di Giusy Staropoli
Tra i fiumi di ginepri, le essenze dei cedri, il canto soffuso dei gelsomini, il fluttuare armonico delle zagare e il profumo candido dei bergamotti, la Calabria sempre chiusa nel silenzio mistico del suo angolo di Sud, fu da tutti i tempi terra feconda , madre di grandi intelletti e luminari.
In ogni suo leggero lembo di terra innata fu la mestria dell’arte e la sua cultura imperatrice.
Da Crotone che diede i natali a Pitagora, Cosenza che vide la scienza di Telesio, convergiamo il cammino, dritto verso lo splendore della citta’ del sole , la Bella Reggio Calabria, dove uomini che hanno lasciato il segno, regnano ininterrottamente nelle scaglie di una memoria che vive tra le imponenti pagine della storia italiana.
E’ proprio nelle balconate che si affacciano sul mare dello stretto, che parte della cultura italiana trova profonde radici sin dai tempi piu’ antichi , tra i tanti ricordando Tommaso Campanella , Corrado Alvaro, Leonida Repaci, Saverio Strati.
Spesso quindi, il ripercorrere le elevate tempra della cultura d’Italia che nel tempo fece la sua grande storia, ci porta per caso a riscoprire che tali maestranze partono a gran voce da una Calabria che si scopri’ da subito un nobile salotto letterario.
Spesso pero’, il ripercorrere a ritroso le gradinate di una storia colta , che altrettanto spesso veste questa terra, si inciampa in frastagli che percuotono il suono di una Calabria letteraria scalfita nelle sue preziose rarita’.
Tra gli scrittori ancori vivi dello scorso secolo che vestono ancora oggi, il lustro culturale di questa terra, trova il suo possente trono proprio in questo angolo di meridione ,Saverio Strati.
Da subito Strati inizio’la sua carriera di scrittore, penetrando come una furia nel panorama letterario italiano, cogliendo di sorpresa il lettore, che diede pieni consensi da subito alla sua coinvolgente e ricca narrativa. Il suo avvento tra le pagine dei libri Mondadori , fu per l’uomo calabrese emigrato nel nord dell’Italia, un risultato oltre le aspettative che lo porto’ a raggiungere vette elevate di popolarita’, che oggi pero’, portano la sua personalita’ ad atterrare in quella parte di mondo e tra quella folla di gente che spesso dimentica. Stabilitosi a Scandicci, vicino Firenze, negli anni floridi della sua carriera, oggi, Strati fa i conti con la depressione dell’abbandono di un salotto letterario dove su di lui immotivato spegne i riflettori lasciandolo nel buio. Dopo anni di duro lavoro e sacrifici , finiti i compensi riusciti a racimolare grazie alla sua arte letteraria di tutta una vita, lo scrittore calabrese, e’ costretto a vivere ai limiti di un sacrificio ancora maggiore , dopo la stanchezza del lavoro, in quanto a lui non riconosciuto alcun compenso che gli permetta di vivere dignitosamente la parte finale della sua partita nella vita. Per questo egli stesso, grande sapiente e intellettuale, come gia’ accaduto per altri,chiede gli venga elargito un vitalizio tale da permettergli una dignita’ finale alla sua stessa storia.
E la Calabria ? Quale riconoscenza a chi targato “Uno di noi”, uomini che lasciano il segno, oggi vive a riflettori spenti ?
La Calabria non dimentica. E’ triste la sua cova , e’ piena di ferite la sua trama. Ma la Calabria ha innato l’orgoglio per le sue piu’pregiate opere d’arti, e non dimentica.
Allora, oggi, e’ prorpio la Calabria, che a Saverio Strati ha sempre riconosciuto il sacrificio del suo lavoro nonche’ le sue nobili ed elevate dati di scrittore, che vuole ricominciare a scrivere una pagina che forse potrebbe essere l’inizio di un nuovo libro, rialzando i riflettori sullo scrittore dimenticato. Si mobilita infatti un’intera regione, dislocata nei suoi vari comparti e istituzioni a ridare allo scrittore sepolto , la sua giusta riconoscenza.
Parte di quella migrazione letteraria che lascia mancati ed euforici successi che un sud non avrebbe mai potuto dare , per le sue carenze di forza lavoro e capienza intellettuale dormente in loco, Saverio Strati ,oggi rappresenta uno degli ultimi scrittori viventi del ‘900, al quale la Calabria deve grandi riconoscenze, per aver saputo nelle sue opere riportare per esteso spesse volte, la vita, i profumi e i venti furiosi di una terra, che fu la sua prima casa .
Saverio Strati nasce tra le infinite rarita’ e bellezze magistrali delle terre aspromontane. Nasce a S. Agata del Bianco –RC- il 16 agosto del 1924.
