da La Gazzetta del Sud (28 dicembre 2008)
31 dicembre 2008
Briatico. Custodiva una pistola modificata, arrestato
da La Gazzetta del Sud (28 dicembre 2008)
30 dicembre 2008
Briatico nella Storia di Padre Maffeo Pretto
24 dicembre 2008
Oggi, Vigilia di Natale, a Potenzoni si apre la “grotta dei mille presepi” di Casa Calzone
BRIATICO - Potenzoni, la piccola frazione di Briatico, è, oggi, luogo che ospita la “Tenda” di padre Lorenzo, è il paese dalle tante risorse agricole e culturali. Dopo essere stata denominata “il paese dell’Infiorata”, dopo essere stata, nei lontani anni Quaranta, patria incontrastata dei giganti processionali, diventa, da oggi, anche il paese del presepe artistico. Si apre questa mattina, alle ore 10.30, presso il giardino di casa Calzone, la grotta che ospita, in modo temporaneo, centinaia di piccoli presepi costruiti con occhi di canne e in altri mille altri modi. Sono presepi costruiti, esclusivamente in modo artigianale dalla stessa famiglia, Antonella, Franca e
23 dicembre 2008
In manette gli strozzini del Pinerolese
Un gruppo di italiani stava cercando di organizzare un giro di estorsioni ai danni di commercianti e imprenditori della provincia di Torino, ma sono stati scoperti dai carabinieri: tre sono stati arrestati e un quarto denunciato. La banda aveva cominciato a offrire «protezione» in cambio di denaro: a una delle loro vittime fecero recapitare un proiettile a casa e incendiare diversi automezzi - per un danno di 200 mila euro - in modo da convincerlo a pagare 20 mila euro per far cessare attentati e minacce. I quattro balordi residenti nel pinerolese, 3 adulti arrestati e un diciottenne denunciato a piede libero, hanno tentato di estorcere del denaro ad un imprenditore della zona che alla fine non ce l’ha più fatta e ha denunciato il tutto ai carabinieri. Tra le tecniche usate telefonate con minacce pesanti anche contro la famiglia e i due figli fin dal luglio scorso, un proiettile infilato nella buca delle lettere, e due escavatori incendiati. Arrestati Domenico Alessandria, 54 anni, di Briatico (Vibo Valentia), il telefonista della banda, Giancarlo Castrogiovanni, 35 anni, di Giaveno (Torino), unico pregiudicato del gruppo con precedenti per rapina, Mario Forte, 62 anni, di Saracena (Cosenza), disoccupato. Il primo a venire arrestato, in flagranza, mentre stava ritirando 20.000 euro (prima tranche di una richiesta di rata annuale di 50.000), nel mese di settembre, è stato Alessandria. Da lì sono partite le indagini, anche con l’ ausilio delle intercettazioni, che hanno portato all’individuazione degli altri tre, bloccati anche grazie a servizi di controllo notturni dei carabinieri. Le indagini sono state coordinate dal pubblico ministero di Pinerolo, Ciro Santoriello. Non è escluso che i tre più il ragazzo, che ha detto di aver fatto «solo» il palo, abbiano preso di mira altri imprenditori, per questo le indagini stanno proseguendo.
da La Stampa.it (23 dicembre 2008)
Ringrazio per la notizia Nick di BriaticoWeb.it
Briatico. Escludono l'esistenza di problemi per eredità o confini. I familiari delle vittime: niente in comune con quell'uomo
da La Gazzetta del Sud (23 dicembre 2008)
20 dicembre 2008
Omicidio Mandaradoni. Le prime confessioni: mi perseguitavano. Contro lo scuolabus non volevo sparare
Il pensionato pone fine alla fuga e chiede aiuto al parroco
di Guido Galati
La prima messa della novena di Natale era finita da poco. Erano le 6,15 e don Felice La Rosa, il giovane parroco di Zungri, stava svestendo i paramenti sacri quando un signore l'avverte che fuori, davanti alla vicina caserma dei carabinieri, c'è un tale Francesco Grasso che chiede con insistenza di lui. Don Felice capisce subito chi è quell'uomo e gli va incontro senza dare troppo nell'occhio, badando, soprattutto, a non suscitare curiosità e tensione tra i suoi parrocchiani. Vedendolo arrivare il duplice omicida di Mandaradoni ha una reazione istintiva e quasi liberatoria: si avvicina, sia pure con passo incerto, a don Felice e gli si butta al collo, tenendoselo ben stretto in un lunghissimo abbraccio fraternamente ricambiato. «Vi conosco e vi conosce anche mio nipote», queste le sue prime parole rivolte al prete mentre entrambi si dirigono verso la canonica. Qui, in attesa dell'arrivo dei carabinieri, prontamente avvertiti della circostanza, Grasso, apparso particolarmente agitato e confuso, viene fatto lavare e rifocillato dallo stesso don Felice che allerta anche il medico di turno alla postazione di unità assistenziale, che lo sottopone a visita e a terapia per riportare entro i limiti la pressione arteriosa risultata significativamente fuori dalla norma.
