno spettacolo con una showgirl da calendario, i famosi (e divorziati) Albano e Gigi D’Alessio ed alcune stelle di Mediaset si è tenuto a Paravati, un piccolo paese nel cuore della Calabria, alla fine di agosto. Tutti insieme per celebrare il compleanno di una mistica nota per i suoi incontri con la Madonna, i contatti con l’aldilà e le stigmate. Ma anche per raccogliere ulteriori fondi - secondo la “volontà” della madre di Dio - per una grande struttura religiosa, parzialmente bruciata dalla mafia durante un attentato di appena un anno fa e adesso del tutto dimenticato. La Chiesa sembra tacere. La lotta alla ‘ndrangheta, ormai la prima mafia italiana, non fa parte di questo contesto fatto di credulità popolare e spettacoli di massa. E’ il profondo Sud, ma anche probabilmente una perfetta sintesi dell'Italia di Berlusconi

“Come vi accolgo in questa casa brutta?”, dice la contadina calabrese Natuzza Evolo. “Un giorno mi costruirai una grande Chiesa”, risponde la Vergine Santa. Questa storia inizia sessantacinque anni fa, con la prima apparizione della Madonna. E’ ormai una leggenda raccontata mille volte a Paravati, poco più di un villaggio nel cuore della Calabria. Nel 2002 il primo mattone di un grande cantiere, secondo la sacra volontà, ed una pluriennale raccolta fondi. Alla fine dello scorso agosto arrivano a Paravati una soubrette da calendario senza veli e due cantanti nazional-popolari, entrambi divorziati, insieme ad altre “star” di Rai e Mediaset, tutti chiamati a festeggiare gli ottantacinque anni della mistica Natuzza ed a raccogliere ulteriore denaro. Ma il cantiere, appena un anno fa, aveva subito un grave attentato, cui non è seguita alcuna presa di posizione contro il racket, facile ipotesi in questa terra di ‘ndrangheta. Una storia italiana: nord e sud, mafia e star della tv, cantanti divorziati e omertà, soubrette dalla morale equivoca e santone con le stigmate che predicano contro la decadenza dei costumi.

“Uno spettacolo per te”
Natuzza è apparsa solo in video. Poche parole, pronunciate con voce rotta dalla sofferenza dei suoi anni portati con tanti acciacchi, per chiedere ai diecimila spettatori del maxishow organizzato in suo onore di contribuire alla realizzazione del sogno di una vita: costruire un santuario nella spianata di Paravati, e la Villa della Gioia, una struttura per accogliere ed assistere i malati terminali. Gli spettatori un contributo l’hanno già dato: venti euro per partecipare, cinque euro in più per un posto a sedere.

Una macchina gigantesca di spettacolo e misticismo messa in moto per festeggiare il compleanno della donna di Paravati: uno “Show for you” elefantiaco e pieno di suggestioni che ben racconta l’Italia di oggi (è per questo, forse, che anche le telecamere della Rai hanno ripreso integralmente lo spettacolo, ritrasmesso in differita). Comici e imitatori del “Bagaglino”, cantanti e ballerini scoperti dai talent show di Mediaset, attori di fiction tv di bassa qualità e belle presentatrici, una delle quali – Luisa Corna – nota per il solito sexy calendario.

Poi due star d’eccezione, a cantare e battersi il petto di fronte a Natuzza Evolo. Albano, cantante dallo straordinario timbro canoro già in auge negli anni 60. Noto per il suo lungo matrimonio con Romina Power (la figlia dell’attore hollywoodiano Tyrone Power), per una figlia scomparsa negli Stati Uniti e mai più tornata, per le volgarissime liti televisive con la sua ex compagna Loredana Lecciso e per le sue simpatie berlusconiane, il cantante ha omaggiato Natuzza Evolo con una intensa versione dell’Ave Maria di Schubert. E c’è l’idolo delle teenager (e delle mamme) Gigi D’Alessio che, dopo avere mandato alle ortiche il suo primo matrimonio, vive con Anna Tatangelo, avvenente cantante venti anni più giovane di lui. A D’Alessio anche l’onore poche ore prima dello show di un incontro privato - paragonato con quello avuto con Papa Wojtyla - con Natuzza, “una donna il cui sguardo vale più di mille parole”.

