19 settembre 2009

'Ndrangheta e ambiente, due grandi priorità

Il prefetto Luisa Latella individua nell'azione di contrasto alle cosche e di tutela delle risorse paesaggistiche i punti su cui incidere
In primo piano anche la riconversione del patrimonio immobiliare confiscato ai clan
di Marialucia Conistabile

Il prefetto Luisa Latella con al suo fianco Gianni Tomeo

Una delle priorità? La situazione ambientale. Questione intesa in senso lato dal prefetto Luisa Latella che, a distanza di circa quindici giorni dal suo insediamento, ha tratteggiato a grosse linee quelli che saranno alcuni degli obiettivi della sua azione nel Vibonese. L'ha fatto nel suo primo incontro con i rappresentanti degli organi d'informazione.
Per il prefetto Latella, con alle spalle, fra l'altro, 20 anni di esperienza professionale a Reggio Calabria, situazione ambientale non significa soltanto tutela delle risorse paesaggistiche. Certo la tutela rappresenta un punto da cui partire, ma considerato che l'industria turistica vibonese per il territorio e per l'intera regione rappresenta una delle maggiori fonti di reddito e che su di essa si concentrano gli appetiti della 'ndrangheta, allora questione ambientale significa pure contrasto alla criminalità organizzata.
Da qui alla problematica della confisca dei patrimoni «agli 'ndranghetisti, necessaria e fondamentale» il passo è breve, anche se più lungo sembra invece essere quello legato alla "bonifica" dei beni requisiti e al loro riutilizzo a favore delle collettività interessate. Ma anche su questo fronte il Prefetto si è già mosso, aprendo una larga breccia. Di forte impatto simbolico – e non solo perché ha innescato ulteriori passaggi concreti – è stato il recente sopralluogo svolto da Latella a Limbadi, in alcuni degli edifici confiscati al clan Mancuso e nei quali dovrebbero sorgere la prima Università dell'antimafia e altri servizi correlati.
Quindi la lotta alla criminalità organizzata diventa una sorta di crocevia per imboccare le strade delle altre problematiche legate alla complessa "questione ambientale". Ma da che parti la si guardi, la situazione si presenta più intricata del previsto. Infatti, dopo i duri colpi assestati dall'autorità giudiziaria, negli anni passati, alla 'ndrangheta vibonese l'attività su questo fronte sembra essersi in un certo qual modo rallentata. Intanto le cosche hanno avuto il tempo di leccarsi le ferite ma hanno lavorato riconquistando, sebbene più in sordina e con meno spavalderia rispetto al passato, la gestione di settori importanti trainanti della holding 'ndrangheta. Un fronte questo lungo il quale il Prefetto si è mosso con i piedi di piombo. Nel sottolineare la professionalità del procuratore capo Mario Spagnuolo e delle forze di polizia, Latella ha posto in risalto che la città capoluogo e la provincia hanno «oggi le condizioni per poter ripartire. Gli effetti non sono mai immediati – ha osservato – ma ritengo che a breve si facciano sentire. Vibo deve sperare e bene».
Poi, considerato che il Prefetto non ha avuto difficoltà a chiamare le cose con il loro nome e a inquadrare le varie tematiche del territorio nel giusto contesto – nel quadro complessivo di un'azione che mira a "riconsegnare" non solo dignità ma anche capacità gestionali alle collettività – rientrano a gamba tesa sia il contrasto al racket, sia la necessità di portare a termine le procedure che interessano diversi enti locali.
Relativamente all'azione di repressione del racket il Prefetto non è andato per le vie traverse. Ha, infatti, sottolineato l'assenza dell'imprenditoria in iniziative di supporto alle vittime che intendono denunciare. Al contempo ha fatto presente l'esistenza, ma solo praticamente sulla carta, dei due organismi che fanno capo a Comune e Provincia. Per il resto ufficialmente è zero assoluto. «Nella lotta al racket è fondamentale l'azione sinergica Stato-associazioni – ha evidenziato –. Già le denunce si contano sul palmo di una mano, se poi s'aggiunge l'assenza dell'imprenditoria, allora così non si va da nessuna parte».
Coadiuvata dal capo di gabinetto Marco Oteri e da Gianni Tomeo, la dottoressa Latella ha poi affrontato la problematica legata alle commissioni d'accesso agli atti in alcuni Comuni e alle procedure che ne conseguono. «Sciogliere un consiglio comunale per inquinamento mafioso non è mai una scelta piacevole, perché segna un pò la sconfitta di tutti – ha osservato – ciò nonostante si procederà, logicamente con la necessaria prudenza, e quanto dovrà essere fatto si farà».

da La Gazzetta del Sud (19 settembre 2009)

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