Poi tra i due inizia il rituale della "confessione", spontanea ed informale, ma molto disordinata. «Alle mie domande – ha ricordato don Felice – Grasso ha risposto per come ha saputo e potuto, affermando comunque che tutto quello che ha combinato l'ha fatto perché da tempo era perseguitato dai suoi parenti che lo schernivano, ricorrendo spesso a dispetti vari, come quello di fargli trovare davanti all'uscio di casa cartucce vuote di fucile, e apostrofandolo con parole volgari e chiamandolo sovente "Cicciu 'u pazzu". In più occasioni sarebbe stato peraltro oggetto di pesanti intimidazioni e bersaglio di sparatorie con colpi a salve». Tutte umiliazioni, queste, che, unite al fatto che qualcuno dei suoi parenti, anni addietro, l'avrebbe derubato di 40 milioni di lire, hanno sconvolto la mente dell'uomo che, martedì scorso, al culmine della esasperazione non ha esitato un solo istante ad imbracciare il fucile e farsi giustizia a suo modo.
Ricostruendo le drammatiche fasi dell'uccisione dei due suoi congiunti e del ferimento dell'autista dello scuolabus – poi ripetute a Vibo al sostituto procuratore Simona Cangiano – Grasso ha precisato che, dopo aver ammazzato il primo cugino con una scarica di pallettoni, si stava allontanando dall'abitato di Mandaradoni per andare alla ricerca dell'altro parente, poi raggiunto ed assassinato con le stesse modalità, quando, incrociando lo scuolabus, si è accorto che l'autista avrebbe tentato di investirlo. «Avevo il fucile con le canne alzate in aria – si è giustificato con don Felice – e non avevo alcuna intenzione di sparare sui bambini, il colpo è partito accidentalmente ed ha solo sfiorato il pulmino».
Una versione dei fatti, quest'ultima, che però contrasta con quanto realmente accaduto ed accertato dagli investigatori, ma c'è da capire. In situazioni del genere non è facile per nessuno ricordare esattamente i particolari di un fatto e la cosa diventa quasi un'impresa per chi come Grasso, uomo peraltro già afflitto da alcune malattie e fisicamente stremato per i tre giorni e le 4 notti di latitanza trascorsi girovagando, senza né mangiare né dormire, tra le campagne e i boschi del circondario, si porta addosso la responsabilità di due omicidi.
Sull'arma usata per compiere il duplice assassinio, Grasso ha detto di non sapere dove sia potuta finire. «Non ricordo – ha detto al sacerdote – dove l'abbia potuta mettere, forse mi sarà caduta da qualche parte durante la fuga». Sarà, comunque, cura dei carabinieri e della polizia ritrovarla anche se ciò non sarà compito agevole considerata che la zona tra Briatico e Zungri, luoghi battuti dal Grasso in questi giorni, è particolarmente accidentata e, in alcuni casi, quasi impercorribile.
Poco prima dell'arrivo in canonica dei carabinieri, «che – ha tenuto a sottolineare don La Rosa – hanno mantenuto un comportamento esemplare, dimostrando grande professionalità, comprensione e umanità nei confronti dell'uomo», Grasso ha confessato tutta la sua amarezza per il grave gesto di cui s'è reso protagonista, mostrando segni di rassegnazione ma non di pentimento. «Mi dispiace – ha detto al parroco – per quello che ho fatto, però l'hanno voluto loro. Non ho nulla da perdere, ho 70 anni, morirò in carcere. Chi cumbinai, chi combinai. Ormai chiju chi fici, fici».
da La Gazzetta del Sud(20 dicembre 2008)
19 dicembre 2008
Briatico nella Storia, domani la presentazione del volume
BRIATICO - Domani, (VENERDI’ 19 DICEMBRE), alle ore 17.30 presso la sala congressi del Centro di formazione professionale Anap Calabria di Briatico verrà presentato il volume di padre Maffeo Pretto dal titolo “Briatico nella Storia” pubblicato in questi giorni dalla Casa editrice “Editoriale progetto 2000” di Cosenza con una prefazione di Franco Vallone. Interverranno ai lavori l’editore Demetrio Guzzardi e Giuseppe Costanzo, del Centro Studi Scalabrini della Calabria. Presente l’autore del libro, Padre Maffeo Pretto con le conclusioni dei lavori affidati al vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, monsignor Luigi Renzo.