La gente si commuove, la costruzione della Villa della Gioia è un po’ più vicina, arrivano gli applausi per “Show for you” e per la “Fondazione Cuore Immacolato di Maria - Rifugio delle Anime”, il nome dell’entità voluta da Natuzza. L’inglese anni 80, molto berlusconiano, si intreccia al linguaggio da dopoguerra Dc. Una sintesi imprevedibile che potremmo definire l’Italia di Berlusconi e della sua sorprendente capacità di farsi paladino della famiglia nonostante un divorzio alle spalle, un altro in corso, una vita dissoluta divenuta di dominio pubblico. E’ la morale cattolica del peccato e del pentimento: la colpa si cancella con facilità. E’ anche un’Italia che sembrava scomparsa ma che invece è vivissima: miracoli, credulità popolare e mafia.

Arriviamo a Paravati, frazione di Mileto, venti minuti d’auto dalla Piana di Gioia Tauro, altrettanti dalla splendida costa di Tropea: poche case sparse, facciate di mattoni senza intonaco, solette catramate, pilastri col ferro sporgente. Natuzza è il diminutivo di Fortunata. La donna nasce nel ’24, a vent’anni si sposa, avrà cinque figli. Non andrà mai a a scuola, non sa né leggere né scrivere. Fin da piccola sostiene di parlare con l’angelo custode, poi Gesù, la Madonna, altri santi. La sua fama si espande rapidamente. Ogni anno, nel periodo di Pasqua, compare sulla sua schiena una croce di sangue. Riceveva - finché la salute lo ha permesso - un continuo pellegrinaggio di gente da tutto il mondo, alla ricerca della guarigione da mali senza rimedio o di un contatto coi parenti morti: come stanno, sono in purgatorio, cosa provano? Intervistata dalla Rai, alla prevedibile domanda sui mali della Calabria, risponde citando le parole della Madonna, secondo cui il male sono le nuove generazioni “sull’orlo del baratro”. Un’idea piuttosto generica, in una terra dove i problemi hanno nomi e cognomi.

Volgere il male al bene
Sono le tre di notte. Alcuni uomini entrano nel cantiere, cospargono tutto di benzina, lanciano due molotov contro una pala cingolata gravemente danneggiata, ed un escavatore, completamente distrutto. E’ la fine di aprile dello scorso anno. L’attentato ai mezzi di cantiere è un fatto consueto da queste parti, ma l’obiettivo, questa volta, è il centro multifunzionale della “Cuore Immacolato di Maria”. La ditta impegnata nei lavori è la “Zinzi” di Catanzaro, il capoluogo di regione distante circa 80 chilometri. Esattamente dodici mesi prima, una bottiglia con benzina e quattro cartucce erano state trovate nel cantiere da alcuni operai della stessa ditta.

“Le indagini non hanno portato a niente, purtroppo. E’ praticamente impossibile trovare prove”, ci dice il maresciallo maresciallo Di Lorenzo della compagnia dei carabinieri di Mileto. “L’impresa ha presentato denuncia contro ignoti. Quale ipotesi abbiamo formulato? Può essere qualunque cosa, ma da queste parti in prima istanza si pensa al racket delle estorsioni”. Nessun colpevole, quindi, e solo “Avvenire” dava rilievo nazionale alla notizia, riportando la reazione ufficiale delle vittime. “Il fatto è grave”, dice don Michele Gordiano, padre spirituale di Natuzza. “Ma noi cerchiamo di volgere il male al bene e andremo avanti”.

Paravati si trova nel cuore del “regno” dei Mancuso, definiti da Beppe Lumia, ex presidente della Commissione Antimafia, come la “cosca finanziariamente più importante d’Europa”. Una famiglia che è riuscita ad imporre il terrore sul territorio con imprese criminali da leggenda. Nel 1983, Francesco Mancuso divenne sindaco di Limbadi (il loro piccolissimo paese, a pochi chilometri da Paravati) dopo essersi candidato da latitante. Nel 2008, Pantaleone (‘U zu Luni, lo zio) Mancuso veniva arrestato e subito scarcerato grazie ad una serie di ingegnosi cavilli trovati dai suoi legali, uno dei quali assessore, che nella veste istituzionale aveva discusso della costituzione di parte civile al processo “Dinasty”, da legale difendeva il boss.
Nel 2006, durante le riprese della fiction Rai “Gente di mare”, i Mancuso sarebbero riusciti a far ospitare attori e personale della troupe nei propri alberghi, inserendo anche alcuni amici tra le comparse. Un anno più tardi, mentre brindava ad una delle tante scarcerazioni del padre nella villa di famiglia a Limbadi, Emanuele Mancuso vide cinquanta carabinieri, uno squadrone di cacciatori, il nucleo elicotteri ed un paio di unità cinofile che interrompevano i festeggiamenti nel più spiacevole dei modi: esibendo un mandato d’arresto. Uno spiegamento di forze da zona di guerra per un rapinatore non ancora ventenne. Qualche giorno prima, infatti, il piccolo boss insieme a cinque amici era a Soriano Calabro a prelevare fuochi d’artificio direttamente in fabbrica, due quintali per un valore di 20 mila euro. Massacrarono di botte un dipendente, di fronte ad un esterefatto proprietario che non poteva credere che il rampollo dei Mancuso si mettesse a rapinarlo, magari si trattava uno che usava quel nome per fare paura, lo fanno in tanti. Ed invece era vero, una bravata per rallegrare il capodanno 2007.