Cresce in una modesta famiglia , dove il sacrificio dei genitori, riusciva a non far mai mancare il pane sulla loro tavola. Finite le scuole elementari, avrebbe voluto continuare gli studi, ma non gli fu’ possibile perche’ le condizioni in cui si trovava la sua famiglia non l’avrebbero permesso. Quella di Strati fu una famiglia molto povera.
Il padre, era un piccolo muratore, che per sopravvivere , coltivava la terra che era stata presa in affitto da alcuni signori, dove spesse volte anche Saverio, era piegato ad aiutare il padre nel faticoso lavoro dei campi. Col tempo, imparo’ anche lui a fare il muratore, diventando abbastanza bravo. A 18 anni infatti, divenne “capo-mastro”, e riusciva a guadagnare lo stesso compenso di suo padre, ma fu in quel momento della sua vita , che la voglia di leggere fu piu’ forte del resto delle sue emozioni. A 21 anni, poi, nel 1945, fu forte la sua voglia di andare oltre la maestria del muratore e oltre i confini delle sue terre, che chiese aiuto economico ad uno zio, fratello di sua madre che viveva in America.
Saverio ricevette da lui subito dei soldi e la promessa di un sostenimento mensile che lui stesso gli avrebbe fatto avere. Cosi’ ando’ a Catanzaro, dove prese lezioni private da eccellenti professori e da esterno riusci a prendere la maturita’ classica. Da qui, poi, si iscrisse presso la facolta’ di Lettre e e Filosofia , all’universita’ di Messina.
Scrivere , per Saverio negli anni divenne ,un elemento essenziale per la sua esistenza, tanto che nel 1950-1951, incomincio’ a scrivere senza freni, quasi fosse un turbine di parole impazzito dalla necessita’ di metterle su carta. Ebbe poi , la grande fortuna di seguire delle lezioni su Giovanni Verga che venivano tenute da Giacomo De Benedetti. Fu proprio a lui, che dopo una sempre piu’ profonda conoscenza, Saverio fece leggere i racconti de”La Marchesina”. Superando le aspettative di Saverio, che speravano, ma non credevano in un giudizio positivo da parte del suo professore, De Benedetti, ne rimase affascinato, al punto che presento’ l’opera a Arnoldo Mondadori, dove lui era il curatore de “Il Saggiatore”.
Da qui la carriera dello scrittore nato e cresciuto nelle terre dell’Aspromonte, grazie allo zio d’America , che diventa la sua forza economica, spicca il volo nei piu’importanti salotti letterari italiani.
A seguire , scrisse poi altre opere , tra cui: La Teda”, 1957, “Tibi e Tascia” che vinse il premio Vaillon a Losanna nel 1960.
Conobbe poi una ragazza in Svizzera, della quale si innamoro’ . Si sposo’ subito dopo, e rimase in Sizzera per circa 6 anni, dove scrisse “Noi Lazzaroni”, romanzo nel quale affronta fortemente il tema dell’emigrazione.
Nel 1972, torno’ in Italia, dove scrisse nuovi romanzi, tra cui “Il nodo”, “Gente in viaggio”. Tra il 1975/76, scrisse “Il Selvaggio di Santa Venere”, con il quale vinse il premio “Supercampiello” nel 1977.
A questo, seguirono poi altri romanzi, fino al 1991, quando la casa editrice Mondadori, con la quale nasce Saverio Strati scrittore, rifiuta di pubblicare “Melina”, e rigetto’ il suo ultimo romanzo “Tutta una vita”che poi rimase del tutto inedito.
Con i premi ricevuti e i libri pubblicati durante tutta la sua carriera, Strati, accumulo’ il gruzzolo che lo aiuto’ a vivere in tutti questi anni di luci basse sulla sua vita da scrittore. Ma oggi che le sua tanto ambita scrittura, e’ costretta a deglutire l’amarezza della mancata riconoscenza e della mancata quantita’ di luce che possa farla rivivere, lo scrittore torna e chiede le giuste e dovute rendite per il lavoro svolto durante la sua vita.
E oggi, che Strati torna , il salotto letterario italiano e’ giusto si riconfermi eccellente e apra nuovi riflettori sullo scrittore. E’ giusto che L’Italia oggi scriva per Strati le pagine di un libro dedicate a chi prima ha scritto libri per l’Italia intera; e che la storia possa rendere giusta tra le sue pagine, la notorieta’ letteraria tale della consapevolezza dell’eccellenza , dello scrittore di Scandicci, dello scrittore di Calabria.
Allora, che siano i giovani di questo secolo nuovo, a leggere Saverio Strati, a ripercorrere le strade che hanno formato la sua narrativa e a simulare in questa frenesia dell’essere, moderna e apatica , i tratti di uno scrittore costruito a cavallo di due tempi, sperimentando il paragone di due pensieri a confronto,e alla fine , trovare nella narrazione di Strati i segni tangibili che eguagliano il vociare di due secoli, elevandone un unico pensiero.

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