30 gennaio 2009

Rosso Fajettu su Facebook

Da oggi troverete Rosso Fajettu anche su Facebook sotto forma di pagina di cui si può divenire fan accedendo a tutte le funzionalità che il social network permette:
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Grazie a tutti coloro che seguono costantemente il blog, a tutti coloro che vogliono restare vicini a questa terra, tra gioie e dolori. Grazie.


Elettrosmog, nei limiti di legge il 95 per cento degli impianti

Provincia Presentati i dati del censimento eseguito nel Vibonese
di Cristina Iannuzzi


Nonostante in città come nel resto della provincia ci sia un numero elevato di elettrodotti, cabine di trasformazione, antenne per la telefonia mobile, ripetitori radio e tv, che fanno pensare ad un inquinamento elettromagnetico di notevoli dimensioni, la situazione è invece sotto controllo. È stato infatti accertato che il 95% delle apparecchiature elettromagnetiche presenti nel vibonese rientrano nei limiti di legge.
È il risultato dell'indagine condotta dalla EcoEngineering, la società romana specializzata nella rilevazione e nella mappatura delle fonti elettromagnetiche che ieri mattina ha presentato i risultati di un'indagine commissionata dall'assessorato provinciale all'Ambiente.
L'EcoEngineering negli ultimi quattro mesi ha censito tutto il territorio, con la rilevazione dei livelli di radiazione in alta e bassa frequenza. In particolare sono state monitorate 170 stazioni radio base per telefonia cellulare, 63 sorgenti tv e radio; 323 monitoraggi ad alta frequenza e 80 a bassa frequenza; per un totale di 4mila rilevamenti.
Dall'indagine sono emerse solo tre aree che superano i livelli di guardia: la zona del Castello, in via Pierpaolo Pasolini, dove insistono ripetitori radio e tv; a Santa Domenica di Ricadi, in prossimità dei ripetitori di alcune stazioni radio che trasmettono in FM; nonché un'area di Monte Poro e precisamente a Spilinga, in zona Curatolo.
In queste tre zone è stato rilevato un superamento dei limiti di legge che sfora di poco la soglia dei 6 volt per metro (nel caso di zone ad alta concentrazione di persone, come gli edifici pubblici), e di 20 volt per metro (nel caso di spazi aperti).
Per quanto riguarda, invece le onde a bassa frequenza (elettrodomestici, elettrodotti, linee elettriche) tutte le emissioni sono risultate a norma.
«Il censimento – ha rilevato l'assessore Francesco Marcianò – sarà ora messo a disposizione di tutti i Comuni che potranno consultarlo in qualsiasi momento per la concessione dei permessi per l'installazione di nuove fonti elettromagnetiche. Anche se questa ricerca – ha ribadito l'assessore – non esprime considerazioni di carattere medico, ci fornisce dati certi sui quali lavorare per escludere anche il minimo rischio per la salute pubblica».
Nel corso della conferenza stampa è stato inoltre evidenziato che tutti i comuni del vibonese sono sprovvisti dei regolamenti per l'insediamento degli impianti radioelettrici; strumenti di razionalizzazione urbanistica che consentirebbero di registrare localmente le fonti di inquinamento elettromagnetico, riducendo il rischio che in caso di installazione di nuovi impianti vengano superati i limiti di legge. All'incontro erano presenti il responsabile dell'ufficio provinciale per il risparmio energetico Franco Saragò e il consigliere comunale Pino Gambardella, presidente del Comitato per la salute pubblica.


da La Gazzetta del Sud (30 gennaio 2009)


-> Elettrosmog su Wikipedia:
http://it.wikipedia.org/wiki/Elettrosmog

29 gennaio 2009

Crolla costone a Tropea, ancora paura in Calabria

Oggi i funerali della seconda vittima dello smottamento di domenica
Frana all'alba nei pressi di Tropea: nessun veicolo coinvolto. Chiuse l'A3 per 60 km e la statale 18


MILANO - Un'enorme frana staccatasi dal costone che sovrasta Tropea, nota cittadina turistica sulla costa del Vibonese, si è abbattuta sulla sottostante provinciale arrivando fino al mare. Il fatto è avvenuto intorno alle 4 del mattino.

NESSUN MEZZO COINVOLTO - In quel momento, dato anche l'orario, non c'erano mezzi in transito. Sul luogo i vigili del fuoco e delle ruspe che stanno cercando di sgomberare i detriti che sono appunto arrivati nei pressi del compresso alberghiero «Rocca Nettuno». Invaso anche il viale che porta al posto fisso della Polizia di Stato, chiuso al traffico. Altre frane minori si segnalano in tutto il Vibonese. Oggi intanto, a Catanzaro, si svolgeranno i funerali della seconda vittima del disastro avvenuto domenica scorsa sull'A3, nel Cosentino.

STRADE CHIUSE - Intanto, il Centro nazionale per la viabilitá è riunito dalle ore 8 di oggi per le criticità sulla rete viaria in Calabria, in particolare sull'autostrada A3 e sulla strada statale 18, determinate dalle abbondanti precipitazioni che hanno colpito l'area di questi giorni. Sono ormai una sessantina i chilometri dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria chiusi al traffico per frane o pericolo di frane. In particolare, al momento l'autostrada è chiusa per frane nelle province di Cosenza e Catanzaro nel tratto tra Cosenza Nord (chilometro 253,300) e Falerna (chilometro 304) in entrambe le direzioni. Il traffico diretto a Sud viene deviato a Cosenza Nord sulla SS 107 direzione Paola, prosegue sulla SS 18 e rientra in A/3 a Falerna. Lo stesso percorso viene utilizzato in senso inverso per il traffico diretto a Nord. Chiusura per lo stesso motivo anche nella provincia di Reggio Calabria tra Villa S. Giovanni (chilometro 432) e Scilla (chilometro 423). Il traffico diretto a Sud percorre i seguenti itinerari: i veicoli con massa superiore a 3,5 tonnellate escono a Rosarno (chilometro 382,900) si immettono sulla SS 682, successivamente percorrono la SS 106 Ionica e si immettono sull'A/3 allo svincolo di Reggio Calabria (chilometro 443,300); i veicoli leggeri escono a Scilla (chilometro 423,300), percorrono la SS 18 sino a Villa S. Giovanni dove rientrano in Autostrada (chilometro 433,500). Il traffico diretto a Nord esce a Villa S. Giovanni (chilometro 433,500) si immette sulla SS 18 e prosegue sino a Santa Trada dove rientra in autostrada (chilometro 427).


da il Corriere della Sera (29 gennaio 2009)

28 gennaio 2009

Criminalità, vertice operativo in Procura

Convocati carabinieri e polizia per fare il punto sull'ondata di violenza in atto e mettere in piedi un piano per fronteggiare il fenomeno
Il dott. Spagnuolo: la situazione è veramente preoccupante, serve più collaborazione
di Marialucia Conistabile

