31 dicembre 2008

Briatico. Custodiva una pistola modificata, arrestato


Un giovane di 22 anni, Vincenzo Riggio, disoccupato, già noto alle forze dell'ordine, è stato arrestato dai carabinieri della compagnia di Vibo Valentia in collaborazione con quelli della stazione di Briatico, con l'accusa di detenzione di arma da fuoco modificata.
L'arresto del giovane, residente a Briatico, è avvenuto a San Costantino, una frazione della cittadina turistica, intorno alle ore 24 della notte scorsa, dove i militari hanno fermato Riggio mentre viaggiava a bordo di una Mercedes. Fermato e perquisito, gli è stata trovata nascosta sotto un sedile una pistola con il caricatore inserito. L'arma, originariamente concepita per sparare solo cartucce a salve, con le modifiche che le sono state apportate era in grado di sparare normali cartucce calibro 7,65. Una di queste era già inserita in canna. La pistola è stata sequestrata in attesa delle perizie balistiche.

da La Gazzetta del Sud (28 dicembre 2008)

30 dicembre 2008

Briatico nella Storia di Padre Maffeo Pretto


Chi conosce il passato comprende il presente
e può preparare un futuro migliore
per sé e per i propri figli.

Per questo motivo
la conoscenza della storia è indispensabile.
(Briatico nella Storia, p.6)


24 dicembre 2008

Oggi, Vigilia di Natale, a Potenzoni si apre la “grotta dei mille presepi” di Casa Calzone

di Franco Vallone

BRIATICO - Potenzoni, la piccola frazione di Briatico, è, oggi, luogo che ospita la “Tenda” di padre Lorenzo, è il paese dalle tante risorse agricole e culturali. Dopo essere stata denominata “il paese dell’Infiorata”, dopo essere stata, nei lontani anni Quaranta, patria incontrastata dei giganti processionali, diventa, da oggi, anche il paese del presepe artistico. Si apre questa mattina, alle ore 10.30, presso il giardino di casa Calzone, la grotta che ospita, in modo temporaneo, centinaia di piccoli presepi costruiti con occhi di canne e in altri mille altri modi. Sono presepi costruiti, esclusivamente in modo artigianale dalla stessa famiglia, Antonella, Franca e Daniela Calzone, Caterina e Concetta Anile, con una tecnica che è diventata, in questi anni, un vero e proprio inconfondibile stile presepistico, preparano bellissimi allestimenti scenografici. Sono davvero tanti, ogni anno, coloro i quali, da tutta la provincia ma anche dal resto della regione, arrivano a Potenzoni non solo per visitare la mostra ma anche per cercare di portare a casa un piccolo esclusivo presepe firmato Calzone. Quello che colpisce di questi piccoli grandi capolavori è che sono realmente dei pezzi unici sapientemente elaborati con una fantasia compositiva senza precedenti. I paesaggi presepe dei Calzone oggi si offrono alla vista, si lasciano insinuare dallo sguardo più attento, creando profondità di rupi e timpe, si inerpicano viuzze tra case arrampicate lasciando continue e infinite sorprese di scorci e visioni. I presepi di Potenzoni rappresentano i nostri paesi del Sud, paesi aggrappati, paesi conchiglia, un mucchio di case e di chiese abbracciate alla montagna. Sono i nostri paesini abbandonati, con ruderi di templi antichi, colonne e altri reperti che convivono con le povere case dai lucidi tetti rossi, grandi castelli abbandonati che sovrastano piccoli paesi antichi fumanti di comignoli e povertà, e poi ancora stretti vicoli, scalinate inerpicate e profonde grotte. In questi scenari da fiaba dove ognuno di noi si potrà, per qualche momento, immergere o rifugiare, tanta vita si sviluppa e converge, come da tradizione millenaria, alla grotta della natività. Oggi, in uno scenario quasi magico, a Potenzoni si apre “la grotta dei mille presepi” e le pergamene istoriate guideranno il visitatore dalla strada del paese alla grotta-ipogeo decorata di tutto punto da arbusti di rossi corbezzoli e inondata da paglia e da una luce tutta speciale.




23 dicembre 2008

In manette gli strozzini del Pinerolese

Tre arresti e una denuncia. La banda offriva "protezione" in cambio di denaro

Un gruppo di italiani stava cercando di organizzare un giro di estorsioni ai danni di commercianti e imprenditori della provincia di Torino, ma sono stati scoperti dai carabinieri: tre sono stati arrestati e un quarto denunciato. La banda aveva cominciato a offrire «protezione» in cambio di denaro: a una delle loro vittime fecero recapitare un proiettile a casa e incendiare diversi automezzi - per un danno di 200 mila euro - in modo da convincerlo a pagare 20 mila euro per far cessare attentati e minacce. I quattro balordi residenti nel pinerolese, 3 adulti arrestati e un diciottenne denunciato a piede libero, hanno tentato di estorcere del denaro ad un imprenditore della zona che alla fine non ce l’ha più fatta e ha denunciato il tutto ai carabinieri. Tra le tecniche usate telefonate con minacce pesanti anche contro la famiglia e i due figli fin dal luglio scorso, un proiettile infilato nella buca delle lettere, e due escavatori incendiati. Arrestati Domenico Alessandria, 54 anni, di Briatico (Vibo Valentia), il telefonista della banda, Giancarlo Castrogiovanni, 35 anni, di Giaveno (Torino), unico pregiudicato del gruppo con precedenti per rapina, Mario Forte, 62 anni, di Saracena (Cosenza), disoccupato. Il primo a venire arrestato, in flagranza, mentre stava ritirando 20.000 euro (prima tranche di una richiesta di rata annuale di 50.000), nel mese di settembre, è stato Alessandria. Da lì sono partite le indagini, anche con l’ ausilio delle intercettazioni, che hanno portato all’individuazione degli altri tre, bloccati anche grazie a servizi di controllo notturni dei carabinieri. Le indagini sono state coordinate dal pubblico ministero di Pinerolo, Ciro Santoriello. Non è escluso che i tre più il ragazzo, che ha detto di aver fatto «solo» il palo, abbiano preso di mira altri imprenditori, per questo le indagini stanno proseguendo.

