I RESTI SARANNO SOTTOPOSTI ALL'ESAME DEL DNA
Tra le ossa ritrovate a Serra San Bruno anche un teschio con un foro provocato da un'arma da fuoco ed un femore
MILANO - Sarà attraverso l'esame del Dna che si potrà accertare l'identità dei resti umani trovati mercoledì mattina in un cassonetto dei rifiuti a Serra San Bruno, in provincia di Vibo Valentia. Gli accertamenti medico legali sono stati disposti dal sostituto procuratore della Repubblica di Vibo, Santi Cutroneo, che coordina le indagini degli agenti del commissariato di Serra San Bruno. Tra i resti ritrovati, che non sono scarnificati, c'è un teschio con un foro, compatibile con un colpo d'arma da fuoco, ed un femore le cui dimensioni in lunghezza fanno ipotizzare che la vittima fosse molto alta. Il periodo della morte, secondo i primi accertamenti del medico legale, risalirebbe ad alcuni mesi. Tutti questi elementi fanno ipotizzare che i resti apparterrebbero a Pasquale Andreacchi, di 18 anni, scomparso l'11 ottobre scorso a Serra San Bruno.
IL RITROVAMENTO - Il ritrovamento è stato fatto da tre operai del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Quando hanno preso il cassonetto per svuotarlo nell'autocompattatore si sono accorti dei resti umani ed hanno allertato la polizia di Stato. Gli investigatori hanno sentito alcune persone legate alla vicenda della scomparsa di Adreacchi. Sono stati compiuti anche sopralluoghi nel cimitero ed in zone di campagna per verificare se, nelle ultime ore, ci sono state delle rimozioni di cadaveri. Sull'attività investigativa i poliziotti mantengono il massimo riserbo. Il giorno della scomparsa Andreacchi, che lavora nel maneggio del padre situato nelle vicinanze del Santuario di Santa Maria del Bosco, uscì di casa senza dire niente di particolare ai genitori. Nel corso della serata fu notato in giro per il paese ma non fece rientro a casa. Sulla scomparsa del giovane gli investigatori ipotizzano che possa essere legata a contrasti con qualche persona probabilmente scaturiti dalla vendita di animali.
da Corriere.it (9 dicembre 2009)
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