La situazione è pesante. Il fronte rischia di allargarsi oltre misura e con esso gli spazi che le 'ndrine del Vibonese tentano di riconquistare. E la lotta, già di per sè dura, diventa quasi impari senza l'apporto della denuncia, senza la collaborazione di quanti un bel mattino si ritrovano destinatari dei "pacchi" nottetempo recapitati.
Dagli incendi alle bombe; qualche giorno di pausa, poi altre bombe e altri incendi. Il bollettino è lungo, pesante e allo stesso tempo pedante. Dopo il clamore suscitato dall'ordigno piazzato sotto l'autovettura del Sindaco di Arena, dall'incendio dell'auto dell'assessore comunale ai Lavori pubblici di Limbadi, dalla bomba che ha sventrato, in città, il negozio "Ottica Lory" , dagli attentati intimidatori ai danni delle ditte che eseguono lavori per la Chiesa a Mileto e dall'ultimo ordigno a Pizzo, la situazione sembrava essersi calmata. Domenica sera, però, ancora una esplosione che ha bloccato sul nascere un'azienda di penne in via di apertura e poi l'incendio di un escavatore sempre a Mileto.
Se poi a tutto ciò si aggiunge il ritrovamento di armi e munizioni che, a cadenza ciclica, si registra su tutto il territorio provinciale, ben si comprende la complessità della situazione. Insomma c'è poco da stare allegri. La tensione sale e la preoccupazione pure. Ne è ben consapevole il procuratore capo Mario Spagnuolo che proprio ieri ha convocato in Procura i vertici dell'Arma e della Polizia. Si è trattato di un incontro operativo per fare il punto della situazione anche alla luce del rinvenimento del kalashnikov, di una pistola e di 370 munizioni nel garage di Giacomo Trimboli, un insospettabile bidello.
«La situazione è pesante e ci preoccupa non poco», ha commentato il procuratore Spagnuolo al termine della riunione. «Per rendere più efficace la lotta alla criminalità – ha aggiunto – è necessaria la collaborazione dei cittadini. Il nostro auspicio è che questo avvenga». Qualche settimana fa analogo appello il Procuratore e il questore Filippo Nicastro lo avevano già rivolto, ponendo in risalto il valore della denuncia ma soprattutto la validità di un lavoro di "squadra" punto obbligato per dare maggiore incisività e celerità alla controffensiva sferrata contro la criminalità.
Ma, ironia della sorte, quando il gioco si fa più duro la città e il resto della provincia si defilano. Spesso alle parole, anche forti, pronunciate nell'immediatezza degli eventi non seguono comportamenti coerenti. Condizione che rappresenta, in un certo senso, il nervo scoperto, il tallone d'Achille dello Stato in questa lotta. E proprio su questo punto affonda gli artigli la criminalità che cerca così di ritornare all'attacco, di riconquistare prestigio e terreno. Strategie forse ritoccate quelle delle cosche che però colpiscono attraverso metodi vecchi. Ammaccate dai colpi assestati dalle operazioni di polizia di qualche anno fa, si riorganizzano, affilano le armi e colpiscono. La "giostra" insomma si è rimessa in moto. Le avvisaglie, per la verità, già da tempo cominciavano ad arrivare e in modo pesante. Nelle ultime settimane la situazione è, letteralmente, esplosa. La dichiarazione di guerra, qualora qualcuno non se ne sia ancora accorto, è stata da tempo fatta.

da La Gazzetta del Sud (28 gennaio 2009)

26 gennaio 2009

Vibo Valentia. Attentato dinamitardo all'azienda Ecoquadri

di Cristina Iannuzzi

Ancora un attentato. Ancora un messaggio inequivocabile, quello attraverso il quale il racket delle estorsioni vuole imporre le proprie regole.
Questa volta a finire sotto tiro è stata la Ecoquadri Invest, un'azienda per la lavorazione di penne, ancora in via di ultimazione, che avrebbe aperto a giorni i battenti. Ma gli emissari del racket sono arrivati in anticipo: ieri sera poco dopo le 21,30 hanno fatto esplodere una bomba ad alto potenziale all'interno dell'azienda. I danni sono stati piuttosto ingenti. Il capannone si trova all'interno dell'area industriale di località Aeroporto, alla periferia della città. Ad avvertire l'esplosione sono stati alcuni passanti che hanno immediatamente allertato i carabinieri ed il comando provinciale dei vigili del fuoco che hanno immediatamente fatto arrivare sul posto alcune squadre di soccorso.
L'attentato è l'ennesima prova che in provincia la criminalità non accenna ad abbassare la guardia. Anzi, l'impressione è che sembra voglia lanciare una vera e propria sfida alle istituzioni. A nulla, infatti, sono serviti i comitati per l'ordine e la sicurezza che si sono susseguiti di recente per tentare di fronteggiare la nuova ondata di violenza.


da La Gazzetta del Sud (26 gennaio 2009)

25 gennaio 2009

Sport: lunedì la cerimonia di consegna del Premio Coni e VI Premio Valentia






Si svolgerà lunedì 26 gennaio al 501 Hotel di Vibo Valentia, con inizio alle 17, la cerimonia di consegna del Premio Coni e VI Premio Valentia, organizzati dal Coni di Vibo Valentia, dall'Asi e da Vibosport con il patrocinio di Comune e Provincia di Vibo Valentia.

Il Premio Valentia è stato così assegnato a sette personaggi, atleti e dirigenti che hanno illustrato con il loro operato lo sport italiano. Il premio è stato attribuito a Maurizio Romano, direttore generale Territorio e Sport del Coni, da sempre attento a tutte le problematiche legate alla crescita dello sport nel Meridione e alla realizzazione di impianti e di interventi idonei sul territorio.

A Vibo Valentia ci sarà anche il tre volte campione del Mondo e nove volte d'Italia di equitazione, Filippo Grasso Caprioli che in carriera, dal 1977 al 2004, ha conseguito circa 250 vittorie in Italia e all’estero (in USA, Gran Bretagna, Svizzera, Germania, Belgio, Austria e Spagna), di cui 170 in ostacoli. Nel suo ricco carniere figurano ben nove Staffe d'Oro e sei d'Argento. Altro riconoscimento è stato assegnato al pluri campione del Mondo di bocce, Mauro Bunino, di recente autore del record del mondo .nel tiro rapido staffetta, e al sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti che tanto sta investendo nella promozione sportiva, sia con contributi alle società sportive sia tramite l'ospitalità alla Scuola Regionale dello Sport.

Largo, quindi, ai giovani con due riconoscimenti significativi a chi nell'anno trascorso è stato capace, seppure in sport diversi, di conquistare il titolo tricolore: la formazione under 14 della Tonno Callipo Vibo Valentia, guidata da Tonino Chirumbolo al trionfo nella finale nazionale disputata a Corigliano, e il giovane centrocampista Stefano Pondaco che, con la maglia della Sampdoria, ha alzato al cielo la coppa dello scudetto Primavera. Un Premio Speciale, infine, è stato assegnato a Mimmo Bulzomì, presidente Fci Calabria e organizzatore di tante corse ciclistiche ed ideatore dell'iniziativa Una bici per Platì, con la quale sono state donate tante biciclette ai ragazzi del paese reggino assurto alle cronache per fatti legati alla mafia.

Direttamente dal Coni nazionale sono arrivati, invece, tre importanti riconoscimenti: la Stella d'Argento per il maestro dello Sport Pasquale Mazzeo, presidente provinciale della Fidal e grande mezzofondista degli anni sessanta-settanta, la Stella di Bronzo per il commendatore Carmelo Fuscà esponente di spicco del mondo calcistico, per anni presidente della Nuova Vibonese, e per la società Shanti Karate Club del maestro Renato Facciolo, da anni sempre ai primi posti in Calabria e tra le prime in Italia.

La medaglia d'oro del premio Valentia è stata realizzata in dieci copie dall'artista orafo Pietro Topia e riproduce la faccia di una antica moneta della città che fu municipio romano.