da La Stampa.it (23 dicembre 2008)

Ringrazio per la notizia Nick di BriaticoWeb.it

Briatico. Escludono l'esistenza di problemi per eredità o confini. I familiari delle vittime: niente in comune con quell'uomo

Mazzitelli: appena mi ha visto ha sparato Francesco Grasso rimane in carcere
di Marialucia Conistabile

A distanza di una settimana dal tragico duplice omicidio di Mandaradoni, frazione di Briatico e a quattro dalla resa dell'autore dell'efferato crimine, i familiari delle due vittime – i cugini Vincenzo Grasso e Vincenzo Rizzo, entrambi di 69 anni (nelle foto in basso) – intendono mettere in chiaro alcuni aspetti relativi alla drammatica vicenda. Al contempo l'autista dello scuolabus, Giuseppe Mazzitelli, ferito dall'omicida, racconta con precisione quanto quel giorno è avvenuto.
Lo fanno tutti nel pieno rispetto delle indagini in corso, ponendo in risalto che «non vi erano questioni ereditarie in corso, né vi sono terreni confinanti» con quelli dell'omicida, Francesco Grasso di 67 anni, anch'egli cugino delle vittime «e che quindi con lui non vi è nessun tipo di interesse di comune». Inoltre le famiglie Grasso e Rizzo, nel ribadire massima fiducia nella magistratura e nelle forze dell'ordine, relativamente allo scuolabus precisano che «l'autista stava svolgendo il compito assegnatogli , percorrendo l'itinerario di competenza e non mettendo in essere alcuna manovra, mentre era alla guida del mezzo, tale da compromettere l'incolumità dei bambini».
Puntualizzazioni che le famiglie Grasso e Rizzo ritengono doverose in virtù di quanto emerso nei giorni successivi al fatto di sangue e di quanto lo stesso Francesco Grasso avrebbe confidato al parroco di Zungri al quale, venerdì scorso, si è consegnato.
«Con l'indagato – rilevano i familiari di Vincenzo Grasso – non vi era alcun interesse comune, né per quanto riguarda le proprietà nè eredità. Anzi, a seguito del tentato omicidio di nostro padre di 12 anni fa (allora Francesco Grasso colpì il cugino con una coltellata ndr) abbiamo venduto i terreni proprio per non avere problemi. In questa assurda storia Vincenzo Rizzo e i suoi familiari hanno avuto una sola "colpa", quella di esserci stati vicini». Allo stesso tempo ribadiscono che nessuno in paese ha mai avuto niente da ridire con l'omicida, nè che fosse bersaglio di dispetti o quant'altro. Ciò nonostante Francesco Grasso sarebbe «comunque riuscito a litigare con tutti, tranne poche persone. In tutti questi anni – aggiungono i familiari dei due scomparsi – abbiamo cercato di evitare situazioni che potessero dare adito a ulteriori esasperazioni, che potessero acuirle, ma tutto questo non è bastato. Non riusciamo a capire il motivo di tanto rancore. Quel giorno lui è uscito con l'intenzione di uccidere e non solo i nostri familiari...».
Lucida e precisa la ricostruzione di quei drammatici momenti da parte di Giuseppe Mazzitelli, da 13 anni e mezzo autista dello scuolabus del Comune di Briatico. L'uomo già dall'ospedale aveva raccontato qualcosa, ma ora ricostruisce secondo dopo secondo quanto ha visto e vissuto.
Mazzitelli, alla guida dello scuolabus sul quale vi erano cinque e non sette bambini delle elementari, incrocia Francesco Grasso all'altezza del ponte di Mandaradoni. L'uomo ha già ucciso Vincenzo Rizzo davanti casa, sparato contro l'abitazione dove si era rinchiusa la moglie della vittima e sparato ancora altre fucilate contro un'altra abitazione privata nel centro del paese. Poi torna sui suoi passi diretto in campagna dove c'è Vincenzo Grasso. Lo raggiunge tagliando per i campi, ma per imboccare il sentiero deve ritornare indietro e arrivare nei pressi della sua abitazione. Infatti ripercorre la strada a ritroso e nel suo cammino incrocia anche un'altra autovettura. Poi lo scuolabus. «Imboccato corso Garibaldi – racconta Mazzitelli – a circa 70 metri di distanza ho visto Rizzo insanguinato per terra. I bambini si sono messi a gridare "è morto Rizzo, è morto Rizzo" e io cercavo di tranquillizzarli dicendo loro che era solo caduto. Invece avevo capito cosa era accaduto. A questo punto il mio unico pensiero – continua Mazzitelli – è stato quello di proseguire verso il paese e mettere in salvo i bambini. Nel farlo all'altezza di una semicurva vedo Grasso che camminava, dall'altra parte della strada, con il fucile abbassato. Io andavo avanti mai i miei occhi erano puntati su di lui e sul fucile. Quando ci siamo trovati alla stessa altezza ho visto che alzava l'arma, allora d'istinto mi sono piegato di lato e tenendo saldo il volante sono andato avanti. Ricordo solo un assordante fragore e poi la pioggia di vetri che mi cadeva addosso. I ragazzini urlavano intanto io mi sono rimesso diritto e ho visto con la coda dell'occhio che Grasso proseguiva per la sua strada. Alla prima fermata ho fatto scendere tutti i bambini e ho chiamato il 113 e il 112. Nel farlo ho udito chiaramente altri due colpi di fucile, quelli sparati contro il povero Vincenzo Grasso. Così sono andate le cose e quando lui ha alzato l'arma non l'ha fatto per colpire solo me. In quel momento, infatti, sparando contro lo scuolabus è come se avesse sparato contro l'intera comunità di Briatico. Con Grasso e con i suoi familiari non ho mai avuto niente da ridire».
Ieri intanto il gip Gabriella Lupoli ha convalidato il fermo di Francesco Grasso (difeso dall'avv. Franco De Luca) e disposto la custodia cautelare in carcere. Inoltre l'autorità sanitaria dovrà relazionare sulle condizioni di salute del pensionato con particolare riferimento alla compatibilità con il regime carcerario.

