Parghelia. Dopo "Dinasty 2", al Comune su disposizione del prefetto Vincenzo Greco
Attraverso gli atti dovrà accertare eventuali infiltrazioni mafiose
di Eduardo Meligrana
PARGHELIA - Disposto l'accesso antimafia nell'amministrazione comunale di Parghelia per verificare eventuali infiltrazioni della criminalità organizzata. Lo ha reso noto il Prefetto di Vibo Valentia, Vincenzo Greco, a margine del convegno per la presentazione della sede vibonese dell'associazione antimafia "Libera".
La Commissione antimafia di accesso agli atti, insediatasi ieri, è composta da Giovanni Cirillo, che la presiede, da Domenico Crupi, entrambi funzionari del Ministero dell'Interno, da Lucia Muscari, commissario della Polizia di Stato, da Domenico Spadaro, tenente dell'Arma dei Carabinieri e da Vincenzo Bovi, tenente della Guardia di Finanza. La Commissione di accesso, nel termine di 90 giorni, dovrà passare al setaccio l'attività amministrativa comunale. Il Comune di Parghelia è amministrato, dal 2003, da una compagine di centro sinistra, guidata dal sindaco Ds, Vincenzo Calzona, destinatario di un avviso di garanzia, nell'ambito dell'inchiesta "Dinasty 2 - Do ut Des", relativa, fra l'altro, alla costruzione di un complesso turistico che doveva sorgere proprio a Parghelia. L'indagine ha portato al clamoroso arresto del magistrato Patrizia Pasquin, ex presidente della sezione civile del Tribunale di Vibo Valentia, socio occulto, secondo l'accusa, del costruendo villaggio, nonché al coinvolgimento, a vario titolo, di esponenti politici locali e di tecnici comunali. Il procedimento di accesso viene avviato dal Prefetto della provincia con una relazione che tiene anche conto di elementi eventualmente acquisiti con i poteri delegati dal Ministro dell'Interno e dagli organi preposti al coordinamento della lotta alla delinquenza mafiosa al fine di acquisire dati, documenti e notizie. Nell'ipotesi in cui, a seguito degli accertamenti, emergano elementi su collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata o su forme di condizionamento che compromettano la libera determinazione degli organi elettivi e il buon andamento dell'amministrazione comunale, nonché il regolare funzionamento dei servizi ovvero che risultino tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica, il Consiglio comunale viene sciolto. Lo scioglimento del Consiglio comunale comporta la cessazione dalla carica di consigliere, di assessore e di sindaco. Il potere di sciogliere gli organi elettivi, quali un Consiglio comunale, si configura come misura finalizzata a far fronte all'emergenza straordinaria di sottrarre la comunità locale all'influenza della criminalità organizzata. Il decreto di scioglimento è emanato dal Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell'Interno, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri ed è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale. Il provvedimento conserva i suoi effetti per un periodo da 12 a 18 mesi, prorogabili, in casi eccezionali, fino ad un massimo di 24 mesi. Con il decreto viene nominata una Commissione per la gestione dell'Ente comunale, i cui componenti sono scelti tra funzionari dello Stato e tra magistrati della giurisdizione ordinaria o amministrativa. La commissione rimane in carica fino allo svolgimento del primo turno elettorale utile, successivo alla scadenza del periodo previsto nel decreto di scioglimento.
da Il Quotidiano della Calabria (29 dicembre 2006)
29 dicembre 2006
Insediata la Commissione d'accesso
Si scava sempre più a fondo
"Dinasty 2". Il 17 gennaio il Tdl esaminerà i ricorsi dall'accusa.
Concluse le indagini I pm salernitani a capo dell'inchiesta acquisiscono nuovi documenti
IL 17 gennaio il Tribunale del Riesame di Salerno sarà chiamato a pronunciarsi nuovomente sugli atti connessi all'inchiesta "Dinasty 2 - do ut des", condotta dai pm di Salerno, Domenica Gambardella e Mariella De Masellis che il 10 novembre ha portato in carcere, dove tuttora si trova, il presidente della sezione civile del tribunale di Vibo Valentia, Patrizia Pasquin. Una indagine che ha coinvolto in tutto 45 persone accusate a vario titolo di corruzione in atti giudiziari, truffa ai danni dello Stato, abuso d'ufficio e falso ideologico. Indagati eccellenti, avvocati, imprenditori, dipendenti pubblici, ex assessori regionali (Funaro) e lo stesso ex governatore della Regione Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, coinvolti nel terremoto scatenato dall'arresto della Pasquin. Dietro tutto, l'interesse principale a costruire un villaggio turistico (il "Melograno Village") nel quale la Pasquin era socia occulta con l'imprenditrice Settimia Castagna, associato a tutta una costellazione di presunti episodi di corruzione in atti giudiziari con processi "aggiustati" dalla Pasquin e il coinvolgimento presunto di avvocati del foro di Vibo Valentia. Ciliegina sulla torta la presunta collusione con il clan Mancuso di Limbadi destinatario di parte dei finanziamenti pubblici ottenuti per la struttura turistica in cambio di una sorta di "lascia passare" con il quale procedere ad una costruzione tranquilla del villaggio stesso.
Il Tdl, nel corso delle scorse settimane, si è espresso sui ricorsi formulati dagli indagati attenuando e non di poco molte delle posizioni emerse nel corso dell'inchiesta. Solo nei confronti delle due principali attrici della vicenda, Patrizia Pasquin e Settimia Castagna, il Tdl non ha migliorato la posizione rispetto a quanto deciso dal gip Emma Conforti il dieci novembre.
Tuttavia il 17 gennaio, quando il Tribunale si esprimerà sui ricorsi presentati dai pm, che, lo ricordiamo, avevano chiesto l'arresto per quasi tutti gli indagati, non si esclude che possano esserci sorprese e che, al contrario delle previsioni, i giudici di Salerno possano decidere di aggravare le misure prese nei confronti degli indagati. Questo perchè i due pubblici ministeri che stanno seguendo le indagini avrebbero già pronti nuovi atti e documenti che darebbero maggiore solidità ad un impianto accusatorio che in alcuni punti è sembrato vacillare dopo l'intervento del Riesame. Nuovi documenti che dimostrerebbero come, oltre alla vicenda del "Melograno Village", diverse ipotesi di reato sarebbero da ricondurre all'attività professionale del giudice vibonese. Infatti, negli scorsi giorni alcuni agenti della Polizia, su incarico della procura salernitana, hanno proceduto al sequestro di numerosi atti connessi a processi diretti dalla Pasquin e relativi anche a delle procedure fallimentari e a diversi procedimenti legati alle procedure di prevenzione, settore questo guidato dalla Pasquin prima di venire nominata presidente della sezione civile, e che sarebbero legati ad interventi (nella specie sequestri di beni) adottati nei confronti di esponenti della consorteria dei Mancuso di Limbadi. Nuovo materiale che, legato alle dichiarazioni rilasciate dagli indagati nel corso degli interrogatori di garanzia, in particolare da Achille Sganga che risulta essere colui che ha dimostrato la maggiore disponibilità verso gli inquirenti, e alle altre risultanze delle indagini arricchirebbero il quadro a disposizione dei pubblici ministeri che, forti di ciò, si ripresenteranno davanti ai giudici del Tdl chiedendo provvedimenti severi nei confronti degli indagati. Certo, per alcuni di loro, ad esempio Funaro o Michele Accorinti, la formula adottata dai giudici del Riesame con cui viene annullata l'ordinanza del gip Conforti appare difficilmente riformabile in peggio e, quindi, si profila per alcune delle persone coinvolte nel procedimento la possibilità di uscire di scena. Non si escludono nuovi colpi di scena che potrebbero verificarsi nel corso delle prime settimane del 2007. Un possibile allargamento dell'inchiesta che verso la fine di gennaio o i primi giorni di febbraio potrebbe portare a sciogliere alcuni nodi ancora poco chiari legati all'intera vicenda che vede coinvolta la Pasquin.
Intanto le indagini iniziali, che hanno portato agli arresti, si sarebbero concluse, infatti i pm avrebbero già notificato ad alcuni dei legali degli indagati l'avviso di conclusione delle indagini, atto questo, che di fatto chiude la fase delle indagini preliminari. A questo punti i legali avranno 20 giorni di tempo dalla notifica per produrre eventuali memorie difensive o chiedere ulteriori attività investigative. Una previsione accettabile dei tempi tecnici lascia intuire che l'udienza preliminare, con gli eventuali rinvii a giudizio, si dovrebbe tenere nel corso della prossima primavera.
da Il Quotidiano della Calabria (29 dicembre 2006)
Concluse le indagini I pm salernitani a capo dell'inchiesta acquisiscono nuovi documenti
IL 17 gennaio il Tribunale del Riesame di Salerno sarà chiamato a pronunciarsi nuovomente sugli atti connessi all'inchiesta "Dinasty 2 - do ut des", condotta dai pm di Salerno, Domenica Gambardella e Mariella De Masellis che il 10 novembre ha portato in carcere, dove tuttora si trova, il presidente della sezione civile del tribunale di Vibo Valentia, Patrizia Pasquin. Una indagine che ha coinvolto in tutto 45 persone accusate a vario titolo di corruzione in atti giudiziari, truffa ai danni dello Stato, abuso d'ufficio e falso ideologico. Indagati eccellenti, avvocati, imprenditori, dipendenti pubblici, ex assessori regionali (Funaro) e lo stesso ex governatore della Regione Calabria, Giuseppe Chiaravalloti, coinvolti nel terremoto scatenato dall'arresto della Pasquin. Dietro tutto, l'interesse principale a costruire un villaggio turistico (il "Melograno Village") nel quale la Pasquin era socia occulta con l'imprenditrice Settimia Castagna, associato a tutta una costellazione di presunti episodi di corruzione in atti giudiziari con processi "aggiustati" dalla Pasquin e il coinvolgimento presunto di avvocati del foro di Vibo Valentia. Ciliegina sulla torta la presunta collusione con il clan Mancuso di Limbadi destinatario di parte dei finanziamenti pubblici ottenuti per la struttura turistica in cambio di una sorta di "lascia passare" con il quale procedere ad una costruzione tranquilla del villaggio stesso.
Il Tdl, nel corso delle scorse settimane, si è espresso sui ricorsi formulati dagli indagati attenuando e non di poco molte delle posizioni emerse nel corso dell'inchiesta. Solo nei confronti delle due principali attrici della vicenda, Patrizia Pasquin e Settimia Castagna, il Tdl non ha migliorato la posizione rispetto a quanto deciso dal gip Emma Conforti il dieci novembre.
Tuttavia il 17 gennaio, quando il Tribunale si esprimerà sui ricorsi presentati dai pm, che, lo ricordiamo, avevano chiesto l'arresto per quasi tutti gli indagati, non si esclude che possano esserci sorprese e che, al contrario delle previsioni, i giudici di Salerno possano decidere di aggravare le misure prese nei confronti degli indagati. Questo perchè i due pubblici ministeri che stanno seguendo le indagini avrebbero già pronti nuovi atti e documenti che darebbero maggiore solidità ad un impianto accusatorio che in alcuni punti è sembrato vacillare dopo l'intervento del Riesame. Nuovi documenti che dimostrerebbero come, oltre alla vicenda del "Melograno Village", diverse ipotesi di reato sarebbero da ricondurre all'attività professionale del giudice vibonese. Infatti, negli scorsi giorni alcuni agenti della Polizia, su incarico della procura salernitana, hanno proceduto al sequestro di numerosi atti connessi a processi diretti dalla Pasquin e relativi anche a delle procedure fallimentari e a diversi procedimenti legati alle procedure di prevenzione, settore questo guidato dalla Pasquin prima di venire nominata presidente della sezione civile, e che sarebbero legati ad interventi (nella specie sequestri di beni) adottati nei confronti di esponenti della consorteria dei Mancuso di Limbadi. Nuovo materiale che, legato alle dichiarazioni rilasciate dagli indagati nel corso degli interrogatori di garanzia, in particolare da Achille Sganga che risulta essere colui che ha dimostrato la maggiore disponibilità verso gli inquirenti, e alle altre risultanze delle indagini arricchirebbero il quadro a disposizione dei pubblici ministeri che, forti di ciò, si ripresenteranno davanti ai giudici del Tdl chiedendo provvedimenti severi nei confronti degli indagati. Certo, per alcuni di loro, ad esempio Funaro o Michele Accorinti, la formula adottata dai giudici del Riesame con cui viene annullata l'ordinanza del gip Conforti appare difficilmente riformabile in peggio e, quindi, si profila per alcune delle persone coinvolte nel procedimento la possibilità di uscire di scena. Non si escludono nuovi colpi di scena che potrebbero verificarsi nel corso delle prime settimane del 2007. Un possibile allargamento dell'inchiesta che verso la fine di gennaio o i primi giorni di febbraio potrebbe portare a sciogliere alcuni nodi ancora poco chiari legati all'intera vicenda che vede coinvolta la Pasquin.
Intanto le indagini iniziali, che hanno portato agli arresti, si sarebbero concluse, infatti i pm avrebbero già notificato ad alcuni dei legali degli indagati l'avviso di conclusione delle indagini, atto questo, che di fatto chiude la fase delle indagini preliminari. A questo punti i legali avranno 20 giorni di tempo dalla notifica per produrre eventuali memorie difensive o chiedere ulteriori attività investigative. Una previsione accettabile dei tempi tecnici lascia intuire che l'udienza preliminare, con gli eventuali rinvii a giudizio, si dovrebbe tenere nel corso della prossima primavera.
da Il Quotidiano della Calabria (29 dicembre 2006)
«Basta al processo di violenze
Il monito di don Ciotti
«BISOGNA avere il coraggio di sporcarsi le mani per affermare quei valori di giustizia e democrazia che sono alla base di una società civile».
Così ieri don Luigi Ciotti, presidente nazionale di "Libera" durante la costituzione dell'associazione nel Vibonese. «Serve trovare il coraggio di assumersi le proprie responsabilità - ha ribadito don Ciotti - di dire basta ad un processo di violenze e sorprusi che offendono una terra generosa fatta da tanti calabresi onesti e coraggiosi che hanno rischiato la propria vita per opporsi al potere malavitoso». Con lo sguardo rivolto ai più giovani don Ciotti ha detto che «i ragazzi che a Locri dopo l'omicidio Fortugno hanno dimostrato con passione, coraggio e determinazione che si può dire basta, non sono un caso isolato, ma l'espressione più autentica di una parte della società che si vuole ribellare. I giovani che sono il futuro di questa terra - ha continuato il presidente di Libera - sono anche il presente e si aspettano dal mondo degli adulti una azione di responsabilità che garantisca loro il soddisfacimento di bisogni primari come il lavoro, unica vera arma di prevenzione contro i tentativi destabilizzanti della mafia di penetrare nei settori civili della società». Ancora l'esortazione di don Ciotti di vincere «il vittimismo che a volte trascina tutto e tutti a non intervenire a non lottare sempre con coerenza e continuità. Perché non ci si può rassegnare sulla morte che la mafia dissemina continuamente, sulla violenza di cui essa si fa portavoce, sulla paura che essa esercita e la sua pericolosa e subdola presenza in tanti campi del vivere civile».