Durante la manifestazione si esibiranno anche i ragazzi della orchestra giovanile oh, musica! dell'istituto comprensivo di Briatico. La manifestazione sarà presentata da Rino Putrino e da Michele La Rocca che curerà la parte giornalistica.

Per la prima volta non si svolgerà in contemporanea il premio Salvatore Massara che fra un paio di mesi celebrerà la quarta edizione, per come concordato con il presidente della giuria il giornalista di Repubblica Gianni Mura. In contemporanea si svolgerà anche la consegna del Premio Valentia Letteratura e Sport.


da Strill.it (23 gennaio 2009)

22 gennaio 2009

Si produce solo da noi ma non la conosciamo, parliamo della cipolla rossa

di Giuseppe Marchese

Origine del prodotto

Diverse fonti storiche e bibliografiche attribuiscono l'introduzione della cipolla nel bacino mediterraneo ed in Calabria prima ai Fenici e dopo ai Greci diffondendosi in quel tratto di costa tra i mari «lametino» e «viboneto» che va da Amantea a Capo Vaticano (Strabone lib. 6 e Aristotile lib. 7 De Repubblica).

Ben apprezzata nel Medio Evo e nel Rinascimento, considerata principale prodotto dell'alimentazione e dell'economia locale veniva barattata in loco, venduta ed esportata via mare in Tunisia, Algeria e Grecia. Citazioni si rilevano negli scritti dei numerosi viaggiatori che arrivano in Calabria fra il `700 e l'800 e visitando la costa tirrenica da Pizzo a Tropea, parlano delle comuni Cipolle rosse di Tropea. La cipolla rossa di Tropea si diffonderà con maggiore impulso nel periodo borbonico, verso i mercati del nord Europa, diventando in breve ricercata e ben apprezzata così come racconta G. Valente e Marafioti, Barrio, Fiore in studi sulla Calabria di Leopoldo Pagano (1901) che riferisce pure sulla forma del bulbo e delle rosse bislunghe di Calabria ed i primi ed organizzati rilevamenti statistici sulla coltivazione della cipolla in Calabria sono riportati nell'Enciclopedia agraria Reda (1936-39). Le caratteristiche merceologiche uniche che hanno conferito notorietà al prodotto a livello nazionale, e soprattutto il valore storico e culturale nell'area considerata ancora oggi vivo e presente nelle pratiche colturali, in cucina, nelle quotidiane espressioni idiomatiche e nelle manifestazioni folcloristiche, hanno reso il prodotto stesso oggetto di imitazioni e contraffazione della denominazione. Ne consegue la necessità di tutelare la denominazione geografica e di creare un sistema di certificazione che garantisca allo stesso tempo la tracciabilità delle varie fasi di produzione. Pertanto i produttori della «Cipolla rossa di Tropea - Calabria» i condizionatori e le particelle catastali su cui si coltiva saranno iscritti in appositi elenchi gestiti dall'organismo di controllo di cui al successivo art. 8.

Metodo di ottenimento del prodotto

Le operazioni di semina per la «Cipolla rossa di Tropea - Calabria» vengono effettuate a partire da agosto, direttamente in vivaio, in campo o in contenitori alveolari. Il trapianto si effettua da ottobre a gennaio per la cipolla precoce e gennaio-marzo per la tardiva, quando le piantine nel vivaio hanno raggiunto 15 cm di altezza e 4-5 foglie. Per la produzione del cipollotto si pratica indifferentemente la semina diretta, il trapianto di semenzali o quello di bulbi dell'annata precedente accuratamente conservati, posti a dimora nel terreno da agosto in poi. I sesti di impianto in funzione del terreno e della tecnica colturale variano da 4 - 20 cm sulla fila a 10 - 22 cm nell'interfila con densità variabile da 250.000 piante/ettaro a 900.000 piante/ettaro, quest'ultima con 4 bulbi per foro ad attecchimento definitivo. Tra le ordinarie operazioni colturali si ricorre all'irrigazione variabile in funzione dell'andamento pluviometrico e del tipo di terreno. Successivamente alla raccolta i bulbi dei cipollotti devono subire l'eliminazione della tunica esterna sporca di terra, la spuntatura delle code a 40 cm e quindi essere posti in cassette disposti in fascetti. Per la cipolla da consumo fresco i bulbi privati dalla tunica esterna vengono sottoposti all'eventuale taglio delle code se superano i 60 cm e poi riuniti in fasci di 5-8 kg e posti in cassoni o cassette. Per la cipolla da serbo i bulbi vengono deposti in andane sul terreno coprendoli con le stesse foglie e lasciandoli un tempo variabile da otto a quindici giorni per farli asciugare, far acquisire compattezza, resistenza ed una colorazione rosso vivo. I bulbi una volta disidratati possono essere scollettati o, mantenendo le code, destinati alla produzione di trecce.

Legame con l'ambiente

Per la produzione della «Cipolla rossa di Tropea - Calabria» sono idonei tutti i terreni sabbiosi o tendenzialmente sabbiosi, di medio impasto, a tessitura franco - argillosa o limosa che decorrono lungo la fascia costiera o che costeggiano fiumi e torrenti, di origine alluvionale che seppur ghiaiosi non limitano lo sviluppo e l'accrescimento del bulbo. I terreni costieri sono idonei alla coltura della cipolla precoce da consumo fresco, quelli di aree interne, di natura argillosa e franco-argillosa sono adatti alla tardiva da serbo. La cipolla da sempre è stata presente nell'alimentazione degli agricoltori e nelle produzioni locali; già il viaggiatore in Calabria dott. Albert nel 1905 in visita a Tropea è impressionato dalla miseria dei contadini che mangiano solo cipolla. Nei primi del `900 la cipolla di Tropea abbandona la coltivazione dei piccoli giardini e degli orti familiari per passare a estensioni considerevoli nel 1929 con l'acquedotto della Valle Ruffa che consente d'irrigare ed avere rese maggiori e miglioramento della qualità. Alla prima produzione organizzata nei territori di Tropea, Parghelia, Briatico e Zambrone, Ricadi ed il suo interno si è successivamente aggiunto, con forte impulso il territorio costiero a Nord del Golfo di S. Eufemia, individuabile tra i comuni di Pizzeria e Longobardi, con particolare sviluppo tra Amantea - Campora, Nocera. Oggi come allora, la cipolla rossa è presente negli orti familiari come nelle grandi estensioni, nel paesaggio rurale, nell'alimentazione e nei piatti locali e nelle tradizionali ricette.

Zona di produzione

La zona di produzione della Cipolla rossa di Tropea - Calabria - IGP comprende, i terreni idonei ricadenti nel territorio amministrativo, tutto o in parte, dei seguenti comuni calabresi:

a) provincia di Cosenza: parte dei comuni di Fiumefreddo, Longobardi, Serra d'Aiello, Belmonte, Amantea;

b) provincia di Catanzaro: parte dei comuni di Nocera Terinese, Falerna, Gizzeria, Lamezia Terme, Curinga;

c) provincia di Vibo Valentia: parte dei comuni di Pizzo, Vibo Valentia, Briatico, Parghelia, Zambrone, Zaccanopoli, Zungri, Drapia, Tropea, Ricadi, Spilinga, Joppolo, Nicotera.