da La Gazzetta del Sud (23 dicembre 2008)

20 dicembre 2008

Omicidio Mandaradoni. Le prime confessioni: mi perseguitavano. Contro lo scuolabus non volevo sparare

Zungri Ieri l'incontro tra Francesco Grasso e don Felice La Rosa
Il pensionato pone fine alla fuga e chiede aiuto al parroco
di Guido Galati

«Chi cumbinai, chi combinai. Ormai chiju chi fici, fici»

La prima messa della novena di Natale era finita da poco. Erano le 6,15 e don Felice La Rosa, il giovane parroco di Zungri, stava svestendo i paramenti sacri quando un signore l'avverte che fuori, davanti alla vicina caserma dei carabinieri, c'è un tale Francesco Grasso che chiede con insistenza di lui. Don Felice capisce subito chi è quell'uomo e gli va incontro senza dare troppo nell'occhio, badando, soprattutto, a non suscitare curiosità e tensione tra i suoi parrocchiani. Vedendolo arrivare il duplice omicida di Mandaradoni ha una reazione istintiva e quasi liberatoria: si avvicina, sia pure con passo incerto, a don Felice e gli si butta al collo, tenendoselo ben stretto in un lunghissimo abbraccio fraternamente ricambiato. «Vi conosco e vi conosce anche mio nipote», queste le sue prime parole rivolte al prete mentre entrambi si dirigono verso la canonica. Qui, in attesa dell'arrivo dei carabinieri, prontamente avvertiti della circostanza, Grasso, apparso particolarmente agitato e confuso, viene fatto lavare e rifocillato dallo stesso don Felice che allerta anche il medico di turno alla postazione di unità assistenziale, che lo sottopone a visita e a terapia per riportare entro i limiti la pressione arteriosa risultata significativamente fuori dalla norma.
Poi tra i due inizia il rituale della "confessione", spontanea ed informale, ma molto disordinata. «Alle mie domande – ha ricordato don Felice – Grasso ha risposto per come ha saputo e potuto, affermando comunque che tutto quello che ha combinato l'ha fatto perché da tempo era perseguitato dai suoi parenti che lo schernivano, ricorrendo spesso a dispetti vari, come quello di fargli trovare davanti all'uscio di casa cartucce vuote di fucile, e apostrofandolo con parole volgari e chiamandolo sovente "Cicciu 'u pazzu". In più occasioni sarebbe stato peraltro oggetto di pesanti intimidazioni e bersaglio di sparatorie con colpi a salve». Tutte umiliazioni, queste, che, unite al fatto che qualcuno dei suoi parenti, anni addietro, l'avrebbe derubato di 40 milioni di lire, hanno sconvolto la mente dell'uomo che, martedì scorso, al culmine della esasperazione non ha esitato un solo istante ad imbracciare il fucile e farsi giustizia a suo modo.
Ricostruendo le drammatiche fasi dell'uccisione dei due suoi congiunti e del ferimento dell'autista dello scuolabus – poi ripetute a Vibo al sostituto procuratore Simona Cangiano – Grasso ha precisato che, dopo aver ammazzato il primo cugino con una scarica di pallettoni, si stava allontanando dall'abitato di Mandaradoni per andare alla ricerca dell'altro parente, poi raggiunto ed assassinato con le stesse modalità, quando, incrociando lo scuolabus, si è accorto che l'autista avrebbe tentato di investirlo. «Avevo il fucile con le canne alzate in aria – si è giustificato con don Felice – e non avevo alcuna intenzione di sparare sui bambini, il colpo è partito accidentalmente ed ha solo sfiorato il pulmino».
Una versione dei fatti, quest'ultima, che però contrasta con quanto realmente accaduto ed accertato dagli investigatori, ma c'è da capire. In situazioni del genere non è facile per nessuno ricordare esattamente i particolari di un fatto e la cosa diventa quasi un'impresa per chi come Grasso, uomo peraltro già afflitto da alcune malattie e fisicamente stremato per i tre giorni e le 4 notti di latitanza trascorsi girovagando, senza né mangiare né dormire, tra le campagne e i boschi del circondario, si porta addosso la responsabilità di due omicidi.
Sull'arma usata per compiere il duplice assassinio, Grasso ha detto di non sapere dove sia potuta finire. «Non ricordo – ha detto al sacerdote – dove l'abbia potuta mettere, forse mi sarà caduta da qualche parte durante la fuga». Sarà, comunque, cura dei carabinieri e della polizia ritrovarla anche se ciò non sarà compito agevole considerata che la zona tra Briatico e Zungri, luoghi battuti dal Grasso in questi giorni, è particolarmente accidentata e, in alcuni casi, quasi impercorribile.
Poco prima dell'arrivo in canonica dei carabinieri, «che – ha tenuto a sottolineare don La Rosa – hanno mantenuto un comportamento esemplare, dimostrando grande professionalità, comprensione e umanità nei confronti dell'uomo», Grasso ha confessato tutta la sua amarezza per il grave gesto di cui s'è reso protagonista, mostrando segni di rassegnazione ma non di pentimento. «Mi dispiace – ha detto al parroco – per quello che ho fatto, però l'hanno voluto loro. Non ho nulla da perdere, ho 70 anni, morirò in carcere. Chi cumbinai, chi combinai. Ormai chiju chi fici, fici».