In questa lotta non si può dimenticare chi la vita l'ha persa senza avere paura di «sporcarsi le mani» come tanti sacerdoti che non hanno rinunciato ad esprimere il loro credo di pace e giustizia, che non hanno avuto paura di denunciare.
Infine don Ciotti ha espresso soddisfazione per la presenza di "Libera" a Vibo Valentia. «Una presenza - ha detto - che potrà portare un cambiamento radicale sul territorio».
da Il Quotidiano della Calabria (29 dicembre 2006)
«BISOGNA avere il coraggio di sporcarsi le mani per affermare quei valori di giustizia e democrazia che sono alla base di una società civile».
Così ieri don Luigi Ciotti, presidente nazionale di "Libera" durante la costituzione dell'associazione nel Vibonese. «Serve trovare il coraggio di assumersi le proprie responsabilità - ha ribadito don Ciotti - di dire basta ad un processo di violenze e sorprusi che offendono una terra generosa fatta da tanti calabresi onesti e coraggiosi che hanno rischiato la propria vita per opporsi al potere malavitoso». Con lo sguardo rivolto ai più giovani don Ciotti ha detto che «i ragazzi che a Locri dopo l'omicidio Fortugno hanno dimostrato con passione, coraggio e determinazione che si può dire basta, non sono un caso isolato, ma l'espressione più autentica di una parte della società che si vuole ribellare. I giovani che sono il futuro di questa terra - ha continuato il presidente di Libera - sono anche il presente e si aspettano dal mondo degli adulti una azione di responsabilità che garantisca loro il soddisfacimento di bisogni primari come il lavoro, unica vera arma di prevenzione contro i tentativi destabilizzanti della mafia di penetrare nei settori civili della società». Ancora l'esortazione di don Ciotti di vincere «il vittimismo che a volte trascina tutto e tutti a non intervenire a non lottare sempre con coerenza e continuità. Perché non ci si può rassegnare sulla morte che la mafia dissemina continuamente, sulla violenza di cui essa si fa portavoce, sulla paura che essa esercita e la sua pericolosa e subdola presenza in tanti campi del vivere civile».
In questa lotta non si può dimenticare chi la vita l'ha persa senza avere paura di «sporcarsi le mani» come tanti sacerdoti che non hanno rinunciato ad esprimere il loro credo di pace e giustizia, che non hanno avuto paura di denunciare.
Infine don Ciotti ha espresso soddisfazione per la presenza di "Libera" a Vibo Valentia. «Una presenza - ha detto - che potrà portare un cambiamento radicale sul territorio».
da Il Quotidiano della Calabria (29 dicembre 2006)
"Libera" si presenta alla città
Presenti don Luigi Ciotti e il presidente della commissione parlamentare Antimafia Franco Forgione
Al Valentianum la costituzione ufficiale dell'associazione
L'affermazione del valore della legalità e l'unità delle istituzioni e dei cittadini nella lotta contro tutte le mafie sono i principi fondamentali da cui partire per realizzare una concreta azione di contrasto alla criminalità organizzata nel nostro territorio. Questi gli obiettivi principali con cui l'associazione "Libera", presieduta da don Luigi Ciotti, si è presentata ieri ai vibonesi presso il Valentianum. Dopo l'introduzione di Maria Lia Ciconte, componente di "Libera" Vibo Valentia, e dopo l'intervento del vescovo monsignor Domenico Tarciso Cortese, il dibattito è stato aperto da don Giuseppe Fiorillo, coordinatore provinciale della neonata associazione, conosciuto da tutti i vibonesi per il suo alto profilo etico e morale.
Don Fiorillo ha subito spiegato i metodi con cui l'associazione - nata nel 1995 con l'intento di coinvolgere e sostenere tutti coloro i quali abbiano l'interesse ad unirsi nella lotta alla criminalità ha intenzione di concretizzare la sua azione antimafia nel territorio della provincia. Il lavoro di "Libera" Vibo sarà infatti articolato in ambiti specifici corrispondenti a quattro aree tematiche che riguarderanno: enti locali e beni confiscati; usura, racket e tangenti; scuola, formazione e cultura; legalità e diritti per i lavoratori. Tra le autorità presenti il prefetto Vincenzo Greco e il sindaco Franco Sammarco, il quale ha sottolineato come la forza di queste iniziative sia rappresentata dalla condivisione unitaria di un progetto di legalità. Il sindaco ha quindi posto l'accento sulla necessità di adeguare l'assetto legislativo antimafia per consentire una diminuzione della burocrazia soprattutto nell'ambito della confisca dei beni ai mafiosi. Un saluto e un ringraziamento a tutti i presenti a nome dell'amministrazione provinciale è stato poi rivolto da Domenico Dominelli, assessore alle politiche agricole. Dopo che i responsabili delle diverse aree tematiche hanno spiegato come nel concreto l'associazione agirà sul territorio per contrastare l'azione della mafia e affermare i principi di legalità e democrazia, si sono susseguiti gli interventi di Francesco Forgione, presidente della Commissione parlamentare antimafia, e di don Ciotti, presidente nazionale di "Libera". Forgione ha subito posto in primo piano l'esigenza di adeguare l'azione di contrasto alla mafie, che ormai sono «soggetti dinamici dello sviluppo distorto che vive il mezzogiorno». Tornando sull'importante tema della confisca dei beni, il presidente della Commissione antimafia ha sottolineato la necessità di colpire le cosche nella loro immensa forza economica. Ma per realizzare ciò è opportuno, secondo Forgione, adeguare la normativa sulla confisca dei beni con l'obiettivo di fornire agli enti locali, e in particolare ai comuni, le adeguate risorse affinchè dal sequestro si possa arrivare a mettere in atto progetti che abbiano ripercussioni sociali rilevanti. E' quindi necessario, per Forgione, colpire la «borghesia mafiosa» grazie alla quale le organizzazioni criminali penetrano in tutti i settori della società. Il presidente della Commissione antimafia ha quindi concluso il suo intervento invitando tutti i cittadini ad assumersi le proprie responsabilità denunciando e contrastando il sistema mafioso in ogni sua manifestazione, perché «noi siamo più di loro e rappresentiamo la democrazia». Molto sentito e appassionato è stato anche l'intervento di don Ciotti, il quale ha esortato tutti i presenti a sentirsi orgogliosi di essere calabresi. «E' indispensabile in questo momento - ha detto il presidente nazionale di "Libera" - far emergere le cose positive di questo territorio. Per questo dobbiamo coordinarci, metterci insieme per costruire percorsi educativi e di formazione che mirino allo sviluppo sociale». Don Ciotti ha quindi manifestato la sua gratitudine a quei pezzi delle istituzioni che non si sono tirati indietro nella lotta alla mafia.
«Dobbiamo cacciare i disonesti dal mondo della politica - ha proseguito don Ciotti - e dobbiamo unire le nostre forze per sconfiggere la malattia mortale della rassegnazione e del silenzio». C'è spazio anche per le critiche al «culto della personalità» nel mondo politico. Secondo il presidente di "Libera" infatti l'estendersi dell'individualismo nel nostro paese è direttamente proporzionale all'eclissi della legalità. «Si fanno troppe parole. Facciamo meno convegni e osservatorii sulla legalità e pensiamo a creare dei momenti forti di progettualità. Ci vuole concretezza e continuità nei nostri interventi». Infine don Ciotti, citando il giudice Giovanni Falcone, ha espresso in una semplice frase la necessità di lottare uniti per sconfiggere la mafia: «E' doveroso andare avanti non con l'impegno straordinario di pochi, ma con l'impegno ordinario di tutti».
da Il Quotidiano della Calabria (29 dicembre 2006)
Al Valentianum la costituzione ufficiale dell'associazione
L'affermazione del valore della legalità e l'unità delle istituzioni e dei cittadini nella lotta contro tutte le mafie sono i principi fondamentali da cui partire per realizzare una concreta azione di contrasto alla criminalità organizzata nel nostro territorio. Questi gli obiettivi principali con cui l'associazione "Libera", presieduta da don Luigi Ciotti, si è presentata ieri ai vibonesi presso il Valentianum. Dopo l'introduzione di Maria Lia Ciconte, componente di "Libera" Vibo Valentia, e dopo l'intervento del vescovo monsignor Domenico Tarciso Cortese, il dibattito è stato aperto da don Giuseppe Fiorillo, coordinatore provinciale della neonata associazione, conosciuto da tutti i vibonesi per il suo alto profilo etico e morale.
Don Fiorillo ha subito spiegato i metodi con cui l'associazione - nata nel 1995 con l'intento di coinvolgere e sostenere tutti coloro i quali abbiano l'interesse ad unirsi nella lotta alla criminalità ha intenzione di concretizzare la sua azione antimafia nel territorio della provincia. Il lavoro di "Libera" Vibo sarà infatti articolato in ambiti specifici corrispondenti a quattro aree tematiche che riguarderanno: enti locali e beni confiscati; usura, racket e tangenti; scuola, formazione e cultura; legalità e diritti per i lavoratori. Tra le autorità presenti il prefetto Vincenzo Greco e il sindaco Franco Sammarco, il quale ha sottolineato come la forza di queste iniziative sia rappresentata dalla condivisione unitaria di un progetto di legalità. Il sindaco ha quindi posto l'accento sulla necessità di adeguare l'assetto legislativo antimafia per consentire una diminuzione della burocrazia soprattutto nell'ambito della confisca dei beni ai mafiosi. Un saluto e un ringraziamento a tutti i presenti a nome dell'amministrazione provinciale è stato poi rivolto da Domenico Dominelli, assessore alle politiche agricole. Dopo che i responsabili delle diverse aree tematiche hanno spiegato come nel concreto l'associazione agirà sul territorio per contrastare l'azione della mafia e affermare i principi di legalità e democrazia, si sono susseguiti gli interventi di Francesco Forgione, presidente della Commissione parlamentare antimafia, e di don Ciotti, presidente nazionale di "Libera". Forgione ha subito posto in primo piano l'esigenza di adeguare l'azione di contrasto alla mafie, che ormai sono «soggetti dinamici dello sviluppo distorto che vive il mezzogiorno». Tornando sull'importante tema della confisca dei beni, il presidente della Commissione antimafia ha sottolineato la necessità di colpire le cosche nella loro immensa forza economica. Ma per realizzare ciò è opportuno, secondo Forgione, adeguare la normativa sulla confisca dei beni con l'obiettivo di fornire agli enti locali, e in particolare ai comuni, le adeguate risorse affinchè dal sequestro si possa arrivare a mettere in atto progetti che abbiano ripercussioni sociali rilevanti. E' quindi necessario, per Forgione, colpire la «borghesia mafiosa» grazie alla quale le organizzazioni criminali penetrano in tutti i settori della società. Il presidente della Commissione antimafia ha quindi concluso il suo intervento invitando tutti i cittadini ad assumersi le proprie responsabilità denunciando e contrastando il sistema mafioso in ogni sua manifestazione, perché «noi siamo più di loro e rappresentiamo la democrazia». Molto sentito e appassionato è stato anche l'intervento di don Ciotti, il quale ha esortato tutti i presenti a sentirsi orgogliosi di essere calabresi. «E' indispensabile in questo momento - ha detto il presidente nazionale di "Libera" - far emergere le cose positive di questo territorio. Per questo dobbiamo coordinarci, metterci insieme per costruire percorsi educativi e di formazione che mirino allo sviluppo sociale». Don Ciotti ha quindi manifestato la sua gratitudine a quei pezzi delle istituzioni che non si sono tirati indietro nella lotta alla mafia.
«Dobbiamo cacciare i disonesti dal mondo della politica - ha proseguito don Ciotti - e dobbiamo unire le nostre forze per sconfiggere la malattia mortale della rassegnazione e del silenzio». C'è spazio anche per le critiche al «culto della personalità» nel mondo politico. Secondo il presidente di "Libera" infatti l'estendersi dell'individualismo nel nostro paese è direttamente proporzionale all'eclissi della legalità. «Si fanno troppe parole. Facciamo meno convegni e osservatorii sulla legalità e pensiamo a creare dei momenti forti di progettualità. Ci vuole concretezza e continuità nei nostri interventi». Infine don Ciotti, citando il giudice Giovanni Falcone, ha espresso in una semplice frase la necessità di lottare uniti per sconfiggere la mafia: «E' doveroso andare avanti non con l'impegno straordinario di pochi, ma con l'impegno ordinario di tutti».
da Il Quotidiano della Calabria (29 dicembre 2006)
19 dicembre 2006
Screening tumori femminili a Vibo
VIBO VALENTIA. L’azienda sanitaria di Vibo ha rilanciato l’invito alle donne per la diffusione della cultura della prevenzione dei tumori della mammella e del collo dell’utero in tutte le fasce d’età interessate. “Un’ottima arma di difesa contro queste due gravi malattie - è scritto in un comunicato dell’azienda - è costituita dal programma di screening che prevede l’esecuzione di test attendibili per la diagnosi precoce su popolazione sana: la mammografia per le donne 50 e i 69 anni, da ripetere ogni due anni ed il Pap Test, da ripetere ogni tre anni, per le donne tra i 25 ed i 64 anni. Questi dati spesso non sono a conoscenza di tutte le donne. Da qui la campagna di screening dei tumori femminili che nel sud mantiene livelli di adesione bassi sia al Pap Test che alla Mammografia”.
da Il Giornale di Calabria(19 dicembre 2006)
da Il Giornale di Calabria(19 dicembre 2006)
18 dicembre 2006
I giovani(pochi) gridano: «No alla mafia»
Numerose testimonianze delle vittime di 'ndrangheta. Note stonate: pochi studenti e assenza delle istituzioni
Manifestazione organizzata dal Comitato del movimento studentesco
"FUORI la mafia da...". Questo ed altri gli slogan che hanno caratterizzato ieri mattina la manifestazione contro ogni forma di mafia organizzata dai componenti del Comitato promotore del Movimento studentesco vibonese e appoggiata da forze politiche di centrosinistra. In prima fila i Giovani comunisti, i Verdi e i Socialisti, nonché le organizzazioni sindacali e l'associazione "Libera". Un corteo che, per la verità, ha fatto registrare una presenza piuttosto esigua di giovani che hanno preferito astenersi dal manifestare. E questo aspetto è stato, in parte, stigmatizzato dagli stessi organizzatori che si aspettavano una partecipazione maggiore di studenti, visto che la manifestazione era stata organizzata dal Comitato studentesco e diretta in particolar modo a loro. Il serpentone umano è partito da Piazza san Leoluca e si è snodato per le vie della città, terminando il suo cammino in piazza Municipio, dove era stato allestito un palco dal quale hanno preso la parola non solo gli organizzatori, ma anche chi ha subito i soprusi della 'ndrangheta tanto da vivere sotto scorta, come ad esempio il pentito Pino Grasso e Nello Ruello, o anche chi si è scontrato con essa come l'ex sindaco di Rosarno Giuseppe Lavorato, o chi ancora si prodiga per far affermare la legalità come Luciano Lo Iacono, segretario nazionale del Movimento popolare per la giustizia, e don Nino Vattiata, parroco di Vazzano e componente dell'associazione Libera.