La cipolla rossa oggi

Oggi la cipolla rossa è un prodotto IGP, cioè ad indicazione geografica protetta. La sua straordinaria dolcezza e compostezza ne fa un prodotto ricercato. Proprio per questo se ne producono circa 100/200 mila quintali e se ne commercializza circa 1 milioni di quintali, cioè da 5 a 10 volte la produzione. Si imbroglia cioè la gente. Ma l’incredibile è che ci sono imprese commerciali che tentano di vendere falsa cipolla rossa di Tropea anche in Calabria. Forse è il caso di istruire la gente anche a queste cose.

da Amantea.net (20 dicembre 2008)

20 gennaio 2009

Il dramma di Federica, due anni fa come ieri

L'operazione di appendicite, il black-out in sala operatoria, il coma e poi l'aggravarsi delle condizioni della sedicenne morta una settimana dopo a Cosenza

Alle 14,30 del 19 gennaio 2007 cominciò l'intervento chirurgico ma dopo circa 20 minuti la tragedia

di Marialucia Conistabile



Il 19 gennaio di due anni fa, nella sala operatoria provvisoria dell'ospedale Jazzolino, si consuma praticamente il dramma di Federica Monteleone, 16 anni, studentessa di Vibo Marina.
Due anni fa come ieri. Accompagnata fin sulla porta dalla mamma e dal papà, Federica entra in sala operatoria dopo le 14 e alle 14,30 inizia l'intervento. Da qualche giorno accusa qualche problema all'appendicite, niente di grave però – consigliano i medici – è meglio toglierla. Insomma, sebbene sempre di intervento chirurgico si tratti con i rischi che ogni operazione comporta, quel giorno il tutto viene considerato nell'ottica della routine.
E infatti, tutto inizia e procede regolarmente. Federica non ha alcun tipo di problema, nè respiratorio e neppure cardiaco, e l'operazione va avanti. Circa 20 minuti dopo è pressoché conclusa, si è ormai alle battute finali, quando improvvisamente in sala si registra un black-out elettrico. Si spegne il monitor e pure il respiratore automatico, entrambi agganciati alla rete non protetta; restano invece accesi elettrobisturi e scialitica.
L'anestestista passa dal respiratore automatico a quello manuale; Federica era e rimane intubata, intanto il black-out continua. Dura – come rileva il pm Fabrizio Garofalo – dai 5 ai 10 minuti; un tempo che diventa interminabile. A venti minuti circa dall'inizio dell'operazione, di fatto, comincia la tragedia di Federica.
Momenti drammatici sono quelli che seguono il black-out soprattutto quando, tornata la corrente, i medici si accorgono che la ragazza sta male. All'iniziale bradicardia (per i periti e il pm avvenuta all'inizio del black-out) segue l'arresto cardiaco, si accentuano manovre rianimatorie e farmaci, che riescono a riprendere la giovanissima paziente. Ma Federica ha midriasi fissa (cioè le pupille dilatate), viene dunque trasportata in rianimazione e in serata (intorno alle 21,40) all'ospedale Annunziata di Cosenza.
Per il consulente nominato dalla Procura – il prof. Pierantonio Ricci che ha effettuato l'autopsia – la morte di Federica è riconducibile a una scarica elettrica. In pratica l'elettricità avrebbe attraversato la ragazza mentre era sul lettino operatorio (dopo circa due anni sottoposto a sequestro assieme all'elettrobisturi usato), provocando un black-out che, a sua volta, «ha determinato la sospensione dell'energia elettrica che alimentava il sistema di monitoraggio dei parametri vitali della paziente e l'autorespiratore».
Il passaggio della scarica (che avrebbe attraversato Federica dalla gamba sinistra) avrebbe a sua volta instaurato un arresto del circolo ematico per un deficit di pompa cardiaca. Ma il drammatico effetto domino non si è fermato all'arresto. Il mancato apporto di sangue ossigenato al cervello ha, infatti, determinato ipossia e, considerato il tempo in cui si è protratta, un danno cerebrale irreversibile.
Dallo Jazzolino Federica viene trasferita a Cosenza – si vuole credere per tentare l'impossibile – ma una volta arrivata lì c'è chi aggiunge, sulla sua cartella clinica, un «N.B. no segni di ustioni». Perché? Interrogativo che il pm si è posto più volte.
Comunque a Cosenza la ragazza rimane una settimana; giorni interminabili per i suoi genitori (Maria Sorrentino e Pino Monteleone) e per i familiari tutti. Speranze e delusioni si alternano per sette giorni, poi la batosta finale. Il 26 gennaio viene certificata la morte cerebrale, dopo una nottata intera di accertamenti e controlli, come da protocollo.
Da quel giorno Federica è ufficialmente morta; aveva 16 anni, solo sedici anni. Ma la vicenda assume toni e contorni più drammatici in Tribunale, nello stesso momento in cui il pm Garofalo ribadisce davanti al Gup: se la sala operatoria fosse stata a norma ci si sarebbe accorti subito del malore accusato da Federica all'inizio del black-out. Se i monitor non si fossero spenti si sarebbe potuta rianimarla subito. In poche parole Federica non sarebbe morta.
Non è certo una consolazione per i suoi genitori che, dal giorno della sua morte, inseguono e perseguono un unico fine: conoscere la verità, solo la verità per dare giustizia a una morte assurda.


La tragedia
Due anni fa come ieri Federica entrava in sala operatoria, un pò spaventata ma niente di più. A sedici anni è difficile pensare alla morte, anche se la ragazza aveva affrontato l'argomento con i suoi genitori esprimendo la volontà, un domani, di donare gli organi.
Conversazione che la mattina del 19 gennaio 2007 certamente non avrà neanche sfiorato il pensiero di Federica, sicura di dover togliere l'appendicite e poi di ritornare alla sua vita di sempre.
Ma le cosequel giorno non sono andate per come avrebbero dovuto. Nella sala operatoria dello Jazzolino dove Federica è entrata, la tragedia era in agguato. La situazione è esplosa quasi alla fine dell'intervento e per la ragazza non c'è stato, in pratica, più niente da fare.
Da giorno 19 a giorno 26 gennaio 2007 è durato il dramma di Federica e quello dei suoi genitori che continuano a essere dilaniati da un dolore che non si può descrivere. Il tempo non aiuta, fa solo pensare che è trascorso ancora un altro anno senza Federica.

da La Gazzetta del Sud (20 gennaio 2009)

Sei persone arrestate nel vibonese: cinque di Zambrone e uno di Briatico


Avrebbe prodotto un giro di affari che si aggira sui tre milioni di euro, il gruppo di estorsori e usurai che è stato sgominato all’alba di oggi dai carabinieri della Compagnia di Lamezia Terme e dai finanzieri del Gruppo lametino e del Nucleo di Polizia tributaria di Catanzaro. Le indagini che hanno portato all’esecuzione di 13 ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Gip di Lamezia Terme su richiesta della Procura della Repubblica hanno avuto inizio nel 2005.
Nel corso dell’operazione congiunta, conclusasi all’alba e che ha riguardato le province di Catanzaro e Vibo Valentia, i carabinieri, hanno anche posto sotto sequestro alcuni assegni per un valore di oltre duecentomila euro. Sei delle persone interessate dai provvedimenti restrittivi sono state arrestate in provincia di Vibo Valentia, cinque delle quali nella zona di Zambrone e uno a Briatico. In provincia di Catanzaro gli arrestati sono sette, tutti residenti a Lamezia Terme.

