L'inquinamento delle prove e il mancato sequestro della sala operatoria al centro di tutta la vicenda
di Marialucia ConistabileRuota tutta attorno alla morte di Federica Monteleone e alla trasmissione degli atti alla Procura di Salerno, la questione che ha portato l'ex procuratore capo Alfredo Laudonio davanti alla sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura.
A causa delle contestazioni a lui mosse – relativamente al mancato sequestro della sala operatoria, inquinamento delle prove e altre vicende riguardanti i rapporti di quei giorni con il sostituto Fabrizio Garofalo – il procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, ha proposto al Csm la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio dell'ex procuratore capo e il suo collocamento fuori dal ruolo organico della magistratura. Ieri la decisione del Tribunale delle toghe che ha sospeso il dott. Laudonio dalle funzioni e dallo stipendio.
Per la morte di Federica, di fatto, l'inchiesta è stata messa sotto inchiesta. Un iter complesso e travagliato che presenta ancora diversi nodi da sciogliere, primo fra tutti quello relativo al presunto inquinamento delle prove. Aspetto quest'ultimo strettamente legato al mancato sequestro della sala operatoria dove la ragazza entrò il 19 gennaio del 2007 per essere operata di appendicite. Ne uscì a distanza di qualche ora in coma; stato dal quale non si riprese mai più. E anche su quanto quel giorno accadde in sala operatoria le versioni, a distanza di quasi due anni dalla tragedia, nonostante le perizie effettuate, restano contrastanti. Sta di fatto che per la Procura – titolare delle indagini è il sostituto procuratore Garofalo – a determinare il grave quadro clinico fu un black-out elettrico e la scarica che avrebbe attraversato Federica.
Ma che qualcosa, a livello elettrico, nella sala operatoria provvisoria dello Jazzolino, il 19 gennaio del 2007 si verificò lo avvallerebbero anche le dichiarazioni rese da alcuni sanitari i quali, sentiti dagli organi inquirenti, avrebbero fatto riferimento a «matasse e matasse di filo elettrico» consumate tra venerdì 19 e sabato 20 gennaio 2007. Se ciò corrispondesse al vero significherebbe che nella sala operatoria dell'ospedale, in quei giorni, non furono effettuate solo verifiche. Fatto sta che domenica pomeriggio, quando negli stessi locali avvenne il primo sopralluogo degli inquirenti e di un perito, tutto fu trovato in ordine e in regola. E allora ci fu o non ci fu manomissione? Ci fu o non ci fu inquinamento delle prove?
Per il pm Garofalo su questo aspetto di dubbi proprio non ce ne sarebbero. Tant'è che – oltre a scriverlo nell'avviso di conclusioni indagini notificato lo scorso maggio a 9 tra medici, dirigenti dell'Asl e tecnici, tutti rinviasti a giudizio per omicidio colposo – lo scorso mese di marzo decise di inviare gli atti alla Procura di Salerno segnalando presunte omissioni da parte di un magistrato perché, a suo avviso, dalle indagini era emerso che la sala operatoria in cui avvenne il black-out era stata manomessa; intervento reso possibile dal fatto che il locale non era stato subito sequestrato.
Per la morte di Federica il gup Gabriella Lupoli, ha rinviato a giudizio: gli ex dirigenti Asl Francesco Talarico e Alfonso Luciano; il direttore sanitario dell'ospedale Pietro Schirripa e il responsabile del Pou Matteo Cataudella; l'anestesista Bruno Costa; i dirigente dell'Ufficio tecnico Roberto De Vincentiis e Nicola Gradia; l'ing. Antonio Bruni (consulente) e Antonino Stuppia, titolare della ditta che eseguì i lavori.
da La Gazzetta del Sud (15 gennaio 2009)
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