Da tutti l'invito a smuovere le coscienze, a fare fronte comune contro la criminalità. «Sono più di dieci anni - ha detto Lo Iacono - che il movimento popolare protesta per la disastrosa situazione della giustizia a Vibo, ma nessuno ha mai fatto nulla. Di fronte all'incapacità e alla disonestà di un certo numero di avvocati, alla drammatica situazione degli uffici giudiziari di Vibo, invitiamo tutti i cittadini che ritengono di aver subìto ingiustizie a segnalarle in maniera documentata. La denuncia non deve fare la fine della "Lupara bianca". Ci dobbiamo, pertanto, attivare tutti per cercare di affermare perennemente uno stato di legalità».
Nello Ruello ha parlato ai giovani presenti in piazza della sua vicenda che lo vede oggi sottoposto al programma di protezione. «L'usura - ha affermato - ha travolto e rovinato la mia attività, il mio patrimonio, e pur avendo denunciato i miei aguzzini sono stato lasciato solo. Le persone, anche i politici potenti che erano al mio fianco prima di questa vicenda, sono d'un tratto spariti voltandomi le spalle. Ho avuto persino difficoltà a trovare un avvocato che perorasse la mia causa. Oggi vivo scortato e la mia libertà è stata fortemente ridimensionata. Il mio invito a voi è quello di lottare per il rispetto delle regole e credere fermamente nelle vostre idee».
Per l'ex sindaco Lavorato è il momento che le forze sane della società si ribellino a questa situazione di timore nella quale sono incastrate. «Non è possibile che la Calabria accetti passivamente il proprio destino. Non si può pensare di piegare la testa e non denunciare chi compie azioni che minano la tranquillità della gente e mettono a rischio la convivenza civile».
Vattiata ha evidenziato la defezione dei docenti e dei dirigenti scolastici, esortando i giovani a lavorare insieme al resto del mondo scolastico per affermare il principio della legalità spesso minacciato negli stessi istituti. «Affermare la legalità non vuol dire soltanto lotta alla mafia. ma anche battervi per avere strutture scolastiche più adeguate alle vostre esigenze. Non possiamo più tollerare che i figli dei mafiosi disturbino la tranquillità dei ragazzi. Non possiamo più stare a guardare i commandos che irrompono negli esercizi pubblici portando disagi e paure. La serenità e la libertà individuale sono due valori che dobbiamo conquistare e difendere ad ogni costo e non solo a parole».
Parole di speranza quelle pronunciate dal testimone di giustizia, Pino Grasso. Da lui un ringraziamento sentito alle forze dell'ordine per la protezione che hanno dato alla sua famiglia. «Noi siamo lo Stato - ha detto - e dobbiamo combattere contro l'antistato perché abbiamo il dovere e il potere di cambiare le cose in questa nostra bellissima terra». Grasso e la moglie hanno, infine, abbandonato, sempre seguiti passo passo dagli uomini della scorta, il luogo della manifestazione a bordo di un'automobile della polizia a sirene spiegate.
Verso le 11,30 il corteo si è sciolto. Resta un dato che dovrebbe far riflettere: l'esigua presenza di giovani. Ma, a ben vedere, non c'è da meravigliarsi, poiché non è la prima volta e non sarà certamente l'ultima, che il territorio vibonese si dimostra poco sensibile a manifestare contro la 'ndrangheta. Certamente in questo senso diseducativo è stato l'atteggiamento delle istituzioni, che hanno preferito disertare la l'evento nel momento in cui c'è bisogno di un forte segnale anche da esse.
da Il Quotidiano della Calabria (17 dicembre 2006)
Manifestazione organizzata dal Comitato del movimento studentesco
"FUORI la mafia da...". Questo ed altri gli slogan che hanno caratterizzato ieri mattina la manifestazione contro ogni forma di mafia organizzata dai componenti del Comitato promotore del Movimento studentesco vibonese e appoggiata da forze politiche di centrosinistra. In prima fila i Giovani comunisti, i Verdi e i Socialisti, nonché le organizzazioni sindacali e l'associazione "Libera". Un corteo che, per la verità, ha fatto registrare una presenza piuttosto esigua di giovani che hanno preferito astenersi dal manifestare. E questo aspetto è stato, in parte, stigmatizzato dagli stessi organizzatori che si aspettavano una partecipazione maggiore di studenti, visto che la manifestazione era stata organizzata dal Comitato studentesco e diretta in particolar modo a loro. Il serpentone umano è partito da Piazza san Leoluca e si è snodato per le vie della città, terminando il suo cammino in piazza Municipio, dove era stato allestito un palco dal quale hanno preso la parola non solo gli organizzatori, ma anche chi ha subito i soprusi della 'ndrangheta tanto da vivere sotto scorta, come ad esempio il pentito Pino Grasso e Nello Ruello, o anche chi si è scontrato con essa come l'ex sindaco di Rosarno Giuseppe Lavorato, o chi ancora si prodiga per far affermare la legalità come Luciano Lo Iacono, segretario nazionale del Movimento popolare per la giustizia, e don Nino Vattiata, parroco di Vazzano e componente dell'associazione Libera.
Da tutti l'invito a smuovere le coscienze, a fare fronte comune contro la criminalità. «Sono più di dieci anni - ha detto Lo Iacono - che il movimento popolare protesta per la disastrosa situazione della giustizia a Vibo, ma nessuno ha mai fatto nulla. Di fronte all'incapacità e alla disonestà di un certo numero di avvocati, alla drammatica situazione degli uffici giudiziari di Vibo, invitiamo tutti i cittadini che ritengono di aver subìto ingiustizie a segnalarle in maniera documentata. La denuncia non deve fare la fine della "Lupara bianca". Ci dobbiamo, pertanto, attivare tutti per cercare di affermare perennemente uno stato di legalità».
Nello Ruello ha parlato ai giovani presenti in piazza della sua vicenda che lo vede oggi sottoposto al programma di protezione. «L'usura - ha affermato - ha travolto e rovinato la mia attività, il mio patrimonio, e pur avendo denunciato i miei aguzzini sono stato lasciato solo. Le persone, anche i politici potenti che erano al mio fianco prima di questa vicenda, sono d'un tratto spariti voltandomi le spalle. Ho avuto persino difficoltà a trovare un avvocato che perorasse la mia causa. Oggi vivo scortato e la mia libertà è stata fortemente ridimensionata. Il mio invito a voi è quello di lottare per il rispetto delle regole e credere fermamente nelle vostre idee».
Per l'ex sindaco Lavorato è il momento che le forze sane della società si ribellino a questa situazione di timore nella quale sono incastrate. «Non è possibile che la Calabria accetti passivamente il proprio destino. Non si può pensare di piegare la testa e non denunciare chi compie azioni che minano la tranquillità della gente e mettono a rischio la convivenza civile».
Vattiata ha evidenziato la defezione dei docenti e dei dirigenti scolastici, esortando i giovani a lavorare insieme al resto del mondo scolastico per affermare il principio della legalità spesso minacciato negli stessi istituti. «Affermare la legalità non vuol dire soltanto lotta alla mafia. ma anche battervi per avere strutture scolastiche più adeguate alle vostre esigenze. Non possiamo più tollerare che i figli dei mafiosi disturbino la tranquillità dei ragazzi. Non possiamo più stare a guardare i commandos che irrompono negli esercizi pubblici portando disagi e paure. La serenità e la libertà individuale sono due valori che dobbiamo conquistare e difendere ad ogni costo e non solo a parole».
Parole di speranza quelle pronunciate dal testimone di giustizia, Pino Grasso. Da lui un ringraziamento sentito alle forze dell'ordine per la protezione che hanno dato alla sua famiglia. «Noi siamo lo Stato - ha detto - e dobbiamo combattere contro l'antistato perché abbiamo il dovere e il potere di cambiare le cose in questa nostra bellissima terra». Grasso e la moglie hanno, infine, abbandonato, sempre seguiti passo passo dagli uomini della scorta, il luogo della manifestazione a bordo di un'automobile della polizia a sirene spiegate.
Verso le 11,30 il corteo si è sciolto. Resta un dato che dovrebbe far riflettere: l'esigua presenza di giovani. Ma, a ben vedere, non c'è da meravigliarsi, poiché non è la prima volta e non sarà certamente l'ultima, che il territorio vibonese si dimostra poco sensibile a manifestare contro la 'ndrangheta. Certamente in questo senso diseducativo è stato l'atteggiamento delle istituzioni, che hanno preferito disertare la l'evento nel momento in cui c'è bisogno di un forte segnale anche da esse.
da Il Quotidiano della Calabria (17 dicembre 2006)
Un disservizio da Terzo mondo
di Nardodipace
Gentile direttore, si fa presto a parlare dell'efficienza del "privato" dei disservizi del "pubblico".
Lasciamo parlare i fatti! Il 30 novembre u.s. mi è stato comunicato dall'Inpdap di Vibo Valentia l'emissione dì un mandato in mio favore da riscuotere presso la Banca Nazionale del Lavoro-agenzia della stessa città.
La disponibilità, il garbo e la comprensione dei bisogni altrui espressi dalla funzionatà preposta al settore buonuscita - Dottoressa Cipro - sono stati purtroppo vanificati dai disservizi messi in atto dalla Banca. Ed ecco i fatti: venerdì l dicembre, prima di affrontare un viaggio in macchina della durata di 3 ore, telefono in banca dove mi si nega l'arrivo del mandato che, comunque, anche se fosse arrivato, mi è stato detto che avrebbe dovuto essere "lavorato". Lunedì 4 dicembre telefono nuovamente e, dopo estenuanti attese di un contatto con qualche responsabile del settore, mi si risponde ancora negativamente. Martedì 5, ancora niente, mercoledì 6 l'impiegato del settore mi assicura che il giorno dopo, giovedì 7, avrei potuto riscuotere il mandato.
Giovedi mattina, affronto un altro viaggio di 3 ore e arrivo in banca dove, attraversu un rimpallo tra i vari impiegati, mi si risponde che ancora il mandato non era arrivato da Roma e che forse sarebbe arrivato col corriere.
Dopo un'attesa di due ore, perché era impiegato in una conferenza stampa, ho espresso la mia indignazione al direttore il quale mi ha invitato a pazientare e a tornare lunedì in quanto c'era di mezzo venerdi - festa dell'Immacolata e il sabato, giorno di chiusura. Lunedì 11 sono tornato in banca e con mia grande sorpresa mi è stato consegnato un assegno datato mercoledì 6 dicembre. Ho dedotto, quindi, che giovedì 7 l'assegno era già in banca e non mi era stato consegnato forse per motivi che il cliente non deve sapere. In conclusione, a me è sembrata una storia di normale angheria e, comunque fosse, sottolineo che per riscuotere un assegno presso la Bnl di Vibo Valentia, ho dovuto effettuare due viaggi in macchina per complessive sei ore di percorso e con un'attesa di 12 giorni dalla data di emissione dell'Inpdap della stessa città. Se non è stata angheria è stato comunque un disservizio da popoli sottosviluppati.
da Il Quotidiano della Calabria (17 dicembre 2006)
Gentile direttore, si fa presto a parlare dell'efficienza del "privato" dei disservizi del "pubblico".
Lasciamo parlare i fatti! Il 30 novembre u.s. mi è stato comunicato dall'Inpdap di Vibo Valentia l'emissione dì un mandato in mio favore da riscuotere presso la Banca Nazionale del Lavoro-agenzia della stessa città.
La disponibilità, il garbo e la comprensione dei bisogni altrui espressi dalla funzionatà preposta al settore buonuscita - Dottoressa Cipro - sono stati purtroppo vanificati dai disservizi messi in atto dalla Banca. Ed ecco i fatti: venerdì l dicembre, prima di affrontare un viaggio in macchina della durata di 3 ore, telefono in banca dove mi si nega l'arrivo del mandato che, comunque, anche se fosse arrivato, mi è stato detto che avrebbe dovuto essere "lavorato". Lunedì 4 dicembre telefono nuovamente e, dopo estenuanti attese di un contatto con qualche responsabile del settore, mi si risponde ancora negativamente. Martedì 5, ancora niente, mercoledì 6 l'impiegato del settore mi assicura che il giorno dopo, giovedì 7, avrei potuto riscuotere il mandato.
Giovedi mattina, affronto un altro viaggio di 3 ore e arrivo in banca dove, attraversu un rimpallo tra i vari impiegati, mi si risponde che ancora il mandato non era arrivato da Roma e che forse sarebbe arrivato col corriere.
Dopo un'attesa di due ore, perché era impiegato in una conferenza stampa, ho espresso la mia indignazione al direttore il quale mi ha invitato a pazientare e a tornare lunedì in quanto c'era di mezzo venerdi - festa dell'Immacolata e il sabato, giorno di chiusura. Lunedì 11 sono tornato in banca e con mia grande sorpresa mi è stato consegnato un assegno datato mercoledì 6 dicembre. Ho dedotto, quindi, che giovedì 7 l'assegno era già in banca e non mi era stato consegnato forse per motivi che il cliente non deve sapere. In conclusione, a me è sembrata una storia di normale angheria e, comunque fosse, sottolineo che per riscuotere un assegno presso la Bnl di Vibo Valentia, ho dovuto effettuare due viaggi in macchina per complessive sei ore di percorso e con un'attesa di 12 giorni dalla data di emissione dell'Inpdap della stessa città. Se non è stata angheria è stato comunque un disservizio da popoli sottosviluppati.
da Il Quotidiano della Calabria (17 dicembre 2006)
Una banca al servizio del territorio
L'imprenditore Lello Greco guiderà il comitato promotore nella delicata fase costitutiva
Nasce il Credito cooperativo vibonese. Avviata la sottoscrizione delle azioni
di a.m.