(Ansa)

“I titolari delle imprese, una volta messi davanti alle evidenze delle indagini, hanno rotto il muro di omerta’ che spesso avvolge queste situazioni ed hanno deciso di collaborare” ha detto il procuratore facente funzioni di Lamezia Terme, Elio Romano, nel corso della conferenza stampa che si e’ tenuta questa mattina e nel corso della quale sono stati resi noti i particolari investigativi dell’operazione denominata “Reinbow”. Le indagini dei carabinieri e dei finanzieri hanno avuto inizio dopo alcune truffe a danno di finanziarie e alle persone arrestate, alle quali e’ stata notificata un’ordinanza del Gip di Lamezia, Francesca Gomez de Ayala, sono contestati a vario titolo i reati di usura, estorsione, detenzione illegale di armi, esercizio abusivo del credito, emissione di fatture per operazioni inesistenti. Gli investigatori, seguendo il percorso di alcuni assegni, hanno scoperto un giro di prestiti ad usura all’interno del quale, tra il territorio di Lamezia e di Vibo, erano coinvolti una ventina di imprenditori. I tassi praticati variavano dal 120 al 250% annuo anche se con modalita’ diverse a seconda delle circostanze e per un giro complessivo di oltre due milioni di euro. In alcuni casi, cosi’ come accaduto nel vibonese, l’imprenditore che non poteva ottemperare al pagamento si vedeva costretto a cedere la sua azienda. A dare un contributo all’operazione anche le segnalazioni che gli investigatori hanno ricevuto da parte dell’Ufficio italiano cambi, in merito ad alcune operazioni che hanno permesso di verificare il giro del denaro.

(AGI)

I carabinieri di Lamezia Terme e la Guardia di Finanza hanno arrestato questa mattina 13 persone accusate di estorsione e usura in concorso. Nell’operazione denominata ‘Rainbow’ e’ stata messa fine a un giro d’affari che dal 2005 a oggi ha fruttato circa tre milioni di euro. Imprenditori e commercianti di Lamezia Terme e di Tropea venivano vessati dagli strozzini che chiedevano fino al 600% di interessi annui. Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati numerosi assegni del valore complessivo di 200mila euro. Nessuna denuncia, dicono gli inquirenti, e’ stata formalizzata dalle vittime che hanno solo potuto ammettere il loro coinvolgimento quando gli inquirenti hanno mostrato loro i risultati dell’attivita’ investigativa. Alle 10.30 nei locali della Procura della Repubblica di Lamezia Terme si terra’ una conferenza stampa in cui verranno illustrati i particolari dell’operazione.


Articoli segnalati da Pas72

18 gennaio 2009

Violenza criminale, contro il fenomeno lo Stato avvia la controffensiva

Fari puntati sulle zone maggiormente colpite dagli attentatori I controlli saranno potenziati ma Sindaci, cittadinie imprenditori dovranno fare per intero la loro parte
di Vincenzo Varone

L'allarme è stato lanciato forte e chiaro. È necessario porre un freno all'escalation di fatti delittuosi che hanno investito il Vibonese. Il tempo delle parole è già abbondantemente scaduto. Ulteriori ritardi non sono ammessi. Lo Stato deve intervenire. I sindaci di alcune delle zone che nelle ultime settimane sono state particolarmente prese di mira dalla criminalità hanno prospettato alle massime rappresentenze istituzionali (Prefetto, Questore, Procuratore capo e vertici delle forze dell'ordine), nel corso del recente comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza che si è tenuto l'altra sera in Prefettura, lo stato di insicurezza in cui vivono le loro comunità.
Una situazione di malessere generale che rischia di soffocare sul nascere qualsiasi forma di sano sviluppo. In circa tre ore di serrata discussione i sindaci dei comuni di Vibo (Sammarco), Arena (Schinella),Acquaro (Scarmozzino), Limbadi (Spasari), Filadelfia (De Nisi) , Tropea (Euticchio), Serra San Bruno (Loiacono), Rombiolo (Ferraro) e i commissari prefettizi di Mileto (Raimondo) e Sant'Onofrio (Ranieri), hanno illustrato esigenze, situazioni, stati di disagio e la necessità a più riprese manifestata dai cittadini di poter contare su uno Stato autorevole capace di intervenire e di sanzionare adeguatamente l'illecito, nonchè di svolgere attività investigativa a tutto campo e non presenza muscolosa che è solo cornice ed effetto.
Le assicurazioni dello Stato sono subito arrivate, nel corso della stessa riunione. «Saranno intensificati con uomini e mezzi – ha affermato il questore Filippo Nicastro(nella foto, a destra) – i servizi di controllo su tutto il territorio provinciale». Particolare attenzione sarà riservata in quelle zone – come il Comune di Arena, dove è stata fatta saltare l'auto del sindaco Giosuele Schinella – che nelle ultime settimane sono stati al centro di alcuni gravi episodi di criminalità. Nell'elenco dei comuni più "attenzionati" figurano anche la città capoluogo dove nelle settimane scorse è stato fatto saltare in aria un negozio di ottica; Filadelfia, la cittadina dove vivono gli a autori dell'agghiacciante tentato omicidio di Cristian Galati, il giovane 24enne sequestrato, picchiato, legato e dato alle fiamme la notte di Capodanno; Limbadi, dove è stata incendiata l'auto di un assessore comunale; Mileto dove il racket delle estorsioni ha preso di mira due imprese impegnate da circa un anno e mezzo nei lavori di realizzazione del nuovo Episcopio e della casa del clero, finanziati con fondi europei e fortemente voluti dall'allora vescovo mons. Domenico Tarcisio Cortese. Ed, infine, tutti i centri delle zone costiere dove negli ultimi mesi la criminalità ha particolarmente alzato il tiro. A Pizzo, in particolare, è stato fatto oggetto di una plateale intimidazione un'attività commerciale del settore ittico, appena inaugurata.
Ma per ottenere risultati rapidi e concreti anche i cittadini e gli imprenditori, oggetto dell'arroganza criminale, non possono stare a guardare, ma devono recitare per intero la loro parte. «È necessario che da parte delle vittime dei fatti delittuosi – hanno sottolineato e più volte ripetuto il prefetto Ennio Mario Sodano(nella foto, al centro) e il procuratore capo della Repubblica Mario Spagnuolo(nella foto, a sinistra) – ci sia la loro collaborazione». Un invito a tutto campo a liberarsi delle maschere omertose e dalla paura. Massima collaborazione è stata chiesta ai Sindaci anche attraverso un migliore utilizzo, per i controlli dei rispettivi territori di competenza, delle forze di polizia muncipale, fino adesso spesso poco utilizzate.
Un altro aspetto emerso nel corso dei lavori del Comitato è che «tra Prefettura, magistrati, forze dell'ordine esiste oggi una forte sinergia, mai vista prima» e che «certi atteggiamenti distratti e di acquiescenza fanno ormai parte solo del passato». Inoltre, è stato sottolineato che gli episodi che si sono veficati nelle ultime settimane non vanno sottovalutati, perchè altrimenti aumenta la zona grigia dell'indifferenza, che di solito contribuisce a dare nuova linfa ai femomeni criminali. Il Comitato ha inteso, dunque, lanciare un messaggio forte sia agli amministratori degli enti pubblici che ai cittadini, che sono stati invitati ad avere piena fiducia nello Stato e nei suoi organismi operativi. Si attendono ora i fatti.

da La Gazzetta del Sud (18 gennaio 2009)

15 gennaio 2009

Il caso Federica e l'inchiesta di Salerno

La sospensione cautelare dell'ex procuratore Alfredo Laudonio potrebbe aprire nuovi scenari nelle indagini sulla morte della ragazza di 16 anni

