09 aprile 2009

L'attività per tutelare la cipolla rossa Igp sarebbe alla base del rogo nell'azienda

Francesco Schiariti non molla e denuncia: non si è puntato all'imprenditore ma al Consorzio
di Concetta Schiariti


«Mi sento ringiovanito di 5 anni. Continuo per la mia strada con maggiore forza e coraggio». A distanza di 24 ore dall'incendio doloso che gli ha devastato l'azienda, Francesco Schiariti, tra i più grossi produttori di Cipolla rossa di Tropea Calabria Igp, spiega di non sentirsi paralizzato dal violento attentato subìto. Dal duro colpo, per reazione, ha acquisito una maggiore convinzione in merito al progetto che dovrà portare avanti.
«Non mi sono mai tirato indietro rispetto agli impegni presi – spiega Schiariti – tantomeno lo farò oggi, dopo il riconoscimento del marchio di Indicazione geografica protetta». Non ha dubbi in merito alla causa del violento incendio. «Non si è puntato all'imprenditore – aggiunge – ma si è voluto frenare il Consorzio nato per tutelare e promuove la cipolla Igp. Abbiamo disturbato i grandi poteri che avrebbero voluto destabilizzarci».
Sul mercato nazionale e internazionale si producono 2 milioni di quintali di cipolla, di cui solo 200mila provengono dalle aziende dell'Alto Tirreno calabrese, l'area vocata alla produzione. «Per anni quella coltivata fuori da questa specifica zona – chiarisce Schiariti – è stata spacciata per "cipolla tipo Tropea". Si tratta di un milione e 800mila quintali provenienti anche dal mercato estero e confezionati nel nord Italia, dove erano confusi e smistati per "rossa di Tropea". Il disciplinare dell'Igp impone, invece, il confezionamento nella zona di produzione e, quindi, allontana ogni possibilità di frode». Del resto, di recente i tecnici del Consorzio, dopo aver setacciato le maggiori catene di supermercati nazionali, hanno compilato un corposo dossier dove, nero su bianco e con fotografie, hanno denunciato le anomalie all'Autorità antifrode preposta.
Da ieri, le manifestazioni di solidarietà espresse a Francesco Schiariti si accavallano. Tra queste, il presidente della Provincia Francesco De Nisi ha detto: «È come se le molotov utilizzate per bruciare l'azienda di Francesco Schiariti, una delle poche realtà imprenditoriali di successo del territorio, siano state lanciate contro ogni vibonese onesto che spera di vivere e lavorare in maniera "normale", senza essere costretto a chiedersi chi sia il bersaglio di turno di questo stillicidio di violenza mafiosa». Stessa vicinanza dal consorzio Goel della Locride, che condanna il vile attentato e si dice «certo dell'impegno quotidiano per il ripristino della legalità e della giustizia» e da Nino Macrì, consigliere provinciale Pdl che si rivolge ai parlamentari calabresi, affinchè «si impegnino a dare alla regione la sicurezza indispensabile al suo progresso».

da La Gazzetta del Sud (9 aprile 2009)

Leggi anche la notizia dell'Incendio del Consorzio sul Quotidiano della Calabria.

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