Alle 12.23 nella sala Timoniera dell'Hotel Cala del Porto in Vibo Valentia Marina si presentano i protagonisti dello sviluppo economico: il biologo-imprenditore Lello Greco, il dirigente industriale Antonio Gagliardi, l'imprenditore Filippo Palmieri, l'artigiano Antonio Cortese, il promotore finanziario Rocco Denardo, i dottori commercialisti Angelo Sabatino e Francesco Tigani, il veterinario Nicoletta Corigliano, gli imprenditori Giuseppe Lo Preiato e Francesco Barbieri costituiscono il comitato promotore del progetto per la costituzione di un istituto di credito cooperativo a Vibo Valentia. I circa 180.000 abitanti, ripartiti in 60.000 famiglie, garantiscono il rapporto esclusivo tra territorio e banche di credito cooperativo. Le Bcc operano nel territorio nascente ed in quello limitrofo: dunque, oltre Vibo, anche Pizzo, Zambrone, Parghelia, Briatico, Cessaniti, IonadiŠ Tra i dati di analisi favorevoli alla costituzione del progetto si riscontrano il quantum giovanile e maschile della popolazione provinciale: la quota percentuale dei vibonesi-giovani conta il 27% (IX posto tra le 103 province italiane). Il socio-comitato costituito per atto pubblico il 4 dicembre è iscritto ora alla Camera di commercio di Vibo Valentia.
Dopo la regolare comunicazione alla Banca di Italia l'iniziativa gode della collaborazione e dell'assistenza della Federazione delle Banche di Credito della Calabria. «L'idea di fare una banca spesso non riceve plauso generale e credibilità positiva» commenta il presidente del comitato Lello Greco «perché la mentalità diffusa orienta il pensiero verso l'esistenza di poteri occulti, che sottendono alle iniziative del qualsiasi cittadino-protagonista attivo. In tale percorso, non "subìto" da altri attori pubblici, ma "iniziato" dalla "buona volontà" di uomini normali, che rivendicano la possibilità di operare, i principi guida sono quelli di visibilità e trasparenza. Una Bcc nel territorio vibonese è importante per il rafforzamento del sistema economico-sociale». Massima trasparenza e massima apertura alimentano le motivazioni dei cittadini che desiderano valorizzare le risorse locali. Già, "locali", perché localismo mutualità e cooperazione assieme a efficienza e solidarietà identificano una Bcc di contro alla logica del massimo profitto e dello scopo lucrativo: il 3% degli utili "de iure" si destina al fondo di mutualità. Banche di persone per le persone con l'obiettivo di istituire altre cooperative. Il legame col territorio? Totale e permanente con i fattori catalizzatori della fiducia-cooperazione e nella forma giuridica e nel modello imprenditoriale.
"Rete" tra il sistema del credito cooperativo per garantire servizi in risposta ai bisogni-vantaggi individuali e agli interessi collettivi: ogni Bcc si caratterizza per la forte vocazione a fare credito al fine di sostentare l'economia reale. "Capitale sociale" diffuso quindi. Quale la declinazione da ricordarsi? Centralità della persona impegno per la soddisfazione delle necessità autonomia promozione della partecipazione sviluppo locale garanzia dei servizi-benefici. Dal Cna: «Non si sovrappongono le Bcc già presenti sul territorio dato che il piano prevede la contrattazione tra i diversi attori istituzionali: nessuna frattura, tutto coopera al decollo dello sviluppo socio-economico locale, esiste un protocollo per la facilitazione di accesso al credito ad alcune categorie». Da Confindustria: «Sviluppo delle piccole e medie imprese».
Chi diventa socio? Colui che sottoscrive il modulo di richiesta di adesione reperibile tra i soci promotori o presso la sede del Comitato promotore in via Matteotti n. 15. Il valore di un'azione è pari a 100 euro. Per diventare socio è necessario sottoscrivere il minimo di 10 azioni (per complessivi 1000 euro), ma il singolo socio non può sottoscrivere più di 500 azioni. Il conto corrente vincolato dove sarà raccolto il controvalore delle azioni sottoscritte è acceso presso la filiale vibonese della Banca di Roma qualora non si raggiunga il numero minimo di 200 soci o la quota minima di 2.000.000 di euro le somme vengono restituite ai sottoscrittori.
Contro il sistema bancario e creditizio attuale non stimolante a "fare impresa" e per "il migliorare" il livello di sportellizzazione e con l'expertise del vice presidente Gagliardi, ricordando la prima Cassa Rurale del 1883, oggi "pubblicamente" i soci promotori si presentano alla comunità vibonese.
da Il Quotidiano della Calabria (17 dicembre 2006)
Nasce il Credito cooperativo vibonese. Avviata la sottoscrizione delle azioni
di a.m.
Alle 12.23 nella sala Timoniera dell'Hotel Cala del Porto in Vibo Valentia Marina si presentano i protagonisti dello sviluppo economico: il biologo-imprenditore Lello Greco, il dirigente industriale Antonio Gagliardi, l'imprenditore Filippo Palmieri, l'artigiano Antonio Cortese, il promotore finanziario Rocco Denardo, i dottori commercialisti Angelo Sabatino e Francesco Tigani, il veterinario Nicoletta Corigliano, gli imprenditori Giuseppe Lo Preiato e Francesco Barbieri costituiscono il comitato promotore del progetto per la costituzione di un istituto di credito cooperativo a Vibo Valentia. I circa 180.000 abitanti, ripartiti in 60.000 famiglie, garantiscono il rapporto esclusivo tra territorio e banche di credito cooperativo. Le Bcc operano nel territorio nascente ed in quello limitrofo: dunque, oltre Vibo, anche Pizzo, Zambrone, Parghelia, Briatico, Cessaniti, IonadiŠ Tra i dati di analisi favorevoli alla costituzione del progetto si riscontrano il quantum giovanile e maschile della popolazione provinciale: la quota percentuale dei vibonesi-giovani conta il 27% (IX posto tra le 103 province italiane). Il socio-comitato costituito per atto pubblico il 4 dicembre è iscritto ora alla Camera di commercio di Vibo Valentia.
Dopo la regolare comunicazione alla Banca di Italia l'iniziativa gode della collaborazione e dell'assistenza della Federazione delle Banche di Credito della Calabria. «L'idea di fare una banca spesso non riceve plauso generale e credibilità positiva» commenta il presidente del comitato Lello Greco «perché la mentalità diffusa orienta il pensiero verso l'esistenza di poteri occulti, che sottendono alle iniziative del qualsiasi cittadino-protagonista attivo. In tale percorso, non "subìto" da altri attori pubblici, ma "iniziato" dalla "buona volontà" di uomini normali, che rivendicano la possibilità di operare, i principi guida sono quelli di visibilità e trasparenza. Una Bcc nel territorio vibonese è importante per il rafforzamento del sistema economico-sociale». Massima trasparenza e massima apertura alimentano le motivazioni dei cittadini che desiderano valorizzare le risorse locali. Già, "locali", perché localismo mutualità e cooperazione assieme a efficienza e solidarietà identificano una Bcc di contro alla logica del massimo profitto e dello scopo lucrativo: il 3% degli utili "de iure" si destina al fondo di mutualità. Banche di persone per le persone con l'obiettivo di istituire altre cooperative. Il legame col territorio? Totale e permanente con i fattori catalizzatori della fiducia-cooperazione e nella forma giuridica e nel modello imprenditoriale.
"Rete" tra il sistema del credito cooperativo per garantire servizi in risposta ai bisogni-vantaggi individuali e agli interessi collettivi: ogni Bcc si caratterizza per la forte vocazione a fare credito al fine di sostentare l'economia reale. "Capitale sociale" diffuso quindi. Quale la declinazione da ricordarsi? Centralità della persona impegno per la soddisfazione delle necessità autonomia promozione della partecipazione sviluppo locale garanzia dei servizi-benefici. Dal Cna: «Non si sovrappongono le Bcc già presenti sul territorio dato che il piano prevede la contrattazione tra i diversi attori istituzionali: nessuna frattura, tutto coopera al decollo dello sviluppo socio-economico locale, esiste un protocollo per la facilitazione di accesso al credito ad alcune categorie». Da Confindustria: «Sviluppo delle piccole e medie imprese».
Chi diventa socio? Colui che sottoscrive il modulo di richiesta di adesione reperibile tra i soci promotori o presso la sede del Comitato promotore in via Matteotti n. 15. Il valore di un'azione è pari a 100 euro. Per diventare socio è necessario sottoscrivere il minimo di 10 azioni (per complessivi 1000 euro), ma il singolo socio non può sottoscrivere più di 500 azioni. Il conto corrente vincolato dove sarà raccolto il controvalore delle azioni sottoscritte è acceso presso la filiale vibonese della Banca di Roma qualora non si raggiunga il numero minimo di 200 soci o la quota minima di 2.000.000 di euro le somme vengono restituite ai sottoscrittori.
Contro il sistema bancario e creditizio attuale non stimolante a "fare impresa" e per "il migliorare" il livello di sportellizzazione e con l'expertise del vice presidente Gagliardi, ricordando la prima Cassa Rurale del 1883, oggi "pubblicamente" i soci promotori si presentano alla comunità vibonese.
da Il Quotidiano della Calabria (17 dicembre 2006)
16 dicembre 2006
Lamezia, Italia
Rosso Fajettu segnala questo reportage di Repubblica.it sulle condizioni di vita a Lamezia.
Viaggio nel profondo sud della Calabria, dove domina la criminalità del racket e delle bombe.
Il reportage (da scaricare)
da Repubblica.it (15 dicembre 2006)
13 dicembre 2006
Briatico. Tentato omicidio arrestato ottantenne
Su provvedimento del gip Monaco
BRIATICO - Non poteva finire lì il litigio tra due vecchietti, uno dei quali ha rischiato la vita. L'aggressore è stato ieri arrestato in esecuzione ad ordinanza di custodia in casa emessa dal gip, Lucia Monaco, su richiesta del pm Fabrizio Garofalo. L'accusa è di tentato omicidio. Il provvedimento del giudice grazie alle precise risultanze investigative cui sono prevenuti ì carabinieri del Norm della Compagnia di Vibo Valentia, diretti dal ten Marco Montemagno. L'ufficiale fu tra i primi a intervenire a Potenzoni, frazione di Briatico, teatro dell'aggressione che poteva avere conseguenze letali per Francesco Varone, 81 anni del posto colpito con un bastone alla testa da un suo coetaneo. Quest'ultimo è stato identificato per Pasqualino Riggio, anche lui di Potenzoni. Per effetto del colpo ricevuto Varone riportò una frattura occipitale e fu ricoverato nel reparto di neurochirurgia del "Pugliese" di Catanzaro con prognosi riservata. Prognosi ora sciolta anche se Varone si trova sempre ricoverato non più a Catanzaro ma all'ospedale di Vibo Valentia. Il ten. Montemagno nelle sue indagini ha ricostruito nei minimi particolari la vicenda tanto da fare emergere quello che il giudice Monaco ha ora definito "un quadro indiziario di assoluto rilievo" inducendolo a disporre l'arresto. Dalle indagini è risultato che nel pomeriggio di domenica 26 novembre vi fu tra Varone e Riggio una colluttazione. Alla base del litigio il rimprovero fatto a Varone dal suo coetaneo di non essersi recato ai funerali di un suo parente e anche un prestito di appena 4 euro non restituito. Motivi banali e non certo gravi. Finita la colluttazione la storia sembrava finita lì e invece Riggio raggiungeva Varone nei pressi dell'abitazione della figlia e lo colpiva con un bastone alla testa. Una volta identificato l'aggressore veniva denunciato a piede libero in attesa di accertare come erano andate le cose. Dall'informativa che il ten. Montemagno inviava al pm Fabrizio Garofalo emergevano gravi indizi di colpevolezza che costringevano il magistrato a chiedere la misura cautelare, che ieri è stata eseguita dai carabinieri del Norm.
da Il Quotidiano della Calabria (13 dicembre 2006)
BRIATICO - Non poteva finire lì il litigio tra due vecchietti, uno dei quali ha rischiato la vita. L'aggressore è stato ieri arrestato in esecuzione ad ordinanza di custodia in casa emessa dal gip, Lucia Monaco, su richiesta del pm Fabrizio Garofalo. L'accusa è di tentato omicidio. Il provvedimento del giudice grazie alle precise risultanze investigative cui sono prevenuti ì carabinieri del Norm della Compagnia di Vibo Valentia, diretti dal ten Marco Montemagno. L'ufficiale fu tra i primi a intervenire a Potenzoni, frazione di Briatico, teatro dell'aggressione che poteva avere conseguenze letali per Francesco Varone, 81 anni del posto colpito con un bastone alla testa da un suo coetaneo. Quest'ultimo è stato identificato per Pasqualino Riggio, anche lui di Potenzoni. Per effetto del colpo ricevuto Varone riportò una frattura occipitale e fu ricoverato nel reparto di neurochirurgia del "Pugliese" di Catanzaro con prognosi riservata. Prognosi ora sciolta anche se Varone si trova sempre ricoverato non più a Catanzaro ma all'ospedale di Vibo Valentia. Il ten. Montemagno nelle sue indagini ha ricostruito nei minimi particolari la vicenda tanto da fare emergere quello che il giudice Monaco ha ora definito "un quadro indiziario di assoluto rilievo" inducendolo a disporre l'arresto. Dalle indagini è risultato che nel pomeriggio di domenica 26 novembre vi fu tra Varone e Riggio una colluttazione. Alla base del litigio il rimprovero fatto a Varone dal suo coetaneo di non essersi recato ai funerali di un suo parente e anche un prestito di appena 4 euro non restituito. Motivi banali e non certo gravi. Finita la colluttazione la storia sembrava finita lì e invece Riggio raggiungeva Varone nei pressi dell'abitazione della figlia e lo colpiva con un bastone alla testa. Una volta identificato l'aggressore veniva denunciato a piede libero in attesa di accertare come erano andate le cose. Dall'informativa che il ten. Montemagno inviava al pm Fabrizio Garofalo emergevano gravi indizi di colpevolezza che costringevano il magistrato a chiedere la misura cautelare, che ieri è stata eseguita dai carabinieri del Norm.
da Il Quotidiano della Calabria (13 dicembre 2006)
Presentato il concorso di idee
Comune. Sarà fornita assistenza formativa e pratica al fine di riuscire a ottenere i finanziamenti
Nell'ambito del progetto "Centro Fare Impresa". Tre saranno i vincitori
di FRANCESCO MOBILIO
ADESSO tocca a loro. A chi intede fare impresa e soprattutto a chi è capace di proporre l'idea migliore e dunque essere selezionato tra i primi tre progetti ritenuti degni di attenzione. Per partecipare c'è tempo fino al 15 gennaio del 2007. Ieri mattina l'assessore comunale alle Attività produttive Assunta Achille, presentando alla stampa il concorso di idee imprenditoriali, inserito nel progetto "Centro Fare Impresa", è stata molto chiara. Davanti ai giornalisti, convocati alla sede dell'assessorato di Palazzo delle Accademie, ha detto che il concorso rappresenta «un'altra tappa importante del progetto che si propone di promuovere iniziative imprenditoriali, attraverso la diffusione della cultura d'impresa tra i giovani, della concertazione tra i diversi attori dello sviluppo locale, supportando le iniziative esistenti in un'ottica di sussidarietà».
