21 dicembre 2009

LA PRIORITA’ SIAMO NOI. NO-PONTE

Un “No al ponte” deciso, per non rincorrere l’idea di una nuova “cattedrale nel deserto” o “ponte sull’acqua” che dir si voglia.
di Angelo De Luca

Il no al ponte. La prima battaglia di massa che deve culminare con la rinuncia definitiva da parte del Governo. I faraoni sono estinti già da qualche millennio, ma rivivono nell’immaginario del sempre più “miracolato” Silvio B. La Calabria, così come la Sicilia, avrebbero davvero bisogno di un rilancio, ma tale rilancio non può passare attraverso l’edificazione di un ponte. No. Per diversi motivi. Fra tutti c’è la primaria necessità di ricostruire una viabilità decisamente disastrata, senza accennare continuamente alla gravità della situazione A3, dove tra gare d’appalto infiltrate e conseguenti cantieri bloccati, dove la mancanza di fondi necessari al completamento, dove la lentezza dei lavori, ha decisamente contribuito al “crack” dell’economia regionale. Sempre meno gente è decisa ad affrontare la sfida A3, e il turismo prende la strada più ordinata e decisamente più accessibile della “location” meno incasinata. Sempre meno gente si affida al nostro prodotto tipico o comunque alla delocalizzazione di grandi industrie di distribuzione, perché far partire un tir da Catania o da Reggio Calabria, significa farlo arrivare a destinazione 2 giorni dopo. E intanto la Camera formalizza il “si” del progetto; dunque l’idea è quella di finanziare la “missione ponte” tramite una serie di interventi privati, che copriranno, si dice, i tre/quarti di spese, e un intervento dello Stato , che completerà il pezzo di puzzle mancante, tramite una nota impresa, la Impregilo S.p.a., guarda caso, migliore “amica” di tutte le opere volute da mister B., su tutte la costruzione inutile del Mose a Venezia. Un’idea, quella del ponte, che fa gola a molte persone da diversi millenni, addirittura dal 200 a.c. , quando Lucio Cecilio Metello si era messo in testa di unire quei due lembi di terra, per far passare molto più comodamente i 140 elefanti conquistati a Cartagine. Altri tempi. Altre storie. Altri imperatori. Tra l’altro i Romani non dovevano collaborare con nessuno, ne con la gente locale, ne con i guardiani locali. Cosa che in realtà potrebbe succedere ora. Ma questo è un capitolo a parte, dove forse mister B. ha già messo in preventivo la tangentina per i suoi amici/nemici mafiosi. Ma il problema resta ancora un altro. Il ponte, serve a chi? Il problema pendolari lo tronchiamo subito: bene, alla luce del progetto attuale, le zone interessate per l’appoggio dei pilastri di sostegno, saranno Punta Pellaro ( Calabria) e Punta d’Alì ( Sicilia). Per chi conosce le due zone, è evidente che il pendolare non potrà giovare della velocità di tragitto del ponte per un motivo essenziale: la distanza dall’arrivo a terra è al quanto lontana dal centro-città di Messina e dal centro città di Reggio Calabria; loro seguiranno il vecchio percorso del ferry-boat, che tanto ha attratto i turisti negli ultimi decenni. Pagheranno il solito euro di passaggio pedonale, contro i 40 solo andata del pedaggio. Un altro problema è derivato dall’impatto idrogeologico che il ponte avrà a danno del già instabile sottosuolo calabro-siculo. È storia nota l’allontanamento costante dell’isola con la terra ferma, un fenomeno che seppur di piccolissima entità (circa 10 mm ogni 10 anni), resta attivo da sempre. Bisogna non confondere, come spesso succede quando si parla di “grandi opere”, la rinuncia con l’esigenza, perché il territorio, arrivato al suo minimo storico di agibilità, ha bisogno di interventi massicci nei settori “infrastrutture”, “ambiente”, “bonifica del territorio”, “ricostruzione post-catastrofi” e “viabilità”. E non bisogna confondere il “piano ponte” con l’aumento dell’occupazione, perché qualora si mettesse in moto una macchina organizzativa, come il risanamento completo delle due regioni, l’occupazione potrebbe senza dubbio salire anche senza i lavori del ponte. E’ necessario che la campagna informativa delle varie manifestazioni possa davvero creare un movimento capace di far cambiare idea ai nostri uomini di Governo, sottolineando come il problema dello sviluppo deve passare necessariamente attraverso l’opinione di chi in certi posti ci vive. Non possiamo sempre passare per i soliti “trogloditi” di turno, sprezzanti del nuovo disegno tecnologico, perché noi, cittadini del sud, moriamo ancora perché piove mezz’ora più del solito e le nostre case crollano, perché qualcuno ha regalato condoni laddove il condono rappresentava solo un ulteriore pericolo di vita; moriamo perché le strade sono dissestate e gli incidenti mietono vittime a raffica. La rincorsa allo sviluppo non deve mai confondersi con i sogni Napoleonici di chi aspira solo a costruire senza criterio, in una parte di mondo dove lui non ha mai abitato. ( in ricordo dei morti per l’alluvione del messinese, del vibonese, del crotonese, dei morti sulla A3, sulla statale 106, sulle autostrade siciliane, le vittime innocenti di Cosa Nostra e della ‘Ndrangheta, noi cittadini comuni onesti, vittime del silenzio delle istituzioni.)

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