da La Gazzetta del Sud(20 dicembre 2008)

19 dicembre 2008

Briatico nella Storia, domani la presentazione del volume

di Franco Vallone

BRIATICO - Domani, (VENERDI’ 19 DICEMBRE), alle ore 17.30 presso la sala congressi del Centro di formazione professionale Anap Calabria di Briatico verrà presentato il volume di padre Maffeo Pretto dal titolo “Briatico nella Storia” pubblicato in questi giorni dalla Casa editrice “Editoriale progetto 2000” di Cosenza con una prefazione di Franco Vallone. Interverranno ai lavori l’editore Demetrio Guzzardi e Giuseppe Costanzo, del Centro Studi Scalabrini della Calabria. Presente l’autore del libro, Padre Maffeo Pretto con le conclusioni dei lavori affidati al vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, monsignor Luigi Renzo.

S. Alessio Siculo. Droga: aliese e calabrese in manette

Sequestrati 25 grammi di sostanza stupefacente


S. ALESSIO SICULO - I carabinieri della Compagnia di Taormina, coadiuvati da quelli della Stazione di Sant’Alessio Siculo, nell’ambito dei servizi disposti dal Comando provinciale, finalizzati al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti, hanno arrestato, in due distinte operazioni, due persone ed hanno sequestrato circa 35 grammi di sostanza stupefacente. Nella rete dei militari dell’Arma, a S. Alessio Siculo, sono finiti Santi Bartolone, 29 anni, nato ad Alì Terme e Maurizio Noccioli, 53 anni, originario di Briatico, in provincia di Catanzaro. I due – secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine - sono stati fermati alla guida delle rispettive autovetture nel corso di posti di controllo nel centro abitato di Sant’Alessio Siculo. I carabinieri, in seguito ad atteggiamenti sospetti, hanno proceduto alla perquisizione dei due veicoli. Nell’auto di Bartolone sono stati rinvenuti alcuni involucri di carta stagnola contenenti circa 10 grammi di sostanza stupefacente del tipo “cocaina”, mentre in quella di Noccioli 25 grammi di sostanza stupefacente del tipo “eroina”. Entrambi i quantitativi di sostanza stupefacente sono stati sottoposti a sequestro. I due fermati sono stati arrestati con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio e condotti alla Casa Circondariale di Messina Gazzi a disposizione dell’Autorità giudiziaria.


da Tele90.it (19 Dicembre 2008)

Briatico. Arrestato Omicida. SkyTG24

IN FUGA DOPO DUPLICE OMICIDIO, ARRESTATO

BRIATICO (VIBO VALENTIA) - Si è consegnato al parroco di Mandaradoni, la frazione di Briatico in cui era avvenuto il duplice omicidio, Francesco Grasso. L'uomo martedì scorso aveva ucciso due suoi cugini, Vincenzo Grasso e Vincenzo Rizzo, e ferito una terza persona, l'autista di uno scuolabus. I sette bambini che viaggiavano a bordo del mezzo erano rimasti illesi.


Grasso stamattina si è presentato dal parroco, dicendo di volersi consegnare alle forze dell'ordine. Il sacerdote, così, ha avvertito i Carabinieri, che sono giunti sul posto e lo hanno arrestato.


da Ansa.it (19 dicembre 2008)

17 dicembre 2008

Briatico. Caccia senza tregua al folle omicida

Briatico Le campagne tra Mandaradoni, San Giovanni e Zungri battute palmo a palmo da carabinieri e polizia da ieri alla ricerca di Francesco Grasso. Il pensionato si è dato alla macchia dopo il duplice assassinio e il ferimento dell'autista dello scuolabus