Come i cani che fanno pipì
I Mancuso sono tra i diretti responsabili di una delle più grandi farse all’italiana, quella del rimodernamento dell’autostrada Salerno – Reggio Calabria. Lavori progettati nel 1990 (Craxi presidente del consiglio, l’Italia tifava per Totò Schillaci), avviati sette anni dopo, infinite volte interrotti dalle inchieste della magistratura.

Si inizia con l’operazione Tamburo (2002), che riguarda il tratto da Castrovillari a Rogliano; si prosegue con l’operazione della Direzione Investigativa Antimafia contro la camorra (aprile 2005) per la realizzazione degli svincoli di Castellammare di Stabia e Scafati e dei caselli di Nocera Inferiore e Cava dei Tirreni; ancora l’operazione Arca (luglio 2007), chiusa esattamente due anni dopo con otto condanne e 44 assoluzioni per il pizzo tra gli svincoli di Mileto e Rosarno-Gioia Tauro. Nel febbraio 2009, l’operazione “Autostrada” riguardava ancora il tratto sotto l’egemonia del clan Mancuso (svincolo di Mileto), ed ancora qualche mese dopo – sempre per lo stesso tratto - un sequestro di beni della DIA di Catanzaro ai danni di una ditta di Soriano ritenuta di riferimento dei Mancuso. “Controllano le loro zone come i cani quando fanno pipì, e da lì non si passa”, dice il magistrato Nicola Gratteri.

Rifugio delle anime
La “Villa della gioia” comprende il centro “Ospiti della Speranza” ed il “Villaggio del conforto”, da cui parte il “Viale della misericordia” che porta - attraverso il “Viale della salvezza” - al centro “Recupero della speranza”. E la toponomastica sui generis della nuova Paravati, nelle intenzioni una piccola Lourdes nel Sud dell’Europa, così come una impedibile occasione per frenare l’emigrazione che in questi piccoli centri agricoli non si è mai arrestata e ritagliarsi una piccola fetta del business non disprezzabile del turismo religioso.

L’obiettivo di questo villaggio del dolore è quello di ospitare malati terminali e vittime di mali senza speranza, mentre in tutta la regione si piangono le vittime ordinarie della malasanità. Ad agosto, mentre si raccolgono i fondi per la Villa della Gioia, muoiono in sei negli ospedali calabresi - tra loro una bimba di otto anni – e vanno ad aggiungersi ad elenco interminabile che non ha prodotto campagne politiche per l’affermazione del diritto alla salute.

“Come molti mistici, Natuzza non vanta guarigioni miracolose ma si presenta solo come intermediaria tra gli uomini e Dio, il quale le parla tramite il suo angelo custode”, spiega nel suo rapporto il Cicap (“Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale”). “Ogni anno, moltissimi pellegrini si recano al suo paese per ottenere da lei verifica sulla bontà di diagnosi mediche e per chiedere consiglio su dove eventualmente andare a curarsi. Sì, perché la signora Natuzza, dietro suggerimento del suo angelo, verifica le diagnosi fatte in precedenza dai medici e invia i ‘pazienti’ pellegrini presso diverse città per la terapia”.

Supernatural
Natuzza non si discute, specie a casa sua. Dagli antropologi ai giornalisti, dai politici alla gente comune nessuno ne mette in dubbio le doti. Chiunque subisce il fascino di una donna che sicuramente sarà proclamata santa in tempi brevissimi. Una figura incensata, specie dalla stampa locale. Nel giugno 2008 riceve dal “Sindacato dei giornalisti calabresi” il premio “Affabulatore d’oro”, riconoscimento originale per chi non sa né leggere né scrivere. “Ma è una comunicatrice di verità”, rispondono gli organizzatori. “Affabulare vuol dire saper raccontare ed esporre in modo corretto e con la giusta modulazione”.

