30 aprile 2009

"Codice rosso" attorno ai depositi costieri

Alluvione Il programma per la delocalizzazione pone in primo piano gli stabilimenti di Agip Petroli e Basalti energia srl
Nelle aree dismesse si prevedono aziende nautiche o centri di ricerca e innovazione
di Nicola Lopreiato

«Dall'alluvione alla rinascita».
Non è uno slogan, ma la reale intenzione del commissario per l'emergenza alluvione Agazio Loiero che intende avviare la delocalizzazione di alcune imprese ritenute a rischio dopo il violento nubifragio del 3 luglio 2006.
E il piano integrato di interventi strettamente legato all'ordinanza del commissario n. 61 del 7 luglio 2008 è stato illustrato ieri mattina nell'aula consiliare di palazzo "Luigi Razza" da Francesco De Grano, uno dei più stretti collaboratori del governatore, alla presenza del sindaco Franco Sammarco, nonché del responsabile della ripartizione Urbanistica Giacomo Consoli e degli assessori Enzo Insardà e Carmelo Aiello. All'incontro erano presenti anche il presidente della Provincia Francesco De Nisi con il consigliere Giuseppe Grillone, il presidente della IV Circoscrizione Gianfranco Spanarello, il presidente del Consorzio industriale Ottavio Bruni e il direttore Domenico Augurusa, nonché Maurizio Caruso Frezza per conto della Camera di commercio e i rappresentanti di Italpetroli.
Una riunione tecnica che ha fatto seguito a un precedente incontro tenutosi a Catanzaro negli uffici della Protezione civile. Sul tavolo della discussione il programma integrato di interventi nell'area di Vibo Marina con al primo punto la delocalizzazione dei depositi costieri cerchiati in rosso dal piano Versace. Il tutto attraverso aiuti alle imprese con la realizzazione di infrastrutture industriali nell'area di Portosalvo, la zona dove dovrebbero trovare posto i depositi costieri su un terreno che metterà a disposizione il Consorzio industriale. Le zone dismesse saranno bonificate, dopo un accorato studio di caratterizzazione ed i siti saranno avviati a recupero economico e produttivo attraverso un piano di messa in sicurezza.
Interessati alla delocalizzazione sono lo stabilimento dell'Agip Petroli e quello relativo alla Basalti energia srl, controllato da Italpetroli spa. Per raggiungere questo obiettivo servirà un piano di investimenti pubblico-privati che prevede il prolungamento dell'oleodotto fino alla nuova ubicazione dei depositi e la realizzazione infrastrutturale del nuovo polo industriale. Ed entrando nello specifico della copertura dei costi, i privati dovranno sostenere lo smontaggio dei depositi, il trasferimento delle attrezzature e degli impianti al nuovo sito, provvedere allo stesso montaggio e all'acquisto di eventuali nuove attrezzature. A totale carico del pubblico la realizzazione delle infrastrutture di collegamento dal Porto al nuovo stabilimento, nonché il prolungamento dell'oleodotto ed altre opere di supporto. Saranno finanziate anche le opere infrastrutturali sulla nuova area industriale e sono previsti affitti agevolati.
I privati, inoltre, non potranno abbandonare le aree dismesse sulle quali sono in programma appositi piani di caratterizzazione e interventi di bonifica. Mentre i costi per la nuova destinazione economica produttiva saranno finanziati con contributi pubblici. In questo caso si tratta di iniziative che avranno l'obiettivo di riqualificare l'area di Vibo Marina rilanciando il settore turistico come momento di supporto alla cantieristica navale leggera e alle attività di servizio al Porto.
Ma considerata la specializzazione dei gruppi interessati nel settore degli idrocarburi, il programma di delocalizzazione sulle aree dismesse prevede la realizzazione di uno o più centri o laboratori di ricerca di carburanti a basso impatto ambientale, così come si potrebbe prevedere un sostegno all'industria nautica. Altre ipotesi in campo per lo sviluppo di Vibo Marina potrebbero essere legate all'attività di ricerca e dei servizi innovativi alle imprese.
Le parti interessate, preso atto del programma illustrato, si sono date appuntamento fra venti giorni per meglio valutare il programma.

da La Gazzetta del Sud (30 aprile 2009)

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