L'odissea di una bracciante agricola affetta da una malattia rara
Da dieci anni è stata riconosciuta invalida civile al 100 per cento, a causa di una malattia rara di origine neurologica, e percepisce l'assegno di accompagnamento, ma l'Inps continua a non riconoscerla inabile al lavoro come bracciante agricola per cui aveva versato i contributi assicurativi. Anzi, come la stessa racconta, appena si è ammalata – da allora sono passati ormai oltre 20 anni – l'avevano riconosciuta inabile, ma dopo una visita di controllo a distanza di un anno, miracolosamente sarebbe ritornata abile al lavoro, nonostante la persistenza della grave malattia, che non le dà tregua, per cui è previsto l'accompagnatore.
Dopodichè Maria Rosa G., questo il suo nome, di 55 anni residente a San Gregorio d'Ippona ha pensato di rivolgersi al Tribunale di competenza, ma le due perizie medico legali che la riguardano e con cui viene riconosciuta inabile al lavoro sono ancora ferme tra migliaia di fascicoli.
Il marito della donna Antonio – a sua volta trapiantato di fegato in Germania – spiega che col riconoscimento dell'inabilità al lavoro la moglie verrebbe a percepire un qualcosa in più sulla pensione (nel caso in cui le fosse riconosciuta quella di inabilità al lavoro dovrebbe scegliere tra le due) e che con la liquidazione degli arretrati potrebbe portarla in un centro specializzato per tentare una cura almeno alle gambe (di dimensioni tre volte maggiori di quelle normali), che è come se non le avesse.
Ma anche questa ultima illusione è sfumata, in quanto proprio tre giorni fa il Tribunale che avrebbe dovuto discutere la sua causa, l'ha rinviata al 2010. Cioè al prossimo anno. Tempi, comunque, troppo lungi per la donna – alle prese con la malattia e con la sua salute che continua a peggiorare di giorno in giorno – e per la sua famiglia. Motivo per cui Maria Rosa è rimasta con in mano un pezzo di carta su cui i sanitari hanno prescritto il ricovero in un centro ultraspecializzato, pena gravissimi pericoli per la sua vita. Una vicenda drammatica che però rischia di finire nelle sabbie mobili dell'apatia e del disinteresse generale.
da La Gazzetta del Sud (9 marzo 2009)
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