Ma le doti di Natuzza possono indurre a spiacevoli episodi presso il popolo, che dopo la tragedia d’Abruzzo inizia a spargere la voce di una terribile predizione. “Comunicato importante: Natuzza non ha mai predetto il futuro”, scrive la Fondazione in un messaggio ufficiale. “Ha sempre affermato che il futuro lo conosce solo Dio. Pertanto ogni riferimento a Natuzza circa la previsione di un eventuale terremoto in Calabria nei prossimi giorni di maggio 2009, è falso”. Il Cicap, come dicevamo, si è espresso con chiarezza sulla vicenda. “In quanto a spettacolarità, Natuzza batte di gran lunga il Santo Padre Pio. Le sue non sono ‘semplici’ stigmate ma, durante il sanguinamento che avviene nei giorni di quaresima, sono in grado di far comparire tracce di una vera e propria scrittura su un panno che vi sia eventualmente posto sopra. Inoltre, sulle sue ginocchia appaiono strane immagini e volti umani”.

L’analisi impietosa considera le visioni come fenomeni allucinatori, ed esprime dubbi sulle stigmate, la cui origine ed evoluzione non è stata mai documentata da osservatori terzi. La trance può essere spiegata come “uno stato di depersonalizzazione”. Tuttavia, la questione non può essere banalmente liquidata come una vicenda di ciarlatani e creduloni. Tutto ciò che accade a Paravati è vero, ma non potrebbe avvenire in un luogo con caratteristiche diverse. “Il caso Natuzza non è così incredibile come i media vogliono presentarlo”, dice Armando De Vincentiis, psicologo e coordinatore per la Puglia del Cicap. “Si tratta di un fatto culturalmente limitato e inquadrato in un contesto religioso ben preciso”.

Finale
A pochi chilometri da Paravati sorge il castello in cui fu fucilato Gioacchino Murat, maresciallo dell’Impero e re di Napoli, ucciso nel 1815 a Pizzo Calabro, in seguito alla caduta del cognato Napoleone. I francesi portavano le idee dell’illuminismo, le parole d’ordine della rivoluzione ed avevano confiscato i beni della Chiesa nel regno sottratto ai Borboni. Furono sconfitti, ma ancora oggi il diritto, la ragione e l’uguaglianza si contrappongono alla superstizione, al fatalismo, all’intercessione. Del politico o della Madonna.

da MicroMega (24 settembre 2009)

Notizia segnalata da Franco Vallone

04 ottobre 2009

Briatico. Sarebbe stata realizzata in difformità alle licenze

I carabinieri tornano in località Brace e "sigillano" di nuovo la costruzione

Briatico. La vela abusiva


Briatico. Sequestrato, dissequestrato e, poi, ancora sequestrato. I carabinieri di Briatico sono tornati in località "Brace" di Briatico ed hanno nuovamente apposto i sigilli alla costruzione ritenuta dai progettisti di «altissimo pregio architettonico». Secondo quanto accertato dai militari l'immobile è stato realizzato in palese violazione alle autorizzazioni comunali. E sulla base di questi accertamenti la Procura della Repubblica ha emesso il decreto di sequestro.
È stato accertato che il palazzo, di oltre 1.500 metri quadrati e ubicato in una delle zone più suggestive della costa vibonese, è stato realizzato con una volumetria quasi doppia rispetto a quella prevista dalle concessioni edilizie, con un'altezza massima di oltre 2 metri maggiore ed addirittura con un numero maggiore di piani.
Secondo quanto reso noto dai carabinieri, si tratta di un «vero e proprio schiaffo alle norme urbanistiche» che in precedenza aveva già portato al sequestro dell'immobile. Un provvedimento, chiariscono, che era "caduto" per un «cavillo giuridico», sul quale la Procura ha ritenuto di insistere perché ritiene fondata la violazione delle leggi in materia urbanistica.
Ora la questione dell'edificio – visibile anche da notevole distanza, sia per la sua forma sia per la sua altezza e che svetta vistosamente sulle case del circondario – passerà al vaglio del giudice per la convalida.
Recentemente i legali di parte avevano presentato ricorso al Tribunale del riesame di Catanzaro che aveva accolto le ragioni della difesa ordinando il dissequestro dell'immobile, dichiarando nullo il provvedimento di sequestro. Una vicenda, come si ricorderà, nel corso della quale sono stati emessi anche quattro avvisi di garanzia nei confronti del proprietario dell'immobile, del titolare dell'impresa che ha realizzato l'imponente costruzione, del direttore dei lavori e del progettista.

da La Gazzetta del Sud (4 ottobre 2009)

03 ottobre 2009

Petizione Online, liberi dalle scorie

Calabria radioattiva. Il Quotidiano lancia una petizione per rimuovere i veleni dal mare e dalla terra. Sul nostro sito web o via posta puoi sostenere il documento da inviare a Berlusconi "Liberi dalle scorie, firma anche tu".
di MATTEO COSENZA