L'inquinamento delle prove e il mancato sequestro della sala operatoria al centro di tutta la vicenda

di Marialucia Conistabile

Ruota tutta attorno alla morte di Federica Monteleone e alla trasmissione degli atti alla Procura di Salerno, la questione che ha portato l'ex procuratore capo Alfredo Laudonio davanti alla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura.
A causa delle contestazioni a lui mosse – relativamente al mancato sequestro della sala operatoria, inquinamento delle prove e altre vicende riguardanti i rapporti di quei giorni con il sostituto Fabrizio Garofalo – il procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, ha proposto al Csm la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio dell'ex procuratore capo e il suo collocamento fuori dal ruolo organico della magistratura. Ieri la decisione del Tribunale delle toghe che ha sospeso il dott. Laudonio dalle funzioni e dallo stipendio.
Per la morte di Federica, di fatto, l'inchiesta è stata messa sotto inchiesta. Un iter complesso e travagliato che presenta ancora diversi nodi da sciogliere, primo fra tutti quello relativo al presunto inquinamento delle prove. Aspetto quest'ultimo strettamente legato al mancato sequestro della sala operatoria dove la ragazza entrò il 19 gennaio del 2007 per essere operata di appendicite. Ne uscì a distanza di qualche ora in coma; stato dal quale non si riprese mai più. E anche su quanto quel giorno accadde in sala operatoria le versioni, a distanza di quasi due anni dalla tragedia, nonostante le perizie effettuate, restano contrastanti. Sta di fatto che per la Procura – titolare delle indagini è il sostituto procuratore Garofalo – a determinare il grave quadro clinico fu un black-out elettrico e la scarica che avrebbe attraversato Federica.
Ma che qualcosa, a livello elettrico, nella sala operatoria provvisoria dello Jazzolino, il 19 gennaio del 2007 si verificò lo avvallerebbero anche le dichiarazioni rese da alcuni sanitari i quali, sentiti dagli organi inquirenti, avrebbero fatto riferimento a «matasse e matasse di filo elettrico» consumate tra venerdì 19 e sabato 20 gennaio 2007. Se ciò corrispondesse al vero significherebbe che nella sala operatoria dell'ospedale, in quei giorni, non furono effettuate solo verifiche. Fatto sta che domenica pomeriggio, quando negli stessi locali avvenne il primo sopralluogo degli inquirenti e di un perito, tutto fu trovato in ordine e in regola. E allora ci fu o non ci fu manomissione? Ci fu o non ci fu inquinamento delle prove?
Per il pm Garofalo su questo aspetto di dubbi proprio non ce ne sarebbero. Tant'è che – oltre a scriverlo nell'avviso di conclusioni indagini notificato lo scorso maggio a 9 tra medici, dirigenti dell'Asl e tecnici, tutti rinviasti a giudizio per omicidio colposo – lo scorso mese di marzo decise di inviare gli atti alla Procura di Salerno segnalando presunte omissioni da parte di un magistrato perché, a suo avviso, dalle indagini era emerso che la sala operatoria in cui avvenne il black-out era stata manomessa; intervento reso possibile dal fatto che il locale non era stato subito sequestrato.
Per la morte di Federica il gup Gabriella Lupoli, ha rinviato a giudizio: gli ex dirigenti Asl Francesco Talarico e Alfonso Luciano; il direttore sanitario dell'ospedale Pietro Schirripa e il responsabile del Pou Matteo Cataudella; l'anestesista Bruno Costa; i dirigente dell'Ufficio tecnico Roberto De Vincentiis e Nicola Gradia; l'ing. Antonio Bruni (consulente) e Antonino Stuppia, titolare della ditta che eseguì i lavori.

da La Gazzetta del Sud (15 gennaio 2009)

14 gennaio 2009

Costituita la nuova commissione dell’Infiorata di Potenzoni

Dopo il voto degli abitanti l’elezione

Gli abitanti di Potenzoni di Briatico sono stati chiamati, in questi giorni, a votare per l’elezione della nuova commissione organizzatrice dell'Infiorata, manifestazione che ogni anno, richiama, nel piccolo paese, migliaia di visitatori. La commissione neo costituita risulta ora composta dal presidente, Francesco Benito Artesi, e da Francesca Artesi, Nadia Berardi, Daniela Calzone, Enzo Calzone, Domenico Comerci e Francesco Scordamaglia. Compito primario della commissione è quello di organizzare e curare, con la massima attenzione e solerzia, tutte le attività connesse alla manifestazione e alla cura dei rapporti con i rioni protagonisti. Unico obiettivo la buona riuscita dell’evento. L’infiorata potenzonese, giunta alla 17a edizione, con la professionalità raggiunta dai maestri infioratori, nulla ha da invidiare alle analoghe manifestazioni che si svolgono sul territorio nazionale. Ogni anno, i quattro rioni di Potenzoni, Glicine, Torre, Chiesa e Agave, si affrontano fino all'ultimo petalo colorato. Per giorni tutti gli abitanti del paese si adoperano alla raccolta colorata di petali, foglie e fiori nelle campagne vicine. Gialla ginestra, rose rosse, gialle, bianche, rosa e di mille tonalità, margherite, garofani, papaveri, fiori di cardo viola, e tantissimi altri fiori selvatici, spontanei e coltivati. Poi entrano in gioco gli ideatori, i giovani disegnatori, i realizzatori, gli esecutori posatori, quelli che completano e quelli che bagnano i lavori. E le pitture floreali prendono forma, dipinte dal sentimento collettivo, per formare i preziosi tappeti su cui poche ore dopo passerà la processione del Santissimo in occasione del Corpus Domini.

La Commissione Organizzatrice

13 gennaio 2009

La violenza criminale non molla la presa

Attentati esplosivi e incendiari dilagano sull'intero territorio provinciale colpendo amministratori, operatori commerciali e imprenditori
Libera invoca l'azione dello Stato. Sd, Verdi e Prc: siamo come la Beirut di qualche anno fa
di Marialucia Conistabile