di Marialucia Conistabile

La caccia all'uomo è serrata. Il calare della sera, infatti, non ha allentato la morsa delle forze dell'ordine che continuano a cercare il fuggitivo, da ieri pomeriggio in giro per le campagne tra Mandaradoni di Briatico, Zungri e San Giovanni.
Francesco Grasso, 67 anni, carpentiere in pensione, è infatti ritenuto pericoloso per sé e per gli altri. Ieri ha ucciso a fucilate due cugini – Vincenzo Rizzo e Vincenzo Grasso – ha sparato contro uno scuolabus ferendo l'autista Giuseppe Mazzitelli, che trasportava sette bambini, e poi si è dato alla macchia con il fucile in spalla.
Una scheggia impazzita – l'uomo avrebbe anche problemi psichici – che ha seminato morte e terrore nella piccola frazione e che carabinieri e polizia cercando di neutralizzare per impedirgli altri eventuali gesti inconsulti.
Nell'immediatezza del gravissimo fatto di sangue lo spiegamento di forze a Mandaradoni è stato davvero massiccio. In campo, oltre ai militari del Comando provinciale e delle stazioni competenti, sono scesi pure i carabinieri dello Squadrone Cacciatori, dell'8. Elinucleo e dell'Unità cinofila. Con loro anche gli investigatori della Sq uadra Mobile. Insomma uomini e mezzi mobilitati nel tentativo di fare terra bruciata attorno all'omicida che quelle zone conosce come fosser o le sue tasche. Per questo motivo il rastrellamento del territorio è proseguito per tutta la notte.
Parallelamente i carabinieri svolgono le indagini, che vengono coordinate dal procuratore capo Mario Spagnuolo. Comunque, pochi dubbi ci sarebbero circa i motivi che hanno scatenato la follia omicida nella piccola frazione, legati a vecchi rancori per motivi di interessi.
E mentre le forze dell'ordine battono le campagne palmo a palmo, a Mandaradoni il dolore, la rabbia, lo sgomento e la paura si sono colte con mano. Dolore per la fine riservata a Vincenzo Rizzo e Vincenzo Grasso, persone benvolute e stimate; rabbia per quanto poteva accadere ai sette bambini che si trovavano sullo scuolabus preso di mira dall'omicida; sgomento per l'inaudito fatto e paura per la presenza incontrollata di Francesco Grasso e per quanto potrebbe ancora fare. «Questo è un paese di "bambineji" (cioè di Bambinelli)», ha commentato l'ex assessore provi nciale Lidio Vallone che, in qualità di medico, assiste quasi tutti gli abitanti della zona. «Non è possibile che sia accaduto tutto questo – ha aggiunto – è veramente incredibile».
Al fine di non creare ulteriori rischi ai bambini della frazione che frequentano le scuole materna, elementare e media a Briatico e che si servono de llo scuolabus, il sindaco di Briatico Andrea Niglia ha disposto la sospensione del servizio finché il fuggiasco non sarà preso. Ieri il sindaco ha comunicato la decisione al dirigente scolastico. Al contempo anche Niglia, come Vallone, ha espresso sbigottimento per l'efferatezza del gesto che colpisce una piccola comunità di gente semplice e genuina trovatasi suo malgrado alle prese con una grande tragedia.
Si trova, invece, all'ospedale Jazzolino (dove è stato trasportato da un'équipe del 118) Giuseppe Mazzitelli, ferito al volto e alla testa dalle schegge di vetro del finestrino mandato in frantumi dalla fucilata sparata dall'omicida. Si deve al suo coraggio e al suo sangue freddo se la situazione non è precipitata. Infatti, sebbene ferito ha mantenuto il controllo dello scuolabus sul quale si trovavano sette bambini, in preda al terrore, rimasti tutti incolumi. Mazzitelli è riuscito ad allontanarsi da corso Garibaldi e a raggiungere la s ua abitazione dove ha portato tutti gli scolari, i quali sono stati poi consegnati ai rispettivi genitori. Al contempo l'uomo ha avvisato dell'accaduto il responsabile del servizio Michele Artesi che a sua volta ha allertato il sindaco.
Con il passare delle ore corso Garibaldi, unica via della frazione e teatro del primo omicidio, quello di Vincenzo Rizzo, si è riempito di gente. Un via vai incessante che si è alternato a quello dei mezzi delle forze dell'ordine e degli inquirenti. A circa un chilometro di distanza, altra gente sul ciglio della strada in prossimità del podere dove è stato ucciso Vincenzo Grasso. Sia dall'una che dall'altra parte le grida di dolore delle vedove e di altri congiunti si sono levate alte.
Da quanto si è appreso Vincenzo Rizzo era da poco ritornato da Tropea dove si era recato assieme alla moglie per alcuni controlli medici. Probabilmente il cugino era appostato e, al momento giusto, è uscito uccidendolo da distanza r avvicinata con due colpi di fucile: uno al torace e un altro alla testa. Quest'ultimo, presumibilmente sparato mentre la vittima era già per terra. Poi ha fatto fuoco contro lo scuolabus che stava arrivando, quindi, dopo aver tagliato per le campagne ha raggiunto l'uliveto teatro del secondo omicidio, quello di Vincenzo Grasso, ucciso con due fucilate alle spalle.
Nel tardo pomeriggio a Mandaradoni è arrivato anche il testimone di giustizia Pino Grasso, parente delle vittime, il quale ha inveito a gran voce contro le istituzioni, a suo parere, completamente assenti e contro le forze dell'ordine. Poi, dopo un colloquio con il sostituto Simona Cangiano, è rimasto in disparte.
Dopo i rilievi dei militari della Sezione investigazioni scientifiche e del medico legale, dottoressa Katiuscia Bisogni, i corpi delle due vittime sono stati trasportati all'obitorio dell'ospedale di Vibo. Probabilmente domani sarà eseguita l'autopsia.

da La Gazzetta del Sud (17 dicembre 2008)

Caccia grossa. Gli uomini dello Stato pronti a sforacchiare il folle


Il Testimone Grasso vista la ghiotta occasione inscena il suo show


16 dicembre 2008

Far west nel vibonese: due morti Ferito l'autista di uno scuolabus

I carabinieri a caccia dell'autore dei delitti

Conflitto a fuoco al termine di una violenta lite: i cadaveri rinvenuti in diversi punti del paese


BRIATICO (VIBO VALENTIA) - Ha ucciso un contadino di 69 anni, sparando con il suo fucile e colpendo anche l'autista di uno scuolabus, che stava passando in quel momento. Poi, a circa mezzo chilometro di distanza, in una zona di campagna, ha ucciso un altro bracciante di 67 anni. Entrambe le vittime erano suoi cugini. L'episodio - una vera e propria sparatoria da Far West - è avvenuto nella frazione «Mandaradoni» del comune di Briatico, centro del Vibonese.

