di Antonio Scuticchio - assemblea regionale Pd
CON Sant’Onofrio diventano sei i comuni della provincia commissariati per infiltrazioni mafiose negli ultimi 6 anni. Prima era toccato a Briatico, Nicotera, Soriano, San Gregorio d’Ippona e Parghelia. Insieme fanno più del 10% dei comuni vibonesi. E potrebbe non essere finita perché in altri comuni sono insediate tuttora commissioni d’ac - ceso. Ogni volta che viene sciolto o commissariato per mafia un comune il fatto muore più o meno lì. Nessuna analisi da parte delle forze politiche. Almeno in questo, in Calabria, c’è un perfetto spirito bipartisan: basti l’esempio del consiglio regionale, dove il centrodestra non ha mai affondato sulla vicenda Crea perché aveva il suo Gallo nell’ar - madio. Del resto, la ‘Ndrangheta è politicamente trasversale. Quindi meglio non parlarne A Sant’Ono - frio, si diceva, si è insediata la commissione antimafia. Ciò vuol dire che il Comune sarebbe stato sciolto anche senza le dimissioni del sindaco. Non metto la mano sul fuoco per nessuno (neanche per me stesso)ma conosco abbastanza Franco Ciancio da poter dire che è un uomo distante da determinate logiche di scambio politico-mafiose. Eppure il comune che lui guidava è stato macchiato di mafiosità per la seconda volta in meno di un ventennio. E si trattava di un comune dove la maggioranza si compendiava nel partito cui appartengo. Qual è, allora, il male oscuro di Sant’Onofrio? Come mai si alternano le maggioranze ma la mafia continua a controllare il municipio? Quante amministrazioni in provincia di Vibo Valentia controlla, direttamente o indirettamente, la criminalità? Parafrasando uno slogan caro a Walter Veltroni, forse we don’t care? A me sembra, invece, che ci debba importare. Ma un partito preoccupato più che altro a disquisire sulla “ri - visitazione” del tesseramento. Prima gli assetti di potere, insomma, poi il resto, compreso il problema delle infiltrazioni mafiose. E La selezione della classe dirigente, invece di esser fatta, viene fatta dalle Prefetture e dalle Procure. Alla timidezza con cui si affronta il problema mafia si sostituisce addirittura il mutismo quando c’è di mezzo la corruzione. Forse perchè anche quando qualcuno parla (vedi, il presidente della Provincia di Crotone Iritale), gli altri fanno il gioco delle tre scimmiette. Poi, in silenzio, si sbarazzano dei ribelle e si riprendono il potere perduto. Questo silenzio è ancora peggiore, perché non deriva dalla paura, ma dalla connivenza. Gli storiografi della corruzione politica in Italia hanno sempre rilevato i circoli viziosi che possono intrecciarsi tra questo fenomeno e quello della protezione politica della criminalità organizzata. Specie se entrambi vengono innescati dalla monetizzazione del consenso, o clientelismo, al quale ormai non si fa nemmeno più caso. Il mio partito non vuole o non riesce a capire che non si può proseguire in questa corsa al ribasso per ottenere qualche decina di amministrazioni in più. Veltroni aveva provato a dare l’imprinting, ma un uomo solo non può far molto. Ci vogliono regole interne e non mi pare ci siano: basti leggere il codice etico del Pd per rendersi conto di quanto sia morbido nei confronti dei rei contro la pubblica amministrazione. Di questa mollezza ho trovato tracce un po’ ovun - que nel pensiero del volgo. Mesi fa, a Lamezia, ho sentito dire che Speranza non sarà ricandidato “perché si è preoccupato soltanto della sicurezza senza pensare ai bisogni della gente. Sul fronte anticrimine e anticorruzione il sindaco di Vibo Valentia gode di credito affatto minore rispetto al suo collega lametino, ma forse non gli si vuol riconoscere il merito altrimenti si “rischia” di dover aprire la discussione sulla sua ricandidatura. Con questo approccio da indifferenti (nel senso Moraviano del termine) il PD, si sta presentando alle elezioni europee, nelle quali i partiti con le loro opinioni contano tanto, mentre il clientelismo conta poco o nulla. Preoccupa tanto, questo partito silente proprio sui suoi cavalli di battaglia di un tempo, il tempo in cui c’era l’Ulivo, un progetto sacrificato troppo presto ai mal di pancia dei politici di professione provenienti dalle settime file della 1° Repubblica. Dunque, se c’è, il Pd batta un colpo in questa provincia. Vediamo come recuperare l’etica della politica. Star zitti e aspettare l’oblio non è tattica politica, è l’oblio della politica.
da Il Quotidiano della Calabria (26 aprile 2009) p.30
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