I passaggi: «Prima - ha ricordato in merito la Achille, che sull'argomento giorni fa aveva già incontrato i cronisti - abbiamo avuto la fase di formazione dei nostri dipendenti che saranno destinati allo Sportello con sede in piazza del Lavoro, poi gli incontri con le realtà produttive e successivamente quelli con gli studenti vibonesi. Oggi, invece, siamo qui per presentare e lanciare il concorso di idee impreditoriali. Certo, non è solo in questo modo che si avrà lo sviluppo del territorio, ma nel nostro piccolo cerchiamo di dare un decisivo contributo affinché si diffonda sempre più, e soprattutto nel rispetto delle norme, la voglia di fare impresa», ha aggiunto l'assessore dell'esecutivo guidato dal sindaco Franco Sammarco.
Il concorso di idee imprenditoriali, dunque, come già detto prima, fa parte di un progetto più ampio promosso dall'assessorato alle Attività produttive e finanziato con i fondi Por Calabria, il quale si propone di sviluppare maggiori iniziative imprenditoriali capaci di dare slancio e vivacità all'economia locale. In questo percorso il Comune è stato e sarà accompagnato nel prossimo futuro dalla Izi Spa di Roma, una società che nel settore vanta una ventennale esperienza in campo nazionale ed internazionale. Per mettere quindi in piedi il "Centro Fare Impresa" molto è stato già fatto e il concorso di idee imprenditoriali rappresenta con ogni probabilità l'ultimo tassello di un lungo e faticoso cammino intrapreso dall'ex assessore al ramo Daniele De Sossi e portato solo a compimento dalla Achille, che anche ieri mattina parlando ai cronisti non ha mancato di ringraziare il suo predecessore per il lavoro fatto. Ad illustrare nel dettaglio il concorso di idee impreditoriali ci ha pensato Stefano Lalli, consigliere di amministrazione-partner, della Izi Spa. Quest'ultimo ha definito l'iniziativa «momento centrale dell'intero progetto "Centro Fare Impresa". L'obiettivo, come appena detto dall'assessore, è naturalmente quello di stimolare la cultura di impresa, soprattutto - ha precisato Lalli - presso i giovani. Coloro che pertanto saranno interessati potranno proporre la propria idea imprenditoriale entro e non oltre il 15 gennaio prossimo. Tutti i progetti pervenuti saranno attentamente valutati da una apposita commissione tecnica della Izi Spa, che al termine selezionerà quelle che riterrà le tre migliori idee. Ai loro ideatori sarà poi data una specifica formazione teorica e pratica e, quindi, gli strumenti attraverso cui realizzare la propria idea. In pratica - ha spiegato il rappresentante della società specializzata a indicare metodi, analisi e valutazioni economiche - il nostro compito sarà quello di accompagnare i progetti una volta che sono stati scelti dalla commissione. Li seguiremo passo passo fino a quando non avranno ottenuto gli eventuali finanziamenti, utili a realizare in concreto l'idea», ha fatto sapere ancora Stefano Lalli, il quale ha ha auspicato una risposta positiva del territorio con la presentazione di numerosi business plan.
Il rilascio dei fondi, insomma, per chi decide di fare impresa sul territorio dovrà essere sudato, anche perché il Comune non può erogare fondi, ma in questo si potrà contare su un supporto validissimo, offerto dalla consulenza della società romana che starà al fianco dei tre vincitori del concorso, al fine di indirizzarli e consigliarli nel loro percorso.
Bando e scheda. Entranbi sono disponibili presso lo Sportello di piazza del Lavoro e scaricabili dal sito Web www.centrofareimpresaVV.it. «Il nostro obiettivo naturalmente - ha ripreso l'assessore Achille prima di congedarsi - è che questa attività dia supporto a chi decide di fare impresa. Contribuisca insomma a favorire la nascita di nuova imprenditorialità e stimoli anche tutti i potenziali imprenditori, professionisti e lavoratori autonomi, insieme alle amministrazioni locali ed agli operatori del settore, a perseguire l'obiettivo dello sviluppo ecnomico e della crescita delle opportunità di lavoro».
da Il Quotidiano della Calabria (12 dicembre 2006)
Nell'ambito del progetto "Centro Fare Impresa". Tre saranno i vincitori
di FRANCESCO MOBILIO
ADESSO tocca a loro. A chi intede fare impresa e soprattutto a chi è capace di proporre l'idea migliore e dunque essere selezionato tra i primi tre progetti ritenuti degni di attenzione. Per partecipare c'è tempo fino al 15 gennaio del 2007. Ieri mattina l'assessore comunale alle Attività produttive Assunta Achille, presentando alla stampa il concorso di idee imprenditoriali, inserito nel progetto "Centro Fare Impresa", è stata molto chiara. Davanti ai giornalisti, convocati alla sede dell'assessorato di Palazzo delle Accademie, ha detto che il concorso rappresenta «un'altra tappa importante del progetto che si propone di promuovere iniziative imprenditoriali, attraverso la diffusione della cultura d'impresa tra i giovani, della concertazione tra i diversi attori dello sviluppo locale, supportando le iniziative esistenti in un'ottica di sussidarietà».
I passaggi: «Prima - ha ricordato in merito la Achille, che sull'argomento giorni fa aveva già incontrato i cronisti - abbiamo avuto la fase di formazione dei nostri dipendenti che saranno destinati allo Sportello con sede in piazza del Lavoro, poi gli incontri con le realtà produttive e successivamente quelli con gli studenti vibonesi. Oggi, invece, siamo qui per presentare e lanciare il concorso di idee impreditoriali. Certo, non è solo in questo modo che si avrà lo sviluppo del territorio, ma nel nostro piccolo cerchiamo di dare un decisivo contributo affinché si diffonda sempre più, e soprattutto nel rispetto delle norme, la voglia di fare impresa», ha aggiunto l'assessore dell'esecutivo guidato dal sindaco Franco Sammarco.
Il concorso di idee imprenditoriali, dunque, come già detto prima, fa parte di un progetto più ampio promosso dall'assessorato alle Attività produttive e finanziato con i fondi Por Calabria, il quale si propone di sviluppare maggiori iniziative imprenditoriali capaci di dare slancio e vivacità all'economia locale. In questo percorso il Comune è stato e sarà accompagnato nel prossimo futuro dalla Izi Spa di Roma, una società che nel settore vanta una ventennale esperienza in campo nazionale ed internazionale. Per mettere quindi in piedi il "Centro Fare Impresa" molto è stato già fatto e il concorso di idee imprenditoriali rappresenta con ogni probabilità l'ultimo tassello di un lungo e faticoso cammino intrapreso dall'ex assessore al ramo Daniele De Sossi e portato solo a compimento dalla Achille, che anche ieri mattina parlando ai cronisti non ha mancato di ringraziare il suo predecessore per il lavoro fatto. Ad illustrare nel dettaglio il concorso di idee impreditoriali ci ha pensato Stefano Lalli, consigliere di amministrazione-partner, della Izi Spa. Quest'ultimo ha definito l'iniziativa «momento centrale dell'intero progetto "Centro Fare Impresa". L'obiettivo, come appena detto dall'assessore, è naturalmente quello di stimolare la cultura di impresa, soprattutto - ha precisato Lalli - presso i giovani. Coloro che pertanto saranno interessati potranno proporre la propria idea imprenditoriale entro e non oltre il 15 gennaio prossimo. Tutti i progetti pervenuti saranno attentamente valutati da una apposita commissione tecnica della Izi Spa, che al termine selezionerà quelle che riterrà le tre migliori idee. Ai loro ideatori sarà poi data una specifica formazione teorica e pratica e, quindi, gli strumenti attraverso cui realizzare la propria idea. In pratica - ha spiegato il rappresentante della società specializzata a indicare metodi, analisi e valutazioni economiche - il nostro compito sarà quello di accompagnare i progetti una volta che sono stati scelti dalla commissione. Li seguiremo passo passo fino a quando non avranno ottenuto gli eventuali finanziamenti, utili a realizare in concreto l'idea», ha fatto sapere ancora Stefano Lalli, il quale ha ha auspicato una risposta positiva del territorio con la presentazione di numerosi business plan.
Il rilascio dei fondi, insomma, per chi decide di fare impresa sul territorio dovrà essere sudato, anche perché il Comune non può erogare fondi, ma in questo si potrà contare su un supporto validissimo, offerto dalla consulenza della società romana che starà al fianco dei tre vincitori del concorso, al fine di indirizzarli e consigliarli nel loro percorso.
Bando e scheda. Entranbi sono disponibili presso lo Sportello di piazza del Lavoro e scaricabili dal sito Web www.centrofareimpresaVV.it. «Il nostro obiettivo naturalmente - ha ripreso l'assessore Achille prima di congedarsi - è che questa attività dia supporto a chi decide di fare impresa. Contribuisca insomma a favorire la nascita di nuova imprenditorialità e stimoli anche tutti i potenziali imprenditori, professionisti e lavoratori autonomi, insieme alle amministrazioni locali ed agli operatori del settore, a perseguire l'obiettivo dello sviluppo ecnomico e della crescita delle opportunità di lavoro».
da Il Quotidiano della Calabria (12 dicembre 2006)
Una congiura contro Bivona
da cittadini di Bivona
IL tempo passa inesorabile sulle sciagure umane un po' per tutti, ma mentre per alcuni è mitigato dall'interesse e dall'impegno di chi può renderlo meno difficoltoso, per altri diventa uno scoglio insuperabile. E' il caso di Bivona, tranquillo paese marino della provincia di Vibo Valentia devastato dall'alluvione del 3 luglio scorso. Se non ci fosse il sole sembrerebbe che il 3 luglio non sia ancora passato. Non un intervento in questo paese martoriato e soprattutto dimenticato dagli amministratori preposti. Tornando indietro nel tempo ci si ricorda dell'impegno della precedente amministrazione per la riqualificazione delle frazioni vibonesi, della quale tante hanno usufruito, chi poco chi molto, esclusa Bivona. E più recentemente, poco prima dell'alluvione, l'impegno a spendere i soldi, precedentemente impegnati per la costruzione di un teatro, per il rifacimento della piazza principale di Bivona vero obbrobrio di progettazione.
C'è da chiedersi: visto l'immobilismo dell'amministrazione, se dal palazzo o da qualche assessore in particolare è in atto una congiura contro questo paese che per anni è stato il giardino sul mare della provincia di Vibo e versa oggi nel degrado più assoluto senza una strada ove camminare con almeno un po' di sicurezza e senza una una illuminazione decente sulle quali nessun intervento è stato effettuato da almeno trent'anni e tutte da rifare, invase ovunque da cumuli di rifiuti maleodoranti e pericolosi per la salute pubblica e con mille altri problemi compresa l'inettitudine degli amministratori e la loro indifferenza a tutto ciò che riguarda questo paese. E nonostante ciò si continua ad affermare da parte di chi amministra questo paese che il 60% dei lavori dopo l'evento alluvionale è già stato fatto. Infatti bastano quindici minuti di pioggia affinché servono mezzi anfibi per potersi muovere nel paese. Chiediamo allora solo attenzione per rilanciare questa frazione, che se oggi ci fosse Dante Alighieri, Bivona sarebbe rilegata nel primo girone dell'Inferno.
da Il Quotidiano della Calabria (12 dicembre 2006)
IL tempo passa inesorabile sulle sciagure umane un po' per tutti, ma mentre per alcuni è mitigato dall'interesse e dall'impegno di chi può renderlo meno difficoltoso, per altri diventa uno scoglio insuperabile. E' il caso di Bivona, tranquillo paese marino della provincia di Vibo Valentia devastato dall'alluvione del 3 luglio scorso. Se non ci fosse il sole sembrerebbe che il 3 luglio non sia ancora passato. Non un intervento in questo paese martoriato e soprattutto dimenticato dagli amministratori preposti. Tornando indietro nel tempo ci si ricorda dell'impegno della precedente amministrazione per la riqualificazione delle frazioni vibonesi, della quale tante hanno usufruito, chi poco chi molto, esclusa Bivona. E più recentemente, poco prima dell'alluvione, l'impegno a spendere i soldi, precedentemente impegnati per la costruzione di un teatro, per il rifacimento della piazza principale di Bivona vero obbrobrio di progettazione.C'è da chiedersi: visto l'immobilismo dell'amministrazione, se dal palazzo o da qualche assessore in particolare è in atto una congiura contro questo paese che per anni è stato il giardino sul mare della provincia di Vibo e versa oggi nel degrado più assoluto senza una strada ove camminare con almeno un po' di sicurezza e senza una una illuminazione decente sulle quali nessun intervento è stato effettuato da almeno trent'anni e tutte da rifare, invase ovunque da cumuli di rifiuti maleodoranti e pericolosi per la salute pubblica e con mille altri problemi compresa l'inettitudine degli amministratori e la loro indifferenza a tutto ciò che riguarda questo paese. E nonostante ciò si continua ad affermare da parte di chi amministra questo paese che il 60% dei lavori dopo l'evento alluvionale è già stato fatto. Infatti bastano quindici minuti di pioggia affinché servono mezzi anfibi per potersi muovere nel paese. Chiediamo allora solo attenzione per rilanciare questa frazione, che se oggi ci fosse Dante Alighieri, Bivona sarebbe rilegata nel primo girone dell'Inferno.
da Il Quotidiano della Calabria (12 dicembre 2006)
11 dicembre 2006
Allarme per i bancomat clonati
Si moltiplicano nel Vibonese le denunce di consumatori abituati a pagare con carte di credito Numerosi i casi di prelievi illeciti dai conti correnti. Ma il rimedio c'è.
PAGARE i propri acquisti con carta di credito è diventato ormai un gesto abituale per tantissime persone. Ma quel gesto, per quanto semplice e comodo, nasconde una grossa insidia. Può accadere infatti che, dall'estratto conto, ci si debba accorgere di aver fatto acquisti in negozi nei quali mai ci si è recati, segno evidente che qualcun altro sta utilizzando la nostra carta, bancomat o di altro tipo.
L'allarme sta montando nel Vibonese, soprattutto nel capoluogo di provincia dove si moltiplicano i casi di consumatori che lamentano la clonazione della propria tessera magnetica. Le persone che, dopo aver denunciato il fatto ai carabinieri o alla polizia, hanno raccontato quanto è loro accaduto sono una decina. Il che, sul piano statistico, lascia intuire la vastità del problema.
Le storie hanno alcuni punti in comune. La maggior parte dei casi sembra si siano verificati dopo acquisti in un noto supermercato pagati, ed è il secondo elemento comune, con tessera bancomat. Ma non mancano i casi di consumatori che avevano fatto la spesa, presso altri supermercati e negozi della città. «Controllando attentamente, come faccio di solito, l'estratto conto inviatomi dalla banca racconta ad esempio D. B., impiegata ho rilevato due acquisti in data recente che, invece, non avevo assolutamente effettuato. Si trattava di somme tutto sommato esigue ma io ho buona memoria e i conti non mi tornavano».