LA RICOSTRUZIONE - A sparare sarebbe stato Francesco Grasso, che dopo il duplice delitto è fuggito. Le vittime sono Vincenzo Rizzo e un omonimo del killer: entrambi braccianti agricoli in pensione. La persona rimasta ferita è Giuseppe Mazzitelli: l'uomo è stato colpito mentre passava con lo scuolabus nella zona della sparatoria. Adesso è ricoverato in gravi condizioni nell'ospedale di Vibo Valentia. A bordo del mezzo c'erano sette bambini, rimasti incolumi. Il rinvenimento dei cadaveri è avvenuto in località diverse, in due diverse auto, parcheggiate una nei pressi del cimitero del paese e l'altra nella piazza principale.

ANTICHI RANCORI - Alla base del duplice omicidio ci sarebbero vecchi rancori. Circa 12 anni fa, infatti, il presunto omicida, a causa di contrasti sul possesso di una stradina, aveva aggredito e ferito con un coltello Francesco Grasso. L'altro cugino, Vincenzo Rizzo, era intervenuto per difendere quest’ultimo. Da allora, il presunto killer aveva chiuso tutti i rapporti con i suoi cugini, ma i tre continuavano ad abitare a poca distanza tra loro. Fino a quando, apparentemente senza nessuna ragione particolare, Francesco Grasso si sarebbe vendicato del torto che riteneva di aver subito tanto tempo fa.

da Corriere.it (16 dicembre 2008)

15 dicembre 2008

Auto Translation

Come avrete potuto notare il blog ora può essere letto in più lingue, non perchè io sia poliglotta, ma grazie a Google Translate. La traduzione non è perfetta ma credo (e spero) che renda comunque molto bene l'idea di ciò che si sta leggendo.

Avevo introdotto un sistema di chat istantanea, tipo shout box, tanto per vedere se aumentava l'interazione con il blog e tra di voi, visti i risultati l'ho eliminato.

Ricordo a tutti che potete inviare foto, tramite i miei contatti email, msn, o skype, e vederle così pubblicate nella galleria immagini. Riversate le vostre vite su Facebook, Badoo, Netlog, LiveSpace, MySpace, Flickr, cavolo una foto mandatemela, no?


L'autore di Rosso Fajettu mentre da il buon esempio

Maltempo Dal litorale alle Serre messe a nudo le conseguenze dei mancati investimenti nella tutela dell'ambiente. Ingenti e da quantificare i danni

Frane e allagamenti, crollano muri e ponti
Famiglie evacuate ad Arena e Acquaro, bovini sepolti vivi a Filogaso e strade interrotte. Unità di crisi in Prefettura
di Stefania Marasco