La criminalità torna all'attacco e non molla la presa. Cerca di riconquistare gli spazi "sottratti" negli anni passati dalle operazioni di polizia. E allora l'azione violenta si fa più incisiva, viene pianificata quasi a tappeto. L'ingranaggio infernale si mette in moto e mentre, dal mare alla montagna, si stimano i danni operatori commerciali, turistici, imprenditori e anche amministratori vengono intrappolati nella diabolica spirale.
Incendi e bombe, quando va bene qualche cartuccia lasciata d'avvertimento, sono diventati ormai una costante nel Vibonese. L'ultimo attentato esplosivo ai danni del sindaco di Arena, Giosuele Schinella, la dice lunga sulla pesantezza dell'aria che si respira in provincia. Un territorio dove «ormai la situazione è paragonabile alla Beirut di qualche anno fa», scrivono Pino Tassi (Sinistra Democratica), Lele Suppa (Verdi) e Renato Giannini (Prc) «dove nessuno può sentirsi sicuro, escluso da questa guerra proclamata dalla 'ndrangheta alla società civile». E il riferimento non è esagerato. Basta scorrere il "bollettino" degli ultimi mesi per rendersi conto della gravità della situazione. Attentati non hanno risparmiato Pizzo e neppure Ricadi; lo stesso è avvenuto a Santa Domenica di Ricadi, nel centro del capoluogo e a Mileto dove neanche le opere della Chiesa (quelle cioè realizzate con i fondi dell'8 per mille) vengono risparmiate. Ancora bombe a Ciano di Gerocarne e oggi ad Arena, fuoco a Motta Filocastro (Limbadi) dove è stata incendiata l'auto dell'assessore Francesco Laureana, mentre a Filandari chi voleva investire i propri risparmi è stato costretto a rifare le valige e tornarsene in Inghilterra.
Insomma ce n'è per tutti i gusti e tutte le misure, resta da capire soltanto quando quest'ultime si riterranno colme. Pochi giorni fa, nel corso della conferenza stampa sull'arresto dei presunti estorsori della coppia residente in Inghilterra intenzionata a investire a Filandari, il procuratore capo Mario Spagnuolo e il questore Filippo Nicastro hanno posto l'accento sul valore della denuncia, invitando i cittadini alla collaborazione. La risposta, anche se indiretta, della criminalità non si è fatta attendere. La bomba sotto l'auto del sindaco di Arena parla chiaro. «Anno nuovo problemi vecchi» per l'Ance, che interviene sull'attentato a Mileto alla ditta di Antonio Gentile e sul clima di generale violenza, «di fronte a situazioni che hanno superato tutti i limiti e la cui recrudescenza è diventato un fattore comune a tante attività economiche, che da sole e senza proventi alcuni, riescono a garantire l'occupazione nel nostro martoriato territorio».
L'Ance auspica e sollecita «un risveglio delle coscienze a 360 gradi, perché il territorio non è solo delle imprese, è dei bambini e degli anziani, è di tutti quei lavoratori onesti che ogni mattina fanno il proprio dovere». Mons. Giuseppe Fiorillo, coordinatore di Libera, invece, nel sottolineare «l'ondata di violenza, come non si era mai vista» che si è abbattuta sul Vibonese, invita «lo Stato e le sue articolazioni a intervenire contro questo clima di violenza con i suoi strumenti repressivi e di prevenzione e, nello stesso tempo, con l'approvazione di leggi atte a frenare l'escalation di violenza che si è scatenata in tutta la Calabria». E una risposta da parte di tutti «di fronte all'arroganza e ai soprusi delle varie 'ndrine» la chiedono pure Tassi, Giannini, Suppa e Bruno Cosentini (Circolo dei Verdi di Dasà). «Ma il problema della lotta alla 'ndrangheta – aggiungono – non è solo di repressione bensì di comportamenti e di atteggiamenti coerenti. Abbiamo chiesto più volte la convocazione di un consiglio provinciale e di un Consiglio (del capoluogo) aperto, senza ricevere risposta. Il silenzio, la sottovalutazione, le parole di circostanza sono pericolose perché lasciano fraintendere che la pubblica amministrazione è distratta. Denunce e prese di posizione generiche e generali, posizioni di maniera assunte nei convegni sono inutili se seguite da comportamenti omertosi e talvolta conniventi. Le battaglie si fanno con atti di coerenza e il coraggio nella scelta di uomini e dirigenti trasparenti, impegnati nella lotta di civiltà e democrazia».

da La Gazzetta del Sud (13 gennaio 2008)

09 gennaio 2009

Zambrone. Al via gli interventi per frenare l'erosione costiera

Zambrone Disponibili 600mila euro
di Concetta Schiariti


È imminente la partenza dei lavori a salvaguardia delle coste, per frenarne l'erosione nella zona a sud ovest di Zambrone alle spalle del suo lungomare. Il progetto è stato, ormai, appaltato. Per cui, a giorni saranno affidati i lavori alla ditta aggiudicatrice che dovrà consegnarli entro cinque mesi dall'inizio. Dell'importo di 600mila euro, il finanziamento è stato concesso dall'assessorato regionale ai Lavori pubblici con delibera Cipe del 27 maggio del 2005. Si tratta di un intervento che rientra nelle misure di accordo di programma quadro a difesa del suolo e dell'erosione costiera.
Da quanto previsto nel progetto, i lavori punteranno alla costruzione di due scogliere soffolte e sommerse. Poste a 60 centimetri sotto il livello dell'acqua e a 120 metri dalla battigia, avranno una lunghezza di 70 metri ognuna. Tra le altre misure previste, si opererà per il ripascimento parziale della spiaggia, grazie ad un aumento della sua quantità di 7mila e 500 metri cubi. Praticamente, con il dragaggio sarà recuperato il deposito sottomarino di materiale arenile che le mareggiate, di questi anni, hanno risucchiato dalla spiaggia riportandolo nei fondali. Un'operazione che permetterà di non avere impatto ambientale dato che la sabbia è la stessa di quella esistente.
Si opererà, inoltre, ad una profondità di sette/otto metri, al fine di non stravolgere l'andamento della battigia. Tra gli altri interventi, anche il ripristino della protezione del lungomare. Quest'ultimo, non era stato previsto nel progetto, ma i danni delle ultime mareggiate ne impongono i lavori. Naturalmente è prevista un'attività di monitoraggio per verificare la funzionalità delle operazioni svolte e le relative conseguenze. Evidentemente soddisfatto, il sindaco Pasquale Landro spiega l'ampiezza del progetto: «Grazie a questo intervento si potranno avere maggiori tratti di spiaggia per i cittadini e, anche, per i numerosi visitatori dei nostri lidi. L'obiettivo, comunque, è debellare il fenomeno. E a tale proposito, è stato richiesto un ulteriore finanziamento che mira alla soluzione definitiva».

da La Gazzetta del Sud (9 gennaio 2009)

Vibo-Pizzo, la stazione resterà chiusa tre mesi

Il tempo necessario per i lavori di ripristino del tratto fino a Mileto danneggiato da una frana durante l'ultima ondata di maltempo.A mobilitarsi i pendolari e i gestori del bar: vogliamo solo essere tenuti in considerazione

di Stefania Marasco

L'altoparlante non annuncerà nè arrivi nè partenze per un pò di tempo nella stazione di Vibo Pizzo. Circa tre mesi di stop, a partire dal 17 o dal 27 gennaio, durante i quali si lavorerà per ripristinare il tratto ferroviario, fra Vibo e Mileto, danneggiato da una frana, causata dall'ultima ondata di maltempo. Lavori che, quindi, faranno trasferire il traffico ferroviario sulla linea Vibo Marina - Tropea.
Questa la "quasi" notizia, sulla quale ancora non è stata fatta del tutto chiarezza, però. Perchè di avvisi, di annunci nella stazione non ce ne sono. A mobilitarsi, infatti, sono stati diversi pendolari, che stanno raccogliendo delle firme, e la famiglia che gestisce il bar della stazione. «Non sappiamo con chi parlare – ha spiegato Caterina Ceravolo – i nostri unici interlocutori sono quelli del Compartimento di Reggio Calabria. É giusto che si facciano i lavori, ma vorremmo solo essere tenuti in considerazione».
Più semplicemente, a Vibo Pizzo vorrebbero essere informati sulle date, sulla durata dei lavori, e sulle possibili alternative, su cui discutere, che possano andare incontro alle esigenze dei viaggiatori e dei gestori del bar. «Anche perchè – ha aggiunto la Ceravolo – se la stazione chiude per tre mesi, visto che io lavoro con i monopoli di stato, con la lottomatica, devo avere il tempo di disdire». Per i pendolari, invece, l'ipotesi avanzata, hanno spiegato, «è che si mettano degli autobus che colleghino Rosarno e Lamezia con Vibo, in modo che chi viaggia possa raggiungere lo stesso la stazione e prendere le automobili parcheggiate qui».
Il disagio, insomma, è tangibile, ma ad essere contestati non sono i lavori e questo i pendolari ci tengono a precisarlo. Vogliono avere voce in capitolo, vogliono che si sappia che come utenti hanno delle necessità, dettate dal lavoro, «la tratta di Vibo Marina – hanno spiegato alcuni viaggiatori – sicuramente non potrà reggere il traffico e saranno inevitabili ritardi e disagi, per questo chiediamo una soluzione che tenga in considerazione tutte le esigenze e le difficoltà. Per questo chiediamo che siano celeri a fare un programmazione da discutere insieme».
Un punto d'incontro, ecco la richiesta. Un appello che rivolgono, anche, al primo cittadino Franco Sammarco, al quale hanno chiesto di essere ricevuti, e al presidente della Provincia, Francesco De Nisi, «perchè questo – ha aggiunto Caterina Ceravolo – è un problema che riguarda tutta la comunità». Un sos rivolto, infine, anche al senatore Franco Bevilacqua.
Non una protesta, solo la legittima richiesta di essere coinvolti su una scelta che inevitabilmente si ripercuoterà su di loro. Perchè ai pendolari, che lavorano in città, non sarà concesso un permesso fino al ripristino della linea, alla famiglia che gestisce il bar non sarà dato un altro esercizio commerciale per colmare il tempo perso. E, forse, accendere i riflettori sulla stazione sarà un "toccasana" anche per la stessa, «visto che – ha concluso la Ceravolo – vive completamente abbandonata da tutti, nei giorni di festa non funzionava neanche l'altoparlante, le porte sono rotte ed è sempre isolata».
Il treno sta per passare, e prima che la città provincia, perda anche la stazione, sarebbe il caso di preoccuparsi e salirci almeno su questo treno.