Sì, perché un altro dei punti in comune dei vari casi è che chi utilizza illecitamente le tessere clonate (come siano riusciti a procurarsi i codici originali è, allo stato, ancora un mistero) ha "l'intelligenza" di fare prelievi di modesta entità, dell'ordine di 100-200 euro per volta e non in breve lasso di tempo, al chiaro scopo di non destare sospetti negli ignari titolari i quali, in caso contrario, sarebbero messi subito in allarme. Gli ignoti malviventi confidano, evidentemente nella distrazione, purtroppo molto frequente, dei clienti delle banche i quali spesso non guardano nemmeno l'estratto conto o si fermano solo alle voci più rilevanti. Ma, come si dice, non tutte le ciambelle riescono col buco, è bastato cioè che alcuni cittadini fossero un po' più attenti perché nel Vibonese il problema tornasse di attualità. Senza contare alcune macroscopiche incongruenze: si parla, ad esempio, di una persona di Vibo che si è vista addebitare un acquisto effettuato addirittura in Spagna, Paese nel quale l'interessata non si è mai recata.
A seguito di tante denunce, presentate soprattutto nelle ultime settimane, le forze dell'ordine hanno certamente drizzato le orecchie ed avranno avviato in maniera discreta le indagini per cercare di arrivare ai responsabili di questa truffa informatica. Nel frattempo, per limitare al minimo i danni, ecco il consiglio di un direttore di banca, che conferma l'esistenza del problema, denunciato a lui personalmente da vari suoi clienti: «Evitare l'uso del bancomat e ripiegare invece sulla carta di credito dopo aver fatto un passaggio fondamentale: attivare l'opzione che consente di ricevere sul proprio telefonino un sms dopo ogni acquisto. In tal modo, anche in caso di clonazione, dopo un acquisto addebitato ma non riconosciuto si potrà immediatamente bloccare la carta, con un danno tutto sommato modesto. Il cliente può attivare facilmente e rapidamente l'opzione sms rivolgendosi alla propria banca».
da Il Quotidiano della Calabria (10 dicembre 2006)
PAGARE i propri acquisti con carta di credito è diventato ormai un gesto abituale per tantissime persone. Ma quel gesto, per quanto semplice e comodo, nasconde una grossa insidia. Può accadere infatti che, dall'estratto conto, ci si debba accorgere di aver fatto acquisti in negozi nei quali mai ci si è recati, segno evidente che qualcun altro sta utilizzando la nostra carta, bancomat o di altro tipo.L'allarme sta montando nel Vibonese, soprattutto nel capoluogo di provincia dove si moltiplicano i casi di consumatori che lamentano la clonazione della propria tessera magnetica. Le persone che, dopo aver denunciato il fatto ai carabinieri o alla polizia, hanno raccontato quanto è loro accaduto sono una decina. Il che, sul piano statistico, lascia intuire la vastità del problema.
Le storie hanno alcuni punti in comune. La maggior parte dei casi sembra si siano verificati dopo acquisti in un noto supermercato pagati, ed è il secondo elemento comune, con tessera bancomat. Ma non mancano i casi di consumatori che avevano fatto la spesa, presso altri supermercati e negozi della città. «Controllando attentamente, come faccio di solito, l'estratto conto inviatomi dalla banca racconta ad esempio D. B., impiegata ho rilevato due acquisti in data recente che, invece, non avevo assolutamente effettuato. Si trattava di somme tutto sommato esigue ma io ho buona memoria e i conti non mi tornavano».
Sì, perché un altro dei punti in comune dei vari casi è che chi utilizza illecitamente le tessere clonate (come siano riusciti a procurarsi i codici originali è, allo stato, ancora un mistero) ha "l'intelligenza" di fare prelievi di modesta entità, dell'ordine di 100-200 euro per volta e non in breve lasso di tempo, al chiaro scopo di non destare sospetti negli ignari titolari i quali, in caso contrario, sarebbero messi subito in allarme. Gli ignoti malviventi confidano, evidentemente nella distrazione, purtroppo molto frequente, dei clienti delle banche i quali spesso non guardano nemmeno l'estratto conto o si fermano solo alle voci più rilevanti. Ma, come si dice, non tutte le ciambelle riescono col buco, è bastato cioè che alcuni cittadini fossero un po' più attenti perché nel Vibonese il problema tornasse di attualità. Senza contare alcune macroscopiche incongruenze: si parla, ad esempio, di una persona di Vibo che si è vista addebitare un acquisto effettuato addirittura in Spagna, Paese nel quale l'interessata non si è mai recata.
A seguito di tante denunce, presentate soprattutto nelle ultime settimane, le forze dell'ordine hanno certamente drizzato le orecchie ed avranno avviato in maniera discreta le indagini per cercare di arrivare ai responsabili di questa truffa informatica. Nel frattempo, per limitare al minimo i danni, ecco il consiglio di un direttore di banca, che conferma l'esistenza del problema, denunciato a lui personalmente da vari suoi clienti: «Evitare l'uso del bancomat e ripiegare invece sulla carta di credito dopo aver fatto un passaggio fondamentale: attivare l'opzione che consente di ricevere sul proprio telefonino un sms dopo ogni acquisto. In tal modo, anche in caso di clonazione, dopo un acquisto addebitato ma non riconosciuto si potrà immediatamente bloccare la carta, con un danno tutto sommato modesto. Il cliente può attivare facilmente e rapidamente l'opzione sms rivolgendosi alla propria banca».
da Il Quotidiano della Calabria (10 dicembre 2006)
10 dicembre 2006
Piscina Vibo.Necessario un servizio di trasporto
Piscina. Elogi alla società cooperativa "Vibo nuoto" per la gestione dei corsi Difficoltà per i ragazzi delle Marinate a raggiungere la struttura
di SALVATORE BERTUCCI
"C" è la serie di appartenenza per i cittadini delle Marinate e fascia costiera che frequentano la piscina comunale di località "Maiata". Nulla a che fare con la gestione del centro anzi, la Società Cooperativa Vibo Nuoto, ha dimostrato, con diverse centinaia di iscritti ed i risultati ottenuti durante le gare, di essere all'altezza dei migliori centri sportivi sparsi per l'Italia.
L'immeritata appartenenza dei cittadini costieri alla terza serie viene di fatto attribuita perché i responsabili delle strutture preposte a facilitare la logistica e gli spostamenti degli iscritti non si sono accorti che, a distanza di anni dall'apertura, ancora manca un servizio di trasporto per i ragazzi, da e per le Marinate. Sono oltre cento le mamme ed i papà che ogni giorno fanno la spola da Vibo Marina, Pizzo, Briatico, etc. per accompagnare i figli ai corsi della scuola nuoto bambini che si tengono tutti i giorni dalle 15:30 alle 18:30. Per i genitori che lavorano anche di pomeriggio o hanno altri impegni familiari tutto ciò costituisce notevole disagio e talvolta la rinuncia all'iscrizione dei propri ragazzi all'attività sportiva.
Non vogliamo in questa sede polemizzare o entrare nel merito del lavoro degli amministratori pubblici, ma appare inverosimile e goffo che non si riesca ad ottenere un servizio di pubblico trasporto con fermata in prossimità della piscina. Nella peggiore delle ipotesi basterebbe l'ausilio di lavoratori socialmente utili per coprire la tratta con mezzi comunali o scuolabus.
Strano che, laddove esiste una struttura pubblica con funzioni civico-educative, non si riesca migliorarne le condizioni di fruibilità per il cittadino.
da Il Quotidiano della Calabria (9 dicembre 2006)
di SALVATORE BERTUCCI
"C" è la serie di appartenenza per i cittadini delle Marinate e fascia costiera che frequentano la piscina comunale di località "Maiata". Nulla a che fare con la gestione del centro anzi, la Società Cooperativa Vibo Nuoto, ha dimostrato, con diverse centinaia di iscritti ed i risultati ottenuti durante le gare, di essere all'altezza dei migliori centri sportivi sparsi per l'Italia.L'immeritata appartenenza dei cittadini costieri alla terza serie viene di fatto attribuita perché i responsabili delle strutture preposte a facilitare la logistica e gli spostamenti degli iscritti non si sono accorti che, a distanza di anni dall'apertura, ancora manca un servizio di trasporto per i ragazzi, da e per le Marinate. Sono oltre cento le mamme ed i papà che ogni giorno fanno la spola da Vibo Marina, Pizzo, Briatico, etc. per accompagnare i figli ai corsi della scuola nuoto bambini che si tengono tutti i giorni dalle 15:30 alle 18:30. Per i genitori che lavorano anche di pomeriggio o hanno altri impegni familiari tutto ciò costituisce notevole disagio e talvolta la rinuncia all'iscrizione dei propri ragazzi all'attività sportiva.
Non vogliamo in questa sede polemizzare o entrare nel merito del lavoro degli amministratori pubblici, ma appare inverosimile e goffo che non si riesca ad ottenere un servizio di pubblico trasporto con fermata in prossimità della piscina. Nella peggiore delle ipotesi basterebbe l'ausilio di lavoratori socialmente utili per coprire la tratta con mezzi comunali o scuolabus.
Strano che, laddove esiste una struttura pubblica con funzioni civico-educative, non si riesca migliorarne le condizioni di fruibilità per il cittadino.
da Il Quotidiano della Calabria (9 dicembre 2006)
06 dicembre 2006
"Dinasty 2". I provvedimenti del Tdl di Salerno
Settimia Castagna per ora non ricorre, la Pasquin resta in carcere, Funaro torna libero
Achille Sganga passa dalla custodia in carcere agli arresti domiciliari
NUOVA decisione da parte del Tribunale della libertà di Salerno che ieri ha deciso la revoca della misura cautelare della custodia in carcere per Achille Sganga disponendo nei suoi confronti gli arresti domiciliari. In questi giorni il Tdl di Salerno completerà il riesame delle posizioni degli indagati nell'operazione "Dinasty 2 - do ut des" che hanno presentato ricorso contro i provvedimenti cautelari disposti dal gip Emma Conforti.
Il giudice salernitano il 10 novembre scorso aveva disposto 4 provvedimenti di custodia in carcere per il magistrato Patrizia Serena Pasquin, per Settimia Castagna, per Achille Sganga e per Antonio Ventura. Al momento della maxi-operazione guidata dalla procura di Salerno in collaborazione con la Squadra Mobile di Vibo Valentia, il gip Conforti ha disposto anche altre 9 misure di arresti domiciliari nei confronti di Pierina Penna, Salvatore Valenzise, Fortunato Polito, Michele Accorinti, Antonino Castagna, Alberto Sganga, Giulio Sganga, Maria Francesca Tulino ed Ernesto Funaro. Mentre per l'avvocato Filippo Accorinti è stata disposta la sospensione dalla professione forense, e per Vincenzo Galizia e Guglielmo Grillo la sospensione dalla pubblica funzione. I provvedimenti in questione sono frutto dell'operazione che ha coinvolto complessivamente 45 persone accusate a vario titolo di corruzione in atti giudiziari, falso ideologico, abuso di ufficio e favoreggiamento. Dal 10 novembre ad oggi quasi tutti gli indagati colpiti da una misura cautelare hanno presentato ricorso al Tribunale della libertà chiedendo il riesame della propria posizione in cerca di una attenuazione del provvedimento adottato. Le due indagate-cardine dell'intera inchiesta, la Pasquin, difesa dagli avvocati Salvatore Staiano, Agostino De Caro e Bruno Ganino e la Castagna, difesa dall'avvocato Giuseppe Fonte, hanno scelto due strade diverse. La prima ha chiesto il riesame ma i giudici hanno confermato la custodia in carcere anche se contestualmente hanno derubricato alcune delle ipotesi accusatorie.
La Castagna, invece, ha deciso di attendere e valutare se ricorrere oppure meno nel prossimo futuro. Nei confronti di Achille Sganga, difeso dagli avvocati Francesco Saverio Dambrosio e Mario Bagnato, come abbiamo accennato in precedenza, ha visto parzialmente accolta la propria istanza vedendosi attribuiti gli arresti domiciliari. Stesso discorso per Antonio Ventura che dal carcere passa ai domiciliari. Fortunato Polito, marito della Castagna, difeso dall'avvocato Franco Muzzopappa, è l'unico ad essere ricorso direttamente in Cassazione per vizi di legittimità. Antonino Castagna, difeso da Enzo Gennaro, e Giulio Sganga, difeso dagli avvocati Antonio Crudo e Mario Bagnato, invece si sono visti confermare la misura, mentre Alberto Sganga, difeso dagli avvocati Diego Brancia e Massimo Krogh, ha ottenuto l'attenuazione della misura passando dai domiciliari all'obbligo di dimora. Ricorso completamente accolto con conseguente annullamento della misura cautelare per l'ex assessore regionale Ernesto Funaro, difeso dai legali Franco Sammarco e Gilberto Spadafora, per mancanza di gravi indizi di colpevolezza.
Per i restanti indagati il Tdl presieduto dal giudice Giancarla D'Avino decidera mercoledì. In generale, il castello accusatorio dei pm salernitani sembra tenere, pur con qualche aggiustamento di fondo relativo un pò a tutti gli indagati. Non va dimenticato, inoltre, che la procura ha presentato ricorso contro l'ordinanza del gip Emma Conforti chiedendo un inasprimento delle misure nei confronti di quasi tutti e 45 gli indagati. Le indagini, comunque, sono ancora in corso e non si escludono, anche in base alle dichiarazioni degli stessi indagati rilasciate nel corso degli interrogatori di garanzia, nuovi colpi di scena ed un possibile allargamento dell'inchiesta.
da Il Quotidiano della Calabria (5 dicembre 2006)
Achille Sganga passa dalla custodia in carcere agli arresti domiciliari
NUOVA decisione da parte del Tribunale della libertà di Salerno che ieri ha deciso la revoca della misura cautelare della custodia in carcere per Achille Sganga disponendo nei suoi confronti gli arresti domiciliari. In questi giorni il Tdl di Salerno completerà il riesame delle posizioni degli indagati nell'operazione "Dinasty 2 - do ut des" che hanno presentato ricorso contro i provvedimenti cautelari disposti dal gip Emma Conforti.