Non si parla più di rischio, adesso è piena emergenza. E a parlare sono i danni, gli interventi ancora da effettuare e un bollettino che, minuto dopo minuto, continua ad essere aggiornato. Perchè la pioggia ha deciso di non dare tregua. A coordinare i lavori, l'unità di crisi in Prefettura, sul campo i Vigili del Fuoco che, da due giorni, hanno potenziato i turni e che lavorano ininterrottamente per intervenire su tutto il territorio, insieme agli uomini della polizia provinciale, ai volontari della Protezione civile, a ditte private ed agli amministratori. Frane, smottamenti, strade chiuse, solo alcuni dei problemi.
A vivere la situazione più drammatica Acquaro, dove cinque abitazioni, di cui una in località Limpidi, sono state sgomberate, dove ad incombere è la minaccia del crollo del costone sull'abitato e dove sulla Ss 536 un muro è già crollato sull'arteria stradale. Arena, a seguire, dove a rischio frana è un pendio che interessa l'abitato, rischio per il quale il sindaco ha scelto di fare sgomberare diverse abitazioni. Sempre in giornata, il crollo del muro del parcheggio in località Stalla, la chiusura della strada di collegamento fra Dasà e Arena. E una situazione grave si registrava in località Gambone e S. Caterina. Ancora a Dasà, a mettere in allarme un ponte a rischio di crollo. Tra le strade da codice rosso, poi, la Sp che collega Polia al bivio Angitola, dove i pompieri sono intervenuti a causa dell'asfalto che ha iniziato a cedere.
Da Polia a Gerocarne, dove è stato chiusa la strada che collega il paese a Ciano, a causa di una frana con un fronte di una grandezza di 100 metri. A Dinami, chiusa la Sp 74 in località Soreto ed a causare il blocco della strada che porta a Rosarno, il crollo di un ponte, che ha provocato un ferito, Antonio Sofrà, ricoverato al nosocomio di Soriano. E sempre un ferito fra i vigili del fuoco del comando provinciale, intervenuti per rimuovere una frana a Taurianova. Qui è rimasto sepolto sotto la fanghiglia I. M. ricoverato a Polistena con ferite e fratture multiple. Tra le emergenze in corso di gestione la provinciale Filogaso - San Nicola, a Joppolo la Sp 23 fra Nicotera e Panaia. Una frana sempre a Filogaso ha sepolto in mattinata tre bovini. A Ricadi, invece, il crollo di un muro, e forti mareggiate hanno interessato la zona di Santa Maria, per la quale si è reso necessario l'intervento della Capitaneria. A Fabrizia, Mongiana, Nardodipace, Serra a creare difficoltà si è aggiunto il pericolo neve. A minacciare Dasà, invece, erano anche segnalati mezzi in azione sulla Sp. A Pizzo la paura per gli abitanti aveva il volto dell'acqua e del fango che hanno invaso un complesso residenziale di circa 1300 mq. Mentre a Vazzano, a rimanere isolata l'abitazione della famiglia Corrado, fatta evacuare dal sindaco. Scuole chiuse, inoltre, ad Acquaro, Mongiana, Nardodipace e Sant'Onofrio.
Su fiumi, fiumare, un altro capitolo, fatto di emergenze, anche, in questo caso. Nel bollettino: Briatico, dove i torrenti Murria, Spadaro sono a rischio straripamento e un ponte a rischio crollo; a Gerocarne a minacciare straripamento il fiume Mesima, in prossimità dello svincolo autostradale; a Parghelia la minaccia esondazione proviene dal torrente Grazia, segnalato ad alto rischio anche a causa della vicinanza all'elettrodotto. Elevato livello e rischio esondazione anche per il torrente Budella a Simbario, per il torrente Lumia a Tropea e il torrente Bravo e Trainiti a Vibo. Un sos è giunto sempre sulla questione torrenti dal sindaco di Vazzano, Nino Mirenzi.
Sotto i riflettori i torrenti Lanzo e Scornari. «Più che di parlare di calamità naturali, possiamo parlare di territori che necessitano da anni di importanti risorse». Emergenza continua, così la definisce Mirenzi che ricorda come dal 2004 si dovessero mettere in sicurezza i due torrenti, con fondi stanziati dalla Regione. Rammarico, ecco quanto espresso che, però, deve lasciare di nuovo spazio all'emergenza. Quella che non si sa se poteva essere evitata. Perchè di acqua ne è caduta, solo a Serra le stazioni metereologiche segnalavano 203 mm d'acqua caduta. Invece, nella città capoluogo segnalato il rischio rottura tombini, mentre a Sant'Onofrio sul torrente è dovuto intervenire il Consorzio di bonifica e a Serra la fiumara Furno ha causato il cedimento di un ponte.
A preoccupare, inoltre, il livello del lago Angitola che già ieri aveva superato il limite che determina lo stato di preallerta, per cui si è proceduto attraverso l'apertura delle paratie allo svuotamento graduale del bacino artificiale. Questi gli sos in corso, che hanno visto il lavoro sinergico di tutte le unità impiegate e coordinate dalla Prefettura.
Ma già ieri diversi gli interventi che hanno attenuato i danni. Sulle strade, interventi ci sono stati ad Acquaro sulla Ss (Acquaro, Piani), dove c'erano state frane; mezzi in azione sulla strada di Arena, e fra Sant'Angelo e Dinami, sulla Sp 17 a Drapia, dove ci sono state tre frane, a Joppolo sulla Sp 22, a Monterosso sulla Sp46 e 47, dove ad intervenire sono state diverse ditte private, poi ancora, a Polia sulla Sp 46 e a Serra sulla Ss182 e sulla ex 110, dove sono stati richiesti interventi su tratti urbani. A Pizzo, poi, in località Marinella pompe di sollevamento fuori uso hanno richiesto l'intervento dei Vigili, accorsi anche a Pizzoni, Dinami, Gerocarne, Tropea, nei comuni della zona del Poro, a Vibo Marina e Serra.
Sempre a Serra un intervento sul fiume Ancinale. Richieste che hanno mandato in tilt il centralino dei vigili del fuoco che solo ieri pomeriggio hanno fatto 25 interventi, che si sommavano ai 52 del pomeriggio precedente. Un lavoro che ha richiesto il potenziamento del dispositivo di soccorso del comando provinciale con richiamo in servizio del personale libero. Una chiamata a cui «nessuno si è tirato indietro», ha spiegato l'ingegnere Domenico Monterosso, vice comandante. Con lui le squadre che hanno continuato a lavorare ininterrottamente e senza sosta. Come per le forze della Provincia. In giro nei comuni, il presidente del Consiglio Giuseppe Barillaro e il presidente Francesco De Nisi. «Una situazione che oramai supera l'emergenza – ha spiegato Barillaro – qui non è solo rischio, continua a piovere, ma nonostante il lavoro sinergico delle forze locali abbiamo bisogno di più aiuti e non sta venendo nessuno». Una nuova emergenza, l'ennesima. Una di quelle che, però, fanno paura e per la quale la Regione ha subito coordinato una serie di iniziative, istituendo anche un numero verde per segnalare le difficoltà (800222211).

da La Gazzetta del Sud (13 dicembre 2008)