da La Gazzetta del Sud (9 gennaio 2009)

05 gennaio 2009

Inveisce contro i carabinieri, arrestato

Briatico

È stato arrestato per essersi scagliato contro i carabinieri della stazione di Briatico, intervenuti per sedare un diverbio in famiglia. Il provvedimento restrittivo nei confronti di Filippo Morello (nella foto a lato) di Briatico è scattato sabato mattina. I carabinieri, arrivati sul posto, si sono resi conto che si trattava di un semplice diverbio in famiglia, mentre si apprestavano a tranquillizzare gli animi il Morello in maniera del tutto inaspettata ha aggredito la madre e il compagno della propria convivente. I militari, pertanto, si sono subito adoperati ad intervenire tempestivamente per non far degenerare le lite in una vera e propria rissa. A quel punto il Morello ha reagito inveendo contro il maresciallo dei carabinieri della stazione di Briatico afferrandolo per il collo.Da qui l'arresto dell'uomo che solo a causa delle sue precarie condizioni di salute gli sono state concesse i domiciliari, mentre gli altri autori della rissa sono stati denunciati.


da La Gazzetta del Sud (5 gennaio 2009)

04 gennaio 2009

Porto, un volano di sviluppo per il territorio Il parlamentare martedì incontrerà gli operatori turistici per esporre il suo piano di rilancio

Il senatore Bevilacqua denuncia: la struttura è poco utilizzata per la mancata capacità progettuale delle amministrazioni locali
di Vittoria Sicari

Il Porto di Vibo Marina rappresenta da sempre un importante fattore di attrazione di risorse economiche ed imprenditoriali nel settore del turismo, del commercio, della pesca e dell'industria. Tante le ipotesi messe in cantiere finora, che purtroppo ancora sono rimaste allo stato embrionale.
Anche nel Piano strategico della città (Vibo Futura 2015) è stato dato ampio spazio allo sviluppo dell'area portuale, un progetto che sta vedendo coinvolti operatori turistici, istituzioni locali, imprenditori, associazioni del settore e cittadini.
L'idea condivisa è che il rilancio della struttura possa rappresentare il volano di sviluppo non solo del territorio comunale e provinciale, ma possa creare nel contempo un indotto tale da garantire occupazione, riqualificazione e servizi.
In quest'ottica si sta muovendo il senatore Francesco Bevilacqua, il quale tra qualche giorno incontrerà il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli per esporre la sua idea di sviluppo.
Il parlamentare, prima di formulare la sua ipotesi progettuale sta ascoltando le proposte dei rappresentanti delle istituzioni locali, di Confindustria, delle associazioni, tra cui la Lega navale, e degli operatori turistici con cui si incontrerà martedì prossimo.
«Al momento – ha rilevato Bevilacqua – lo scalo è parzialmente utilizzato soprattutto per la mancata capacità progettuale delle amministrazioni locali che finora non sono state in grado di far decollare l'infrastruttura in modo funzionale. Infatti il Porto non è attualmente inserito in alcuna strategia di sviluppo a livello regionale, nazionale e internazionale».
Una lettura congiunta delle caratteristiche dell'area portuale, secondo l'esponente del Pdl, può consentire di definire due scenari, «nel breve periodo è possibile puntare sullo scalo per quel che attiene i profili del diporto e del turismo crocieristico, mentre a medio termine si può pensare invece al potenziamento delle autostrade del mare, che sono una realtà consolidata in molte altre parti d'Italia ma che in Calabria sono poco utilizzate».
Molte le idee messe in cantiere da Bevilacqua, che spaziano dalla necessità di potenziare la ricettività portuale, alla creazione di una banca dati dell'offerta turistica, fino al potenziamento del mercato immobiliare. Il nodo fondamentale da sciogliere è legato al waterfront che per il parlamentare, «è il biglietto da visita della città portuale per i turisti che arrivano via mare, attualmente compromesso dalla presenza dei Depositi costieri, che bisognerebbe delocalizzare e dal degrado del quartiere Pennello, che bisognerebbe riqualificare, se non addirittura pensare ad una sua diversa riallocazione. Strumenti di supporto – afferma ancora il parlamentare vibonese – possono essere i fondi Por e Pon nell'ambito dei quali far rientrare gli interventi strutturali e Ice e Simet potrebbero essere le società pubbliche di fatto rientranti nell'orbita del Ministero del Commercio con l'estero, attraverso le quali finanziare i programmi di marketing all'estero». Un ambito fondamentale su cui, per l'esponente del Pdl, bisogna puntare per far crescere il mercato crocieristico, in quanto i destinatari sono sempre operatori internazionali.

da La Gazzetta del Sud (4 gennaio 2009)

02 gennaio 2009

Vibo Valentia. Tre colpi di pistola contro un negozio



Alcuni colpi di pistola, almeno tre, sono stati sparati contro la vetrata della rivendita di camicie Spasari sul centralissimo Corso Vittorio Emanuele III di Vibo Valentia.
Delle pallottole, soltanto una ha perforato la vetrata e penetrata all'interno del negozio, le altre l'hanno soltanto scheggiata trattandosi di vetri antiproiettile. L'attentato sarebbe avvenuto durante la notte di San Silvestro, ma il proprietario se ne è accorto soltanto ieri sera. Sul luogo è intervenuta una volante della Polizia con la squadra scientifica, ed il tenente Arcangelo Argirò, comandante del nucleo operativo e radiomobile della Compagnia dei carabinieri di Vibo Valentia.
Nella serata di martedì scorso un ordigno è stato collocato e fatto esplodere contro la serranda di un negozio di ottica in via Dante Alighieri, sempre a Vibo Valentia. L'esplosione ha causato non pochi danni alla palazzina dove si trova il negozio di ottica e, nello stesso tempo, mandato in frantumi i vetri di tutte el altre abitazioni vicine. Danni anche ad un'auto parcheggiata nei pressi del negozio. L'esplosione è avvenuta intorno alle 21,30. Sull'attentato indaga la polizia.

da La Gazzetta del Sud (2 gennaio 2009)

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