Il giudice salernitano il 10 novembre scorso aveva disposto 4 provvedimenti di custodia in carcere per il magistrato Patrizia Serena Pasquin, per Settimia Castagna, per Achille Sganga e per Antonio Ventura. Al momento della maxi-operazione guidata dalla procura di Salerno in collaborazione con la Squadra Mobile di Vibo Valentia, il gip Conforti ha disposto anche altre 9 misure di arresti domiciliari nei confronti di Pierina Penna, Salvatore Valenzise, Fortunato Polito, Michele Accorinti, Antonino Castagna, Alberto Sganga, Giulio Sganga, Maria Francesca Tulino ed Ernesto Funaro. Mentre per l'avvocato Filippo Accorinti è stata disposta la sospensione dalla professione forense, e per Vincenzo Galizia e Guglielmo Grillo la sospensione dalla pubblica funzione. I provvedimenti in questione sono frutto dell'operazione che ha coinvolto complessivamente 45 persone accusate a vario titolo di corruzione in atti giudiziari, falso ideologico, abuso di ufficio e favoreggiamento. Dal 10 novembre ad oggi quasi tutti gli indagati colpiti da una misura cautelare hanno presentato ricorso al Tribunale della libertà chiedendo il riesame della propria posizione in cerca di una attenuazione del provvedimento adottato. Le due indagate-cardine dell'intera inchiesta, la Pasquin, difesa dagli avvocati Salvatore Staiano, Agostino De Caro e Bruno Ganino e la Castagna, difesa dall'avvocato Giuseppe Fonte, hanno scelto due strade diverse. La prima ha chiesto il riesame ma i giudici hanno confermato la custodia in carcere anche se contestualmente hanno derubricato alcune delle ipotesi accusatorie.
La Castagna, invece, ha deciso di attendere e valutare se ricorrere oppure meno nel prossimo futuro. Nei confronti di Achille Sganga, difeso dagli avvocati Francesco Saverio Dambrosio e Mario Bagnato, come abbiamo accennato in precedenza, ha visto parzialmente accolta la propria istanza vedendosi attribuiti gli arresti domiciliari. Stesso discorso per Antonio Ventura che dal carcere passa ai domiciliari. Fortunato Polito, marito della Castagna, difeso dall'avvocato Franco Muzzopappa, è l'unico ad essere ricorso direttamente in Cassazione per vizi di legittimità. Antonino Castagna, difeso da Enzo Gennaro, e Giulio Sganga, difeso dagli avvocati Antonio Crudo e Mario Bagnato, invece si sono visti confermare la misura, mentre Alberto Sganga, difeso dagli avvocati Diego Brancia e Massimo Krogh, ha ottenuto l'attenuazione della misura passando dai domiciliari all'obbligo di dimora. Ricorso completamente accolto con conseguente annullamento della misura cautelare per l'ex assessore regionale Ernesto Funaro, difeso dai legali Franco Sammarco e Gilberto Spadafora, per mancanza di gravi indizi di colpevolezza.
Per i restanti indagati il Tdl presieduto dal giudice Giancarla D'Avino decidera mercoledì. In generale, il castello accusatorio dei pm salernitani sembra tenere, pur con qualche aggiustamento di fondo relativo un pò a tutti gli indagati. Non va dimenticato, inoltre, che la procura ha presentato ricorso contro l'ordinanza del gip Emma Conforti chiedendo un inasprimento delle misure nei confronti di quasi tutti e 45 gli indagati. Le indagini, comunque, sono ancora in corso e non si escludono, anche in base alle dichiarazioni degli stessi indagati rilasciate nel corso degli interrogatori di garanzia, nuovi colpi di scena ed un possibile allargamento dell'inchiesta.
da Il Quotidiano della Calabria (5 dicembre 2006)
"Sfrattati" gli alluvionati
Perentorio il sindaco: «Devono procedere all'autonoma sistemazione»
Il Comune non paga più l'albergo a diverse famiglie
di FRANCESCO MOBILIO
RIMESSE sulla strada. Costrette a cercarsi un altro alloggio e lasciare subito gli alberghi. Sì, perché la notifica di "sfratto" non ha perso tempo ed è arrivata come un autentico lampo. La burocrazia in questi casi non conosce intoppi. Rallentamenti. Strana Italia davvero. E dunque la notifica, con in calce la firma del sindaco Franco Sammarco, è stata consegnata direttamente nelle mani degli ignari destinatari. Ovvero le tante famiglie a tutt'oggi ospiti in albergo dopo che la violenta alluvione del 3 luglio scorso non ha lasciato loro niente. Nulla. Il fango caduto dalla collina ha infatti cancellato in appena tre ore di nubifragio i sacrifici di una intera vita. Tutto è andato distrutto. E tutto oggi attende di essere ricostruito. Ad iniziare dai sogni, frantumati in un battito d'ali, e dalle speranze, spezzate in un maledetto lunedì mattina di pioggia, fango e detriti.
Dopo l'alluvione dunque oggi questi sventurati devono fare i conti anche con la carta bollata. Quella proveniente dagli uffici di Palazzo Luigi Razza e che in poche righe, dal contenuto gelido, decide del futuro degli altri in base ad articoli, commi e paragrafi di legge. Sette righe in tutto dunque per informare le famiglie alluvionate che ci si è limitati ad applicare l'articolo 3 dell'ordinanza firmata dal Presidente del Consiglio dei Ministri il 7 luglio del 2006 e che in base a ciò è stato erogato «un contributo, calcolato secondo i dettami sanciti dal richiamato articolo, per l'autonoma sistemazione (trovarsi casa, ndr). Ciò posto - si legge nella breve notifica recapitata ad una delle tante famiglie alluvionate delle Marinate - è necessario che si proceda, per come imposto proprio dall'ordinanza richiamata, immediatamente alla sistemazione autonoma. Qualora non si intenda reperire l'alloggio alternativo - avverte in conclusione la notifica del Comune - il corrispettivo all'hotel sarà a totale carico della famiglia e non più dell'amministrazione comunale».
E sulla vicenda si registra una durissima presa di posizione del presidente del comitato civico "Pro Bivona" Giovanni Patania, il quale parla senza mezzi termini «di autentica vergogna. Quanto fatto in questi ultimi giorni dall'amministrazione del sindaco Sammarco - commenta Patania - è il segno di assoluta mancanza di sensibilità nei confronti di tutti coloro i quali sono stati colpiti dall'alluvione del 3 luglio. Gente disperata. Senza casa e senza lavoro. Cittadini indignati e che di tutto avevano bisogno oggi tranne che di una lettera di "sfratto" da parte del primo cittadino», puntualizza sempre il presidente del comitato, il quale sottolinea che «l'alluvione del 3 luglio continua a dimostrare la scarsa propensione della politica ad essere vicina alle necessità e ai bisogni della gente colpita da tale evento, poiché - si fa notare in proposito - si insiste a vessare i cittadini con decisioni discutibili e assolutamente poco chiare». Patania fa sapere poi che tali sue affermazioni trovano ragione proprio «nell'assurda decisione adottata dal sindaco della città Sammarco che ha comunicato alle famiglie che ancora oggi risiedono in albergo di lasciare tale sistemazione e trovare un altro alloggio». Tale scelta dunque, a giudizio sempre di Patania, può essere condivisa soltanto «per quelle famiglie che hanno la possibilità sin da subito di avere una sistemazione adeguata attraverso una casa in affitto. Mentre a tante altre famiglie, le cui case peraltro sono state recentemente dichiarate ancora una volta inagibili da parte dei tecnici comunali, la notifica non può essere intimata. Vuoi perché non è assolutamente facile trovare dall'oggi al domani una casa in affitto, vuoi perché tanti cittadini non sono ancora nelle condizioni economiche di affrontare un eventuale caparra da dare per i contratti di locazione».
Il presidente del comitato "Pro Bivona" si dice comunque certo che in merito a quanto appena detto, si «eccepirà sicuramente che l'ordinanza prevede il pagamento dell'affitto e di altre somme e che già il Comune si è attivato a liquidare tutto. Tuttavia vorrei porre al sindaco Sammarco alcune domande: dove sono queste case in affitto? E soprattutto chi garantisce le famiglie alluvionate per i primi interventi di spesa?», si chiede dunque Patania che infine sollecita il primo cittadino del capoluogo a rivedere la scelta e quindi a decidere di «prorogare per quelle famiglie non ancora in grado di lasciare gli alberghi, la loro permanenza negli stessi. Altrimenti - conclude con evidente amarezza il presidente del comitato civico delle Marinate - dopo aver perso quasi tutto e la classe politica istituzionale si è dimostrata assente verso il territorio e i suoi cittadini, c'è il serio rischio che oggi, con decisioni affrettate, si calpesti anche la dignità dei cittadini. Vorremmo capire bene infine come si è arrivati a quantificare la spesa dell'acqua minerale, occorsa nei giorni imminenti all'alluvione, in 75.000 euro». Per gli alluvionati insomma non c'è davvero pace. E dopo le multe salate, giunte per avere occupato i binari della stazione ferroviaria di Vibo-Pizzo per protestare contro l'indifferenza delle istituzioni locali, oggi arriva anche lo "sfratto" che intima di lasciare gli alberghi e trovare casa.
E soprattutto subito.
da Il Quotidiano della Calabria (5 dicembre 2006)
Il Comune non paga più l'albergo a diverse famiglie
di FRANCESCO MOBILIO
RIMESSE sulla strada. Costrette a cercarsi un altro alloggio e lasciare subito gli alberghi. Sì, perché la notifica di "sfratto" non ha perso tempo ed è arrivata come un autentico lampo. La burocrazia in questi casi non conosce intoppi. Rallentamenti. Strana Italia davvero. E dunque la notifica, con in calce la firma del sindaco Franco Sammarco, è stata consegnata direttamente nelle mani degli ignari destinatari. Ovvero le tante famiglie a tutt'oggi ospiti in albergo dopo che la violenta alluvione del 3 luglio scorso non ha lasciato loro niente. Nulla. Il fango caduto dalla collina ha infatti cancellato in appena tre ore di nubifragio i sacrifici di una intera vita. Tutto è andato distrutto. E tutto oggi attende di essere ricostruito. Ad iniziare dai sogni, frantumati in un battito d'ali, e dalle speranze, spezzate in un maledetto lunedì mattina di pioggia, fango e detriti.
Dopo l'alluvione dunque oggi questi sventurati devono fare i conti anche con la carta bollata. Quella proveniente dagli uffici di Palazzo Luigi Razza e che in poche righe, dal contenuto gelido, decide del futuro degli altri in base ad articoli, commi e paragrafi di legge. Sette righe in tutto dunque per informare le famiglie alluvionate che ci si è limitati ad applicare l'articolo 3 dell'ordinanza firmata dal Presidente del Consiglio dei Ministri il 7 luglio del 2006 e che in base a ciò è stato erogato «un contributo, calcolato secondo i dettami sanciti dal richiamato articolo, per l'autonoma sistemazione (trovarsi casa, ndr). Ciò posto - si legge nella breve notifica recapitata ad una delle tante famiglie alluvionate delle Marinate - è necessario che si proceda, per come imposto proprio dall'ordinanza richiamata, immediatamente alla sistemazione autonoma. Qualora non si intenda reperire l'alloggio alternativo - avverte in conclusione la notifica del Comune - il corrispettivo all'hotel sarà a totale carico della famiglia e non più dell'amministrazione comunale».
E sulla vicenda si registra una durissima presa di posizione del presidente del comitato civico "Pro Bivona" Giovanni Patania, il quale parla senza mezzi termini «di autentica vergogna. Quanto fatto in questi ultimi giorni dall'amministrazione del sindaco Sammarco - commenta Patania - è il segno di assoluta mancanza di sensibilità nei confronti di tutti coloro i quali sono stati colpiti dall'alluvione del 3 luglio. Gente disperata. Senza casa e senza lavoro. Cittadini indignati e che di tutto avevano bisogno oggi tranne che di una lettera di "sfratto" da parte del primo cittadino», puntualizza sempre il presidente del comitato, il quale sottolinea che «l'alluvione del 3 luglio continua a dimostrare la scarsa propensione della politica ad essere vicina alle necessità e ai bisogni della gente colpita da tale evento, poiché - si fa notare in proposito - si insiste a vessare i cittadini con decisioni discutibili e assolutamente poco chiare». Patania fa sapere poi che tali sue affermazioni trovano ragione proprio «nell'assurda decisione adottata dal sindaco della città Sammarco che ha comunicato alle famiglie che ancora oggi risiedono in albergo di lasciare tale sistemazione e trovare un altro alloggio». Tale scelta dunque, a giudizio sempre di Patania, può essere condivisa soltanto «per quelle famiglie che hanno la possibilità sin da subito di avere una sistemazione adeguata attraverso una casa in affitto. Mentre a tante altre famiglie, le cui case peraltro sono state recentemente dichiarate ancora una volta inagibili da parte dei tecnici comunali, la notifica non può essere intimata. Vuoi perché non è assolutamente facile trovare dall'oggi al domani una casa in affitto, vuoi perché tanti cittadini non sono ancora nelle condizioni economiche di affrontare un eventuale caparra da dare per i contratti di locazione».
Il presidente del comitato "Pro Bivona" si dice comunque certo che in merito a quanto appena detto, si «eccepirà sicuramente che l'ordinanza prevede il pagamento dell'affitto e di altre somme e che già il Comune si è attivato a liquidare tutto. Tuttavia vorrei porre al sindaco Sammarco alcune domande: dove sono queste case in affitto? E soprattutto chi garantisce le famiglie alluvionate per i primi interventi di spesa?», si chiede dunque Patania che infine sollecita il primo cittadino del capoluogo a rivedere la scelta e quindi a decidere di «prorogare per quelle famiglie non ancora in grado di lasciare gli alberghi, la loro permanenza negli stessi. Altrimenti - conclude con evidente amarezza il presidente del comitato civico delle Marinate - dopo aver perso quasi tutto e la classe politica istituzionale si è dimostrata assente verso il territorio e i suoi cittadini, c'è il serio rischio che oggi, con decisioni affrettate, si calpesti anche la dignità dei cittadini. Vorremmo capire bene infine come si è arrivati a quantificare la spesa dell'acqua minerale, occorsa nei giorni imminenti all'alluvione, in 75.000 euro». Per gli alluvionati insomma non c'è davvero pace. E dopo le multe salate, giunte per avere occupato i binari della stazione ferroviaria di Vibo-Pizzo per protestare contro l'indifferenza delle istituzioni locali, oggi arriva anche lo "sfratto" che intima di lasciare gli alberghi e trovare casa.
E soprattutto subito.
da Il Quotidiano della Calabria (5 dicembre 2006)
04 dicembre 2006
Briatico. Un artigiano per amico. Le Foto
Un utente di Rosso Fajettu ha documentato con alcune foto ed un commento la manifestazione Briaticese "Un artigiano per amico"
Tra le tante discordie della finanziaria, e il difficile momento con le numerose operazioni di polizia, Briatico si prepara ai festeggiamenti natalizi, con la mosta di artigianato "Un artigiano per Amico". Il senso di far rivivere la gente con usi e costumi dei nostri paesi, riproponendo con l'aiuto dell'associazione artigianofamily la cultura dell'artigianato. Ha partecipato tutta la popolazione briaticese e non solo, da grandi a piccini, la manifestazione è stata allietata da oramai famosi ed abituali Giganti e da degustazione di prodotti tipici. Artigiani della provincia hanno mostrato tutto il meglio di loro con manufatti e le particolarità di questi. Tra i tanti una violinista, e un fotografo pizzitano di tutto rispetto. Durante la manifestazione è stato proiettato un cortometraggio sul pane.