S. Alessio Siculo. Droga: aliese e calabrese in manette
Sequestrati 25 grammi di sostanza stupefacente
S. ALESSIO SICULO - I carabinieri della Compagnia di Taormina, coadiuvati da quelli della Stazione di Sant’Alessio Siculo, nell’ambito dei servizi disposti dal Comando provinciale, finalizzati al contrasto dello spaccio di sostanze stupefacenti, hanno arrestato, in due distinte operazioni, due persone ed hanno sequestrato circa 35 grammi di sostanza stupefacente. Nella rete dei militari dell’Arma, a S. Alessio Siculo, sono finiti Santi Bartolone, 29 anni, nato ad Alì Terme e Maurizio Noccioli, 53 anni, originario di Briatico, in provincia di Catanzaro. I due – secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine - sono stati fermati alla guida delle rispettive autovetture nel corso di posti di controllo nel centro abitato di Sant’Alessio Siculo. I carabinieri, in seguito ad atteggiamenti sospetti, hanno proceduto alla perquisizione dei due veicoli. Nell’auto di Bartolone sono stati rinvenuti alcuni involucri di carta stagnola contenenti circa 10 grammi di sostanza stupefacente del tipo “cocaina”, mentre in quella di Noccioli 25 grammi di sostanza stupefacente del tipo “eroina”. Entrambi i quantitativi di sostanza stupefacente sono stati sottoposti a sequestro. I due fermati sono stati arrestati con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio e condotti alla Casa Circondariale di Messina Gazzi a disposizione dell’Autorità giudiziaria.
da Tele90.it (19 Dicembre 2008)
IN FUGA DOPO DUPLICE OMICIDIO, ARRESTATO
Grasso stamattina si è presentato dal parroco, dicendo di volersi consegnare alle forze dell'ordine. Il sacerdote, così, ha avvertito i Carabinieri, che sono giunti sul posto e lo hanno arrestato.
da Ansa.it (19 dicembre 2008)
17 dicembre 2008
Briatico. Caccia senza tregua al folle omicida
Briatico Le campagne tra Mandaradoni, San Giovanni e Zungri battute palmo a palmo da carabinieri e polizia da ieri alla ricerca di Francesco Grasso. Il pensionato si è dato alla macchia dopo il duplice assassinio e il ferimento dell'autista dello scuolabus
di Marialucia Conistabile
da La Gazzetta del Sud (17 dicembre 2008)
16 dicembre 2008
Far west nel vibonese: due morti Ferito l'autista di uno scuolabus
I carabinieri a caccia dell'autore dei delitti
Conflitto a fuoco al termine di una violenta lite: i cadaveri rinvenuti in diversi punti del paese
BRIATICO (VIBO VALENTIA) - Ha ucciso un contadino di 69 anni, sparando con il suo fucile e colpendo anche l'autista di uno scuolabus, che stava passando in quel momento. Poi, a circa mezzo chilometro di distanza, in una zona di campagna, ha ucciso un altro bracciante di 67 anni. Entrambe le vittime erano suoi cugini. L'episodio - una vera e propria sparatoria da Far West - è avvenuto nella frazione «Mandaradoni» del comune di Briatico, centro del Vibonese.
LA RICOSTRUZIONE - A sparare sarebbe stato Francesco Grasso, che dopo il duplice delitto è fuggito. Le vittime sono Vincenzo Rizzo e un omonimo del killer: entrambi braccianti agricoli in pensione. La persona rimasta ferita è Giuseppe Mazzitelli: l'uomo è stato colpito mentre passava con lo scuolabus nella zona della sparatoria. Adesso è ricoverato in gravi condizioni nell'ospedale di Vibo Valentia. A bordo del mezzo c'erano sette bambini, rimasti incolumi. Il rinvenimento dei cadaveri è avvenuto in località diverse, in due diverse auto, parcheggiate una nei pressi del cimitero del paese e l'altra nella piazza principale.
