05 marzo 2009

L'immensa distanza che separa Cosenza da Reggio Calabria

L'inchiesta Sono più di tre le ore di percorrenza per raggiungere la punta dello stivale
Oltre ai lavori sulla A3 ora anche quelli ai tratti ferroviari colpiti da frane
di Carlo Minervini

Davanti agli occhi ci sono solo rotaie, led luminosi che indicano binari, destinazioni e immancabili ritardi. L'odore tipico della stazione che è sempre un po' difficile togliersi di dosso. I sedili un po' lisi, i bagni che a volte funzionano e altre no, nelle infinite percorrenze dell'immenso vuoto calabrese. Abituarsi non è semplice, soprattutto perché rode un po' sapere che al nord, percorrenze perfino più lunghe come la Bologna-Milano (attualmente servita dall'alta velocità Frecciarossa) vengono coperte in un terzo del tempo. Dati alla mano. Ma Cosenza-Reggio Calabria non è Milano-Bologna e lo sappiamo. Lo sappiamo come lo sanno gli studenti dell'Unical, che dal 25 febbraio impiegano da tre ore (senza ritardi) in su per raggiungere l'ateneo di Arcavacata.
La frana dicembrina di Mileto ha scombinato i piani dei viaggiatori: dal 25 febbraio chiuso il tratto Vibo/Pizzo-Rosarno con conseguente dirottamento – solo per i regionali e alcuni intercity – sulla via a binario unico di Tropea. Con, talora, fermate ulteriori come Briatico, Santa Domenica, Nicotera. Una percorrenza più lunga di quella già di per sé non brevissima che c'era prima.
Gli studenti che affollavano le banchine delle stazioni ora sembrano diminiure, benché il mondo sospeso che sta sotto Salerno non offra grandi alternative. «Come raggiungere Arcavacata?» è uno dei quesiti che s'ascoltano più spesso ma che restano sempre un po' come tutto, in balìa del nulla. Le alternative ci sono, ma è come se non ci fossero. Autobus e macchine, per arrivare dalla punta dello stivale, devono attraversare la A3. La Salerno-Reggio. Quella che, dal dettagliato prospetto che offre l'Anas sul proprio sito segna una serie infinita di x, di segnali di pericolo, di restringimenti di carreggiata, di cantieri aperti da una vita, di deviazioni attraverso strade interne.
«E siccome l'elicottero personale non possiamo permettercelo, dobbiamo affrontare l'ennesima crisi dei trasporti», dicon gli studenti davanti alle difficoltà oggettive di una terra che ha sempre difficoltà oggettive da affrontare, da fronteggiare, da risolvere.
«Non solo. Sono pochi i treni diretti. La maggior parte fermano a Paola. Col rischio che basta qualche minuto di ritardo per costringerci ad attendere il treno successivo per arrivare a Castiglione».
Serviranno tre mesi, secondo le stime di Trenitalia, per risolvere la questione e bonificare l'area interessata dallo smottamento. Un tempo infinito però per chi deve viaggiare quasi tutti i giorni, per i pendolari che non possono permettersi una casa o per chi vuole tornare alla propria.
«Parliamo di eccellenze ma noi abbiamo sempre difficoltà a vederle», sono i commenti rassegnati che si odono dalle banchine e dalle pensiline. È l'eterno balletto delle «potenzialità inespresse» di una regione fuori dall'Europa, lontana dall'Italia che conta, cui restano solo e sempre le briciole e le ferite da leccarsi.


da La Gazzetta del Sud (03 marzo 2009)

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