Il dott. Spagnuolo: la situazione è veramente preoccupante, serve più collaborazione
di Marialucia Conistabile
La situazione è pesante. Il fronte rischia di allargarsi oltre misura e con esso gli spazi che le 'ndrine del Vibonese tentano di riconquistare. E la lotta, già di per sè dura, diventa quasi impari senza l'apporto della denuncia, senza la collaborazione di quanti un bel mattino si ritrovano destinatari dei "pacchi" nottetempo recapitati.
Dagli incendi alle bombe; qualche giorno di pausa, poi altre bombe e altri incendi. Il bollettino è lungo, pesante e allo stesso tempo pedante. Dopo il clamore suscitato dall'ordigno piazzato sotto l'autovettura del Sindaco di Arena, dall'incendio dell'auto dell'assessore comunale ai Lavori pubblici di Limbadi, dalla bomba che ha sventrato, in città, il negozio "Ottica Lory" , dagli attentati intimidatori ai danni delle ditte che eseguono lavori per la Chiesa a Mileto e dall'ultimo ordigno a Pizzo, la situazione sembrava essersi calmata. Domenica sera, però, ancora una esplosione che ha bloccato sul nascere un'azienda di penne in via di apertura e poi l'incendio di un escavatore sempre a Mileto.
Se poi a tutto ciò si aggiunge il ritrovamento di armi e munizioni che, a cadenza ciclica, si registra su tutto il territorio provinciale, ben si comprende la complessità della situazione. Insomma c'è poco da stare allegri. La tensione sale e la preoccupazione pure. Ne è ben consapevole il procuratore capo Mario Spagnuolo che proprio ieri ha convocato in Procura i vertici dell'Arma e della Polizia. Si è trattato di un incontro operativo per fare il punto della situazione anche alla luce del rinvenimento del kalashnikov, di una pistola e di 370 munizioni nel garage di Giacomo Trimboli, un insospettabile bidello.
«La situazione è pesante e ci preoccupa non poco», ha commentato il procuratore Spagnuolo al termine della riunione. «Per rendere più efficace la lotta alla criminalità – ha aggiunto – è necessaria la collaborazione dei cittadini. Il nostro auspicio è che questo avvenga». Qualche settimana fa analogo appello il Procuratore e il questore Filippo Nicastro lo avevano già rivolto, ponendo in risalto il valore della denuncia ma soprattutto la validità di un lavoro di "squadra" punto obbligato per dare maggiore incisività e celerità alla controffensiva sferrata contro la criminalità.
Ma, ironia della sorte, quando il gioco si fa più duro la città e il resto della provincia si defilano. Spesso alle parole, anche forti, pronunciate nell'immediatezza degli eventi non seguono comportamenti coerenti. Condizione che rappresenta, in un certo senso, il nervo scoperto, il tallone d'Achille dello Stato in questa lotta. E proprio su questo punto affonda gli artigli la criminalità che cerca così di ritornare all'attacco, di riconquistare prestigio e terreno. Strategie forse ritoccate quelle delle cosche che però colpiscono attraverso metodi vecchi. Ammaccate dai colpi assestati dalle operazioni di polizia di qualche anno fa, si riorganizzano, affilano le armi e colpiscono. La "giostra" insomma si è rimessa in moto. Le avvisaglie, per la verità, già da tempo cominciavano ad arrivare e in modo pesante. Nelle ultime settimane la situazione è, letteralmente, esplosa. La dichiarazione di guerra, qualora qualcuno non se ne sia ancora accorto, è stata da tempo fatta.da La Gazzetta del Sud (28 gennaio 2009)
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