06 dicembre 2008

È nata Esperide rivista della Cultura artistica in Calabria

di Franco Vallone

Vibo Valentia - È nata. Si chiama Esperide ed è la nuova rivista, freschissima di stampa, della “Cultura Artistica in Calabria”, che si vuole occupare di storia, documenti e restauro. Nel suo primo numero, nelle sue 140 pagine in bianco e nero, numerose tavole a colori e circa duecento illustrazioni, tanti scritti, tutti molto interessanti e approfonditi. Direttore responsabile della neonata rivista è Mario Panarello mentre la redazione, coordinata da Monica De Marco, risulta composta da Dario Pontieri, Michele Romano, Umberto Romano e Antonio Tripodi. La rivista, come presentato nell’editoriale, “nasce all’interno del Centro Studi Esperide Onlus, con sede a Pizzo, un centro nato grazie agli sforzi congiunti di un gruppo di studiosi con alle spalle una consolidata esperienza di ricerca, spinta sino ad investire l’intero territorio regionale con l’intento di promuovere lo studio, la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale della Calabria”. Esperide vuole essere un utile strumento messo a disposizione di quanti portano avanti studi e ricerche relative alla cultura artistica espressa dalla regione o in essa innestata tramite i canali dell’importazione di opere e dalla circolazione di maestranze. Il taglio dei contributi è di tipo strettamente scientifico, rigoroso, unito però a chiarezza espositiva e di un ricco corredo iconografico per una fruibilità più immediata anche ai non addetti ai lavori. La cadenza della pubblicazione è semestrale, ciascun numero sarà articolato in tre sezioni: la prima dedicata all’approfondimento di tematiche di storia delle arti figurative e dell’architettura, la seconda alle indagini documentarie e la terza a problematiche di tutela e di restauro, con particolare riguardo ad esperienze ed interventi già portati a compimento. Nel primo numero in libreria, tra i vari approfondimenti pubblicati, quello su “L’inventario di palazzo Peronaci a Serra San Bruno” di Mario Panarello; “Scalpellini di Calabria” di Antonio Tripodi; “Gli affreschi della cappella di Sant’Agostino nel castello di Corigliano” di Maria Grazia Roperto; “Il recupero del palazzo marchionale di Aieta” di Olivia Bruno; “Lo zodiaco della cappella del Purgatorio in Tortora” di Monica De Marco e Biagio Moliterni; “I Marincola di Petrizzi: una piccola corte ducale alla periferia del Regno” di Dario Pontieri;” Fonti e documenti per una biografia di Girolamo Varni”della stessa Monica De Marco. A completare il numero una serie di recensioni e segnalazioni di volumi, opere pubblicate in Calabria su tematiche riguardanti l’archeologia, l’architettura, l’arte e la cultura più in generale.

05 dicembre 2008

Briatico. Una lapide per ricordare Leoluca Fedele. Assenti le Istituzioni

La guardia giurata uccisa 25 anni fa da due banditi davanti alla sede della Cassa di Risparmio
di Nicola Lopreiato


È stato ucciso 23 anni fa, il 29 agosto del 1983, davanti alla filiale dell'allora Cassa di Risparmio di Calabria e Lucania, (oggi Carime) di Briatico. Leoluca Fedele, guardia giurata, è stato ricordato ieri mattina con la scoperta di una lapide davanti alla banca dove cadde sotto i colpi dei banditi.
Due giovani a volto scoperto arrivati in sella ad una motocicletta, si avvicinarono alla guardia giurata, che vigilava davanti alla filiale a poca distanza dall'ingresso, e da distanza ravvicinata gli spararono più volte. Leoluca Fedele, colpito mortalmente al torace e al petto non fece in tempo neanche a reagire ed estrarre la sua pistola; si accasciò subito a terra. Eliminata la "sentinella", i banditi ebbero poi buon gioco. Fecero irruzione in banca armi in pugno, intimando a dipendenti e clienti di sdraiarsi per terra e tenere le mani sulla nuca. In pochi minuti svuotarono i cassetti e alleggerirono la cassaforte. Poi fuggirono facendo perdere le loro tracce. Il colpo fruttò poco più di sette milioni di vecchie lire, all'incirca 3mila e 500 euro.
Ieri mattina per ricordare Leoluca Fedele, originario di Vibo Marina, sono arrivati a Briatico sul luogo dove si è verificata quella drammatica rapina, il figlio Giuseppe, oggi maresciallo della Guardia di Finanza in servizio a Messina, e la moglie Giuseppina Gesualdo. Hanno deposto e fatto benedire una targa ricordo in memoria del loro conginto «ucciso da mano ignota – si legge sulla targa in marmo – mentre prestava il proprio dovere di guardia giurata».
Una cerimonia semplice. Accanto ai familiari della guardia giurata solo il parroco e nessun altro. Né il sindaco di Briatico e tantomeno altri rappresentanti della pubblica amministrazione o della società per la quale la guardia giurata prestava servizio.
«Non importa – dice la signora Giuseppina – per noi era importante deporre questa targa per non dimenticare il sacrificio di mio marito, affinché tragedie del genere non si verifichino mai più. Come posso dimenticare quel giorno, eravamo a pranzo a casa nostra a Vibo Marina io ed i miei figli. Venne mio cognato di corsa e ci disse che mio marito non stava bene e per questo motivo era stato portato in ospedale a Vibo. Ma ci siamo resi conto subito che qualcosa di grave era accaduto perché lui era piuttosto agitato. Quando siamo arrivati in ospedale mio marito era già all'obitorio. Mi lasciò con tre figli, Giuseppe, Franco (oggi impiegato Agip) e Domenico, emigrato in Irlanda».
Purtroppo per quella drammatica rapina nessuno ha pagato. Nel corso delle indagini portate avanti dai carabinieri e coordinate dalla Procura della Repubblica di Vibo, non furono raccolti elementi di prova sufficienti per smascherare gli autori di quella violenza inaudita. A distanza di pochi giorni furono arrestati due giovani della zona ma furono subito scarcerati.

da La Gazzetta del Sud (4 dicembre 2008)

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