24 novembre 2009

Subappalti, scattano altre 2 denunce

Il magistrato convalida il sequestro probatorio eseguito dai carabinieri
di Marialucia Conistabile

Sale a tredici il numero delle persone denunciate nell'ambito dell'operazione dei carabinieri che ha portato alla luce una serie di violazioni nell'espletamento di opere pubbliche a Briatico. Violazioni che spaziano dalla sottrazione di cose sottoposte a sequestro – ma in questo caso l'asse dell'inchiesta si sposta verso il Lametino – a quelle inerenti le procedure che regolano il settore degli appalti e dei subappalti.
In particolare le due nuove denunce, che si aggiungono alle 11 già eseguite dai militari della Stazione di Vibo Valentia, riguardano l'amministratore unico e il direttore tecnico della Icad srl di Napoli, società aggiudicataria dei lavori in località Brace di Briatico, finalizzati a contrastare il fenomeno dell'erosione costiera. Nei confronti di entrambi viene ipotizzato il reato di violazione delle disposizioni inerenti le procedure per l'esecuzione dei subappalti nelle gare indette dalla pubblica amministrazione.
Da quanto emerso, infatti, sul cantiere (sottoposto a sequestro) la Icad non si sarebbe fatta mai vedere. Al suo posto operavano altre due ditte – una di Cessaniti, l'altra del Cosentino – in regime di subappalto. La cosa non avrebbe destato alcun sospetto se il tutto fosse stato comunicato, come prevede la normativa, al Comune di Briatico, ente appaltante dei lavori, che a sua volta avrebbe dovuto comunicarlo in Prefettura. Invece ciò non sarebbe avvenuto. Da quanto finora trapelato, infatti, al Comune nessuno avrebbe saputo nulla. Comunque i carabinieri hanno acquisito tutta la documentazione che viene in queste ore attentamente vagliata. Ulteriori documenti sarebbero stati prelevati nelle ultime ore. Insomma, al di là delle due nuove denunce, il filone investigativo è destinato ad arricchirsi di ulteriori elementi utili a definire il quadro completo della vicenda e quindi a ricostruire l'intera questione.
Nel frattempo il magistrato ha convalidato il sequestro probatorio effettuato, nei giorni scorsi, dai militari a conclusione di una prima fase dell'inchiesta condotta dal luogotenente Nazzareno Lopreiato e dagli uomini della Stazione di Vibo Valentia con il supporto della Compagnia, guidata dal cap. Stefano Di Paolo. Inchiesta che viene coordinata dal sostituto procuratore di Vibo Santi Cutroneo.
Venerdì scorso la prima fase dei sequestri ha riguardato sei autocarri della ditta Mazzei di Lamezia Terme, bloccati lungo la strada provinciale 522. Erano carichi di inerti destinati ai lavori in località Brace; materiale che da quanto accertato dai militari sarebbe stato prelevato nella cava di San Sidero, peraltro già sottoposta a sequestro. Oltre al sequestro degli automezzi è scattata la denuncia per gli autisti e per il titolare della ditta.
Nella stessa giornata, dopo il sopralluogo in località Brace, l'onda dei sequestri dei carabinieri si è abbattuta anche sul cantiere, su un escavatore e un altro autocarro. Complessivamente i sigilli hanno interessato sette autocarri, l'escavatore e il cantiere per un valore di oltre due milioni di euro. Inoltre, sul luogo dove erano in atto le opere, una volta accertata la violazione della normativa sui subappalti, sono scattate le altre denunce. In questo caso nei confronti dei titolari delle due imprese subentrate alla Icad srl e dei direttori dei lavori, i quali avrebbero dovuto garantire la correttezza nelle procedure di realizzazione dell'opera, assicurando il pieno rispetto delle direttive emanate dalla pubblica amministrazione.
A portare alla luce l'esempio di come un'opera pubblica non debba essere realizzata è stata l'attività avviata a seguito della lunga fila di autocarri della ditta lametina notata sulla 522 e diretta in località Brace. Scattati i controlli i carabinieri hanno accertato la violazione dei sigilli nella cava. Il resto è venuto poi inevitabilmente a galla.

da La Gazzetta del Sud (24 novembre 2009)

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