La più grave delle sciagure incombe sulla Calabria: un nemico oscuro che può attentare,se non lo ha già fatto, alla salute di tutti. Ed è questa gravità a spingerci a realizzare l'iniziativa che lanciamo oggi. Da ormai un mese non parliamo che di veleni, di materiali radioattivi, di mare a rischio, di navi trasformate in bombe chimiche, di suoli violati e, quindi, infidi. Lo facciamo ininterrottamente da quel pomeriggio in cui si ebbe la conferma che il sospettato relitto si trovava esattamente nel luogo indicato al largo di Cetraro, con il suo carico malefico di cui immagini più o meno nitide di fusti indicavano la presenza. L’allarme che da anni aleggiava su questa terra e sul suo mare si è materializzato e allora tutti gli altri sospetti, le soffiate, le confessioni di pentiti più o meno credibili e soprattutto i silenzi assordanti di chi sa e tace hanno assunto proporzioni enormi. Si è capito che la Calabria, complici i suoi figli degeneri - quella 'ndrangheta vile e senza onore che è il cancro diquesta terra - è stata probabilmente la pattumiera di tutte le schifezze indigeste del nostro Paese e non solo. Tutto è da accertare, dalla quantità e qualità dei materiali scaricati in mare o sotto terra all'entità dei danni prodotti alla natura e alla gente. E quello che accade non riguarda solo la Calabria, per quanto qui si avrebbero le conseguenze peggiori, ma l'Italia intera: è una faccenda più grande di Seveso,che pure rappresenta la più grande emergenza ambientale della nostra storia. Occorre, dunque, un grande impegno della comunità nazionale e segnatamente del Governo per garantire nell'immediato la ricognizione puntuale di tutte le aree a rischio, marine e terrene, la bonifica e tutto quello che serve a rassicurare la gente anche eventualmente in termini di prevenzione e cura. Mentre, naturalmente, si devono accertare tutte le responsabilità e perseguire gli autori e i mandanti di quanto è accaduto, chiarendo fino in fondo il ruolo dei servizi segreti. In secondo luogo, pur tra allarmi e preoccupazioni crescenti, da più parti è stata rilevata una singolare assenza di iniziative da parte della collettività. Le mamme di Crotone, che protestano per chiedere la sicurezza dei loro figli che studiano e vivono su terreni compromessi dalle scorie dell'industria che fu, sono un'eccezione. Non mancano le dichiarazioni o le interrogazioni di forze politiche e parlamentari, ma il rituale è il solito. D'altro canto mancano le sedi e i luoghi che una volta consentivano alla gente di partecipare alla vita collettiva. In questi giorni ne abbiamo discusso, anche con associazioni dalla storia consolidata come Legambiente, e da questi due elementi - la dimensione del problema e l'assenza di una adeguata iniziativa pubblica - è nata l'idea della petizione al Governo. Non contiene proclami o considerazioni, bensì ricorda asciutti dati di fatto e soprattutto chiede interventi precisi: la Calabria non può essere lasciata sola perché, anche volendo, non ha gli strumenti, le risorse e le competenze per affrontare un'emergenza strutturale di queste proporzioni. Tocca allo Stato, finché riusciremo a garantirne l'unità da Nord a Sud,fare la sua parte. E la deve fare non solo perché è suo dovere, non solo perché lo chiedono le autorità pubbliche ma perché lo invoca un'intera comunità che è vittima di immondi traffici nazionali e internazionali. Ci auguriamo che siano in molti a firmare la petizione. I primi che lo hanno fatto sono calabresi che amano e onorano la loro terra e che con entusiasmo hanno sottoscritto questo atto di fiducia e speranza. Per rivendicare il diritto a una Calabria libera dalle scorie chiediamo a tutti di firmare. Basterà collegarsi al nostro sito “www.ilquotidianodellacalabria.it”, cliccare il banner “Liberi dalle scorie” e seguire le poche,semplici istruzioni, oppure utilizzare il tagliando che trovate sul giornale, compilarlo e farlo pervenire via fax (0984853893) o per posta o consegnandolo direttamente alle nostre redazioni. Le adesioni presentate attraverso il tagliando saranno trasferite sul sito e lì contate e registrate. Ogni giorno sarete informati attraverso il giornale e il sito sull'andamento della sottoscrizionee tra qualche settimana la petizione con tutte le firme sarà consegnata a Palazzo Chigi dove una terra poco ascoltata per colpe sue e per responsabilità esterne potrà far sentire chiara e possente la sua invocazione di aiuto.


da Il Quotidiano della Calabria (3 ottobre 2009)


"Liberi dalle scorie, firma anche tu"
(clicca per accedere alla petizione)



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