Anche se il periodo non è stato dei più prolifici restiamo con la speranza che questa sia una delle tante e non l'unica iniziativa realizzata.
di Barillari Luigi




La Galleria con le Immagini a dimensioni originali le trovate cliccando qui.
Se volete documentare, con foto e commenti, eventi e fatti nel briaticese e dintorni non esitate a contattare Rosso Fajettu su fajettu@email.it
Tra le tante discordie della finanziaria, e il difficile momento con le numerose operazioni di polizia, Briatico si prepara ai festeggiamenti natalizi, con la mosta di artigianato "Un artigiano per Amico". Il senso di far rivivere la gente con usi e costumi dei nostri paesi, riproponendo con l'aiuto dell'associazione artigianofamily la cultura dell'artigianato. Ha partecipato tutta la popolazione briaticese e non solo, da grandi a piccini, la manifestazione è stata allietata da oramai famosi ed abituali Giganti e da degustazione di prodotti tipici. Artigiani della provincia hanno mostrato tutto il meglio di loro con manufatti e le particolarità di questi. Tra i tanti una violinista, e un fotografo pizzitano di tutto rispetto. Durante la manifestazione è stato proiettato un cortometraggio sul pane.Anche se il periodo non è stato dei più prolifici restiamo con la speranza che questa sia una delle tante e non l'unica iniziativa realizzata.
di Barillari Luigi




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Se volete documentare, con foto e commenti, eventi e fatti nel briaticese e dintorni non esitate a contattare Rosso Fajettu su fajettu@email.it
02 dicembre 2006
FESTA ARTIGIANATO DEDICATA AI RAGAZZI
Briatico, 1 dic - Una festa dell'artigianatolocale, dedicata a bambini e ragazzi, a cominciare da quelli
diversamente abili, che attraverso un percorso suggestivo,
costellato di testimonianze storiche, fotografie e
dimostrazioni pratiche, potranno avvicinarsi alla realta' dei
mestieri tradizionali. E' quanto si appresta a vivere
Briatico (VV), che domenica, 3 dicembre, nella sede
dell'Anap, ospitera' la manifestazione ''Un artigiano per
amico'', iniziativa promossa dall'assessorato provinciale
alla Solidarieta', in collaborazione con l'associazione di
volontariato Artigianfamiglia.
''Con questa iniziativa puntiamo alla promozione tra i
piu' giovani delle tradizioni artigiane della nostra
provincia, finalita' arricchita e valorizzata dal pieno
coinvolgimento dei ragazzi diversamente abili - spiega
l'assessore provinciale alla Solidarieta' Lidio Vallone -.
L'attenzione della Provincia di Vibo Valentia verso i
problemi di chi e' affetto da handicap fisici o psichici e'
sempre stata molto alta, e questa nuova iniziativa conferma
l'impegno e la sensibilita' dell'Amministrazione Bruni sui
temi della disabilita' e dell'integrazione sociale''.
Molto ricco il programma della festa, che avra' inizio
alle ore 15,00. Fulcro della manifestazione sara' la
partecipazione di circa 20 artigiani, che illustreranno ai
ragazzi le tecniche di lavorazione e le peculiarita' delle
diverse attivita' artigianali, coinvolgendo direttamente i
piccoli ospiti in dimostrazioni pratiche. Inoltre, nei locali
dell'Anap saranno allestite due mostre fotografiche.
da ASCA (1 dicembre 2006)
diversamente abili, che attraverso un percorso suggestivo,
costellato di testimonianze storiche, fotografie e
dimostrazioni pratiche, potranno avvicinarsi alla realta' dei
mestieri tradizionali. E' quanto si appresta a vivere
Briatico (VV), che domenica, 3 dicembre, nella sede
dell'Anap, ospitera' la manifestazione ''Un artigiano per
amico'', iniziativa promossa dall'assessorato provinciale
alla Solidarieta', in collaborazione con l'associazione di
volontariato Artigianfamiglia.
''Con questa iniziativa puntiamo alla promozione tra i
piu' giovani delle tradizioni artigiane della nostra
provincia, finalita' arricchita e valorizzata dal pieno
coinvolgimento dei ragazzi diversamente abili - spiega
l'assessore provinciale alla Solidarieta' Lidio Vallone -.
L'attenzione della Provincia di Vibo Valentia verso i
problemi di chi e' affetto da handicap fisici o psichici e'
sempre stata molto alta, e questa nuova iniziativa conferma
l'impegno e la sensibilita' dell'Amministrazione Bruni sui
temi della disabilita' e dell'integrazione sociale''.
Molto ricco il programma della festa, che avra' inizio
alle ore 15,00. Fulcro della manifestazione sara' la
partecipazione di circa 20 artigiani, che illustreranno ai
ragazzi le tecniche di lavorazione e le peculiarita' delle
diverse attivita' artigianali, coinvolgendo direttamente i
piccoli ospiti in dimostrazioni pratiche. Inoltre, nei locali
dell'Anap saranno allestite due mostre fotografiche.
da ASCA (1 dicembre 2006)
01 dicembre 2006
Briatico. Legalità, approvato il protocollo d'intesa con la prefettura
E grazie al contributo regionale si avvierà la raccolta differenziata porta a porta
Proficua seduta di consiglio comunale
di V.R.
BRIATICO - E' abbastanza deciso, uno dei più giovani sindaci d'Italia, a portare avanti la sua attività amministrativa. Il sindaco della cittadina tirrenica, Andrea Niglia, ha convocato il consiglio comunale al fine di discutere e approvare importanti punti all'ordine del giorno. Con 12 presenze su 17, sono stati discussi la variazione di bilancio di previsione 2006 per il contributo regionale "Sviluppo raccolta differenziata", l'assestamento di bilancio di previsione 2006 e l'approvazione del protocollo d'intesa tra la prefettura di Vibo Valentia e i comuni della costa con Briatico capifila, per la sicurezza e la legalità.
Prima di passare agli argomenti prescritti, il primo cittadino ha dato la parola all'assessore alle politiche sociali Agostino Vallone il quale ha illustrato al Consiglio la manifestazione che è stata organizzata per il 3 dicembre e che ha per tema "Un artigiano per amico". Lo scopo della manifestazione è quello di far conoscere e far amare le radici artigiane della nostra terra alle nuove generazioni e agli amici diversamente abili. L'assessore ha quindi pregato i consiglieri di dare ampia diffusione al fine di ottenere un'ampia partecipazione.
Dopo l'approvazione dei verbali della seduta precedente, il dirigente dell'ufficio tecnico Mazza Pasquale Romano, ha parlato del contributo regionale ottenuto per lo sviluppo della raccolta differenziata. Con il 2007, si potrà attivare la raccolta differenziata porta a porta, grazie alla partecipazione del Comune al bando di concorso promosso dalla Regione Calabria, dipartimento politiche dell'ambiente, e che a tal proposito erogherà al Comune di Briatico la somma di 72.936 euro.
In effetti, il sistema regionale di gestione dei rifiuti, registra ancora gravi ritardi nell'attuazione della raccolta differenziata, per cui, allo stesso livello regionale, si è ritenuto necessario promuovere iniziative volte a favorire modelli di comportamento privilegianti la raccolta differenziata quale strumento per la riduzione della quantità di rifiuti da conferire in discarica, incrementando contestualmente il riuso e il recupero delle materie prime. Con l'approvazione del progetto, ha dichiarato il dirigente, non solo si avrà una migliore gestione dello smaltimento dei rifiuti, ma si potrà ottenere anche una minore spesa. Niglia ha, quindi, passato la parola al responsabile della Ragioneria, Gaetano La Rocca, il quale ha illustrato, punto per punto, le variazioni del bilancio di previsione per il 2006. Un appuntamento fisso, ha sottolineato il sindaco, che va immancabilmente rispettato dal Consiglio entro il 30 novembre. Chiarimenti in merito alle variazioni sono stati chiesti dal consigliere Borello e da Grasso. Il primo cittadino, dopo aver sottolineato che tutti i documenti possono essere visionati negli uffici preposti da chiunque ne faccia richiesta, ha voluto evidenziare che il prossimo bilancio sarà "un bilancio partecipato", al quale tutti i consiglieri saranno chiamati per redigerlo portando, ognuno, le proprie esperienze e le proprie richieste, secondo le esigenze di tutta la collettività.
Si è infine passato all'ultimo punto all'ordine del giorno, ovvero l'approvazione del protocollo d'intesa sulla legalità tra la prefettura di Vibo Valentia e i Comuni; con Briatico capofila, fanno parte Drapia, Filandari, Joppolo, Limbadi, Nicotera, Parghelia, Pizzo, Ricadi, Rombiolo, San Calogero, Spilinga, Tropea, Zaccanopoli, Zambrone e Zungri.
Niglia ha spiegato che si è giunti a questa decisione per via del decreto del Ministero dell'Interno che attribuisce al prefetto Luigi De Sena, la supervisione dell'attuazione del programma straordinario di intervento in Calabria. Ciò dopo il verificarsi dei tanti atti intimidatori avvenuti in Provincia, a danno di amministratori, commercianti e imprenditori. Una situazione fortemente difficile che impone delle prese di posizione da parte degli uomini di buona volontà. Il programma suddetto, dunque, prevede la stipula di appositi protocolli d'intesa intercomunali per la costituzione di «Comitati d'indirizzo, mirati a stimolare la costituzione di una rete di legalità con il coinvolgimento degli Enti locali, delle organizzazioni sociali ed economiche e del volontariato per favorire l'azione di risanamento e coordinare precorsi di legalità, nel pieno rispetto delle norme vigenti e delle direttive in materia di direzione unitaria delle forze di polizia, ottimizzando l'interscambio informativo ed il coordinamento fra tutti gli organi preposti alla tutela della sicurezza sociale del territorio».
E' stato quindi nominato il Comitato del quale faranno parte lo stesso sindaco, l'assessore alle politiche sociali Vallone, il comandante della polizia municipale ed un rappresentante della minoranza, individuato nel consigliere Biagio.
da Il Quotidiano della Calabria (29 novembre 2006)
Proficua seduta di consiglio comunale
di V.R.
BRIATICO - E' abbastanza deciso, uno dei più giovani sindaci d'Italia, a portare avanti la sua attività amministrativa. Il sindaco della cittadina tirrenica, Andrea Niglia, ha convocato il consiglio comunale al fine di discutere e approvare importanti punti all'ordine del giorno. Con 12 presenze su 17, sono stati discussi la variazione di bilancio di previsione 2006 per il contributo regionale "Sviluppo raccolta differenziata", l'assestamento di bilancio di previsione 2006 e l'approvazione del protocollo d'intesa tra la prefettura di Vibo Valentia e i comuni della costa con Briatico capifila, per la sicurezza e la legalità.
Prima di passare agli argomenti prescritti, il primo cittadino ha dato la parola all'assessore alle politiche sociali Agostino Vallone il quale ha illustrato al Consiglio la manifestazione che è stata organizzata per il 3 dicembre e che ha per tema "Un artigiano per amico". Lo scopo della manifestazione è quello di far conoscere e far amare le radici artigiane della nostra terra alle nuove generazioni e agli amici diversamente abili. L'assessore ha quindi pregato i consiglieri di dare ampia diffusione al fine di ottenere un'ampia partecipazione.
Dopo l'approvazione dei verbali della seduta precedente, il dirigente dell'ufficio tecnico Mazza Pasquale Romano, ha parlato del contributo regionale ottenuto per lo sviluppo della raccolta differenziata. Con il 2007, si potrà attivare la raccolta differenziata porta a porta, grazie alla partecipazione del Comune al bando di concorso promosso dalla Regione Calabria, dipartimento politiche dell'ambiente, e che a tal proposito erogherà al Comune di Briatico la somma di 72.936 euro.
In effetti, il sistema regionale di gestione dei rifiuti, registra ancora gravi ritardi nell'attuazione della raccolta differenziata, per cui, allo stesso livello regionale, si è ritenuto necessario promuovere iniziative volte a favorire modelli di comportamento privilegianti la raccolta differenziata quale strumento per la riduzione della quantità di rifiuti da conferire in discarica, incrementando contestualmente il riuso e il recupero delle materie prime. Con l'approvazione del progetto, ha dichiarato il dirigente, non solo si avrà una migliore gestione dello smaltimento dei rifiuti, ma si potrà ottenere anche una minore spesa. Niglia ha, quindi, passato la parola al responsabile della Ragioneria, Gaetano La Rocca, il quale ha illustrato, punto per punto, le variazioni del bilancio di previsione per il 2006. Un appuntamento fisso, ha sottolineato il sindaco, che va immancabilmente rispettato dal Consiglio entro il 30 novembre. Chiarimenti in merito alle variazioni sono stati chiesti dal consigliere Borello e da Grasso. Il primo cittadino, dopo aver sottolineato che tutti i documenti possono essere visionati negli uffici preposti da chiunque ne faccia richiesta, ha voluto evidenziare che il prossimo bilancio sarà "un bilancio partecipato", al quale tutti i consiglieri saranno chiamati per redigerlo portando, ognuno, le proprie esperienze e le proprie richieste, secondo le esigenze di tutta la collettività.
Si è infine passato all'ultimo punto all'ordine del giorno, ovvero l'approvazione del protocollo d'intesa sulla legalità tra la prefettura di Vibo Valentia e i Comuni; con Briatico capofila, fanno parte Drapia, Filandari, Joppolo, Limbadi, Nicotera, Parghelia, Pizzo, Ricadi, Rombiolo, San Calogero, Spilinga, Tropea, Zaccanopoli, Zambrone e Zungri.
Niglia ha spiegato che si è giunti a questa decisione per via del decreto del Ministero dell'Interno che attribuisce al prefetto Luigi De Sena, la supervisione dell'attuazione del programma straordinario di intervento in Calabria. Ciò dopo il verificarsi dei tanti atti intimidatori avvenuti in Provincia, a danno di amministratori, commercianti e imprenditori. Una situazione fortemente difficile che impone delle prese di posizione da parte degli uomini di buona volontà. Il programma suddetto, dunque, prevede la stipula di appositi protocolli d'intesa intercomunali per la costituzione di «Comitati d'indirizzo, mirati a stimolare la costituzione di una rete di legalità con il coinvolgimento degli Enti locali, delle organizzazioni sociali ed economiche e del volontariato per favorire l'azione di risanamento e coordinare precorsi di legalità, nel pieno rispetto delle norme vigenti e delle direttive in materia di direzione unitaria delle forze di polizia, ottimizzando l'interscambio informativo ed il coordinamento fra tutti gli organi preposti alla tutela della sicurezza sociale del territorio».
E' stato quindi nominato il Comitato del quale faranno parte lo stesso sindaco, l'assessore alle politiche sociali Vallone, il comandante della polizia municipale ed un rappresentante della minoranza, individuato nel consigliere Biagio.
da Il Quotidiano della Calabria (29 novembre 2006)
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