ANTICHI RANCORI - Alla base del duplice omicidio ci sarebbero vecchi rancori. Circa 12 anni fa, infatti, il presunto omicida, a causa di contrasti sul possesso di una stradina, aveva aggredito e ferito con un coltello Francesco Grasso. L'altro cugino, Vincenzo Rizzo, era intervenuto per difendere quest’ultimo. Da allora, il presunto killer aveva chiuso tutti i rapporti con i suoi cugini, ma i tre continuavano ad abitare a poca distanza tra loro. Fino a quando, apparentemente senza nessuna ragione particolare, Francesco Grasso si sarebbe vendicato del torto che riteneva di aver subito tanto tempo fa.
da Corriere.it (16 dicembre 2008)
15 dicembre 2008
Auto Translation
Avevo introdotto un sistema di chat istantanea, tipo shout box, tanto per vedere se aumentava l'interazione con il blog e tra di voi, visti i risultati l'ho eliminato.
Ricordo a tutti che potete inviare foto, tramite i miei contatti email, msn, o skype, e vederle così pubblicate nella galleria immagini. Riversate le vostre vite su Facebook, Badoo, Netlog, LiveSpace, MySpace, Flickr, cavolo una foto mandatemela, no?
Maltempo Dal litorale alle Serre messe a nudo le conseguenze dei mancati investimenti nella tutela dell'ambiente. Ingenti e da quantificare i danni
da La Gazzetta del Sud (13 dicembre 2008)
06 dicembre 2008
È nata Esperide rivista della Cultura artistica in Calabria
05 dicembre 2008
Briatico. Una lapide per ricordare Leoluca Fedele. Assenti le Istituzioni
di Nicola Lopreiato
È stato ucciso 23 anni fa, il 29 agosto del 1983, davanti alla filiale dell'allora Cassa di Risparmio di Calabria e Lucania, (oggi Carime) di Briatico. Leoluca Fedele, guardia giurata, è stato ricordato ieri mattina con la scoperta di una lapide davanti alla banca dove cadde sotto i colpi dei banditi.
Due giovani a volto scoperto arrivati in sella ad una motocicletta, si avvicinarono alla guardia giurata, che vigilava davanti alla filiale a poca distanza dall'ingresso, e da distanza ravvicinata gli spararono più volte. Leoluca Fedele, colpito mortalmente al torace e al petto non fece in tempo neanche a reagire ed estrarre la sua pistola; si accasciò subito a terra. Eliminata la "sentinella", i banditi ebbero poi buon gioco. Fecero irruzione in banca armi in pugno, intimando a dipendenti e clienti di sdraiarsi per terra e tenere le mani sulla nuca. In pochi minuti svuotarono i cassetti e alleggerirono la cassaforte. Poi fuggirono facendo perdere le loro tracce. Il colpo fruttò poco più di sette milioni di vecchie lire, all'incirca 3mila e 500 euro.
Ieri mattina per ricordare Leoluca Fedele, originario di Vibo Marina, sono arrivati a Briatico sul luogo dove si è verificata quella drammatica rapina, il figlio Giuseppe, oggi maresciallo della Guardia di Finanza in servizio a Messina, e la moglie Giuseppina Gesualdo. Hanno deposto e fatto benedire una targa ricordo in memoria del loro conginto «ucciso da mano ignota – si legge sulla targa in marmo – mentre prestava il proprio dovere di guardia giurata».
Una cerimonia semplice. Accanto ai familiari della guardia giurata solo il parroco e nessun altro. Né il sindaco di Briatico e tantomeno altri rappresentanti della pubblica amministrazione o della società per la quale la guardia giurata prestava servizio.
«Non importa – dice la signora Giuseppina – per noi era importante deporre questa targa per non dimenticare il sacrificio di mio marito, affinché tragedie del genere non si verifichino mai più. Come posso dimenticare quel giorno, eravamo a pranzo a casa nostra a Vibo Marina io ed i miei figli. Venne mio cognato di corsa e ci disse che mio marito non stava bene e per questo motivo era stato portato in ospedale a Vibo. Ma ci siamo resi conto subito che qualcosa di grave era accaduto perché lui era piuttosto agitato. Quando siamo arrivati in ospedale mio marito era già all'obitorio. Mi lasciò con tre figli, Giuseppe, Franco (oggi impiegato Agip) e Domenico, emigrato in Irlanda».
Purtroppo per quella drammatica rapina nessuno ha pagato. Nel corso delle indagini portate avanti dai carabinieri e coordinate dalla Procura della Repubblica di Vibo, non furono raccolti elementi di prova sufficienti per smascherare gli autori di quella violenza inaudita. A distanza di pochi giorni furono arrestati due giovani della zona ma furono subito scarcerati.
da La Gazzetta del Sud (4 dicembre 2008)
