10 dicembre 2009

“Gli africani salveranno Rosarno”: un libro, una realtà, un’emergenza.

di Angelo De Luca

VIBO VALENTIA- Ore 17, Sistema bibliotecario vibonese: un libro, uno scrittore, un ex sindaco, un volontario rosarnese, pochi presenti. Inizia il dibattito-presentazione. Antonello Mangano ricalca fatti concreti realmente accaduti: la “rivolta” pacifica degli africani nel 2008, stanchi di subire continue vessazioni, violenza razziali, violenze fisiche. Le ‘ndrine bussano alle porte, qualora ci fossero porte, di quegli stabili abbandonati, come l’ex Cartiera di Rosarno, abitati da 500 persone, resi schiavi dai nuovi colonialisti. Il racket, e non solo, ai danni di persone che raccimolano 25 euro al giorno per 14 o 16 ore lavorative. Un’emergenza umana e sociale dal quale il libero cittadino non può sottrarsi; ci siamo davvero dimenticati di essere figli di emigrati? Il loro apporto all’economia regionale può essere decisivo, perché la loro imponente forza lavoro, la loro energia nel lavoro, il loro grande patrimonio culturale, può, insieme al nostro, riqualificare la nostra regione. La Calabria, da terra di migranti si è trasformata in terra di immigrati, che ad oggi rappresentano il 3% della popolazione. “E’ un dovere morale, umano, sentire nostre le sofferenze dei poveri d’Africa – sostiene il grande ex sindaco, oggi uomo di cultura Peppino Lavorato – bisogna combattere insieme per un mondo migliore, anche per le nuove generazioni. Quando leggo che in Italia il problema ordine pubblico è determinato dalla presenza di lavoratori stranieri, mi viene un moto di indignazione profonda. Non escludo che nelle grandi città del Nord possano esserci stranieri appartenenti ad organizzazioni criminali. Ma nel Mezzogiorno, e sicuramente a Rosarno ed in Calabria, i lavoratori stranieri sono vittime di azioni criminali. Non solo sono sottopagati, costretti a vivere in condizioni disumane, ma molti di loro sono stati derubati, pestati, alcuni ammazzati. La ‘ndrangheta, che colpisce la popolazione onesta di Rosarno e della Calabria, colpisce ancora in modo più feroce gli stranieri, perché più deboli.” La legge dell’accoglienza proposta dalla Giunta Loiero è rimasta nel cassetto, solo alcuni comuni hanno aderito con orgoglio a tale progetto, come nel caso di Badolato e di Riace, paesini del basso Jonio, dove la solidarietà e l’umanità delle amministrazioni comunali e della gente civile, ha ridato un po’ di speranza a questi popoli sfortunati. “I nostri prodotti tipici vengono fatti da schiavi” – grida – ancora Peppino Lavorato, “così come succede in Asia con le multinazionali dello sport e così come succede in Africa con gli schiavi dell’oro e dei diamanti.” Che strazio, sapere che anche noi ci comportiamo da perfetti schiavisti, sfruttando più volte la dignità dei fratelli d’Africa, vittime di “un usurpazione canaglia” dei nostri potentati nelle loro terre d’origine, per saziare i nostri bisogni occidentali, e vittime del nostro becero colonialismo “malandrino” che li costringe a lavorare nei campi e a vivere in condizioni disumane, per arricchire le nostre famiglie e per favoreggiare le cosche ‘ndranghestiste della Piana. Il libro è uno strumento di conoscenza e di cultura, peccato però che alle orecchie dei più sordi risuoni come un’eco lontano dal quale non poter attingere alcun che, per non scontentare i priori della xenofobia, che tra l’altro governano il Paese, e i priori del “potestà” locale, che tra l’altro governano le nostre terre.

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